Thursday, October 30, 2014

City of spiders - Kamakura on a weekday

Another visit, another itinerary. Yes, because one is not done with Kamakura in just one trip, being it hiking, bus-hopping, walking or cycling (like my previous ones here and here). And, unintentionally, my trip to the city of samurai this time had a Halloween flavor: spiders and webs. Real ones, I mean.

My favorite temple in Kamakura is Hasedera (長谷寺). Well, maybe not the only one, but, see, there are hundreds of temples in Kamakura, so making up one's mind is very very difficult…
The temple is dear to the Kannon (goddess of mercy, not goddess of cameras) worshippers, as it displays a huge standing statue (wood coated in gold) of this divinity inside the main shrine. Despite this, the temple is one of the 33 that make the pilgrimage route dedicated to Benzaiten, goddess of music and fine arts. But all of that is not why I like Hasedera. What I like is the care of each and every detail: every plant, every bamboo trunk, each stone is placed right where it should best be, each drop of water from the bamboo pipes falls according to a grand design aimed at enhancing the beauty and perfection of nature. In order to reach the main shrine one has to climb a few series of stairs and, while doing so, admire the enlarging view of the bay. And it's got a zen stone garden and a cave, too. What do I need more?

From there, the bronze statue of Buddha (Daibutsu, 大仏) is a few steps away. Another must see (and the thing is majestic when seen with one's own eyes), the great Buddha is the second biggest statue of its kind after the one in Nara. It was cast in 1252 and it has stood where it is ever since. Impressive. I particularly like the meditative and peaceful look on the face, the calm and tranquil posture.

Featured even in the lonely planet guide, right behind the Daibutsu sacred grounds starts an easy and popular hiking trail, although quite unfriendly after a rainy day, that's roughly connecting via a mountain path the two stations of Kamakura and Kita-Kamakura (North Kamakura, 北鎌倉). That's where the adventure starts and comfort ends. Walking through the woods and hearing hawks and other birds felt just great, but doing so on muddy trails didn't. The fact that I started spotting spiders hanging on huge webs at every meter made things more awkward…some of them were as big as my palm, and they hung right above my head. Had I been taller, I would've easily stubbled onto the elaborate work those little creatures took hours to weave. My hiking partner was extremely delighted to make fun of me trying to stay away, given that they were totally harmless. Thing is, I am extremely fascinated by spiders, but I don't want to give them the chance to jump on my nose when they are bigger than my nose. Anyway, they seem to have taken over the whole forest and the town, or if not yet they soon will.

To go back to the hiking, at some point in the trail there's a temple, invisible to sight and reachable only through a tunnel in the stone walls, where people wash their money in spring water in the hope to see it multiply. I did wash some coins, too, but I am not a believer. From this temple, one can continue towards Kita-Kamakura or cut back to return to Kamakura.

Deciding to go for the second option, from the money washing shrine we embark on a more adventurous hiking route, spotting more and more spiders on webs spread within trees and between trees, following our own intuition when we couldn't find the one and only trail, being extra careful not to lose our balance. All in all, being in the forest and connect with nature was lovely. And, we made it to Tsurugaoka Hachimangu (鶴岡八幡宮), eventually, without trouble. Hachimangu temple was meant to be sumptuous, majestic, impressive. Reachable form the beach by a long promenade lined with cherry trees that ends at an arched bridge (with the intention of inspire the pilgrim with a gradually revealing view), on a clear day he main shrine can be seen from the beach and the beach can be seen from the main shrine, which is uphill. It couldn't have been less spectacular for a once Japan capital…

Right at the end of the day, the clouds finally gave space to a beautiful sun and we went to watch the sunset by the beach. 

Perfect end to a perfect day.

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Un'altra visita, un altro percorso. E si, perché non s finisce con Kamakura in un solo viaggio, che sia a piedi, tra le montagne, in bici o in autobus (come ad esempio i miei precedenti qui e qui). Per nulla coincidenza, stavolta il giro nella città dei samurai ha un certo non so che di halloween: ragnatele e ragni ovunque. Veri, dico.

Il mio tempio preferito a Kamakura e' Hasedera (長谷寺). OK, forse non l'unico, ma vedete ci sono centinaia di templi a Kamakura e decidersi e' difficile…
Il tempo e' caro ai fedeli della dea Kannon (dea della misericordia, non dei cannoni eh?), infatti al suo interno c'e' una statua enorme della divinità in legno e ricoperta d'oro. Nonostante ciò, pero', il tempio e' uno dei 33 che fanno parte del pellegrinaggio dedicato alla dea Benzaiten, dea della musica e delle arti. Ma questo non e' tutto quello che mi piace di Hasedera. Quello che mi piace e' la cura per ogni dettaglio: ogni pianta, ramo di bambù, pietra, ogni cosa sta esattamente dove dovrebbe stare, ogni goccia d'acqua della fontana cade in obbedienza a un disegno universale che mira a aumentare la bellezza e la perfezione della natura. Per raggiungere il padiglione principale bisogna salire alcune rampe di scale, e facendo ciò ci si può fermare e osservare il panorama della baia che piano piano va allargandosi. Poi, tra le altre cose, c'e' pure una grotta e un giardino zen di pietra. Insomma, che voglio di più?  

Da qui la statua in bronzo di Buddha (Daibutsu, 大仏) e' a pochi passi. Un altro stop obbligatorio (e vista con i propri occhi e' proprio imponente), questa statua e' la seconda più grande dopo quella del buddha di Nara. E' stata colata nel 1252 e da allora siede dove sta ancora adesso. Mi piace proprio l'espressione pacifica e in stato di meditazione e la postura calma e rilassata.

Proprio dietro all'area dove sorge la statua del buddha, e anche accennato nella guida lonely planet, incomincia un sentiero di montagna abbastanza facile e famoso, seppur non consigliato nei giorni di pioggia, che collega le due cittadine più importanti Kamakura e Kita-Kamakura (North Kamakura, 北鎌倉). Con questo sentiero l'avventura inizia e le comodità finiscono. Il fatto di stare immersi nella natura e sentire le aquile era magnifico, ma i sentieri fangosi non tanto. E il fatto che vedevo ragni ovunque ha reso il tutto più difficile, soprattutto quando alcuni erano grossi quanto il palmo della mia mano e penzolavano sopra la mia testa. Se fossi stata più alta avrei urtato quelle ragnatele che chissà quanto lavoro hanno richiesto. E il mio compagno di passeggiata devo dire che si divertiva non poco a prendermi in giro per questo, soprattutto perché tutti quei ragni sono totalmente innocui. Che poi i ragni mi affascinano, ma solo che non mi va di dargli l'opportunità di saltarmi sul naso, soprattutto quando sono più grossi del mio naso. Comunque, mi e' parso che l'intera foresta e anche la città fossero completamente invase da ragni, e se non e' così ancora, presto lo sarà.

Tornando al sentiero di montagna, a un certo punto del percorso si raggiunge un tempio che e' invisibile al passante e raggiungibile solo attraverso una galleria scavata nella roccia, e in questo tempio la gente si reca per lavare i soldi nella speranza di vederli moltiplicati. Anche io ho lavato qualche spicciolo, seppure non credo al miracolo. Da questo tempio, si può decidere se continuare verso Kita-Kamakura o avvicinarsi di nuovo a Kamakura.

Decidiamo di tornare verso il centro e ci imbarchiamo in un viaggio ancora più avventuroso di prima, con altri ragni in giro, sugli alberi, tra gli alberi, ci abbandoniamo all'intuito nel seguire sentieri ormai pressoché invisibili, e proseguiamo cauti per non perdere l'equilibrio. Alla fine, il fatto di trovarsi in mezzo agli alberi, soli con la natura e' stato rigenerante e abbiamo comunque raggiunto senza problema alcuno il tempio Tsurugaoka Hachimangu (鶴岡八幡宮). Suddetto tempio e' stato concepito per essere sontuoso e imponente. Raggiungibile dalla spiaggia grazie a un viale di alberi di ciliegio che finisce su un ponte ad arco (con l'idea di incantare il pellegrino con una graduale vista del tempio), in un giorno limpido il padiglione principale si riesce a vedere dalla spiaggia e la spiaggia si riesce a vedere dal tempio. Non poteva che essere così per una città che era una volta la capitale del Giappone…


Alla fine della giornata fa finalmente capolino il sole così che concludiamo con un tramonto sulla spiaggia. 

Un finale perfetto a una giornata perfetta.














Monday, October 27, 2014

Cucina Marina - Family edition

What happens when two half Italian half Japanese kids meet? They have a lot of fun.

One of my Cucina Marina appointments was a "Family" edition, where I invited two families with similar histories. Both the husbands are Italian and the wives are Japanese and all of them live a happy life. Both couples have one child, a boy and a girl, and they didn't know each other.

After the first minutes of suspicious looks, attempts in breaking the ice, cries and screams, the two kids were happily jumping around together and laughing, they were mixing up their own parents in the excitement of the play, they involved everyone present. 

Now, everyone who knows me and who has been at mine also knows that my apartment is everything but kids proof...or at least this is what i thought. Indeed, I registered more (reparable) destruction from adults than children. Those two little guests, especially, were fantastic, and the major thing was only a smear of chocolate on the white sofa cover, which is, anyway, washable...

Also, with two little kids at lunch, what shall I cook? I opted for potato croquettes, a simple green salad, pasta with zucchini sauce, a nice spinach and cheese pie, some grilled chicken legs...well, it all went well apart from one detail. One that might affect the future of my cooking appointments: I think I am not as good in cooking pasta! Pasta! This is a tragedy.

After years and years of "fusion", I believe I lost my touch in getting the pasta right. Is it me? Or is it the limited means I have in a Japanese kitchen? Is it the amount of people I have to cook for? Whatever the reason, it doesn't look good on my CV.

Thankfully enough, we had cakes brought by my guests, a superb brownie that disappeared quickly, and a delicious amaretto cheesecake. Generous amounts of wine and home made limoncello helped to digest everything, whether good or bad tasting.

I reckon I will have to increase the frequency of my Cucina Marina gatherings....testers wanted!

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Che succede quando due bambini mezzo italiani mezzo giapponesi si incontrano? Si divertono.

Uno dei miei appuntamenti con Cucina Marina ha avuto il tema "Famiglia", visto che ho invitato due famiglie di amici, entrambe con storie simili. Tutti e due i mariti sono italiani e le mogli giapponesi, e vivono vite felici. Entrambe le coppie hanno un bambino, un maschietto e una femminuccia, e non si conoscevano prima.

Dopo i primi minuti di sguardi sospettosi, tentativi a rompere il ghiaccio, pianti e urla, i due piccoli erano li che saltavano e si divertivano come matti, addirittura si sono confusi riguardo a chi fosse genitore di chi, e hanno coinvolto tutti nei loro giochi.

Ora chi mi conosce e chi e' già stato a casa mia sa anche fin troppo bene che il mio appartamento non e' fatto per avere bambini in giro….per lo meno questo era quello che pensavo, invece devo dire che ho registrato più danni da adulti che da bambini. Invece i miei piccoli ospiti sono stati fantastici e l'unico inconveniente maggiore e' stato un po' di cioccolato sulla fodera del divano, che e' comunque lavabile…

Poi, con due bambini a pranzo, che cosa dovrei cucinare? Ho deciso per crocchette di patate, insalata verde, pasta con zucchine, torta salata spinaci e formaggio, cosciente di pollo grigliate…insomma, alla fin fine mi sa che e' andata bene. A parte per un piccolo dettaglio, uno che potrebbe influire negativamente sui futuri appuntamenti culinari…penso che ho perso lo smalto nel cucinare la pasta. Dico, la pasta! E' una tragedia.

Dopo anni di "fusione" di piatti, penso proprio che ho perso l'abitudine. Che poi, sarà colpa mia? O del fatto che ho spazio e mezzi limitati qui in Giappone? O del numero troppo grosso dei miei invitati? Qualunque sia la ragione, non va bene per il mio curriculum. 

Grazie al cielo, i miei ospiti hanno portato i dolci, una torta brownie che e' praticamente scomparsa prima ancora di toccare il tavolo e una cheesecake agli amaretti. L'abbondante consumo di vino e limoncello fatto in casa hanno aiutato a digerire il tutto, che sia venuto bene o no.


Mi sa che mi tocca aumentare la frequenza degli appuntamenti con Cucina Marina….si cercano assaggiatori!





Sunday, October 26, 2014

Tama center Halloween

Last weekend of October is, as per schedule, the weekend of Halloween madness here in Tokyo. It is the weekend in the entire year when I DO NOT want to go out, especially at night. Not only because of the doubled density of people per square meter, but also because of the way the Japanese tend to overdo and mis-interpret all traditions that do not belong to them. I don't understand the concept of Halloween, here. As simple as that.

Anyway, when children are added to the equation I can make an exception, because I love kids. During the day (still, I am very firm on the resolution not to go out at night, kids or no kids) on Saturday I joined a couple of friends and their daughter to spend some time in Tama Center shopping complex and events space. For those who are not familiar with the name, I just add that it is home of HelloKitty and the dedicated theme amusement park. I DID NOT go to see the kitty. No. Instead, we were interested in a themed outdoor event, where all children and their parents were wearing halloween costumes, and a bunch of dance performances and other stuff were going on the entire afternoon. People did make an effort, by dressing their children impeccably, themselves too, sometimes, and dogs as well. Well…

The highlight (literally) of the day came after the sun went down, as dozens of carved pumpkins were lit, for the joy and awe of all kids. Now this is, although common for us, somehow unusual here: Japanese pumpkins are the small dark green variety, while the big orange ones we are used to back home are never ever in sight, unless it's Halloween when they seem to pop up all over the place. So, I was definitely taken by surprise at seeing the big display of carved ones in a real wester style fashion.

After staring at the carved pumpkins for some time, we head to my friends' home where we indulge in some red wine. My day, that was originally supposed to be spent on yoga training, didn't end there. I later passed by the most scariest place of all when it comes to Halloween weekend: Shibuya. This area, which is normally over-populated with locals and tourists, was uber-over-populated with all sorts of beasts, zombies, super heroes, witches. Yeah, I had forgotten how much I dislike Tokyo at Halloween. And it wasn't even late at night! 
A walk through dodgy hills, a non alcoholic drink and one hour later, I am more than ready to go home, relieved to have survived the crowd.

And yeah, the day after, Sunday, it was Halloween parade day. Which I didn't watch because I did last year, and definitely there is not reason why I should repeat the experience. Once is enough.

Now, bring on the Christmas decoration, Tokyo!

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L'ultimo fine settimana di ottobre, come da tradizione, qui a Tokyo e' il fine settimana dedicato alla follia di Hallowen. Questo e' per certo l'unico fine settimana dell'anno in cui decisamente non voglio uscire la sera. E non solo per via della densità della popolazione che raddoppia, ma anche per il modo in cui i giapponesi tendono a interpretare una tradizione non loro e la stravolgono. Qui, non riesco a concepire l'idea di Halloween, ecco.

In ogni caso, se ci sono bimbi in mezzo, allora le cose cambiano di parecchio, visto che amo i bambini. Durante la giornata di sabato (non si transige sulla regola del non uscire la sera, con o senza bambini) ho incontrato una coppia di amici con la loro bambina per andare al centro commerciale e spazio eventi noto come Tama Center. Ora, non che sia molto familiare, ma molti lo conoscono perché e' casa del parco a tema HelloKitty. No, non sono andata li, ci mancherebbe anche questo…

Quello che ci interessava era invece un evento a tema, dove tutti i bambini erano vestiti in maschera, e c'erano tante altre cose da fare per trascorrere un pomeriggio all'aperto. Devo dire che sia i bambini, sia alcuni dei genitori, erano mascherati di tutto punto; persino i cani lo erano….che dire!

Il fatto più importante era la grossa esibizione di zucche illuminate al calar della sera. Questo fatto, che potrebbe sembrare ovvio a noi, e' invece abbastanza particolare da queste parti: infatti le zucche giapponesi sono quelle piccole e verdi, mentre invece quelle grosse e arancioni che noi conosciamo bene si trovano solo durante questo periodo dell'anno, come per magia. Al che, la vista di tutte queste zucche enormi, intagliate e illuminate, e' stata abbastanza sorprendente.

Dopo di che, si ritorna a casa dei miei amici, dove ci facciamo un bicchierozzo di rosso, e poi mi avvio verso il mio appuntamento successivo. Infatti, nonostante avessi precedentemente pianificato la mia giornata a casa a fare esercizi di yoga, mi e' finita a fare un salto nel quartiere più spaventoso di tutti quando si tratta di Halloween: Shibuya. Questa zona, che solitamente e' sovrappopolata di locali e turisti, era piucchessovrappopolata da ogni sorta di bestie, streghe, supereroi, zombie. Eh, si, mi ero proprio dimenticata di quanto Tokyo non mi piaccia in questa occasione. E non era neanche tardi la sera! Una passeggiata tra dubbie strade, una bevanda non alcolica e un'oretta dopo sono finalmente pronta e sollevata di andare a casa.

Oh, e si, il giorno dopo, domenica, e' il giorno della sfilata di halloween. A questa non sono proprio andata, anche perché l'ho vista lo scorso anno e non vedo perché debba ripetere l'esperienza…una volta e' abbastanza.


E ora, Tokyo, vai con le decorazioni di Natale! 













Monday, October 20, 2014

This is for my cousin Nick - The joyful traveler

Take flying, for example. Have you ever thought about how fascinating airplanes are?

I mean, they get you up in the air, take you miles and miles away while you read, or sleep, or watch movies, or play games or chat. Huge and heavy monsters, with engines so powerful to beat gravity, they fly 12000 feet above the ground, through the cold air (so cold that if you put a hand out the window it would freeze completely in 10 minutes) carrying people and dreams and hopes…they, in short, are what brings us the closest to God.

Waking up while flying over Hong Kong has its own charm. Lush vegetation coats the little islands scattered in the ocean, mountains surround the unreal line up of tall buildings and skyscrapers. The sun sifts through the thick tropical morning air, becoming stronger in dissolving the mist particles by the hour. 

Watching the whole of Japan pass under the aircraft, its snowy mountains, Fuji, the coastline, making sense of all the distances, it all opens new horizons. 

Crossing the line of day, going from bright to dark or vice-versa, that's so cool. 

Have you ever seen the Arctic Sea? At night it shines, like the rest of the land covered in a thick layer of snow. Siberia is just an endless expanse of emptiness dotted here and there with solitary lights. 

Landing and taking off at night, recognizing the Tokyo tower right there, on the left side, feels pretty much like home. 

And yet there is more to see on any new travel. Isn't it all magic…

It has become more and more common to have inflight live streaming videos…of the outside. And the way we perceive flying has changed. Think about it. Once we had to hope to have a window seat and we would keep out camera out so that we could capture the world outside. That was already something amazing, terrific. Now even on a three hours flight we can experience the thrills of being in the cockpit.

Being fed the live video showing the maneuvering throughout take off, and, then, landing procedures is exciting and frightening at the same time. I can see the tarmac, as if I am driving a car, all the lines and signs that mean nothing to me, I see the runaway distancing more and more, and my field of view enlarging more and more, until every detail is lost into the picture of the ocean below…

When flying from Hong Kong to Tokyo, I even learned something new. Did you know that the airplane front wheels are out 20 minutes before landing, already? I thought they were down only when the airplane is about to touch down on its rear wheels…A flight that was revealing. I mean, I could see the ground below getting closer and closer and closer and OMG we are going to hit hard and why oh why the pilot is not going back up again this is so damn scary oh here we go here we go OH WOW the smoke of the rubber slithering damn I can't see a thing…

The cameras keep recording, after yet another successful and smooth landing, I could see all the turns, the cars and trucks of all airport workers passing in front of us, I could see the man in a yellow hat and yellow striped jacket waving his arms and telling the pilot when to stop. 

That. Was. Awesome.

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Considerate volare, per esempio. Avete mai fatto caso a quanto siano affascinanti gli aerei?

Dico, ci portano su in alto, ci portano chilometri e chilometri lontano mentre dormiamo, o chiacchieriamo, o guardiamo un film. Mostri enormi e pesanti, con motori così potenti da sconfiggere la forza di gravita, volano fino a 12000 piedi d'altezza, attraversano l'aria fredda, ma così fredda che se mettessimo la mano fuori dal finestrino sarebbe completamente surgelata in 10 minuti, e trasportano persone, sogni, speranze….praticamente sono la cosa più vicina alla divinità che abbiamo.

Svegliarsi mentre si sorvola Hong Kong ha il suo fascino. Vegetazione lussureggiante copre le isolette che puntellano l'oceano, montagne circondano la fila surreale di palazzi e grattacieli. Il sole filtra attraverso l'aria spessa mattutina e poi pian piano dissolve l'umidita tropicale.

Guardare il Giappone che scorre sotto l'aereo, le montagne innevate, il monte Fuji, la costa, il rendersi conto delle distanze, tutto apre nuovi orizzonti.

Attraversare la linea del giorno, da buio a luce o vice versa, questa cosa e' pazzesca. 

Avete mai visto il mare artico? Di notte brilla, come il resto del continente coperto da uno spesso strato di neve. La Siberia e'  un vuoto infinito puntellato da luci solitarie.

Atterrare e partire di sera, riconoscere il profilo familiare della torre di Tokyo, li sulla sinistra, fa sentire come a casa.

E con ogni viaggio c'e' altro e altro ancora. Non e' magico tutto ciò?

Ultimamente e' anche abbastanza comune guardare il video di quello che succede fuori dalla cabina, cambiando il modo in cui percepiamo l'esperienza di volare. Pensateci. Prima si doveva sperare di avere un posto finestrino, ci si armava di macchina fotografica e si pazientava per ottenere belle foto. E quello era già abbastanza spettacolare. Ora, persino con un volo di tre ore si può vedere cosa si vede dalla cabina di pilotaggio.

Il fatto di osservare tutte le fasi di decollo e atterraggio terrorizza e affascina allo stesso tempo. E' come se stessi guidando la macchina, posso vedere la pista, tutte quelle linee e quei simboli che non capisco, e l'allontanarsi pian piano mentre il campo visivo si allarga fino ad includere il tutto nella vastità dell'oceano di sotto…

Ho addirittura scoperto qualcosa che non sospettavo nel volo tra Hong Kong e Tokyo. Lo sapevate che le ruote davanti dell'aereo sono già fuori almeno 20 minuti prima di atterrare? Io pensavo che il portello venisse aperto appena prima di toccare terra…un volo rivelatore. E poi dico, potevo vedere la pista che si faceva sempre più vicina e ODDIO ma perché il pilota non risale su ci stiamo per schiantare al suolo oh questo atterraggio fa paura eccoci eccoci ci siamo quasi OH WOW guarda il fumo non appena le ruote toccano terra non vedo nulla….

Il video continua ad andare avanti dopo un perfetto atterraggio così che vedo tutte le manovre, i vari mezzi aeroportuali che passano di fronte all'aereo, l'omino in giallo che fa segno al pilota di fermarsi.

E' stato un bell'atterraggio, non c'e' dubbio.








Sunday, October 12, 2014

Workshop in Okinawa - HTSA2014

Some time ago I applied for a workshop in next generation sequencing data analysis taking place in Okinawa, of all places...
It turned out I was selected, together with other lucky applicants from Europe, Japan, south east Asia and Australia, and so I spent a week in a beautiful place, learning everything I didn't yet know on high throughput data analysis (that's just A LOT of data).

The course is held at the Okinawa Institute of Science and Technology (OIST), located a mere 20 min walk from a nice beach, in Onna region in the center of Okinawa main island. 

The institute sits on a hill, and views from its labs are simply breathtaking: emerald waters, waves crashing coral reefs, deep blue ocean in the far distance, lush vegetation. The main campus has a quite interesting architecture that mixes and blends Japanese style old stone brick castle walls with super modern structures, water fountains, ponds, airy walkways, all harmonized together via the use of natural and local materials. The entrance to the central building looks and feels like walking in a subway, then an elevator takes you up a few levels above the ground and that's when you realize you were in the heart of the hill. Sort of like some James Bond movies where the villain owns a villa with underground secret quarters. The annex lab buildings (a few more under construction) are connected to the main one via suspended bridges so that the whole institute looks like a terrestrial version of the Star Trek's Enterprise. Altogether, the institute is modern and international. Researchers out there seeking escape to a remote paradise, OIST is the place for you.

For one week we were tortured with hours and hours of R packages, functions, installations, and I could see in the face of those coming directly from the lab workbench the pain and suffering in understanding concepts that, for them, are definitely hard to grasp.

Other than the course, we tried to squeeze some play time in. My plan was, no need to say, hit the beach as soon as possible and as much as possible. Too bad that the week got framed at both ends by not one but two powerful typhoons, which caused a bit of a stir and changed the rules. Especially the second one, Vongfong (yellow bee, Chung translates), was regarded as the most powerful of this year, category: 'violent' (which to me translates into: one level below 'apocalypse'…). It was later downgraded to 'very strong', but remains scary due to its massive size (check the NASA images if you think I am exaggerating). Because of that the whole week's weather and our arrival/departure flight schedules were deeply affected. So deeply, in fact, that many of us couldn't complete the course due to an earlier return than planned (you can well call it evacuation). Those who, for one reason or another, couldn't leave before the airport closed, had the opportunity to experience something out of the ordinary. But no panic, just stay indoor is enough to keep safe. Vongfong is supposed to reach Tokyo area in a couple of days, and we are already prepared for it. A bit of extra support is welcomed, so wish us luck.

Concluding facts:

1- Air conditioning is a threat to a Sicilian. Being 10 hours per day in a room at 20 degrees is like hibernation. I caught a bug right on the first day, but I was simply ignoring the virus, refusing to fall ill. Late, once I set foot in the airplane, all the strength abandoned me and the symptoms took over.

2- Going to Okinawa for work just doesn't make sense. I mean, it should not happen. Unless your work involves sunbathing and diving, that is.

3- Mother Nature giveth and taketh as She pleases: two storms brought cloud, rain, wind and panic, but then a clear sky revealed a beautiful total lunar eclipse for us all to see.

4- Betting on birthdays works. It's statistics. 

5- If one can explain ZENBU (bioinformatics super webtool) without knowing what it is, than they can explain everything ("everything" as in translation of "zenbu" from Japanese).

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Qualche mese fa mi sono registrata per partecipare a un corso di aggiornamento sull'analisi di dati nientedimenoche a Okinawa....
Con mia sorpresa sono stata selezionata per partecipare, assieme ad altri fortunati volenterosi di imparare e provenienti da Australia, Asia, Europa, e così ho passato una settimana intera in un bellissimo posto cercando di imparare quello che non sapevo già su analisi di dati, un sacco di dati.

Il sito in cui tutto ciò avviene e' l'istituto di scienze e tecnologie di Okinawa (OIST), che si trova a una mera distanza di 20 minuti a piedi dalla spiaggia, nel bel mezzo dell'isola di Okinawa, area Onna.
L'istituto siede in cima a una collina da cui si gode una vista mozzafiato: mare cristallino, barriera corallina, l'oceano blu, vegetazione lussureggiante. Il campus possiede un'architettura interessante che mescola vecchio e nuovo, lo stile in pietra delle mura di difesa giapponesi con la più avanzata tecnologia, fontane, passerelle sospese e via discorrendo, il tutto armonizzato dall'uso di materiali naturali locali. 

L'ingresso principale al campus sembra un corridoio della metropolitana, mentre un ascensore porta al vero "piano terra", visto che si capisce solo dopo che la galleria d'ingresso e' scavata dentro la collina. Avete presente i film di James Bond dove ci sono ascensori a appartamenti segreti sotterranei? Ecco, lo stesso. I laboratori, di cui un paio ancora in costruzione, sono collegati al corpo principale da corridoi sospesi che fanno sembrare l'intero istituto una copia terrestre della nave spaziale Enterprise. Tutto considerato, l'istituto e' moderno e internazionale. Voi ricercatori che state complottando una fuga verso un paradiso remoto, OIST e' il posto che fa per voi.

Per una settimana ci hanno torturato per ore e ore con programmazione, funzioni, installazioni, e si vedeva chiaramente nell'espressione di quelli che provengono dal laboratorio tutta la sofferenza provata nel cercare di capire concetti difficili da afferrare.

Oltre che le lezioni, abbiamo cercato di includere qualche ora di relax. Il piano era ovviamente di andare in spiaggia, tuttavia la presenza di non uno bensì due tifoni hanno cambiato le regole del gioco. Soprattutto il secondo tifone, Vongfong (Chung mi dice che significa ape gialla), e' stato catalogato come il più potente dell'anno, categoria 'violento' (che per me equivale a dire: un gradino più in baso di 'apocalisse'…), più tardi abbassato a 'serio' ma comunque sempre abbastanza terrorizzante per via della sua estensione (andatevi a cercare le foto della NASA se non ci credete). A causa sua, il tempo dell'intera settimana e anche gli orari di arrivo/partenza dei voli sono stati condizionati drasticamente, al punto che molti di noi non hanno completato il corso perché siamo stati evacuati dall'isola per via precauzionale. Quelli che per un motivo o l'altro non sono riusciti a ripartire prima della chiusura dell'aeroporto hanno vissuto un'esperienza fuori dall'ordinario. Ma niente paura, basta stare chiusi al riparo e non succede nulla di serio. Il tifone dovrebbe raggiungere l'area di Tokyo tra un paio di giorni, e noi siamo già preparati, ma visto che un po' più di sostegno e' sempre benvenuto, augurateci buona fortuna.

Per concludere:

1- L'aria condizionata e' una minaccia per i siciliani. Trovarsi per 10 ore al giorno in una stanza con temperatura a 20 gradi e' lo stesso che farsi ibernare. Mi sono ammalata praticamente subito, ma ho semplicemente ignorato il virus e ho rifiutato di ammalarmi. Dopo, in aereo, le mie difese sono crollate.

2- Andare a Okinawa per lavoro non va bene. Voglio dire, non dovrebbe succedere. A parte se il lavoro e' del tipo che prevede abbronzatura e immersioni, ecco.

3- Madre natura da' e prende a piacere: due tifoni hanno portato pioggia, vento e panico, ma anche un cielo limpido in tempo per regalarci una bella vista dell'eclisse di luna.

4- Scommettere sulle date di nascita funziona. E' tutta statistica.


5- Se uno riesce a spiegare ZENBU (un super webtool per la bioinformatica) senza sapere cos'e', allora può spiegare tutto ("tutto" e' anche la traduzione di "zenbu" dal giapponese).














Friday, October 10, 2014

Cucina Marina - Hawaiian birthdays

The best part of throwing a party at your place is having leftovers for days. Technically, though, if I don't even cook the food, that's not qualified as leftover. 

The worst part of throwing a party at your place is having all leftovers gone within 24 hours because you will be away for a week from the next day. You don't really want all that good food go bad while you are away, or worse transform into something else and give rise to new forms of life…

Well well well, it all starts with a Hawaiian themed dinner with coworkers. I keep out of the story the how we came up with the theme and the dinner. There we are, 14 people squeezed in my living room, eating Hawaiian style fried rice (with SPAM meat, of course!), tropical salad, which were the picks from Cucina Marina chef, together with a rather rich shopping taken care by my guests. Don't ask me how foie gras, French cheese and French wine, or Polish vodka became part of the menu, but that's what we had and that's what we had.

I also baked a cake, the classic Hawaiian upside-down cake with pineapple, in its double role of dessert and birthday cake for few colleagues whose birthdays were between end of September and early October.

Also, my guests brought a ginormous amount of alcohol (tells a lot about priorities uh?) that went down very quickly and nearly all the boys (and a girl) were soaked drunk to the bone.

We've had the expected distribution of a hell lot of trash, a few knocked glasses with spills all over the place, lots and lots of laughter, mandatory furniture reshuffle, occasional shelves dismantling, smokers on the balcony missing the cake, late nighters, garbled/nonsense conversations, hugs, me walking around all evening with a hand towel hanging off my shorts pocket.

I was also particularly glad to see how committed my guests were to the theme, especially considering that there was not enough time to organize a proper theme-ization…people showed off their Hawaiian shirts, or shorts, arrived wearing flower garlands, bough Hawaiian beer. We had a blast.

So…success?

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La parte migliore dell'avere feste a casa e' che c'e' mangiare pronto per giorni. 

La parte peggiore dell'avere feste a casa e' che c'e' da mangiare per giorni anche quando lo si deve finire entro 24 ore dalla partenza per una settimana di lavoro fuori sede. E' infatti un peccato dover buttare tutto, o anche lasciare tutto in frigo con la sorpresa al ritorno di trovare nuove forme di vita…

Dunque, dunque tutto inizia con una cena per colleghi col tema Hawaii. Lasciamo da parte la storia sul come si sia arrivati al tema e alla cena. Eccoci qui, 14 persone accalcate nella mia piccola casetta, a mangiare riso hawaiano e insalata tropicale (due ricette direttamente provenienti dalla Cucina Marina), in aggiunta a un carrello della spesa abbondante portato dai miei ospiti. Ora, non chiedetemi come abbiano fatto pate' di fegato d'oca, formaggi e vino francese e vodka polacca a trovarsi a casa mia, ma questo c'era e questo si e' mangiato.

Ho anche preparato una torta, la classica ricetta hawaiana della torta sottosopra, a fungere sia da dolce che da torta di compleanno per un paio di colleghi i cui compleanni cadono tra fine settembre e inizi ottobre.

In aggiunta, i miei commensali si sono proprio lasciati andare con la lista degli alcolici (quando si dice che ci sono priorità nella vita, eh?), che sono comunque andati giù e quasi tutti erano fradici.

Abbiamo avuto la distribuzione prevista di una montagna di spazzatura, un paio di bicchieri rovesciati con conseguente allagamento del pavimento, un sacco ma un sacco di risate, il necessario riorganizzare la mobilia, l'occasionale smantellamento di scaffali, i fumatori in balcone che non vedono la torta, gli ospiti che stanno fino a tardi, conversazioni ingarbugliate e senza senso, abbracci e io che me ne vado in giro tutta la sera con la tovaglia a penzolare dalla tasca.

Mi e' poi particolarmente piaciuto vedere quanto si sono impegnati tutti con questa storia del tema hawaiano, nonostante il tempo limitato per prepararsi, e si sono presentati con magliette e pantaloni a tema, collane di fiori, hanno pure portato birra hawaiana. Insomma, una grande serata.


Quindi….un successo?