Sunday, July 26, 2015

Yamanaka lake by bike - 山中湖

This year, change of plan for the Marine Day holiday in Japan.

It is true that July, now that the monsoon weather has subsided, is the best month to enjoy the beach. But it is as well true that 1) beaches are overcrowded in particular on this holiday and 2) finding a beach that fits my standards around here is difficult.

Instead, two friends and I went for a bike ride in the mountains. This was my very first real bike ride, as until now I merely cycled along Tokyo main roads and rivers, and to go from one home to another basically.

This time, I had to: pack water, energy snacks, sunscreen, change of clothes, money, bandaids an all those things one needs when on a road trip. Day plan: bag your bikes, take a train to Gotemba, get on the road and arrive to lake Yamanaka (山中湖), then cycle around the lake, return to Gotemba, bag your bikes again and take the train home. Easy.

Gotemba is a relatively big sized city at the feet of mount Fuji, famous only (I think) for a really massive outlet mall complex, for being one of the stations people set off to climb Fuji, and for having a car racing track and several golf courses nearby.

As for Yamanaka lake, it is a very famous spot year-round, located east of Fuji. It is part of the Fuji five lakes area, belongs to the Fuji-Hakone park and is a world heritage site. Of all the five lakes, it is the second one I visited, the first being Kawaguchi lake, on the north east side of Fuji. I was very surprised when I saw Yamanaka lake, as it is much larger than I thought, and definitely offers a lot of activities: sailing, swimming, camping, water biking, water boarding, paddling, canoeing, and the popular amphibian bus…YES, a bus that runs on roads, taking people for sightseeing, and that floats on water, giving tourists a tour of the lake as well.

There is a cycling trail all around the lake, approximately 10km. It's one of the prettiest I've seen, and features mount Fuji viewing spots (of course), all well signaled and embellished with flowers, benches, maps. In addition to that, I have to say that cycling on a flat path was soooo refreshing after having cycled up all the way to reach the lake! 

Indeed, the only one thing we should have checked before start, was the elevation of our destination: it turns out that Yamanaka lake is the highest of all the Fuji lakes, sitting 930mt above the sea level, whereas Gotemba was at 460mt. From there, it was a 20km ride up and only up the 500mt in altitude, cursing against cars, weather, steepness of the road, other cyclists, and against each other. 

We stopped halfway when we spotted a kart circuit, where we took some photos of the training. Drifting a bit from the main topic here, I honestly have no idea how pilots can wear racing boots, pants, helmets and the whole shebang in 35degrees, with the asphalt that screams fire, the burning smell of tyre rubbing on it, the adrenaline rising with each turn at that speed…

Back to our road, we had to take several breaks, but eventually, after three very long hours, we made it to the lake. The natural scenery was breathtaking. Mountains were all green, water was clear and reflected the golden sun light like a mirror, birds surveyed the surface of the lake in their hunt for food, a white swan floated elegantly by the pier. It was all so pretty!

We stopped at a super pretty resort area, known as PICA Yamanakako village, separated from the lake by just the main road. The village features a dozen of cottages as accommodation, a restaurant which uses produce from the village's organic garden, a beer garden terrace, and a Hammock cafe, all built using natural materials and with particular care to design. As the name suggests, the cafe offered many hammocks for guests to rest and cool down under the shade of tall trees. I think that spot was the best of all, although there was not direct view of the water, and I can easily see it be THE summer spot for all those living in the area and willing to hang out in the nature. 

Fuji was rather shy that day, hiding behind fluffy clouds, and we couldn't take a shot for posterity that would prove our presence there, but we were rewarded at sunset, when we could take a few pictures from the train. And, speaking of clouds, I think we were rather lucky with the weather. It was a good day with the right balance of sun and clouds, and the road, although it went up, was cutting through the forest, which gave us extra shadow.

Returning back to Gotemba was the fun part of the whole day…..one long long long descent (well, not long, it took us just 30 min). And the pain endured in the morning was gone in a gear switch.

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Quest'anno per la festa del mare in Giappone si cambia programma.

E' vero che il mese di luglio, ora che le piogge monsoniche sono passate, e' il mese migliore per andare in spiaggia. Ma e' anche vero che 1) le spiagge, in questo giorno di festa in particolare, sono affollatissime e 2) in ogni caso le spiagge qui in zona non mi piacciono poi così tanto.

Invece, io e due amici si opta per un giro in bici nelle montagne, giro che rappresenta il mio primo vero appuntamento col ciclismo serio visto che fino ad ora mi sono limitata alle strade di Tokyo e ai percorsi lungo i fiumi. E comunque era per fare spola da casa a casa.

Stavolta, ho dovuto preparare tutto il necessario per un giorno per strada: acqua, medicine, cambio di vestiti, snack energetici eccetera. Dopo di che, copri le bici, vai in treno fino a Gotemba, da li in bici fino al lago Yamanaka (山中湖) e poi giro tutto intorno al lago, ritorna a Gotemba, prepara di nuovo le bici e ritorna a casa in treno. Insomma, una cosa facile.

Ora, Gotemba e' una città relativamente grossa ai piedi del monte Fuji che e' famosa solo (penso) per un complesso di outlet, per un circuito da corsa per macchine, per alcuni campi di golf e per essere uno dei punti di partenza per la scalata del Fuji.

 Il lago Yamanaka invece e' una destinazione famosa che riceve visite tutto l'anno e si trova a est del vulcano. Fa parte dell'area chiamata cinque laghi del Fuji, che rientra nel parco Fuji-Hakone ed e' un sito dell'unesco. Tra tutti i cinque laghi, Yamanaka e' il secondo che ho visitato, mentre l'altro e' stato Kawaguchi a nord est del Fuji. Il lago Yamanaka mi ha proprio sorpresa, e' più grande di quanto pensassi e offre un sacco di attività: vela, nuoto, campeggio, moto d'acqua, sci acquatico, canoa, eccetera, e poi c'e' l'autobus anfibio! Si, si, esatto, un autobus che va su strada per far fare il giro turistico intorno al lago, e poi va sull'acqua per far fare pure la crociera. 

Tutt'intorno al perimetro del lago c'e' poi un bel percorso per le bici, circa 10km, che mi e' piaciuto molto; si può sostare agli onnipresenti punti di osservazione, sapientemente collocati così da dare la vista migliore di un particolare elemento, il Fuji nel nostro caso…panchine, fiori, mappe eccetera segnalano i posti da cui e' possibile ammirare la bellezza della montagna sacra. E poi, in aggiunta, posso dire che fare un giro su una superficie orizzontale e' stato molto ma molto ricostituente, visto che per raggiungere il lago ce la siamo fatta tutta in salita!

Infatti, l'unica cosa che non abbiamo controllato prima di partire e' stata l'altitudine: il lago Yamanaka, tra i cinque, e' quello più in alto a 930mt sul mare, mentre il nostro punto di partenza Gotemba e' a soli 460m. Da li', ci siamo fatti 20km di salita ininterrotta per colmare i 500m di dislivello, maledicendo macchine, la salita in se, la strada, gli altri ciclisti, e maledicendoci tra di noi.

A meta strada c'era una pista di kart, così ci siamo fermati per osservare gli allenamenti. Che poi, per divagare solo un attimo, non ho proprio idea di come i piloti possano gareggiare in una giornata di caldo, con tanto di tute e stivali e casco, con l'asfalto che aumenta il caldo percepito, con lo sfregare delle gomme, e l'adrenalina a ogni curva a quella velocità….

In ogni caso, per strada ci siamo fermati varie volte per riprendere fiato, e alla fine dopo tre lunghe ore in salita siamo arrivati al lago. Lo spettacolo che si e' presentato ai nostri occhi lasciava senza parole: un cigno che con eleganza nuota vicino al molo, il riflesso dorato del sole sul lago, l'acqua cristallina e leggermente ondosa, le montagne tutt'intorno piene di vegetazione, le aquile scrutavano la superficie del lago in attesa di catturare il loro pranzo. Insomma, bellissimo.

Ci siamo fermati in un posto carinissimo, un villaggio vacanze fatto da una quindicina di chalet, un ristorante che serve prodotti raccolti dall'orto di appartenenza al villaggio, una terrazza all'aperto e un caffè con le amache, dove ci si può riposare e rilassare all'ombra dei cipressi. Il villaggio si chiama PICA, ed e' vicinissimo al lago, praticamente all'altro lato della strada, solo che non ha una vista esclusiva sull'acqua, ma poco importa. Solo il baretto con le amache compensa per tutto, e secondo me e' il ritrovo estivo per eccellenza di chi vive in zona.

Il monte Fuji e' stato abbastanza schivo quel giorno, e nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a strappare una foto testimonianza della nostra presenza al lago. Solo dopo, al tramonto e dal treno, siamo riusciti a fotografare il Fuji per intero.

E il ritorno a Gotemba e' stato praticamente una lunga discesa a rotta di collo (ce la siamo fatta in 30 minuti contro le tre ore del mattino), bella al punto che della spossatezza della mattina chi si ricordava più?















Tuesday, July 21, 2015

Colombia Day

All ethnic minorities get some attention here in Tokyo. Well known are the various festivals held at Yoyogi park in central Tokyo, starting the first weekend in May and finishing around October.

But because there are more nationalities than available weekends, many other events happen some other places around the capital. This was the case for celebrating Colombia day, which took place in Shiba park near Tokyo Tower (the now retired symbol of Tokyo).

What better chance to mix culture (participate to such a colorful festival), nature (take a stroll around one of the many beautiful Tokyo parks) and spirituality (visit Zojoji temple nearby)! The park and the temple, the latter among the most important in Tokyo, have been on my list for ages, just waiting for the right opportunity to come. And it came when my dear friend (from Colombia, no need to say) told me about the event, where he would also perform on stage. 

It was one of the hottest days on Tokyo, and I even had the brilliant idea of walking around for quite some time before reaching the venue because, heh, you know, the park is so peaceful and pretty, and the temple is so fascinating, and the Tokyo Tower just add that touch of modernity to tradition…long story short, I burned my shoulders despite the sunscreen and I risked to arrive late to my friend's dance show.

I have to just say that I expected a better setup for the festival: the open space dedicated was really open, the stage was under the scorching sun, and only a few gazebo with chairs and tables offered shelter. But that didn't certainly stop the latin population to get on their feet and dance in the breaks between performances. That's when I remembered how good dancing salsa feels...

Also, these people represent their countries with pride, in a somewhat almost religious way I've only seen in south american people. They are passionate about their traditions, they love their music, they sing along the performers, they involve everyone, they are intense, the air in those occasions is thick with 'sentimiento', laughter and aguardiente shots (note: aguardiente is colombian alcohol, anise based).

I even got a t-shirt with the colors of the colombian soccer team form my friend, so that we all were as yellow as the sun in that insanely hot day.

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Le varie minoranze etniche ricevono tutte attenzione qui a Tokyo, basta pensare ai vari eventi che durante i fine settimana tra maggio e ottobre si organizzano al parco Yoyogi di Tokyo.

Pero', siccome ci sono più nazionalità che fine settimana disponibili, molti di questi eventi etnici vengono organizzati in vari posti per la capitale. Come per esempio e' successo con la giornata della Colombia, che si e' festeggiata al parco Shiba vicinissimo alla torre di Tokyo (simbolo, ormai in pensione della metropoli).

E non c'e' stata occasione migliore per fare una capatina alla festa e, allo stesso tempo, passeggiare per il parco e visitare il tempio Zojoji, tra i più famosi e importanti a Tokyo, mescolando quindi natura, cultura e spiritualità. Tra le altre cose, il tempio e il parco erano nella mia lista dei posti da visitare da anni, e aspettavano solo l'occasione giusta. Occasione che arriva proprio quando il mio amico, manco a dirlo colombiano, mi ha detto dell'evento e che avrebbe ballato sul palco.

E' stato uno dei giorni più caldi dell'estate, e io ho pure avuto la brillante idea di farmi una bella camminata prima di raggiungere il posto della festa perché, eh, che vogliamo farci, il parco e' proprio bello e tranquillo, il tempio e' molto affascinante, con la torre di Tokyo che si vede da ogni angolo che che dona giusto un pizzico di modernità alla tradizione…insomma, per farla breve non solo ho rischiato di fare tardi all'appuntamento, ma mi sono anche scottata le spalle, alla faccia della crema protettiva.

Se posso fare una piccola lamentela, pero', mi aspettavo un po' di più nell'organizzazione della festa: dico, il palco stava in mezzo a una piazza bollente, senza riparo, e l'unica ombra era fornita da alcuni gazebo sotto cui erano sistemati alcuni tavoli e sedie. Di certo la popolazione latina non si e' lasciata scoraggiare e si attivava non appena c'erano le pause tra i vari spettacoli. E li mi sono ricordata di quanto sia bello ballare salsa…

In ogni caso, una cosa bella che ho notato moltissimo tra le popolazioni sudamericane e' che rappresentano la loro patria con un orgoglio che sa molto di fede religiosa. Questa gente e' proprio appassionata per le proprie tradizioni, la musica, tutti cantano e coinvolgono gli altri, sono proprio delle persone intense in tutto, l'aria in queste occasioni e' proprio impregnata di sentimento, risate e bicchieri di aguardiente (l'alcol colombiano a base di anice).


Ho pure ricevuto in regalo dal mio amico la maglietta con i colori della squadra di calcio colombiana, così che eravamo gialli come il sole in quella giornata di fuoco.









Sunday, July 5, 2015

Climb of mount Fuji: Rejected.

We're well into summer, about three weeks now, and it's hard to call it summer...

Signs are all there: Fuji climbing season begins, star festival (see this) is in full swing, hydrangeas have all bloomed, temperatures have risen, beer gardens are opening up, beaches are officially open. So, what's wrong?
It still rains pretty much every day in buckets, or, as the French say, "like a pissing cow", which is bad for the star festival, that there weren't be stars to watch over the weekend.

Then I started mulling over mount Fuji. Like that.

Fuji is the tallest mountain (dormant volcano) peak in Japan. I am not going to mention the several parallelisms I could list between this volcano and mount Etna, in Sicily, but as I previously said elsewhere, Fuji reminds me a lot of home. Now, while I have been on the volcanic grounds of Etna several times, even watching the eruptions from close lookouts, I haven't been on Fuji at all.

This volcano, dormant since 18th century, has been the object of worshipping and admiration since, well, ever, it has inspired poets, artists and adventurers, and draws hordes of more or less equipped climbers during the two-months-only period when climbing is allowed, who hope to live the ultimate divine experience of communion with the universe: watch the sunrise from the top, after a long climb over night (super reward, undiscussed).

Still, despite the mystic moment at the end of the climb, and despite the all positive reports from all my friends who did it, I don't have any interest in becoming one with the universe. Not via this experience, at least. First and most important of all because of the crowd: I don't really like to be hiking up (better say queueing up) along a narrow trail invaded by thousands of other people.

And then, doing it at night? Because, heh, if one wants to see the sunrise sitting on the rim of a crater, there are only two ways: teleport or overnight climb. I remind you all Fuji is 3.800 m high, not a distance one can cover in one hour. Or two. Or four. Also, even when temperatures approach those of the death valley at the base of the mountain, they drop with the altitude, meaning that there can even be snow here and there. And if, finally, it even rains like these days? That's butt freezing, miserable, unpleasant and just not fun at all.

True that here being Japan, customer service is impeccable, so one can -if one really wants to- sign up for a tour where pick-up/drop-off, transport, climb guides, accommodation (yes, right) at one of the huts, meals are all taken care by others, so that what's left to do is follow instructions and keep going. Even for solo or independent climbers, reaching the top of the mountain is not extreme (anyone can climb): trails are well marked, intermediate stations and huts are along all trails offering warm food, beverages, lodging. This is true, though, only in the two months in summer when climbing is allowed. In fact, one can climb Fuji any time, in principle. But, just for safety and more practical reasons, it is advised to do it when the season is officially open. I guess most of the year it is either too cold or too adverse weather to go, and implementing a year-round service would require too many resources, human and not.

So, in conclusion, if I was told to go during the day, explore the volcano area in its full beauty, maybe reach a certain altitude and then return to base, or something like visiting the towns around it (like this), I'd go any time. But in the middle of the night? No, thanks. And then, I can't see Fuji if I am on top of Fuji…


"A wise man climbs Fuji once, but only a fool does it twice" - Japanese proverb.

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Siamo già ben tre settimane dentro l'estate ed e' difficile chiamarla estate…

I segni ci son tutti: l'apertura del monte Fuji per raggiungere la cima, il festival delle stelle (vedi qui), le ortensie sono ormai sbocciate, le temperature si sono alzate, i locali all'aperto cominciano a attivarsi, le spiagge sono ufficialmente aperte. E quindi, che cosa c'e' che non va?
In pratica piove ancora un giorno si e l'altro pure, che non va bene per il festival delle stelle visto che non ci sono state stelle da guardare nel fine settimana.

E poi, così, dal nulla, mi sono messa a riflettere sul monte Fuji.

Il Fuji e' la montagna (vulcano addormentato) più alta in Giappone. Non mi soffermo sui vari parallelismi che posso portare tra questo vulcano e l'Etna in Sicilia, semplicemente rammento che il Fuji mi ricorda tanto casa. Ora, se sono stata varie volte sui fianchi vulcanici dell'Etna, e' vero anche che non sono mai stata sul monte Fuji.

Questo vulcano, che e' considerato dormiente sin dal 18mo secolo, e' stato praticamente da sempre oggetto di venerazione e ammirazione, ha ispirato poeti, artisti, avventurieri, e attira orde di appassionati più o meno preparati che, nel breve periodo dei due mesi estivi quando e' possibile salire fino in cima, vogliono provare l'esperienza ultima della divina comunione con l'infinito: guardare l'alba seduti a bordo cratere, dopo una lunga notte di salita (che e' un'esperienza unica).

Ora, nonostante il momento mistico alla fine della scalata, nonostante i racconti positivi di chi e' andato, io non ci tengo proprio a a diventare tutt'uno con l'universo. O almeno non tramite questa esperienza. Innanzitutto per la massiccia presenza umana: non ci tengo proprio a scalare (o dovrei dire fare la fila) fino alla cima lungo un percorso stretto e affollato da migliaia di altre persone.
E tra l'altro farlo durante la notte. Si, perché se uno vuole vedersi l'alba dalla cima ha due possibilità: tele trasporto oppure scalata notturna. Rammento che il Fuji e' alto 3800 metri, non e' certo una distanza che si copre in un'ora, o in due, o in quattro. E poi, anche se le temperature alla base sono da valle della morte, si abbassano con l'altitudine, e quindi non e' tanto improbabile trovare neve. Poi, infine, metti caso che piove pure? Tutto ciò e' per niente divertente.

Vero e' che, questo essendo il Giappone, uno se proprio vuole si può accodare a uno di questi viaggi organizzati, dove una guida si preoccupa di tutto, dal trasporto all'attrezzatura, dal cibo al pernottamento a una delle basi (si, si pernottamento), fino alla scalata per poi ritornare, basta solo seguire il capofila. E anche per chi si organizza per conto proprio, l'intero percorso non e' neanche difficile (a dire il vero e' fattibile per tutti i livelli): i percorsi sono ben segnalati, le stazioni intermedie e i rifugi sono tutti attivi e offrono pasti caldi e posti letto. Tutto questo servizio pero e' solo disponibile nei due mesi estivi di apertura. O meglio, uno se vuole può fare la scalata quando più gli pare, solo che per ragioni pratiche e di sicurezza, e' consigliato avventurarsi solo nei mesi autorizzati. Probabilmente perché gli altri mesi dell'anno non offrono condizioni meteorologiche favorevoli, e anche perché per avere un servizio così attivo per tutto l'anno ci vorrebbero troppe risorse, umane e non. 

Se mi dicessero di andare durante il giorno, per esplorare un po' di più l'area, i paesini, le attrazioni naturali, come ho fatto tempo fa (vedi qui), allora ci starei volentieri. Ba nel pieno della notte? No, grazie. Tra l'altro, non posso vedere il Fuji se ci sto sopra…



"Un uomo saggio si arrampica sul Fuji una volta, uno pazzo lo fa una seconda volta." - proverbio giapponese




Monday, June 29, 2015

Reunions and returns

“There is nothing like returning to a place that remains unchanged to find the ways in which you yourself have altered.”

― Nelson Mandela



There is something special about reunions. In this big world made so small by progress and technology, reunions still retain all their charm. A reunion can transform a long time friendship in something stronger, richer.

I've seen many friends going away, starting new lives elsewhere. The connection is never closed, and in fact I have occasionally (and rather deliberately) met some of those friends, while on a trip or conference or family visits. That's good, but there is better: when those very same people who left return to that place where it all started, where the friendships were sealed, where difficulties made them stronger…that's when it gets better.

They who have left come back to a familiar place, suddenly not so foreign, and yet they see it under a different light. They are one life experience richer, conscious of the distances in space and time they traveled.

Yes, because it is cool to meet again, perhaps meet their significant someones, families, too, there is joy in bringing up funny moments form the past, go together to places that were stuck in their memories, and at the same time learn more about each other, who we have become, laughing together at things, catch up on the life events that happened while we were apart.

This different than when people come to visit you and the country you have decided to live in…welcoming your pre-Japan friends is not just fun, it is also responsibility, as they don't know any place, how to get there, how to handle language barriers and drinking parties…in a word, they are tourists and need guides. Your post-Japan friends, instead, already know all drills, they make fun of the dumb tourists already at the airport upon arrival to "their" country, they take pride in remembering streets and restaurants names, they bring their old (still working after oh so many washing machine cycles) train card along…in a word their are "recurrists", and just need a wifi spot.

It is difficult to describe the dynamics of a second visit, although it feels as if those people had never left. The long interval and the silence between their departure and their return never existed.

I don't know if I will ever have the chance to re-experience Tokyo in the future, but I am sure I will miss something if I won't. Now, this implies that I will have to leave Tokyo at some point, and when that happens I might even be the last one within the group (or one of the last few) to leave, which means that perhaps there won't be anyone to see on my face the smile I see on the face of those friends who have had the luck to take a look at the metropolis again…

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C'e' qualcosa di speciale riguardo alle riunioni. In questo mondo grande divenuto piccolo grazie al progresso e alla tecnologia, le riunioni conservano ancora il loro fascino. Una riunione può trasformare un'amicizia duratura in qualcosa di più forte, di più ricco.

Ho visto molti dei miei amici andarsene, iniziare nuove vite altrove. La connessione non si chiude mai, anzi, durante i miei viaggi ho sempre (abbastanza deliberatamente) incontrato qualcuno di loro. Bello, si, ma c'e' di meglio: quando quelle stesse persone che sono partite ritornano li dove tutto e' iniziato, dove le amicizie si sono consolidate, dove le difficoltà li rendono più forti…questo e' ancora meglio.

Coloro che sono partiti ritornano a un posto familiare, non più straniero, eppure lo guardano con occhi diversi, gli occhi di chi ha un'esperienza in più sulle spalle, consapevoli delle distanze e del tempo che hanno percorso.

Si, perché incontrarsi di nuovo e' proprio fantastico, magari incontrare quelle persone che sono diventate parte delle loro vite, ci si rallegra a ricordare momenti del passato, si va di nuovo a questo o quel locale rimasto incastrato tra i ricordi, allo stesso tempo si viene a conoscenza di tutto quello che e' nuovo, di chi si e' diventati, si ride e si scherza, ci si racconta delle ultime novità.

Ed e' diverso di quando la gente ti viene a trovare per esplorare un po la terra che chiami casa…accogliere quegli amici pre-Giappone non e' solo bello, richiede anche un certo impegno, visto che questi non conoscono i posti, non sanno come arrivarci, e non sanno come gestire la barriera linguistica o feste alcoliche…in una sola parola, sono turisti e hanno bisogno di guide. Invece, gli amici post-Japan, sanno già tutte le regole del gioco, prendono in giro quei poveri turisti appena arrivati nel "loro" paese, si sentono orgogliosi di ricordare i nomi di ristoranti e strade, portano con loro la carta per il treno (che funziona nonostante i tanti lavaggi in lavatrice)…in una parola sola, sono "ritornisti", e l'unica cosa di cui hanno bisogno e' internet.

E' proprio difficile descrivere le dinamiche di una seconda visita, anche perché pare proprio che queste persone non siano mai andate via. I lunghi intervalli e i silenzi di colpo non esistono più.

Non so se avrò mai la possibilità di rivivere Tokyo un giorno, ma so che se non succede, mi saro' persa qualcosa. Ora, questo implica che a un certo punto dovrei andarmene da Tokyo, e quando ciò accadrà, può anche darsi che io sia l'ultima (o una degli ultimi) del circolo a farlo. Questo significa che e' anche possibile che non ci sarà nessuno a vedermi in faccia quel sorriso che vedo in volto a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di rivedere la metropoli...







Friday, June 19, 2015

Rooftop BBQ

Summertime is BBQ time! Sadly, not everywhere in town is grilling meat allowed. I mean, outside. The restriction makes all the sense in the world, because no one likes to get all the smoke from the neighbor who's happily barbecuing just one apartment below or next to yours…a jungle of concrete and lack of room don't marry very well with outdoor fires. But because a jungle of concrete exists, then rooftops spaces for rent exist, too, and licensed to BBQ!

There is one of those places on the roof of the station building near where I live (built just a few year ago), which I hadn't had a chance to see until recently. It's very well organized and super convenient: you buy your meat and whatever other things you'd like to incinerate at the supermarket downstairs, stock up on booze, take a lift up to the roof and start grilling. The space is complete with tables and barbecues, knives and chopping boards, washing sinks, bowls and charcoals already crackling and demanding meat. Depending on how high those places are, they might even come with a night view over the city…ours was embellished with a small zen garden along one edge of the roof, wood walkways, and was high enough to give a decent view of the city.

However, in Japan summertime means also monsoon season, which makes it very difficult to plan outdoor activities in advance, and sometimes even checking the latest most accurate weather forecast may not be enough. So when I planned a rooftop barbecue with other students and colleagues from work, guess what the weather was like…

There we were, until the day before unsure of whether we want to go on with the plan or retreat (to my place), crossing fingers and preparing teru teru bouzu (those are little paper dolls believed to have some powers over the weather that are hung to prevent a rainy day). In the end we went ahead with the BBQ plan, and of course rain came down in buckets as soon as we left the office. Good that the BBQ terrace also provided shelter, so that we were dry and warm. Later it also stopped raining completely, to our relief, and we had a nice and animated evening.

The group was an interesting mix of old and just arrived young students (I mean, youuuuung), so the event was a perfect chance for them to meet other people in the group. For a few of us the evening continued by the river.

For even fewer of us, it didn't end at all, or so the story goes…

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Estate e' tempo di grigliate! Purtroppo, in città non e' permesso arrostire all'aperto. E le restrizioni hanno un loro perché, visto che nessuno ama essere affumicato dal vicino di piano o di sotto…la mancanza di spazi e una giungla di cemento non si sposano certo bene con fuochi all'aperto. Pero, siccome esiste la giungla di cemento, esistono anche i tetti con licenza di arrostire.

Uno di questi posti sta proprio sul tetto della stazione vicino casa mia (che e' stata ricostruita qualche anno fa), e fino ad ora non avevo trovato valide occasioni per andarci. Il posto e' organizzato molto bene, ed e' comodissimo: si compra la carne e qualsiasi altra cosa si voglia carbonizzare al supermercato al pianterreno, ci si carica di cose da bere, si sale su e si incomincia a grigliate. Lo spazio in terrazza e' attrezzato con tavoli, bracieri, coltelli, taglieri, ciotole e carboni ardenti. Dipende poi quanto alti siano questi posti, si può' pure avere una bella vista della città sottostante.

Tuttavia, in Giappone l'estate rima con piogge monsoniche, che rendono la pianificazione di attività all'aperto praticamente impossibile. Spesso anche controllare le previsioni all'ultimo minuto per essere più precisi non serve a nulla. E difatti, proprio quando si pianificava un bel barbecue in terrazza con altri studenti e colleghi di lavoro, indovinate un po' che tempo c'era…

Eccoci qui, fino al giorno prima incerti sul procedere o annullare, speranzosi, e poi decisi a portare avanti il piano…ovviamente la pioggia arriva a secchiate non appena usciamo dall'ufficio, e per fortuna il terrazzo era ben provvisto di copertura così che siamo rimasti asciutti e abbiamo potuto accendere le braci. Poi durante la serata, la pioggia e' cessata del tutto e ci siamo divertiti.

Il gruppo e' risultato un mix interessante tra vecchi e nuovi (giovani, giovanissimi) arrivati, così che almeno per quelli freschi freschi si e' creata un'occasione per conoscere altri colleghi. Per alcuni di noi la serata e' poi proseguita lungo il fiume.

Per altri, si racconta, la serata non e' finita affatto…







Friday, June 12, 2015

A city visual map - Meguro -- 目黒区

Living in the center of a big city gives the advantage of having everything available, at any times. There is a price to pay for such convenience: finding peace of mind is hard, there is no slowing down, nature is often forgotten, life becomes a sterile routine of roads, stations, buildings, workdays. But, step one road out the city hubs to find plenty of quiet neighborhoods to keep the connection with nature and life open. I was living minutes away from one of the busiest hubs in town, and yet it felt like the city was miles away. Ideal situation, if only work were as close.

While my walking partner was focussed in building a complete olfactory map of the whole Meguro and Setagaya wards, in the rain and in the dark, in the shade and in the sun, I used two of my 6 eyes (that's the number of eyes you need if you own a big hunting dog) to build a visual map, instead. Now I know that area as well as mine, there is no street I haven't walked, there are no crossings I haven't crossed, no fauna (domestic and wild) or humans that escaped the hunt down attempts…

Old and new, rich and modest mix and match in this neighborhoods homes. Some of them are boxes of old rusty tin built before Tokyo expanded and surviving only until their owner will, some are ugly pretentious examples of what uneducated wealth can do, others come straight from architecture prodigies, they're minimalistic, essential, exquisite, their designs varying from traditional to modern.

There is a garden for each and every one of them, just a strip, or an acre (seriously, one house had high walls, temple-like entrance gate, and a huuuuuuuuuuge garden), some have bamboo mini forests, tall and big trees, moss, Japanese style gardens, one house comes with a carp pond, and one must walk a flat bridge over it to get to the entrance, then potted plants and flowers hanging off walls, stairs, or wisely arranged in display. In matters of flowers, pretty much everywhere in Japan one can notice a certain inclination to flower arrangement (don't forget this is the country of Ikebana, or flower art), but in certain neighborhoods, like where I stay-cationed last month, flower arrangement is taken to the next level, such as indicating a status, or a degree of tastefulness, or a proof of creativity, or just love for flowers, simply.

I can't count the different colors of the same variety -and of the different varieties- of hydrangea I saw. I can't name the many flowers of all colors and shapes and sizes decorating people's homes or parks. I saw a jasmine plant with flowers as big as the palm of my hand, their sweet fragrance strong even in the middle of the day. Plants were everywhere, and even those houses without a garden were made look like they had one. Not to mention the abundance of green areas, parks, playgrounds, tree-lined roads. One very pretty walk was just by the house, where a "green mile" -literally- ran right in the middle of it, a sort of stretched out park. It was not a park, as it had no name, but it had a walking trail, trees and flowers and bushes on both sides, water fountains and big square stones as benches. One of my favorite walks. Other places of choice I visited by myself were two relatively small and pretty temples, Setagayasankannonji and Ryuunji, whenever I needed a zen boost. After so many years in Japan and I am not a tiny bit tired of visiting temples!

I guess the approaching of the good season must have greatly helped to notice a more "European" feel around the whole area: terraces, patios, outdoor seating and all those things that go very well together with a mediterranean life style (and a glass of cold Sicilian lemon soda). More often than not, here one gets used to enter a building, go one or two floor down the basement or one or two floors up just to be sitting in a cozy box with tables and chairs, artificial light, no openings, just a little bit of atmosphere…but away from the hustle and bustle one can really see creativity and alternative design, all proofs of innovation and re-invention. This means a lot for both the Japanese (easier cultural integration) and the foreigners (easier cultural integration).

A visual map of an area is of no use if one doesn't try personally some of the "attractions"…among all things, burger restaurants and cafes (forgive me father for I have sinned) had to be checked out repeatedly before being satisfied, as scientific approach teaches me an experiment can be evaluated fairly only if replicated at least three times. And it turned out I had two of the three best coffee places in Tokyo -as far as my personal taste goes- and three of the yummiest burger places a walk away. The fact that dogs were allowed in the premises of all of them contributed to the general happiness of both a human and a hound, with benefits to the entire society. Trust me on that.

I have now returned to my place, after one month of living in the area I just described, much nicer than where I have been living for 8+ years. So, home sweet home….or not?

Although glad to be back to my own things, my bed, my kitchen, my plants and my neighborhood (so that I don't have a crazy commute ahead of me each day), part of me misses what I also considered home, the house I felt comfortable living in, the company of a dog that made my days brighter.

They say home is where the heart is…well, then my heart is divided in three pieces.

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Vivere al centro di una grande città ha il vantaggio di rendere tutto a portata di mano, sempre. Chiaro che c'e' un prezzo da pagare per cotanta convenienza: e' difficile trovare la tranquillità, non ci si ferma mai, la natura viene spesso dimenticata e la vita diventa un ciclo sterile di strade, stazioni, edifici grigi, lavoro. Ma se ci si sposta anche solo di una strada al di fuori dei centri nevralgici della città, si trovano quartieri tranquilli in cui e' facile ritrovare se stessi. Abitavo praticamente a dieci minuti da una delle aree più incasinate, eppure sembrava di vivere a chilometri e chilometri di distanza. Una soluzione ideale, praticamente.

Mentre il mio compagno di passeggiate era impegnatissimo a costruire la sua mappa olfattiva di Meguro e Setagaya, con la pioggia e con il sole, con il vento e con l'oscurità, io ho usato due dei miei se occhi (perché tanti ce ne vogliono con un cane così) per costruire, invece, una mappa visuale. Ora conosco quella zona quasi meglio della mia, non ci sono strade su cui non abbia camminato, incroci che non abbia attraversato, esseri che non siano stati soggetti di caccia…

Vecchio e nuovo, ricco e modesto si mescolano nelle case del vicinato. Alcune sono niente altro che cubi di lamiera arrugginita che hanno resistito l'espansione urbana, alcune sono brutti esempi di cosa ostentazione e ineducata ricchezza siano capaci di fare, altre invece sono uscite da studi di architetti, minimalistiche, essenziali, squisite, tra tradizione e modernità.

Per ognuna di queste case c'e' un giardino, che sia una striscia di prato, o un ettaro di bosco (una casa aveva un giardino praticamente immenso, pieno di alberi, e una recinzione con mura alte e un cancello d'ingesso simile a quello di un tempio), alcune case hanno un bischetto di bambù, o alberi alti e frondosi, muschio, giardino in stile giapponese, e addirittura ho pure visto una casa con un laghetto di carpe enormi proprio davanti all'ingresso, che uno per entrare doveva passarci sopra, e ancora piante in vaso, fiori appesi dappertutto e sistemati in belle aiuole. Poi, proprio in fatto di fiori, in Giappone si vede dappertutto una certa predisposizione al giardinaggio (non dimentichiamoci che questa e' la terra dell'ikebana o anche arte di arrangiamento dei fiori), eppure in certe zone come questa si vede proprio che quest'arte e' elevata, come a voler indicare uno stato o un livello di buongusto, oppure semplice creatività o amore per i fiori.

Ho perso il conto di quanti diversi colori di ortensia, e diverse varietà, ho visto. Non so neanche i nomi di tutti i fiori di vari colori e forme che ho visto decorare le case o gli spazi verdi. Ho visto un gelsomino con fiori grandi quanto una mano e con un profumo forte anche nel bel mezzo della giornata. Insomma, ho visto piante dappertutto, pure quelle case che non avevano un pezzetto di terra accanto, erano decorate come se ce ne avessero uno.  Non parliamo poi dell'abbondanza di spazi verdi, parchi, giardini, strade alberate, siepi, eccetera. C'era una bellissima fascia di verde come di un parco allungato, su una strada vicino casa, io la chiamo "il miglio verde", che divide lo stradone in due corsie, con un vialetto per camminare, panchine di pietra per sedersi, fontane e abbastanza erba e piante da ferì felice ogni cane. Questa era la mia passeggiata preferita. Poi, quando non avevo il cane con me e volevo sentirmi un po' zen, me ne andavo in uno dei templi vicini…che bello, tutti questi anni in Giappone e non essere stufa di visitarli!

Il fatto che la bella stagione e' arrivata forse ha influito nel notare meglio il tocco europeo dell'intera zona: ristoranti con tavolini fuori, caffè all'aperto, terrazze, ombrelli e tutto quello che va molto a braccetto con lo stile di vita mediterraneo (e a un bel bicchiere di selz al limone come si beve a Catania). Più spesso che no uno qui non nota molto l'atmosfera…si va o qualche piano sotto o qualche piano sopra per sistemarsi in un quadrato con tavoli e sedie senza aperture verso l'esterno. Invece basta allontanarsi un pochettino dalla frenesia del centro per trovare un po' più di aria, di creatività, di ingegno e di innovazione. E questo vuol dire tanto sia per i giapponesi (per facilitare l'integrazione culturale) e per gli stranieri (per facilitare l'integrazione culturale).

Ma una mappa visiva non e' utile se non si provano alcune delle attrazioni…tra tutte, ristoranti e caffè si devono provare più di una volta prima di essere soddisfatti, così come insegna l'approccio scientifico che richiede la ripetizione di un esperimento almeno tre volte per poter giudicare i risultati attendibili. Vai a sapere, due dei tre migliori caffè di Tokyo -in base al mio gusto personale- e tre dei migliori ristoranti di hamburger stavano proprio a un passo. Il fatto che anche i cani erano benvenuti non poteva che contribuire positivamente alla felicita generale di un essere umano e di un cane, con benefici per l'intera società.

Ora sono di nuovo a casa mia, dopo un mese vissuto nell'area che ho appena descritto, che e' molto più bella di quella dove ho vissuto in tutti questi anni. Quindi….e' un casa dolce casa o no?

Certo che sono contenta di avere di nuovo la mia cucina, il mio letto, le piante e il mio vicinato (solo che fosse per non fare la pendolare!), eppure mi manca tanto la casa che ho considerato casa mia, dove ho vissuto proprio bene, mi manca la compagnia di un cane che ha reso le mie giornate più luminose.

Si dice che casa e' li dove stanno gli affetti. Allora io sono divisa in tre.