Sunday, August 23, 2015

Vacanze!

Well, I'd go now…

It's been a coupe of hectic weeks, nothing out of the ordinary since I am going to be on an airplane soon. Eventually, time for vacation has come for me too, or, rather, it had to be either this way or the highway. For two years I haven't taken a proper break, one of those made of time off work and time on life, so I guess now it is a good time.

This time, too, my trip involves a lot, but a lot of travel, and the more steps are there that make up the final product, the more things can go wrong. I can plan as much and as detailed I can, but I can't account for any hitch, and this finds me uncomfortable. I will touch several intermediate destinations, and if everything goes according to plan ( cross fingers for me, please) I will report about them too.

In any case, not everything is hectic in a negative sense: it's summer, and no matter how unpleasant Japanese summer can be, it is still summer, which imposes a more active social life. Be it a good bye dinner for a friend, or a welcome party for a colleague, be it a fireworks display or a quiet get-together at home with close friends, be it a need to simply sit outside on a hot evening or a good excuse to catch up with the salsa folks, any way I look at it, I haven't been home one single night. 

I don't only feel the tiredness at the mental level, but also at the physical level, I haven't been able to exercise properly because it is too hot for running, working out, or even standing still, really…but the many hours spent at the office without moving much, and the evenings spent with bad influence at the pub don't do any good to my weakened body.

To be honest, I still don't believe last Friday was my last day of work before the break. I think I haven't registered the fact that I am not going to be in the office for a while, and I guess the realization will be quite liberating. My break, this time, is one month long, and I already know it is not going to be enough, although my plan is very simple: get picked up upon arrival, get dropped at the beach, get collected three weeks after, and then move on for the last leg of the trip.

It's all(most) ready, I found a carer for my plants while I'm away, a good samaritan for my excursions, a host for my beach getaway. Now I only have to make sure I have my passport and boarding pass with me. 

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Dunque, io adesso andrei…

Queste ultime settimane sono state pesanti, ma per nulla fuori dall'ordinario visto che presto saro' su un aereo. Finalmente anche per me e' arrivato il momento delle vacanze, o dovrei precisare che questo momento doveva arrivare, o così o nulla, perché non prendo ferie vere e proprie da due anni. Di conseguenza, mi pare sia ora di stare lontano dal lavoro e dedicarsi a vivere un pochino.

Anche questa volta il mio viaggio include molte ma molte ore, e si sa che più elementi si vanno aggiungendo al prodotto finale, più si rischiano intoppi. Uno può anche pianificare quanto più dettagliatamente e' possibile, ma ci sono sempre gli imprevisti, e questa e' la cosa che mi mette a disagio. Mi soffermerò ad alcune destinazioni intermedie, e se tutto va bene (incrociate le dita), poi avrò modo di raccontare qualcosa anche su di esse.

Comunque, non e' che la pesantezza delle ultime settimane e' solo intesa come negativa…..dico, e' estate, e a prescindere da quanto brutta possa essere l'estate giapponese, e' pur sempre estate e quindi ci si ritrova volenti o nolenti a uscire di più. Che sia una festa per l'amico che va via, o la festa di benvenuto per una collega, sia fuochi d'artificio alla baia o cena tranquilla con gli amici cari, sia solo voglia di passare del tempo fuori alla sera o fare una capatina al locale di salsa, insomma se ci rifletto adesso, non sono stata a casa una sola sera.

Non mi sento pero' stanca solo mentalmente, anche fisicamente, visto che non ho neanche avuto modo di fare esercizio come prima visto che fa troppo caldo per qualsiasi cosa, ma tra lo stare tante ore in ufficio e l'uscire in cattiva compagnia di certo non aiutano il mio corpo a riprendersi.

Che poi, ancora non ci credo che non andrò al lavoro per un bel po'. Penso che quando me ne renderò conto faro' salti di gioia. Stavolta prendo un mese intero di ferie, e so già che non sarà abbastanza nonostante il mio programma non conta molto: prelievo in aeroporto, abbandono in spiaggia, recupero tre settimane dopo, e poi si va per la fase successiva del viaggio.


E' tutto (quasi) pronto, ho chi si occupa delle mie piante in mia assenza, chi da buon samaritano mi aiuta con le mie escursioni, chi mi ospita per la fuga in spiaggia. Ora, basta che mi rassicuri di avere passaporto e carta di imbarco con me.


Sunday, August 16, 2015

Fukagawa Hachiman Matsuri - AKA water fight festival

Seen one, seen all. 

One would think that all festivals in Japan that have to do with religion are same. Can't be more wrong.

I went to see the Fukagawa Hachiman festival (深川八幡祭), one of the three main religious festivals in Tokyo (those dating back to the Edo era) together with Sanno festival and Kanda festival. I had to do some research about this, as I thought that the main festival in Tokyo was the Sanja festival in Asakusa (here). It turns out, the Asakusa one is simply the wildest, but religiously speaking, not the most important. Speaking of our festival of interest, it is held every year, but it is only every third year that the celebrations go crazy with more than 40 portable shrines carried by hundreds of people, converging all together at the shrine.

The other name the Fukagawa festival goes by is "water festival". This because water is thrown at parishioners while they the portable shrine through the neighborhood. And even the fire fighters join in with their hydrants!!

All that water splayed onto people makes so much sense, for two reasons: the festival is held in the middle of summer, and men and women carry a shrine that weighs 2,500kg…so, if temperatures don't go up because of those two reasons, then they won't for any other reason.

The parade sees first the lantern bearers who notify of the approaching of the portable shrine, then prestigious people, some priests, a bunch of senior parishioners yelling at people on the sides of the streets to back up, then the bearers or the shrine, then the big pool of people meant to replace the bearers in turn, then a truck with music. up until here, this could be your average neighborhood festival...until the water splashes in all directions. 

Because the portable shrine is massive and could challenge even Hercules, at some point of the route, the bearers -who are soaked wet at this point already- are all replaced by a new hundreds of fresh and still dry bearers, belonging to a different "division" (they wear hear bands of a different color form those in the parade). The passage of the testimony happens following a series of ordered steps: put down the shrine, thank each other for the great work, disperse under people's applause, allow the new bearer to line up, position, lift the shrine up again while the people roar in excitement, resume the parade and cross the bridge to reach the temple grounds.

Many were those among the public wearing yukata, many were the oldies either carrying state of the art photography equipment or just pulling their phones out, all with the common purpose of capturing some topic moments (or any, really), many the policemen and officers trying to keep everyone calm and out of trouble.

I didn't follow the festival after the "changing of the guard", as I had had enough of walking and I was getting exhausted because of the heat…I think I should have tried to fall in the water trajectory after all…

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Visto uno, visti tutti.

Uno potrebbe pure pensare che tutte le festività religiose in Giappone siano uguali. Non si può avere più torto di così.

Sono stata a vedere la festa di Fukagawa Hachiman (深川八幡祭), uno dei te più grandi eventi religiose di Tokyo (di quelli che datano indietro all'era Edo) assieme alle feste di Sanno e Kanda. Mi sono dovuta mettere e fare un po' di ricerca in materia, visto che io ero convinta che la festa principale a Tokyo fosse la festa Sanja Matsuri a Asakusa (qui). Invece, vai a sapere, quella di Asakusa e' solo la più esuberante e folle, ma dal punto di vista religioso pare non sia così importante. Ora, parlando della nostra festa d'interesse, la si tiene ogni anno, pero' e' solo ogni tre anni che i festeggiamenti si fanno tremendi quando più di 40 scrigni vengono portati a spalla da centinaia di persone e poi convergono tutte al tempio.

Il nome per cui la festività Fukagawa e' pero' conosciuta e' "festa dell'acqua", perché mentre i fedeli trasportano questo scrigno per le strade della città, altri ben pensano di buttargli acqua addosso. Tant'e' che pure i pompieri si adoperano e lanciano acqua con le loro pompe. Ora, io direi meno male che questi poveretti hanno acqua, perché infatti la portantina che tutti, uomini e donne, trasportano pesa come 2,500 chili!!

La processione si apre con quelli che portano le lanterne, poi vengono i personaggi importanti del quartiere, poi un gruppo di fedeli il cui compito e' semplicemente di mantenere l'ordine e far arretrare i curiosi che invadono la strada, poi arrivano quelli con lo scrigno e dietro quelli che a turno li sostituiscono, infine un carretto con la musica. Fino a qui potrebbe benissimo trattarsi di una processione normale, fino a quando pero' l'acqua entra in azione.

Ora, siccome questo scrigno abbiamo detto e' talmente pesante che solo Ercole potrebbe portarlo, a un certo punto del percorso c'e' un cambio di squadra -tra l'altro già a questo punto sono tutti zuppi- e un nutrito gruppo di uomini freschi e ancora asciutti, riconoscibili anche dal fatto che hanno bande in testa di un colore diverso, si apprestano a portare il carico per la seconda perte del tragitto.

Il passaggio del testimone ha anche un non so che di mistico: si mette giù la portantina, tutti ringraziano tutti per la collaborazione, la folla applaude gli uscenti, i nuovi e aitanti operatori fanno il loro ingresso e si sistemano in ordine predefinito, lo scrigno viene di nuovo alzato sotto le urla di incoraggiamento del pubblico e via con la processione.

Tra il pubblico ho visto moltissimi indossare yukata, moltissimi erano i vecchiardi che si sistemavano coi loro macchinino ultima generazione per scattere le foto della loro vita (o anche lo stesso succedeva con quelli che usavano il cellulare), e tantissimi erano i poliziotti e vigili che si preoccupavano dell'ordine pubblico.


Dopo il "cambio di guardia" ho deciso di non seguire più la processione, essendo stanca per il caldo e la lunga camminata…forse mi sarei dovuta piazzare proprio nel traiettoria di una di quelle secchiate d'acqua…










Friday, August 14, 2015

Yokohama Bay fireworks sicilian edition

It was the evening of the Yokohama bay fireworks.

I had promised myself not to go to any show anymore, since the day when, back in 2009, my friends tricked me into watching the Tokyo bay fireworks. It was terrible, having to get off at an overly crowded train station, walk our way through the masses to find a spot where to sit and watch, squeeze back into the trains to return home after the event finished…yes, it's known, I do have a sort of loathe for multitudes.

Anyway, the vow worked well, excuse after excuse, until this year when I really couldn't come up with a good one. After all, I was hanging out with some guys from Sicily (it's not just me here, boom!), and I really couldn't say no. This time I wasn't on a boat to watch the fireworks like in 2008, but together with the above mentioned and above disliked multitudes. Too bad. I remember the fun to get on the boat, see people suffering of sea sickness, then forgetting about it all when the fireworks started and finally go back in the pitch dark, avoiding the congestion.

This year it was all going well, until the moment when a, supposedly man-operated, power cable problem paralyzed the train network for the next 12 hours…

What really happened is unknown, but what's known is that hundreds of thousands of people, both regular commuters and people going to Yokohama for the fireworks, were stuck and definitely unhappy.

This blackout didn't affect me so much, actually, as I had already arrived when the whole shebang happened, and could take an alternative route on the way back, while my friends - luckily only stuck at a nearby station- had to walk their way to reach the venue. People gathered for the event were so many, occupying all green areas, streets, sidewalks, that it was impossible for me and my friends to reunite in order to watch the display together, so we had to stay split until the very end, when hordes of drunk and loud Japanese in their yukatas set to a pilgrimage to the station all TOGETHER…

As usual, the firework display was very pretty, and with Yokohama area certainly not lacking open spaces, everyone could get a vantage view point.

Trying to avoid some major psychological havoc, taking my time and being zen, I eventually found my friends and went together for dinner, because that is the smartest thing to do after the fireworks are over instead of cozying up in the station (where trains were still on hold). And it was a good dinner, where we remembered the old times, we spoke about our common friends, I refreshed my own dialect. 

Except for the renewed (traumatizing) experience of being surrounded by way too many people, I was happy that I went to see the fireworks. But it will definitely not happen again any time soon.

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Era la sera dei fuochi d'artificio alla baia di Yokohama.

Mi ero ripromessa di non andare mai più sin da quel giorno nel lontano 2009 quando i miei amici mi avevano raggirato e mi avevano portato a vedere i fuochi alla baia di Tokyo. Non vi dico, e' stato terribile, scendere a una stazione super affollata, camminare attraverso un fiume in piena di persone per trovare un posto dove sedersi, poi tornare a casa strizzati come sardine….si si, lo sappiamo, ho una sorta di avversione per le moltitudini.

In ogni caso, finora il voto e' andato bene, scusa dopo scusa, fino a quest'anno quando proprio non ho saputo come uscirmene. E dopotutto incontravo amici siciliani (sii, non sono l'unica qui!), quindi non potevo dire di no. Stavolta pero' non sono andata in barca come nel 2008 per guardare i fuochi, bensì mi sono dovuta mescolare con la suddetta moltitudine poco amata. Peccato. Mi ricordo di quanto e' stato divertente salire in barca, vedere tutti sentirsi male, poi dimenticarsene quando lo spettacolo e' iniziato e poi ritornare nel buio della sera evitando la confusione.

Quest'anno stava andando tutto bene se non che a un certo punto, si suppone causa umana, un problema elettrico paralizza l'intera rete ferroviaria per le successive 12 ore…

Non si sa bene cosa sia davvero successo, comunque sappiamo che centinaia di migliaia di persone, siano pendolari o siano persone recatasi alla baia di Yokohama solo per i fuochi, sono rimaste bloccate e non tanto felicemente.

Devo dire che per fortuna questo incidente non ha influito sul mio tragitto, ne' all'andata visto che ero già arrivata, ne' al ritorno perché avevo una rotta alternativa. Invece e' andata poco bene ai miei amici che, fortunatamente solo a una stazione di distanza, si sono dovuti organizzare per raggiungere il posto. La calca di gente che mi si presentava davanti era impressionante, strade, parchi, marciapiedi, ogni angolo era assediato e e' stato impossibile per me e i ragazzi di incontrarci e guardare lo spettacolo assieme. Infatti, siamo rimasti separati e poi ci siamo riuniti alla fine, quando ho dovuto seguire le orde di giapponesi nei loro yukata, TUTTI assieme, verso la stazione…

Ma almeno, visto che a Yokohama gli spazi aperti non mancano, tutti si sono aggiudicati un punto d'osservazione vantaggioso e felicemente abbiamo assistito allo spettacolo, che e' sempre molto, molto bello.

Per evitare una commozione cerebrale causata dalla folla, mi avvicino ai miei amici con calma zen e passo lento, così che poi ci siamo finalmente concessi una cena riparatori, anche perché era l'unica cosa intelligente da fare invece che accalcarsi alla stazione per rientrare (dove ancora non si muoveva nulla). Ed e' pure stata una bella cena, passata a ricordare i vecchi tempi, gli amici comuni, e a spolverare il dialetto siciliano.


A parte la rinnovata (brutta) esperienza dell'essere circondata da molta gente, in fin dei conti sono stata contenta di aver visto i fuochi d'artificio. Ma di sicuro passera' molto tempo ancora prima che succeda di nuovo. Garantito. 






Friday, July 31, 2015

Ginza Bar Week

Rainy days are over now, we can go out at night carrying only our wallet and phone and experience Japanese hot summer nights.

Every now and again summer events take place all around the city, for example beer gardens, or promotional events like the one I checked out during the week: Ginza Bar Week. That one is over now, but many other similar events are happening right now in the whole Tokyo-Yokohama metropolis, so go out there and find the one next to you!

The one week promotion consisted in buying a set of three coupons for a discounted price, each of them worth one beer and one choice of food. It may seem an ordinary dinner order, if we forget about the handful of coupons for a minute…but the novelty was in being allowed to pick three of the 52 restaurants and bars in the Ginza area participating to the initiative where to exchange the coupon for the aforementioned beer and food pair.

In the end it was not a bad deal, even though the food servings were tiny: one slice of tortilla and three pieces of ham at the spanish bar, two spoonfuls of cereals salad and three sea snails at the italian restaurant. But we know well that portions in Japan are never as big as back home, just deal with it. And we also know that whenever there's a special event with free choices of food, usually the menu itself is rather limited…makes sense from the business point of view.

Another thing that could be boring for some people is that the beer is the very same one (I mean the label)…but if I tell you that the event was organized in collaboration with one of the famous foreign beer makers, again it makes all the sense in the world. Together with the free food and drink coupons, however, the ticket came with one extra drink coupon, and that was for ANY drink on the menu. So, since I went with a couple of friends, we split the tickets, they got their beer and I got my wine.

When I looked at the list of restaurants available, I couldn't but notice that many of them were italian, sicilian even, which got me curious and scared at the same time. I expected that Ginza area, so high class and expensive, would have a high concentration of Italian restaurants….I mean, I know there are many Italian and French fine dining spots, but I didn't know there were so many. And Sicilian.This metropolis always holds white rabbits in her hat.

Anyway, those were all places I would have never been able to go if it weren't for the beer ticket, unless someone else took me there. If it hadn't happen in 8+ years, there was a fair chance it wasn't going to happen. Instead, I now have a whole new bucket list. The 52 restaurants were distributed around a wide area, but our choices fell on places closer to the coupon pickup place: first pick was a spanish tapas bar with two wine barrels as tables standing on both sides of the door and two wobbly tables with wobbly benches on one side. Their wine wasn't great, but their mushroom in garlic were.

Second place, on the map round the corner of the first one but turned into a long treasure hunt to find, was an italian restaurant  which also had wine barrels as tables but also displayed an array of copper pots hanging from the ceiling, and wine glasses or all shapes sitting on shelves bend the bar. Wine was excellent there, instead.

Third and last choice was another spanish restaurant, alternative to the other italian place the third pick was supposed to be, and alternative to the many others before along the way that were all full. But the place was rather nice, red walls, white leather sofas and beer in glasses. That is, the place fit perfectly the classy Ginza appeal.

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Lasciataci finalmente la stagione delle piogge alle spalle, possiamo ben pensare di goderci le calde notti estive giapponesi, preoccupandoci solo di portare portafogli e telefono.

Ci sono tanti eventi estivi che in questo periodo fioccano in città, tra cui per esempio i vari appuntamenti con la birra come quello a cui ho partecipato in settimana: Ginza Bar Week. Ormai questo e' terminato, ma ci sono molti altri eventi di questo genere in giro per l'area metropolitana, quindi andate e trovate quello più vicino a voi.

Si trattava di un evento promozionale che consiste nel comprare un set di tre biglietti, ognuno dei quali da accesso a una birra e un bocconcino. Se non fosse per il fatto di avere un fascio di biglietti in mano, questo assomiglia proprio a una classica cena, mentre la differenza stava nel fatto che era possibile provare tre (uno per biglietto) di 52 ristoranti nell'area di Ginza che hanno aderito alla promozione.

E, in fin dei conti non era poi una cosa tanto malvagia, anche se le portate erano abbastanza piccoline: una fetta di tortilla e tre piccoli pezzetti di prosciutto al ristorante spagnolo, e due cucchiaiate di insalata di orzo e tre lumaconi al ristorante italiano. Ma e' risaputo che in GIappone le porzioni sono meno abbondanti che accasa, questo bisogna accettarlo e basta. E sappiamo anche che ogni volta che c'e' un evento speciale pure il menu e' abbastanza limitato per le scelte…il commercio e' così.

Un'altra cosa che per alcuni potrebbe risultare noiosa e' che la birra e' sempre la stessa marca, ma siccome l'evento era organizzato in collaborazione con uno dei produttori di birra esteri, ovviamente servire solo una qualità e' una decisione più che ovvia. Pero', assieme ai tre biglietti per la combinazione birra+cibo, c'era anche un biglietto extra che valeva per qualsiasi altra bevanda. E così, visto che sono andata con un paio di colleghi, ci siamo divisi i biglietti, loro le birre e io vino.

Non ho potuto non notare che nella lista dei 52 ristoranti c'erano tanti ma tanti ristoranti italiani, siciliani addirittura, il che mi ha allo stesso tempo incuriosita e spaventata. In un certo senso so che Ginza, zona di classe e costosa, vede una alta concentrazione di ristoranti francesi e italiani, solo non mi aspettavo ce ne fossero così tanti. E poi anche siciliani! Questa metropoli non finisce mai di sorprendere.


Comunque, grazie a questa promozione, ora mi ritrovo con una lista di posti da provare, cosa che non sarebbe mai capitata altrimenti. Visto che eravamo abbastanza stanchi, nonostante i ristoranti fossero distribuiti su una vasta zona, ci siamo concentrati su quelli più vicini a noi: prima scelta un ristorante spagnolo, con botti di vino a servire da tavoli, e poi alcune panche e tavolini fuori abbastanza instabili. Il vino li non era un granché, ma i funghi all'aglio invece erano buonissimi. 

Seconda tappa, un ristorante italiano che, sulla mappa, si trovava proprio dietro l'angolo da dove eravamo ma che ci ha visti impegnati in una caccia al tesoro. Anche qui, botti come tavoli e una bella collezione di calderoni di rame appesi al tetto. Per non parlare della varietà di bicchieri di vino esposta dietro il bancone. Qui il vino, invece, e' stato eccellente. 

Infine, terza e ultima scelta della serata, di nuovo un ristorante spagnolo, stavolta elegante, con pareti rosse e sedili di pelle bianca. Ovvero un posto che si addice perfettamente all'aria snob di Ginza.




Sunday, July 26, 2015

Yamanaka lake by bike - 山中湖

This year, change of plan for the Marine Day holiday in Japan.

It is true that July, now that the monsoon weather has subsided, is the best month to enjoy the beach. But it is as well true that 1) beaches are overcrowded in particular on this holiday and 2) finding a beach that fits my standards around here is difficult.

Instead, two friends and I went for a bike ride in the mountains. This was my very first real bike ride, as until now I merely cycled along Tokyo main roads and rivers, and to go from one home to another basically.

This time, I had to: pack water, energy snacks, sunscreen, change of clothes, money, bandaids an all those things one needs when on a road trip. Day plan: bag your bikes, take a train to Gotemba, get on the road and arrive to lake Yamanaka (山中湖), then cycle around the lake, return to Gotemba, bag your bikes again and take the train home. Easy.

Gotemba is a relatively big sized city at the feet of mount Fuji, famous only (I think) for a really massive outlet mall complex, for being one of the stations people set off to climb Fuji, and for having a car racing track and several golf courses nearby.

As for Yamanaka lake, it is a very famous spot year-round, located east of Fuji. It is part of the Fuji five lakes area, belongs to the Fuji-Hakone park and is a world heritage site. Of all the five lakes, it is the second one I visited, the first being Kawaguchi lake, on the north east side of Fuji. I was very surprised when I saw Yamanaka lake, as it is much larger than I thought, and definitely offers a lot of activities: sailing, swimming, camping, water biking, water boarding, paddling, canoeing, and the popular amphibian bus…YES, a bus that runs on roads, taking people for sightseeing, and that floats on water, giving tourists a tour of the lake as well.

There is a cycling trail all around the lake, approximately 10km. It's one of the prettiest I've seen, and features mount Fuji viewing spots (of course), all well signaled and embellished with flowers, benches, maps. In addition to that, I have to say that cycling on a flat path was soooo refreshing after having cycled up all the way to reach the lake! 

Indeed, the only one thing we should have checked before start, was the elevation of our destination: it turns out that Yamanaka lake is the highest of all the Fuji lakes, sitting 930mt above the sea level, whereas Gotemba was at 460mt. From there, it was a 20km ride up and only up the 500mt in altitude, cursing against cars, weather, steepness of the road, other cyclists, and against each other. 

We stopped halfway when we spotted a kart circuit, where we took some photos of the training. Drifting a bit from the main topic here, I honestly have no idea how pilots can wear racing boots, pants, helmets and the whole shebang in 35degrees, with the asphalt that screams fire, the burning smell of tyre rubbing on it, the adrenaline rising with each turn at that speed…

Back to our road, we had to take several breaks, but eventually, after three very long hours, we made it to the lake. The natural scenery was breathtaking. Mountains were all green, water was clear and reflected the golden sun light like a mirror, birds surveyed the surface of the lake in their hunt for food, a white swan floated elegantly by the pier. It was all so pretty!

We stopped at a super pretty resort area, known as PICA Yamanakako village, separated from the lake by just the main road. The village features a dozen of cottages as accommodation, a restaurant which uses produce from the village's organic garden, a beer garden terrace, and a Hammock cafe, all built using natural materials and with particular care to design. As the name suggests, the cafe offered many hammocks for guests to rest and cool down under the shade of tall trees. I think that spot was the best of all, although there was not direct view of the water, and I can easily see it be THE summer spot for all those living in the area and willing to hang out in the nature. 

Fuji was rather shy that day, hiding behind fluffy clouds, and we couldn't take a shot for posterity that would prove our presence there, but we were rewarded at sunset, when we could take a few pictures from the train. And, speaking of clouds, I think we were rather lucky with the weather. It was a good day with the right balance of sun and clouds, and the road, although it went up, was cutting through the forest, which gave us extra shadow.

Returning back to Gotemba was the fun part of the whole day…..one long long long descent (well, not long, it took us just 30 min). And the pain endured in the morning was gone in a gear switch.

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Quest'anno per la festa del mare in Giappone si cambia programma.

E' vero che il mese di luglio, ora che le piogge monsoniche sono passate, e' il mese migliore per andare in spiaggia. Ma e' anche vero che 1) le spiagge, in questo giorno di festa in particolare, sono affollatissime e 2) in ogni caso le spiagge qui in zona non mi piacciono poi così tanto.

Invece, io e due amici si opta per un giro in bici nelle montagne, giro che rappresenta il mio primo vero appuntamento col ciclismo serio visto che fino ad ora mi sono limitata alle strade di Tokyo e ai percorsi lungo i fiumi. E comunque era per fare spola da casa a casa.

Stavolta, ho dovuto preparare tutto il necessario per un giorno per strada: acqua, medicine, cambio di vestiti, snack energetici eccetera. Dopo di che, copri le bici, vai in treno fino a Gotemba, da li in bici fino al lago Yamanaka (山中湖) e poi giro tutto intorno al lago, ritorna a Gotemba, prepara di nuovo le bici e ritorna a casa in treno. Insomma, una cosa facile.

Ora, Gotemba e' una città relativamente grossa ai piedi del monte Fuji che e' famosa solo (penso) per un complesso di outlet, per un circuito da corsa per macchine, per alcuni campi di golf e per essere uno dei punti di partenza per la scalata del Fuji.

 Il lago Yamanaka invece e' una destinazione famosa che riceve visite tutto l'anno e si trova a est del vulcano. Fa parte dell'area chiamata cinque laghi del Fuji, che rientra nel parco Fuji-Hakone ed e' un sito dell'unesco. Tra tutti i cinque laghi, Yamanaka e' il secondo che ho visitato, mentre l'altro e' stato Kawaguchi a nord est del Fuji. Il lago Yamanaka mi ha proprio sorpresa, e' più grande di quanto pensassi e offre un sacco di attività: vela, nuoto, campeggio, moto d'acqua, sci acquatico, canoa, eccetera, e poi c'e' l'autobus anfibio! Si, si, esatto, un autobus che va su strada per far fare il giro turistico intorno al lago, e poi va sull'acqua per far fare pure la crociera. 

Tutt'intorno al perimetro del lago c'e' poi un bel percorso per le bici, circa 10km, che mi e' piaciuto molto; si può sostare agli onnipresenti punti di osservazione, sapientemente collocati così da dare la vista migliore di un particolare elemento, il Fuji nel nostro caso…panchine, fiori, mappe eccetera segnalano i posti da cui e' possibile ammirare la bellezza della montagna sacra. E poi, in aggiunta, posso dire che fare un giro su una superficie orizzontale e' stato molto ma molto ricostituente, visto che per raggiungere il lago ce la siamo fatta tutta in salita!

Infatti, l'unica cosa che non abbiamo controllato prima di partire e' stata l'altitudine: il lago Yamanaka, tra i cinque, e' quello più in alto a 930mt sul mare, mentre il nostro punto di partenza Gotemba e' a soli 460m. Da li', ci siamo fatti 20km di salita ininterrotta per colmare i 500m di dislivello, maledicendo macchine, la salita in se, la strada, gli altri ciclisti, e maledicendoci tra di noi.

A meta strada c'era una pista di kart, così ci siamo fermati per osservare gli allenamenti. Che poi, per divagare solo un attimo, non ho proprio idea di come i piloti possano gareggiare in una giornata di caldo, con tanto di tute e stivali e casco, con l'asfalto che aumenta il caldo percepito, con lo sfregare delle gomme, e l'adrenalina a ogni curva a quella velocità….

In ogni caso, per strada ci siamo fermati varie volte per riprendere fiato, e alla fine dopo tre lunghe ore in salita siamo arrivati al lago. Lo spettacolo che si e' presentato ai nostri occhi lasciava senza parole: un cigno che con eleganza nuota vicino al molo, il riflesso dorato del sole sul lago, l'acqua cristallina e leggermente ondosa, le montagne tutt'intorno piene di vegetazione, le aquile scrutavano la superficie del lago in attesa di catturare il loro pranzo. Insomma, bellissimo.

Ci siamo fermati in un posto carinissimo, un villaggio vacanze fatto da una quindicina di chalet, un ristorante che serve prodotti raccolti dall'orto di appartenenza al villaggio, una terrazza all'aperto e un caffè con le amache, dove ci si può riposare e rilassare all'ombra dei cipressi. Il villaggio si chiama PICA, ed e' vicinissimo al lago, praticamente all'altro lato della strada, solo che non ha una vista esclusiva sull'acqua, ma poco importa. Solo il baretto con le amache compensa per tutto, e secondo me e' il ritrovo estivo per eccellenza di chi vive in zona.

Il monte Fuji e' stato abbastanza schivo quel giorno, e nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a strappare una foto testimonianza della nostra presenza al lago. Solo dopo, al tramonto e dal treno, siamo riusciti a fotografare il Fuji per intero.

E il ritorno a Gotemba e' stato praticamente una lunga discesa a rotta di collo (ce la siamo fatta in 30 minuti contro le tre ore del mattino), bella al punto che della spossatezza della mattina chi si ricordava più?















Tuesday, July 21, 2015

Colombia Day

All ethnic minorities get some attention here in Tokyo. Well known are the various festivals held at Yoyogi park in central Tokyo, starting the first weekend in May and finishing around October.

But because there are more nationalities than available weekends, many other events happen some other places around the capital. This was the case for celebrating Colombia day, which took place in Shiba park near Tokyo Tower (the now retired symbol of Tokyo).

What better chance to mix culture (participate to such a colorful festival), nature (take a stroll around one of the many beautiful Tokyo parks) and spirituality (visit Zojoji temple nearby)! The park and the temple, the latter among the most important in Tokyo, have been on my list for ages, just waiting for the right opportunity to come. And it came when my dear friend (from Colombia, no need to say) told me about the event, where he would also perform on stage. 

It was one of the hottest days on Tokyo, and I even had the brilliant idea of walking around for quite some time before reaching the venue because, heh, you know, the park is so peaceful and pretty, and the temple is so fascinating, and the Tokyo Tower just add that touch of modernity to tradition…long story short, I burned my shoulders despite the sunscreen and I risked to arrive late to my friend's dance show.

I have to just say that I expected a better setup for the festival: the open space dedicated was really open, the stage was under the scorching sun, and only a few gazebo with chairs and tables offered shelter. But that didn't certainly stop the latin population to get on their feet and dance in the breaks between performances. That's when I remembered how good dancing salsa feels...

Also, these people represent their countries with pride, in a somewhat almost religious way I've only seen in south american people. They are passionate about their traditions, they love their music, they sing along the performers, they involve everyone, they are intense, the air in those occasions is thick with 'sentimiento', laughter and aguardiente shots (note: aguardiente is colombian alcohol, anise based).

I even got a t-shirt with the colors of the colombian soccer team form my friend, so that we all were as yellow as the sun in that insanely hot day.

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Le varie minoranze etniche ricevono tutte attenzione qui a Tokyo, basta pensare ai vari eventi che durante i fine settimana tra maggio e ottobre si organizzano al parco Yoyogi di Tokyo.

Pero', siccome ci sono più nazionalità che fine settimana disponibili, molti di questi eventi etnici vengono organizzati in vari posti per la capitale. Come per esempio e' successo con la giornata della Colombia, che si e' festeggiata al parco Shiba vicinissimo alla torre di Tokyo (simbolo, ormai in pensione della metropoli).

E non c'e' stata occasione migliore per fare una capatina alla festa e, allo stesso tempo, passeggiare per il parco e visitare il tempio Zojoji, tra i più famosi e importanti a Tokyo, mescolando quindi natura, cultura e spiritualità. Tra le altre cose, il tempio e il parco erano nella mia lista dei posti da visitare da anni, e aspettavano solo l'occasione giusta. Occasione che arriva proprio quando il mio amico, manco a dirlo colombiano, mi ha detto dell'evento e che avrebbe ballato sul palco.

E' stato uno dei giorni più caldi dell'estate, e io ho pure avuto la brillante idea di farmi una bella camminata prima di raggiungere il posto della festa perché, eh, che vogliamo farci, il parco e' proprio bello e tranquillo, il tempio e' molto affascinante, con la torre di Tokyo che si vede da ogni angolo che che dona giusto un pizzico di modernità alla tradizione…insomma, per farla breve non solo ho rischiato di fare tardi all'appuntamento, ma mi sono anche scottata le spalle, alla faccia della crema protettiva.

Se posso fare una piccola lamentela, pero', mi aspettavo un po' di più nell'organizzazione della festa: dico, il palco stava in mezzo a una piazza bollente, senza riparo, e l'unica ombra era fornita da alcuni gazebo sotto cui erano sistemati alcuni tavoli e sedie. Di certo la popolazione latina non si e' lasciata scoraggiare e si attivava non appena c'erano le pause tra i vari spettacoli. E li mi sono ricordata di quanto sia bello ballare salsa…

In ogni caso, una cosa bella che ho notato moltissimo tra le popolazioni sudamericane e' che rappresentano la loro patria con un orgoglio che sa molto di fede religiosa. Questa gente e' proprio appassionata per le proprie tradizioni, la musica, tutti cantano e coinvolgono gli altri, sono proprio delle persone intense in tutto, l'aria in queste occasioni e' proprio impregnata di sentimento, risate e bicchieri di aguardiente (l'alcol colombiano a base di anice).


Ho pure ricevuto in regalo dal mio amico la maglietta con i colori della squadra di calcio colombiana, così che eravamo gialli come il sole in quella giornata di fuoco.









Sunday, July 5, 2015

Climb of mount Fuji: Rejected.

We're well into summer, about three weeks now, and it's hard to call it summer...

Signs are all there: Fuji climbing season begins, star festival (see this) is in full swing, hydrangeas have all bloomed, temperatures have risen, beer gardens are opening up, beaches are officially open. So, what's wrong?
It still rains pretty much every day in buckets, or, as the French say, "like a pissing cow", which is bad for the star festival, that there weren't be stars to watch over the weekend.

Then I started mulling over mount Fuji. Like that.

Fuji is the tallest mountain (dormant volcano) peak in Japan. I am not going to mention the several parallelisms I could list between this volcano and mount Etna, in Sicily, but as I previously said elsewhere, Fuji reminds me a lot of home. Now, while I have been on the volcanic grounds of Etna several times, even watching the eruptions from close lookouts, I haven't been on Fuji at all.

This volcano, dormant since 18th century, has been the object of worshipping and admiration since, well, ever, it has inspired poets, artists and adventurers, and draws hordes of more or less equipped climbers during the two-months-only period when climbing is allowed, who hope to live the ultimate divine experience of communion with the universe: watch the sunrise from the top, after a long climb over night (super reward, undiscussed).

Still, despite the mystic moment at the end of the climb, and despite the all positive reports from all my friends who did it, I don't have any interest in becoming one with the universe. Not via this experience, at least. First and most important of all because of the crowd: I don't really like to be hiking up (better say queueing up) along a narrow trail invaded by thousands of other people.

And then, doing it at night? Because, heh, if one wants to see the sunrise sitting on the rim of a crater, there are only two ways: teleport or overnight climb. I remind you all Fuji is 3.800 m high, not a distance one can cover in one hour. Or two. Or four. Also, even when temperatures approach those of the death valley at the base of the mountain, they drop with the altitude, meaning that there can even be snow here and there. And if, finally, it even rains like these days? That's butt freezing, miserable, unpleasant and just not fun at all.

True that here being Japan, customer service is impeccable, so one can -if one really wants to- sign up for a tour where pick-up/drop-off, transport, climb guides, accommodation (yes, right) at one of the huts, meals are all taken care by others, so that what's left to do is follow instructions and keep going. Even for solo or independent climbers, reaching the top of the mountain is not extreme (anyone can climb): trails are well marked, intermediate stations and huts are along all trails offering warm food, beverages, lodging. This is true, though, only in the two months in summer when climbing is allowed. In fact, one can climb Fuji any time, in principle. But, just for safety and more practical reasons, it is advised to do it when the season is officially open. I guess most of the year it is either too cold or too adverse weather to go, and implementing a year-round service would require too many resources, human and not.

So, in conclusion, if I was told to go during the day, explore the volcano area in its full beauty, maybe reach a certain altitude and then return to base, or something like visiting the towns around it (like this), I'd go any time. But in the middle of the night? No, thanks. And then, I can't see Fuji if I am on top of Fuji…


"A wise man climbs Fuji once, but only a fool does it twice" - Japanese proverb.

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Siamo già ben tre settimane dentro l'estate ed e' difficile chiamarla estate…

I segni ci son tutti: l'apertura del monte Fuji per raggiungere la cima, il festival delle stelle (vedi qui), le ortensie sono ormai sbocciate, le temperature si sono alzate, i locali all'aperto cominciano a attivarsi, le spiagge sono ufficialmente aperte. E quindi, che cosa c'e' che non va?
In pratica piove ancora un giorno si e l'altro pure, che non va bene per il festival delle stelle visto che non ci sono state stelle da guardare nel fine settimana.

E poi, così, dal nulla, mi sono messa a riflettere sul monte Fuji.

Il Fuji e' la montagna (vulcano addormentato) più alta in Giappone. Non mi soffermo sui vari parallelismi che posso portare tra questo vulcano e l'Etna in Sicilia, semplicemente rammento che il Fuji mi ricorda tanto casa. Ora, se sono stata varie volte sui fianchi vulcanici dell'Etna, e' vero anche che non sono mai stata sul monte Fuji.

Questo vulcano, che e' considerato dormiente sin dal 18mo secolo, e' stato praticamente da sempre oggetto di venerazione e ammirazione, ha ispirato poeti, artisti, avventurieri, e attira orde di appassionati più o meno preparati che, nel breve periodo dei due mesi estivi quando e' possibile salire fino in cima, vogliono provare l'esperienza ultima della divina comunione con l'infinito: guardare l'alba seduti a bordo cratere, dopo una lunga notte di salita (che e' un'esperienza unica).

Ora, nonostante il momento mistico alla fine della scalata, nonostante i racconti positivi di chi e' andato, io non ci tengo proprio a a diventare tutt'uno con l'universo. O almeno non tramite questa esperienza. Innanzitutto per la massiccia presenza umana: non ci tengo proprio a scalare (o dovrei dire fare la fila) fino alla cima lungo un percorso stretto e affollato da migliaia di altre persone.
E tra l'altro farlo durante la notte. Si, perché se uno vuole vedersi l'alba dalla cima ha due possibilità: tele trasporto oppure scalata notturna. Rammento che il Fuji e' alto 3800 metri, non e' certo una distanza che si copre in un'ora, o in due, o in quattro. E poi, anche se le temperature alla base sono da valle della morte, si abbassano con l'altitudine, e quindi non e' tanto improbabile trovare neve. Poi, infine, metti caso che piove pure? Tutto ciò e' per niente divertente.

Vero e' che, questo essendo il Giappone, uno se proprio vuole si può accodare a uno di questi viaggi organizzati, dove una guida si preoccupa di tutto, dal trasporto all'attrezzatura, dal cibo al pernottamento a una delle basi (si, si pernottamento), fino alla scalata per poi ritornare, basta solo seguire il capofila. E anche per chi si organizza per conto proprio, l'intero percorso non e' neanche difficile (a dire il vero e' fattibile per tutti i livelli): i percorsi sono ben segnalati, le stazioni intermedie e i rifugi sono tutti attivi e offrono pasti caldi e posti letto. Tutto questo servizio pero e' solo disponibile nei due mesi estivi di apertura. O meglio, uno se vuole può fare la scalata quando più gli pare, solo che per ragioni pratiche e di sicurezza, e' consigliato avventurarsi solo nei mesi autorizzati. Probabilmente perché gli altri mesi dell'anno non offrono condizioni meteorologiche favorevoli, e anche perché per avere un servizio così attivo per tutto l'anno ci vorrebbero troppe risorse, umane e non. 

Se mi dicessero di andare durante il giorno, per esplorare un po' di più l'area, i paesini, le attrazioni naturali, come ho fatto tempo fa (vedi qui), allora ci starei volentieri. Ba nel pieno della notte? No, grazie. Tra l'altro, non posso vedere il Fuji se ci sto sopra…



"Un uomo saggio si arrampica sul Fuji una volta, uno pazzo lo fa una seconda volta." - proverbio giapponese




Monday, June 29, 2015

Reunions and returns

“There is nothing like returning to a place that remains unchanged to find the ways in which you yourself have altered.”

― Nelson Mandela



There is something special about reunions. In this big world made so small by progress and technology, reunions still retain all their charm. A reunion can transform a long time friendship in something stronger, richer.

I've seen many friends going away, starting new lives elsewhere. The connection is never closed, and in fact I have occasionally (and rather deliberately) met some of those friends, while on a trip or conference or family visits. That's good, but there is better: when those very same people who left return to that place where it all started, where the friendships were sealed, where difficulties made them stronger…that's when it gets better.

They who have left come back to a familiar place, suddenly not so foreign, and yet they see it under a different light. They are one life experience richer, conscious of the distances in space and time they traveled.

Yes, because it is cool to meet again, perhaps meet their significant someones, families, too, there is joy in bringing up funny moments form the past, go together to places that were stuck in their memories, and at the same time learn more about each other, who we have become, laughing together at things, catch up on the life events that happened while we were apart.

This different than when people come to visit you and the country you have decided to live in…welcoming your pre-Japan friends is not just fun, it is also responsibility, as they don't know any place, how to get there, how to handle language barriers and drinking parties…in a word, they are tourists and need guides. Your post-Japan friends, instead, already know all drills, they make fun of the dumb tourists already at the airport upon arrival to "their" country, they take pride in remembering streets and restaurants names, they bring their old (still working after oh so many washing machine cycles) train card along…in a word their are "recurrists", and just need a wifi spot.

It is difficult to describe the dynamics of a second visit, although it feels as if those people had never left. The long interval and the silence between their departure and their return never existed.

I don't know if I will ever have the chance to re-experience Tokyo in the future, but I am sure I will miss something if I won't. Now, this implies that I will have to leave Tokyo at some point, and when that happens I might even be the last one within the group (or one of the last few) to leave, which means that perhaps there won't be anyone to see on my face the smile I see on the face of those friends who have had the luck to take a look at the metropolis again…

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C'e' qualcosa di speciale riguardo alle riunioni. In questo mondo grande divenuto piccolo grazie al progresso e alla tecnologia, le riunioni conservano ancora il loro fascino. Una riunione può trasformare un'amicizia duratura in qualcosa di più forte, di più ricco.

Ho visto molti dei miei amici andarsene, iniziare nuove vite altrove. La connessione non si chiude mai, anzi, durante i miei viaggi ho sempre (abbastanza deliberatamente) incontrato qualcuno di loro. Bello, si, ma c'e' di meglio: quando quelle stesse persone che sono partite ritornano li dove tutto e' iniziato, dove le amicizie si sono consolidate, dove le difficoltà li rendono più forti…questo e' ancora meglio.

Coloro che sono partiti ritornano a un posto familiare, non più straniero, eppure lo guardano con occhi diversi, gli occhi di chi ha un'esperienza in più sulle spalle, consapevoli delle distanze e del tempo che hanno percorso.

Si, perché incontrarsi di nuovo e' proprio fantastico, magari incontrare quelle persone che sono diventate parte delle loro vite, ci si rallegra a ricordare momenti del passato, si va di nuovo a questo o quel locale rimasto incastrato tra i ricordi, allo stesso tempo si viene a conoscenza di tutto quello che e' nuovo, di chi si e' diventati, si ride e si scherza, ci si racconta delle ultime novità.

Ed e' diverso di quando la gente ti viene a trovare per esplorare un po la terra che chiami casa…accogliere quegli amici pre-Giappone non e' solo bello, richiede anche un certo impegno, visto che questi non conoscono i posti, non sanno come arrivarci, e non sanno come gestire la barriera linguistica o feste alcoliche…in una sola parola, sono turisti e hanno bisogno di guide. Invece, gli amici post-Japan, sanno già tutte le regole del gioco, prendono in giro quei poveri turisti appena arrivati nel "loro" paese, si sentono orgogliosi di ricordare i nomi di ristoranti e strade, portano con loro la carta per il treno (che funziona nonostante i tanti lavaggi in lavatrice)…in una parola sola, sono "ritornisti", e l'unica cosa di cui hanno bisogno e' internet.

E' proprio difficile descrivere le dinamiche di una seconda visita, anche perché pare proprio che queste persone non siano mai andate via. I lunghi intervalli e i silenzi di colpo non esistono più.

Non so se avrò mai la possibilità di rivivere Tokyo un giorno, ma so che se non succede, mi saro' persa qualcosa. Ora, questo implica che a un certo punto dovrei andarmene da Tokyo, e quando ciò accadrà, può anche darsi che io sia l'ultima (o una degli ultimi) del circolo a farlo. Questo significa che e' anche possibile che non ci sarà nessuno a vedermi in faccia quel sorriso che vedo in volto a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di rivedere la metropoli...







Friday, June 19, 2015

Rooftop BBQ

Summertime is BBQ time! Sadly, not everywhere in town is grilling meat allowed. I mean, outside. The restriction makes all the sense in the world, because no one likes to get all the smoke from the neighbor who's happily barbecuing just one apartment below or next to yours…a jungle of concrete and lack of room don't marry very well with outdoor fires. But because a jungle of concrete exists, then rooftops spaces for rent exist, too, and licensed to BBQ!

There is one of those places on the roof of the station building near where I live (built just a few year ago), which I hadn't had a chance to see until recently. It's very well organized and super convenient: you buy your meat and whatever other things you'd like to incinerate at the supermarket downstairs, stock up on booze, take a lift up to the roof and start grilling. The space is complete with tables and barbecues, knives and chopping boards, washing sinks, bowls and charcoals already crackling and demanding meat. Depending on how high those places are, they might even come with a night view over the city…ours was embellished with a small zen garden along one edge of the roof, wood walkways, and was high enough to give a decent view of the city.

However, in Japan summertime means also monsoon season, which makes it very difficult to plan outdoor activities in advance, and sometimes even checking the latest most accurate weather forecast may not be enough. So when I planned a rooftop barbecue with other students and colleagues from work, guess what the weather was like…

There we were, until the day before unsure of whether we want to go on with the plan or retreat (to my place), crossing fingers and preparing teru teru bouzu (those are little paper dolls believed to have some powers over the weather that are hung to prevent a rainy day). In the end we went ahead with the BBQ plan, and of course rain came down in buckets as soon as we left the office. Good that the BBQ terrace also provided shelter, so that we were dry and warm. Later it also stopped raining completely, to our relief, and we had a nice and animated evening.

The group was an interesting mix of old and just arrived young students (I mean, youuuuung), so the event was a perfect chance for them to meet other people in the group. For a few of us the evening continued by the river.

For even fewer of us, it didn't end at all, or so the story goes…

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Estate e' tempo di grigliate! Purtroppo, in città non e' permesso arrostire all'aperto. E le restrizioni hanno un loro perché, visto che nessuno ama essere affumicato dal vicino di piano o di sotto…la mancanza di spazi e una giungla di cemento non si sposano certo bene con fuochi all'aperto. Pero, siccome esiste la giungla di cemento, esistono anche i tetti con licenza di arrostire.

Uno di questi posti sta proprio sul tetto della stazione vicino casa mia (che e' stata ricostruita qualche anno fa), e fino ad ora non avevo trovato valide occasioni per andarci. Il posto e' organizzato molto bene, ed e' comodissimo: si compra la carne e qualsiasi altra cosa si voglia carbonizzare al supermercato al pianterreno, ci si carica di cose da bere, si sale su e si incomincia a grigliate. Lo spazio in terrazza e' attrezzato con tavoli, bracieri, coltelli, taglieri, ciotole e carboni ardenti. Dipende poi quanto alti siano questi posti, si può' pure avere una bella vista della città sottostante.

Tuttavia, in Giappone l'estate rima con piogge monsoniche, che rendono la pianificazione di attività all'aperto praticamente impossibile. Spesso anche controllare le previsioni all'ultimo minuto per essere più precisi non serve a nulla. E difatti, proprio quando si pianificava un bel barbecue in terrazza con altri studenti e colleghi di lavoro, indovinate un po' che tempo c'era…

Eccoci qui, fino al giorno prima incerti sul procedere o annullare, speranzosi, e poi decisi a portare avanti il piano…ovviamente la pioggia arriva a secchiate non appena usciamo dall'ufficio, e per fortuna il terrazzo era ben provvisto di copertura così che siamo rimasti asciutti e abbiamo potuto accendere le braci. Poi durante la serata, la pioggia e' cessata del tutto e ci siamo divertiti.

Il gruppo e' risultato un mix interessante tra vecchi e nuovi (giovani, giovanissimi) arrivati, così che almeno per quelli freschi freschi si e' creata un'occasione per conoscere altri colleghi. Per alcuni di noi la serata e' poi proseguita lungo il fiume.

Per altri, si racconta, la serata non e' finita affatto…