Wednesday, August 20, 2014

Office Allergy

It is scientifically and extensively proven that the environment we live in affects our genes....in science jargon this is known with the term epigenetics. Actually environmental effects are just one form of epigenetics.

My workplace is strictly air-conditioned. The office buildings are located by the river mouth, we have salty particles coming from the sea and pollution coming from the factories around us, and for the safety of the electronic and hardware equipment we are forbidden to let the air from outside in. So, air circulation happens only via vents or air-cons. No open windows. Ever. This is not desirable, actually, but we have to comply.

For a long time I have tried to understand what caused my headaches, my sleepiness through the afternoons, my sinuses to swell to the point I have problems breathing, sneezing. I first thought it was dust, as I may be allergic to that (no striking, unmistakable evidence yet, though). I do suffer of a very mild form of rhinitis, but haven't developed any allergies so far, even in Japan where they say everyone here develops allergy to cryptomeria and cypress pollens.

It is to be noted that I don't feel sick all the time, but only certain days, certain times of the year. So, it must be something seasonal, alright. It usually comes in the afternoon, as if it needed some incubation time, never in the morning.

But, and here is the mysterious part, if it is something in the air, whether pollens or pollutants, whenever I am out of the office it should get worse, then. Nope. As a matter of fact, as soon as i leave the workplace my symptoms disappear....tsk tsk.

Finally it hit me. It might just be dust or it might be something else, depending on what particles are around at different seasons, but the fact that I suffer only in the office is because of air conditioning. So obvious! Especially the last days, it has been very windy, so the air blown into the rooms by the a/c units could have been unusually charged with godknowswhat and being in the office all day with the ventilation system in constant use makes me sick. I need fresh air.

See? The office is epigenetically modifying my DNA so that I now suffer of allergies I didn't suffer of before, and because of that I experience a decrease in concentration and productivity....may this be the chance to ask and obtain to work from home?

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E scientificamente provato in maniera esaustiva che l'ambiente in cui si vive ha effetti sui geni...in gergo scientifico ci si riferisce a epigenetica. O meglio, gli effetti dell'ambiente sull'organismo sono una delle forme di epigenetica.

Nel mio ufficio si va di aria condizionata. L'edificio si trova alla foce di un fiume, quindi abbiamo sia salsedine che polveri provenienti dalle industrie intorno, e per questi motivi abbiamo l'obbligo di tenere le finestre chiuse per evitare che i macchinari e i computer vengano rovinati. Quindi l'unica aria che circola e' aria condizionata. E la cosa non e' ottimale proprio, ma dobbiamo accettarla.

Ora, ho cercato di capire cosa provoca i miei mal di testa, la mia stanchezza, il naso pieno tanto che respiro a fatica e starnuti in ufficio. Prima pensavo fosse la polvere, visto che potrei benissimo esserne allergica. So di avere una leggera rinite, ma sin da quando sono qui non ho sviluppato nessuna allergia, anche se tutti dicono che qui in Giappone tutti a un certo punto hanno allergie al polline di conifere.
Tra le altre cose, non sto male sempre, ma solo in certi giorni e in certi periodi dell'anno, quindi c'e' un certo non so che di stagionale. Di solito i sintomi si fanno sentire il pomeriggio, mai alla mattina, come se ci fosse una fase di incubazione.

Ma, la cosa misteriosa e' che se davvero fossi allergica a qualcosa che e' nell'aria, allora dovrei soffrirne di più all'aria aperta non in ufficio. No? E invece no. Di fatto, appena esco dal mio ufficio tutto passa. Proprio strano.

Ma ora finalmente ho collegato: o polvere o polline, qualsiasi cosa sia, la causa e' proprio l'aria condizionata! I giorni scorsi sono stati parecchio ventosi, e chissà cosa avranno mai portato i venti con se fino a spingerli nel sistema di ventilazione. Ovviamente, essendo tutto il giorno in ufficio, con l'aria condizionata perennemente accesa, il cervello ne risente...ci vuole aria fresca per poter pensare e respirare.


Quindi alla fine posso dire che l'ufficio ha effetti epigenetici sul mio DNA visto che soffro di allergie che non avevo prima e questo causa una riduzione in produttività e concentrazione...non e' che sia questa la volta buona che posso chiedere e ottenere di lavorare da casa?




Tuesday, August 19, 2014

Weather is not what it used to be

I have forgotten how summer vacations look like, how they feel like. 

I can't say with certainty if this happens because of the job, or because of the place I live in, or even both. What is unanimously, universally ascertained, though, is that the weather is to be blamed all the time. 

If I imagine my grandparents complaining, they'd say "the weather is not what it used to be". I mean, the sentence "[subject] is not what it used to be" applies to anything. Well, it works. 

I know I may sound redundant, but certain things were absolute truths when I was younger, like that summer back home in Sicily lasted form April to October. Eight months of dry, warm, sunny days. There was no need to plan ahead, no need to check the forecast, no bad luck: it was sunny and it stayed that way. You knew.

Now even in Sicily it is impossible to know what the days will look like. This is the new absolute truth. And it applies to every place, every time except for weekends… for those we have to always take into account the infamous Murphy's law, so that weekends are poised for bad weather.

This summer in Tokyo has been rather cool compared to the weather projections for this period, we've had lots of rain, lots of winds, out-of-season typhoons. Summer is becoming an issue, especially for me, known to friends worldwide for being a seaside girl. Given that 1) Tokyo has no (good) beaches, 2) summer holidays have to be wisely used, 3) Japanese tourism is organized such that all vacationers must travel to the same locations in a limited time window (outside of which services are no longer available, aka you are on your own), AND finally 4) the weather doesn't cooperate…..well, we are experiencing a crisis.

Now, I am complaining and all because, well, I have nothing else more interesting to talk about right now, but really it is because for the n-th year in a row I haven't had a proper summer vacation and I need one. I mean, even last year when I went to Sicily in August, people I said AUGUST, I could manage only two days at the beach. The rest of the vacation was cold and cloudy. Just saying…
Secondly, I have planned a three day weekend at the seaside. Weather has been gorgeous, guess when? Right, weekdays. Weekend forecasts: cloudy with chance of rain. Great, just great….

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Non mi ricordo più come sono le vacanze, cosa si prova.

Non posso dire con certezza se e' per via del lavoro o del posto in cui vivo o tutti e due. Quello che e' certo, in maniera universale e unanime, e' che e' comunque colpa del tempo.

Se penso a quello che i miei nonni direbbero, sarebbe qualcosa del tipo "il tempo non e' più quello di una volta". Anzi, la frase "[soggetto] non e' più come una volta" praticamente va bene con qualsiasi cosa.

So che posso sembrare ripetitiva, ma dico, quando ero più giovane certe cose erano verità assolute e indiscutibili: tipo, l'estate in Sicilia durava da aprile a ottobre. Erano otto mesi di giorni caldi e soleggiati. Non c'era bisogno di programmare in anticipo, non c'era bisogno di controllare le previsioni, non c'era nulla che cambiasse questo stato delle cose. Era estate, e in estate c'e' il sole. Sempre.

Anche in Sicilia invece ultimamente e' impossibile sapere come sia il tempo. E' questa la nuova verità assoluta. E si applica ovunque e sempre, a parte nei fine settimana….ricordatevi la famosa legge di Murphy, perché in effetti nel fine settimana spesso e' previsto brutto tempo.

Quest'estate a Tokyo e' stata abbastanza fresca se paragonata alle proiezioni per questo periodo, abbiamo avuto un sacco di pioggia, vento e anche tifoni fuori stagione. L'estate sta diventando un problema, e questo e' specialmente vero per me, che sono famosa per essere un animale da spiaggia. Considerato che 1) Tokyo non ha (belle) spiagge, 2) le vacanze estive vanno praticamente usate con parsimonia, 3) l'industria turistica nipponica e' strutturata in una maniera tale che tutti i vacanzieri devono viaggiare nello stesso periodo, che e' corto e al di fuori di esso non ci sono praticamente servizi, e infine 4) il tempo non e' cooperativo….insomma, capite che siamo di fronte a una crisi.

Ora, mi lamento perché' intanto non ho altro più interessante da raccontare, ma perché in realtà e' l'ennesimo anno che non faccio una vacanza come si deve. Anche l'anno scorso in Sicilia, e parlo di agosto, non c'e' stata possibilità di una capatina al mare se non per soli due giorni, visto che il tempo era da autunno. No, dico, giusto per fare il punto.

Inoltre, ho programmato una vacanza di un fine settimana (tre giorni) al mare. Indovinate un po' come e' il tempo? Beh, soleggiato durante la settimana e ovviamente nuvoloso con probabilità di pioggia durante il fine settimana. Proprio quello che volevo…

expectation

reality

Saturday, August 9, 2014

Summer school - Women and Science

Five women and three suitcases on a business trip to the middle of the nowhere to participate to a summer school for a couple of days. We are not going back behind a desk to learn, but rather to teach. Or so we think...

In the last years the Japanese have taken gender equality issues more seriously (read: they started to think about gender equality), so that it could be easier for women to pursue a work career. A career that starts very early in the form of orientation for middle and high school girls. And what place can be better than the National Women Educational Center to put together female students and female scientists in order to motivate tomorrow's working class?

From the office directly, me and four other invited colleagues take a long but fun train ride. We stop to grab dinner in Ikebukuro, nice burgers by J.S. Burgers chain, then we continue the trip towards Musashi-Ranzan, our final stop only one stop away from "the end of the world" (all credit goes to Gloria for this pretty realistic expression to define the middle-of-the-nowhere-ness we were): roads were dark, no trace of human life around, not even dogs barking... 

Now, this women's centre is very familiar to us, as we hold our company retreat there once a year. I will never get why we have to go to this remote, boring, isolated place, except for that it is really cheap. I convene that it is quiet and it is nice to walk around, it even has a pretty pond…but still pretty boring and lacking any form of entertainment on a 5km radius. For the emergencies, though, there are beer vending machines. Hotel rooms are simple but large, made for two people each. The pillows they feature, though, are my nightmare and this time I made sure not to forget to bring my own from home.

The next day was deadly: breakfast is eaten before 8:30, T-shirts sporting the event logo are distributed, name tags are handed, prep meeting is started. Focus of the meeting is to come up with a strategy to interact with school girls. The Japanese are well known for their shyness. Younger Japanese are even more reluctant to interact with foreigners. When the common language is English, then, communication just doesn't happen. So, our strategy should be effective in making them comfortable, make them talk and make them creative and ask us questions. Ideally about science, or -mission impossible- about women in science…

What we actually do is just chitchat and get to know the other foreign female scientists recruited from other universities and research institutes in Japan. We made up a very heterogeneous group, with physicists, chemists, engineers, researchers all of different nationalities like Malaysia, Korea, Mongolia, Afghanistan, Vietnam, Thailand, Indonesia, Sri Lanka and of course the European batch with Italy, France and Spain. I loved the mix.

After strategy meeting we get lunch, then set up the meeting rooms for the "International exchange" and then we sit and wait. We are called TA (teaching assistant), but we actually don't teach. What we really do is talk, push these poor terrified girls to tell us something, anything, but we end up doing all the talking while they do the nodding, so after just three hours we are exhausted, with a pounding headache and without voice. But I was happy to see that at least some of the students were eager to interact and showed enthusiasm in speaking English. 

After the Q&A session, there is another interactive session, where small groups with a theme form and the girls can visit each group and learn something. Us TA are required to make, no need to say, another "international exchange" group. D'uh…

Then there is the party dinner, and then another exchange session. Basically the day is 15 hours long. We felt like we ran a marathon, and I don't want to know how tired the students may have been, as they go around all day try to attend everything. Actually, after knowing what they are doing in these days (3 full days of science orientation), I wish I were one of them! They learned how to extract DNA from a banana, how to visualize a protein structure, how to make a gel shift assay how to build a music box, how to interpret sound/music/light waves, went on a field trip to catch some critters, and more other interesting hands-on activities, they saw posters, presentations by other females working/studying in science…all in all I think there was a lot of stuff to make any of them interested in science.

In the morning of the last day, us TAs have another meeting, focused on closing remarks and comments on the quality/impact of the event. Administrative tasks finished, forms signed, goodbyes exchanged, we grab our suitcases (and pillow) and go home.

Science women can be cool, entertaining, and above all pretty.

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Cinque donne e tre valigie per un viaggio di lavoro verso il bel mezzo del nulla, al fine di partecipare a un campo estivo per un paio di giorni. Non torniamo dietro ai banchi di scuola per imparare, bensì per insegnare. O così crediamo….

Negli ultimi anni i giapponesi hanno preso sul serio le problematiche sull'eguaglianza dei sessi (leggi: hanno iniziato a pensarci finalmente), in modo da facilitare una carriera lavorativa alle donne. Una carriera che inizia molto presto sotto forma di orientamento per studenti di liceo. E quale posto migliore se non il centro nazionale di educazione femminile per riunire ragazze e donne già in carriera al fine di motivare la classe lavorativa del domani?

Direttamente dall'ufficio io e altre quattro colleghe invitate all'evento ci catapultiamo verso un lungo ma divertente viaggio in treno. Ci fermiamo per cena a Ikebukuro dove assaggiamo i panini di JS Burger, e poi continuiamo fino a Musashi-Ranzan, il nostro capolinea, a una fermata sola di distanza dalla "fine del mondo" (credito per questa descrizione realistica di un posto ai confini della civiltà va a Gloria):  strade buie e deserte, nessuna traccia di vita in giro, neanche un cane che abbaia…

Ora, questo centro di educazione femminile e' luogo conosciuto, visto che una volta all'anno ci andiamo in ritiro aziendale. Non capirò mai perché si decida proprio per quel posto, che e' remoto, isolato e noioso, ma molto probabilmente perché costa pochissimo. Siamo d'accordo che e' pacifico, tranquillo e c'e' persino un bel laghetto, pero', e' comunque noioso e non c'e' nessun tipo di intrattenimento nel raggio di 5km. Almeno per le emergenze ci sono i distributori automatici di birra. Le stanze sono semplici ma spaziose, per due persone, ma i cuscini che ci sono in dotazione sono tra i più intollerabili tant'e' che stavolta faccio in modo di non dimenticare il mio da casa. 

Il giorno successivo e' mortale: colazione prima delle 8:30, distribuzione delle magliette con il logo dell'evento, distribuzione delle targhette col nome, riunione preparatoria. L'obiettivo della riunione e' di trovare una strategia vincente che faccia interagire le ragazze con noi. I giapponesi sono famosi per la loro timidezza. I giovani giapponesi sono ancora più riluttanti a interagire con gli stranieri. Se poi il linguaggio comune e' l'inglese, allora la comunicazione praticamente non avviene. Quindi la nostra strategia deve essere efficace in modo da farle parlare senza pressioni di qualcosa inerente alle scienze -caso ideale-, o anche - caso missione impossibile- inerente alle donne e scienze…

In realtà quello che succede e' che ci mettiamo tutte a chiacchierare per conoscerci meglio, visto che veniamo da diversi istituti di ricerca e università in Giappone, e soprattutto da diversi paesi: abbiamo esperte di fisica, chimica, ingegneria, informatica, biologia da Malesia, Corea, Indonesia, Vietnam, Sri Lanka, Afganistan, Mongolia, Tailandia, e poi  Francia, Spagna, Italia….un bel gruppo, non c'e' che dire.

Dopo la riunione si pranza, poi si sistemano le stanze per la nostra attività e poi ci sediamo e aspettiamo. Il nostro nome ufficiale e' qualcosa del tipo assistenti insegnanti, ma non insegniamo proprio niente. Quello che facciamo e' convincere queste povere e spaventate ragazze a dirci qualcosa, qualsiasi cosa, ma invece finiamo col parlare solo noi così che solo dopo tre ore siamo proprio stremate, senza voce e con un mal di testa epico. Pero' sono rimasta contenta nel vedere che almeno alcune ragazze erano volenterose e hanno dimostrato un certo entusiasmo a parlare in inglese.

Alla fine di questa fase di domande e risposte c'e' ancora spazio per un altro evento di interazione tra noi e le ragazze, che e' praticamente la stessa cosa che abbiamo fatto nelle tre ore precedenti, ma ora la partecipazione e' libera. Poi segue la cena di ringraziamento e poi ancora un'altra ora di socializzazione. In pratica la giornata e' stata di 15 ore piene. Ora, noi eravamo distrutte, ma non oso pensare a come dovevano sentirsi queste ragazzine che per tutto il giorno sono andate da una attività all'altra senza sosta. A essere sincera, dopo aver visto quello che c'era in programma nei tre giorni di orientamento, avrei voluto assistere anche io: estrazione del DNA da una banana, visualizzazione di proteine, costruire una scatola musicale, imparare le lunghezze d'onda, eccetera eccetera eccetera.


La mattina del giorno seguente, noi "insegnanti" abbiamo ancora una riunione che serve per commenti, suggerimenti, fare il punto della situazione. Non appena finiamo con tutte le scartoffie varie, ci salutiamo e ognuno ritorna a casa (cuscino al seguito).









Friday, August 1, 2014

11:11

For many, superstition or not, the recurrence of certain events may just not be a mere coincidence.

There exists a lot of witchery, beliefs, pseudo-science, theories about numbers and their meaning out there, but whether they are good or bad, whether they influence peoples lives or not, and so on, I wouldn't bet a dime on. There is enough new age fueled mambo-jambo available for everyone to read, in case this topic raised any interest, so I won't repeat any of that.

I stick to the one simple explanation: once we start noticing the first coincidence, we're pretty much hooked with the subsequent ones. We, in short, pay more attention to some random events just because we noticed, or someone made us notice, a pattern. All those "striking coincidences" that people seem to find associated to the recurrence of a number are just the result of a grand scam, and so called experts prove their point by bringing manufactured evidence. Simply, they manipulate you into seeing a pattern where there isn't one.

That said, I am sure that from now on I will have you "manipulated", and if you started seeing more occurrences of the same event don't think the universe is trying to talk to you, because it's not. Just blame me.

Think for example of those dates and times with number 11: November 11, the 100 years cycle of the 11/11/11 date (see the amount of marriages worldwide on Nov, 11 2011), the time of the day 11:11....any possible combination or repeated sequence of this number can't but bring up thoughts on supernatural and spiritual, magical and mystical.
Some say the 11:11 time is good news, some say it is bad news, but all numerology experts (do they have experts for that?) agree in one thing, that number 11 is a master number, as a double digit and as a double 1, and is the most powerful of all numbers...

Now, I've been stalked by number 11 for a while.

It all started with an email sent by a friend with subject "11:11", as that was the time it was sent. From then, I started seeing 11's all over the place. When I check the time it's often at 11:11, I select item 11 from a vending machine, my train card is left with 1111 yen credit, and more and more and countless occurrences of this number in every situation. 

I know exactly that it is only a result of a mental involuntary association, but I can't help but notice every time. 

I need a way out of it. 

Perhaps, from now on, you too...

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Per molti, che sia superstizione o no, il ripetersi di certi eventi non rappresenta una coincidenza.

Esistono un sacco di credenze, di finta scienza, di teorie e altro su numeri e il loro significato, ma non scommetterei sulla loro veridicità o influenza su cose o persone, o effetto positivo o negativo. C'e' abbastanza materiale a disposizione se uno volesse informarsi sull'argomento, quindi non vado oltre.

Io mi soffermerei di più sulla sola e semplice spiegazione che una volta che uno nota la prima coincidenza, poi continua a notare anche le successive. In breve, tendiamo a prestare attenzione a certi eventi solo perché abbiamo notato, o perché qualcuno ci ha fatto notare, un motivo. Tutte quelle coincidenze schiaccianti che le persone associano alla ricorrenza di un certo numero sono solo il risultato di una presa per i fondelli e tutti questi pseudo esperti corroborano l'evidenza costruendola. Praticamente manipolano la gente per far loro notare un motivo dove non ne esistono.

Detto questo, sono sicura che d'ora in poi vi avrò manipolato e nel caso in cui iniziaste a notare il ripetersi dello stesso evento non pensate sia perché l'universo sta cercando di dirvi qualcosa…e' solo colpa mia.

Per esempio, pensate alle date e agli orari con il numero 11… l'11 novembre, e poi il ciclo di ogni centro anni della serie 11/11/11 (andate a vedere il numero di matrimoni nel mondo l'11 novembre 2011), poi le ore 11:11…ogni combinazione e sequenza di questo numero non può che suscitare pensieri sul sovrannaturale e spirituale, su magia e mistero.

Alcuni dicono che l'ora 11:11 ha un significato positivo, altri invece dicono che ha un significato negativo. Eppure tutti gli esperti di numerologia (si hanno esperti per questo) concordano nel considerare il numero 11 un super numero, perché e' una cifra doppia e perché e' doppio 1 che rappresenta il numero più potente in assoluto.

Ora, e' da un po che sono perseguitata dal numero 11.

Tutto e' iniziato con una email di un amico che portava come oggetto "11:11", perché era stata inviata a quell'ora. Da li, ho iniziato a vedere 11 dappertutto. Per esempio, controllo l'ora e sono le 11:11, prendo una bevanda dai distributori automatici ed e' quella alla posizione 11, la mia scheda per il treno ha 1111 yen di credito, e altre infinite coincidenze del genere.

So esattamente che tutto ciò e' il risultato di una associazione mentale involontaria, ma ogni volta non posso far altro che notarlo.

Ho bisogno di uscirne.

E forse, d'ora in poi, anche voi...




Saturday, July 26, 2014

Summer in the city - with surprise

The most dreaded season of the year has eventually arrived. Several signs tell us that the Japanese humid and hot summer started: 

The rise of temperatures, of course, the most obvious. It is not pleasant, sure, especially because humidity makes people feel 15 more degrees on their skin. Still, it is not like that every day. Some days are actually dry and to me those are the best days.

Tropical-like storms, those that come, flood a place and go within an hour. Now, I do like summer storms, watching the lightning and hearing the subsequent thunder, figuring out how far, by the delay in sound, the light can be…if I am safe home. I don't like them if I happen to be outside for any reason, like going back from work. I don't feel safe. But storms like those are only a handful, and mark the end of the rainy season.

The singing of cicadas. This is the most pleasant summer sound of all by the most unpleasant insect of all, and if you have never lived in Japan in summer you will never understand what it means. Just take my word for that.

But one thing I do like about this season is that all bars and restaurants put tables outside, and for a few weeks I feel I am back in the mediterranean where we have our meals outside on the terrace, we meet at cafes and bars by the seaside, we hang out at terraced pubs and pizzerias….

Last night was I think the very first summer night of this sort. Me and friends were walking towards Shinagawa station, which now is not exactly the center of Tokyo's nightlife, but that cafe in one corner was screaming summer from every detail: painted yellow doors all open, yellow sun umbrellas on the tables, plants, tropical cocktails, cool air blasted around the sitting area, lively atmosphere, cute girl with cute friendly dog taking one chair, loud music (note: they could have selected a better lineup, but we were not there for the music after all).

While we were all chatting and drinking, I am served ANOTHER drink. A guy from the table next to ours must have obviously been struck by my beauty, charm, intelligence, confidence, social skills, entertaining skills, sense of humor blah blah blah, so he tried to flatter me with that move of buying me a drink…

Dammit! Don't do that, random foreign guy! I don't have time for you. For soooo many reasons! You are not my type to start with, and I don't want to get that feeling that I am obliged to look at you and thank you, and maybe engage in conversation, and maybe promise you that I will see you again because I don't want to. But since I would feel bad in not doing all these things now that you decided to capture my attention, I have to politely thank you. Now it's really awkward that you and your friends are at the table next to the one where me and my friends are having a great time, since I can't pretend you're not there. Dammit!

So, this is another thing I don't like of summer season, but heh, at least it can happen. Imagine if next time he's my type instead….

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La stagione più temuta dell'anno alla fine e' arrivata. Vari sono i segnali mi dicono che l'estate calda e umida giapponese e' iniziata:

Ovviamente, l'innalzamento della temperatura. Chiaro che non e' una cosa piacevole, soprattutto perché l'umidità fa sentire almeno 15 gradi in più. Ma alla fine non e' così costantemente, ci sono giorni in cui l'aria e' secca e quei giorni sono i miei preferiti.

Poi, i temporali, di quelli che arrivano all'improvviso, allagano tutto e vanno via dopo un'ora. Ora, i temporali estivi mi piacciono, mi piace guardare i lampi e poi capire dall'arrivo del tuono quanto lontano e' la pioggia. Tutto questo se sono a casa. Ma se per una qualsiasi ragione mi trovo fuori durante uno di questi acquazzoni, tipo devo tornare dal lavoro, non mi sento proprio al sicuro. In ogni caso, temporali del genere sono solo una manciata, e segnano tra l'altro la fine della stagione piovosa.

Poi, il canto delle cicale. Questo e' il suono più piacevole dell'estate ma emesso dall'insetto più spiacevole e questo e' qualcosa che e' impossibile da spiegare e impossibile da capire se non avete vissuto almeno una estate in Giappone. Credetemi sulla parola.

Pero' c'e' una cosa che adoro di questa stagione ed e' che tutti i bar e ristoranti finalmente offrono tavoli all'aperto e per qualche settimana per me e' come essere nel mediterraneo dove si mangia fuori a qualsiasi ora, ci si incontra nei bar sul lungomare, si passano le serate ai tavoli fuori dal pub o la pizzeria…

L'altra sera era la prima vera serata estiva. Assieme ad un gruppo di amici si passeggiava verso Shinagawa, che non e' esattamente il centro della movida tokyana, ma quel piccolo bar all'angolo sprizzava estate da ogni dettaglio: le porte dipinte di giallo erano tutte aperte, a ogni tavolo c'era un ombrello giallo, c'erano piante fuori, i cocktail tropicali, aria fresca pompata sulla piazzetta, atmosfera vivace, ragazza carina con cagnolino carino seduto al tavolo con lei, musica ad alto volume (da notare che con la musica avrebbero potuto fare di meglio, ma accontentiamoci).

Nel bel mezzo delle nostre chiacchiere mi vedo portare un ALTRO bicchiere di vino…da parte di un tizio che stava al tavolo accanto, ovviamente deve essere stato colpito dalla mia bellezza, dal mio fascino, la mi intelligenza, la mia sicurezza, le mie capacita sociali, il mio umorismo, etc etc etc …
Ma porca miseria! Uomo sconosciuto, non lo fare mai più! Non ho tempo per te, e per varie ragioni! Tanto per cominciare non sei proprio il mio tipo, e poi non mi va che mi devo sentire obbligata a guardarti e ringraziarti, e magari iniziare una conversazione, e magari rivederti una seconda volta..no no no, non se ne parla proprio. Purtroppo, pero', visto che mi sembra brutto che dopo tutto quel che hai fatto per attirare la mia attenzione non ti degno di uno sguardo, ti devo comunque ringraziare. E poi e' proprio brutto averti nel tavolo accanto e far finta di niente per il resto della serata…mannaggia.


Questa e' un'altra cosa che non amo dell'estate, ma oh, succede. E poi immaginate se la prossima volta fosse il mio tipo, invece...





Wednesday, July 23, 2014

Ito - 伊東

Here goes the same story: you have a long weekend ahead, a summer weekend, you plan three full day at a beach far away to cook yourself well, wash away all your stress with a few dips in the ocean, read. Then rain comes and trashes your hopes.

I had to improvise, at that point. Saturday was effectively well spent in improvisation, or I shall say well spent in accidental catching up on sleep…rainy days help a lot in keeping me in bed. But the Monday, Marine day, had to be properly observed: off we go to Ito (伊東), thermal town and one of the leading wasabi producer, 2 hours away from Tokyo by train.

Some general background information: Ito is a famous hot spring resort town, like all towns in the peninsula, and hot thermal water even spills from the city fountains. The main food produce seems to be stockfish, but really I guess that all seaside towns are mainly managing their economy through fishing. But, as any place must have its own special item, here dry fish is just about everywhere on display.

So...I couldn't sleep much at night, for reasons beyond this post, I was up at 5am and ready to leave home at 7am. The morning was overcast, without hopes of clearing up, at least in Tokyo area. I took off hesitant, really, as I didn't expect a fun trip. I mean, there's no sun…how can a day be good without sun? With every stop I kept thinking that I had to get off at the next station and go back home, notify those friends who planned to join me later that day, and simply go back to bed…that was until the train passed Odawara, the last big town in Kanagawa prefecture before entering Shizuoka prefecture, home of natural treasures Fuji, Hakone and Izu peninsula.

Until Odawara, the train line runs inland and cuts through cities. After, instead, the railway follows more or less the coast, so that one can always have a glimpse of the ocean. The exact moment I could see the water, the horizon, the boats, I felt alive again. Suddenly the weather doesn't matter, the long ride doesn't matter, the wait before friends showed up doesn't matter. All that matters is the ocean and me. One of the sceneries I will always remember is right this one, that goes from Atami, spa hub and entry door to Izu peninsula, all the way south until the tip and over: mountains on one side, with towns built on the slopes so that they all face the sea that's on the other side;  tunnels; forests; rugged coastline; beaches; cliffs…

As soon as I arrive in Ito, a blue clear sky welcomes me, so that I have nothing more to do than walk to the seaside. I was positively impressed by the town's beach (Orange Beach, not even a wild guess on the name), in fact I was expecting more a small piece of sandy coast with no charm. But instead, although of volcanic origin, the dark beach was well kept, clean, wide and above all deserted (reminder: I got there at 9am). Later it filled up with families setting up their tents, but still it was very different from the overly crowded Tokyo beaches.

A first group of friends arrived before lunch, and with them I waited until a second group arrived just in time for lunch. We checked some local restaurants, to eat fish, of course, then we walk around to explore the city a bit. As soon as we walk away from the beach the seemingly flat seaside town reveals steep roads and hills, forest, old wrecked houses -many of them NOT abandoned, a river. The place all together looked to me a mixture of a ghost town, a countryside town, a fishermen town, an old town, a boring town. Walking up and down the hills following the river…er, the canal…erhm…the running water, we saw buildings standing along one side of the canal, the entrance to all of them was basically a tiny scaffold bridging to the other side, and they all gave me the impression of stilt-houses...this proves that Japan is not all about Tokyo and skyscrapers and technology. There is some old stuff around. For now.

On one end of the town there's the marina (Sunrise Marina…oh, it kinda suggests now an explanation of why the beach is named Orange Beach…), with annex shops and restaurants and what not, where buildings look like those small summer towns in Norway. On the other end there's the port, where ferries to the Izu islands depart from.

Our group splits into two, the sightseeing lovers who go visit the marina, and the beach lovers who go back to an empty beach. Then we all meet at the end of the day to go back.

I felt happy on this day, like it hadn't happened in a long time. This is the unmistakable proof that Marina is not just a name, it is a status, a mission and a way of life.

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Si ripresenta la stessa storia: si ha a disposizione un fine settimana di tre giorni, programmi una fuga verso una spiaggia per cuocerti bene, lavare via tutto lo stress con una bella nuotata, leggere. Poi arriva la pioggia e vanifica i piani.

A quel punto non mi resta che improvvisare. Il sabato e' stato improvvisato bene, direi, o meglio dovrei dire che e' stato accidentalmente trascorso a letto a dormire…le giornate piovose del resto facilitano il sonno. Ma il lunedì, giorno del mare, bisognava osservare la festività: così si va a Ito, città termale e una delle maggiori produttrici di wasabi, distante sole 2 ore in treno da Tokyo. 

Alcune informazioni di base su Ito: città famosa per le terme, come tutte le altre città della penisola, e addirittura acqua termale zampilla dalle fontane in giro per la città. Il prodotto principale pare sia pesce secco, anche se direi che per tutte le cittadine di mare il pesce e' il prodotto per eccellenza. Come prodotto tipico, pero', questo pesce secco la fa da padrone, visto che si trova dappertutto. 

Non ho dormito molto la sera prima, per ragioni che vanno oltre questo post, così che ero sveglissima alle 5 e pronta alla partenza già alle 7. La mattinata era nuvolosa, senza speranza di schiarite. Un po' esitante vado, senza aspettarmi granché dalla giornata….dico, senza il sole uno come fa a divertirsi? A ogni fermata pensavo di scendere e tornare indietro, avvisare i miei amici e semplicemente andarmene a dormire di nuovo…ma questo fino a Odawara, l'ultima città nella provincia di Kanagawa prima di entrare nella provincia di Shizuoka, casa dei tesori naturali quali Fuji, Hakone e la penisola di Izu.

Fino a Odawara il treno attraversa le città, ma dopo i binari seguono grossomodo la costa così che si vede sempre uno scorcio di oceano. Il momento esatto in cui vedo l'acqua, l'orizzonte, le barche, mi sento di nuovo viva. Improvvisamente non mi importa più del tempo, della distanza, dell'attesa per i miei amici. Tutto quello che ora importa e' l'oceano e me. Uno degli scenari naturali che ricorderò sempre e' proprio questo che va da Atami, centro termale e porta d'ingresso a Izu, giù fino alla punta e oltre: le montagne da un lato, con case e città costruite sui fianchi che guardano tutte il mare dal lato opposto; le gallerie; le foreste; la costa frastagliata; le spiagge; le rocce…

Non appena arrivo a Ito un cielo limpido e blu mi accoglie, così che non mi resta altro che trovare la spiaggia. Tale spiaggia (chiamata Orange beach ma non chiedetemi il perché) mi colpisce parecchio, visto che mi aspettavo una strisciolina di sabbia senza fascino e poco più. Invece mi trovo davanti una lunga costa di sabbia vulcanica, ben tenuta, pulita e soprattutto deserta (ricordiamoci che sono arrivata alle 9 di mattina), che poi si riempie di famiglie ma pur sempre non affollata come le spiagge vicino Tokyo.

Un primo gruppo di amici arriva poco prima pranzo, e assieme aspettiamo il gruppo successivo per poi andare a pranzo. Ovviamente si cercano ristoranti che servono pesce, poi dopo esserci rimpinzati andiamo in giro a scoprire la città. Non appena ci allontaniamo un poco dalla costa, immediatamente le strade si inclinano in salita, e ci troviamo di fronte a foreste, case vecchie, anzi catapecchie, ma NON abbandonate, un fiume. Nell'insieme questo posto mi fa venire in mente un mix di città fantasma, città di campagna, città di pescatori, città vecchia e noiosa. Camminando su e giù seguendo il corso del fiume, anzi canale, anzi fiumiciattolo, anzi acqua corrente, abbiamo visto un sacco di edifici costruiti su un lato del fiume e collegati all'altro lato da un ponteggio-passerella, come fossero delle palafitte. 
Questo prova che il Giappone non e' tutto grattacieli e tecnologia, ma c'e' in giro tanta roba vecchia. Per ora.

A una estremità della città si trova la marina (Sunrise Marina, il che mi suggerisce in effetti il perché del nome Orange beach), con annessi ristoranti e negozi, dove gli edifici colorati assomigliano a uno di quei piccoli villaggi norvegesi dove si passano le vacanze estive. Dall'altro lato della città invece c'e' il porto da dove partono i traghetti per le isole.

Il nostro gruppo si divide tra quelli che continuano il giro turistico e gli irriducibili della spiaggia. Poi ci siamo reincontrati a fine giornata per il ritorno. 


Mi sono proprio sentita bene come non mi succedeva da tanto. Questa e' la prova inconfutabile che Marina non e' solo un nome, ma e' uno status, una missione e uno stile di vita.









Friday, July 18, 2014

Bon Odori with Fireworks

Andrew, my friend and colleague, tonight told me that he was surprised to see me at the temple. He thought I was done with all this traditional Japanese stuff…I am talking about the Bon Odori, the time in summer when people light up lanterns and dance in circle. 

Well, he was half-right. I actually do like the tradition, but I don't like the agitation such events bring. I mean, I simply don't like crowded places, having people bumping into me, people talking loudly, people even brushing me while walking (absentmindedly, in case of the Japanese)…so I don't know why I had decided to go and see -again- the bon odori dance at Sojiji Temple. It can be because of the memory I have of when I went last (See HERE), with the company of a couple of friends. Maybe the fact that I was playing with their kid made me oblivious to the crowd, or maybe it was just that I went on a low turnout day (or time of the day). 

This time, instead, as soon as I got to the temple entrance, I saw the uniform and dense carpet of human heads before me, the two lines of food stall on the sides with long lines of humans queueing to get some food and drinks, and I was really having second thoughts about walking up the long paved road leading to the main temple gate and to the dance stage. But another colleague was already there, waiting for me, so I motivated myself and slowly, cursing and cold-sweating, I found the person I was looking for.

As if to prize to my model of behavior for fighting the urge to scream at the horde of people and getting to meet my friend, there even was a fireworks display. It was really nice, just enough sparks and booms to cheer everyone up, make the little ones cry and make the grown-ups go ooohhh and ahhhhh. After that, lights go up again, music starts playing again and the dancing in circle continues.

Eventually, after being captivated by the dance, I see other colleagues who came to see the dance too, a first time for all of them. At the end of the day I was glad I went, following the spree of the moment, as it was a ton of fun. Me and Yuki even photo-bombed a couple posing by the temple main gate…I so hope we made it to be in the picture!

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Andew, mio amico e collega, stasera mi dice che non se l'aspettava proprio di vedermi al tempio. Pensava che io ne avessi abbastanza di queste tradizioni giapponesi…mi riferisco alla danza chiamata Bon Odori, ovvero quando in estate si accendono lanterne e si balla.

Diciamo che ci ha azzeccato per meta'. La tradizione mi piace, ma quello che non sopporto e' l'agitazione che tali eventi mi provocano. E' solo che non mi piacciono gli spazi affollati, o persone che mi sbattono inavvertitamente contro, persone che parlano a voce troppo alta, addirittura persone che mi sfiorano per sbaglio (e nel caso dei giapponesi questo accade spesso visto che hanno la testa altrove)…e quindi non so proprio perché mi sia decisa ad andare di nuovo a vedere la danza bon odori al tempio Sojiji. Penso che sia stato in base al ricordo che avevo dell'ultima volta che sono andata (Vedi QUI), in compagnia di una coppia di amici. Forse era perché giocavo con il loro figlio e quindi non mi sono proprio resa conto della folla, oppure era perché siamo andati in un giorno (o ora del giorno) con minore affluenza.

Stavolta invece, non appena sono arrivata all'ingresso del tempio e ho visto il denso e uniforme tappeto di teste umane di fronte a me, le file di bancarelle dove la gente aspettava in coda per comprare qualcosa da mangiare o da bere, ho avuto dei ripensamenti e non mi sentivo proprio di fare il viale d'ingresso che porta su fino al tempio. Ma un altro collega era già li che mi aspettava e quindi mi sono fatta coraggio, e lentamente, tra imprecazioni e lamenti, ho trovato la persona che stavo cercando. 

Come se fosse stato un premio per la mia buona condotta nel combattere il bisogno di gridare contro alla moltitudine che mi separava dal mio collega, c'erano pure i fuochi d'artificio. Uno spettacolo carino, con abbastanza luci e scintille da far felici tutti, far piangere i piccoli e far meravigliare i grandi. Dopo, le luci si riaccendono, la musica riparte e si ricomincia con la danza.


Alla fine, dopo aver ceduto alle danze, vedo altri colleghi che erano venuti al tempio. Era la prima volta che assistevano a questo tipo di tradizione. E sono stata contenta di aver seguito l'impulso del momento, dopotutto, ed essere andata, perché e' stato proprio divertente. Oh, io e Yuki abbiamo persino provato un bel photobomb a una coppia….spero davvero che ce l'abbiamo fatta.





Tuesday, July 15, 2014

LOCK-UP -- before you tie the knot

I hope my friend didn't think about the inevitable symbolism behind picking the theme restaurant LOCK-UP to have a bachelorette party…are we going to tell the bride-to-be, implicitly, that marriage will be a prison? That freedom is over? HEHEHEHEHE!

I could keep bringing up puns with this theme, like saying that it was sort of ironic see a scientist (hem, me) who works on CAGE technology-based gene expression (it's all bio-babble, fellas in my same field will get it right away) locked up in a cage for dinner…

Done with bad jokes, I can now go to the real story. So, yes, girl friends of a woman soon to marry got together in this theme restaurant to party. We organized and got all together in secret, so that the unaware guest of honor would be escorted by her fiance to an arranged place X where two of us in disguise would fetch her (who was reluctant to leave with a horse-headed and a Ghostface pair).

Now, it was my first time in LOCK-UP, and I don't really know what to make of the place. It was prison-themed, with dining rooms as cages, waiters in convicts uniforms and other staff wearing cop uniforms, but it was also horror-themed, as they tried to scare people with sudden screams, sudden visits by random (supposed) frightening characters, darkness and so on. Drinks were themed too, but they all looked like coming from a chemistry lab than from a prison: flasks, droppers, test tubes (I picked the fanciest looking set of cocktail tools). Eventually, I concluded the place looked like Frankenstein Castle where an alchemist would do all sort of experiments on some hopeless slaves locked up to rot in the basement. There.

Anyway, those cocktail drinks had zero to nil alcohol content, so that after a couple of attempts we unanimously voted to switch to beer. Not a very classy move, but we wanted alcohol and that was the best we managed. 

To get the conversation going, while waiting for our guest of honor to arrive, and later to explain how we ended up at that party we compiled a nice list of our names, corresponding seat at the table, relationship with the bachelorette, and such. Very organized women, you can say that.

The best part comes right when they (the restaurant monsters) least expected: three times someone, in the darkness, attempted to break in our cage to scare us. And three times that someone had to leave visibly puzzled at seeing that there was a monster with us already -my friend wearing the Ghostface mask, counter-scaring them. MUHAHAHAHA!

Dessert arrives, only right before meat is served (et's consider that an organizational hiccup), and is brought by a scary clown with an evil grin and showing his fangs…oh well. I suppose prisoners too have the right to be entertained sometime…

In spite of the peculiarity of the place, we all had a good time. Wait a second! Something is missing here. What happened to that group of men we hired for a striptease? Did we send them to the wrong cage? Sorry about that girls, but we'll have to start the party again.

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Voglio sperare che la mia amica semplicemente non sia consapevole dell'esistenza dell'inevitabile simbolismo tra la scelta del ristorante a tema LOCK-UP e una festa di addio al nubilato…cioè, stiamo per dire alla futura sposa che il matrimonio sarà una prigione? Che la libertà e' finta?

A parte le battute, andiamo alla storia vera e propria. Quindi, amiche di una donna prossima al matrimonio si riuniscono in questo ristorante a tema per una festa a sorpresa. Ci siamo organizzate in modo tale che l'ignara ospite d'onore sarebbe stata accompagnata dal fidanzato, che pero' se la sarebbe svignata lasciando lei, un poco riluttante, alla merce' di due di noi che si erano camuffate, una con una maschera di cavallo e l'altra con la maschera dell'urlo di Munch. 

Era la prima volta che andavo in questo ristorante, e confesso che non so cosa pensare. Allora, il tema da prigione c'era, con i tavoli sistemati dentro a gabbie, camerieri in divisa da carcerati, o altri in divise da poliziotti. Poi c'era il tema da horror, visto che il buio predominava, all'improvviso si sentiva gridare, all'improvviso si presentava qualche personaggio che in teoria doveva farci spaventare di brutto. Infine il menu dei cocktails era anche a tema, ma un tema che assomigliava di piu a un laboratorio di chimica che a una prigione: c'erano siringhe, pompette, ampolle eccetera.  Alla fine ho deciso che il posto assomigliava al castello di Frankenstein, dove un alchimista fuori di testa faceva esperimenti di ogni tipo su poveri disperati schiavi lasciati a marcire nelle segrete del castello. Ecco.

Comunque, il contenuto alcolico era tra zero e niente, quindi all'unanimità ci diamo alla birra. Certo non e' stata una scelta di classe, ma questo era quello che avevamo a disposizione.
Al fine di iniziare la conversazione, nell'attesa che la nostra ospite arrivasse, e anche dopo per spiegare come ci siamo trovate in questa festa, ci siamo messe di buona volontà con carta e penna a segnare nomi, corrispondente posto a tavola, tipo di relazione con la festeggiata, eccetera. Insomma, proprio organizzate.

La parte migliore arriva proprio quando loro (i mostri del ristorante) meno se la aspettano: per tre volte qualcuno, approfittando dei momenti di oscurità, ha cercato di entrare nella nostra gabbia per spaventarci. E tutte e tre volte quel qualcuno e' rimasto visibilmente confuso si e' trovato davanti un mostro…si, la mia amica con la maschera che aveva usato prima! Spettacolare.

Arriva anche il dolce, solo che lo servono prima della carne. Ma facciamo finta che ci sia stato un piccolo errore nell'organizzazione. Succede. Dicevo, arriva la torta ed e' portata da un pagliaccio con sorriso che mostra gli incisivi affilati. Mah, e' pur vero che ogni tanto questi carcerati devono pur intrattenerli…


A dispetto della particolarità del posto, ci siamo divertite parecchio. Oh, ma aspettate un attimo! Manca qualcosa. Che fine ha fatto quel gruppo di bellocci che avevamo pagato per uno spettacolo? Che siano stati mandati nella gabbia sbagliata? Ah,  che peccato, dovremo rifare tutto!






Friday, July 11, 2014

Submission on a typhoon day

This is the moment every PhD student dreams and dreads: paper submission. Well, yes, before the defense day...

Today, after months of frustration, anger, hope, joy and the remaining shades in the rainbow of emotions, it was the day. Today I eventually sent my paper to a journal. I did not submit just A paper, but I submitted THE paper, the one that adds a three letter title to my name. Well, will add it one day.

Soooo, it all happened like I would have never predicted it would. I was more expecting a hysterical version of me where I don't sleep, I don't wash my hair, I don't eat and just drink as much coffee as Colombia can produce and I am irascible. Not. at. all. 

First, the last couple of weeks, while boss pressed to submit, I cautiously slowed down. Before it was the other way around. I mean, haste makes waste. And waste, I did too much already in every possible field. So, when important stuff is on its way, let's handle it with care.

Second, I didn't blink at all the last minute details that popped out: labels to fix, figures to re-draw, data to be error-tested, tables to update. I mean, not that I liked it, but I was so expecting it to happen that I was prepared for it. I didn't get agitated and instead I coldly sat there and one thing after another, I finished up, polished up, cleaned up everything. Totally unflappable.

Third, text revisions. I mean, unless one decided to stop it, the hack-read-edit-hack loop could have gone forever. And I didn't mind it at all. Refining something that's already finished is much easier and funnier than getting the whole thing started.

Fourth, I fucking damn hate those fucking bloody p-values from hell. This submission told me that I am weaker than I thought in statistics. If my stats and probability exam professor is reading this now, she'll want me back to uni right now!

Fifth, the submission procedure was easier than I thought. It could be that tomorrow I will realize that instead of the paper I sent my shopping list in, or that I sent the paper to the NY Times…but at least today it looked pretty smooth. As a preventive measure, I will drink to the point I'll get cirrhosis, so that if tomorrow I will have bad news, thinking about suicide will already be too late.

Sixth, emptiness and pressure release were all I could feel after I received the email with a confirmation that my submission was successful. So now what? I wait.

Seventh, everyone congratulates. Not that I don't appreciate it (quite the opposite, although my reaction might suggest otherwise), and I would have done the same with any colleagues, but I simply think I haven't "achieved" anything. However, I figured that people who went through the process with me for the last 2-ish years and people who endured my dramas were itchy to celebrate. I owed them a celebration.

Eight, there's always a typhoon spoiling my topic moments. The strongest typhoon of the last many years, and the earliest (out of season, I'd rather say), is meant to hit Tokyo area overnight and through the morning. No panic, people, as it weakened along the way from Okinawa, so it is not going to cause damage. But it made it harder to decide whether to party or not today, as it may anyway disrupt public transport and people may have troubles returning home. 
I was glad to see many colleagues (and friends) showing up for beers and, later, joining for dinner. I have to confess that I would have preferred to go straight home and go to bed, to have some time to process the events of the day. But for that I will have time in the morning, because we've been authorized to stay home until the typhoon passes.

I can't but thank everyone for their patience and support shown in several ways. And I brace for the next phase: review process hell.

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Questo e' il momento che ogni dottorando sogna e agogna: presentazione del proprio articolo. Prima della dissertazione, intendo...

Oggi, dopo mesi di frustrazione, rabbia, speranza e le rimanenti sfumature nell'arcobaleno delle emozioni, e' quel giorno. Oggi ho finalmente mandato il mio articolo a una rivista scientifica. Non e' che ho mandato UN articolo, ho mandato L'articolo per eccellenza, quello che aggiunge (quello che un giorno aggiungerà) un titolo al mio nome.

Allora. Tutto e' successo come non avrei mai previsto. Ero pronta a una versione isterica di me stessa, senza riposo, capelli sporchi, denutrita e dipendente di tutta la caffeina che la Colombia possa produrre, irascibile. E invece no.

Primo, nelle ultime settimane, mentre il mio capo urge a finire, io più cautamente freno. Invece prima era tutto il contrario. Beh, insomma, la fretta e' cattiva consigliera, e siccome ho già rovinato un sacco di cose, meglio rallentare e fare attenzione.

Secondo, non mi sono scomposta più di tanto alla marea di correzioni dell'ultimo minuto: definizioni, figure, test da rifare, tabelle da aggiornare. Non intendo certo dire che la cosa mi sia piaciuta, ma siccome mi aspettavo tutto questo, mi sono preparata e invece di agitarmi ho sistemato una cosa dopo l'altra con distacco. Proprio impassibile.

Terzo, il testo. Dico, uno alla fine deve decidere quando porre fine al circolo vizioso del correggi-leggi-correggi, altrimenti non si finisce mai. E stare la a ritoccare il testo mi piaceva pure. E' più divertente e facile rifinire qualcosa di già fatto, invece che partire da zero.

Quarto, odio e dico odio quei dannati p-value del cavolo! Una cosa utile che ho imparato durante questo processo e' che in statistica ho lacune impressionanti. Se la mia professoressa di calcolo delle probabilità mi sta leggendo, sicuramente mi farebbe tornare all'università all'istante.

Quinto, la procedura per inviare l'articolo e' stata più facile di quanto immaginassi. Magari domani mi renderò conto che invece dell'articolo ho mandato la lista della spesa, oppure che ho mandato l'articolo NY Times…ma almeno oggi la cosa mi e' sembrata semplice. Come misura preventiva, stasera berrò fino a farmi venire la cirrosi, così che se domani ricevo cattive notizie, l'idea di un suicido sarà comunque fuori luogo.

Sesto, tutto quello che riuscivo a provare quando ho ricevuto la conferma dell'avvenuta registrazione via email, e' stato vuoto e spossatezza. E ora? Aspetto.

Settimo, tutti si congratulano. Non e' che ora io non l'apprezzi (anzi, seppure la mia reazione dica tutto il contrario, lo apprezzo tanto), e anche io avrei fatto lo stesso coi colleghi, ma non mi sento di aver raggiunto nessun traguardo. Comunque sia, ho capito che coloro che hanno vissuto tutto il processo negli ultimi 2 anni circa, e coloro che mi hanno comunque sopportato, avevano intenzione di festeggiare la cosa. Glielo dovevo.

Ottavo, c'e' sempre un tifone che rovina i momenti topici. Il più potente degli ultimi tanti anni, e quello più precoce (io direi fuori stagione) dovrebbe raggiungere Tokyo nella nottata di oggi. Ma niente panico, il tifone si e' indebolito parecchio nel suo corso dalle isole di Okinawa, quindi non corriamo nessun pericolo. In ogni caso ha reso la decisione se festeggiare oggi o no difficile, visto che ci poeva esser il rischio che i trasporti pubblici fossero interrotti. Sono stata contenta di vedere molti colleghi (e amici) farsi vivi per una birra e poi dopo per cena. Devo confessare che avrei preferito andare a casa e prendere del tempo per processare gli eventi della giornata. Ma per quello ci sarà tempo domani mattina, visto che siamo stati autorizzati a stare a casa fino a che il tifone sia passato.


Non posso che ringraziare tutti per la loro pazienza e il loro sostegno dimostrati in vari modi. E mi preparo per la fase successiva: il diabolico iter di revisione.







Tuesday, July 1, 2014

Okutama - 奥多摩

A train bound North East, a wet summer day, a new camera, an opportunity to see forests and mist are what's needed to bring me back home - or sort of. Just a couple of hours ride takes me to another world, one made of mountain peaks, trees, cottages and cold river water. Not really what I am used to from my childhood, as I only know dry riverbeds, barren hills and golden crop, but something familiar nevertheless...I mean, the lack of noise, and in contrast the sound of birds, trees swaying, water falling; the quiet, the silence, the slow rhythms of countryside life, the morning light that wakes you up, the cool breeze. That's like home.

The metropolitan area of Tokyo is so huge that it takes quite some time in order to clearly see the landscape change and acquire a different personality: noise, busy trains, busy roads, people hustling and bustling…then smaller train stations, a hint of gardens near the houses, less mansions and more single units, greens…then the profile of mountain peaks in the far distance, tall pine trees, more green, more hills, less civilization, abandon...

The very last part of my trip is amusing, and starts with the station in Ome embellished with a cute wooden smoking room, cute seats to sit and wait, and there are no station masters checking that doors open and close and people don't fall on the tracks. My arrival stop is even more austere, with just a thin line of concrete to serve as platform, and nothing else, NO ONE else. But two things: first the air that fills up my lungs as soon as the train doors open, fresh, smelling of pine tree needles, and pure. Second, the view of the valley below me, houses surrounded by green hills, clouds sitting on top of the mountains as a sign that it had stopped rained recently, banks of fog hanging here and there, like ghosts. Just. What. I . Wanted. 

One of the steepest roads I've seen so far took me from the station down to the Tama river, as immerse in the fog as the mountains were, and yet populated with people trying its waters for some canyoning, or what looked like it. Night comes early here, even in summer, because Japan has no daylight saving time policy…that, combined to overcast weather, made the river magic and shadowy already at 6 in the afternoon. Had a dragon showed up from the clouds, it would have seemed the most reasonable thing of all. 

Rain started pouring again, and continued overnight, but the morning after was beautiful, revealing and surprisingly hot. I met a few hikers, as the area is famous for that, although it seemed quite odd that they would start off for a hike so late…and I bet it seemed odd to them that I was in a hiking area without hiking gear. But, for me, the weekend is over and I unwillingly have to go.

Four transfer and nearly three hours later I was back home, the city home, regenerated and lucky not to have been surprised by the rainstorm that took over Tokyo later on that day.

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Un treno diretto a nord est, un giorno piovoso, una macchina fotografica, un'occasione per vedere foreste e foschia sono tutto ciò che ci vuole per farmi tornare a casa -una specie. Solo un paio d'ore di treno mi portano in un altro mondo, fatto di montagne, alberi, case in legno, un fiume. Non e' certo quello a cui sono stata abituata da piccola, visto che conosco solo fiumi asciutti, colline brulle e frumento, ma comunque qualcosa di abbastanza familiare…la mancanza di rumore e invece tanti tanti suoni come cinguettio, alberi nel vento, acqua; la pace e silenzio, il ritmo lento della vita di campagna, la luce della mattina che ti sveglia, il vento fresco. Questo e' come a casa.

L'area metropolitana di Tokyo e' talmente vasta che ci vuole un po' prima di vedere chiaramente il paesaggio cambiare forma e acquisire una personalità diversa: rumore, treni pieni, strade affollate, persone in movimento…e poi stazioni più piccole, fazzoletti di giardino vicino le case, meno palazzi e più case singole, verde…poi ancora il profilo distante delle montagne, pini alti e forti, più verde, più colline, meno civilizzazione, abbandono…

L'ultima parte del mio tragitto e' molto interessante, cominciando con la stazione a Ome che e' abbellita da sale d'aspetto in legno, da sedili in legno, e non ci sono addetti ai binari, nessuno si occupa di controllare l'aprire e il chiudere delle porte. La mia stazione di arrivo e' ancora più spartana, con una semplice striscia d'asfalto a fare da banchina e niente altro, e nessun altro. Ma, ci sono due cose: una e' l'aria che mi riempie i polmoni non appena scendo, fresca, che profuma di aghi di pino, pura. Poi, la vista della valle di sotto, case circondate da colline verdeggianti, le nuvole appoggiate sulle cime dei monti come a ricordare che ha appena smesso di piovere, banchi di nebbia in sospeso come fantasmi. Proprio quello che volevo, esattamente quello che volevo.

Una delle strade più ripide che abbia visto finora mi porta giù dalla stazione fino al fiume Tama, anch'esso immerso nella nebbia, e popolato da persone che si cimentavano in qualche sport acquatico. La sera arriva presto qui, anche in estate, visto che il Giappone non usa il cambio tra ora solare e legale, e quindi in combinazione con il cielo nuvoloso, già alle 6 di pomeriggio il fiume aveva un aspetto decisamente cupo. Se un drago fosse apparso dalle nuvole, non ci sarebbe stato davvero nulla di strano.
Si rimette a piovere e continua per tutta la notte, ma l'indomani e' un giorno bello e sorprendentemente caldo. Ho anche incontrato alcuni scalatori, visto che l'area e' famosa per i percorsi di montagna, anche se mi e' sembrato un po' tardi per loro iniziare una passeggiata tra i boschi…scommetto che anche loro hanno pensato che fosse strano vedere una persona in una zona di montagna senza attrezzature. Ma per me il fine settimana si e' concluso e riluttante torno alla mia dimora.


Quattro cambi e quasi tre ore dopo sono di nuovo a casa, quella in città, rigenerata e fortunata che non sia stata sorpresa dal temporale che quel giorno ha messo Tokyo in ginocchio.