Saturday, March 28, 2015

Cold Sapporo - 札幌

And then there's Sapporo.

One of the main Hokkaido cities, Sapporo (札幌) offers little to tourists. If you ask any Japanese why they would go to Sapporo, they'd answer with "food". But again, name a place in Japan where food is not the main thing. Hokkaido specialties are: milk and especially cheese cakes, although at the airport I found them made with New Zealand cheese (tsk tsk), snow crab (with smooth and spiky shell), soup curry, cantaloupes, at sky rocketing prices of $100 each, lavender and RAMEN (soup noodles). 
Especially the noodles don't strike as a special food of an area of Japan only, right? And true enough, Ramen Museum docet (here), every region in Japan has their own special flavor of ramen, although the miso (soy bean paste) ramen originated from here. The most popular variant in Hokkaido is with corn and butter. Right, there is a 2cm x 2cm square of butter in your bowl. It. Is. So. Good.

Priorities are priorities, so, once Jordan, Jen-C and I land in Sapporo, we immediately go for the "ramen street" at the airport restaurant area to start the trip the right way. The days that follow (in Ozville) are marked by more and more ramen, even Singaporean laksa just to make sure we get our recommended daily dose of hot broth, and we finish 5 days later with yet another bowl of ramen at the "ramen street" in Sapporo station. This ramen street not to be confused with the most famous Ramen Yokocho (ラーメン横丁) in Susukino, which is a few blocks away from the central station, hidden between and inside buildings.

There is another thing people go to Sapporo for, which is the snow festival in February. In occasion of the one week event, huge ice sculptures are carved and lit at night. But, as the reader is aware, our snow festival was elsewhere...

At any rate, there isn't much else to do or see in Sapporo. A few old looking buildings spared by the bombings, a dwarf version of the Tokyo tower, and the red-light-district-turned-entertainment-and-restaurant area of Susukino, where all action happens. We didn't even walk through Odori park, a long and narrow park that cuts the city through, the snow festival place, because it was just a huge dumping space for melted, dirty snow.

One thing that could have been worth visiting is the Sapporo brewery, which we snubbed for the more sinful and yet disappointing chocolate factory…maybe tired of the mountain, maybe disorganized, maybe clueless, maybe just wanting to go back home, we wrongly thought chocolate was worth more than beer. Foolish resolution.

Not that the tour wasn't interesting, but there was more than one disturbing thing: the factory was made by all means to look like an amusement park. And this is a very Japanese thing. To cute-ify and market everything. The building outside resembles those medieval houses, with turrets, small windows and such, decorated with snowmen, tree houses outside in a courtyard. Inside, the tour is a bit random and "multidisciplinary": together with collections of chocolate boxes, drinking sets, measurers, scales exposed in rooms with baroque frescoes, a walk through high walkways with glass walls looking down at the cookie/choco production line (that was interesting) and tunnels where animations explained the history and the process of chocolate making, we saw gramophones (no, they were not made of chocolate), children toys, steel monsters riding motorbikes, cookie baking classes, women making sugar sculptures and, of course, the unmissable souvenir stores and cafes.

In short, a two hours walk through the streets of Sapporo is enough to give a sense of the town, modern and busy. What I liked a lot, though, was Nakajima park, near the fancy hotel we were staying. It has a very nice pond in the middle, still iced for the most part, full of pine trees (now I know where all Christmas trees come from), covered in snow, peaceful. I think I spent two hours only in that place, walking all walkable trails, covering all the area, with inclusion of the temple nearby, and a must-take-a-picture-from-the-bridge Toyohira river, disappearing in the distance between the mountain peaks.

Perhaps a visit in summer can give different impressions. Everything was white and cold now, which retains its own magic, but I guess a fair comparison against a warmer background could also be made.

For now, this is all I have on Sapporo. Bring the spring on!

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E poi c'e' Sapporo.

Una delle principali città di Hokkaido, Sapporo (札幌) offre pochino ai turisti. Se uno chiede a qualunque giapponese di spiegare le ragioni di un viaggio a Sapporo, risponderebbe con "cibo". Si, ma poi datemi un solo posto in Giappone dove non si va per il cibo. Le specialità di Hokkaido sono: latte e specialmente torte al formaggio, anche se poi ho trovato torte con formaggio della Nuova Zelanda (ma, come!), granchio gigante, zuppe al curry, melone, allo spropositato prezzo di 100euro l'uno), lavanda e RAMEN (spaghetti in brodo). Che poi, diciamocelo, non e' che i ramen siano proprio specifici di una sola regione, no? Come insegna il Ramen Museum (qui), ogni area ha la propria ricetta speciale, anche se pare che i ramen al miso (pasta di soia fermentata) sono proprio di qui. La specialità di Hokkaido e' ramen al mais e burro, nel senso che c'e' un bel quadrato di burro, esatto. Ed e' proprio ma proprio buono.

Avendo le nostre priorità, non appena Jordan Jen-C e io atterriamo a Sapporo, ci lanciamo immediatamente verso i ristoranti dell'aeroporto, cercando la famosa "ramen street" per incominciare il viaggio nel modo giusto. I giorni a seguire (a Ozville) vedono ancora ramen, e persino laksa (ramen di Singapore), proprio per non farci mancare la razione quotidiana di brodo caldo. Chiudiamo cinque giorni dopo con ancora un'altro ramen alla "ramen street" alla stazione di Sapporo. Questa qui non va confusa con la più famosa Ramen Yokocho (ラーメン横丁) a Susukino, che e' poche centinaia di metri dalla stazione, nascosta tra palazzi del centro.

C'e' un'altro motivo che attira gente a Sapporo, ed e' il festival della neve che si tiene a Febbraio. In occasione di questo evento di una settimana, si preparano enormi sculture di ghiaccio che vengono anche illuminate la sera. Ma per noi, come il lettore avrà già ben capito, il festival della neve era altrove…

Comunque, in sostanza non c'e' tantissimo da fare e vedere a Sapporo. Ci sono un paio di costruzioni di altri tempi risparmiate dalle bombe, una versione nana della torre di Tokyo, e poi il quartiere a luci rosse trasformato in centro nevralgico della città Susukino, dove si concentra la vita notturna. Non ci siamo neanche fatti una passeggiata al parco Odori, che e' quello dove vengono preparate le sculture, perché questo periodo dell'anno non e' altro che una massa informe di neve sporca.

C'e' pero' una cosa che vale la pena di fare, ovvero il birrificio Sapporo, che pero' noi abbiamo snobbato a favore del più peccaminoso ma deludente stabilimento di produzione del cioccolato…forse stanchi della montagna, forse disorganizzati, forse senza idee, forse solo vogliosi di tornare a casa, abbiamo erroneamente pensato che il cioccolato fosse più importante della birra. Decisione stupida.

Non che lo stabilimento non fosse di per se interessante, e' che c'erano molti elementi inquietanti: lo stabilimento era più un parco a tema. E questa devo dire che e' una cosa proprio giapponese. La cosa di commercializzare e rendere carino tutto. L'edificio assomiglia a quei palazzi medievali, con tanto di torri a punta e finestre piccole, omisi di neve dappertutto, case sull'albero nel cortile interno. Il percorso guidato all'interno era un po' a caso e non proprio monotematico: assieme alla collezione di scatole di cioccolata di ogni tempo, misurini, bilance, tazze e altro esposte in stanze dall'aspetto decisamente baroccheggiante, assieme a una galleria di cioccolata dove la storia e la produzione di cioccolato viene raccontata per filo e per segno, vediamo la vera e propria catena di produzione da passerelle aeree, e poi ci sono anche una esposizione di grammofoni (no, non di cioccolato), stanze dove si possono prendere lezioni di cucina (biscotti), donne che fanno sculture di zucchero, e poi gli immancabili pasticceria e negozio di souvenir.

Quindi, in sostanza, una passeggiata di qualche ora e' più che sufficiente per avere un'idea di Sapporo, città moderna e attiva. Quello che mi e' invece piaciuto tanto e' stato il parco Nakajima che si trovava vicino al bellissimo hotel dove pernottavamo. Il parco ha un laghetto al centro, che era ancora mezzo ghiacciato, molti pini (e ora so anche da dove vengono gli alberi di natale), e ancora tanta neve, ma era proprio un'oasi di pace e tranquillità. Penso di aver passato due ore solo in questo parco, passeggiando per ogni vicolo e coprendo tutta l'area, inclusi il tempio li vicino e poi il fiume Toyohira perché una foto dal ponte va fatta. Una foto del fiume che si perde in mezzo alle montagne innevate.

Puo darsi che un viaggio in estate susciti diverse impressioni. In questo periodo c'e' ancora troppa neve e freddo, che certamente ha la sua magia, eppure, chissà, forse vedere più colori potrebbe servire.


Per adesso, questo e' tutto quello che ho su Sapporo. Che la primavera abbia inizio!





















Wednesday, March 25, 2015

Niseko unlimited - ニセコ

I didn't know there was so much snow in Australia…no, really. Going there even took less than 2 hours from Tokyo, by plane!

I looked out the window of my hotel room and I saw snow, skiers and more snow. I then went down to have breakfast and I saw Australians... Welcome to Niseko Village, hereafter referred to as Ozville.

My second trip to the northernmost island of Japan, Hokkaido, is to Niseko, arguably the best ski resorts area in Japan. Despite being the biggest Australian colony outside of Australia. Haha. Well, recently also targeted by Chinese and Indonesian/Malaysian/Thai tourists. The ski area covers roughly a half of mount Annupuri, second highest ski mountain after Asahikawa, perfectly shaped snow coated cone comprising of 4 resorts connected at the top and providing powder lovers with excellent runs and top class snow. I didn't believe what is said about Niseko that its snow is like nothing else humans have experienced (Hokkaido is blessed with more than 10m snow in one season). Well, now I do. Although it hadn't snowed for a week, conditions were still excellent, so I can easily guess at the peak of season must be beyond terrific. And with 4 resorts to choose from, stay assured that any expectations are met. If I really have to find something bad I'd say that the snow at the very top of the mountain, that is, the last 100 meters that separate you from touching the sky, was a bit icy due to the cold and dry nights and hence risky, but otherwise I would have loved to climb those last few meters up, crossing the resort boundaries, for the ultimate backcountry experience...

But up and down we went, rode each and every slope again and again, pushed our limits, dodged trees, hit new speed records.

Facing mount Annupuri is the even more perfectly shaped snow capped cone of mount Yotei, volcano actually, that gently rises from the flat valley, and gifts Niseko skiers and boarders with dazzling views (when not shyly hiding behind the clouds). 

For three days I woke up in a place where trees were buried in snow, frozen in space and time, where clouds brushed the mountain, right above our heads, where steamy hot thermal water welcomed us in the outdoor private bath at the end of each day. For three days I was in heaven. 

Now, back to Ozville…the four Annupuri, Hanazono, Niseko Village and Hirafu resorts offered good coffee, benches and tables outside where people can sit, relax and enjoy a sunny day. So very Japanese NOT. I didn't see the crepes guy with his booth, nor did I spot the soft cream cart, both a steady presence in all ski resorts in Japan. In Hirafu, the largest center of all in the area, only one out of ten restaurants was Japanese, even less than that were Japanese shops and stores. The Japanese character of the area, in other words, has been completely modified over the years, due to the increasing Australian presence. Many of them own properties and "made gold out of snow" (to cite The Age) setting up businesses, providing packages, tours, lessons and more. Even breakfast at the hotel where we were staying (very nice place) accommodated for the pickiest customer. Oh, but there is a restaurants and shops complex meant to look Japanese. Buildings are designed to look old style Japanese houses, there is a main road marked by a fake shinto gate, but it's all show. I guess it's for tourists to be able to return home with some overpriced souvenirs and a few pictures of "Japan"...

But, there was one thing that can't be but Japanese: outdoor onsen. The hotel featured a large indoor bath with thermal water and also an outdoor one, so inviting and soothing that the idea of being out in the cold air at night wasn't so bad after all. 

Anyhow, the reason why everybody (including us) goes to Ozville is only one: best quality snow. Whether luxury and a homey feel are provided or not, whether genuine or adjusted local context, those are entirely optional. What matters is the unique snow experience this trip represented. I now have a scar, one of those I longed to have, that I am proud to show, like a well inked tattoo.

There's no good way to properly mention all those bits that made the last ski trip for this season a memorable one…I am afraid that I would only be able to mix my impressions of food, company, stay, board, nature and all just like a huge car accident pileup. But fear not, it's only nine months to Christmas. Countdown has officially started.

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Non sapevo che ci fosse così tanta neve in Australia…e pensare che sta a sole 2 ore di volo da Tokyo!

Guardando dalla finestra della mia stanza in hotel ho visto neve e solo neve. Poi, andando a colazione ho visto solo australiani... Benvenuti a Niseko Village, da qui in poi ribattezzato Ozville.

Il mio secondo viaggio verso Hokkaido, l'isola del Giappone più a nord, ha come meta Niseko, che posso dire e' il miglior posto in Giappone per lo sci, nonostante rappresenti la più grande colonia australiana fuori dall'Australia. Hehe. A dire il vero, negli ultimi anni e' stato anche preso di mira da turisti cinesi e del sud-est asiatico. L'area sciistica copre praticamente meta' fiancata del monte Annupuri, la seconda montagna dopo Asahikawa, una montagna a forma di cono su cui si adagiano 4 diversi impianti da sci collegati alla cima, che regalano agli appassionati neve di prima classe e piste eccellenti. Non credevo a quanto si dice di Niseko, che vanta neve come nessun uomo abbia mai provato (in una sola stagione a Hokkaido possono cadere oltre 10m di neve), ma ora ci credo: nonostante non avesse nevicato per una settimana, le condizioni erano ancora ottime, quindi posso immaginare come possa essere nel pieno della stagione. E con 4 impianti tra cui poter scegliere, sono sicura che le aspettative di tutti possono essere soddisfatte. Se proprio dovessi cercare qualche neo, direi che per gli ultimi metri prima di raggiungere la cima, la neve era un po' ghiacciata, quindi leggermente rischiosa, ma altrimenti mi sarebbe piaciuto scalare gli ultimi metri oltre i confini dell'area sciistica per provare un fuoripista unico…

Ma noi siamo andati su e giù, provato ogni pista più e più volte, spinto al limite delle possibilità, schivato alberi, e toccato nuovi record di velocità.

Di fronte al monte Annupuri si trova l'ancora più perfetto cono innevato del monte Yotei, anzi vulcano, che si erge gentilmente dalla valle piattissima, e regala a chi scia viste panoramiche da cartolina (in quei pochi casi in cui non si nasconde timido dietro le nuvole).

Per tre giorni mi sono svegliata in un posto dove gli alberi sono seppelliti dalla neve, immobilizzati nello spazio e nel tempo, dove le nuvole accarezzano la montagna, proprio sopra di noi, dove acqua termale bollente ci dava il benvenuto nella vasca all'aperto alla fine di ogni giornata. Per tre giorni sono stata in paradiso.

Ora, tornando a Ozville…i quattro impianti Hirafu, Annupuri, Niseko Village e Hanzono avevano tavoli e sedie fuori all'aria aperta, il caffè servito era ben fatto, e dei classici negozietti dove ci si compra la crepe o il gelato, tipici di ogni area sciistica giapponese, neanche l'ombra. In sostanza, Ozville e' proprio non giapponese. Addirittura a Hirafu, che e' il centro più grosso, solo un ristorante su dieci era giapponese e ancora meno erano i negozi e locali. Per farla breve, il carattere giapponese e' stato completamente modificato nel corso degli anni, per via della sempre crescente presenza australiana. Molti sono addirittura gestori di varie attività, come tour, pacchetti vacanze, alberghi, lezioni di sci e quant'altro. In pratica, per citare The Age, gli australiani hanno fatto della neve oro. Pero' e' stato recentemente costruito un piccolo centro con negozi e ristoranti dall'aspetto molto giapponese: case di legno che ricordano l'architettura di un tempo, ma e' tutta apparenza. Credo sia stato pensato per quei turisti che vogliono tornare a casa con qualche souvenir e qualche foto del "Giappone"…

Ah, ma c'e' una cosa che non può che essere giapponese: le terme esterne. L'albergo offriva una vasca di acqua termale all'interno e una all'esterno, molto invitante e rilassante al punto che l'idea di stare fuori al freddo di sera non era poi così male.

Comunque, il motivo per cui tutti (noi inclusi) vanno a Ozville e' uno solo: neve della migliore qualità. Se con lusso e familiarità o senza, se con un contesto locale genuino o artefatto, poco importa. Quello che conta e' l'esperienza unica che rimane da questo viaggio. Ora ho una cicatrice, una di quelle che morivo dalla voglia di avere, che sono orgogliosa di mostrare, come un tatuaggio ben fatto. 


Non c'e' un modo per elencare in maniera appropriata tutti quei piccoli elementi che hanno reso l'ultimo viaggio della stagione un viaggio memorabile, ho paura che se ci provo sarei solo in grado di incasinare il tutto come accade nei tamponamenti a catena. Ma niente paura, mancano solo nove mesi a natale. Il conto alla rovescia e' iniziato.












Saturday, March 14, 2015

Arepas movie night and other parties

It all started with a call for a gathering at the Wago Residence to watch the videos Hiroshi took on our ski trip.

It all ended with some lychee tea.

In between…arepa de huevo…

Thanks to a slight but significant predominance of Colombians, dinner had a certain bias towards a tropical menu. And with authentic Colombian ingredients.

The arepa is a corn cake, either fried or baked, which constitutes one of the basis of south american diet, particularly in Colombia and Venezuela, and the variant we prepared was stuffed with a whole egg.

Now, it looks rather simple to make, but I challenge any of you to try and pour an entire raw egg inside one of those cakes without a) breaking the egg yolk b) breaking the cake and c) having tried it before. No, seriously, try.

The making of the dough is straightforward. Shaping it into pancake-size disks too. Deep frying one cake by one, is a piece of cake (pun). It is at this point that things can go fubar, when the fried corn tortilla is taken out, then one has to make a hole in it and somehow pour the egg inside the hole. The pouring and subsequent sealing back of the opening are to be executed within seconds, so that the cake can be put back into the hot oil and fried a second time, to allow the egg to harden.

We were all concentrated when it was egg time, still, and nervous around the kitchen, watching anxiously and hoping for a happy ending…

Cake after cake, success rate increased as much as the rest of the food decreased. Eventually we all remembered the primary motive that had brought us all together and we had some good laughs at watching me tumble down and the others graciously ski down the slopes of Nozawa...

There have been a few more gatherings at Marina's too, which contributed a great deal to make my days better and I don't describe in detail each and every one of them not because they don't matter (rather the opposite), but simply because they all follow the usual SOP, where the usual suspects bring the usual truckload of sushi and beer and the usual host baking or cooking to make sure the truckload of food is doubled.

So, in a nutshell, here is what I call high quality time: good food and good company make life better and give good memories.

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Tutto e' incominciato con una riunione alla Residenza Wago per guardare i video che Hiroshi aveva fatto in montagna.

Tutto e' finito con una tazza di te'.

E in mezzo….arepa de huevo…

Grazie a una leggera ma significativa predominanza di colombiani, la cena non poteva non avere certi accenti tropicali. E in aggiunta avevamo a disposizione ingredienti colombiani autentici.

La arepa e' una tortina di mais, fritta o infornata, che costituisce uno degli alimenti fondamentali della dieta sudamericana, in particolare in Colombia e Venezuela. La variante che abbiamo cucinato era con un uovo intero dentro.

Ora, seppur sembra facile da fare, sfido chiunque a provare a versare un uovo intero dentro una di queste tortine senza a) rompere l'uovo b) rompere la tortina e c) aver mai provato prima. Dico sul serio, provateci e ditemi.

Fare l'impasto e' semplicissimo. Fare i dischi di pasta anche. Friggere le tortine una alla volta e' un gioco da ragazzi. Ma e' proprio a questo punto che le cose si complicano esponenzialmente, quando la frittella va tolta dall'olio, si pratica un'apertura attraverso la quale si versa l'uovo dentro, in qualche modo. Versare l'uovo e richiudere la fessura sono operazioni che vanno eseguite in una manciata di secondi in modo tale che la tortina possa essere ripassata nell'olio bollente cosi che l'uovo si addensa.

Eravamo proprio concentratissimi in cucina, tesi e nervosi ogni volta che si era sul punto di aprire la frittella, a nutrire la speranza di un'esecuzione perfetta…

Frittella dopo frittella, il tasso di successo aumentava mentre la quantità di cibo diminuiva. Alla fine ci siamo poi ricordati del motivo che ci aveva riunito e ci siamo fatti due risate nel guardarci: io che me la facevo a capitomboli e loro sciavano graziosamente nelle piste di Nozawa…

Ci sono pure state altre cene organizzate a casa mia, che sono servite a rendere i miei giorni meglio sopportabili. Il solo motivo per cui non dedico racconti a parte non e' di certo il fatto che non sono importanti (anzi, proprio il contrario), ma e' che seguono il solito protocollo, dove i soliti sospetti si fanno vivi con la solita camionata di sughi e birre e io come al solito cucino o inforno così da essere sicuri che la camionata di cose da mangiare raddoppia. 


Questo, in breve, e' cio che chiamo alta qualità: buon cibo, una buona compagnia così da vivere una vita migliore e avere bei ricordi.








Tuesday, March 3, 2015

Kiroro in my heart - 心のキロロ

Freedom, inner peace, wonder, mystic connection with the infinite white, perfection: the ultimate summary of my first encounter with the snowy mountains of Hokkaido.

I lived in Japan for so many years and yet I had never been to Hokkaido. Until, on one of those buy-on-impulse days (this reminds me of my likewise trip to Seoul), I booked a weekend trip to Otaru (小樽), a pretty seaside city north-west of Sapporo. Now, not only I can say I have visited Hokkaido, I can also say that I have seen snow and beach coexist. Whoa.

There is a reasonably big ski resort there where I went, Kiroro, which promises: powder snow, ocean views, under-crowded slopes, lots of fun. Well, other than the clear view, promises were well kept! So well, in fact, that my flying up north for just one actual day of snowboarding was totally worth it. 
The way events unfolded at the beginning of the trip was a bit unfortunate: the flight I was booked on departed with nearly 4 hours delay. This is at the very far away Narita airport, which, allow me, sucks. But, turning the bad luck into good luck, I teamed up with a group of guys who were going to the same destination, and we killed those hours in front of a nice tempura dinner at one of the many airport restaurants. Good thing that they let us exit the secured boarding area in order to get some food…

Many apologies for the inconvenience later, we finally flew over the skies of Tokyo bound to Sapporo, where we landed just in time to make it for the last train to Otaru, our destination. Scottish whiskey tasting while en route was a must. Instead of exploring the town's nightlife options, though, I had to carefully sneak into my room, trying not to wake the others up, and crawl into bed. 

From Otaru to the ski resort there is only a 30 minutes bus ride, and the higher we went the nicer the view was: lots of snow capped peaks around and a town by the sea of Japan under a white blanket. As already mentioned, a cloudy sky didn't allow us to check the view from the top of the mountain, but I can live with that. The perfect snow conditions on the runs made me easily forget about everything. The entire day was a great challenge to improve my skills, because the people I made group with for the day could go much faster, so in order to catch up I had to workout quite a lot. And improve I did. While we were boarding through the trees I lost track of them, but I found my way out into the open without trouble, trying also new stuff while I was at it. Such a great company they were! Such a great time I had!

And the trees! Oh, beautiful Nature's artworks of frost! 

And the snow! Whipped cream mixed with sugar candy mixed with puffy clouds!

A few more highlights of this very long and yet too short weekend:

Tokyo Sky Tree can be still seen from the planes taking off at Narita!! At night, the spinning beam of the Tokyo Sky Tree illumination of choice is recognizable even from that far.

Nearing Sapporo, the flight route allows for amazing views of the tip of Aomori prefecture, the one most north, right before Hokkaido. There is a strip of land called Shimokita peninsula that stretches out, thin and long, lit up by million white and yellow lights revealing its shape in the dark sea at night. For a moment it was like being in space, looking down at the geography of an entire continent.

Jetstar might suck, but at least in this case, baggage was delivered at the speed of light. By the time we reached the baggage claim area, our bags were already out. On both outbound and inbound flights!

The view from my hotel room was stunning. 

Now…is my board ready yet? I'm not done with you, Hokkaido!

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Liberta, pace interiore, meraviglia, connessione mistica con il bianco infinito, perfezione: questo e' il riassunto ultimo del mio primo incontro con le montagne innevate di Hokkaido.

Ho vissuto in Giappone per tanti anni eppure non ero ancora stata in Hokkaido. Fino a quando, in uno di quei giorni di acquisti impulsivi (come quando sono andata a Seul), ho prenotato un fine settimana a Otaru, una bella cittadina di mare a nord est di Sapporo. Ora, non solo posso dire di aver visitato Hokkaido, ma posso anche dire di aver visto mare e neve assieme.

Li dove sono andata c'e' un resort, Kiroro, che promette: neve, vista mare, piste poco affollate, divertimento. A parte la vista mare, causa cielo nuvoloso, le promesse sono state ben mantenute! Così bene a dire il vero che il casino di andare li per un solo giorno effettivo sulle piste e' valso davvero la pena.

All'inizio gli eventi stavano già precipitando, quando il volo e' stato ritardato di ben 4 ore. Tutto questo all'aeroporto di Narita, che e' lontanissimo, e fa proprio venire la depressione. Ma, a cambiare la cattiva in buona sorte ci pensa il fatto di aver incontrato altri ragazzi che andavano alla mia stessa destinazione, così che abbiamo ammazzato il tempo alla grande con una bella cena a base di tempura in uno dei ristoranti dell'aeroporto. E altra cosa buona e' stata che ci hanno permesso di uscire dalla zona imbarchi e poi rientrare.

Dopo centinaia di annunci con tanto di scuse per il ritardo, finalmente si vola verso Sapporo, dove tra le altre cose siamo riusciti a malapena a beccare l'ultimo treno per Otaru, la nostra meta. Un assaggio di whiskey scozzese durante il tragitto e' stato d'obbligo. E invece di esplorare le opzioni notturne della città, mi e' toccato entrare nella mia camera a passo felpato per non svegliare le mie compagne di stanza, e sono crollata a letto.

Da Otaru, le piste sono a circa 30 minuti di strada, e la strada si faceva sempre più panoramica con l'altitudine, tant'e' che si poteva benissimo vedere sia la costa e il paesello tutto imbiancato, sia le montagne innevate tutto intorno. Per colpa della nuvolosità purtroppo non sono riuscita a vedere il mare dalla vetta, come ho già accennato, ma comunque non mi sono di certo intristita più di tanto per questo. Le condizioni perfette delle piste mi hanno subito fatto dimenticare tutto il resto. L'intera giornata e' stata abbastanza impegnativa per quanto riguarda migliorare la mia tecnica, anche perché ero in gruppo con dei ragazzi che andavano molto più veloce di me e quindi mi dovevo dare da fare per non restare troppo indietro. E di migliorare ho migliorato. Anche quando abbiamo deciso di farci i percorsi in mezzo agli alberi, nonostante abbia perso di vista i miei compagni di pista, non mi sono certo lasciata intimorire e sono riuscita nell'intento senza problemi, anzi già che c'ero ho pure provato qualcosa di nuovo. Che compagnia bestiale che ho avuto! E che giornata di puro divertimento!

E gli alberi! Bellissimi capolavori gelati naturali!

E la neve! Panna montata mescolata a zucchero filato e a nuvole! 

Altri commenti degni di nota relativi a un fine settimana lungo eppure breve:

anche da Narita si può vedere Tokyo Sky Tree! Infatti nell'oscurità della sera, l'illuminazione della torre fa si che la si possa distinguere a distanze infinite.

Nell'avvicinarsi a Sapporo si passa sopra la regione di Aomori. All'estremita' nord di questa regione si allunga una penisola, che si chiama Shimokita, che e' sottile sottile e di sera, con tutte le luci accese a definirne i contorni, era come osservarla dallo spazio.

La compagnia Jetstar farà pur spazientire, ma i bagagli sono stati consegnati alla velocità della luce. Sia all'andata che al ritorno.

La vista dalla stanza d'albergo era fenomenale.


E ora…e' pronta la mia tavola? Hokkaido, non ho ancora finito con te!







Wednesday, February 25, 2015

The year of Sheep

Happy Year of the Goat…or sheep, or ram, or billy, or ibex, or antelope…

According to the Chinese horoscope, whatever your distinctive sign in the caprine family is, this year is going to be of highs and lows in all sectors of your life. Astrology experts suggest to "let the sleeping dogs lie" for this year (hopefully the shepherd dogs aren't the ones sleeping). So be cautious, and always search for balance, tranquility and peace, all elements characterizing the nature of the Sheep, spend your money wisely, nurture relationships. 

There hasn't been time this year to go through the various predictions and horoscope forecasts as per the usual appointment with Chinese astrology, but here are the essentials for each animal: roosters, abide to the law and test your self-confidence; rats, pay attention to people's feelings in order to influence them; ox, lay low and keep from provoking; tigers, correct attitude will take your everywhere, but don't pull too much or it will all retort against you; rabbits, don't loose heart in difficult moments and be active to get the most out of this year; snakes, believe in your inner power and couple it with some action towards your goals; horses, stay balanced; monkeys, set your goal clearly and you'll be able to pursue them; dogs, listen to experienced people and you'll benefit from their enlightenment; boars, keep your cold-blood and self-confidence, and you'll manage to go through the storm; dragons, watch your temper and pay attention to safety.

If possible, visiting the closest Chinatown during the lunar new year celebrations is recommended, where there's always ferment and activity the two weeks following the new year's. People visit temples, burn huge incense sticks, buy charms, watch the dragon dance, and eat street food. The atmosphere is really really nice those days. 

That's exactly what I did last weekend, with the excuse of meeting friends and spend the afternoon walking around. It was a lovely day, that started with sushi, continued with a nice stroll in the bay area in Yokohama, then a visit to the souvenir shops of Chinatown, a few photos of the temples, dango (it is a ball of rice paste, stuffed with red beans paste, coated in sesame seeds and deep fried) snacks, dragon dance, and a so much needed drinks pit stop at a Norwegian bar. OK, Norwegian-looking, maybe.

Now, there is something both funny and charming about Chinatown: as you all know, four gates define the boundaries of any Chinatown. You have your two main roads that cross in the middle, and at both ends of both roads you have the gates. The area within the perimeter is entirely Chinese. I mean, the restaurants, the shops, the style of buildings…everything is Chinese. Then, just outside of the Chinatown perimeter, on the same road you find a (aforementioned) Norwegian bar, a Greek restaurant, a Hawaiian souvenir shop, an Indian clothes shop, and a Peruvian stuffed Llama puppet at the Peruvian/Afro/Whatever shop. And I am sure I am forgetting something here, as much as I am sure that all Chinatowns are like this.

If you happen to be around my Chinatown in the following days, make sure you'll visit before the celebrations are over.

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Felice anno della capra…o pecora, caprone, antilope, stambecco….

In base all'oroscopo cinese, a prescindere da quale sia il vostro segno della famiglia dei caprini, quest'anno sarà segnato da alti e bassi in tutti i settori della vita. Gli esperti di astrologia consigliano di "non disturbare il cane che dorme" per quest'anno (e speriamo che i cani pastore non siano quelli che dormono). Quindi siate cauti e cercate sempre equilibrio, pace e tranquillità, elementi tutti caratteristici del segno della capra, spendete oculatamente e nutrite le relazioni.

Quest'anno non c'e' stato tempo per fare un dettagliato riassunto e resoconto delle varie letture astrologiche come faccio di solito, ma in ogni caso l'essenziale e' qui di seguito: gallo, seguite le regole e verificate il vostro essere sicuri di voi stessi; topo, prestate attenzione ai sentimenti degli altri per poterli influenzare; mucca, state calmi e non provocate; tigre, il giusto atteggiamento vi porterà ovunque, ma non forzate troppo o tutto vi si ritorcerà contro; coniglio, non vi abbattete nei momenti difficili ma attivatevi per ottenere il meglio; serpente, credete nelle vostre capacita ma anche non troppo cullatevi su queste per raggiungere gli obiettivi; cavallo, siate equilibrati; scimmia, definite i vostri obiettivi in maniera chiara e li raggiungerete; cane, ascoltate chi ha esperienza e ne gioverete; maiale, sangue freddo e sicurezza e sopravviverete alla tempesta; drago, un occhio all'impulsività e un occhio alla sicurezza.

Durante i giorni di festività del capodanno lunare sarebbe bene approfittare e visitare Chinatown, che e' sempre fervente di attività e persone per almeno due settimane a partire dal capodanno. La gente visita i templi, compra grosse bacchette di incenso o talismani vari, e l'atmosfera e' generalmente vivace e gioviale. 

E questo e' esattamente ciò che ho fatto il fine settimana passato, complice la presenza di alcuni amici con cui ho passato il pomeriggio. E' stato un bel pomeriggio, che e' iniziato col sughi, poi una passeggiata tranquilla alla baia a Yokohama, poi un giro tra le stradine di Chinatown per guardare i negozi di souvenir, e per fare qualche foto ai templi decorati, per mangiare cibo di strada come ad esempio i dango (una palla di pasta di riso ripiena di pasta di fagioli dolci, ricoperta di semi di sesamo e fritta), poi per la danza del dragone, e infine per finire con una meritata pausa al bar norvegese. O meglio, al bar che sembrava norvegese.

C'e' poi una cosa abbastanza buffa che succede a Chinatown: come saprete, il perimetro della città e' definito da quattro ingressi. Ci sono due strade principali, che si incrociano nel mezzo, e alle estremità di entrambe si trovano questi ingressi. Tutto quello che sta all'interno del perimetro e' decisamente e interamente cinese, tutto, le case, i negozi, i ristoranti…tutto. Poi, proprio appena fuori dal perimetro, ecco che nella stessa strada si trovano il bar norvegese di cui sopra, il ristorante greco, il negozio di souvenir hawaiano, il negozio di abbigliamento indiano, e poi il negozio afro/peruviano che si distingue da un bel lama finto all'ingresso. E sono sicura che sto dimenticando qualcosa. Così come sono sicura che e' lo stesso in tutte le Chinatown del mondo.


Nel caso vi troviate vicino Chinatown nei prossimi giorni, assicuratevi di passarci prima che i festeggiamenti si concludano.




Below, dad's goat. Photo credits to Elisa Bortolato.


Wednesday, February 18, 2015

The FANTOM era part II

I have neglected my blog, I know too well. It's been a hell of a couple of weeks. 

Right at the beginning of this month, a celebration for my first (FIRST!) publication as first (FIRST!) author was due. Then, soon after that, 8 intense and demanding days, both physically and emotionally, kept me engaged. Those were the days of the annual joint doctoral course the research institute where I work and the Swedish research institute organize. Lots of Swedes flood our corridors in those days, days that are full of classes during the day and full of alcohol during the night. Catching up with old friends usually demands some minor heartaches, like remembering the old times and such, and this is what filled my emotional bucket.

In the middle of all this I could fit some social gatherings and networking, and some birthdays celebrations. I ran on a tight schedule, but it was both necessary and reviving. 

After those days of havoc we experienced another challenging event: another major publication was officially accepted. Now, what happens around the publication day is hectic: usually there is an embargo date. It means that news about the soon-to-be-opened work can't be shared. A leak translates into retraction. So, if there is any data produced as a result of analysis within the aforementioned work (and there always is), such data must sit somewhere protected until the embargo date plus 1 second. After that, everything is opened for the community to see and use. We've been through this once, early last year, when it all started (see here), and this time we had to deal with the remaining second half of the data and resources.

So, the day before the embargo date, I was saying, it was crazy. It is always crazy, like hell cracks open, your exes run after you, aliens came to take over the earth, there is no one hair stylist in town, your car's coated with birds droppings and with all four tyre flat AND your baby cries. You get the picture. And because we always get screwed by the time difference, our embargo is somewhere between midnight and 4am in Japan. So, after the group went for a much needed dinner celebration party, the group had to come in earlier to open the data, with the hope that the world as we know it will continue spinning.

We survived. Barely, but we survived. And the following weekend was just a weekend of absolute inertia.

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So che ho tralasciato il mio blog, ma ci sono state di mezzo due settimane difficili.

Proprio all'inizio del mese, si e' tenuta una dovuta festa per il mio primo (PRIMO) articolo di cui sono primo (PRIMO) autore. Immediatamente dopo, ci sono stati 8 giorni pesanti, sia fisicamente che emotivamente.  Quelli erano i giorni in cui si tiene il corso annuale per dottorandi organizzato congiuntamente dall'istituto dove lavoro e l'istituto di ricerca svedese. Sono giorni caotici, tanti svedesi invadono i nostri corridoi, i giorni sono carichi di lezioni e le sere sono ben inzuppate di alcol. Ritrovarsi con vecchi amici richiede un prezzo da pagare, perché si e' vero che si ricordano i vecchi tempi, ma e' anche vero che il tutto mette addosso tanta nostalgia. 

In tutto ciò, ci ho anche fatto stare un paio di serate con amici, e un paio di feste di compleanno. Posso dire che avevo una tabella di marcia serrata, una cosa un po' necessaria e un po' rigenerante.
Alla fine dei giorni caotici c'era un altro fatto abbastanza provante: un'altro nostro lavoro e' stato ufficialmente pubblicato. Ora, quello che succede proprio intorno ai giorni della pubblicazione e' da matti: di solito c'e' una data di embargo. Quello che significa per noi e' che non si può accennare in alcun modo alla futura pubblicazione, pena ritiro del lavoro. Ora, se ci sono dati prodotti grazie al lavoro effettuato (e ci sono sempre), questi dati devono rimanere segreti fino alla data dell'embargo e un secondo. Dopo, invece, tutto e' di dominio pubblico. Ci siamo già passati all'inizio dell'anno scorso, quando tutto e' cominciato (vedi qui) e ora siamo alla fine del secondo e ultimo capitolo.

Dicevo, il giorno prima della fine dell'embargo e' pazzesco, del tipo che l'inferno e' in terra, i tuoi ex ti inseguono, gli alieni vogliono conquistare la terra, non si trova un parrucchiere, la macchina e' coperta di cacche di uccelli e con tutte e quattro le ruote a terra e per giunta tuo figlio piange. 
Insomma, ci siamo capiti. E visto che ci vogliamo anche mettere i fusi orari di mezzo, ogni volta l'embargo ci capita tra mezzanotte e le 4 di mattina in Giappone. Quindi, prima il gruppo si fa la festa, e poi lo stesso gruppo si fa la mattinata per rendere pubblici tutti i dati, nella speranza che il mondo continui a girare imperturbato.


Siamo sopravvissuti, a stento, ma siamo sopravvissuti. E il fine settimana successivo e' stato di totale inerzia.


Tuesday, February 17, 2015

National Foundation Day

There is not much celebration happening on the National foundation day in Japan as one might expect. As proud people the Japanese as they are, it is quite odd that the foundation day is rather quiet.

This day is celebrated on February 11, one of the few holidays that aren't made happen on a Monday. The holiday is to remember the foundation of Japan as country, not as democracy/republic/state or such. Initially, it coincided with the beginning of spring according to the lunar calendar, later changed to February 11 as that was the day the first emperor of Japan (Emperor Jimmu) was appointed. Because it celebrated the emperor installment, who is directly a descendant of the Goddess Amaterasu, this day became a celebration of the nation as a whole, as created by the gods.

Before the world war this day was celebrated passionately, then celebrations were forbidden and then re-established after the war was over, but the passion was gone. Nowadays, celebrations are down-toned and limited to some Japanese flags hanging at public buildings and on buses, and some parades around the main temples, like the Meiji shrine in Tokyo. People don't really spend the day outdoor as it happens with other national holidays, also because there are no organized events. 

Another non-holiday that draws more attendance is, instead, celebrated on February 3rd, which is known by the name of Setsubun, or beginning of spring as we were saying right before ( see it HERE).

What I did for the National foundation day was take it easy, go for a jog and meet friends at dinnertime. I celebrated the fact that I had one more day off.

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Il giorno della fondazione del Giappone qui non si festeggia poi così tanto da queste parti. Per come sono orgogliosi i giapponesi, questo fatto e' di per se abbastanza strano.

Tale giorno si festeggia l'11 febbraio, una delle pochissime festività che cadono quando cadono invece che essere programmate per il lunedì. La ricorrenza e' per ricordare la fondazione del Giappone, non proprio come stato o democrazia o repubblica, ma semplicemente come terra, popolo e nazione. All'inizio questa festività coincideva con l'inizio della primavera secondo il calendario lunare, ma e' poi stata cambiata con la data fissa perché fu in questo giorno che il primo imperatore (Jimmu) del Giappone e' stato proclamato. Ora, visto che la festività celebra l'inizio dell'impero, e visto che l'imperatore e' il diretto discendente della dea Amaterasu, madre dei giapponesi, questo giorno e' diventato poi il giorno in cui si celebra la nazione nella sua interezza e unita'.

Prima della guerra mondiale questo giorno era celebrato in pompa magna, poi la festa fu abolita e ristabilita dopo la guerra, ma il fervore si e' affievolito. Oggi, si festeggia un po' sotto tono, e ci si limita a qualche parata vicino ai templi principali, come quello Meiji a Tokyo, e si issa la bandiera giapponese. Pure la gente preferisce non uscire più di tanto, come invece succede per altre festività, visto che non ci sono cose organizzate che motivano a fare una capatina.

Invece, una festività non festività e' il 3 febbraio, appunto, che e' l'inizio della primavera come dicevamo prima (leggi QUI).


Cosa ho fatto io per il giorno della fondazione della nazione e' stato di riposarmi e di gioire del semplice fatto di avere un giorno in più di ferie.