Monday, June 29, 2015

Reunions and returns

“There is nothing like returning to a place that remains unchanged to find the ways in which you yourself have altered.”

― Nelson Mandela



There is something special about reunions. In this big world made so small by progress and technology, reunions still retain all their charm. A reunion can transform a long time friendship in something stronger, richer.

I've seen many friends going away, starting new lives elsewhere. The connection is never closed, and in fact I have occasionally (and rather deliberately) met some of those friends, while on a trip or conference or family visits. That's good, but there is better: when those very same people who left return to that place where it all started, where the friendships were sealed, where difficulties made them stronger…that's when it gets better.

They who have left come back to a familiar place, suddenly not so foreign, and yet they see it under a different light. They are one life experience richer, conscious of the distances in space and time they traveled.

Yes, because it is cool to meet again, perhaps meet their significant someones, families, too, there is joy in bringing up funny moments form the past, go together to places that were stuck in their memories, and at the same time learn more about each other, who we have become, laughing together at things, catch up on the life events that happened while we were apart.

This different than when people come to visit you and the country you have decided to live in…welcoming your pre-Japan friends is not just fun, it is also responsibility, as they don't know any place, how to get there, how to handle language barriers and drinking parties…in a word, they are tourists and need guides. Your post-Japan friends, instead, already know all drills, they make fun of the dumb tourists already at the airport upon arrival to "their" country, they take pride in remembering streets and restaurants names, they bring their old (still working after oh so many washing machine cycles) train card along…in a word their are "recurrists", and just need a wifi spot.

It is difficult to describe the dynamics of a second visit, although it feels as if those people had never left. The long interval and the silence between their departure and their return never existed.

I don't know if I will ever have the chance to re-experience Tokyo in the future, but I am sure I will miss something if I won't. Now, this implies that I will have to leave Tokyo at some point, and when that happens I might even be the last one within the group (or one of the last few) to leave, which means that perhaps there won't be anyone to see on my face the smile I see on the face of those friends who have had the luck to take a look at the metropolis again…

***************

C'e' qualcosa di speciale riguardo alle riunioni. In questo mondo grande divenuto piccolo grazie al progresso e alla tecnologia, le riunioni conservano ancora il loro fascino. Una riunione può trasformare un'amicizia duratura in qualcosa di più forte, di più ricco.

Ho visto molti dei miei amici andarsene, iniziare nuove vite altrove. La connessione non si chiude mai, anzi, durante i miei viaggi ho sempre (abbastanza deliberatamente) incontrato qualcuno di loro. Bello, si, ma c'e' di meglio: quando quelle stesse persone che sono partite ritornano li dove tutto e' iniziato, dove le amicizie si sono consolidate, dove le difficoltà li rendono più forti…questo e' ancora meglio.

Coloro che sono partiti ritornano a un posto familiare, non più straniero, eppure lo guardano con occhi diversi, gli occhi di chi ha un'esperienza in più sulle spalle, consapevoli delle distanze e del tempo che hanno percorso.

Si, perché incontrarsi di nuovo e' proprio fantastico, magari incontrare quelle persone che sono diventate parte delle loro vite, ci si rallegra a ricordare momenti del passato, si va di nuovo a questo o quel locale rimasto incastrato tra i ricordi, allo stesso tempo si viene a conoscenza di tutto quello che e' nuovo, di chi si e' diventati, si ride e si scherza, ci si racconta delle ultime novità.

Ed e' diverso di quando la gente ti viene a trovare per esplorare un po la terra che chiami casa…accogliere quegli amici pre-Giappone non e' solo bello, richiede anche un certo impegno, visto che questi non conoscono i posti, non sanno come arrivarci, e non sanno come gestire la barriera linguistica o feste alcoliche…in una sola parola, sono turisti e hanno bisogno di guide. Invece, gli amici post-Japan, sanno già tutte le regole del gioco, prendono in giro quei poveri turisti appena arrivati nel "loro" paese, si sentono orgogliosi di ricordare i nomi di ristoranti e strade, portano con loro la carta per il treno (che funziona nonostante i tanti lavaggi in lavatrice)…in una parola sola, sono "ritornisti", e l'unica cosa di cui hanno bisogno e' internet.

E' proprio difficile descrivere le dinamiche di una seconda visita, anche perché pare proprio che queste persone non siano mai andate via. I lunghi intervalli e i silenzi di colpo non esistono più.


Non so se avrò mai la possibilità di rivivere Tokyo un giorno, ma so che se non succede, mi saro' persa qualcosa. Ora, questo implica che a un certo punto dovrei andarmene da Tokyo, e quando ciò accadrà, può anche darsi che io sia l'ultima (o una degli ultimi) del circolo a farlo. Questo significa che e' anche possibile che non ci sarà nessuno a vedermi in faccia quel sorriso che vedo in volto a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di rivedere la metropoli...






Friday, June 19, 2015

Rooftop BBQ

Summertime is BBQ time! Sadly, not everywhere in town is grilling meat allowed. I mean, outside. The restriction makes all the sense in the world, because no one likes to get all the smoke from the neighbor who's happily barbecuing just one apartment below or next to yours…a jungle of concrete and lack of room don't marry very well with outdoor fires. But because a jungle of concrete exists, then rooftops spaces for rent exist, too, and licensed to BBQ!

There is one of those places on the roof of the station building near where I live (built just a few year ago), which I hadn't had a chance to see until recently. It's very well organized and super convenient: you buy your meat and whatever other things you'd like to incinerate at the supermarket downstairs, stock up on booze, take a lift up to the roof and start grilling. The space is complete with tables and barbecues, knives and chopping boards, washing sinks, bowls and charcoals already crackling and demanding meat. Depending on how high those places are, they might even come with a night view over the city…ours was embellished with a small zen garden along one edge of the roof, wood walkways, and was high enough to give a decent view of the city.

However, in Japan summertime means also monsoon season, which makes it very difficult to plan outdoor activities in advance, and sometimes even checking the latest most accurate weather forecast may not be enough. So when I planned a rooftop barbecue with other students and colleagues from work, guess what the weather was like…

There we were, until the day before unsure of whether we want to go on with the plan or retreat (to my place), crossing fingers and preparing teru teru bouzu (those are little paper dolls believed to have some powers over the weather that are hung to prevent a rainy day). In the end we went ahead with the BBQ plan, and of course rain came down in buckets as soon as we left the office. Good that the BBQ terrace also provided shelter, so that we were dry and warm. Later it also stopped raining completely, to our relief, and we had a nice and animated evening.

The group was an interesting mix of old and just arrived young students (I mean, youuuuung), so the event was a perfect chance for them to meet other people in the group. For a few of us the evening continued by the river.

For even fewer of us, it didn't end at all, or so the story goes…

************

Estate e' tempo di grigliate! Purtroppo, in città non e' permesso arrostire all'aperto. E le restrizioni hanno un loro perché, visto che nessuno ama essere affumicato dal vicino di piano o di sotto…la mancanza di spazi e una giungla di cemento non si sposano certo bene con fuochi all'aperto. Pero, siccome esiste la giungla di cemento, esistono anche i tetti con licenza di arrostire.

Uno di questi posti sta proprio sul tetto della stazione vicino casa mia (che e' stata ricostruita qualche anno fa), e fino ad ora non avevo trovato valide occasioni per andarci. Il posto e' organizzato molto bene, ed e' comodissimo: si compra la carne e qualsiasi altra cosa si voglia carbonizzare al supermercato al pianterreno, ci si carica di cose da bere, si sale su e si incomincia a grigliate. Lo spazio in terrazza e' attrezzato con tavoli, bracieri, coltelli, taglieri, ciotole e carboni ardenti. Dipende poi quanto alti siano questi posti, si può' pure avere una bella vista della città sottostante.

Tuttavia, in Giappone l'estate rima con piogge monsoniche, che rendono la pianificazione di attività all'aperto praticamente impossibile. Spesso anche controllare le previsioni all'ultimo minuto per essere più precisi non serve a nulla. E difatti, proprio quando si pianificava un bel barbecue in terrazza con altri studenti e colleghi di lavoro, indovinate un po' che tempo c'era…

Eccoci qui, fino al giorno prima incerti sul procedere o annullare, speranzosi, e poi decisi a portare avanti il piano…ovviamente la pioggia arriva a secchiate non appena usciamo dall'ufficio, e per fortuna il terrazzo era ben provvisto di copertura così che siamo rimasti asciutti e abbiamo potuto accendere le braci. Poi durante la serata, la pioggia e' cessata del tutto e ci siamo divertiti.

Il gruppo e' risultato un mix interessante tra vecchi e nuovi (giovani, giovanissimi) arrivati, così che almeno per quelli freschi freschi si e' creata un'occasione per conoscere altri colleghi. Per alcuni di noi la serata e' poi proseguita lungo il fiume.

Per altri, si racconta, la serata non e' finita affatto…







Friday, June 12, 2015

A city visual map - Meguro -- 目黒区

Living in the center of a big city gives the advantage of having everything available, at any times. There is a price to pay for such convenience: finding peace of mind is hard, there is no slowing down, nature is often forgotten, life becomes a sterile routine of roads, stations, buildings, workdays. But, step one road out the city hubs to find plenty of quiet neighborhoods to keep the connection with nature and life open. I was living minutes away from one of the busiest hubs in town, and yet it felt like the city was miles away. Ideal situation, if only work were as close.

While my walking partner was focussed in building a complete olfactory map of the whole Meguro and Setagaya wards, in the rain and in the dark, in the shade and in the sun, I used two of my 6 eyes (that's the number of eyes you need if you own a big hunting dog) to build a visual map, instead. Now I know that area as well as mine, there is no street I haven't walked, there are no crossings I haven't crossed, no fauna (domestic and wild) or humans that escaped the hunt down attempts…

Old and new, rich and modest mix and match in this neighborhoods homes. Some of them are boxes of old rusty tin built before Tokyo expanded and surviving only until their owner will, some are ugly pretentious examples of what uneducated wealth can do, others come straight from architecture prodigies, they're minimalistic, essential, exquisite, their designs varying from traditional to modern.

There is a garden for each and every one of them, just a strip, or an acre (seriously, one house had high walls, temple-like entrance gate, and a huuuuuuuuuuge garden), some have bamboo mini forests, tall and big trees, moss, Japanese style gardens, one house comes with a carp pond, and one must walk a flat bridge over it to get to the entrance, then potted plants and flowers hanging off walls, stairs, or wisely arranged in display. In matters of flowers, pretty much everywhere in Japan one can notice a certain inclination to flower arrangement (don't forget this is the country of Ikebana, or flower art), but in certain neighborhoods, like where I stay-cationed last month, flower arrangement is taken to the next level, such as indicating a status, or a degree of tastefulness, or a proof of creativity, or just love for flowers, simply.

I can't count the different colors of the same variety -and of the different varieties- of hydrangea I saw. I can't name the many flowers of all colors and shapes and sizes decorating people's homes or parks. I saw a jasmine plant with flowers as big as the palm of my hand, their sweet fragrance strong even in the middle of the day. Plants were everywhere, and even those houses without a garden were made look like they had one. Not to mention the abundance of green areas, parks, playgrounds, tree-lined roads. One very pretty walk was just by the house, where a "green mile" -literally- ran right in the middle of it, a sort of stretched out park. It was not a park, as it had no name, but it had a walking trail, trees and flowers and bushes on both sides, water fountains and big square stones as benches. One of my favorite walks. Other places of choice I visited by myself were two relatively small and pretty temples, Setagayasankannonji and Ryuunji, whenever I needed a zen boost. After so many years in Japan and I am not a tiny bit tired of visiting temples!

I guess the approaching of the good season must have greatly helped to notice a more "European" feel around the whole area: terraces, patios, outdoor seating and all those things that go very well together with a mediterranean life style (and a glass of cold Sicilian lemon soda). More often than not, here one gets used to enter a building, go one or two floor down the basement or one or two floors up just to be sitting in a cozy box with tables and chairs, artificial light, no openings, just a little bit of atmosphere…but away from the hustle and bustle one can really see creativity and alternative design, all proofs of innovation and re-invention. This means a lot for both the Japanese (easier cultural integration) and the foreigners (easier cultural integration).

A visual map of an area is of no use if one doesn't try personally some of the "attractions"…among all things, burger restaurants and cafes (forgive me father for I have sinned) had to be checked out repeatedly before being satisfied, as scientific approach teaches me an experiment can be evaluated fairly only if replicated at least three times. And it turned out I had two of the three best coffee places in Tokyo -as far as my personal taste goes- and three of the yummiest burger places a walk away. The fact that dogs were allowed in the premises of all of them contributed to the general happiness of both a human and a hound, with benefits to the entire society. Trust me on that.

I have now returned to my place, after one month of living in the area I just described, much nicer than where I have been living for 8+ years. So, home sweet home….or not?

Although glad to be back to my own things, my bed, my kitchen, my plants and my neighborhood (so that I don't have a crazy commute ahead of me each day), part of me misses what I also considered home, the house I felt comfortable living in, the company of a dog that made my days brighter.

They say home is where the heart is…well, then my heart is divided in three pieces.

*****************

Vivere al centro di una grande città ha il vantaggio di rendere tutto a portata di mano, sempre. Chiaro che c'e' un prezzo da pagare per cotanta convenienza: e' difficile trovare la tranquillità, non ci si ferma mai, la natura viene spesso dimenticata e la vita diventa un ciclo sterile di strade, stazioni, edifici grigi, lavoro. Ma se ci si sposta anche solo di una strada al di fuori dei centri nevralgici della città, si trovano quartieri tranquilli in cui e' facile ritrovare se stessi. Abitavo praticamente a dieci minuti da una delle aree più incasinate, eppure sembrava di vivere a chilometri e chilometri di distanza. Una soluzione ideale, praticamente.

Mentre il mio compagno di passeggiate era impegnatissimo a costruire la sua mappa olfattiva di Meguro e Setagaya, con la pioggia e con il sole, con il vento e con l'oscurità, io ho usato due dei miei se occhi (perché tanti ce ne vogliono con un cane così) per costruire, invece, una mappa visuale. Ora conosco quella zona quasi meglio della mia, non ci sono strade su cui non abbia camminato, incroci che non abbia attraversato, esseri che non siano stati soggetti di caccia…

Vecchio e nuovo, ricco e modesto si mescolano nelle case del vicinato. Alcune sono niente altro che cubi di lamiera arrugginita che hanno resistito l'espansione urbana, alcune sono brutti esempi di cosa ostentazione e ineducata ricchezza siano capaci di fare, altre invece sono uscite da studi di architetti, minimalistiche, essenziali, squisite, tra tradizione e modernità.

Per ognuna di queste case c'e' un giardino, che sia una striscia di prato, o un ettaro di bosco (una casa aveva un giardino praticamente immenso, pieno di alberi, e una recinzione con mura alte e un cancello d'ingesso simile a quello di un tempio), alcune case hanno un bischetto di bambù, o alberi alti e frondosi, muschio, giardino in stile giapponese, e addirittura ho pure visto una casa con un laghetto di carpe enormi proprio davanti all'ingresso, che uno per entrare doveva passarci sopra, e ancora piante in vaso, fiori appesi dappertutto e sistemati in belle aiuole. Poi, proprio in fatto di fiori, in Giappone si vede dappertutto una certa predisposizione al giardinaggio (non dimentichiamoci che questa e' la terra dell'ikebana o anche arte di arrangiamento dei fiori), eppure in certe zone come questa si vede proprio che quest'arte e' elevata, come a voler indicare uno stato o un livello di buongusto, oppure semplice creatività o amore per i fiori.

Ho perso il conto di quanti diversi colori di ortensia, e diverse varietà, ho visto. Non so neanche i nomi di tutti i fiori di vari colori e forme che ho visto decorare le case o gli spazi verdi. Ho visto un gelsomino con fiori grandi quanto una mano e con un profumo forte anche nel bel mezzo della giornata. Insomma, ho visto piante dappertutto, pure quelle case che non avevano un pezzetto di terra accanto, erano decorate come se ce ne avessero uno.  Non parliamo poi dell'abbondanza di spazi verdi, parchi, giardini, strade alberate, siepi, eccetera. C'era una bellissima fascia di verde come di un parco allungato, su una strada vicino casa, io la chiamo "il miglio verde", che divide lo stradone in due corsie, con un vialetto per camminare, panchine di pietra per sedersi, fontane e abbastanza erba e piante da ferì felice ogni cane. Questa era la mia passeggiata preferita. Poi, quando non avevo il cane con me e volevo sentirmi un po' zen, me ne andavo in uno dei templi vicini…che bello, tutti questi anni in Giappone e non essere stufa di visitarli!

Il fatto che la bella stagione e' arrivata forse ha influito nel notare meglio il tocco europeo dell'intera zona: ristoranti con tavolini fuori, caffè all'aperto, terrazze, ombrelli e tutto quello che va molto a braccetto con lo stile di vita mediterraneo (e a un bel bicchiere di selz al limone come si beve a Catania). Più spesso che no uno qui non nota molto l'atmosfera…si va o qualche piano sotto o qualche piano sopra per sistemarsi in un quadrato con tavoli e sedie senza aperture verso l'esterno. Invece basta allontanarsi un pochettino dalla frenesia del centro per trovare un po' più di aria, di creatività, di ingegno e di innovazione. E questo vuol dire tanto sia per i giapponesi (per facilitare l'integrazione culturale) e per gli stranieri (per facilitare l'integrazione culturale).

Ma una mappa visiva non e' utile se non si provano alcune delle attrazioni…tra tutte, ristoranti e caffè si devono provare più di una volta prima di essere soddisfatti, così come insegna l'approccio scientifico che richiede la ripetizione di un esperimento almeno tre volte per poter giudicare i risultati attendibili. Vai a sapere, due dei tre migliori caffè di Tokyo -in base al mio gusto personale- e tre dei migliori ristoranti di hamburger stavano proprio a un passo. Il fatto che anche i cani erano benvenuti non poteva che contribuire positivamente alla felicita generale di un essere umano e di un cane, con benefici per l'intera società.

Ora sono di nuovo a casa mia, dopo un mese vissuto nell'area che ho appena descritto, che e' molto più bella di quella dove ho vissuto in tutti questi anni. Quindi….e' un casa dolce casa o no?

Certo che sono contenta di avere di nuovo la mia cucina, il mio letto, le piante e il mio vicinato (solo che fosse per non fare la pendolare!), eppure mi manca tanto la casa che ho considerato casa mia, dove ho vissuto proprio bene, mi manca la compagnia di un cane che ha reso le mie giornate più luminose.

Si dice che casa e' li dove stanno gli affetti. Allora io sono divisa in tre.



























Sunday, May 31, 2015

There is commute and commute

Life has now meaning, purpose and 24 gears.

I got me a sports bike. Mostly because I was in desperate need of an alternative to the dreadful Meguro-Yokohama commute I was meant to endure twice a day due to my new temp routine, and not really because I needed a bike. In fact, I own a bike already, but it is one of those old rusted sets of wheels that's only good to collect dust which, btw, I haven't used it in more than 3 years.
Of course, now that I have a real one, and now that I have tried long distance riding, I am going to make the best out of the purchase.

First, riding pants (with the soft padding), because if don't wear them, after 40KM of cycling in one day I will need a hospital bed. Opening a parenthesis for a second, how da F do cyclists survive the torture? I mean, with all the proper wear and all, I still feel I feel nothing anymore down there...

Second, a helmet, kids size, because, heh, in Japan my head is very small.

Third, a bell, because it is pink and matches the straps in my helmet. Not essential, but I find pleasure in snapping people out of their trances...remember, their lack of spacial awareness, their special gift of getting in your way? Terrifying foreign woman on wheels I am.

My long commute is suddenly not so long after all and didn't feel that bad: on my bike I cover the 20KM distance home-office within one hour, or a bit over one hour depending on traffic or route, I don't have to queue or squeeze or transfer or do all those scary things all commuters experience. I am free, I am on the road, I can see the sunset from the river, I have time to think, I am getting a lot of exercise, I stay away from home and the dog one hour less.

I settled on two possible routes: the fastest which is on two main roads only, really really boring but requires alert at all times; the prettiest which is mostly along the river and is much safer. The fastest route is the one I opted for most of the times in the first week, because I wanted to get me as little time as possible away from home (and there I could speed).

The other route is, instead the choice for the second week, along the Tama river, which originates in Yamanashi prefecture, west of Tokyo, borders Tokyo prefecture and joins the sea in Kanagawa prefecture. Now there is al lot of stuff happening daily along the wide river banks, like oldies golf, kids soccer and baseball, football, oldies tennis, running and cycling, dog walking, picnics and more. It's always nice to ride that path, above the river level, because one can see all of those activities happening, or simply admire nature (trees, water, birds), breathe fresh air (and mosquitos), feel sorry for the cars stuck in the traffic jam right below...in short, one can see life happening. I can't count the photos I had to take each ride, just because it was all so pretty!

The cycling path I ride on one side of the river is such that it goes without interruptions (no bridges to cross, no traffic lights) from the point I get on it at Futakotamagawa, until the moment I get off it to join Route 1, one of the major traffic arteries connecting Tokyo and Yokohama. Now, why isn't it possible to have a smooth, even, wide riding path instead of the patched, bumpy, cracked, narrow one we're using? I mean, that's what I mean with pain and suffering while cycling! And it slows down bikes too!

But a few tricks to pain less can be learned...after the first few days on the road, after having tried both routes, I already knew when and how to dodge lights, cars and trucks, mindless pedestrians and mamachari riders, holes in the ground and other unevennesses. Couple this with the augmented leg power (and tripled calories eaten), and voila, even on the longer route, by the river, I managed to keep the time below the hour. Bike racers, fear me!

***************

La vita ora ha un significato, un obiettivo e 24 marce.

Ho una bici sportiva. Piu' che altro perche' volevo disperatamente un'alternativa al tragitto Meguro-Yokohama che mi si prospettava per cinque giorni alla settimana vista la mia routine temporanea, piuttosto che per sfizio. Che poi, una bici ce l'ho gia', una di queste economiche che si arrugginiscono presto e sono buone solo a raccogliere polvere (tra l'altro la mia non la uso da almeno tre anni).
Ma ora che ho una bici seria, la prendo seriamente e mi arrangio per bene.

Prima di tutto, pantaloni da ciclismo, quelli con l'imbottitura...perche', parliamoci chiaro, dopo 40KM al giorno in sella mi serve un ricovero in ospedale. Che, poi, aprendo una parentesi piccola, come cavolo fanno i ciclisti a sopravvivere a questa tortura? Dico, se gia' io con tutte le imbottiture del caso ho perso ogni sensibilita' alle zone basse....

Seconda cosa, un casco. Di quelli per bambini, perche' pare che qui in Giappone la mia testa e' molto piccola.

Terzo, un campanello. E non perche' me ne serva uno davvero, ma mi sento sadica e provo proprio tanto piacere nel far tornare la gente alla realta'...che qui sono tutti con la testa tra le nuvole, immersi nel loro mondo, e vuoi o non vuoi ti stanno sempre in mezzo ai piedi...ecco.
Tutto ad un tratto il tragitto casa-ufficio non e' piu' lungo ne' impossibile: con la bici ci sto poco peno o poco piu' di un'ora dipende dal traffico o da che strada prendo, e non mi tocca piu' cambiare treni, stare in mezzo alla calca, fare file, e tutte quelle cose terrificanti a cui i pendolari vanno incontro...ora sono libera, modalita' on the road, ho tempo di divagare con la mente, posso ammirare i tramonti, sto via da casa per meno tempo e faccio un sacco di esercizio.
Alla fine, ci sono due percorsi che posso fare: la piu' veloce lungo due grosse arterie urbane, che diciamocelo e'abbastanza noiosa ma richiede molta attenzione; la piu' bella e piu' sicura lungo il fiume. Visto che la via piu' veloce mi avrebbe tenuta meno tempo via da casa, e' stata la scelta per la maggior parte della prima settimana.
L'altro percorso, lungo il fiume Tama, e' stato invece la scelta principale per la seconda settimana. E ho potuto osservare vecchietti giocare a golf o tennis, ragazzi e bambini giocare a calcio e baseball, gente che corre, che va in bici, che porta a spasso il cane, insomma e' proprio bello farsi la strada lungo il fiume, sopraelevata, si puo' anche osservare la natura, si prova un po' di conforto nel vedere che invece, nella strada di sotto, la gente e' imbottigliata nel traffico....insomma, si puo' osservare la vita. E non parliamo delle centinaia, migliaia di foto che ho fatto ogni volta!
In un lato del fiume il percorso e' praticamente ininterrotto, niente semafori, niente ponti da attraversare, per tutto il tragitto che faccio. Ora pero' mi chiedo, perche' mai la strada e' piena di crepe, dossi e tappezzata invece che essere bella liscia, larga, uniforme? Poi chiaro che uno che se la fa in bici soffre...
Ma con la perseveranza si imparano anche alcuni trucchi per dolere meno: infatti dopo i primi giorni a provare entrambi i percorsi, uno sa quando e come schivare le altre macchine, i semafori, i pedoni, le buche e le varie difformita' dell'asfalto. Aggiungici poi l'aumentata forza nelle gambe (e l'aumento vertiginoso di calorie), ed ecco che anche il percorso piu' lungo lo si fa in meno di un'ora. Ciclisti, incominciate a tremare!







Wednesday, May 27, 2015

Hound duties - End-of-duty report

Now that the Golden week is so long gone, now that we have left the vacationing frenzy behind us, now that people have returned to their usual 5:2 ratio of workweek versus weekend I am experiencing what having a big dog means.

For those of you who have no idea about dogs, well know that there are dogs and dogs: the one I am having the great pleasure to spend the month with is fairly big, strong, and with a tendency of chasing any, ANY thing he decides represents a target. The smaller the subject/object of interest, the bigger the interest. Yes, fun times, and forget crowded places, keep the alert always high the leash short, and people who think he's cute at distance, if they care for their lives...

The first two weeks were mostly spent in healing the dog's broken soul after the parting from his beloved human. I am a person with no patience, but I was surprised to have found I have a lot of patience in this case, instead. We walked hours and hours each day, hoping that exhaustion would trigger hunger, but it didn't work. I don't know where animals find all that energy.

The week after that was the return to work life with the added value of a loooong commute. I figured I'd leave home early and come back early so that I would 1) beat the crowds and 2) spend more time at home taking care of who became my one and only priority. The result was that, well, I'd still be away from home too long, and I'd be woken up at 5am on a Saturday...what do dogs know about weekends...but on the bright side, after the (super early) morning walk, we'd go back to sleep curled up together for few more hours.

Theeeeen, my commute for the next two weeks was on a bike, but again I had to leave early if I wanted to go back early and ride on the road while still bright outside. I can't hit the road at 7pm, I just can't. If it is dangerous daytime, imagine night time when people speed more...
So, I couldn't fix the Saturday morning habit, but I stayed away from home for a shorter time, with a clearly manifested hound happiness for that.

Now, it really is amazing how quickly these animals get used to new/different routines and new/different owners...they of course don't change their loyalty to the one human they accompany, but surely they find reasons to put up with all the changes (slowly, and only when they're in the mood). We went from total fasting to eating (although many are the days when the dog stares at his bowl, ponders, then decides against, just because he hopes he gets something better...I am still convinced the food picked for him is not that good); from I-pretend-you-are-not-here pose (stare in front of him all the time) to play together (now he suddenly decides it's time to jump and bite and has caught me out of surprise a few times); from the excessive whining and licking that's reserved for those who visit the house after a long time to one lick of welcome (no reason to be exxaggerately happy to see someone you see every day, once you figure you'll see them everyday); from being evasive to being social...and much more.

This buddy here has still got a lot of mood swings, exactly like me, so maybe that's why I am patient. He's selfish (feed me, walk me, massage me, leave me alone), suspicious, curious, disappointed, and how to blame him for that? However communicative (these animals, they compensate with their behavior for lacking speech), there is no way that I can guess everything, like when to play and when to sleep, how to play, how closeness is allowed, how much indulgence is too much, how much patience is too much....et cetera.

After a whole month I can say I am just happy for the fact that a dog could accept a "stranger" as caretaker, and we both were learning a lot in the process. A lunatic can definitely recognize another lunatic when they meet...and they can get along.

After a whole month, I can say we have bonded, in some ways, and many are the proofs of such bonding: trust, physical contact, rough play, sofa sharing, lots and lots of licking, cleaning, grooming, understanding. And no matter how angry or frustrated or sad I can be on a day, I simply rub the dog's back, I take a nap with his nose on my legs and everything is forgotten, everything is forgiven.

Will I be sad to go back to my normal life? Yes, of course, but the return of the one and only human who makes a dog a happy dog is enough a reason to look forward to normality again.

Sunday, May 17, 2015

Half time report - no bulls*it

Ten days after starting hound duties things get complicated: after the long (so longed) break, I had to go back to work.

I certainly didn't need to try and live far away from the workplace to appreciate the convenience of an apartment close to the office...I was already grateful for that. Better: I did choose that.
Besides the obvious benefit of lack of commute, there is no other advantage, really. No, okay, I get to enjoy my slow morning routine, too.

So, first time after 8 years (although I used to live far from the workplace when I first moved to Japan) I did commute to work. And commute in my vocabulary is torture, you know, the anthropophobia, the lack of personal space, the mix of odors, the over-crowdedness, the lack of people's spacial awareness, delays...

But I survived 5 days of that. I actually got into the routine smoothly (read: I didn't panic). I am proud of myself for enduring this much. The entire working week I managed to get on my train at 8am sharp, miss no connections, and, above all, avoid the packed train cars at rush hour...

What else changed from my usual days? And is it better or worse?

Having a dog imposes a strict discipline, like morning and evening walks to name just a couple of duties you won't be able to run away from, and if you try to stay in bed you'll have a dog whining, pow-ing you, jumping on the bed and sit on you (annoying level: heavyweight), licking your face, pulling the covers you ably used to hide, growl at you. I have to say I do like them, I mean, the walks not the growling, especially early in the morning and late in the evening, when the city is quiet, not too hot, slow and, especially at night, smells of fresh grass and seeds.

Same as my dog-less routine, I do wake up at the same time (EARLY), with the difference that now in a three hours span I tetris in: walk the dog, make coffee, shower, eat breakfast, 90min commute. Before, breakfast alone took me more than 1 hour (that's my slow morning routine).

Evenings are more or less as tetris-ed: rush to the trains, get the shopping done on the way, walk the dog, eat dinner, pass out. Simply put, there is not time for bulls--t.

Beside the army-like schedule, the company of a pet and the mutual attachment developed are priceless and worth every second. The bonding process is slow on the dog side, remember that those animals are faithful and loyal to their own human only, but little by little they get to trust the step-owner as well.

The bad side is, no need to say, the commute: takes too long and exhausts me, psychologically mostly. Even though I managed to stick to a commuting route that makes a loop and by doing so avoids congested trains and times (worked like a charm), I still hate commuting...I wanted to scream on my second day already, but looking back at it I have to confess that it was not as bas as I had envisioned.

Another thing on the bad side: definitely forget about long fingernails or nail polish...oh, and remembering to put on some face cream before leaving home is already going through the whole beauty routine as well...

What got better is that there is someone always waiting for me at the end of the day and happy to see me. I still think the dog is happier because he knows he'll get out of the house than because I am back, but, hey, he's the one who gets to spend most of the day alone, so I totally accept that...in return he thanks me with lots and lots of grooming, that is he licks my arms and hands thoroughly. Gratitude is mutual.

But, and this will be another story, the next two weeks I will switch commute: I got a bicycle. Gratitude is doubled.

***************

Dopo dieci giorni a badare al cane le cose si fanno complicate: eh si, perche' dopo una tanto desiderata pausa, si deve tornare al lavoro.

Ovviamente non era necessario spostarmi lontano per apprezzare la comodita' di abitare vicino all'ufficio...anzi, la davo gia' per scontata e meglio ancora l'ho proprio voluta. Oltre al vantaggio della vicinanza non c'e' tanto altro...a parte no, va bene, anche il fatto che me la posso prendere comoda la mattina.

Per la prima volta dopo ben 8 anni, seppure quando arrivai in Giappone ho fatto per un po' la pendolare, mi ritrovo ebbene si, a viaggiare ogni giorno. E si sa che per me la parola pendolare e' definita come tortura....si sa, la mia antropofobia, gli odori, la mancanza di spazio personale, la confusione, i ritardi, la mancanza di coordinazione degli altri...

Ma alla fine sono sopravvissuta a tutto questo per ben cinque giorni, e anzi non mi sono lasciata prendere dal panico mentre mi sono adattata alla situazione abbastanza bene e per una settimana di fila sono anche riuscita a prendere il mio treno alle 8 in punto, non ho perso nessun cambio e, soprattutto, ho scelto un percorso che tra tutti era il meno affollato. Mi posso considerare soddisfatta di me stessa.

Cos'altro e' diverso da prima? Ed e' in meglio o in peggio?

Il fatto di avere un cane comporta un sacco di disciplina, ad esempio le passeggiate mattutina e serale non si possono saltare, e se lo si fa, c'e' un cane pronto a ricordarlo con lamenti, zampate, salto sul letto con seduta sulle gambe (della serie, rompiscatole livello massimo), leccate in faccia e in ultimo sequestro della coperta con tanto di ringhio giusto per essere piu' efficaci. Devo dire che mi piacciono, le passeggiate, dico, non le torture, perche' la citta' e' ancora fresca, calma e nell'aria si sente il profumo del verde e dei semi.

Uguale come alle mie pratiche senza compagnia canina, la mattina mi sveglio allo stesso orario (presto, molto presto), ma con una grandissima differenza: mentre prima la colazione mi prendeva un'ora abbondante, ora in sole tre ore incastro passeggiata, colazione, doccia, spostamento di 90 minuti in treno. Alla sera, piu' o meno lo stesso gioco di incastri: corri a prendere il treno, fai la spesa per la via, passeggia il cane, cena, svieni a letto. Insomma, non c'e' spazio per la nullafacenza.

Ora, nonostante i casini, la compagnia di un animale e l'affetto reciproco che si sviluppa sono impareggiabili. Da parte dell'animale il processo di dare fiducia e' molto lento, bisogna sempre tenere in mente che i cani sono fedeli e leali solo al loro padrone, eppure pian piano riescono a fidarsi anche di altri.

Il fattore negativo e' senza bisogno di dirlo, la distanza in treno che soprattutto psicologicamente mi distrugge. Anche se sono riuscita a organizzarmi il mio giro senza incontrare troppa confusione, il fatto di prendere i treni comunque lo odio...gia' al secondo giorno ero stressata, ma guardando ora indietro devo dire che non e' stato poi tanto terribile.

Un'altro lato negativo della nuova situazione: dimenticatevi di unghie curate e smaltate..e se proprio vi ricordate di mettere la crema sul viso la mattina, beh, avete gia' finito con i trattamenti di bellezza...
Una cosa che' e' meglio di prima e' che ora ogni sera c'e' sempre qualcuno a casa felice di rivedermi.

Sono ancora convinta che la felicita' e' piu' verso la prospettiva di uscire che quella di rivedermi, ma che volete alla fine e' il cane quello che si passa una lunga giornata da solo, quindi questo atteggiamento mi sta piu' che bene. Il ringraziamento lo ricevo sotto forma di cure, in particolare pulizia tramite leccaggio di mani braccia. La gratitudine e' reciproca.

Ma, altra storia per il futuro, per le prossime due settimane la pendolare la faro' in bicicletta. E la gratitudine si raddoppia.



Saturday, May 16, 2015

Involtini school

Second cooking class of my career, and I am already teaching in a kitchen that's not my own!

With the hound duties in my calendar, the only way to keep up with the lessons was to simply notify a temporary change of address and hope my students could tolerate the presence of a big dog walking and nosing around the house.

The kitchen in the house I am at the moment is a little bigger than mine, with a lot more gadgets and a nice layout. We could comfortably fit 5 people in the cooking area, in order for the students to see and practice, with an occasional visit of a curious dog.

The whole lesson was a bit of a challenge, especially to my guests, who probably were not used to a pair of ears suddenly sticking up between them and the table, but I have to say that they were fine and I am super grateful at their putting up with his personality (caninality?)... I did prepare also an emergency pork rib, just in case things would not look good.

At the beginning, when they arrived, the dog was jumping around (and on them) so much that we had to take the first 15 minutes to calm him down. In a few occasions I had serious troubles in preventing him to terrorize my guests...you know, your average Japanese women, tiny and not too tall, who can definitely get scared if they see a dog as tall as they are jumping madly. I do hope that the girls were not too traumatized by the experience, although after the initial insanity all went well and he even asked them for back rub and to play.

A nice surprise was to see that one of my students took my first class as well, which makes me think that she liked me. Yess!

This time the menu was made of pasta, beef rolls on sticks, a simple tomato salad and a chocolate mousse that was a killer. Simple and basic ingredients for a nutritious and light meal.

Once again, I made sure my students had a hands-on experience, with the making of the meat rolls, the chopping and the slicing of all ingredients and the creaming of the mousse. Why? Because they are here to learn, and because every result is more rewarding if it is a product of one's effort.

We had no leftovers this time, certainly not because we didn't cook enough food...

So, once again, a success...I hope!

**************

Con la seconda lezione di cucina della mia carriera mi ritrovo gia' in una cucina che non e' quella di casa mia! Visto che mi prendo cura di un cane, l'unico modo per poter continuare con le lezioni era quello di notificare il cambio temporaneo di domicilio e sperare che i miei studenti non si intimoriscando per la presenza di un cane in casa che gironzola e annusa.

La cucina in questa mia casa temporanea e' un poco piu' grande della mia, con molti piu' utensili e ben pensata. Cinque persone siamo riuscite a entrarci, cosi che era possibile osservare e provare, e ogni tanto ricevere pure una visita da un cane curioso.

L'intera lezione e' stata un po' faticosa, specialmente per le mie ospiti che probabilmente non sono abituate a vedersi spuntare un paio di orecchie da sotto il tavolo, ma devo dire che si sono trovate bene e devo ringraziarle tantissimo per essersi sciroppate tanta caninita'...per non lasciare nulla al caso avevo anche preparato una bella costina di maiale per lui, proprio per evitare casini.

All'inizio il cane era talmente preso che non la smetteva di saltare addosso a tutti e ci sono voluti almeno 15 minuti per tornare alla calma. In un paio di occasioni ho anche avuto serie difficolta' a fermare le sue attivita' terroristiche...del resto, con le giapponesi minute e sottili che ci ritroviamo, avere un cane che quando si alza e' alto piu' di loro non e' che poi ci si senta proprio rilassati. Spero tanto che non siano rimaste traumatizzate dall'esperienza, sebbene all'insanita' iniziale tutto e' andato bene.

E' stata una bella sorpresa rivedere una studentessa che aveva gia' partecipato alla mia prima lezione, quindi deduco che le sono piaciuta.

Stavolta ho preparato un menu semplice ma nutriente e allo stesso tempo leggero: spaghetti alla norma, involtini di carne, insalata di pomodoro e una bella mousse delicata al cioccolato che ha steso tutte. Come gia' la volta precedente ho cercato di coinvolgere le ragazze in tutte le fasi della preparazione, tagliare affettare sminuzzare preparare gli involtini, montare la mousse. Tutto cio' serve a farle imparare e poi il fatto che il risultato appaga di piu' se lo si raggiunge con il proprio impegno. No?

Stavolta non abbiamo avuto avanzi, e certamente non e' stato perche' non abbiamo cucinato abbastanza....quindi, spero che anche stavolta sia stata un successo.






Friday, May 8, 2015

Magritte at NACT

The world is a small place, and it is proven by the fact that in a big city like Tokyo, in a small bar among the thousands out there, I met a person from Sicily, and of all he is a friend of my high school mates'.

Really a small world.

Now that he's stably living here with his partner, we're trying to hang out more or less regularly. On a last minute call we agreed to spend the holiday together, especially now that we live sort of close to each other...while I am in Meguro, that is.

After having lunch in Daikanyama (super nice and cool neighborhood in Shibuya), we set off to one of the most interesting looking buildings in town: the National Art Center in Roppongi. The architect Kisho Kurokawa devised a great design for the building, which covers a scaring 30,000 square meters area. The facade is wavy, built in mirror and glass, and plays amazing light reflections inside and outside. One of the places in my must-see list can finally be ticked off.

The reason why we went there was to watch Magritte exhibition. I missed to visit the museum with his works when I traveled to Brussels, so now that I am given a second chance (a bigger one, since the collection is arranged via a collaboration of three museums) I am not going to miss it. The amount of art works comprising the exhibition was way beyond expectations, not to mention the quality: first the need of money made Magritte draw shows fliers and posters, manual illustrations and such. Later on, his paintings on surrealism made him the most known artist of the past century.

This artist is so unique and enigmatic that although interpretations of his art exist, the symbolism and the abstractions are so multi layered that a final agreement on meanings might be impossible.

Spheres, recalling most likely bells he heard in his childhood, hats, figures of the artist himself in a suit, busts, lions, stones and clouds, are recurrent in all Magritte's masterpieces, a clear message of the impenetrability and the darkness of human mind.

I was glad I endured the long queue to get our tickets, this way I could a) share quality time with friends b) check out the art center c) educate myself.

***********

Il mondo e' piccolo, e ne e' prova il fatto che in una citta' grande come Tokyo, in un piccolo locale tra migliaia, incontro una persona della Sicilia, e tra le altre cose un amico dei miei compagni di scuola. Il mondo e' proprio piccolo.

Ora che si e' stabilito qui con la sua ragazza, cerchiamo di incontrarci piu' o meno regolarmente. Per adesso che abitiamo relativamente vicini, fino a che sto a Meguro, ci siamo messi d'accordo in una cosa dell'ultimo minuto e abbiamo trascorso una giornata di festa assieme.

Dopo aver pranzato a Daikanyama (un quartiere molto inn di Shibuya), ci dirigiamo verso uno degli edifici piu' interessanti di Tokyo: il centro d'arte nazionale a Roppongi. Quest'edificio e' stato progettato da Kisho Kurokawa, copre una superficie di 30mila metri quadri ed e' interamente costruito in vetro e metallo, la facciata ha un andamento sinuoso e ondulato e l'effeto di luci e ombre per via dei vetri, sia dentro che fuori e' suggestivo. Finalmente un di quei posti da vedere nella mia lista si puo' depennare.

La ragione della nostra visita al museo e' per la mostra su Magritte. Quando mi trovavo a Brussels non sono riuscita a visitare il museo nazionale, e quindi ora che mi viene data una seconda possibilita' (tra l'altro una mostra immensa che nasce da una collaborazione tra tre musei) non me la voglio certo perdere. La quantita' di opere esposte va al di la' di ogni mia aspettativa, per non parlare della qualita': all'inizio Magritte si dedico' a locandine di spettacoli e manuali pur di racimolare qualche soldo, poi con i suoi dipinti surrealisti lo resero l'artista piu' famoso del secolo scorso.

Quest'artista e' cosi' unico e enigmatico che, nonostante esistano interpretazioni di tutti i suoi lavori, il simbolismo e l'astrazione sono tali da rendere impossibile un accordo tra le varie ipotesi.

Sfere, che quasi sicuramente richiamano i campanelli sentiti durante gli anni della giovinezza, cappelli, ombre dell'artista stesso, busti, nuvole, leoni, rocce sono tutti elementi ricorrenti nelle opere di Magritte, un chiaro messaggio di quanto oscura e impenetrabile sia la mente umana.

Alla fine e' stato un bene aspettare in fila per entrare al museo, cosi' ho infatti potuto a) passare una bella giornata con amici b) andare finalmente al centro d'arte e c) edificare lo spirito.