Sunday, October 28, 2012

Sei anni -- Six years


Mi ricordavo bene, ma ho controllato il vecchio passaporto per sicurezza: ho messo piede per la prima volta in Giappone il 28 ottobre 2006, esattamente sei anni fa. Non so dire se il legame tra me e questa terra si sia formato immediatamente o pian piano, fatto sta che c'e' del sentimento.

Nella relazione amorosa che mi lega al Giappone ci sono stati molti alti e bassi, molti risvolti positivi e negativi, ci sono stati gioia e dolore, arrivi e partenze, rotture e riconciliazioni. C'e' stato di tutto, insomma. 
Sono stati sinora sei anni intensi, sei anni in cui ho dovuto imparare a capire il Giappone. Prima mi ha accolto, mi ha, a dire il vero, raccolto dalla solitudine e dalla tristezza in cui sono caduta proprio al mio arrivo, e nonostante la mia scontrosità mi ha tenuto tra le sue braccia. Poi pian piano mi ha dato sempre più libertà e autonomia, sicuro del fatto che non me ne sarei andata tanto lontano...e non si sbagliava. In sei anni sono stata sul punto di lasciarlo svariate volte e per motivi sempre diversi, ma alla fine abbiamo trovato il modo di riconciliarci e riprovare a convivere.

Ho imparato, dicevo, a capire il Giappone, non e' stato facile e non e' tuttora facile, ci vuole tanta volontà e impegno. Ho imparato che essere pazienti alla lunga porta dei risultati. Ho imparato che a volte e' necessario che io mi adatti alle situazioni o ai cambiamenti. Ho imparato che si può essere soli anche quando si e' in mezzo a milioni di persone. Ho imparato a rimboccarmi le maniche. Ho imparato il significato della parola "diversità", in tutte le sue sfumature di razza, opinione, usanza, religione, tradizione, persona. Non so ancora se il Giappone ha imparato ad adattarsi ai tempi e alle persone, se si e' reso conto della sua mentalità ancora all'antica. Siamo cambiati entrambi, io e questa terra, lievemente, lentamente, ma inesorabilmente. Siamo diversi da ciò che eravamo sei anni fa quando ci conoscemmo, e nonostante questa lunga relazione ancora non ci conosciamo affatto bene. Una cosa e' certa: il Giappone e' resistente alle influenze esterne, non lo e' soltanto quando da esse ne dipende la sua supremazia economica…per il resto se ne frega, continua per la sua strada e non scende a compromessi di nessun tipo, il suo modo di vedere il mondo e le persone e' lo stesso che aveva molti anni fa, in una parola, il Giappone e' ancora arretrato.

Sara' forse per questo motivo che ultimamente io e lui siamo in crisi, sono insofferente, sono stanca di dover essere sempre io quella che deve smettere di lottare, sono stanca di dover sempre ricominciare dall'inizio, sono stanca di dovermi sempre e solo adattare. 

Sono comunque contenta di come siano andate le cose finora, facendo un rapido excursus, ho una carriera promettente davanti, un bel numero di contatti importanti e interessanti, un nutrito gruppo di amici sparsi un po' ovunque, una vita piena di esperienze nuove e stimolanti…c'e' pero' che sono stanca. Avrei semplicemente bisogno di una lunga pausa da tutto ciò, forse.

Stiamo vivendo un periodo difficile, in sostanza, io e il mio Giappone, e se questo e' uno di quelle fasi di alti-e-bassi o se siamo proprio giunti al punto di non sopportazione non saprei ancora dirlo con chiarezza…del resto ci riconosciamo ancora tanti lati positivi reciprocamente, ci vogliamo ancora bene, sono dell'idea che ci possono essere ancora tante strade da percorrere assieme, tanti nuovi orizzonti da esplorare….basta ascoltarsi l'un l'altra e trovare un accordo. 

Solo in una cosa non ci potrà mai essere un compromesso: io la moda giapponese non la indosso. E basta.

Ah, oggi e' anche il compleanno di una cara amica di infanzia....tanti auguri Giusy!

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I just checked my old passport to be sure, but I remember correctly: I set foot in Japan the first time on Oct 28 2006, six years ago. I can't say yet whether the bond between me and this land was formed immediately or rather step by step, but the conclusion is the same: there are feelings.

In the love relationship with Japan I've had many highs and lows, many positive and negative outcomes, there has been joy and suffering, comings and goings, break ups and reconciliations. There has been everything.
So far, they have been six intense years, six years where I had to learn and understand Japan. First, he welcomed me, well I gotta say the truth, he grabbed me from the loneliness and sadness I fell into at my arrival, and he kept me in his arms although I haven't been easy to handle. Then, little by little, he gave more freedom and autonomy, sure about the fact that I would not go far…and he was right. In those six years I have been about to leave several times and for different reasons each time, but in the end we found a way to reunite and try to live together again.

I was saying, I learned to understand Japan, it wasn't easy and it is not easy even now, one needs plenty of willpower and dedication. I learned that being patient brings results in the long run. I learned that sometimes it is required that I adapt to changes and to situations. I learned that one can be alone even with a million people around. I have learned to do it myself. I have learned the meaning of the word "diversity" in all its flavors of race, opinion, tradition, religion, person. I don't really know yet if Japan has learned to adapt to the times and to people, if it realized the country's mentality is still old-fashioned. We have both changed, me and this land, slightly, slowly, but inexorably. We are different than who we were six years ago when we met, and despite the long relationship we don't know each other so well yet. One thing is sure: Japan is resistant to external influence. It is not so only when on influence depends its economical power…other than that, it keeps going its own way and undergoes no compromises, of any type, its way of looking at people and the world is as same as decades ago. In one word, japan is still behind.

It may be because of this that lately me and him are in crisis, I am fed up, I am tired of being the one who always gives up fighting, I am tired of starting from the beginning every time, I am tired of being always and the only one to adapt. 

Anyway I am happy for how things have been till now, I mean, if I look back and run through the years, now I have a promising career, a big number of connections, a nice group of friends scattered everywhere, a life full of new and stimulating experiences…thing is, I guess, I am tired. Perhaps I just need a long break, simply.

So, we are going through a rough period me and Japan, and I can't say yet clearly whether this is one of those high-low phases or we got to the "enough" point….all in all we still recognize in the other many positive sides, we still love each other, and I am of the idea that many are the roads we can walk together, many are the places to explore…we only need to listen to each other and find a common agreement. 

Only one thing can't be compromised ever: Japanese fashion. I can't stand it. Period.

Oh, and today is a childhood friend's birthday....happy birthday Giusy!


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