Thursday, August 21, 2008

Marina e l'apprendimento

Quando arrivai in Giappone la prima volta cercai di dare un senso e di trovare uno scopo all'esperienza che stavo per incominciare. L'obiettivo era ovviamente quello di iniziare un nuovo lavoro, anzi iniziare IL lavoro, e fare tesoro di quanto appreso nel tempo. Eppure non era solo quello. Avevo bisogno di trovare un obiettivo ancora piu alto, ancora più trainante, ancora più convincente. E lo trovai: vivere la cultura del Giappone e dei sui abitanti, vivere ogni giorno immersa nella società nipponica, apprendere usi e costumi, assimilare, integrarmi. So adesso abbastanza di questo popolo e delle sue mode e delle sue noie: basta già il fatto stesso di vivere ogni giorno in Giappone, e, durante i miei alti e bassi dovuti a quel famoso culture-shock che dicono visita tutti gli stranieri in oriente, mi dedico a conoscerli sempre più. E mi piace stare li a studiare i comportamenti, ad analizzare le persone e dedurre le loro personalità e i retroscena delle loro tradizioni, del loro essere in un modo piuttosto che in un altro. Altro discorso per il tema dell'integrazione. Integrarsi implica soprattutto e prima di ogni cosa imparare la lingua, altrimenti (lo noto col tempo) non si arriva da nessuna parte. A un anno di distanza dal mio arrivo mi venne chiesto se mi piace la cultura giapponese. Risposi francamente dicendo che la cultura mi affascina, sebbene a volte capirne i costumi e le tradizioni mi risulta difficile, cosi che di conseguenza l'ambientarsi non è la cosa più facile da ottenere. Tuttavia, questo paese mi sta dando un lavoro e mi sta accogliendo, per cui mio dovere è capire le motivazioni che stanno dietro al quotidiano vivere e accettarle per quanto è possibile.


Nonostante i miei sforzi però, l'integrazione non è totale, e non può esserlo per il semplice fatto che la mia cultura sudeuropea è così diversa da quella orientale che la fusione perfetta non potrà mai esserci. L'ultima cosa che mi resta da provare, giusto per poter dire "Io ce l'ho messa tutta", è quella di imparare il giapponese. Per chi non lo sapesse, questa conoscenza in più sembra fondamentale, perchè i giapponesi si aprono di più nei confronti dello straniero se riescono a comunicare nella loro lingua e quindi i rapporti umani risultano facilitati. Inoltre, imparare come si deve il giapponese significa DAVVERO entrare e immergersi nella loro cultura. Tramite la conoscenza della lingua si conosce l'essere umano, le sue debolezze, i suoi punti di forza, le sue credenze, i suoi comportamenti. All'inizio, dunque, mi misi di buonissima volontà e i progressi furono immediati. Poi, quando il lavoro ha avuto la meglio, quando si ha poco tempo libero per se stessi, allora invece dei progressi si vedono le retrocessioni. E questo, a mio parere, è successo a causa della subitanea assenza di motivazioni. Se prima volevo vivere il Giappone a 360°, adesso anche 30° mi basterebbero. forse sono stanca, forse lo scontro tra culture è troppo forte e quindi ho gettato la spugna, forse il semplice fatto di essere qui mi ha saturata, fatto sta che la semplice motivazione che mi tiene qui è il voler a tutti i costi continuare ad apprendere per crescere professionalmente. Perchè so che qui è possibile. Perchè so che qui c'è ancora tanto da imparare. Perchè sento che non è il momento giusto per scrivere un altro capitolo della mia storia. Pensai allora che una bella dose di motivazione poteva provenire dall'idea di partecipare al test per la conoscenza del giapponese, cosi che almeno, se passato, avrei avuto prima di tutto una prova che ho investito in qualcosa di concreto e usabile, avrei poi dato un senso al mio tempo avendolo sfruttato per apprendere una nuova lingua e poi per soddisfazione personale. Non che le cose siano cambiate in effetti, visto che la motivazone non sembra essere abbastanza motivante, però a dicembre mi presenterò (sperando di ricordarmi a spedire la cartolina di partecipazione) per il test e speriamo bene, nonostante al vedere la pila di libri e fascicoli e eserciziari e tabelle dei verbi e montagne di kanji che sta li ad aspettarmi, volutamente mai spostati per essere sempre bene in vista, mi venga la repulsione. Nel frattempo mi dedico a prendermela con me stessa per non volermi sedere alla scrivania e studiare tutti i giorni.

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When I arrived in Japan the first time, I tried to give the experience I was going to start a meaning and an objective. The goal was obviously to start a new job, THE job actually, and treasure what lernt meantime. And yet, it wasn't all. I needed to find a higher goal, more pushing, more convincing. And I found it: to live Japan's culture, to live everyday deep into the Japan society, to learn customs, to assimilate, to integrate. I now know enough about the people and about their fashions and boredoms: living in Japan it's itself enough, and, during my highs and lows due to what they call culture-shock and say comes and visits all teh foreigners in the far East, I dedicate myself to know them even more. I like studying their behaviors, analysing the people and deduct their personalities and the traditional background and their being that way rather than another way. Different discussion about integration. Integration means first of all and especially learning the language, otherwise (I notice by the time) it goes nowhere. One year after my arrival I was asked if I like the Japanese culture. I answered frankly saying that the culture is fascinating, sometimes understanding costumes and traditions is difficult, though, and as a consequence of that integration is not the easiest thing to obtain. But, this country is giving me ospitality and a job, so my part is to understand the motivations that are behind the everyday living and to accept as much as possible.

In spite of all my efforts, integration is not total, and it can't be like that simply because my southern Europe culture is so much different than the far east culture that the perfect fusion can't be there. The last thing I can try, just to be able to say "I tried my best", it's to learn Japanese. for those who don't know, such knowledge looks like fundamental, essential, because the Japanese open themselves to the foreigners more likely if they can talk in their own native language, so that the human relationships become easier. Learning Japanese properly means also a REAL immersion into the culture. through knowing the language I know the human, the weakness, the power, the beliefs, the behaviors. So, at the beginning I was willingly studyingand the progresses were immediate. Then, when work overtook my free time, when I started having less time for myself, I started seeing the regression. And this, my opinion, happened because of lack of motivations on my side. If once I wanted to live Japan at 360°, now 30° is enough. Maybe I am tired, or maybe the culture clash is too hard and I gave up, maybe the mere fact to be here saturated me, but in facts the motivation that keeps me holding is to keep on learning and growing profetionally by all means. Because I know that here it's possible. Because I know that here there's a lot to learn. Because I feel that the right moment to leave and write down another chapter of my story is not arrived yet. At one point I decided a good dose of motivation could come out if I registered for the japanese language proficiency test, and in case I'd pass it at least I could have a proof that I invested my time and efforts into something useful and usable, and also I could give a meaning to the time dedicated in learning a new language and finally for my own sake. Actually, things haven't changed so far, seen that the motivation doesn't seem to be motivating enough, but in December (hopefully I'll remember to send the participation slip) I'll try the test, althoug I feel sick at the sight of the pile of books and pamphlets, and exercise books, and verbs tables and kanji waiting for me, but I don't move them from teh table to be visible. And in the meantime I blame myself for not learning everyday.

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