Monday, July 31, 2017

Cooking with kids II

A while ago I was asked to teach cooking in English to school children. Well, I did it again.

The same teacher who had asked me the first time brought a different group of school kids to my place to learn the art of making arancini and at the same time practice English. Of course the kids didn’t speak a word of English, and perhaps they did’t even listen to a word. But, well, they proved themselves to be capable to learn, somehow, and made their own rice balls.

This time I faced 5 (FIVE) boys between 7 and 10 years old. You can imagine how loud they were…
It looked like they had never been exposed to cooking before, as they ohh-ed and ahh-ed at every thing I did show them. They were very curious, which I think is a good thing. They wanted to see how I melted chocolate for the mousse, how I stirred it, how I spooned into the cups and so on. They even were super interested to see how I fried the arancini. A couple of them were also very keen in trying everything I was showing, whereas one was willing to get his hands dirty, but I could tell he didn’t really like dirty hands. So, he went to immediately wash his hands as soon as he was satisfied with his attempt (with some eww’s in between words). 

Except the steps that involved cooking, I let them try everything, so I can certainly say this experience was formative, as they now should know how to cook two dishes perfectly.
I also received the cutest presents ever: one very realistic reproduction of a round sushi box, containing some sushi pieces to use as straps, all handcrafted by the boys of course, and also a hand fan decorated with origami and with lots of sweet messages written by the children (those who came the first time and also this second time).

It was another successful lesson, but tough, as keeping the children attention high all the time is really challenging. Kudos to the school teachers!

For the times being, I won’t be hosting kids cooking classes anymore. I hope those who delighted me of their presence will remember and treasure this experience until their adult life.

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Qualche tempo fa mi era stato chiesti di fare scuola di cucina a dei bambini. Ebbene, e’ successo di nuovo.
La stessa insegnante che mi aveva contattato la prima volta mi ha portato un gruppo diverso di ragazzini per far loro apprendere l’arte dell’arancino e allo stesso tempo fare pratica di inglese. Ovviamente non hanno parlato una parola in inglese, e forse credo che neanche stavano a sentire. Comunque sia, hanno dimostrato di avere afferrato qualcosa e sono riusciti a fare i loro arancini.

Stavolta avevo, tenetevi pronti, cinque maschi, tutti tra 7 e 10 anni. Potete immaginare il casino…
Mi e’ sembrato come se nessuno di loro fosse mai stato esposto alla cucina, visto che lanciavano gridi di sorpresa a ogni cosa che facevo. Erano molto curiosi, che penso sia una cosa buona, e infatti volevano osservare come ho sciolto la cioccolata per la mousse, come l’ho mescolata, come l’ho messa nelle coppe eccetera. Erano anche interessatissimi a vedere come friggevano gli arancini. Un paio erano anche interessati a provare tutto, mentre uno era diciamo volenteroso ma era chiaro che non gli piaceva affatto sporcarsi le mani. Infatti, dopo ogni prova, andava subito a lavarsi le mani, sbottando.

Tranne che per il cuocere vero e proprio, ho fatto in modo che i bambini provassero tutto, quindi vi posso dire che dovrebbero essere in grado di preparare due piatti alla perfezione.

Ho anche ricevuto dei regali bellissimi: uno era una riproduzione in carta e plastilina di un contenitore con sushi, e il sushi era fatto cosi da poter essere usato come portachiavi o altro, tutto fatto da questi ragazzini a mano, ovviamente, e poi un ventaglio su cui erano attaccati origami e messaggi da parte di tutti i bambini, sia quelli che erano venuti la prima vola e gli altri.

Che dire, e’ stata un’altra lezione di successo, ma dura, visto che e’ stato difficile mantenere i bambini focalizzati per tutto il tempo.


Mi sa che per adesso, non faro’ più questo tipo di lezioni, ma almeno spero che questi ragazzi ricordino quest’esperienza e la portino con se nella loro vita da adulti.






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