Sunday, January 22, 2017

Fish cleaning school

I gave another cooking lesson recently, and it was about fish. The menu was new, never tried before as a whole, so I was prepared to fix all that could go south while teaching. When planning the class and playing it in my head, I though that showing how to scale, gut, cut and skin a fish would have been just nice. But I was not definitely going out of my way to get hold of a nice whole salmon or bream or cod, or other big fish, to show it. A snapper as a sample would do. This only because one guy who attended one of my past classes loves fishing and was interested in learning -from me- how to cook his catch. Poor him.

Anyway, the class went well, except for the snapper part. First I had to remove all scales. Now, I didn’t have the tool to do it, so in order not to have fish skin flakes flying all over my place I well thought of an old trick: use a big transparent plastic bag to put the fish in, a sharp knife, scratch scratch scratch…et voila. Right. Only that I realised there and then that my knife wasn’t sharp at all. Still, scratch I did, and I ended up shooting fish scales mercilessly past my guests faces. The snapper was also, as said, too small for the recipe in store. Plus, you don’t really need to remove the oh so thin skin of a snapper, but you do need to remove that of a big fish. So I had to show it, leaving almost no fish left for cooking.

I bet my students were none the wiser after my successful and skilful slaughtering of a poor lil fish, except for the fact that, maybe, they now know a serial killer when they see one. They all laughed at my funny poses with the fishbone (the butcher had a sense of humor, tsk tsk), so hopefully they will forget all the gruesome details and will buy nice and clean filets from their trusted fishmonger….

But, as another one of my cooking tricks, I showed them, with the proper fish cuts, how to remove the skin easily and without using a knife. You want to know how, you join my class (evil grin).

I think I balanced it all out with the most awesomest salmon pie of all times, a pastry marvel with decorative patterns and perfect taste, a pattern I made up on the fly. I confused my students quite a bit, but the final result was worth it. The lemon cake was also another scale tipping element. In favour.

I again had a nice group of participants, some returning, some new. I was positively impressed by one girl who couldn’t speak or understand much English, and yet she came to join the class and watched, and -I hope- learned something. Respect woman! Respect.These, alas, are the moments when I feel helpless and the most frustrated for having lived in this country long enough and yet not being fluent in the language. Pffff!

All is well what ends well, people had their leftovers to bring back home, and I didn’t have any bad reviews yet. I got no reviews at all, so I guess no news good news. Next fishy class is in February with the fishing guy, so wish me luck.

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Qualche settimana fa ho fatto un’altra lezione di cucina, con tema pesce. Il menu era tutto nuovo e mai provato organicamente, quindi mi sono ritrovata a salvare il salvabile, nel caso di situazioni imbarazzanti, durante la lezione. Quando ho pianificato la lezione avevo pensato a far vedere come squamare e pulire un pesce, che secondo me era carino. Chiaro che non vado a cercarmi un bel salmone intero, o un merluzzo o una orata, ma un pescetto tipo dentice, piccolino, va più che bene come dimostrazione. Tutto ciò solo perché a una delle mie lezioni si e’ presentato questo tipo con la passione per la pesca e che quindi voleva imparare, -da me, poverino- come prepararsi la sua pescata.

Alla fine la lezione e’ andata bene, eccetto per la parte con il dentice. Intanto dovevo togliere le scaglie. Che, non avendo l’attrezzo adatto, ho rimosso usando un vecchio stratagemma per evitare scaglie volanti: busta trasparente, metti dentro il pesce, prendi un coltello affilato e gratta…semplice. Solo che mi sono resa conto che il mio coltello non era granché affilato, e quindi ho fatto lo stesso, con l’aggravante che ho sparato scaglie di pesce a destra e a manca. Comunque, come gia detto il dentice era troppo piccolo per la ricetta in programma, e tra le altre cose ha una pelle talmente sottile che non ha bisogno di essere tolta. E pero’, togliere la pelle, lo dovevo spiegare comunque, cosa che non ci ha lasciato molto filetto con cui lavorare.

Sono sicura che quei poveri studenti non hanno imparato nulla dal mio scempio, tranne che forse sanno riconoscere un macellaio. Ho fatto anche un po’ la giullare con i resti della lisca e della testa, cosa che spero gli faccia dimenticare i dettagli macabri e procurarsi i filetti belli e puliti dal loro pescivendolo di fiducia…

Comunque, anche qui c’era un altro trucco da insegnare, cioè come fare a spellare un filetto di pesce, senza ricorrere a coltelli o macellazioni gratuite. Se volete sapere come, seguite una mia lezione, HAHA.

Penso che comunque ho ribilanciato il tutto con un salmone in crosta che più fantastico non ce n’e’, con tanto di decorazione della sfoglia, cosa che mi e’ venuta in mente sul momento. Erano tutti confusi nel provarci, ma il risultato finale ne valeva la pena. E poi c’era anche la torta al limone a fare da ago della bilancia (a favore ovviamente).
Ancora una volta ho avuto un bel gruppo, alcuni veterani, altri nuovi. C’era poi una ragazza che mi ha colpito positivamente, perché non capiva nulla di inglese e nonostante ciò si e’ venuta e ha cercato di capire…un mito. Speriamo che abbia carpito qualcosa. Questi, tuttavia, sono i momenti in cui mi sento proprio uno zerbino per il fatto di vivere cosi a lungo in questo posto e ancora non essere capace di parlarne la lingua. Che palle.

Tutto e’ bene quel che finisce bene, c’erano un sacco di avanzi per loro da portare a casa, e non ho ancora visto nessun commento negativo. Anzi, non ho visto nessun commento proprio, ma come si dice “nessuna nuova buona nuova”. A Febbraio avro’ un’altra lezione di questa e ci sara’ l’amante della pesca. Auguratemi buona fortuna.

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