Sunday, July 31, 2016

Tokyo summer is Odaiba summer

Odaiba artificial island in Tokyo bay is the only place to be in summer that makes enduring the dreaded heat bearable. Those who have never lived in a city by the sea between the 30th and 50th parallel have no idea of what seaside and summer mean. I mean, having the possibility to enjoy the summer season, sit at a table on a terrace or right by the beach, stay up until late, go for a swim any time, walk along the promenade by the seaside, wait for the sunset…

Tokyo is not offering much like that. But, there is a (man made) beach in Odaiba which becomes lively during summer (although it has some limitations). All cafes in the shopping malls have terraces that face that beach, so that guests can have a seat with the bay and city view (one of the best views, in my opinion), and even the small kiosks by the sand set up tables and umbrellas.

So, imagine it's a hot day, and you want to cool down somewhere by the water in the evening...Odaiba is that place, because it offers water, a sand beach, tables and umbrellas, a cold drink in your hands, beautiful sunsets over the city, boats floating around carrying party goers. Mind you, I wouldn't swim in those waters, or spread my beach towel and suntan on that beach...actually, swimming is prohibited in the area, as it is close to factories, ports and the bay is constantly roamed by boats. But at least taking a stroll barefoot in the sand feels good.

Another limitation is that the area becomes deserted very early in the evening. The island is in fact a site for shopping, mainly, so once shops close, restaurants soon follow and everything closes down. So forget your evening dinner or late night after dinner by the sea plans.

On a hot, very hot afternoon, Anna and I decided to go to the bay and try cooling down a bit. We took our cameras, of course, as we didn't want to miss the golden colours at sunset. It was a very good decision, in the end. In fact, the air was cooler and a gentle breeze was blowing. Tables, the white plastic camping style tables with chairs, and red-and-white beach umbrellas were arranged on a terrace of a tiny bar by the pier, all of them already taken. Mostly, it was non Japanese people there, like tourists, those who actually hope to find a spot like that and know how to enjoy it. 

Instead of waiting for a table, Anna and I decided to grab a drink to go, and we let the evening unfold for us: our cold beer beside us, the malls behind us, the sand below us, the sky above us, and Tokyo in front of us.

**************

Odaiba, l’isola artificiale nella baia di Tokyo e’ l’unico posto in estate che permette di sopravvivere al caldo infernale. Quelli che non hanno mai vissuto in una citta di mare tra il 30-mo e il 50-mo parallelo non hanno idea di cosa significhino estate e mare. Avere la possibilità di godersi la stagione calda, sedere a un tavolo proprio a ridosso della spiaggia, farsi una nuotata in qualsiasi momento si voglia, stare svegli fino a tardi, passeggiare lungo la costa, aspettare il tramonto…

Tokyo non offre molto, pero’ c’e’ una spiaggetta (fittizia) a Odaiba che si ravviva durante l’estate (anche se ha delle limitazioni). Tutti i ristoranti dei centri commerciali sono provvisti di terrazze che guardano alla spiaggia cosi che i clienti possano avere un tavolo con vista baia e citta (da qui, secondo me, c’e’ la vista migliore di tutte), e anche i chioschetti che stanno sulla spiaggia preparano tavoli con ombrelli.

Quindi, immaginate un giorno caldo e c’e’ la voglia di andare da qualche parte la sera vicino all’acqua per rigenerarsi un po’…Odaiba e’ il posto dove andare visto che offre l’acqua, una spiaggia, tavolini con ombrelloni, bevanda fresca in mano, tramonti bellissimi sulla citta, barche piene di gente festante che vanno in giro per la baia.

Ora, di certo non consiglierei di fare un bagno li, visto che e’ comunque una zona di porto e industrie. Anzi, fare il bagno e’ proprio proibito. Pero’ almeno ci si può fare delle passeggiate, e avere quella bella sensazione di camminare a piedi nudi sulla sabbia.

C’e’ un’altra limitazione, che quella zona e’ un deserto alla sera. Tutta l’isola e’ difatti un mega centro commerciale, quindi una volta che i negozi chiudono, subito dopo tutto il resto si ferma. Quindi dimentichiamoci di quella cena a tarda sera o quell’ultimo amaro notturno.

Un pomeriggio davvero caldo io e Anna abbiamo impugnato le nostre macchine fotografiche e siamo andate a Odaiba per catturare i colori della sera e per rinfrescarci un po’. Abbiamo deciso bene, per fortuna, visto che c’era una bella arietta fresca. Il piccolo chiosco sulla spiaggia vicino al molo aveva gia’ tutti i tavoli occupati, per la maggiore da turisti non giapponesi che non vogliono altro che una situazione del genere in questi giorni di caldo, e quindi invece di aspettare che un tavolo si liberasse, abbiamo preso una bevanda da asporto e abbiamo lasciato che il resto si sistemasse da solo: birra fredda accanto a noi, negozi dietro di noi, sabbia sotto di noi, cielo sopra di noi e Tokyo di fronte a noi.





Saturday, July 30, 2016

The first swim of the year

When summer comes in Tokyo, there is one thing I miss: the beach.

I am going to reiterate myself when I say that summer in a place like Tokyo is rather horrible, especially when one has to work all the time. The days good for the beach are very few, for most of the summer we have to deal with storms, monsoon rain, humidity, grey skies and discomfort.

Were I in Sicily, by the end of July I'd have spent most weekends at the beach. Here, I've only been once this year. The aggravating factor is that all the city beaches are not exactly enjoyable and aren't at all equipped to welcome bathers (of both the water and the sun kinds).

Indeed, the closest beach is Zushi (逗子), briefly described (HERE) less than one hour by train south of Tokyo, and it is obviously the most popular destination although not a great beach. Not having better alternatives, at least for a one-day kind of escape, we have to make it work. I went on a Sunday, and was lucky to have company, as two girl friends were happy to join the run-away. It was a fun group, myself, Angela and a friend of hers who happened to be a very very interesting person.

The good thing about Zushi, or actually all beaches in Japan, is that after 4pm the majority of people pack up their stuff and leave, unaware of the fact that they are going to miss out on the best time of the day, when the sun goes down, the water is a flat, motionless mirror, and a nice breeze blows from the sea.

Even better, starting from last year, drinking alcohol and loud music at the beaches near here are banned, so all youngsters and party lovers can't but pick another location leaving the beach to those who really want to try and relax for a day. There are even uniformed officers on patrol along the beach giving away pamphlets with lists of do's and don'ts (actually just don'ts) and checking on suspicious cases of bad behaviour or rule breaking.

Nothing can be done, instead, for the screaming of Japanese girls...they feel the water with their feet and scream, they see a wave coming and scream, the play ball and scream, they take pictures and then scream. Seriously, babies and small children in comparison don't open their mouths.

But Zushi beach is nice for the views it offers. Not so much during the day, but in the late afternoon, from one end of the beach it is possible to see the profile of mount Fuji in the distance and the rugged coast that goes all the way to Enoshima island just one cliff further down.

I guess, when no other options are available or affordable, Zushi (and vicinity) works just fine.

****************

Quando a Tokyo arriva l’estate una cosa che mi manca e’ la spiaggia.

Staro pur ripetendo la stessa storia di quanto e’ brutto stare a Tokyo in estate, specialmente quando uno ha da lavorare tutto il tempo. I giorni, quelli buoni, per la spiaggia sono pochi e per la maggior parte si deve vivere con temporali, piogge monsoniche, umidità, cieli grigi e un senso generale di sconforto.
Se fossi stata in Sicilia, gia per la fine di luglio sarei gia stata in spiaggia praticamente ogni fine settimana. Qui, invece, quest’anno sono solo andata una volta. L’aggravante e’ che le spiagge in citta non sono esattamente vivibili e non sono attrezzate per chi vuole fare il bagno, o anche solo abbronzarsi.

La spiaggia più vicina invece e’ Zushi, che ho brevemente descritto in un altro post (QUI) e che si trova a poco meno di un’ora di treno da Tokyo ed e’ ovviamente la destinazione più famosa seppur non spicca come bellezza o altro. Non avendo migliori alternative, almeno per quelle fughe di una giornata soltanto, dobbiamo farcela piacere. Una domenica sono andata quindi, per fortuna in compagnia di due altre ragazze che hanno abbracciato l’idea di una fuga dalla citta. Il gruppo era proprio interessante, composto da me, Angela e una sua amica davvero ma davvero particolare.

La cosa buona di Zushi, anzi a dire il vero e’ una cosa comune a tutte le spiagge in Giappone, e’ che dopo le quattro la maggior parte della gente va via, proprio quando la parte più bella della giornata inizia, quando il sole va giu, l’acqua e’ calma e piatta, e una brezza leggera soffia dal mare.

Ancora meglio, sin dall’anno scorso in tutte le spiagge della zona, musica ad alto volume e alcol in spiaggia sono proibiti, e quindi tutti quelli che vogliono divertirsi scelgono altri posti, lasciando la spiaggia a chi cerca di rilassarsi un attimo. Ci sono anche poliziotti in uniforme che vanno in giro per la spiaggia e distribuiscono foglietti con le varie regole da seguire, cosa fare, e soprattutto cosa non fare, e si fermano nel caso si insospettiscono sul comportamento di alcuni bagnanti.

Quello che invece pare non possa essere bannato e’ invece il continuo strillare delle ragazze giapponesi…provano l’acqua con un piede e gridano, vedono un’onda arrivare e gridano, giocano a palla e gridano, si fanno foto e gridano. I bambini a confronto non aprono bocca.

Ma un’altra cosa per cui Zushi e’ bella e’ per la vista. Non tanto durante il giorno, ma nel tardo pomeriggio si riesce a vedere il profilo del monte Fuji da un lato della spiaggia, e persino la costa rocciosa che arriva fino alla vicina isola di Enoshima.

Certo e’ che quando non ci sono altre opzioni valide, Zushi (e spiagge vicine) vanno più che bene.






Monday, July 25, 2016

Art islands Naoshima and Teshima - 直島と豊島

A must see in Japan is Naoshima (直島), a gemstone in the Seto inland sea, known for being a contemporary art mecca.

And I did it. I can now tick another item off the must-see list. It doesn’t happen that frequently anymore that I plan big travels within Japan, but it has to be said many plans came true since I made a habit out of having a mid-week girls aperitivo with A and A…so we took advantage of a three day weekend, we packed our bags and we set to our “viaje de chicas” made of museums, beaches, beers by the sea and bike rides.

The island is not that easily reachable from Tokyo, as it takes a long train/airplane trip to Okayama, then another long train ride to the ferry port and then another last boat ride to get to Naoshima. But the natural landscape and the works of known and less known artists are totally worth the trouble. Sunny, hot, olive oil and lemon producer, this island has also been compared to the Mediterranean countries and indeed it felt like being (almost) in Sicily for me.

The reason why there is so much art in Naoshima (and the nearby Teshima island) has to be sought in the Benesse corporation. The owners wanted to boost the island’s diing economy and wanted to educate its inhabitants to contemporary art. So, they partnered with architects of the Tadao Ando likes to build museums, of which the Benesse House is its finest product where guests can experience sleeping in a museum (yes, Benesse house is a museum and a hotel). Several other artists were recruited to fill the island with contemporary art, being either installations or house remake. Works by Yayoi Kusama, Andy Warhol, Niki de Saint Phalle, just to name a few, are scattered here and there, integrated in the nature in order to emphasise the beauty of Naoshima and Teshima (豊島). In addition, an added value, these islands didn’t lose their village atmosphere, all houses are traditional, made of burned wood, clustered in small walkable centres, the only fancy stores being the museums souvenir shops. Nights are quiet and streets are dark, and the only sound one can hear is the waves crashing on the beaches.

There can’t be enough time to spend there and take everything in. We tried to do so in three mere days and failed. But on top of the museums and art houses there are way too many other details: each cafe has its unique style, materials are recycled and given a new life as cute items on display, tiny characters made out of beer cans can be spotted in each corner of the island, tiles and colours are used for the buildings walls, flowers and plants are arranged as if part of a painting, and then nature itself, the views, the sunsets, the sea dotted with other smaller islands as far as the eye can see, the profile of Japan’s Shikoku island… If I had to describe our three days in Naoshima I would just use this word: mind-blowing.

So what it is that we did?

First of all, museums. There are three main museums in Naoshima, we visited two: Chichu and Benesse. They are all conveniently located in the same area, on the east side of the island. The buildings were designed by Ando, they all are bare concrete and bunker-like, sterile in their minimalism, and illuminated by natural light only. They just deserve to be visited for the fact that they alone are an architectural wonder. One more comment about the Chichu museum is that it’s completely underground (chichu in Japanese, in fact) so not to spoil the landscape. Brilliant. The Benesse museum represents another architectural masterpiece, extended to the nearby Teshima island so that now one of the artworks is on display there (a concrete spherical cap with holes). Instead of commenting each and every artwork, which I recommend see in person, I want to praise the aim to engagement with the people: visitors to the museums could BE IN the art itself, be part of it, walk through it, sit on it, watch it from whatever angle they liked. A unique and very enjoyable experience.

Then, the art house project. In Naoshima there is a circuit of six old houses that were renovated and were used as showrooms, although they represent an artwork on their own already. They are all located on the north side, where the island’s secondary port and village is. One of the houses, an old dentists’ house, was transformed via a sort of collage. Inside and outside are a clash of random elements and materials where even a smaller scale statue of liberty finds its place. The Minamidera is another of the many Ando’s contributions, a room completely dark that allows visitors to distinguish shapes only after their eyes have adjusted to darkness.

There were two of such houses also in Teshima, one being the Yokoo house, with its superb contrast of natural and red-coloured garden stones. A contrast, by the way, that could only bee seen from inside the house, as from the outside red glass was hiding everything. Clever. A German artist was instead the creator of geometries and polka dots in perspective that decorated the interior of the second art house. Stunning, but quite a punch in the eye if one had to live there.
This last house, of all the houses and museums we visited, was the only one, I mean the ONLY ONE, where taking photographs inside was allowed. For all the rest, we couldn’t even try and snap some pictures in secret as each room and item were guarded. I guess this was the only one annoying element of the entire weekend, especially because we had to pay to enter all those places, and we felt a bit fooled.

But all the outdoor art installations kind of made up for it.

For this specific case, pictures (those I could take, I mean) instead of further describing can do a better talking. Words are just redundant and unnecessary here.

Visit that place, and experience it by yourself.

*************

Un posto da vedere assolutamente in Giappone e’ Naoshima (直島), una gemma nel mare interno del Giappone, nota per essere una mecca di arte contemporanea.

E ci sono andata. Posso ora, finalmente, togliere un altro elemento dalla mia lista. Ormai non capita più spesso di organizzare quei viaggioni che facevo un tempo, eppure posso dire che da quando mi intrattengo con A e A per i nostri aperitivi infrasettimanali, molti progetti si sono concretizzati…e infatti abbiamo usato un fine settimana lungo a nostro vantaggio, prepara la borsa e via per il nostro “viaje de chicas” fatto di musei, spiagge, birra al mare e giri in bici.

L’isola non e’ poi tanto facile da raggiungere da Tokyo, visto che ci vuole un tratto in treno o aereo fino a Okayama, poi un altro viaggio in treno fino al porto e poi infine un viaggio in traghetto per arrivare. Ma il paesaggio naturale e le opere d’arte di noti e meno noti artisti ripagano del sacrificio. Soleggiata, calda, produttrice di olio d’oliva e limoni, quest’isola e’ stata persino paragonata alle terre del mediterraneo e devo dire che un pochino di Sicilia ce l’ha.

La ragione per cui c’e’ tanta arte a Naoshima ( e nella vicina isola Teshima) e’ dovuta alla compagnia Benesse. I proprietari volevano rilanciare la morente economia del posto e allo stesso tempo educare i suoi abitanti all’arte contemporanea. Quindi hanno fatto comunella con architetti come Tadao Ando per costruire vari musei, di cui Benesse House e’ il risultato più raffinato dove addirittura si può provare l’esperienza di dormire in un museo (difatti Benesse e’ sia hotel che museo). Vari artisti sono poi stati reclutati per riempire l’isola di opere, che siano installazioni o ripresa e decorazione di case abbandonate. Lavori di Yayoi Kusama, Andy Warhol, Niki de Saint Phalle, giusto per fare alcuni nomi, si trovano da parte a parte, integrati con la natura in modo da enfatizzare la bellezza di Naoshima e Teshima (豊島). In piu, la cosa bella e’ che le isole non hanno perso l’atmosfera di villaggio di vacanze, le case sono ancora tutte tradizionali in legno, raggruppate in piccoli centri abitati, e senza negozi pretenziosi. Le sere sono calme e le strade buie, e l’unico suono che si distingue e’ l’infrangersi delle onde sulla riva.

Non c’e’ tempo abbastanza che si possa passare per vedere tutto. Noi ci abbiamo provato in tre giorni e abbiamo fallito. Ma oltre ai vari musei e case artistiche, ci sono troppi altri dettagli da considerare: ogni caffe ha il suo stile unico, un sacco di oggettini in bella vista e gli arredamenti erano tutti ricavati da materiale da recupero, c’erano piccoli personaggi simpatici ottenuti da lattine di birra sparsi qui e li, mattonelle e colori vivaci decoravano i muri, fiori e piante erano sistemati come se fossero parte di un dipinto, e poi la natura stessa, la vista, i tramonti, il mare punteggiato di isole fino a dove l’occhio può guardare, il profilo dell’isola di Shikoku…se dovessi descrivere i nostri tre giorni a Naoshima, ho solo una parola da usare: strabiliante.

E dunque, che abbiamo fatto?

Per prima cosa, musei. Ci sono tre musei principali a Naoshima, noi ne abbiamo fatti due: Chichu e Benesse. Si trovano tutti nella stessa area dell’isola, nella parte est. Gli edifici sono stati realizzati da Ando, e sono tutti in cemento armato, tipo un bunker, minimalisti e illuminati solo da luce naturale. Meritano di essere visitati solo per il semplice fatto che rappresentano una meraviglia architettonica di per se. E aggiungo ancora una cosa: il museo Chichu e’ sottoterra (infatti Chichu significa proprio sotto terra in giapponese), cosi da non rovinare l’ambiente circostante. Una cosa brillante. Il museo Benesse rappresenta un’altra opera maestra dell’architettura ed e’ stato anche esteso alla vicina isola Teshima dove ora si trova un’opera da visitare, una calotta in cemento con due buchi. Ora, visto che commentare ogni singola opera d’arte non e’ possibile, meglio vederle di persona, mi soffermerei sul coinvolgimento delle persone: i visitatori del museo possono essere parte dell’opera d’arte, camminarci attraverso, sedercisi su, osservarla da diversi punti di vista. Un’esperienza unica, insomma.

Poi, le case arte. C’e’ un circuito di sei case a Naoshima, vecchie case rinnovate e riabilitate a opere d’arte. Si trovano tutte nella parte nord dell’isola dove si trova anche il secondo villaggio e porto. Una delle case, un tempo abitazione di un dentista, e’ stata ridecorata con una accozzaglia di materiali e elementi e c’era persino posto per una riproduzione in miniatura della statua della libertà. Un’altra delle tante opere di Ando sull’isola, Minamidera, e’ una casa completamente al buio dove ci si siede, si aspetta e quando l’occhio si abitua al buio, tutti i dettagli della casa emergono.

C’erano due di queste case arte anche a Teshima, una la Yokoo house che presentava un giardino stile giapponese, visibile dall’esterno tramite un vetro rosso. Tutto ciò per poter nascondere il fatto che alcune delle pietre nel giardino erano colorate di rosso. Geniale. Infine un artista tedesco ha decorato l’interno di una casa con linee colorate, geometrie e pallini. Abbastanza particolare, ma se uno dovesse abitarci rappresenterebbe un vero mal di testa. E comunque, questa ultima casa era l’unica, dico l’UNICA di tutti i musei e case visti in cui si poteva fare foto. Non abbiamo neanche potuto “rubare” qualche scatto negli altri posti visto che c’erano guardiani ovunque. E direi che questo e’ stato l’unico elemento un po’ negativo, anche perché dopo aver pagato ogni singolo ingresso uno si sente anche un pochino raggirato.

Ma comunque, c’era abbastanza arte installata all’aperto che abbiamo ben compensato.
In questo caso particolare penso che le foto comunichino meglio il messaggio che le mie parole, che sono solo superflue.


Visitate l’isola e non ve ne pentirete.





























Saturday, July 9, 2016

Cucina Marina - Girl power with theme - Act IV

Themed girls dinner at Cucina Marina are back! I’ve been meaning to restore the tradition, as it’s been too long since last event, but considering how busy life has been lately, I’ve never found a good time. Or, really, didn’t have the energy at all to plan one. But as they say opportunity makes a thief, so with the excuse of having a friend over at mine for a night, I well thought to arrange a nice party. 

Not only we had a food theme, not only we were all girls, but also the common language was: Italian!
Again, my guests did a great job in order to fit the theme by bringing food items and drinks made of the theme ingredient, and even managed to match it with a dress code!

Instead of revealing the theme, I list the dishes, as it will be super easy to guess: I received a nice and yummy spicy chicken, super delicious stuffed yellow paprika, and a very lemony lemon cream dessert. On my side, I cooked some corn, potatoes, saffron rice and cod in saffron cream sauce. As dessert, to beat the heat, I made mango sorbet and banana ice cream. I could have added pineapple, cheese and eggs (and all possible recipes including those ingredients), but the girls insisted that we already had food for an army, so I refrained myself. And in any case the theme was already well represented.

Not yet clear? Shall I add that the table was set up with yellow serviettes, and we all had yellow nails?

The day after I could prepare myself a lunch box with all the leftovers that was as yellow as a sunflower.

Let the challenge continue.

**********

Le cene al femminile con tema di Cucina Marina sono tornate! Ho cercato di riprendere la tradizione, visto che ne e’ passato di tempo dall’ultima volta, ma visto quanto sono stata incasinata ultimamente, non c’e’ mai stato tempo. O meglio, non avevo poi cosi tanta energia per organizzarne una. Ma, come si dice, l’occasione fa l’uomo ladro, e quindi ho approfittato della scusa di avere una amica come ospite a casa mia per organizzare una piccola cena. Non solo avevamo un tema culinario, non solo eravamo tutte donne, ma addirittura la lingua comune era l’italiano!

Ancora una volta le mie ospiti sono state fenomenali nell’adeguarsi al tema sia portando piatti e bevande a tema, e sono anche riuscite a abbinare l’abbigliamento!

Invece di spiattellare subito quale era l’ingrediente tema, elenco i piatti, che tanto dopo sara’ facilissimo capire: le ragazze mi hanno portato un bellissimo e buonissimo pollo speziato, peperoni gialli ripieni più che buoni, e un dolce alla crema al limone che più limone non si può. Come mio contributo, ho preparato del mais, patate al forno, riso allo zafferano e merluzzo in salsa di zafferano, poi per combattere la calura, come dolce avevamo sorbetto al mango e gelato alla banana. Certo, mi stavo adoperando anche per preparare qualcosa con ananas, formaggi vari e uova, ma le ragazze mi hanno fatto desistere visto che avevamo gia abbastanza roba per un esercito. E poi in ogni caso il tema era gia ben rappresentato.

Non e’a ancora chiaro? E se aggiungo che avevamo tovaglioli gialli e unghie con smalto giallo?
Il giorno dopo avevo un pranzo di avanzi che era più giallo di un girasole.

Che le sfide continuino.











Thursday, July 7, 2016

Squid ink school

The first cooking class with a new menu eventually was fully booked and two of the participants were male! Very unusual, but cooking is a passion that has no borders, right?

This menu featured squid and ink. Upon explicit request from one of the participants, I also showed how to gut and clean the squid. I know, after the slaughtering of sardines for my special spring lunchbox edition I had promised myself not to go through the same massacre again. And indeed I was thinking of using clean fish this time. But once the wish to learn to clean a squid is expressed, I shall comply. So, in the end my kitchen was again ground for dismembering and I think that was the highlight of the entire lesson. Fortunately, though, the fishy smell didn’t stay around the apartment.

I was very pleased to see that everyone in the class was able to perfectly separate the squid head from the body, find the bone, and keep all the guts and the other nasty insides intact. They really did a great job (and kept my kitchen clean)!

The menu recipes were simple, so once we were done with cleaning the squid, we were basically ready to sit and eat.

Another interesting dish was the dessert, a watermelon pudding made jelly, refreshing and sweet, perfect for the summer time. I was afraid I had failed in timing the preparation of the jelly, but fortunately it was ready by the time we had to have dessert. I think it was the first time even for me to cook this…although watermelon pudding comes as one of the very Sicilian recipes, I had never had it. Until now.

Together with black pasta, squid soup and orange salad, we enjoyed a colourful and interesting menu. We finished off with coffee (I hope my guests were able to sleep that night) and with a team of 5 washing all my dishes. I can get used to this.

*********************

La prima lezione di cucina con il menu nuovo si e’ riempita in extremis, e stavolta due studenti erano uomini! Abbastanza raro, ma la passione per la cucina non conosce barriere, giusto?

Questo menu ha previsto seppie e inchiostro. Su esplicita richiesta di uno dei partecipanti mi sono anche prodigata nello spiegare come si pulisce la seppia. Si si lo so, mi ero ripromessa che non avrei più fatto la stessa strage ittica dopo l’aver dovuto pulire un sacco di sardine per il mio menu speciale di primavera…ma una volta che un desiderio culinario e’ espresso, allora bisogna provare a esaudirlo. E alla fine la mia cucina e’ stata di nuovo teatro di carneficina e sono pure certa che e’ stato l’evento cardine della lezione. Per fortuna almeno l’odore di pesce non si e’ diffuso per casa. 

Sono stata contenta poi di vedere che tutti sono stati capaci di pulire bene il pesce, separare tutte le parti e soprattutto non fare un casino in cucina. Sono stati davvero davvero bravi, che soddisfazione!
Le ricette in se erano molto semplici, quindi una volta che il pesce era pulito, in pratica ci siamo messi a tavola.

Un altro piatto interessate e’ stato il dolce, un gelo di melone molto dolce e rinfrescante, perfetto per il periodo estivo. Per un attimo ho avuto paura che non lo avessi preparato in tempo per solidificarsi, ma alla fin fine e’ stato pronto giusto in tempo alla fine della cena. Ed e’ stata pure la prima volta che ho preparato questa ricetta…anche se il gelo di melone e’ un dolce tipico siciliano, non lo avevo mai mangiato.


Abbiamo, in breve, preparato un menu colorato e interessante, fatto di spaghetti al nero, zuppa di calamari e insalata di arance. E alla fine mi sono ritrovata con un team di cinque che mi hanno lavato tutti i piatti e le pentole. Direi che mi ci potrei abituare facilmente.