Wednesday, December 28, 2016

Christmas lunch party - Take III

On Christmas day, I got up early, grabbed my backpack loaded with goodies and off I went to delight some friends with a few food creations of mine. I now know how cook-on-demand works…I mean, how do these people manage to bring food ingredients and tools without forgetting anything (essential)? I must get a wagon, one of those with a caricature image of me on the sides, so that I can roam Tokyo roads, blare around like those ice cream trucks, and only mess up others’ kitchens instead of mine, wahahaha.

Anyway, site of the Christmas action was a friends’ place in central Tokyo, where I showed up right after coffee time and started cooking undisturbed. I do like their kitchen, is better designed than mine and slightly more spacious, and cooking there was more of a pleasure than anything else. The house -and the hosts!!- was also perfectly Christmassy, and that helped to create the right atmosphere.

Surprised by my own self, I cooked all dishes in less than 2 hours, although we know (you cooks out there) how hard it is to move around in someone else’s kitchen…the oven is different, the ingredients we use don’t necessarily match those we find there, sometimes we’ve got to improvise. And improvise I did.

Alright, my Christmas lunch menu for the occasion was light and simple, because we don’t want to stuff ourselves, do we. It consisted of a cheese cake, I mean my super awesome recipe for a cheese cake, then black sauce spaghetti, creamy vegetable soup with raisins and roasted seeds, with lemon chicken, all accompanied with mulled wine. The chicken my friend had was not right for making a roll, my original idea, so in the end I figured I’d chop it up, stir fry it with some spices and lemon, then add it to the vegetable soup. Judging by the feedback, all was good. Except, I think, the cake, which was not completely cooked in the center. Yep, ovens…

Fortunately, we had other sweets, fruits and an amazing lamb roast (nana’s Greek recipe woohoo) kindly provided by the other guests so that my failure could be easily forgotten and forgiven. Speaking of lamb, I was so happy I could eat lamb, it had been a while since last time I had some and the flavour brought back lots of memories from home.  

And of course, I proposed my Christmas quiz for the last time before retiring it. I have to say that people did really well! The hosts even contributed to the quiz, by arranging a consolation prize as well. So nice.

One only less nice part was that we unfortunately were on a tight schedule, but however early I arrived and however enough notified the guests were, we had to delay the lunch and ended up rushing things a bit. Nothing too bad, really, but that only meant that we had less time to spend together. I hope the kitchen at my friends’ wasn’t too messy after I left. And I hope they managed to keep some leftovers for the day after…

And the third and last party of the Christmas series is done. Now, no more parties, no more cooking, no more cleaning. For a while.

Happy holidays.

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La mattina di Natale m sono svegliata, ho preso il mio zaino pieno di robe buone e sono partita per andare a deliziare degli amici con alcune delle mie creazioni culinarie. E ora so anche come funziona la cucina a domicilio…nel senso, come cavolo fanno queste persone a portarsi ingredienti e utensili senza dimenticare nulla? Mi servirebbe un furgone, uno di quelli con una caricatura mia sui lati, con cui vado in giro per le strade di Tokyo strombazzando e insozzare le cucine degli altri invece della mia, hahaha.

Comunque, teatro dell’azione natalizia e’ stata la casa di due amici a Tokyo, dove mi sono presentata poco dopo il caffe mattutino e ho iniziato a cucinare indisturbata. Mi piace la loro cucina, e’ progettata meglio della mia, più spaziosa e alla fine cucinare e’ stato più un piacere che altro. Poi, da aggiungere, la casa -e i proprietari anche- era perfettamente decorata, cosi da aiutare nel creare l’atmosfera giusta.

In meno di due ore, per mia stessa sorpresa (noi cuochi sappiamo bene che differenze di forni, ingredienti, eccetera richiedono a volte anche improvvisazione), ho messo assieme l’intero menu, che e’ stato all’insegna della leggerezza e semplicità proprio perché mica vogliamo appesantirci, no? Dunque, ho preparato una cheesecake seguendo la mia fantastica ricetta, poi spaghetti al nero di seppia, una crema di verdure con uvetta e pollo, il tutto innaffiato da vin cotto. A dire il vero, l’idea era di fare un rotolo di pollo e spinaci, ma la carne che la mia amica aveva a casa non andava bene e quindi ho cambiato il piano e ho semplicemente aggiunto il pollo a pezzi, prima ben speziato e aromatizzato col limone, alla crema di verdure. In base ai commenti ricevuti, penso che tutto sia stato di gradimento, a parte la torta penso, che non si e’ ben consolidata nel centro. Eh, i forni degli altri!

Per fortuna c’erano altri dolci, e frutta portati dagli altri ospiti, e un fantastico agnello al forno (ricetta greca della nonna), sempre portato da uno degli ospiti, quindi credo proprio che c’era del materiale per far loro dimenticare del mio fallimento.
Ovviamente non potevo non proporre il mio questionario natalizio per l’ultima volta. E devo dire che e’ andata molto bene. Tra l’altro, abbiamo anche avuto un gentile contributo con premi di consolazione addizionali da parte dei padroni di casa.

L’unico dettaglio meno felice della giornata era che avevamo le ore contate. Infatti, non importa quanto presto io sia arrivata per cucinare, non importa quanto spesso uno raccomanda agli invitati di essere in orario, alla fine abbiamo ritardato il pranzo e ci siamo dovuti sbrigare un po’. Niente di che, solo che alla fine uno non ha poi abbastanza tempo per stare con gli amici. Spero comunque di non aver lasciato una cucina disastrata, e che i miei amici abbiano potuto godere di qualche avanzo…

E con questo, la serie delle feste natalizie si chiude. Ora niente più festini, niente più cucina per un lungo periodo.

Felici vacanze.

Tuesday, December 27, 2016

Customer service rocks

When things like what I am about to tell happen, I regain faith in humanity. And I appreciate the well known, efficient Japanese service even more. 

It’s a warm -warm for December, that is- but extremely windy morning, grey and dull, it’s early and I have just woken up, feeling too sick to go to work.

Then somebody is at my door, and when I open I recognise the post office clerk who, the day before, had taken my parcel and processed it. It was all done quickly, as efficient as always, then I went to work. In the evening I found a hand written note in my mailbox, from that very clerk, saying they couldn’t send the parcel to Australia because of some of the items in it. Since it was too late, I had decided to go to the post office first thing the morning after. The above mentioned morning.

But the woman was quicker, she got me before I could get her. First she explained that I could not send those items to that place because it has strict rules in that regard, so she suggested that I go to the office and get reimbursed of my expense. So, why bothering at all to come to me and tell me in person? She had already gone out of her way to put a note in my mailbox!! Well, as she said, it was her day off at the post office, so she made sure she was the one to deal with my problem. This is customer service!!

Anyway, it doesn’t end there. After I have profusely thanked her for the bother (I mean, really, she could have just left it at it) she goes, only to rings my doorbell again minutes later, this time she brought my parcel, my money and a little token (to apologise for the trouble she is giving me — as if the problem is her doing, not the strict rules). In the end, I got everything sorted without even leaving my own place. She made my day. I was even more grateful when it started raining later, so that I didn’t have to go out in that bad weather at all.

Thank you Ms post office clerk, it was really not necessary at all. I appreciate all your efforts and I will make sure I’ll pass it forward, somehow. Lots of blessings your way.

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Quando succedono cose come quello che sto per raccontare, ho di nuovo fede nell’umanità. E in più apprezzo ancora meglio il notorio efficiente servizio giapponese.

E’ una tiepida mattina -tiepida per dicembre- ma estremamente ventosa, grigia e piatta, e’ presto e mi sono appena svegliata, troppo malata per andare in ufficio.

A un certo punto qualcuno suona alla porta e quando apro riconosco la persona nell’impiegata dell’ufficio postale che il giorno prima aveva trattato una mia spedizione. Tutto viene fatto rapidamente, come sempre, e poi sono andata in ufficio. La sera ho poi trovato una nota scritta a mano nella mia cassetta delle lettere, scritta dall’impiegata di cui sopra, dicendo che alcuni degli oggetti nel pacco non potevano essere spediti. Visto che ormai era tardi, avevo pensato di andare alla posta la mattina seguente. La mattina in questione.

Ma la signora e’ stata più veloce e mi ha cercata fino a casa. Prima mi spiega perché e cosa non si può spedire perché pare ci siano delle regole ferree in base alla destinazione, e poi mi dice di andare all’ufficio postale per essere rimborsata. Dico, perché mai questa doveva disturbarsi di dirmi il tutto di persona? Era gia passata la sera prima per lasciarmi un biglietto, poteva benissimo fermarsi li! Ma siccome dice che era il suo giorno libero, si era sentita in dovere di farmi sapere, visto che era lei quella che ha preso in custodia il mio pacchetto. Alla faccia del servizio clienti!

Comunque, non e’ finita li. Dopo che ho abbondantemente ringraziato l’impiegata per il gran disturbo (cioè, dico, poteva pure lasciar correre), lei se ne va e poco dopo ritorna di nuovo con in mano il pacchetto e i soldi da restituirmi, in più un piccolo pensiero (per scusarsi del disguido, come se fosse colpa sua se non ho potuto inviare il pacco). Perciò, alla fine, ho sistemato il tutto senza neanche dover uscire di casa. Sul serio, la signora mi ha illuminato la giornata. Che poi la gratitudine e’ cresciuta dopo che si e’ messo a piovere di brutto.

Grazie mille signora impiegata, non era per nulla necessario ciò che ha fatto, e apprezzo tantissimo. Faro’ in modo di passare il favore.

Monday, December 26, 2016

Cooking class anxiety: when your fear of messing up is real

One would think that, when in one's confidence zone, nothing can interfere with one's doing.

Well, I had to reconsider that. Since I started giving cooking lessons, I have realised how challenging cooking can be (if we let it be, I shall add), even in my case where cooking is as natural as breathing.
I once experienced a case of a complaint from one of the Japanese participants to a class. I think the comments were out of place, as I had done everything by the book and perhaps what I explained was not understood well (language barrier? sudden distraction? blank moment?). In any case, although well aware that it was nothing I should be concerned about, I have been teaching every class with the alert sign on since then.

And, well, that's not a good thing. Nervousness causes mistakes. Like in the case of my latest Christmas menu class. Gasp!

To begin with, one of the attendees had a peculiar expression on her face, serious and critical, which I interpreted as one of those two: "she's waiting for me to do something wrong" or "she is just very concentrated". That already gave me cold sweats.

Later, we were all chatting happily around the table, hot wine being the conversation aid of choice for the day, when I realised I forgot the cookies (one of the recipes) in the oven...I basically burned them all. I have to say my guests appreciated the rock-hard dessert, or that is what they said at that moment, anyway...

Then, maybe due to the hot wine or to the absentmindedness, I forgot to serve another of the dishes we prepared at the beginning of the class and that we kept in the fridge. Actually, we all forgot about it, but that didn't make me feel any better.

At the end of the day, these details may not matter; however, I do care about details, too, as they can either ruin or boost a person's self-esteem if they are noticed (or go unnoticed).

I gave a nice demo on how to prepare a meat roll like a chef, while the recipe instructions I provided gave a descriptions for an easier, everyone-can-do-this preparation, using a trick I devised while putting the menu together. I lengthly explained both procedures, hoping that this would result into a positive feedback. Fortunately, the time I had calculated for the whole menu to be prepared was more than what we needed, so I could go into a detailed explanation, with more examples and tricks.
Hopefully, what these people learned is enough to overlook the details.

In the end it was a nice class, people became more talkative after a few mulled wine glasses, and the conversation went way over the end time...

In this respect, I also have to say I still haven't quite understood what do, whether I shall say that it's time to close or I simply wait that they all leave. It seems it depends on the participants, some need to be told explicitly to "now get out, it's late", some just get up and leave on the dot.

I have another class coming up in a few days, and this will be the last Christmas menu class. By now I should know how to do it right from beginning to end. Fingers crossed.

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Uno e' portato a pensare che quando ci si trova nel proprio elemento non c'e' nulla che possa andare storto. Ebbene, mi sono dovuta ricredere da quando ho incominciato le lezioni di cucina; anche se cucinare e' una cosa che mi viene naturale come respirare, presenta pur sempre tante difficolta'.

Mi e' capitato una volta che una delle mie allieve si sia lamentata. Direi che la sua era una critica infondata, magari dovuta o a un problema di comunicazione o di distrazione, visto che ho fatto tutto secondo le regole...pero' anche se so che non mi devo preoccupare di queste cose, da quel giorno in poi insegno sempre con una certa ansia.

E questo non e' bene, perche' si sa che se si e' nervosi si tende a fare errori, come e' capitato nella mia ultima lezione del menu di Natale.

Per cominciare, una degli ospiti aveva un'espressione seria tutto il tempo che non sapevo bene se interpretare come criticismo in agguato o concentrazione pura, e gia' questo era fonte di stress.
Dopo, quando il vin caldo aveva gia' iniziato a fare effetto e stavamo parlando del piu' e del meno, mi rendo conto che avevo lasciato il dolce in forno...ovvero, ho bruciato il dolce. Nonostante cio', pare che gli allievi abbiano gradito i biscotti un po' croccanti, o almeno cosi e' parso durante la cena.
Poi, o per via del vino o proprio leggerezza, ho dimenticato a servire una delle portate che avevamo preparato all'inizio e che stava in frigo per rassodare. Il fatto che tutti ci siamo dimenticati non mi aiuta a sentirmi meglio.

Puo' anche darsi che alla fin fine tutti questi dettagli non contino nulla, eppure io ci faccio caso perche' sono proprio i dettagli che determinano successo o fallimento, in base a chi li nota (o non li nota).

Sperando nel caso in cui tali dettagli vengano ignorati, ho anche spiegato un modo di preparazione per una ricetta che e' complicato, in aggiunta al metodo piu' semplice che avevo descritto nelle istruzioni. Questo e' anche stato possibile perche' il tempo che avevo dedicato alla lezione era di fatto piu' lungo di quello che ci e' servito in pratica, quindi mi sono dilungata in spiegazioni dettagliate e reiterate.

Quindi, alla fine la lezione e' stata abbastanza bella, e tutti si sono intrattenuti piu' a lungo del previsto.

Che poi, riguardo a questo argomento, io non so bene come comportarmi, visto che di volta in volta pare cambiare: allora, visto che le lezioni hanno un ora di inizio e di fine, mi chiedo se devo essere io quella a dire che abbiamo finito o devo aspettare con pazienza che tutti se ne vadano. A volte pare che la gente ha bisogno di un piccolo incoraggiamento esplicito a togliersi dai piedi, altre volte invece la gente se ne va via all'orario spaccato.

Tra qualche giorno ho un'altra lezione, l'ultima con il menu natalizio e spero che dopo queste esperienze riesca a non combinare pasticci. Incrociamo le dita e stiamo a vedere.

Friday, December 23, 2016

Christmas dinner party - Take II

If I managed to survive the first of my holiday dinners, I barely survived the second one which was one I dreaded most: with my coworkers! All in all it went well, but I was nervous anyway. I guess it all goes back to the quintessential problem of having mostly male coworkers, in the sense that if I want to be heard I have to learn to raise the voice.

The last day of work in this year for many of us, it was an abnormally warm day. The air was almost stuffy, grey clouds were hanging low since the previous night, and even if some could have guessed it rained, none of us could have imagined that a crazy storm would hit us later in the evening. The wind was so strong that all doors and windows were noisily slamming (my window handle broke and I couldn’t shut the window at all), rain was pouring and it really felt one of those last days on earth kind of evenings.

But my guests came over, brought more than enough supplies, and partied. Then the problem was finding a nice way to send them all home. I am surely not the kind of person who stays cool and guilt-free when it’s the moment to get them all out. But, with a worsening storm and an approaching last train time in the recipe, I had no choice but to persuade a group of drunk men (mostly men) over 30 to, ehm, leave. Did I say I had another event planned for the day after as well? Tough. It is just tough job to do. I mean, that of having to put an end to the party. I hate to be the bad guy. 

Anyway, rewind to the entertaining bits of the dinner.

My friends were all in the perfect party mood, they got me plenty of food and drinks, they played nice and got me more presents than I would need. And, for once, nothing in my apartment was damaged! No cracked chairs, no broken book shelves, no stains, no dead plants. But I had taken my precautions, too, by putting away all potential dangers. Heh.

We did play again a secret santa present exchange game, and this time my guests were not worried to steal somebody’s nice(r) present. Whether those people interested in the involuntary exchange will speak again, I can’t tell. But I have to say that everyone managed to pick awesome gifts, so in the end I think we all were satisfied. Some slightly defeated, alright, but in general happy with what we got. Oh, all except one of us who, despite the repeated warm reminders, arrived waaaaay to late to participate. Next time, should such a scenario happen again, I will withdraw my gift from the pile so that the late comer(s) can swap gifts with me.

I also proposed my Christmas trivia quiz game again, and, oh, in case you get the same idea make sure there are no computational scientists in the room! I should have known that fob a scientist with Q&A lacking evidences and support is never a smart move…

Now, after the storm and the party have passed, my fridge is stuffed with a large selection of leftovers: fried chicken (of course), quiche, quinoa salad, cake, dumplings, mulled wine, a mushroom risotto that never was (I didn’t end up cooking it due to the already abundant offer), smoked salmon. I guess my Christmas will be longer this year.

And now time to get onto the next dinner planning.

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Se ero riuscita a sopravvivere la prima delle mie cene, ho fatto fatica per la seconda che era poi quella che temevo di più: la cena tra colleghi! Alla fine tutto e’ andato bene ma comunque ero nervosa. Mi sa che si può far risalire il tutto al classico problema dell’avere per la maggior parte colleghi maschi, cosi che se una vuole farsi sentire deve imparare a alzare la voce.

Per molti di noi ultimo giorno lavorativo dell’anno, e’ stato un giorno stranamente caldo. L’aria era quasi stantia, nuvole grigie coprivano il cielo in maniera compatta e anche se ci potevamo immaginare pioggia in arrivo per la sera, non ci potevamo di certo immaginare l’arrivo di una tempesta sul tardi. Giusto per dire, il vento era cosi forte che tutto sbatteva e sibilava, e addirittura la mia finestra e’ stata anche sfasciata (non si chiude più). In sostanza sembrava una di quelle sere da fine del mondo.

Ma lo stesso i miei invitati si sono fatti vivi, carichi e hanno partecipato attivamente. Poi il problema e’ stato come mandarli a casa. Io di sicuro non sono il tipo di persona che freddamente riesce a mandare via la gente. Pero’ c’era una tempesta in arrivo e l’orario dell’ultimo treno si avvicinava, quindi non avevo altra scelta se non convincere un gruppo di (principalmente) uomini sopra i 30, alticci, a andare via. Che poi, ho gia accennato che per il giorno successivo avevo gia qualcos’altro pianificato? E’ dura, dico, essere quelli col compito di porre fine a una festa. Odio essere quella cattiva.

In ogni caso, ritorniamo al meglio della cena.

I miei amici erano tutti di buon umore, mi hanno portato cibo e bevande a sufficienza, si sono comportati bene e mi hanno anche dato più regali di quelli che in realtà avrei bisogno. E per una volta non ci sono stati danni! Niente sedie rotte, niente mensole distrutte, niente macchie, niente piante rovesciate, niente di niente. E’ anche vero che stavolta avevo preso le mie precauzioni e avevo tolto di mezzo ogni potenziale pericolo.

Di nuovo, abbiamo fatto un gioco per lo scambio di regali, e stavolta i miei colleghi non erano per niente intimiditi dal rubare il regalo di qualcun altro. Se poi quelli coinvolti nel contenzioso si parleranno in futuro, non lo so. Ma comunque, va detto che tutti hanno scelto regali fantastici e quindi alla fine siamo tutti stati contenti. Va bene, forse alcuni anche un po’ sconfitti, ma in ogni caso contenti. Ah, no, tutti tranne uno che, nonostante le ripetute raccomandazioni, e’ riuscito sempre a arrivare troppo in ritardo per partecipare. In effetti, se mi dovesse capitare una situazione del genere una seconda volta, forse in quel caso mi estrometto dal gioco cosi che poi posso fare lo scambio con i ritardatari.

Ancora una volta ho proposto il mio questionario natalizio, e devo precisare che nel caso vogliate fare lo stesso, assicuratevi prima che non ci siano ricercatori nel gruppo! Me lo dovevo aspettare che convincere un ricercatore della validità delle risposte quando non ci sono supporti scientifici dietro non e’ una mossa intelligente…

E ora dopo che sia la tempesta che la festa sono passate, il mio frigo testimonia i bagordi: pollo fritto (ovviamente), torta salata, insalata, torta, involtini di carne, vin cotto, parti del risotto che non fu (nel senso che non sono arrivata a prepararlo vista l’abbondanza), salmone. Eh, vuol dire che il mio natale quest’anno sara’ piuttosto lungo.


E ora e’ tempo di dedicarsi alla cena successiva.

Monday, December 19, 2016

Christmas dinner party - Take I

Beautiful end of a beautiful day after beautiful end of a beautiful day (it doesn’t seem December at all), this year is closing in. Another year.

We’ve started with the Christmas parties already, for us usually happening way before their time as people tend to travel. So, before everyone runs away, we’re getting our Christmas outfits, presents and moods geared up.

Actually, I had decided I didn’t want to host parties anymore. Just too much hassle, too many people, too loud, too much testosterone around, this last one especially abundant for co-workers parties. Anyhow, it so happened that I got involved with three parties, without seeing them coming.

First one was the weekend just passed, the party group made of the friends from the neighbourhood. A friend’s apartment one floor below, was picked for the aperitif. Some of us sooner some later, everyone gathered there for a toast and some starters. The happy party then moved to my place to have dinner, proper Italian Christmas style: home made lasagna.

In order to finish cooking within the evening, I started all preparations a few hours earlier, helped (thankfully) by a friend, one of the other guests. We were there preparing the sauce, mixing the dough, rolling it, and we were late to the aperitif. But we made it. We even managed to assemble some finger food, prepare the desserts (yes, plural) and all before joining the others.

Also, since we don’t like boring, we organised a Secret Santa gift exchange, with some present stealing and some funny outcomes that kept us entertained all night long. If before my risky conversation topics were politics, religion and soccer, now they are politics, religion, soccer and bananas. HAHA.

For my Christmas dinners series I also prepared a quiz this year, and this first dinner saw its debut. Well, nothing original, just taking bits and pieces of information here and there and arranging them in a questionnaire. There was even a prize for the winner: home made banana pound cake. And no, I didn’t know before that the entire evening would revolve around bananas. It was not planned. 

I have to say that playing the game after we’d had a few bottles already maybe wasn’t fair, as people’s minds were rather obfuscated. But that only increased the fun.
In the end, after a contested and ill-counter-argued question, we had a joint win. I thought that could have been a possibility, so I was prepared, for the joy of both winners. Two cakes. Phhhhhhewwwwwww!

There will be a second party soon, and with it a second trivia night. Maybe at the end of the whole round I shall proclaim the winner among the winners…stay tuned.

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Bellissima conclusione di bellissimo giorno dopo bellissima conclusione di bellissimo giorno (non pare proprio dicembre) anche quest’anno volge al termine.

Qui si e’ gia incominciato a festeggiare per Natale…si fa prima di solito visto che molti tendono a viaggiare, quindi prima che tutti si dileguino prepariamo il vestito per la festa e i regali per l’occasione, e ci mettiamo all’opera.

A dire il vero, avevo deciso di non organizzare più feste. E’ sempre troppo lavoro, troppe persone, troppo casino, troppo testosterone in giro, quest’ultimo soprattutto quando si tratta di feste coi i colleghi. Eppure, com’e’ e come non e’, mi sono ritrovata con tre serate da organizzare.

Il fine settimana appena passato ha visto la prima festa della serie, tra amici del vicinato. L’appartamento sotto al mio, uno degli amici, e’ stato scelto per l’aperitivo. Chi prima chi dopo, ci siamo ritrovati per il brindisi e qualche assaggio. Dopo di che l’allegra brigata si e’ spostata da me dove abbiamo fatto cena in vero e proprio stile italiano: lasagna fatta in casa.

Al fine di completare in tempo, io e un’altra carissima amica del gruppo ci siamo messe a preparare con qualche ora in anticipo. Con la scusa di fare prima il sugo, poi tirare la sfoglia, poi organizzare qualche altro stuzzichino, poi preparare i dolci (si, più di uno) siamo arrivate tardi all’appuntamento.

Inoltre, visto che non ci piace la noia, abbiamo anche organizzato uno scambio di regali e ci siamo pure divertiti parecchio. In più, quest’anno ho addirittura pensato a un questionario a premi, dove il premio era ovviamente una ciambella alla banana fatta in casa. Il debutto del mio quiz e’ stato proprio a questa cena, e forse a pensarci ora, fare il gioco dopo un bel po’ di bicchieri non era una mossa tanto intelligente…le menti offuscate dei concorrenti non hanno funzionato come di dovere, ma tutto questo non ha fatto altro che contribuire al divertimento generale.
Alla fine del gioco, dopo una domanda contestata e non ben contro-contestata, c’e’ stato un pari merito. E per fortuna che io, prevedendo la possibilità, avevo due premi!!!


Presto ci sara’ una seconda cena, con lo stesso gioco a premi. Chissà che non mi tocca poi proclamare il vincitore tra tutti alla fine?

Wednesday, December 7, 2016

Cucina Marina - Christmas table

This month started with one cooking class. While I think I am still far away from the frequency I'd like to teach at, one class is better than no classes at all, lah.

It's been so long since I last arranged a class that I was very nervous about it. Yes, me, nervous about doing what I am most confident at. It happens, and it happens often these days.

Considering that we are approaching the year end holidays, I put together a nice menu for Christmas, although picking the recipes that make Christmas was very difficult.

Timing the class was the first worry. All dishes required baking, and this is a huge problem because my oven barely has space for one tray at a time. A small tray. How do I make sure that we bake everything within the class timeframe? How can I avoid that all food gets cold before we sit to eat? Fearrrrrrrrrrr!

In the end I tetrised all operations, and managed to have only minimum downtime; I even managed to finish earlier than planned. Phew! Having fewer students instead of a full class helped a lot in this, since it requires less people to try do stuff by themselves (my classes are hands-on as much as possible).

Because I was so nervous, I messed up the cookies recipe. I went on, explaining, showing, and then after I had put it away I realised I missed one ingredient...I saved it just in time, and explained how to get out of similar situations, if it happened to my students, too. I guess, as we'd say in Italy, I came out from under a train uninjured. Phew! I just hope no one complains about this lack of professionalism, because yes somebody in the past complained for even less than that.

And, last but not least worry, I realised that the recipes to hand out to my students were messed up too! While printing the instructions, I didn't notice that the order of execution for one recipe was altered. Ohwell...

All in all, what emerged from the class was that all the participants were stunned by the recipes, surprised by the fact that they looked very complicated in the picture, but turned out to be very simple to make. I deliberately tried some tricks to simplify the steps, because the capability of kitchens and availability of tools and ingredients are issues not to be underestimated in this country.

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Ho incominciato il mese con una lezione di cucina. Anche se sono ancora molto lontana dalla frequenza a cui aspiro, una lezione e' sempre meglio di nessuna lezione.

Era da cosi tanto tempo che non ne organizzavo una che ero abbastanza nervosa. Si, si, quella che l'unica cosa che sa fare bene e' cucinare era nervosa. Succede, e devo dire anche abbastanza spesso ultimamente.

Visto che le feste di fine anno si stanno avvicinando, ho pensato di assemblare un menu natalizio, anche se trovare delle ricette proprio specifiche non e' facile.

Il primo fattore di nervosismo e' stato il tempo totale per la lezione. Tutte le ricette che ho scelto vanno fatte al forno, il che rappresentava un grosso problema visto che nel mio forno posso si e no farci entrare una teglia sola, e pure piccola. Come fare a cucinare tutto entro i tempi? Come fare in modo che il tutto non si raffreddi prima di sederci a tavola?

Per fortuna ho in qualche modo incastrato le varie ricette cosi che i tempi morti sono stati ridotti al minimo e abbiamo anche finito prima del previsto. E' stato anche un vantaggio avere pochi studenti, altrimenti il tutto si sarebbe allungato (faccio sempre in modo che tutti provino di persona tutto).
Poi, siccome ero nervosa, ho anche fatto casino con la ricetta dei biscotti. Ho spiegato, mostrato tutto, e quando poi avevo l'impasto pronto e messo da parte mi sono accorta che mancava un ingrediente importante...meno male che ero ancora in tempo e ho salvato la situazione spiegando anche che questo e' uno degli impicci in cui i miei studenti si possono ritrovare e ho fatto vedere come uscirsene. Me la sono cavata da sotto un treno, eh! E ora spero solo che nessuno si lamenti della mia mancanza di professionalita, visto che e' gia' successo anche con molto meno.

Non meno importante, un altro fattore di ansia e' stato rendermi conto che le ricette che avevo stampato per i miei studenti erano sbagliate, infatti in una le istruzioni erano sfasate....vabbe'.

Alla fine e' emerso dalla lezione che tutti erano rimasti colpiti dalle ricette, visto che sembravano difficilissime da fare ma che sono poi risultate essere abbastanza semplici.  Questo grazie ad alcuni accorgimenti e trucchi per facilitarne l'esecuzione, anche per motivi pratici visto che in Giappone la capacita' di cucine, disponibilita' di utensili e reperibilita' di ingredienti non sono problemi da sottovalutare.






Monday, December 5, 2016

Season's standards

So now December is the new November, or so it seems if we are to judge by the beginning of each day so far.

The sun is out, a bright diamond in the clear sky, it's warm, and the autumn colours shine in the morning light. It feels great to sit out on my balcony to sip my coffee these days, or sit on my sofa by the (open) window to bask in the sun, to ride to a park to read a book, or even a jog along the river. Everything feels really really good.

Essentially, the month started very well, blessed with temperatures above the season average and sunny, blue skies. A good change from what was just labeled a dark and rainy year.

Another reason for joy, a rather material one, is that the lucky bags usually sold from Jan 2nd (those paper bags filled with items at crazy discounted prices) are already out on all stores shelves! I don't really shop (except for food, I'd say), but there is one kind of bargain I am happy about: the make-up lucky bags. Packages contain a selection of items, from nail polish to eyeliners, for each major make-up brand. And whenever I get something I don't use or I already have, I can give it as present to friends or cousins. Got doubles, no troubles.

However, the fact that I can already find lucky bags, way before their usual time in January, means that the Japanese marketing magicians are rushing things.

Is it because sales are not going well and retailers are trying to captivate buyers? Is it because the economy is going south? Is it because people are getting used to prepare earlier each time for the seasonal appointments?

Whatever the reason, the key problem remains: what am I going to look forward to in January if I can have what I want in December?

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Pare che il mese di dicembre sia diventato novembre, a giudicare da come e' iniziato.

Il sole splende luminoso nel cielo limpido, fa calduccio e i colori autunnali risplendono nella luce del mattino. SI sta proprio bene seduti in balcone o sul divano davanti alla finestra a sorseggiare caffe, o anche andare al parco in bici o fare una corsa lungo il fiume sono cose che tutte ci stanno proprio in questi giorni.

In sostanza, il mese e' iniziato molto bene, con temperature al di sopra delle medie stagionali, e con clieli blu. Proprio un cambio netto rispetto a quello che sinora era considerato uno degli anni piu grigi e cupi.

Un'altra regione, molto materiale stavolta, per gioire e' che le borse della fortuna che di solito vengono vendute il 2 gennaio (quelle buste piene di vari oggetti a prezzi vantaggiosissimi) sono gia' in tutti i negozi!! Diciamo che io non faccio acquisti, a parte per mangiare, pero' c'e' un tipo di affare che mi piace tanto: le borse della fortuna dei trucchi. Le confezioni sono promosse dai marchi maggiori e contengono un numero variabile di cosmetici da smalti a matite per gli occhi. Tra l'altro, quando becco prodotti che ho gia' o che non uso, li posso sempre conservare e poi regalare a amiche o cugine.

Ora, pero', il fatto che ci siano gia' in giro queste buste della fortuna, mentre di solito si trovano a fine mese o addirittura a gennaio proprio, significa che i maestri del marketing giapponese stanno velocizzando i tempi.

Sara' forse per attirare acquirenti visto che gli affari vanno male? Sara' forse per risollevare l'economia? Sara' forse per il fatto che i giapponesi amano prepararsi a queste cose stagionali e lo fanno ogni volta sempre prima?

In ogni caso, qualunque sia la motivazione, una cosa e' certa: ora io a cosa mi aggrappo per aspettare gennaio? Se ho tutto quello che desidero gia' a dicembre, cosa mi invento ora?

Wednesday, November 30, 2016

Of cold, kit-kats and seemingly zen attitute

It’s almost unbelievable but we are nearing the end of the year again.

I definitely know the literal meaning of “time flies”. Maybe it is also due to the rush the Japanese put into their everyday life. On one hand they are calm, zen, slow. But on the other hand they are frantic, manic, always in a hurry. Maybe the calm is only apparent, maybe they are just still in between chases…it reminds me of my recent trip to Sicily to meet my family. That one evening that I had dinner with all my cousins and there was a nice conversation going on, they talking all a lot while I said maybe 5 words in total. My cousin then made a remark, saying I was so zen…probably this is what Japan did to me? Wrong. I was just so tired (not yet recovered from the jet lag and the chaos of the many celebrations). And so now I think it must be this, that the Japanese are always chasing the next thing, and while chasing it they take rests in the middle. It must be it.

This year, even before I left for Sicily, in late October, I could already see shops windows displaying Christmas items. Dear lord, yes. And when I returned, early November, I was already hit by the Christmas songs and melodies coming form everywhere. Man, I am sick of this atmosphere already. And, there is not even an atmosphere. But…there is a Christmas KitKat edition, this year. Yes, right.

The cold season is approaching, everything feels miserable, I don’t like any food, I don’t want to cook, or exercise. It’s too cold, grey, wet and plain boring. In general, this whole year has been very dark and rainy. It was good that I went to look for the sun in Vietnam, seriously.

Spending the year end holidays in town and being able to do whatever I want is indeed much needed. I haven’t planned any trips for the holidays. I will only chill and meet friends, fortunately almost all of my stable Tokyo resident friends will be around, and hopefully have (finally) some time to take care of myself. I can’t wait to put all the work pressure, the stress, the frustration behind and take some deserved time off.

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Sembra quasi impossibile ma di fatto siamo quasi alla fine dell’anno un’altra volta.

Penso di avere ben chiaro il concetto di “il tempo vola”. Forse e’ anche per colpa della fretta che sembra pervadere i giapponesi. Da una parti li vedi calmi, lenti, tranquilli. Ma dall’altra parte sono sempre di fretta, impazziti. Forse la calma e’ solo apparente, e sono calmi solo in quegli intervalli tra le corse…mi fa pensare al mio viaggio in Sicilia. Quella sera che si stava a cena tra cugini, tutti parlavano e si agitavano e io avrò detto si e no 5 parole. E sta mia cugina in effetti a notare come io sia diventata zen, dice lei…forse e’ l’effetto del Giappone? No. Semplicemente ero stanchissima (per il viaggio e le festeggiate). E quindi ora penso che sia proprio questo, che i giapponesi sempre vanno appresso alla cosa che viene dopo, e se possono si riposano nelle pause tra una ricerca e l’altra. Deve per forza essere cosi.

Quest’anno gia’ prima che partissi a fine ottobre avevo avvistato le prime cosine natalizie. Eh gia! E poi quando sono tornata, a inizio novembre, sentivo gia le canzoncine di Natale ovunque. Sono gia’ stanca morta di quest’atmosfera. Che poi, neanche si sente sta atmosfera! Pero’ quest’anno c’e’ la versione natalizia del kitkat. Eeeeeesatto.

Il freddo sta arrivando, tutto sa di miserabile, non ho interesse nel cibo, non ho interesse a cucinare, non ho interesse a fare sport. Fa troppo freddo, e’ grigio e umido. Anzi, l’intero anno e’ stato abbastanza grigio e umido. Per fortuna che ho fatto scorta di sole in Vietnam quest’estate.

Passare le feste a casa e fare quello che mi pare e’ proprio quello che ci vuole. Non ho pensato a niente per queste feste. Semplicemente mi rilasserò e vedrò gli amici, per fortuna quelli stabili qui a Tokyo saranno pure in giro, e si spera che abbia anche un po’ di tempo da dedicare a me. Non vedo l’ora di allontanare pressioni e stress lavorativi, frustrazione e di godermi qualche giorno di meritato riposo.


Thursday, November 24, 2016

Unusual thanksgiving

The month of November is the month of foliage, of the first cold days, of hearty meals and, in Japan, is the month of two interesting national holidays.

The first one is early November, Culture day. Which I missed because I was traveling. But that was fine, as I was told that it had been two depressing weeks (while I was away), weather-wise.

The second one is around the end of the month and is known as Labour thanksgiving day (like THIS). 

I actually had tried to make a plan for that day, like heading to some mountainous areas and spend one day hiking. But then, checking the forecasts, I decided on a smaller scale goal, like take my bike and go for a ride along the river, in the central hours of the day when it was supposed to be warmer. Well, that didn't happen either. Nothing, actually, happened.
It was in fact so cold and depressing that I didn't leave my house. And it even got colder in the afternoon with -wait for it- snowfall predicted for the night and all the following day!

Instead, I did, ehm, sleep in, then had brunch, then took a nap, then wrote a bit, wrapped in a blanket and sipping hot tea in the meantime, did a perm on my hair. Yes, at home, using the same products hair stylists would use, at one fifth of the costs. I will not show the results, though, as they may infuriate my friends (my hairdressers) back home...not necessarily for having achieved better results...

Anyway, overnight snow it did not. It just rained. Then the day after big clumps of frozen water, which one could call snow, fell over the city, but weren't able to white-coat the streets since we are not yet below zero in the coastal areas. But if it starts like this we will surely have a white Christmas this year.

By the way, this is the first time in over fifty years that it snows in November. Gingko leaves are not even yellow yet!! I mean, I was wearing just a short sleeved top, just one week ago! Global warming side-effects at work, I am afraid...
Will it means colder winter and higher snow layer on the ski slopes in the upcoming season? Time to dust my snowboarding gear off.

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Il mese di novembre e' quando le foglie cambiano colore, quando arrivano i primi giorni freddi, quando si mangia cose buone, e, in Giappone, e' anche il mese in cui ci sono due giorni di festa interessanti.

Il primo e' all'inizio di novembre, il giorno della cultura. E non me lo sono goduto visto che ero in viaggio. Tutto sommato pero' mi va bene, visto che mi e' stato detto che (nel periodo in cui ero via) il tempo e' stato da depressione.
L'altra festivita' e' a fine mese, ed e' nota come la festa del ringraziamento per i lavoratori (questa). Avevo anche pensato di fare qualcosa, tipo passare la giornata in una delle tante e belle montagne che abbiamo intorno. poi, pero', controllando le previsioni meteo ho invece optato per una cosa un po' piu' locale, tipo fare un giro in bici lungo il fiume durante le calde ore centrali. Neanche questo piano alla fine e' andato in porto. Di fatto, non e' successo proprio nulla.
Difatti, fuori era talmente brutto e freddo che non ho messo il naso fuori casa. Addirittura nel pomeriggio ha fatto ancora piu' freddo e le previsioni davano addirittura neve a partire dalla nottata!

Invece, sono stata a letto fino a tardi, poi colazione-pranzo, poi di nuovo un sonnellino, poi ho scritto un po' sotto la mia calda copertina bevendo the caldo, e poi ho fatto una permanente ai capelli. Esatto, a casa, proprio come quella che si fa al salone, ma a un quinto del costo. Ma non condivido immagini dei risultati giusto per non irritare i miei amici parrucchieri. Il che non significa necssariamente che io abbia ottenuto migliori risultati... 

Comunque, durante la notte alla fine non ha nevicato ma ha solo piovuto. Poi il giorno seguente dei grossi pezzi di acqua congelata che si possono chiamare neve hanno iniziato a cadere dalla mattina fino al pomeriggio. Non c'e' pero' abbastanza freddo ancora affinche' la neve attecchisca, visto che qui siamo sulla costa. Ma anche se cosi fosse, continuando di questo passo avremo neve a Natale.

Che tra le altre cose, questo e' il primo novembre nevoso dopo oltre cinquant'anni. Cioe' le foglie non sono ancora cadite dagli alberi, non sono neanche ingiallite del tutto e nevica! A pensare che solo una settimana fa stavo in maglietta. Eccoci alle prese con gli effetti collaterali del riscaldamento globale, presumo.


Magari signifchera' piu' neve in montagna quest'anno? Meglio che inizi a preparare l'attrezzatura da snowboard, allora.

Sunday, November 20, 2016

A weekend with Ruya

Here I am, broadcasting again from my second home in Japan, that house with a dog who brightens my days and nights, just moments before returning back to my primary domicile.

And I didn't even believe I could see my beloved wolf again! Life has been quite intense these months, trying to meet deadline after deadline, and inevitably missing it...for my own consolation, though, it's not because of me that I didn't succeed.

Anyway, I will not delve into the work issues that are eating me up alive, but I'll focus only on the positive part. Which is, heh, my favorite human.

So, finally, after an entire summer and longer, I got another chance to move -for just a little over one weekend- to the area I became most familiar with over the past 3 years. I noticed a certain quiet in the neighborhood, this time: no kids, not so many people, no dogs taken for a walk by their owners. It may be that the sudden drop in the temperatures contributed to the desertification of the streets, but still, having experienced the 'hood at all times I can say its streets are emptier then I last remember.
Well, this is good news, as I don't have to be on the alert all the time when I walk my dog, a troublemaker, for those who know him. One day, though, should he catch a crow, I will smile from ear to ear...yes, deep inside me I wish that one day I can't react in time and he hunts one down. Man! Imagine the satisfaction!

This time my favorite human was a bit distressed by the umptenth departure of his favorite human, and it took me one day, a few walks and a couple of treats to get him back into his playful self. Sure enough, on the day I moved in, he darted in and out the house for a long while, biting and growling during the entire sequence, and he gave me the long version of his welcome speech (howling, tail wagging, licking, jumping) every night. Not bad, not bad.

I had forgotten how freezing cold Japanese houses are in winter, compared to apartments. I got brain freeze every time I had to go downstairs while at my friend's. Not to mention having to get out of bed in the morning....the extra layer of fur (and the extra kilos) on me was suddenly sooooo welcomed!
Also, I had forgotten how unnerving the commute is. Even this time that I could have a relaxed schedule. How come I can't ever get a seat? No matter what time? How come people are plain rude? How come train cars are already steam cooking commuters? And oh FFS, do something for your breaths, people! Rant of a woman with PMS, alright. Still. Not. Cool.

Fortunately there were two mitigating circumstances: my Tokyo stay included a weekend, so no commute; dog therapy always works. And my favorite human must have sensed it, because every evening he came to sit near me, ask for a back rub (more useful to me than to him) and then drop asleep at my feet, keeping them warm. True, I get woken up earlier than my usual (yes, even my early usual is not as early as this guy's usual) when I'm there, but that only means we get power naps curled up together during the day.

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Rieccomi a comunicare dalla mia seconda casa in Giappone, la casa con un cane che mi allieta le giornate, poche ore prima di ritornare alla mia casa primaria.

E tra le altre cose stavolta non pensavo neanche che avrei avuto l'occasione di rivedere il mio essere umano preferito! Gli ultimi mesi sono stati abbastanza intensi, cercando di rispettare le scadenze e poi puntualmente saltandole...che poi, a mia discolpa, non e' per causa mia che non ce l'ho fatta.
Comunque, invece di parlare dei problemi di lavoro, che sono noiosi, mi soffermo a parlare di altro, piu allietante.

E quindi, alla fine di una lunga estate, mi viene data un'opportunita' di trasferirmi in quella zona che mi e' divenuta familiare negli ultimi anni, anche se per poco piu' di un fine settimana. Stavolta ho notato una certa calma, non c'erano tanti bambini in giro, o altri cani portati a spasso. Forse l'abbassamento repentino delle temperature hanno contribuito a questa strana desertificazione delle strade, ma in ogni caso avendo passeggiato a ogni possibile circostanza, mi pare pur sempre strano.
Alla fin fine, a me sta cosa va piu' che bene, cosi che il mio fedele amico non si dedica a azzuffarsi con altri cani. Che poi, a dirla tutta, se un giorno dovessi non prestare attenzione e lui dovesse azzannare un corvo...ahhh, sai la mia soddisfazione!!

Il mio umano preferito stavolta era abbastanza stressato per la ennesima partenza del suo essere umano preferito, e difatti mi ci sono volute un po' di passeggiate e un po' di leccornie varie per riportarlo a uno stato di positivismo. vero e', pero', che il primo giorno che sono arrivata non ha smesso di lanciarsi dentro e fuori casa come un matto per la gioia, e nei giorni successivi mi ha sempre dedicato la versione piu lunga del suo benvenuto sera dopo sera (mugolio, scondinzolii vari, salti di gioia e altro).

E avevo anche dimenticato quanto fossero fredde le case giapponesi, in paragone agli appartamenti, tanto che ogni volta che scendevo al piano di sotto mi congelava il cervello. Per non parlare del dover lasciare il letto la mattina...all'improvviso lo strato extra di pelliccia (e i chili in piu) addosso non era poi tanto fastidioso...

E mi ero anche dimenticata di quanto snervante fosse fare la pendolare. Anche stavolta che potevo tranquillamente scegliere orari piu agevolanti. Come e' possibile che non riesca a trovare un posto a sedere? Indipendentemente dall'orario? E com'e' che la gente e' cosi cafona? E com'e' che in treno si scoppia gia di caldo? E poi, porca misera, ma curatevi un po' l'alito!

Per fortuna ci sono state due attenuanti al questo malessere: una e' che essendo qui durante il fine settimana, i giorni di pendolarismo erano minimi; e la seconda e' che la terapia con un cane funziona sempre. Penso che il mio caro amico a quattro zampe abbia avuto il sentore del mio nervosismo e difatti ogni giorno si prodigava e si offriva per farsi accarezzare fino ad addormentarsi ai miei piedi, che stavano cosi pure al calduccio. E' vero che dovevo svegliarmi presto la mattina, ma vuoi mettere che poi uno si fa un pisolino durante la giornata con un riscaldamento naturale?

Wednesday, November 9, 2016

De Amicitiae

More time. I needed more time to do all I was hoping to do while I was in Sicily. See friends, for example.

When one can't really take days off right now, doesn't actually have enough days off but has yet to take time off in order to, say, attend a 50 year marriage anniversary…well, then one takes those days off, period. This was basically the situation I faced last month. I hadn't been home in over a year and was looking forward to go, but the timing eventually wasn't right.

Long story short, my first four days of "vacation" passed unnoticed, the remaining four fighting a cold that grounded me and the last two on the move. So, even those faint plans I had made with my friends went fubar and the day of departure arrived without me having said neither goodbye or even hello to them. With a few exceptions.

The day I drove to the airport to drop my brother and his family off was one. Fortunately one friend was available during that one hour I could scrap and we met for a quick catch up. Just when we were about to dive into the most interesting topics, time was up and we had to split. 

The day I drove again to the airport to catch my flight was another one. Thanks to an evening departure, I organised a late lunch with a couple of dear friends I am very close to. Saw their house, brought them gifts, chatted about life and such. Just when we were about to dive into the most interesting topics, time was up and we had to drop me off at the airport.
Always on the go, always on the edge, always in a rush.

The one gathering that was planned and was successful happened in Rome, again for a short time, again in between flights. My travel schedule allowed for one night stop over in the eternal city, so I put the friends machine in motion and asked everyone that could, to come say hi. I once again was picked up at the airport, taken to town, given a bed to crash, chauffeured again back to the airport.

Nothing better than an evening with good friends to lift the spirit and soothe the soul. And what friends! I take the opportunity here to say that all these friends always move mountains in order to meet me, and I can’t but be eternally grateful to have them but also eternally in debt with them for all they do.

Back to the roman evening, we went to a yet unexplored area of Rome (unexplored for me), where nice restaurants and businesses are opening up, giving the run down district a whole new look. By the way, I have to add I will always be in love with the names of streets, places, neighbourhoods, in Rome! They are so…how to say, genuine. One by one my friends showed up, met the others and received/gave presents. Just when we were about to dive into the most interesting topics, time was up and we had to leave, as the day after was a working day for everyone. Except me, that is. But it was a travel day for me, and a good night’s sleep was a good way to prepare to the many hours sitting in a (surprisingly comfortable) plane. 

Thankfully I had no baggage troubles on the way back, no other issues at all in fact. All of this made me think that possibly the universe had unfolded towards bringing me back to Japan, maybe there’s something I shall still do here. We shall see.

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Più tempo, ci voleva più tempo per fare tutto quello che speravo di poter fare in Sicilia. Ad esempio, vedere i miei amici.
Se uno non può proprio prendere ferie al momento, se addirittura non ha proprio ferie ma comunque deve trovarle per poter partecipare, per dire, a un 50-mo anniversario di matrimonio…c’e’ poco da fare, si prendono le ferie, punto. E in pratica questa era la mia situazione il mese scorso. Non tornavo a casa da più di un anno e non vedevo l’ora, eppure alla fine la tempistica proprio non andava bene.

Per stringere, i primi quattro giorni della mia “vacanza” mi sono praticamente passati davanti senza che me ne accorgessi, poi i quattro successivi li ho passati a combattere un brutto raffreddore e gli ultimi due ero in viaggio. Quindi, anche quegli pseudo piani per vedere gli amici non hanno retto e il giorno della mia partenza e’ arrivato senza che potessi ne’ dire ciao ne’ arrivederci. Ma ci sono state un paio di eccezioni.

Il giorno che ho accompagnato mio fratello e famiglia in aeroporto e’ una. C’era per fortuna una amica che era libera per quell’unica ora che sono riuscita a ricavare e ci siamo viste. E proprio quando si stava per toccare le tematiche più interessanti era tempo dei saluti.

Il giorno che sono di nuovo andata in aeroporto per la mia partenza e’ stato un’altra eccezione. Grazie a una partenza serale ho organizzato un pranzo con una cara coppia di amici, ho visto casa loro, gli ho portato dei pensierini, abbiamo chiacchierato del più e del meno. E proprio quando si stava per toccare le tematiche più interessanti era tempo di farmi portare all’aeroporto.
Sempre di fretta e sempre senza sosta.

L’unico evento che era stato pianificato e che e’ riuscito e’ stato a Roma, sempre per un breve tempo e sempre tra due voli. Il mio piano prevedeva uno scalo di un’intera notte alla citta eterna, e quindi ho messo in moto la macchina delle amicizie e ho chiesto a tutti quelli che potevano di farsi vivi. E di nuovo c’e’ stato chi e’ venuto a prendermi in aeroporto, mi ha portato in centro, mi ha detto un letto su cui dormire e mi ha poi riportato in aeroporto.

Non c’e’ stato niente di meglio che questa serata con buoni amici per risollevarmi l’umore. E che amici! Ne approfitto per dire che tutti questi amici che mi ritrovo spostano pure le montagne per incontrarmi, e non posso che essere eternamente grata ma allo stesso tempo eternamente in debito con loro.

A ogni modo, per tornare alla serata romana, siamo andati in un’area poco esplorata (da me) di Roma, dove ci sono tanti ristoranti e negoziati che stanno contribuendo a abbellire questo rione in passato malandato. Che poi, devo aggiungere, sono proprio innamorata dei nomi romani di strade, vie, piazze, quartieri eccetera. Hanno un non so che di verace. i miei amici sono arrivati uno dopo l’altro, hanno conosciuto gli altri e ci siamo scambiati regali e cortesie. E proprio quando si stava per toccare le tematiche più interessanti era tempo di salutarsi, visto che l’indomani tutti sarebbero andati a lavorare. Tutti tranne me, ovviamente. Ma sarebbe stato comunque un giorno di viaggio, quindi una bella notte di sonno era un bel modo per prepararsi a tante ore in aereo.


Per fortuna al ritorno non ho avuto problemi con la valigia, anzi non ho proprio avuto problemi. Tutto ciò mi fa pensare che forse l’universo stava tramando qualcosa per riportarmi in Giappone, forse c’e’ ancora qualcosa da fare. Vedremo.



Monday, November 7, 2016

About a reunion -- past and future

One of the highlight of my visit home was a school mates reunion. We are talking about primary school reunion. We are talking about school kids meeting up 25 years later reunion. I don’t know how I ended up there, but I did. All I know is that a friend of mine from my home town contacted me giving me a day and a place, sort of setting me up. Oh dear.

In my past visits to my hometown I had occasionally bumped into a couple of those friends sometimes, while I hadn’t seen others since we finished school. We were also delighted by the presence of our school teacher as well, who couldn’t recognise any of us at a first glance. But she could remember my two-handed writing skills and my drawings. Also, everyone was clearly curious about my job and the place where I live, but mostly my job. I had a hard time trying to explain what I do for a living, and some of the questions I got asked were even harder to find an answer to. Sigh. Why didn’t I become a school teacher! 

It was not so bad in the end, but I was struck by how my old school mates looked after so many years. The class was not complete, as several of us now live far away, a few others had other plans already, and so on. In the end we were only eight. With us, the husbands/wives and the children, except for ehm, me, and another one who were with nobody. They all were copies of the small town social model: never moved too far away, stay at home wife, working husband, kids already the age of what we were 25 years ago…

Thinking of it now, had I stayed in Sicily after university instead of thinking bigger, perhaps I’d be myself married to a good enough man from my area, perhaps with kids, perhaps not even working despite my computer science degree…I imagined how my life would have been *if*…and I pushed that thought away in terror. Yes, I am too picky to get content, too independent to get bound, too different to fit in that reality.

No, right now I am still allergic to any comment (which I get a lot) about a possible returning back. No, no, no, for now let me simply satisfy your curiosity and answer your questions.

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Uno degli avvenimenti salienti della mia visita a casa e’ stato una riunione tra compagni di scuola. E stiamo parlando di una riunione di compagni di scuola elementare. E stiamo parlando di compagni di scuola che non sono più tali da 25 anni. Non so come sia stato possibile, eppure ero li. Tutto quello che so e’ che una mia amica, nonché compagna di scuola elementare, mi ha contattata dandomi una data e un posto, quasi a non darmi scelta. Vabbe’.

Nelle mie visite passate al mio paese d’origine mi era capitato di incontrare alcuni di loro in giro, mentre invece altri non li vedevo proprio dalla fine della scuola. Siamo stati anche fortunati nell’avere con noi la nostra maestra, che di primo acchito non e’ riuscita a riconoscere nessuno, anche se invece si ricordava benissimo della mia scrittura a due mani e dei miei disegni. Ovviamente erano tutti molto curiosi di sapere cosa faccio e dove vivo, ma specialmente che lavoro faccio. Ho avuto non poche difficolta a spiegarlo, e alcune delle loro domande erano ancora più difficili da rispondere. Ahh, ma perché non ho fatto anche io la maestra!

Alla fine non e’ andata male, ma devo dire che sono rimasta colpita da come i miei vecchi compagni fossero diventati dopo cosi tanti anni. Erano tutti copie di quel modello sociale di paese che li vede: mai andati lontano, moglie a casa, marito al lavoro, figli della stessa eta’ che avevamo noi 25 anni fa…

Che poi pensavo che se fossi rimasta in Sicilia dopo l’università invece di pensare più in grande, magari adesso sarei anche io sposata, possibilmente con figli a carico, e possibilmente non starei neppure lavorando alla faccia della mia laurea in informatica…ho immaginato una mia vita alternativa e ho cacciato via l’idea con terrore. Ebbene, sono troppo esigente per accontentarmi, troppo indipendente per vincolarmi e troppo diversa per quella realtà.


Diciamo per ora che sono ancora allergica a ogni tipo di commento (che accade di frequente) su un possibile rientro. E ora facciamo che continuo a soddisfare la vostra curiosità e a rispondere alle vostre domande.



Sunday, November 6, 2016

In Sicily -- Celebrations

Once again this year, time came to go back to Sicily and visit family and relatives.

The reason for my visit was special, since we all gathered to celebrate my parents' 50 years of marriage! Yes, they've been together that long. What a milestone!
We all came from every corner of the world, myself being the one with the longest distance to cover, to all witness such a long lasting relationship and to take part to the celebrations.

As I was so far away, I wasn't directly involved in the preparation and organisation prior to the event, and I was definitely suffering from the impact with the comeback as everything was planned for the day after my arrival. I flew and traveled for more or less a day, arrived the night before the big day, luggage didn't make it with me on my last flight (fortunately I got it the following day just a few hours before the ceremony), and in addition I had to greet everyone and do my part as a daughter (official ceremony chauffeur, heh) in the whole shebang. At one point I even stopped feeling pain in my feet (I was wearing new shoes), as I was just high on adrenaline for 48 hours straight and couldn't relax until few days after it was all over.

Anyway, seeing everyone again was undoubtedly nice, especially those I hadn't seen in years, although I am not used to such huge parties with loud family members anymore. But even if just for one hour with everyone, it was all worth the trouble.

As for the celebration, it obviously started with renewing the vows in church and exchange of the new rings, my parents managed to find the same priest who married them 50 years ago, go figure! Then the party moved to the restaurant where it went on an on through photos, excellent meals, dances, musical performances by brothers, nephews and especially dad (whose known natural environment is a stage), and presents.

The family overdose continued with yet another dinner-gathering among cousins. Not everyone could be present, sadly, due to distance (our family suffers of such disease, unfortunately) but good wine kept us in a good mood anyway.
Only the fourth day after my arrival, and only after all major parties were over could I finally get rid of a merciless headache and overall fatigue...more or less when it was about time to leave again.

The reminder of my stay was therefore spent doing the bare minimum, chat with guests, make a couple of dresses for myself, eat (d'uh), and just take time to impress as many sensations as possible into my brain to refresh my old memories and make new ones.

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E di nuovo giunse il tempo di tornare in Sicilia per visitare familiari e parenti.

Ma stavolta il motivo della visita e’ stato speciale, infatti ci siamo riuniti per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei miei. Ebbene si, che traguardo.
Siamo venuti da ogni parte del mondo, con me quella proveniente da più lontano, per essere testimoni di una relazione tanto lunga e per partecipare ai festeggiamenti.

Siccome sono tanto lontana, non sono stata coinvolta direttamente nei preparativi e nell’organizzazione dell’evento, e ho sofferto dell’impatto con il rientro visto che tutto era pianificato per il giorno dopo il mio arrivo. Ho viaggiato per quasi un giorno intero, sono arrivata la sera prima, la mia valigia non mi ha seguito per l’ultimo tratto del mio viaggio (ma per fortuna l’ho ricevuta il giorno dopo giusto in tempo per la cerimonia), e in più dovevo anche salutare tutti e fare la mia parte (autista ufficiale). A un certo punto ho anche smesso di sentire male ai piedi (avevo scarpe nuove) proprio perché ero semplicemente sotto adrenalina per 48 ore filate e non mi sono rilassata se non qualche giorno dopo, quando tutto era finito.

C’e’ pero’ da dire, anche, che e’ stato bello rivedere tutti, anche quelli che non vedevo da anni, seppure non sono più abituata a feste con cosi tanta gente in una sola volta. Anche se e’ stato un pochino per ognuno, ne e’ valsa la pena.
Per quanto riguarda i festeggiamenti, abbiamo prima iniziato ovviamente con il rito in chiesa e lo scambio degli anelli, e addirittura c’era lo stesso prete che ha sposato i miei genitori ben 50 anni fa! Poi ci siamo spostati al ristorante per il ricevimento, con un susseguirsi di foto, buon cibo, esibizioni canore e musicali dei miei fratelli, nipoti e soprattutto mio papa (il cui ambiente ideale e’ notoriamente il palcoscenico), e poi regali a pioggia.

L’overdose di famiglia e’ poi continuata il giorno dopo con un altro piccolo gruppo di cugini. Peccato che per colpa della distanza (una malattia di cui la mia famiglia soffre parecchio) non c’eravamo tutti, ma il buon vino ci ha tenuti tutti allegri lo stesso.

Solo il quarto giorno dal mio arrivo, e solo dopo che tutte le feste maggiori erano state accantonate, ho finalmente potuto abbandonare un mal di testa costante e una stanchezza pazzesca. Praticamente quando era quasi tempo di ripartire.


Il resto dei giorni li ho passati facendo proprio il minimo, e cercando di imprimere quanti più momenti possibili in testa, sia vecchie che nuove sensazioni, cosi da creare nuovi ricordi e rinfrescare quelli vecchi.








Tuesday, October 4, 2016

Vietnam - Da Nang

Luxury is affordable in Vietnam.

Just mentioning the amazing villa and the service we received in An Bang would be enough, the wooden furniture, the care of details, the exquisite mix of plants in the garden, the round windows in the bedrooms, the outdoor bath tubs and all. But that’s one kind of luxury only. I also planned a jet-set, queen-of-pop, top-notch-pampering stay. Because, heh, I could.

My friends and I parted right after our beach stay, so I headed to a bigger city to readjust to normal life and get ready to return to Japan. I booked a 5 star hotel in Da Nang, the major town in central Vietnam, which came with a whole range of services that I would have never being able to afford elsewhere…ahhhh, bless Vietnamese currency low value, cheap cost of life and tremendously advantageous exchange rate!

The buffet breakfast was huge and varied, the pool was nice, as were the poolside cocktails, the room was great, the location well picked (Han river side), a souvenir shop with gracious items was just downstairs of the hotel. So, basically, as being a woman alone in a new city, I didn’t have to go too far to get what I needed. All of that contributed to make the transition from amazing beach life to bustling city life soft.

I was impressed by the amount of coloured lights that are used in this city: from the color changing “rainbow” bridge to the fire spewing dragon bridge (guess why the name), from the mile-long beams from the Sky36 bar atop my hotel to the changing patterns on the hotels side. I mean, they do really like all that stuff. It was like a Las Vegas for the romantic, an awe-generator for dreamers.

Da Nang is a fast growing modern city, with first class beaches, thousands of dining options for all wallet sizes, several rooftop bars and clubs where only the newly rich Vietnamese kids can go to, a lot of traffic and construction sites everywhere. Although I didn’t really intend to leave the hotel at all, as suntanning by the pool for another few days seemed just right, I spent one afternoon exploring near and far sites. 

Thanks to the lucky coincidence that a dear friend of mine from Japan (with da knowledge) was in Da Nang for work, I met with him and he took me to some interesting places, like the covered food market. The ground floor was dedicated to dry fish, crackers, coffee, various cooking paste jars, teas, rice and the like. In separate areas were the fruit and the fish sections. The upper floor was instead crammed with beautiful fabric, clothes and shoes stands, where all women pulled out their best tourist-chasing weapons to convince us to buy stuff.

An impressive sight (heh, Mother Nature!) was Marble Mountains, a cluster of five mountains used in the past as marble caves, and named after the five elements water, earth, fire, metal, wood. Nowadays the mountains are a fine sightseeing site. We visited the water mountain, which boasts several temples, caves, a pagoda and has an impressive lookout point from where one can see the Han river delta and the other four mountains. Some of the tunnels to visit the caves were so narrow and dark that we gave up, also because we were not wearing an adventure-approved attire. By the entrance to the mountain were a bunch of souvenir shops that sell, guess, marble sculptures, statuettes and all sort of stone accessories.

On the same afternoon, I also tried the traditional Vietnamese clothes on, because my friend said it was fun. I chose an outfit that was my size, including the cone stray hat, and I posed for a few photos. It was fun indeed.

The cultural tour ended in a Vietnamese restaurant not far from my hotel serving fabulous food (including half chickens with heads!). I did very well for an afternoon out, I’d say.
I should have perhaps dedicated some more time on a river bridges sightseeing tour. There are in fact four main bridges (all decorated with color changing led lights, of course), each different, and are the city’s pride. One of them, the Han Bridge, even swings open to let bigger ships sail the river up and became the city symbol. A lot of stuff happens along the river, as rivers in Vietnam are used for transport, commerce, fishing, and all activities that contribute to the economy of this rapidly growing country. Maybe another time I will hop on a boat and sail along the Han river to admire these architectural wonders from close.

With Da Nang, my holidays come to an end. But were the perfect break. Too many things were left unseen, unexperienced, but after all we’ve got to leave some of them behind to have a reason to go back.

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In Vietnam ci si può permettere il lusso.

Sarebbe gia abbastanza l’aver menzionato la villa bellissima e il servizio eccellente che avevamo a An Bang, l’arredamento in legno, la cura per i dettagli, la combinazione di piante in giardino, le finestre rotonde nelle camere, le vasche all’aperto eccetera. No, quello era un tipo di lusso soltanto. Poi ho anche programmato una visita breve da regina del pop proprio perché si poteva.

Mi sono separata dai miei amici e sono stata per qualche giorno in una citta più grande e moderna per cercare di riaggiustarmi alla vita normale in Giappone. Avevo prenotato un albergo 5 stelle a Da Nang, la citta principale nel Vietnam centrale, che offriva una vasta gamma di servizi altrimenti impossibili da provare…ahh, siano benedetti il valore basso della valuta vietnamita, il costo della vita esiguo e il cambio estremamente vantaggioso!

La colazione era immensa e molto variegata, la piscina e anche i cocktail a bordo piscina erano ottimi, la stanza anche, il posto ben scelto (lungo il fiume Han), un negozio di tanti regali carini stava proprio all’altro lato della strada. In sostanza, per essere da sola in una citta nuova, non avevo bisogno di andare lontano per trovare quello che mi serviva. Il tutto ha contribuito a rendere la transizione da vita da spiaggia a vita di citta non troppo ardua.

Mi ha colpito molto la quantità di luci colorate che ci sono in questa citta: dal ponte “arcobaleno” che cambiava colore al ponte del drago (che sputava pure fuoco) illuminato a festa, dai fari di luce proiettati dal bar Sky36 sul tetto del mio hotel ai motivi cangianti sui fianchi degli altri alberghi. Devono proprio amarla sta roba. Era come essere a Las Vegas in veste romantica, un generatore di meraviglie.

La citta di Da Nang e’ in rapida crescita, e vanta spiagge di prima classe, migliaia di opzioni per mangiare e bere per tutte le tasche, diversi bar e locali in cima ai palazzi più alti che solo i neo ricchi vietnamiti possono permettersi, un sacco di traffico e siti in costruzione dappertutto. Anche se non avevo intenzione di lasciare l’hotel, visto che abbronzarsi a bordo piscina per qualche altro giorno non era male, ho preso un pomeriggio per visitare qui e li in giro per la citta. 

Ho approfittato del fatto che un mio caro amico giapponese si trovasse a Da Nang per lavoro, uno che conosce il posto bene, e mi sono fatta portare innanzitutto al mercato coperto. Li, il piano terra era pieno di bancarelle per cose da mangiare, riso, te’, caffe, varie robe disidratate, frutta, verdura, pesce, eccetera. Il livello superiore invece era dedicato più a stoffe (bellissime), scarpe, borse, vestiti. E tutte le signore non facevano altro che sfoderare tutte le loro armi commerciali per convincerci a comprare qualcosa.

Un posto che mi ha colpito (madre Natura non si smentisce mai) e’ stato un gruppo di cinque montagne, a cui e’ stato dato il nome dei cinque elementi acqua, terra, fuoco, metallo e legno. Insieme, sono conosciute come Montagne di marmo, e in fatti una volta erano cave di marmo, appunto. Oggi invece sono sito turistico. Noi siamo andati nella montagna di acqua, dove ci sono vari templi, cave, una pagoda e poi c’e’ un promontorio da cui si ha una bellissima vista del delta del fiume Han e delle altre quattro montagne. Le gallerie che bisognava percorrere per raggiungere alcune cave erano cosi stretti e bui che abbiamo rinunciato a percorrerne alcuni, anche perché non eravamo certo equipaggiati con attrezzatura da esploratori. E ovviamente all’ingresso della montagna non potevano mancare bancarelle con oggetti ricavati da marmo, o sculture.

Poi ho anche provato il costume tradizionale vietnamita, con tanto di cappello di paglia. Il mio amico diceva che sarebbe stato divertente, e difatti lo e’ stato.

Il tour culturale e’ poi terminato a tavola, in un ristorante vietnamita dove servivano piatti favolosi, incluso mezzo pollo arrosto con tanto di testa attaccata. Direi che per un pomeriggio soltanto, ho fatto molto.

Forse, pero’, avrei potuto dedicare qualche ora a un tour in barca lungo il fiume. Infatti ci sono quattro ponti che sono famosi (tutti ovviamente illuminati), ognuno unico nello stile, e che rappresentano l’orgoglio cittadino. Uno in particolare, il ponte Han, e’ di quelli che si aprono per far passare le navi più grosse, ed e’ non a caso il simbolo della citta. Magari lascio questo per la prossima volta.


Con Da Nang le mie vacanze giungono al termine, ma sono state veramente perfette. Tuttavia molte sono le cose rimaste da vedere e provare...bisogna lasciare qualcosa per avere una ragione per ritornare.