Wednesday, January 8, 2014

Lifestyle - Work


Se e' vero che il lavoro nobilita l'uomo, in Giappone il lavoro FA l'uomo. 

Tutta l'esistenza di un individuo e' focalizzata al raggiungimento della posizione sociale di lavoratore salariato, o salaryman. Il giapponese medio si laurea (o anche no) e subito dopo viene inglobato nel sistema delle grosse aziende, dove si dedica, per la vita, a un lavoro di scrivania (o a un lavoro manuale, tipo nelle fabbriche). Una volta preso un lavoro, non lo si cambia, ma piuttosto si continua anno dopo anno per optare a una ascesa in carriera. Infatti, le promozioni qui non vengono date in base a una combinazione di merito e esperienza, bensì per anzianità. Più vecchio diventi, e più in alto puoi arrivare. Semplice. Di conseguenza, essere capaci non e' proprio essenziale, basta solo avere pazienza e lasciar passare il tempo che prima o poi la sedia di direttore arriva…

Ci sono pero' lavoratori e lavoratori, ovvio. Quelli proprio stacanovisti, che fanno qualcosa perché gli piace sono pochi, devo dire….forse nell'ambito della ricerca medica e scientifica (il mio settore, diciamo) e' più facile vedere gente che ama il proprio lavoro, ma in generale lavorare per il giapponese medio significa seguire delle regole ben precise: recarsi in ufficio in giacca e cravatta, arrivare prima del capo, stare seduti alla propria scrivania quanto più a lungo e' possibile, tornare a casa dopo che anche il capo se ne e' andato. La visione comune vuole che l'azienda per il lavoratore rappresenta tutto, viene prima e al di sopra di ogni altra cosa, e persino la famiglia, la vita privata passano in secondo piano. Quindi bisogna nutrire e consolidare le relazioni tra colleghi  sia all'interno della stessa, sia all'esterno (ad esempio le uscite serali tra colleghi), e bisogna anche consolidare il legame con l'azienda stessa. Più il lavoratore si mostra leale verso l'azienda, più sono i benefici e le sicurezze che gli piovono addosso (tipo, contributo per la casa, aumenti di stipendio, ecc, ecc). Essere un impiegato modello significa avere una coscienza di gruppo, insomma: partecipazione alle attività ricreative, competizione non tra individui ma al massimo tra aziende diverse, condividere i meriti e i successi col gruppo. I fallimenti, no, quelli sono a carico del soggetto.

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If true is the saying that work ennobles man, in Japan the saying goes work MAKES man.

The whole individual's existence is focused to becoming salaryman. The average Japanese gets a degree (or if not he becomes a carpenter or factory worker) and right after he gets sucked into the company system, where he devotes himself, his entire life, to a desk job. Once gotten a job, that is the only job and each year the salaryman works his way up the ladder and build a career in the company. This is easily achieved, with patience and time, as in here promotions arrive not based on a combination of merit and experience, but rather based on age. The older, the higher the position. Simple. So, being good at one's job is not essential. Sitting at a desk and waiting pays off much later on….

There are workers and workers. The ones, though, who really like what they do and they do it with passion, are few…maybe in my field, scientific/medical/research, they are more common. Scientists need to be different, or they won't be scientists. But otherwise, to the average Japanese working means follow a set of rules: go to work every day in a business suit, arrive before the boss, sit at a desk and stay around until after the boss is gone. Common vision is that, to a salaryman, company means everything, it comes before everything and even private life, family are secondary. 

Therefore, relationships between colleagues must be created, nourished, consolidated both within and outside the work environment (think of the company dinners, for examples). Even the bond with the company itself must be consolidated. The more the worker shows loyalty towards his company, the more benefits and securities await him (like, housing allowances, other allowances, salary rise, et cetera). Being a model employee means being part of a tight group: participate to extra work activities, compete not within the company's walls but against, in case, other companies, share merits and successes with coworkers. Fails, on the other hand, fall back on the subject, not the group.




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