Friday, August 9, 2013

A balcony


Caldo. Umido. Unico refrigerio: una amaca in balcone….

Se c'e' una cosa che manca alle città sovrappopolate e' proprio il balcone. Vuoi per il tempo che fa schifo per circa 3/4 dell'anno, vuoi per la mancanza di spazio in casa, la gente qui non usa i balconi come si dovrebbe. Tra l'altro li fanno anche piccoli, mortacci loro!

Noi, abitanti della perla nel centro del mediterraneo, che abbiamo più giorni di sole di qualsiasi altra nazione, più giorni di caldo che altrove, facciamo del balcone un altro ambiente vivibile, dove si trovano piante (gerani, soprattutto, come a Taormina), tavolini di legno e sgabelli, sdraio, parasole, piccoli sofà per chi e' più fortunato….insomma, facciamo del balcone il nostro salotto estivo. E non c'e' niente di meglio che trascorrere le sere estive, quando la calura viene rilasciata dalle pareti di casa e l'unico refrigerio e' l'aria fresca che tira da levante.

Questa e' una di quelle sere in cui la temperatura esterna e' più bassa di quella interna. Il traffico scorre agevolmente, il cielo e' libero da nubi, l'aria e' fresca, le cicale friniscono senza sosta….c'e' da sottolineare che le cicale giapponesi sono esseri immondi (mi fanno sempre pensare al romanzo Metamorfosi di Kafka), uno dei miei peggiori nemici, e il loro canto assordante e fastidioso e' interrotto solo dall'arrivo della pioggia. In Sicilia le cicale hanno un frinire ritmico e melodioso, dal tono basso e tuttavia udibile, mentre qui questi mostri alati danno solo fastidio, seppure va a loro il merito di ricordarmi un po' casa. Dalla mia posizione privilegiata in balcone, e io non lo uso come secondo ripostiglio, osservo gli appartamenti illuminati, dove uomini e donne stanchi si accasciano sui loro divani, siedono al tavolo in cucina a guardare la TV, stendono il bucato, cercano di combattere l'afa. Un po' come la quotidianità che diamo per scontata quando siamo a casa nostra, gesti che ci fanno girare gli occhi, suoni che vogliamo obliterare. 

Dal balcone di casa mia in Sicilia vedo le colline, puntellate di luci, i casali di campagna dove qualche famiglia ancora vive felice e lontana dalla urbanizzazione massiccia, vedo le stelle in cielo, luminose e grandi, la luna crescere di giorno in giorno per poi sparire pian piano, vedo il mio cane che gironzola e annusa in cerca di vittime nel mondo animale, o obiettivi interessanti su cui focalizzare l'attenzione. Dal balcone di casa mia a Tokyo vedo palazzi e luci, palazzi e ancora palazzi, uno sprazzo di cielo, che al tramonto regala colori meravigliosi, e a volte tracce di stelle, nuvole dalle forme più strane e interessanti, la luna piena che mi restituisce lo sguardo.

In definitiva, ci vorrebbe solo un po' più di paesaggio, un po' più di verde in questa città. E balconi. Balconi più ampi per godersi la breve e fuggevole estate.

***************

Hot. Humid. One cooler: a hammock on a balcony…

If there's a thing over-populated cities here lack is a balcony. Reason is partly because the horrible weather for 3/4 of the year, partly is the lack of space inside homes, and in the end people can't use their balconies as they should. And, in addition, they are tiny, dammit!

We, inhabitants of the pearl in the center of Mediterranean sea, those who have more sunny days than any other nation, more hot days than elsewhere, we make of the balcony another living space where we put plants (mostly geranium, like in Taormina), wooden table and chairs, someone even sofas….I mean, we make of the balcony a summer extension of our living room. And there's nothing better than spending the summer nights  there, when the house walls release the heat and the only way to survive is the cool air from East.

This is one of those nights when outside temperature is lower than inside one. Traffic is viable, the sky is free of clouds, the air is cool, cicadas sing ceaselessly…there is one comment to make here, that Japanese cicadas are evil creatures (they always remind me of the character in Metamorphosis, Kafka's novel) ,they are my worst enemy, and their singing is deafening, annoying and stopped only by the rain. In Sicily, cicadas sing in a more rhythmic and melodic way, their pitch is low and still audible, whereas the winged monsters here are just driving us nuts. But, it's their merit to remind me of home. From my privileged position here on my balcony, and I use it properly, not like an extra storage space, I watch all the apartments around, where tired men and women are crashing on their sofas to watch TV, or hang their washed clothes, they try to fight humidity. It's a bit like that daily life we give from granted back home, those gestures that makes you roll your eyes, those sounds we want to obliterate. 

From my balcony at home in Sicily I can see hills, the scattered lights of cottages all around, families that have decided to live away happily from modernity, I can see stars in the sky, shiny and big, and the moon growing a little every day and then disappear, I see my dog sniffing around looking for victims or just something to focus on. From my balcony at home in Japan I see lights and buildings, and more buildings, a hint of sky, which gives me the most beautiful colors at sunset, and sometimes I can spot stars, I see clouds with interesting shapes, and a full moon that returns my gaze.

All in all, we would just need a bit more of landscape, a bit more of green in this town. And balconies. Larger balconies to enjoy the short summer.



No comments:

Post a Comment