Monday, July 29, 2013

Challenges of year 2013


Grosse novita' a casa Marina. 

Da qualche tempo ho iniziato a praticare regolarmente yoga. Non che io sia diventata una esperta, ma il fatto che il mio corpo pian piano sta diventando più elastico conferma che gli effetti ci sono e sono immediati. I muscoli si tonificano e le articolazioni si allungano. E il mal di schiena sparisce. 

Ancora più recente e' un altro interesse…ho comprato un ukulele. Uno da battaglia, non che sia chissà cosa, giusto per vedere se suonarlo mi piace o no. Certo, non e' così facile come sembra, bisogna mettersi di impegno e fare tanta pratica. Non sono una musicista, seppure in famiglia ho esempi eclatanti, e da piccola mi dilettavo alla tastiera. Poi il vuoto, e l'avvicinamento alla musica con l'avvento dei balli latino-americani che sono diventati la mia unica fonte anti-stress necessaria e sufficiente. Ora, così, improvvisamente, una voglia matta di provare a suonare uno strumento. E tra tutti, l'ukulele e' quello che ha vinto. Non per ragioni speciali, bensì per nessuna in particolare: e' piccolo e leggero, quindi trasportabile ogni dove, ha un suono divertente, e' più semplice di una chitarra classica, e se imparato a dovere e' una fonte di divertimento garantita, ovunque e comunque. Gia' mi pento dell'acquisto, perché sto vedendo che non ho tempo da dedicargli, ma mi si dice che non c'e' bisogno di tanta perseveranza, solo di una strimpellata ogni tanto per acquisire la padronanza. Vedremo.

Finalmente ho ceduto all'insistenza di un amico per provare il tango argentino. E non e' che ho sempre rifiutato perché non mi piaccia, anzi. Il tango, come gli altri balli latini, rappresenta una manifestazione del sentimento e delle passioni umane, il che si armonizza bene col mio carattere. Il fatto e' che bisogna andare a seguire le lezioni, che solitamente sono a orari incompatibili con quelli miei lavorativi. Oppure le lezioni sono care. Poi, tra le altre cose, devo sempre andare in centro e mi ci vuole più di un'ora nel caso ottimale….insomma, cosa non praticamente fattibile. Invece, per una volta, ho ascoltato il mio amico e l'ho seguito. Certo, che mi sarebbe piaciuto lo sapevo già, non ci voleva certo questa visita a farmelo capire, ma mi e' addirittura sembrato meno difficile di quel che credevo. Alla fine, mi e' stato detto, devo solo pensare a camminare, un piede dopo l'altro, passo a passo, seguendo la guida. Se così e', non ho più bisogno di lezioni, so già ballare…

Comunque sia, non so se in effetti continuerò le lezioni di tango, o imparare a suonare uno strumento, o yoga…sinora ho riscontrato una certa incostanza nel mio fare, inizio e non finisco mai (esempio più eclatante e' l'apprendimento del giapponese, che di fatto, tutt'ora e' inesistente), ma almeno ogni tanto inserisco qualche nuova variabile nell'equazione della ma vita, chissà che per qualcuna di esse non trovi la soluzione.

Adesso vi lascio, devo accordare il mio strumento, lucidare le mie scarpe da ballo e ritirare il tappetino da fitness...

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Big news at Marina's.

Since a while ago I have been practicing yoga. wow, regularly! I am not an expert yet, but the fact that my body is slowly reacquiring flexibility is the proof that effects exist and are immediate. All muscles are toned and joints stretch. And that pain in the back is gone.

Another recent interest is…..ukulele. I bought one, a very basic one, a toy, so to speak, just to see whether I like playing it. It is not as easy as it looks, one must commit and practice. I am not a musician, although my family includes some, and when I was a little girl I played the keyboard. Then, a long inactivity, and the rejoining and rejoicing of music with latin dance. Salsa now is my only, necessary and sufficient, antistrees therapy. Now, suddenly, this need to try a new instrument. And among all, ukulele wins. No special reasons behind the choice, rather none in particular: ukuleles are small and light, hence can be taken anywhere, have a fun sound, are simpler to learn than classic guitar, and are just cool. I am already sort of regretting the purchase, as I haven't had time yet to try, but friends tell me I don't need to persist, I just need to strum every now and again and skills will come. We'll see about that. 

Finally, I gave in to my friend's pushing and I joined him for argentinian tango class. And, I mean, it's not that I don't like tango and I have been running away. Quite the opposite, actually. Tango, like all latin dances, is one manifestation of human feelings and passions, which go well with my personality. The problem is that one should attend classes that are held at usually incompatible times with my work schedule. Or, classes are very expensive. And, also, I always have to go to the city and it takes me one hour, the least….so, in the end not really doable. But, for one time, I followed my friend. That I would have loved it, I knew it already. I didn't need to test. It even looked easier than I thought. All in all, I was told, I just have to think about a walk, step after step, following the lead. If this is the case, then, I don't need classes anymore….

Anyway, I actually am not sure whether I will continue with tango classes, or even playing ukulele, or, for that, even yoga…so far I have noticed a certain degree of irregularity in my learning/training patterns (the to-date lack of Japanese language skills are the most screaming example of that), but at least I am adding some new variables in the life equation, so perhaps I will find a solution for some of them.

Now I gotta go, I have to tune my uke, shine my dancing shoes and put away my fitness mat….


Sunday, July 28, 2013

Soul matters. Harp & Soul, too


And so came the CD launch day. Shimokitazawa, a stylish neighborhood near the yet stylish Shibuya, was the place where the party was. Sad memories of a happy past link me with Shimokitazawa and its streets, making the short walk to join my friends a long one…

I have introduced the 'Harp & Soul' all-female band already. After just a bit longer than a year, these girls decided to put a few songs together into a album, record a CD and throw a party to celebrate the accomplishment, play some covers as well,  and give some CDs away to friends and family who gathered for the occasion. With autographs. Like big stars. Special guest was also a cellist, who often joins H&S in their gigs around town. Dressing code was white and green for H&S to recall the album title "Lemongrass" and the cover picture as well. Oh, I absolutely loved the green skirt with white flowers applications worn by Aimee!!!

I managed to arrive earlier than planned and earlier than door opening time, and that gave me the opportunity to take, undisturbed, a few pictures of the girls while they were preparing and checking mikes and sounds and instruments. This was also possible because the two very serious and strict persons at the reception allowed me in…thanks Nat and George!!

I always fall into ecstasy mode when I attend live concerts, especially this one. Do I relate? Do I dream? Do I think? Do I simply listen? Do I get carried away? I don't really know what happens. But feelings are strong and tears keep coming out. Meh, sentimentalist? Hopeless romantic? We'll never know. 

While I was in this toti-proof bubble where all I could focus was the pinching of the guitar and harp wires, I was looking with new eyes at things I am so glad they exist, especially the most important one: human ability to create music, sounds that reach every corner, trespass every body to reach every soul and make emotions surface. I am also glad that I know such capable humans, who manage to bring their thoughts into words, into notes, into songs, into something that becomes alive and pulsating and starts living on its own. I am also glad that other people, friends, are there to participate and take this living entity in, breath it, listen to it, assimilate it. I saw in the audience proud parents, smiling friends, silent friends with their minds somewhere else, vigorous supporters. I saw eyes communicating awe, love, realization, sadness,  concentration, dedication, passion, admiration.

When the music was over, we all came back from that place in our own heads where we are free to wander, and returned to an ordinary, laud, chatty party for H&S CD launch. Too bad I couldn't stay longer and spend some quality time with Kaoru, nat, Jonah, George, and the others. The long way home was indeed long, and mellow. 





Monday, July 22, 2013

Art Aquarium Tokyo


Hidetomo Kimura e' un artista di acquari, come lui stesso si proclama. Quello che fa e' organizzare vasche di varie forme e dimensioni, le riempie di pesci e poi ci aggiunge qualche gioco di luci e immagini che rappresentano paesaggi giapponesi e trasforma un semplice contenitore di acqua in una forma d'arte.

Ogni anno nel periodo estivo le sue creazioni sono in mostra a Tokyo. Il titolo scelto e' "Edo: the coolness of goldfish". In passato, quando ancora Tokyo si chiamava Edo, pare che la gente cercasse di dimenticare il caldo afoso estivo sedendosi lungo un fiume o vicino a un lago per osservare i pesci, che avevano un effetto calmante e rinfrescante per via dei loro movimenti lenti e aggraziati.

La mostra e' al Nihombashi Mitsui Hall, aperta giorno e sera per due diversi condimenti della stessa pappa: durante il giorno i visitatori si limitano a contemplare i pesci e i giochi di immagini; la sera, il posto si trasforma in una specie di locale, con musica e bevande, e con spettacoli e musica dal vivo il fine settimana.

In una di queste serate di Night Aquarium, vado per entrare in questo mondo oscuro che ha attirato me e la mia macchina fotografica. Me e un paio di amici curiosi, a dirla tutta. Mi sembrava di essere in uno di quei bar a tema, dove il tema doveva essere qualcosa come vita sottomarina o simile. Luci soffuse dal tetto erano la sola illuminazione presente, e gli acquari stessi erano inondati di flussi di luce colorata che quasi quasi il posto faceva un po' di paura…anzi, se uno si trovasse da solo in un posto del genere, una sala abitata solo da pesci che nuotano e osservano silenziosi…ma fortunatamente i giapponesi riescono a non farti mai sentire solo sul serio, al punto che spesso lo vorresti essere, alla faccia della situazione paurosa :)

Comunque, si parlava di arte. Abbiamo ammirato un bellissimo Kaleidorium, che usa delle visuali a mo di caleidoscopio, e la fantastica installazione Le quattro stagioni dove immagini sullo sfondo ricreavano paesaggi tipici giapponesi.

Organizzazione spettacolare insomma per far sembrare gli acquari tutto tranne che acquari. In totale vengono usati 5000 pesci, distribuiti in 70 acquari e costituenti 17 installazioni. Ogni acquario ha un titolo e in un modo o nell'altro racconta una storia. Acquari con campi di riso, contenitori rotondi sistemati lungo una parete nera davano l'idea di camminare sotto acqua e guardare fuori dagli oblò. 

L'evento del giorno era una danza tradizionale giapponese con accompagnamento musicale di shamisen e canto. Si svolgeva sul palco principale, in mezzo agli aceuari della installazione nota come Elegance Dance. Non appena questa area veniva liberata per essere preparata per lo spettacolo, tutti i visitatori della mostra si accumulano in prima linea, per la maggiore erano ragazzi senza un minimo concetto della vicinanza di altre persone ( non semplici oggetti) intorno, e nonostante io e i miei amici ci eravamo assicurati uno dei tavoli di fronte al palco, e stavamo aspettando bevendo una birra prima dell'inizio dello spettacolo, ci hanno praticamente circondato e soffocato.

Credo che alla fine abbiano pero' rovinato l'intero spettacolo, perché hanno iniziato a coinvolgere gli spettatori in una serie di giochi di abilita. infatti a un certo punto io e i miei amici ce ne siamo andati.

Comunque sia, questo acquario notturno aveva molto di magico, e la combinazione di musica e luci e' stata una mossa vincente. Quello che pero mi preoccupa e' la sorte di questi 5000 pesci durante i 40 e rotti giorni di mostra. Insomma, questi poveri pesci si stressano da morire con le luci e le vibrazioni sonore. Per non parlare di quando hanno la musica dal vivo. Scommetto che meta di loro, se non di più, viene rimpiazzata giornalmente…

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Hidetomo Kimura is a self-proclaimed art aquarium producer. What he does, is set up tanks of various sizes and shapes, fill them with goldfish (Japanese kingyo) and add some lighting tricks and projection mappings of Japanese landscapes to transform a mere water container into a form of art.

Every year around summertime his art pieces are exhibited in Tokyo. The title of the exhibition is "Edo: the coolness of goldfish". In old times, when Tokyo was called Edo, it seems people would forget about the summer heat by sitting by rivers and ponds and looking at fish that had a calming and cooling down effect due to their slow and graceful movements.

Venue is Nihombashi Mitsui Hall, open day and night for two different flavors of the same exhibition: during the day visitors can simply contemplate the elegant fish and the visual mappings; come evening, the place transforms into lounge space, where music and drinks are available, and with live shows and performances on weekends.

On one of such Night Aquarium nights, off I go to enter the dark world that dragged me and my camera there. Oh, and a handful of curious friends, too. I felt like I was going to one of those theme bars, where the theme was underwater life or something. Dim lights from the ceiling were the only illumination, and the aquariums themselves were flooded with colored waves of light that made the whole place almost spooky…well, if one were all alone in such a big hall only inhabited by thousands of silent fish quietly swimming and observing…fortunately, the Japanese manage to never make you feel really alone, so much that sometimes you wish you were alone, despite the spookiness :)

Anyway, art, we were saying. We could contemplate high-concept displays like the ‘Kaleidorium’, which uses kaleidoscope-esque visuals, and the 8m-long ‘Four Seasons Aquarium’, where projection mapping recreates a traditional Japanese garden vista.

Remarkable arrangements were made for the tanks to resemble everything but aquariums. In total, 5000 goldfish are used, distributed in 70 aquariums, for a total of 17 installations. Each aquarium has a title, and tells a story, somehow. Display of rice fields renderings, round containers lined along a dark wall that give the idea one is walking under the sea and peeking through the window.

The event of the day was a Japanese traditional dance, with accompanying singing and shamisen playing, performed on the main stage, between the aquariums that all together represent a piece of art called Elegance Dance. As soon as the area was being cleared and people were being sent away, all the visitors jammed up in front of the main stage, mainly youngsters who had, obviously, no concept of vicinity of other human beings (not inanimate objects) and although me and my friends had carefully picked one of the standing tables and we were just waiting with one of the drinks on purchase at one of the bar counters to be able to see the show at a reasonably close distance, had to fight for some room regardless.

What I think spoiled the whole dance show , though, was the fact that dancers interacted with the public, setting up some sort of challenge games. At some point me and my friends got annoyed and left, actually.

The night aquarium was indeed magic, unreal, and the whole mix of lounge music and lights was a winning combination. Though, I am a bit concerned about the fate of those 5000 fish during the 40-something days this exhibition lasts. I mean, both light and sounds, vibrations, cause tremendous stress to the little creatures. Not to mention the live music and DJ set on weekends. I bet every morning half of them, if not more, are replaced regularly….











Wednesday, July 17, 2013

Marine Day, My Day

Il terzo lunedì di luglio e' festa in Giappone. E' il giorno del mare (ovvero e' il mio giorno), e quindi non c'e' niente di più indicato che trascorrere il fine settimana lungo in spiaggia, con tre giorni pieni di sole mare e pigrizia.
Una breve vacanza solitaria, che e' ciò che avevo pianificato all'inizio, si e' trasformata in una bella vacanza di gruppo, il che ha contribuito positivamente all'esito finale, visto che la compagnia si e' rivelata ottima. Peccato per una dei membri della combriccola, che ci ha dovuto abbandonare prima del previsto per un imprevisto impegno lavorativo (scusate il gioco di parole). Ci rifaremo.

La destinazione preferita, una destinazione che combina distanza ragionevole e spese contenute a coste di alta qualità e', come i più sapranno (conoscendomi), Shimoda, all'estrema punta di Izu, che e' caratterizzata da spiagge di sabbia bianca e fine, mare pulito e cristallino, buon cibo e la vita che va a un ritmo lento e rilassato.

Certo, essendo in Giappone, non ci sono molte opzioni a parte quelle servite dal circuito turistico, e gestire una vacanza con mezzi pubblici intasati e irregolari (e spesso senza logica ne' praticità alcuna) rappresenta una sfida alla pazienza e tolleranza, soprattutto quando si' e' abituati a quello che Tokyo offre in fatto di servizi...ma, visto che la vacanza deve procedere comunque a un ritmo diverso, bisogna adeguarsi alle situazioni e sopportare con filosofia zen.

Sappiamo bene, in aggiunta al perdere la calma in assenza di amenità metropolitane, che non sopporto per nulla Shirahama, la spiaggia più famosa di Shimoda. Perché e' affollata, rumorosa e poco organizzata. Tra l'altro, la spiaggia e' una immensa duna che cade quasi a picco sul mare, quindi e' impossibile sdraiarsi e rilassarsi….O almeno, questa era la situazione 6 anni fa, quando andai la prima volta e dopo la quale decisi che non faceva proprio per me. Stavolta, dopo svariate visite a Shimoda e puntualmente, deliberatamente snobbando Shirahama, ci torno con i miei compagni di viaggio in occasione di uno spettacolo di hula dance e fuochi d'artificio che erano stati organizzati la stessa sera del nostro arrivo (no, non per noi). L'area e' decisamente cambiata da come la ricordavo, meglio organizzata e più spaziosa, ampia e piatta. Si, dai, per un giorno in compagnia, seppur sempre sovrappopolata e incasinata, ci può stare una capatina alla spiaggia delle spiagge. Ma Shimoda di spiagge ne offre tante, e per tutti e tre i giorni della nostra vacanza non ci siamo certo limitati a una sola….orario degli autobus permettendo, ovviamente.

Mi ha anche sorpreso il fatto che ovunque andassimo le correnti erano fortissime, con onde alte tanto che ovunque c'erano surfisti che non aspettavano altro di cavalcarle. Io avevo un altro ricordo, a dire il vero: acque calme e cristalline. Mi sa che luglio e' il mese dei cavalloni, da quelle parti…

Comunque sia, a parte onde, confusione, autobus stracolmi e orari del cavolo, abbiamo passato un bellissimo fine settimana tutti insieme e ci siamo abbuffati di pesce, che e' una delizia giù a Shimoda. La specialità e' il berice rosso, più o meno simile al dentice, che viene cucinato in milioni di ricette, tra cui anche sashimi, o grigliato o stufato. Insomma, una vera delizia del palato. Per impressionare i miei "ospiti", siamo andati nello stesso ristorante che io e altri amici avevamo provato 6 anni or sono. Nulla e' cambiato, persino il menu era identico, e abbiamo praticamente ordinato tutto. Ci siamo abbuffati, e siamo tornati pienamente soddisfatti. 

Io sono tornata anche con una voglia matta di ukulele.

A ricordo permanente di questo breve viaggio, un taglio a un dito con conseguente infezione, e la conferma di due sospette allergie, ai gatti e al sole….

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Third Monday in July is a holiday in Japan: Marine Day (Marina's Day). Nothing better than spend a long weekend at the beach, three days filled with sun, sea and laziness.
A short solo vacation, which is what I had initially planned, became a nice group trip, and this change contributed positively to the final outcome, since the company was great. Too bad for one of the members who had to leave earlier for a sudden work duty. We'll do better next time.

Favorite destination, a destination which combines reasonable distance and costs to high quality coastline is, as many would well guess knowing me, Shimoda, Izu's far south tip, that features white fine sand, crystal clean sea and life goes at a slow, relaxed pace.

Since we're in Japan, there are no other options than the ones offered by the tourism business, that's known too, and handling a vacation where public transport is packed and irregular (often with neither logic nor practicality) is a challenge to patience and tolerance, especially when one is used to what Tokyo, instead, can offer….but vacation goes at a different pace anyway, so one better accepts and adapts to the situations with zen philosophy. 

We know, in addition to all that loosing the cool with non-metropolitan amenities, I don't really like Shirahama, the most famous beach in Shimoda. Because it is crowded, loud, not well organized. Also, that beach is just one big dune falling into the sea where there is no room to lay down and chill out…or, well, this was the situation 6 years ago, when I visited Izu the first time and decided that's not my cup of tea. But this time, after several visits to Shimoda and punctually, deliberately avoiding Shirahama, I went there with my friends because there were hula dance shows and fireworks on the same night we arrived (was not for us, no). The place is definitely changed than what I remember, better organized, wider, flatter. Yes, I guess that for one day, although still crowded and busy, me and my friends can spend some time at the beach of all beaches. However, Shimoda offers many other beaches, and for sure we didn't waste time and hopped through a few…bus schedules allow, of course.

I also was surprised to see that in every beach we went to currents were pretty strong, with big waves. And in facts, surfers itching to ride them were lined up. I actually had a different memory: quiet and clear waters. I guess July is the surfers' month there…

Despite waves, crowds, bus packed and disappointing schedules, we spent a beautiful weekend together and we stuffed ourselves with fish, a delicacy in Shimoda. The city specialty is this red fish called alfonsino, a sort of snapper, prepared in dozens different ways. Just delicious, no matter how it was cooked. To impress my "guests", we went to the same place I went to 6 years back. Nothing was changed and even the menu was same. We ordered everything, we ate and went back fully satisfied. 

I also came back with a ukulele fever.

As a permanent memory of this trip, I carry a infected cut on one of my fingers, and the clear signs of two allergies, cats and sun…









Sunday, July 7, 2013

Joint Retreat 2013


Ogni anno si va in ritiro aziendale, solitamente durante il fine settimana, e il che si traduce sempre in una mole spropositata di lavoro (extra) e poco relax. Da quest'anno, siccome rispondiamo al quartier generale di Kobe, i ritiri aziendali sono diventati ritiri congiunti, a cui partecipano selezionati ricercatori delle varie divisioni del centro, ora diviso tra Kobe e Yokohama.

I lati negativi sono, come sempre, il doversi sobbarcare tante ore di preparazione, viaggio e organizzazione di permessi e cose varie per un solo giorno e poco più di ritiro, alla fin fine.
I lati positivi, stavolta, sono un po' di più: andiamo in settimana, e andiamo proprio a Kobe, in un bell'hotel e centro congressi vicino al mare invece che in mezzo alla campagna isolata di Saitama, in treno (shinkansen) invece che in autobus, i pasti sono veri pasti, con una lunga tavolata per i vassoi con decine di portate, e dolci, dolci a non finire.

L'hotel scelto per ospitare i partecipanti e' sulla costa, a pochi minuti di treno dal centro di Kobe, e vicinissimo al ponte che unisce la terra ferma all'isola di Awaji. Tra le altre cose, il ponte in questione, Akashi Kaikyo, e' il ponte sospeso più lungo al mondo….

Sarebbe stato bello poter godere del bel tempo, di sicuro avremmo potuto sfruttare di più le bellezze del posto, la spiaggia, il mare, i colori, la natura. Invece ha piovuto per due giorni di fila, senza che potessimo farci nulla. Anche il piano di rimanere a Kobe dopo il ritiro, per prendere la funivia e salire all'osservatorio per osservare la città di sera, e' svanito nella nebbia, così come l'estremità più lontana del ponte sospeso…

Invece, pur di poter sfruttare al meglio questa trasferta, decido comunque di sfidare le nuvole e l'umidità a livelli stratosferici, così che arrivo a Kobe di buon'ora e mi avvio su per la montagna a piedi, in mezzo al bosco, risalendo il fiume fino a una cascata (Nunobiki, si chiama) che e' raggiungibile con soli 15 minuti di cammino. Questa e' stata la mia escursione privata e solitaria. E' inusuale trovare la natura incontaminata proprio nel bel mezzo della città, mi e' infatti bastato uscire dalla stazione, e via su per il sentiero che porta dentro al verde.

Non c'era tempo a sufficienza (a meno che arrivare in ritardo al centro congressi fosse concesso) per andare più in alto rispetto alla cascata, dove avrei trovato un giardino di erbe aromatiche, e un piccolo belvedere da dove era possibile guardare giù verso la baia di Kobe, senza quindi doversi sobbarcare il lungo e sofferto tragitto fino al monte Rokko, dove invece si trova il più famoso osservatorio in questione. Ma, del resto, con uno zaino stracolmo in spalla, in più con poster e ombrello a fare da ulteriore zavorra, fermarmi alla cascata e poi tornare per proseguire fino all'hotel non mi e' poi dispiaciuto così tanto.

Sul ritiro, che dire….colleghi, presentazioni, poster, casini, soliti idioti, premiazioni, saluti. Poca roba, insomma.

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Every year there's a company retreat we have to join to, usually over the weekend, and that means more (extra) work and little relax. Starting from this year, because we'll be reporting to the Kobe headquarters, our retreats are joint retreats, attended by researchers from the various divisions now split between Kobe and Yokohama.

Negative sides of this are, hours of preparation, travel and organize all authorizations and such for just a mere day of retreat, in the end.
Positive sides, though, this year are a bit more: we are going during the week, and we are going to Kobe, staying in a nice hotel near by the sea, instead of going to the middle of the nowhere in the countryside in Saitama, we are going by train (shinkansen) instead of bus, meals are real meals, like a huge table with trays with tens of different dishes, and cakes, endless number of cakes.

The hotel chosen for the retreat is near the beach, just a few minute's train ride from Kobe center, and close to the bridge connecting mainland to Awaji island. That bridge, Akashi Kaikyo, is, among other things, the longest suspended bridge in the world….

Were we blessed by nice weather, we could have enjoy beach, sea, nature more. It rained for two days, instead, leaving us helpless. I even had to give up on the former plan to stay in Kobe longer after the end of the retreat, to catch the ropeway and go up to the observatory. From there, we could have experienced what they say is the third best view in Japan: night view of Kobe and Osaka area. Such a plan dissolved in the fog, just like the farest end of the suspended bridge…

But, in order to make the best out of this trip, I decide nonetheless to challenge clouds and humidity and reach Kobe rather early to then go for a short hike through the woods and up the mountain, and reach a waterfall (called Nunobiki) after just 15 min walk. This was my private, solitary excursion. It is unusual to find wild nature just by the city. Indeed, I just had to exit the station building and start following, right from there, the hiking trail. 

Unless reaching the venue later was allowed (it wasn't of course), I couldn't spend more time to continue the hike higher and visit the nearby herb garden. Also, there was another panoramic viewpoint just a bit further up the waterfall, past the garden, where one could still enjoy a superb view of Kobe bay without the need to drag themselves all the way to Rokko mountain, where our famous observatory is. Anyway, when I have to carry a bulky backpack, with the added value of a poster and an umbrella, even stopping at the waterfalls and then go back to continue the ride till the venue wasn't bad at all.

About the retreat….well, what about it. Colleagues, presentations, posters, annoyances, idiots, prizes, goodbyes. Not much to report, in short.








Tuesday, July 2, 2013

Cafe Fuze - Persian meal, home made, restaurant style


Domenica sono stata invitata a pranzo da una coppia di belle donne iraniane. Non si e' trattato solo di un pranzo, ma di una esperienza culturale e culinaria totale. Siamo andate in un piccolo caffè nascosto nelle stradine di Sangenjaya, a poca distanza da Shibuya, dove una loro amica, anch'essa iraniana, ha cucinato uno dei piatti più buoni che abbia assaggiato. Sono amate del cibo iraniano, specialmente dopo che ho avuto la fortuna di assaggiare i piatti della mamma della mia amica Parisa, e quindi so già cosa aspettarmi. Una sensazione proprio nello stomaco…

La cuoca, Mariam, affitta il locale alcuni fine settimana e fa la sua magia in cucina, che risulta nelle pietanze come quelle gustose di cui mi stavo abbuffando. Credo che lo faccia per pura soddisfazione personale, perché le piace. E' un'artista, e da amante della cucina quale sono, so che cucinare e' un'arte, richiede esperienza, creatività, un buon occhio, passione. E lei ha tutto ciò. E' anche una bella persona, gentilissima, e spesso lasciava la cucina e veniva al nostro tavolo per scambiare due chiacchiere, ed e' stata gentile fino al punto da accettare una foto, seppure non le abbiamo dato il tempo di togliersi il grembiule. Che bella! E che piatti! Roba da acquolina in bocca.

Non solo il cibo era genuino, come dovrebbe essere (non come quelle robe pseudo-etniche che servono altrove). Non solo il cibo era delizioso e servito con cura. Tipo, il gelato allo zafferano….e' decisamente un gusto inaspettato. L'Italia, specialmente al sud, e' brava nella gelateria, con milioni di gusti e combinazioni per cui riceviamo canti e lodi, ma questo….va oltre. O anche il gelato al melograno…abbiamo avuto un assaggio di tutti e due i gusti dopo che abbiamo finito col nostro set, che abbiamo letteralmente divorato.

Che abbiamo mangiato, dunque….riso allo zafferano e pollo (TahChin), peperone ripieno (Dolmeh), il tutto accompagnato da una zuppa di cereali e un budino come dessert, e innaffiato da buon succo di melograno.

Sto pensando all'adozione (nel senso, farmi adottare).

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Sunday I was invited to join a couple of beautiful Iranian ladies for lunch. It was not just a lunch, but really a cultural experience. We went to a small cafe hidden in the back streets of Sangenjaya, near Shibuya, where a friend of theirs, Iranian too, cooked one of the yummiest dishes I have ever eaten. I am big fan of Iranian food, especially after I was blessed enough to try dishes cooked by my friend Parisa's mother, and I already know what it is about. Roughly. A gut feeling, you know what I mean...

The cook, Mariam, rents the place on some weekends, and does her magic in the kitchen, producing the goodies like the ones I was stuffing myself with. I guess she does it just for the sake of it, because she likes it. She is an artist, and as a cooking lover myself I can totally say that preparing food is art, it requires skills, creativity, a good eye, passion. She's got these all. Definitely. She's also a very beautiful and kind person, she came to greet us, she left the kitchen and passed by at our table every now and then to exchange a few words, she was nice enough to agree and pose with us for a picture before we left even though she hadn't taken her apron off. I loved her. And her food. Oh, yes, mmm, food!

Not only was the food genuine, as it should be (not like the pseudo-ethnic stuff you eat at your average ethnic restaurant). Not only was the food delicious and nicely served. Like, the saffron ice cream....this is definitely an unexpected flavor. Italy, especially in the south, is good at ice creams, millions of flavors and unusual combinations we are praised for, but this....this goes beyond. Or, pomegranate ice cream...we got a sample of both to taste, after our set meal was, literally, devoured.

So, what did we eat...saffron rice with chicken (Tah Chin), stuffed bell pepper (Dolmeh), all accompanied by a soup and pudding as a dessert and washed by pomegranate juice.

I am considering adoption (like, being adopted)