Sunday, June 30, 2013

Hiro And Jonah - A wedding


Sono stata alla mia prima festa di matrimonio giapponese. non il mio, eh.

Hiro e Jonah si sono sposati a Maggio a Kyoto, ma hanno concesso un secondo festeggiamento a Tokyo per gli amici e i colleghi che non c'erano alla cerimonia. E hanno invitato anche me. E' stato un onore partecipare.
Ora, se non sapete cosa succede ai matrimoni oggigiorno, ve lo riassumo in breve. Spesso, la coppia decide di fare la cerimonia tradizionale giapponese e poi i festeggiamenti in stile occidentale. Di solito si fanno lo stesso giorno, ma può anche succedere che siano a qualche giorno di distanta uno dall'altro. E questo e il nostro caso.

Dicevo, questo e' stato il primo matrimonio nel suo genere. Non sapevo cosa indossare, non sapevo che regalo comprare, che trucco avere, insomma ero nel panico. Ai matrimoni giapponesi gli invitati non potano regali, ma semplicemente pagano per la partecipazione e poi si siedono e si godono lo spettacolo. Direte che ho appena eliminato uno dei punti della mia lista…No, chi mi conosce sa che non posso andare a mani vuote a un evento del genera. Alla fine ho avuto una bellissima idea per un regalo personalizzato, e visto che sono un disastro a scegliere regali, il risultato mi ha lasciato abbastanza soddisfatta.

Il ricevimento e' stato a Odaiba (Tokyo Bay), con pochi invitati e uno spazio aperto per cena a buffet e vari spettacoli. La precisione giapponese vuole che se la festa deve iniziare alle 17, lo farà. Essendo arrivata alle 17:02 mi sono persa il primo minuto circa di un video che ricapitolava le vite dei due appena sposati prima e dopo che le loro strade si sono incontrate.  Un primo spettacolo, arpa, ha segnato l'ingresso della coppia. Un bellissimo vestito grigio per lo sposo e un bellissimo vestito bianco per la sposa. Niente trucco, niente accessori, niente fronzoli, niente, solo loro in tutto il loro splendore. Si, non erano vestiti tradizionali, non c'e' stato rischio di inciampo in strati di vestiti, niente che fosse tipico giapponese. E niente katana per lui. Per quello, ve l'ho già detto, sareste dovuti andare a Kyoto il mese scorso. Ve lo siete perso, non e' un mio problema…

Durante le due ore della festa abbiamo avuto anche uno show di flamenco e uno di banjo, poi vari discorsi, momenti divertenti, una estrazione a premi, foto e quant'altro. L'estrazione e' stata una bellissima idea: in pratica, tutti gli invitati sono stati fotografati all'ingresso e poi hanno scritto un messaggio di auguri sulla stampa. Noi credevamo fosse per gli sposi per leggerlo dopo. Invece, le foto servivano per l'estrazione e la coppia ne ha estratte alcune e i vincitori hanno avuto dei regali. Ovviamente sono stata selezionata! E ho vinto un bel termos. E comunque le foto sono diventate parte di un album in ogni caso.

Penso che -o almeno che io ricordi- non ho mai sentito un discorso come quello di Jonah: una dichiarazione d'amore in pieno stile per la moglie Hiro che proveniva direttamente dal cuore, senza timori, senza imbarazzi ma solo puro sentimento guarnito con la giusta quantità di umorismo e panna sulla torta.

Auguri, belli!!

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I attended my fist Japanese wedding party. I mean, my first party, not my first wedding.

Hiro and Jonah got married in Kyoto in May, but they were kind enough to throw a second party in Tokyo for friends and colleagues who didn't join the ceremony. And they invited me too. I was honored to participate, yes I was.
So, now, if you don't know what happens at weddings nowadays, I can summarize it for you in a sentence. Very often, the couple decides to have a traditional style ceremony at the temple, and a western style party after the ceremony. They are usually on the same day, but it can also happen that the second party is done some time later. This was the case here.

This was, as I said, the first of its kind. I didn't know what dress to wear, what present to buy, what make-up to have, I was panicking. At Japanese weddings, guests don't bring any present, they just pay a participation fee and they sit and watch the show. So, you'd say I have already crossed one items in my list. Nope, who knows me well knows that I simply can't go empty handed to such an important event. Eventually I had a great idea for a personalized present, and given that I am a real disaster in finding presents, I was actually satisfied with the final results.

The reception was at a place in Odaiba (Tokyo Bay), with few guests and an open space for buffet dining and performances. Japanese precision wants that if the party is meant to start at 5pm, it will. Sharp. So, arriving at 5:02, I missed the first minute or so of a movie which recapped the lives of the two just married, before and after their paths crossed. A first performance, harp, marked the entrance of the couple. Beautiful, shiny gray suit for groom and lovely white dress for bride. Not too much make-up, not too many accessories, no frills, no knick-knacks. Just them, in all their splendor. Yes, no traditional clothes, no tripping over layers of fabric, no garments, nothing typically Japanese. And definitely no katana hanging from his (he, the groom) waist. I told you, that was in Kyoto last month. You missed it, not my problem… 

During the two hours party, we had a flamenco performance and a banjo performance, then we had speeches, fun moments, lottery, photos and what not. The lottery was actually a great idea: simply, all guests are taken a polaroid photo at the moment of registration to the party, then they all sign the photo with a message that bride and groom will read later. Er, well, that's what we thought. Actually, the couple extracted a handful of pictures from what it became clear to us was a lottery box, and the "winners" got some presents. Of course my photo was picked! I won a fantastic thermos mug. And anyway, the polaroids with all the messages made it to a nice memory album.

I think -or at least I don't remember if it happened- I have never heard a speech like the one Jonah gave: a touching declaration of love for his wife Hiro that came straight from the heart, no shyness, no embarrassment, just pure feelings garnished with the right amount of humor and whipped cream on the cake.

Auguri, belli! Have a good one TOGETHER!!!


Thursday, June 27, 2013

A case of work disease


Ora ne ho le prove.
Sul serio, ho passato settimane, se non mesi, a collezionare prove e sebbene non sono scientifiche, la mia esperienza mi suggerisce che ho ragione.

Mai sofferto di casi di forza di gravita maggiore sopra il letto di lunedì a tal punto che e' impossibile alzarsi? Sebbene, poi, verso la fine della settimana ci si alza con meno sforzi. Poi, nei fine settimana invece si e' super carichi pronti per la levataccia sportiva o comunque pronti a iniziare la giornata quando più vi pare…
Vi capisco.

Mai fatto caso che durante la settimana si manifestano tutti i sintomi del rigetto: nausea non appena si lascia il letto, occhi gonfi e lacrimanti, collo e spalle irrigidite, emicrania, difficoltà a respirare…
E poi, la tendenza di ritardare costantemente il momento in cui si esce per andarsi al lavoro..lo avete notato? Lo so.

Ma comunque, arrivate in ufficio. Vi siete trascinati al lavoro, con l'intero corpo che soffre come se aveste fatto una gara di 100KM il giorno prima, e la sola cosa che riuscite a pensare e' il divano che avete lasciato a casa.
Ora, in ufficio, controllate l'ora in continuazione, vi trovate qualcosa da fare (oltre al lavoro), sperando che il tempo scorra più veloce, l'unica cosa su cui potete concentrarvi e' leggere il sommario di un articolo. Per la seconda volta. No, la terza. Ahhh, babbee! Giusto? Di sicuro avete bisogno di un caffè a questo punto, siete esausti. Un altro caffè. E non e' nemmeno pausa pranzo!

I vostri colleghi? Non importa quando, ne' come, vi disturbano sempre? Vi ho in pugno. Vi tartassano con domande nel momento sbagliato, e se non e' voi che tartassano, vi da' fastidio il chiacchiericcio nell'ufficio. State annuendo? Si, si.
Sono sicura che avete un collega fissato, che non la smette di parlare di lavoro, poi avrete sicuramente quel collega che non la smette di parlare proprio, uno di quelli che adorano sentire la loro voce e che vi fanno girare gli occhi e vi fanno venire il tic all'occhio destro…di sicuro avrete uno di quei colleghi che faccio-comunque-tutto-meglio-di-te, e sicuramente avrete un collega che e' un cretino totale e non sapete proprio come abbia fatto ad avere il posto…..come e' piccolo il mondo (del lavoro)!

O ancora. Vi state annoiando a morte, non potete far altro che rinviare quella lunga lista di cose da fare che non si accorcia mai, eppure quando qualcuno vi chiede se avete un minuto, di fatto siete "così occupato al momento"…tipico. Vi suona familiare?


il venerdì e' quando vi sentite al massimo, specialmente quando vi capitano quelle riunioni del pomeriggio che praticamente significano che la vostra giornata può finire col pranzo e vi potete poi abbandonare al c***eggio, anzi forse anche uscire prima e godervi il vostro "meritato" riposo.

So che state ridendo e vi riscontrate. Incarnate proprio questa descrizione, vero? Si, siete positivi alla sindrome di allergia lavorativa.
La cura? Ah, buona fortuna, e se ne trovate una che funziona avvisatemi.

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I have the empirical evidence.
Really, I have spent weeks, months even, in collecting evidences and, although I don't have scientific proof, experience tells me I am right.

Ever had cases of stronger gravity above the bed on Mondays such that getting up is nearly impossible? By the end of the week, though, it takes less effort to get up. On weekends, you're fully charged and likely get up before the sun rises for that hiking trip or to simply start your day whenever you feel like....
I hear you.

Ever noticed that on weekdays all symptoms of rejection show up: nausea as soon as stepping out of the bedroom, puffy and tearing eyes, stiff neck and shoulders, migraine, respiratory difficulties...
Then, the tendency to always delay the moment to leave home to go to work, noticed that too? Yes, I know.

And so you make it to the office. You have dragged yourself in, your whole body aching as if you went to a 100KM race the previous day, the only thing you can think of being your couch at home. 
Now, in the office, you are constantly checking the time, hanging around to find something (else than work) to do, hoping that time will run faster, the only thing you can concentrate on is reading a paper abstract. For the second time. No, third. Ahhh, whatever. Correct? You definitely need to have a coffee break by now, this is so exhausting. Another one. And it's not even lunch time yet!

Your colleagues? No matter when, no matter how, they always annoy you? You're my guy. They bug you with their questions at the wrongest time, and when they bug others, you get annoyed by the chatter going on in your room. That a nod? Yes, it is.
I am sure you have one geeky colleague who doesn't stop talking about work, then one colleague who doesn't stop talking at all, that one who definitely loves hearing the sound of his/her voice and makes you roll your eyes, and makes your right eye twitch...you surely have one I-do-everything-better-than-you colleague, and definitely you have one colleague who is a total dumb and you have no idea how he/she got the job....such a small (office) world!

You are dead bored, you can't help it but procrastinate on that list of tasks that never gets shorter, but somehow when someone comes and asks you if you have a minute, you are actually "so busy right now"...typical. Sound familiar?

Fridays are when you feel at your best, especially when you have meetings scheduled in the second half of the day. They mean that your work duties are over before lunchtime and you can loll around and even leave earlier to enjoy your "well deserved" weekend of relax.

I know by now you are giggling and nodding. You totally fit the description, don't you. Well, yes, you are positive to work allergy syndrome.
The cure? Good luck with that, and drop me a line if you find one that works.


Thursday, June 20, 2013

Lifestyle - Living -- Abitare


Delle case giapponesi ne vogliamo parlare? E parliamone!

Lifestyle e' anche abitare. Dalla casa di una persona si possono estrapolare molte informazioni su chi la abita, e molte informazioni sul come la si abita.

A Tokyo di case tradizionali giapponesi, di quelle che si vedono nei film per intenderci, ce ne sono ormai poche. E le poche che ci sono, presto verrano buttate giù per far posto ai moderni condomini. Inoltre i rumori della città moderna si confanno poco e niente alla esile e fragile struttura abitativa tipica di un tempo, dove pareti e porte scorrevoli erano in bambù e carta di riso, dove i pavimenti erano rialzati rispetto al terreno e coperti di soffici tatami.

Durante gli anni della bolla economica, i palazzi e le unita abitative condominiali divennero molto di moda e molto richieste, anche perché permettevano di alloggiare più persone per metro quadro. Questa tipologia di case e appartamenti e' quella che ancora resiste tutt'oggi, a dispetto della poca praticità e del cattivo utilizzo dello spazio interno. Ho anche approfondito questo concetto visitando una fantastica mostra al mitico MAM (http://nihonjin-marina.blogspot.jp/2011/10/metabolism-mam.html) un paio d'anni fa. Visto che la popolazione cresceva rapidamente, palazzi e appartamenti dovevano anch'essi essere pronti in poco tempo, e ciò spiega perché gli edifici di quegli anni venivano "fatti con i piedi"…

Pareti sottili, pavimenti sottili, prese della corrente sistemate a casaccio, solo lungo la parete portante, ingresso piccolo e sterile, cucina con pochi ripiani e pensili (ah, e senza fornelli, quelli si comprano separatamente, come si fa in campeggio), lavabo del bagno spesso a vista, spifferi ovunque: la cassetta delle lettere sulla porta, la cappa della cucina, gli infissi, eccetera. Spazi, dunque, utilizzati malissimo, anzi non sfruttati per nulla, e questo contraddice un po' il mito dei giapponesi bravi a ottimizzare gli spazi visto che di spazio ne hanno poco. Infatti, i tipici appartamenti di città sono tra i 20 e i 50 mq, e ospitano da una persona a una famiglia intera di tre o quattro. Fortunatamente, per le abitazioni moderne, costruite dagli anni novanta in poi, si nota un netto miglioramento in questo ambito, e anzi si punta al design vero e proprio con soluzioni ammirevoli. Ma queste sono realtà accessibili a pochi (il mio stipendio da ricercatore infatti non me lo permette ancora).

Casa mia tutt'oggi e' davvero frustrante, perché ogni giorno e' una continua sfida a chi riesce a impossessarsi dello spazio, io o l'appartamento. Io ci provo a renderla abitabile, comoda e pratica, ma davvero ci vuole pazienza…se hai un letto non puoi avere l'armadio, se hai il divano non puoi avere la poltrona, se hai il tavolo da pranzo non puoi avere l'isola in cucina, se hai il piano di lavoro in cucina non puoi avere gli sportelli….insomma, devo costantemente lavorare di testa e trovare soluzioni eleganti e intelligenti. Una cosa importante da dire e' che, visto che il regolamento prevede che l'appartamento non venga in alcun modo manomesso, ovvero, fare buchi alle pareti ad esempio, non posso munirmi di trapano, e installare mensole o altro dove mi serve. No, fuori discussione. Quindi, vedete bene che trovare la combinazione perfetta di pezzi d'arredo in base agli spazi e' pressoché impossibile, anche con la più fervida delle immaginazioni.

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Shall we talk about Japanese houses? Yes, let's talk about them.

Lifestyle means also living. From a person's house one can extract lots of information about who lives in it, and lots of information on how they live it in.

In Tokyo, traditional Japanese houses like the ones you might see in movies are very few. And the few ones left will soon be pulled down and replaced by more modern housing units. Also, today's city noise is not very well suited for the thin and fragile structure of old style bamboo houses where walls and doors were the same and were made of paper, where the floor was a bit higher than the ground level and it was covered in soft tatami mats.

During the bubble, buildings and condos and mansions were in fashion and well marketed, as they allowed more people per square meter. Such a housing type is the one that's still dominating the scene today, despite the lack of practicality and the bad use of space. There was a nice exhibition at MAM a few years ago, related to this topic somehow, where all the futuristic concepts of architecture and design were shown (link). Anyway, because the population was rapidly increasing, buildings and apartments had to be ready in a short time, and that explains why in those years constructions were rather sloppy…

Thin walls and floors, power sockets placed at random, only on the main wall, sterile and small entrance hall, kitchen with too few cupboards and no work space (and without gas stove, that one, like for camping, is bought separately), bathroom sink often in the open area, cracks everywhere: the mailbox on the door, the kitchen range hood, windows, and so on. So, space used inefficiently, or actually not used at all, and this is in contradiction with the myth that wants the Japanese experts in space optimization for the little of it that they have. In facts, typical city apartments are 20 to 50 square meters, they can host from one person to a family of four. Fortunately, modern apartments, the one built from the nineties, feature a sort of awakening in design and living concept, so that solutions are now quite remarkable. However, those are a reality accessible to few ( my science salary can't cover that yet).

My place, as of today, is a frustrating one, every day poises a challenge to see who's getting hold of the space, me or the apartment. I try hard to make it cozy and livable, but I don't go by a middle name of Patience…if you want a bed you can't have a wardrobe, if you want to have a sofa you can't have a sofa chair, if you want to have a dining table you can't have a kitchen workbench, if you want to have some work space you can't have cupboards…so, I always have to use my head to come up with both elegant and smart solutions. There is also this thing that, housing rules forbid any intervention, like drill holes to have some shelvings, or hang stuff, or I don't know, create a fake wall or something. No way. Now you see that finding the perfect combination of room available and furniture is almost impossible, even with the most vivid imagination.




Tuesday, June 18, 2013

Jasmine memories -- Ricordi al gelsomino


Il gelsomino!!!

Finiscono così le lunghe giornate estive in Sicilia, con il profumo di gelsomino che si diffonde intorno alla casa. Il sole e' ormai dietro alle colline, l'aria comincia a rinfrescarsi e un leggero vento si alza, aiutando l'aroma di questo fiore a disperdersi. Penso a quelle sere d'estate, quando si accendono le candele alla citronella per tenere lontani i moscerini, ci si rilassa seduti fuori in terrazza, a guardare il paesaggio con i suoi tanti piccoli paeselli sparsi per le colline, le luci cittadine che si fanno più vivide quanto più scura si fa la sera.

Mi manca l'estate, il caldo bruciante, la gente in spiaggia che si lascia pazientemente friggere al sole, i gelati rinfrescanti, i tuffi nelle acque cristalline, le passeggiate al lungomare, le notti passate a dormire in terrazza….da piccola dormivo sempre all'aperto in estate, perche dovevo scrutare il cielo e avvistare le stelle cadenti per esprimere i miei desideri. Che poi, neanche me li ricordo adesso, e se si dovessero avverare non lo sapro' mai…

Adesso che vivo in una grande città, ma grande davvero, basta poco per avere nostalgia delle cose belle di casa, della granita per colazione la mattina presto, rigorosamente alla mandorla affogata al caffè; del profumo dei fiori, della zagara all'attraversare la piana con l'aroma intenso che emana dagli aranci a ogni lato dell'autostrada; del gusto pieno di ogni cibo, dei grandi spazi aperti e della vista che si perde tra le colline e il cielo. E basta tornare a piedi un giorno dal lavoro, proprio all'imbrunire, e a un certo punto del percorso avvertire la fragranza tanto familiare per richiamare questi ricordi che sembrano di una vita e più fa.

A casa abbiamo due varietà di gelsomino, una dai fiori grandi e profumatissimi arrampicato su per la scala esterna, che diffonde il suo aroma alla mattina, e un'altra dai fiori più piccoli accanto al cancello di ingresso che invece profuma di più la sera. O forse e' al contrario, ma credo di non sbagliarmi. Adesso a dire il vero non so più quale delle due varietà e' rimasta, o se ne e' rimasta alcuna, ma quest'anno controllerò. Non capita spesso di tornare a casa nel pieno dell'estate, e se non la mia attenzione, i miei sensi -il mio olfatto in particolare- saranno catturati se c'e' anche solo una flebile traccia di fragranza nell'aria. 

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Jasmine!!!

The long summer days in Sicily end this way, with the scent of jasmine around the house. The sun is behind the hills, already, the air is cooling down and a gentle breeze comes and disperses the fragrance. I think of those summer nights, when one lights the citronella candles to keep mosquitoes away, chill out on a terrace looking at the landscape and its small towns scattered on the hills, their lights growing brighter as much as the evening grows darker.

I miss summer, the scorching heat, people on a beach being patiently fried up in the sun, refreshing ice creams, dips in the clear sea, long walks along the seaside, the night sleeps on a terrace…when I was little I always wanted to sleep outside because I had to scan the sky looking for shooting stars and wish upon them. Now, I don't even remember now what I wished back then, so should any of those come true I will never know…

Now that I live in a big, big city, very little is enough to bring me back home with the mind, missing breakfast with a rigorously almond granita with real espresso, the smell of flowers, like orange blossom while driving through the citrus gardens when the strong aroma from the trees everywhere around fills up the car, the taste of each food, the big open spaces and the view going until the hills meet the sky. And walking back home from work one day, after sunset, passing by a spot on the way where the familiar fragrance hit the nostrils is just enough to recall all this, that seemed to have happened one life ago.

We have two variety of jasmine at home, one with bigger flowers near the stairs that is active in the morning, and another one with smaller flowers near the main entrance gate that is active in the evening. Maybe it's the other way around, but I think I got it right. Actually, I don't know whether by now either of them or none is alive, but I will check this year. It's not so often that I go back home in summer time, and if not my attention, my senses -olfactory receptors, specifically- will be caught by a even perceptible trace in the air.



Tuesday, June 11, 2013

Japanese contamination


Alcune parole della lingua giapponese attecchiscono più di altre nel nostro linguaggio e vengono usate inconsciamente nelle nostre conversazioni giornaliere, appartengono ormai al vocabolario standard di ogni straniero in Giappone. Spesso accade che parliamo questa lingua bastarda a ruota libera, senza davvero rendercene conto, perché ci ritroviamo di solito assieme a altri espatriati come noi avvezzi alla contaminazione verbale, oppure assieme a locali con i quali facciamo sfoggio della nostra profonda conoscenza della lingua.

E' lo stesso che essere bambini nati da genitori di diverse nazionalità e che parlano lingue diverse…prima o poi i bambini iniziano a parlare e non sanno far distinzione tra le due lingue, e le mescolano. Solo che sono soltanto i genitori a capire quello che i loro figli dicono, visto che alle orecchie altrui le frasi non hanno alcun senso e logica. A differenza dei bambini, pero', noi poliglotti per forza, sappiamo bene che stiamo mescolando parole appartenenti a lingue diverse, e lo facciamo apposta. 

Ormai non diciamo più grazie ma "arigatou", non diciamo più scusa o mi dispiace ma sfoderiamo il più versatile "sumimasen" che va bene ovunque e comunque, in ogni circostanza e in ogni situazione per tirarci fuori rapidamente e educatamente da ogni impaccio.

Quando rafforziamo il valore delle nostre affermazioni o quando ci troviamo d'accordo con l'interlocutore aggiungiamo un lungo e teatrale "neeeee" alla fine di ogni scambio di battute. 

Ormai, quando parliamo di accettare o convalidare o sottoscrivere o approvare un documento scritto che sia o una decisione, nel nostro gergo maccheronico non usiamo la parola "firmare" o "consentire", piuttosto ci piace di più la parola "hanko" (i giapponesi firmano non con il solito scarabocchio ma con un timbro, detto appunto hanko, da cui deriva l'azione dell'hanko….nda). 

Mai sentito i vostri amici e colleghi dire che non sono "genki"? In una sola, semplice, pratica parola dicono che non stanno bene, c'e' qualcosa che non va nella loro condizione psico-fisica che si traduce in un generale malessere. E, ugualmente, quando si vuole chiedere se va tutto bene, se non ci sono problemi di sorta, allora vi sarà sicuramente capitato di sentirvi chiedere "daijobu?", tutto OK? Si, si, daijobu…

Molto spesso ci va bene, noi poveri stupidi stranieri in Giappone con scarsa conoscenza della lingua, ma altre volte i nostri strafalcioni grammaticali sarebbero da evitare, seppure gli educati e condiscendenti giapponesi si fanno una risata alla nostra mancanza di acume. Esempi? Il più eclatante di tutti e' l'uso dell'aggettivo "sugoi". In giapponese ha un significato positivo e negativo, a seconda del contesto, che può essere tradotto con terribile. 

Noi, equilibristi in bilico tra la voglia di farci capire meglio e la voglia di apparire integrati, usiamo l'aggettivo in maniera sconsiderata, così che a volte un piatto di deliziosi formaggi viene trasformato in un piatto di terribili formaggi….. 

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Some words in Japanese language stick more than others in our own heads and unconsciously they are used in our daily conversations, they now belong to the standard vocabulary of any foreigner in Japan. It often happens that we outrageously speak this mixed-up language, and we don't realize it, perhaps because we use it often with other expats like us who are used to verbal contamination, or we show it off with the locals to prove our deep knowledge in this matter.

It's as same as being children of parents from different countries who speak different languages…sooner or later those kids will start talking and since they won't know the clear difference between the two, they will mix everything up. Only their parents will be able to understand their funny jargon, while other have no clue. But, contrarily to children, we polyglots by force, know well we are mixing up and we do it on purpose.

We don't say thanks anymore, but "arigatou", we don't say anymore sorry, we rather flash the more versatile "sumimasen" that goes well anywhere and anyhow, in any situation and circumstance in order to run away quickly and politely from any incident.

When we enforce the strength of our opinions, or when we agree with the others, we add a long and theatrical "neeeee" at the end of every words exchange.

Now, in our broken japargon (japanese jargon), when speaking of accept, sign, approve, validate a written document or a decision, we hardly use the work sign or approve or consent, but we rather like the word "hanko" (the Japanese don't sign, they usually stamp their name on a document, that's where the hankering action derives from…).

Ever hear your friends and colleagues saying they are not "genii"? In one, simple, practical word they say they are not doing well, that there's something not good in their conditions that is translated in a general lack of health. And, equally, when one asks you if everything is alright, if there are problems of any kind, then you would have for sure being asked "daijobu?", are you OK? Yeah, daijobu…

Often it goes well, us poor tupped foreigners in Japan with lack of language skills, but some other times our grammatical blunders should be avoided, although the polite and accepting Japanese have a laugh about our lack of brightness. Examples? The most famous of all is the use of the adjective "sugoi", which in Japanese has both a positive and a negative meaning, depending on the context, as in terrific and terrible, respectively. 

Now, we acrobats on a line between the wish to be better understood and the wish to show integration, we thoughtless use the adjective so that sometimes a plate of delicious cheese becomes a place of terrible cheese…


Tuesday, June 4, 2013

One day at the zoo -- Un giorno allo zoo


Vai a sapere, c'e' un parco a due passi da casa di due cari amici, in cima alla collina…sembra una semplice collina coperta di alberi, una parte di città che non e' ancora diventata città solo grazie al fatto che e' in collina ed e' difficile costruirci. Invece…. 

Vai a sapere, c'e' pure uno zoo nel parco. Cioe', il parco e' uno zoo, o forse lo zoo e' il parco, o l'uno o l'altro. Ma e' aperto al pubblico, cioè non si paga…chi lo avrebbe mai detto.

Indovina indovinello, dove sono stata sabato pomeriggio? Eh, si, dovevo in qualche modo convincere il piccolo Leon che non c'e' da aver paura di toccare una tartaruga gigante…difficile crederci quando hai due anni e la tartaruga e' più grande di te, lo capisco.

Erano mesi e mesi che non trascorrevo un pomeriggio nel verde, difatti l'inverno e' stato lungo e mi ha impigrita. Ora le giornate sono più lunghe, c'e' più luce, più sole, a dispetto del fatto che siamo (dicono) in piena stagione delle piogge, ha piovuto solo un giorno finora…le cose sono due, o i meteorologi non stanno tenendo in considerazione che l'alternarsi delle stagioni sta in qualche modo cambiando, oppure semplicemente non ci hanno azzeccato proprio.

La giornata e' stata perciò perfetta per un picnic sotto l'ombra di un albero di ciliegio, non troppo calda, per nulla afosa, per nulla umida. Visto che si e' con bambini, non c'e' posto migliore dello zoo per portarli e farli divertire. Questo zoo immerso nel parco (che tra le altre cose contiene anche due o tre templi, giusto per dare un'idea della sua estensione) e' ben tenuto, a dispetto del fatto che l'ingresso e' gratuito, e si possono osservare animali selvatici e non….tra i non, c'erano gli asinelli e le capre, giusto per dare un'idea di cosa intendo. Ma che volete, in città non e' certo facile per i bambini vedere una mucca vera o una pecora….

Sorprendentemente, avevano pure i pinguini! Non la razza che vive in antartica, quelli morirebbero per il caldo, poveretti, ma quelli piccolini che si adattano a temperature meno polari. La loro piscina, comunque era fredda :)
C'erano anche delle zebre che quasi quasi se la sono presa con il loro curatore, chissà cosa gli avrà mai detto; c'erano teneri procioni, orsetti lavatori, lemuri, fenicotteri e, appunto, le tartarughe. Un piccolo di cervo si aggirava impaurito tra i suoi simili, ovviamente non molto contento del fatto che centinaia di bambini gridavano intorno al recinto e centinaia di genitori di bambini cercavano di fare qualche foto….

Abbiamo trascorso un pomeriggio bellissimo io e i miei amici, ci siamo ritrovati dopo tanto tempo, ci siamo raccontati le ultime novità, ci siamo rilassati (oh, rilassarsi e' un termine molto relativo quando si va in giro con bambini piccoli) e ci siamo divertiti parecchio a sentire Leon che ripeteva i nomi degli animali, senza sosta. Ma non si stanca mai di ripetere 'piccioune' e 'penguino'?  

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Who knew, there's a park just a stone's throw from a couple of friends' place, on a hill….from far away it just looks like a hill with trees, belonging to a city and not yet become city simply because it's hard to build on that hill. But instead…

Who knew, there's a zoo in the park. I mean, the park is the zoo. I mean, the zoo is the park. Ahhh, whichever. It's open to the public, so there's no entrance fee. Who knew…

So, guess where I went on a Saturday afternoon? Yes, I somehow had to convince little Leon that touching a giant turtle does no harm…it's sort of hard to believe it when you're two years old and the turtle is bigger than you. I understand.

It's been months since the last time I spent a day in a park, the long winter was, er, long, and I have been lazy. Now, days are longer, brighter, sunnier, in the face of the rainy season which has already started (they say). In facts, it has rained only once, so far…either the weather forecast experts are not taking into consideration the fact that climate is changing, or simply they got it all wrong this time.

So, in the end, the day was perfect for a picnic under a big cherry tree, not too hot, not too humid, not too sticky. And, being with kids, there's no better place of a park with a zoo, and with a couple of temples, too, just to give you an idea of its size. Although the entrance is free, the zoo is well kept, and contains many animals, wild and domestic…like donkeys and goats, to give a few examples of the non-wild species. But, if not here, where would kids living in such a big city see a real cow or a real sheep? 

Surprise surprise, they had penguins! Not the antarctica ones, they would die in our climate, but the smaller ones, that can live in warmer environments. Anyway, they had a cold water pool :)
They also had zebras, quite feisty towards their keeper, who knows what he said to them to provoke that way; they had also raccoons, red pandas, lemurs, flamingoes, and, turtles. In the deers sector we spotted the cutest baby deer ever, definitely not happy to see screaming kids all over and parents trying to snap pictures of their screaming kids with the frightened little deer…

The day was fantastic, me and my friends got together after long time, we told the latest news, we chilled (although, chilling is a very relative term to use when with a small kid), and we definitely laughed our butts off at listening to Leon naming the animals. Does he ever get tired of constantly saying 'pigeooooun' and 'penguiiiino'?









Monday, June 3, 2013

The best place - Il posto migliore


Minato Mirai, baia di Yokohama e' il posto migliore. OK, vero, non sono stata a casa tutto il giorno come avevo detto...ma era un giorno spettacolare, che chiamava per una passeggiata fuori, e tra le altre cose c'era un amico al centro conferenze di Yokohama per il TICAD (conferenza internazionale sullo sviluppo dell'Africa) e quindi sono uscita e sono passata di li a salutare. Eddai, non sto cercando scuse.

Ho camminato dalla stazione di Yokohama verso la baia, una passeggiata di 20 minuti circa attraverso negozi, viali, palazzi, parchi, lungomare...e ho deciso che si, se vivessi in questa zona sarei (più) contenta. Minato Mirai e' la migliore combinazione tra alti palazzi e spazi aperti, storia (il porto di Yokohama e' stato tra i primi ad accogliere stranieri, il tocco europeo e' ovunque), cultura ( grandi musei), architettura (bel mix di moderno e vecchio, di grande stile e minimalismo), relax (aree pedonali ben curate, bar all'aperto dove ricaricarsi), cibo (oh, la schiera di locali e ristoranti!!), affari e conoscenze (un buon centro conferenze), musica e tradizioni (i vari festival a Aka Renga e nei dintorni), divertimento, intrattenimento, attività all'aria aperta (parchi belli e tranquilli, la zona costiera, il porto con il suo lungo ormeggio), acquisti (quanto ne vuoi). Che chiedere di più? Tutto questo a un passo di distanza, e se proprio si vuole un po forzare la mano si può allungare e passeggiare fino a Chinatown e le sue stradine illuminate dalla luce delle lanterne rosse.

Cioe', tutto e' li, quindi trovate un po' di tempo, andate e guardate intorno. Una volta che avrete visto, vorreste vivere li, dove tutto questo e' a vostra disposizione ogni giorno, a ogni ora.
C'e' una cosa: il vento. Che soffia costantemente.

Eh, nessun posto e' perfetto.

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Minato Mirai, Yokohama bay area is the best place to be. OK, yes, I did not couch surf the whole day as I said I would do on Sunday....it was a superb day, screaming for a walk outside, and in addition a friend of mine was at the conference center in Yokohama for the TICAD (Tokyo International Conference on African Development), so I went out and showed up to say hi. Come on, I am not making up excuses here.

I walked from Yokohama station to the bay area, a nice 20 min stroll through shops, wide boulevards, tall buildings, parks, seaside....and I decided that yes, if I lived there, I'd be happy(er). Minato Mirai is the best combination of high rise buildings and open space, history (the port of Yokohama was among the first to open to foreigners, the European touch is everywhere), culture (great museums), architecture (nice mix of modern and old, of stylish and minimal design), relax (nicely curated walk paths and squares, open air cafes where to chill), food (oh, the restaurants and bars scene!), business and networking (fine conference center), music and traditions (festivals at Aka Renga and around), amusement, entertainment, outdoorsy stuff (quiet and beautiful parks, seaside, the pier), shopping (as much as you can take). What else to ask for? All this, within waking distance, and if you really feel like pushing it, you can visit the nearby Chinatown and its charming streets lit by the light of red lanterns.

Everything is just there, take some time, go and look around yourself. You'd wish you lived there once you're there where all of this can be available to you every day, any time.
There's one thing though: the wind. Blowing constantly. 

Well, nowhere is perfect.



Sunday, June 2, 2013

The Kobayashi Clan


Le feste del Kobayashi Clan continuano! Venerdi a base di alcol per un altro degli appuntamenti mensili che riuniscono professionisti appartenenti ai più disparati settori lavorativi…

La tradizione del bere assieme e' vecchia quanto il Giappone stesso, ne ho accennato QUI. Ma quello di cui non ho parlato e' del come mi sono ritrovata a partecipare a queste serate interessanti. E' la solita storia dell'amico dell'amica: Jenny conosce Goya in una delle sue gite turistiche in giro per il Giappone, e lui la invita a un nomikai. Lei chiede a me di farle compagnia, e quindi da li sono diventata uno dei membri di quello che ho battezzato Kobayashi Clan (dove Kobayashi e' il nome dell'organizzatore). Stavolta il gruppo si riunisce in un ristorante di Omotesando, carino e accogliente, con menu italianeggiante. All'inizio si passa la solita ora a conoscere i nuovi volti, ci si scambia biglietti da visita, si chiacchiera del più e del meno. Molti mi riconoscono, con mia sorpresa. E' in queste occasioni che mi ritrovo a condurre le mie più lunghe conversazioni in Giapponese, molto stentato e zoppicante ma per cui ricevo nonostante tutto complimenti per la pronuncia…che cari, come sono educati i giapponesi!

Oltre ai soliti impiegati al ministero della finanza, oltre ai soliti imprenditori e avvocati, c'erano anche un editore, un esperto di temi umani e sociali, e i soliti amici di amici, cugini, cognate eccetera. Nuovamente, un bel gruppo, devo dire, e, di nuovo, tutti parlavano l'inglese benissimo, a differenza dell'impiegato salariale medio giapponese. 
Quello che mi ha dato dispiacere e' stato sapere che Goya, l'organizzatore, presto si trasferisce in Europa per qualche anno e quindi non so se ci sarà ancora possibilità per partecipare a questo tipo di eventi. In fin dei conti, lui e' il mio contatto. Ma qualcuno dovra pur prendere il suo posto, quindi confido in appuntamenti futuri.

I colleghi e amici più stretti hanno anche preparato una festa a sorpresa per lui, con tanto di torta e biglietto di commiato, ed e' stato bello essere parte di tutto ciò. Ora, se solo riuscissi a associare un volto a ognuno dei biglietti da visita che ho!!!

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Kobayashi Clan parties are on! Another alcoholic Friday for another of the monthly gatherings pulling together professionals belonging to the most diverse fields…

The drinking tradition is as old as Japan itself, I shortly mentioned it HERE. What I haven't mentioned is how I ended up being part of such a peculiar group. It is the same old story of the friend of a friend: jenny meets Goya in one of her touristic trips around Japan, an he invites her to a nomikai. She ask me to go with her, and so since then I became a member of what I called the Kobayashi Clan (where Kobayashi is the organizer). This time the group meets in a restaurant in Omotesando, a nice and cozy place with an Italian-ish menu. The first hour or so is spent to exchange business cards and small talk. Many of the members recognize me, surprisingly. It is in such occasions when I manage my longest conversations in Japanese, for which I receive many compliments and encouragements, although I speak like a 2 year old….so nice and polite, the Japanese!

Apart from the usual finance field workers, lawyers, and so on there were publishers, an expert on human safety and resources, and then also the usual addition of cousins, in-laws and such. Again, a nice varied group and, again, compared to the average Japanese salaryman, good English speaking skills.
What I learned with a bit of sadness is that Goya, the organizer, will soon move to Europe for a few years…this means that I have no idea from now on if I will take part of events like this anymore. All in all he was my contact. But I believe someone must replace him, so I might still see some nomikai happening in the future.

Colleagues and close friends arranged a surprise cake for him, a greeting card and all, and it was nice to be part of it, too. Now, if only I could associate a face to each of the many business cards I got!!


Saturday, June 1, 2013

(Couch) Surfing

Vivo praticamente sul mio divano. Mi dovreste vedere ora, sdraiata, coi piedi che stanno dove ci dovrebbe essere la testa, mangiucchio uno di quei deliziosi pagnottini al melone che solo i giapponesi potevano inventare, mi sto spolverizzando di zucchero….sono stanca, ma così stanca che potrei addormentarmi in qualsiasi momento. E che vista divertente che rappresento, mi dovreste vedere.

Dovrei attivarmi, andare, ma non so far altro che star qui e navigare in internet. Ho finalizzato una delle azioni che mi affaticano di più in assoluto oggi: mi sono seduta, ho guardato dei voli (di nuovo per la ennesima volta) e alla fine ho prenotato. Si, per me e' una cosa stressante, sempre, perché diciamo che di fatto non mi piace la tiritera del viaggiare. Non voglio fare le valigie, non voglio passare la notte prima insonne perché ho paura di dimenticare qualcosa o perché ho paura di perdere il volo, non mi voglio trascinare in aeroporto, non mi voglio sciroppare tutte quelle ore di volo, cambio, volo di nuovo, cambio, volo, pernottamenti, volare di nuovo….insomma, capito no? So che tutto passa quando raggiungo la mia destinazione, ma e' il travaglio che anticipa l'arrivo che mi stressa, sono una di quelli che non ama gli aerei, sono ansiosa.
In ogni caso, una parte dell'impresa e' compiuta, quindi ansia e stress non mi hanno abbandonata del tutto. Troppo facile altrimenti. Vorrei che fosse facile.

A parte tutto, ho passato un piacevole fine settimana. Venerdi dopo il lavoro sono andata a un altro di queste feste con tema alcolico che e' stata, ancora una volta, memorabile e poi oggi ho trascorso il pomeriggio al parco a giocare con un bimbo di 2 anni, cercando a convincerlo che non c'e' da aver paura di toccare una tartaruga gigante (si, c'era uno zoo nel parco). Quindi, non solo mi trovo mezza morta sul divano per via della mia relazione di amore e odio con i siti web, ma anche sono fisicamente a pezzi e con le impronte di scarpe sui miei vestiti. Forse domani vi racconterò meglio di questi fatti. Domani e' la festa della repubblica. Come festeggerò? Diciamo che mi svegliero' in questo stesso divano e starò qui, continuerò a vivere sul mio divano.

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I am couch-surfing ON MY OWN couch. You should see me right now, lying down, legs resting where the head should be, chewing one of those incredibly delicious melon pan only Japan could have made up, sprinkling myself of all its sugar topping…I am tired, so tired that I can fall asleep any moment. And I am quite a funny sight. You should see me right now.

I should keep moving, I should keep going, but all I can do is resting here and surfing internet. I accomplished one of the most fatigue-inducing actions ever today: I sat down, looked for flights (again, for the n-th time) and eventually booked my trip. Yes, it is stressful for me, every time, because in principle I don't really want to go through a travel routine. I don't want to pack, spend the night before the flight without being able to sleep due to the fear I might have forgotten something or missed the flight, drag myself to the airport, stomach those long hours on the flight, transfer, fly again, transfer, fly again, stop over, fly again….you got the picture. I know it will all be gone when I will be where I am going, it is the whole travail that stresses me, I am one of those who doesn't like airplanes, I am anxious.
Anyway, I have accomplished only part of the endeavor yet, so stress and anxiety haven't left this place just yet. Too easy. I wish it was that easy.

I am having a nice weekend, otherwise. After work, on Friday, I went to another drinking party which was, again memorable, and then today I spent an afternoon in a park, playing with a 2 y/o boy and trying to let him trust me when we neared the giant turtle and touched it (yes, there was a zoo in the park, too). So, yes, not only dead tired on my couch because of my own love-hate relationship with booking websites, but also physically tired on my couch and with shoe prints all over my clothes. I will describe the facts later, perhaps tomorrow. In italy tomorrow is Republic Day. What will I do to celebrate? Well, wake up on this very same couch I am lying on now and stay there, surfing. Couch surfing.