Wednesday, May 29, 2013

Vacuum filler and placebo hypothesis. -- L'ipotesi del palliativo e del riempi spazio


Che fare acquisti sia terapeutico e che faccia bene all'umore, lo sanno in molti. Soprattutto quelli che, per guarire da ogni tipo di malore, si recano al negozio più spesso che in farmacia.
Il bisogno di comprare non e' un vero bisogno materiale, e' la compensazione di un vuoto quella che andiamo cercando.

Abbiamo già un paio di scarpe da corsa, ma decisamente siamo sicuri di averne bisogno di un altro paio....o lo stesso modello di infradito in diversi colori, perché... ne abbiamo veramente bisogno…no. Non abbiamo bisogno di un arcobaleno di scarpe, ma l'effetto di generale benessere che comprare questi oggetti di consumo ci provoca e' tale da giustificarne la necessita'. Soldi spesi e livelli di serotonina sembrano essere correlati, quindi. In realtà, il fare acquisti ha un effetto placebo sulla nostra mente: si, funziona perché oggettivamente, dopo aver speso l'intero stipendio in cose superflue (ah, no, che dico, sono necessarie, certo...), ci si sente davvero meglio. 

Tuttavia, la malattia non e' stata curata, e difatti dopo che si scansionano di nuovo gli acquisti fatti, ci si rende conto che a dire il vero se ne poteva anche fare a meno, che altre sono nella vita le cose importanti, al che si ricade nella depressione e per uscirne si assume un altro placebo, un palliativo, ovvero si torna a fare acquisti.
La vera, profonda ragione che porta a circondarci di oggetti, va cercata dentro noi stessi. Non e' perché e' un bisogno primario, non e' perché siamo abituati a vivere nel benessere, non e' perché vogliamo competere, non e' perché vogliamo apparire...tutto sta nel vuoto che si porta dentro.

A volte penso alle case dei giapponesi, piene di ogni forma di inutilità, con appena un lembo di spazio per muoversi, penso a tutti i fronzoli e gli accessori di cui si dotano, e poi penso alla totale assenza di espressione nei loro volti, all'apatia che traspare dagli occhi…più il vuoto dentro di noi e' ampio, e più cerchiamo di colmarlo con beni materiali. Quindi, c'e' decisamente una antitesi tra spazio interiore e spazio intorno: più e' largo il primo, più e' pieno il secondo.
Il mio appartamento ad esempio, seppure convengo che e' difficile gestire una casa in miniatura come quelle in Giappone, mi risulta tuttavia stretto, troppa roba in giro ed e' decisamente giunto il tempo di disfarmi di qualcosa, ho bisogno di spazio intorno a me, decisamente più spazio. 

Chi e' soddisfatto, chi e' appagato non ha bisogno di molto per vivere, ma dell'essenziale per vivere comodamente, senza eccessi e senza ornamenti. Pensiamo che un armadio pieno di vestiti o straboccante di scarpe sia la soluzione ai nostri problemi, o una stanza da letto o una cucina intasata di mobili e' la quintessenza del vivere bene…no, se non nutriamo l'anima non c'e' spazio intorno che basti. 

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That shopping is a therapy and is good for the spirit, many people know already. Especially those who, to recover form every illness, go more often to a clothing shop than a pharmacy.
A need to buy is not a real need, what we are looking for only represents a vacuum filler.

We already own running shoes and yet we are positive we need another pair…or we need the same model of shoes but in different colors, because….oh, well, we so need them….Nope. We don't need a rainbow of shoe pairs, but because the feeling of general wellness is immediate after buying such items, the need is per se justified. Money spent and serotonin levels, apparently, show a positive correlation. What it truly means,  is that yes, shopping is merely a placebo: it actually works because after we've squandered a month salary worth in redundant stuff (oh, no, sorry, sure, they are necessities, right…) we feel much better. The illness, though, the disease has not been cured, and after we scan our shopping we in facts realize we could have done without and we fall into depression, the only way of getting out of it is, again, the placebo effect of shopping.
A deeper, most true reason why we tend to surround ourselves with objects must be sought in ourselves. There is no primary need, there is no connection to wealth, competition, show-off…it all goes down to the void we carry inside.

I sometimes think about the Japanese and their stuffed apartments, full of uselessness, without room to move around, I think of all those accessories and other stuff they put on themselves, and I then see the lack of expression in their faces, I see the apathy in their eyes….the bigger the vacuum inside them, the more they fill it with material goods. So, there is definitely an antithesis between inner and outer space: the bigger the former, the more packed the latter.
I, for example, have a nice place, although I must convene that organizing Japanese miniature size houses is a challenge, and yet I find it too cozy, there's too much stuff "on the way" and I shall seriously get rid of a few items and create space, I definitely want more space.

Who's satisfied, who's content doesn't need much to live comfortable, no excesses and no fancy ornaments. We think a wardrobe filled with clothes or shoes is the solution to our problems, or a fully equipped (jammed) living room or kitchen is the state of the art of fancy living….it is not. Without nurturing the soul, there is never going to be a space big enough.

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