Wednesday, May 29, 2013

Vacuum filler and placebo hypothesis. -- L'ipotesi del palliativo e del riempi spazio


Che fare acquisti sia terapeutico e che faccia bene all'umore, lo sanno in molti. Soprattutto quelli che, per guarire da ogni tipo di malore, si recano al negozio più spesso che in farmacia.
Il bisogno di comprare non e' un vero bisogno materiale, e' la compensazione di un vuoto quella che andiamo cercando.

Abbiamo già un paio di scarpe da corsa, ma decisamente siamo sicuri di averne bisogno di un altro paio....o lo stesso modello di infradito in diversi colori, perché... ne abbiamo veramente bisogno…no. Non abbiamo bisogno di un arcobaleno di scarpe, ma l'effetto di generale benessere che comprare questi oggetti di consumo ci provoca e' tale da giustificarne la necessita'. Soldi spesi e livelli di serotonina sembrano essere correlati, quindi. In realtà, il fare acquisti ha un effetto placebo sulla nostra mente: si, funziona perché oggettivamente, dopo aver speso l'intero stipendio in cose superflue (ah, no, che dico, sono necessarie, certo...), ci si sente davvero meglio. 

Tuttavia, la malattia non e' stata curata, e difatti dopo che si scansionano di nuovo gli acquisti fatti, ci si rende conto che a dire il vero se ne poteva anche fare a meno, che altre sono nella vita le cose importanti, al che si ricade nella depressione e per uscirne si assume un altro placebo, un palliativo, ovvero si torna a fare acquisti.
La vera, profonda ragione che porta a circondarci di oggetti, va cercata dentro noi stessi. Non e' perché e' un bisogno primario, non e' perché siamo abituati a vivere nel benessere, non e' perché vogliamo competere, non e' perché vogliamo apparire...tutto sta nel vuoto che si porta dentro.

A volte penso alle case dei giapponesi, piene di ogni forma di inutilità, con appena un lembo di spazio per muoversi, penso a tutti i fronzoli e gli accessori di cui si dotano, e poi penso alla totale assenza di espressione nei loro volti, all'apatia che traspare dagli occhi…più il vuoto dentro di noi e' ampio, e più cerchiamo di colmarlo con beni materiali. Quindi, c'e' decisamente una antitesi tra spazio interiore e spazio intorno: più e' largo il primo, più e' pieno il secondo.
Il mio appartamento ad esempio, seppure convengo che e' difficile gestire una casa in miniatura come quelle in Giappone, mi risulta tuttavia stretto, troppa roba in giro ed e' decisamente giunto il tempo di disfarmi di qualcosa, ho bisogno di spazio intorno a me, decisamente più spazio. 

Chi e' soddisfatto, chi e' appagato non ha bisogno di molto per vivere, ma dell'essenziale per vivere comodamente, senza eccessi e senza ornamenti. Pensiamo che un armadio pieno di vestiti o straboccante di scarpe sia la soluzione ai nostri problemi, o una stanza da letto o una cucina intasata di mobili e' la quintessenza del vivere bene…no, se non nutriamo l'anima non c'e' spazio intorno che basti. 

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That shopping is a therapy and is good for the spirit, many people know already. Especially those who, to recover form every illness, go more often to a clothing shop than a pharmacy.
A need to buy is not a real need, what we are looking for only represents a vacuum filler.

We already own running shoes and yet we are positive we need another pair…or we need the same model of shoes but in different colors, because….oh, well, we so need them….Nope. We don't need a rainbow of shoe pairs, but because the feeling of general wellness is immediate after buying such items, the need is per se justified. Money spent and serotonin levels, apparently, show a positive correlation. What it truly means,  is that yes, shopping is merely a placebo: it actually works because after we've squandered a month salary worth in redundant stuff (oh, no, sorry, sure, they are necessities, right…) we feel much better. The illness, though, the disease has not been cured, and after we scan our shopping we in facts realize we could have done without and we fall into depression, the only way of getting out of it is, again, the placebo effect of shopping.
A deeper, most true reason why we tend to surround ourselves with objects must be sought in ourselves. There is no primary need, there is no connection to wealth, competition, show-off…it all goes down to the void we carry inside.

I sometimes think about the Japanese and their stuffed apartments, full of uselessness, without room to move around, I think of all those accessories and other stuff they put on themselves, and I then see the lack of expression in their faces, I see the apathy in their eyes….the bigger the vacuum inside them, the more they fill it with material goods. So, there is definitely an antithesis between inner and outer space: the bigger the former, the more packed the latter.
I, for example, have a nice place, although I must convene that organizing Japanese miniature size houses is a challenge, and yet I find it too cozy, there's too much stuff "on the way" and I shall seriously get rid of a few items and create space, I definitely want more space.

Who's satisfied, who's content doesn't need much to live comfortable, no excesses and no fancy ornaments. We think a wardrobe filled with clothes or shoes is the solution to our problems, or a fully equipped (jammed) living room or kitchen is the state of the art of fancy living….it is not. Without nurturing the soul, there is never going to be a space big enough.

Monday, May 27, 2013

All Japan 51st Aikido Demonstration at Nippon Budokan


Di nuovo a parlare di arti marziali. E mi torna in mente che devo ancora preparare la mia video-intervista (vedi questo post qui ) con Nat di qualche tempo fa. E di nuovo a rimuginare tra me e me che sarebbe anche ora di incominciarne una, di arte marziale...

Ma tornando a noi, proprio la persona che avevo tempo fa intervistato, e' recentemente stata proclamata cintura nera di Aikido. In occasione dell'annuale raduno degli amanti e appassionati di questa disciplina, a cui partecipano associazioni sportive non solo dal Giappone, ma anche dall'estero, Nat ha partecipato tramite il dojo in cui si allena alla dimostrazione. Il tempio delle arti marziali e' e resta il Nippon Budokan, un palazzetto dello sport a struttura ottagonale, punto di riferimento per tutte le discipline e gli eventi maggiori, la cui aura di maestosità e' accentuata dalla sua collocazione: vicino il palazzo imperiale, vicino il tempio Yasukuni, vicino al museo di scienze naturali, e immerso in un verdissimo parco dove rifugiarsi dalla calura estiva.

Davanti all'ingresso era un andirivieni di gente, curiosi, fotografi, amici, parenti, dimostranti. Le varie scuole posavano per la foto di gruppo, tutti scalzi ma composti dentro le loro divise. Vedere così tanti praticanti di arti marziali tutti assieme fa un certo effetto, e direi che non e' proprio il caso ne' il luogo di farli arrabbiare più di tanto…potreste ritrovarvi a ciondolare da un albero senza accorgervene…

Molte le scuole russe, pareva quasi che avessi sbagliato continente, magari mi sono persa in mezzo al parco e ho attraversato una porta spazio-temporale..ma no, le rassicuranti facce dagli occhi a mandorla mi hanno confermato che non c'era nessun errore. 

Non avevo mai visto una lotta di arti marziali dal vivo, e sicuramente le dimostrazioni al budokan vanno oltre la mia immaginazione..basti pensare che a ogni scuola e' assegnato un quadrato dei cinque che si trovano nel palazzetto, a un lato vi sono i seggi con la giuria e a ogni colpo di tamburo che segna l'inizio delle lotte, contemporaneamente circa un centinaio di persone in divisa bianca con cintura nera (o di altro colore per, ad esempio, i bambini che non hanno ancora raggiunto il livello massimo) e pantaloni neri iniziano a combattere. Per cinque minuti non si vede altro che gente volare in aria e gente tombolare a terra….e' una confusione bestiale. Poi, così come aveva segnato l'inizio, il tamburo interrompe i giochi, tutti ritornano in postazione, si inchinano e escono, per dar spazio ai gruppi successivi. Immaginate la giuria che si e' dovuta sciroppare ben 5 ore di questi confusionari combattimenti….

Alla fine della dimostrazione della scuola di Nat, ci siamo ritrovati con gli altri che erano li per lei e abbiamo anche noi la nostra foto con una vera cintura nera! E chi ci tocca più a noi!

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Again speaking of martial arts. And I remember that I have to prepare the martial arts interview I did long time ago with Nat (here). And again I tell myself that I shall start to practice one…

Going back to us, the very same person I interviewed long back, has recently become a aikido black belt. Last Saturday was the annual All Japan Aikido Demonstration day, with participants coming not only from Japan but also from overseas, and Nat was participating as well representing the dojo where she trains. The martial arts sacred temple is and always will be the Nippon Budokan, a massive sports facility shaped as an octagon, and a reference for all martial arts and events. Its majestic aura is enhanced by the fact that the place is located near the imperial palace, near Yasukuni shrine, near the science museum and inside a beautiful park where to chill and relax in the hot summer days.

The entrance was a back and forth of people, photographers, families, friends, aikido wrestlers. All schools were posing for the group photo, all of them barefoot but well put inside their fight uniforms. It felt strange to see so many martial arts masters all together, can't explain well, and definitely I thought that you never want to provoke their anger there…you might find yourself suddenly hanging from a tree…

There were many Russian aikido associations, for a moment I thought that I had taken a wrong turn while walking in the park and I crossed a spatiotemporal door…but no, the reassuring almond eyed faces confirmed that there was no error.

I had never seen a martial arts fight live, and the demonstrations at the budokan went well beyond my imagination…imagine, each school is assigned one of the five huge tatami fighting mats on the ground, and the jury is sitting on one side. A drum sound is the signal that a session has started, and all together, about a hundred people in their white uniform with a black belt (or some other color for the young who haven't completed all levels yet) start fighting in pairs. For five minutes more or less you can't see anything but people flying around and tumbling down all directions….it is a hell of a mess. Then, as it marked the beginning, another drum sound stops the fights, everyone goes back to their position, they bow and then quickly make their way out to give way to the next groups. Just imagine the jury members who have to put up with something live five long hours of this…

At the end of the demonstration, Nat me and the other friends who were there to see her got together and took a picture with a real black belt fighter! See now who dare to bother us!










Saturday, May 25, 2013

Remotely defending - Difesa in remoto


Per cinque anni (più o meno epsilon) Morana e' stata parte di noi. Ha iniziato un dottorato all'università di Stoccolma, ma fisicamente e' stata qui in Giappone per tutto il tempo. Ora, finalmente, e' il momento della discussione della tesi, a Stoccolma.

Visto che e' impensabile che tutti noi si vada ad assistere di persona, e visto che la sessione e' pubblica, e visto che vogliamo in qualche modo essere presenti anche noi, ci serviamo di vie remote e ci colleghiamo su skype. Benedetti siano la tecnologia e internet!

La situazione qui a Yokohama sembra una di quelle da serata film a casa: abbiamo pc connesso allo schermo gigante della sala riunioni, birre, arancini preparati il giorno prima solo ed esclusivamente per questa occasione (e perché il capo ne ha fatto espressa richiesta...come non accontentarlo!), una complice a Stoccolma che ci fa da operatore audio visivo, e.....tutto e' pronto per assistere ai giochi. Messo da parte il lavoro per il resto del pomeriggio, siamo tutti concentrati e seguiamo il lungo palleggiamento di domande e risposte. Sarebbe meglio dire che alcuni provano a seguire il palleggiamento di domande e risposte, mentre altri sfruttano solo l'occasione per saltare un pomeriggio lavorativo senza per questo essere richiamati, chiacchierare, smangiucchiare e sbevazzare, commentando sulla bontà di questo o quel sake....ma questo era prevedibile, chi si tirerebbe indietro davanti a una ghiotta occasione di totale nullafacenza? E va beh, era venerdì, dopo tutto….va bene così, per una volta.

Comunque sia, poco abbiamo potuto seguire dell'ora e oltre di domande da parte dell'opponente, ma siamo abbastanza convinti che la nostra amica abbia tenuto testa egregiamente.

Dopo 3 lunghe, lunghissime ore, tutto e' finito, il mondo della scienza ha un dottore in più, sorridente e , speriamo noi, soddisfatta. Congratulazioni.

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For five years (plus minus epsilon) Morana was part of us.She started a PhD at a university in Stockholm, but physically she was here in Japan all the time. Now, the time for the defense, in Stockholm, has finally come.
Since it is unthinkable that all of us would go to attend, and since the defense is open to the public, and since we somehow wanted to be present as well, we profited of the means of remote connections, and we did Skype with them. Be internet and technology blessed!

The situation here in Yokohama resamples a movie night at home: we connected the pc to the big screen in the meeting room, we have beers, arancini that I prepared the day before just for this occasion (and because boss asked for it…how can I say no), our accomplice in Stockholm who's the audio/video tech for us….everything's ready, we're game. Put aside work for the afternoon, we are all focused and follow the long Q&A session. I should say, for the sake of precision, that some tried to follow the Q&A part, while some used the occasion to skip a whole afternoon at work and chat, eat, drink and commenting on this or that sake's quality….this was all expected, who could actually say no to such a delicious chance? Ah, it was Friday after all, it can be OK for once.

Anyhow, we could follow little of the one hour and more of the defense, but we are confident that our friend managed remarkably.

After three long, very long hours, it's all over, the science world has a new PhD, a smiling and, we hope satisfied, one. Congratulations!


Tuesday, May 21, 2013

Cucina Marina - Girl power with theme. Act I


Cucina Marina apre le porte di casa e mette a disposizione un ventaglio di cene e pranzi indimenticabili. La tradizione riprende, sperando che non venga più interrotta.

Il primo appuntamento della serie e' stato domenica sera, e ha avuto come ospiti un ben riuscito gruppo di amiche Parisa, Kaoru, Natacha e Mariet. Quello che ci accomuna, a parte essere tutte donne e più o meno della stessa eta', e' quello di vivere in Giappone (e spesso criticare il comportamento dei giapponesi).

Ora, se inizialmente gli appuntamenti di Cucina Marina volevano far conoscere piatti della tradizione italiana, seppur con qualche piccola contaminazione di tanto in tanto, ho pensato che va bene anche espandere gli orizzonti e lasciare che la fantasia e la creatività prendano il sopravvento. Al che, la cena dell'altra sera aveva un tema...

Insalata mango e avocado, guacamole come aperitivo, involtini vietnamiti di carta di riso con avocado e gamberi, pasta con tofu e avocado, yogurt gelato di avocado e mirtilli. Si intuisce qual'e' stato il tema?
Ricette veloci e a crudo (a parte la cottura della pasta), impatto calorico pressoche nullo se non si considera la salsina alle arachidi per gli involtini(che ho preparato con latte di soia!!), e economica. Il contributo delle mie belle ospiti e' stato quello di portare ognuna il loro avocado, il che ha reso la serata ancora più interessante, perché ho dovuto aspettare che arrivassero tutte, e poi ho iniziato a preparare le ricette al momento, cosi che ogni piatto era una sorpresa (il menu e' stato tenuto segreto). L'unica eccezione e' stata la torta all'avocado che e' stata preparata da Mariet, e che abbiamo letteralmente divorato, a parte due pezzettini che hanno reso la mia colazione del giorno dopo davvero deliziosa.

Nonostante le diverse nazionalità (Russia, Giappone, Iran, Francia e Italia) e i diversi interessi (studente universitaria, arpista, biologa molecolare con tanto di dottorato, cintura nera di aikido e…beh, io), si raggiungeva sempre l'accordo sui classici temi di peli superflui (vanno rimossi), uomini (le dimensioni contano....del portafoglio, che pensate!!!) e cibo (dieta? e chi ha parlato di dieta?).

A serata conclusa, dopo aver salutato tutte, dopo aver riportato la mia cucina allo stato primordiale di pulizia e ordine, mi sono seduta in poltrona e ho ascoltato la pioggia, pensando al prossimo tema. Pomodoro?

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Cucina Marina opens its doors and promotes a range of unforgettable dinners and lunches. Tradition starts again, with the hope it will not be interrupted again.

The first appointment of the series was on Sunday night, when I had as guests a well mixed group of girlfriends Parisa, Kaoru, Natacha and Mariet. The common element was, apart from being all women and more or less of the same age, living in Japan (and often complaining about the Japanese behavior).

Now, while before Cucina Marina was aiming at unveiling dishes belonging to the Italian tradition, even with some small contaminations here and there, I thought that expanding our horizons works too, so that creativity and fantasy can take over. So, that night's dinner had a theme…

Mango and avocado salad, guacamole as a starter, vietnamese spring rolls shrimp and avocado, tofu and avocado pasta, frozen yogurt blueberry and avocado. Guess the theme?
Quick and raw recipes (other than cooking the pasta), fat impact almost null if one doesn't consider the peanut sauce for the spring rolls (which I made with soy milk!), and cheap. My beautiful guests contributed with bringing their own avocado, and that made the event more interesting as I had to wait for all to have arrived and only after that start cooking, so that every dish was a surprise (I didn't share the menu). The only exception was a avocado punned cake prepared by Mariet, cake that was devoured in a matter of seconds and which made a delicious breakfast for me the day after.

Despite the diversity in nationality (Russia, Japan, Iran, France and Italy) and difference in backgrounds (foreign studies university, harp player, microbiologist with PhD, aikido black belt and…well…me), unanimous was the agreement on classic chat topics like hairs (must be removed), men (size matters….wallet size, you hear me!), and food (diet? wait, who's talking about weight loss?).

At the end of the night, after I kissed all goodbye, after I restored my kitchen to the primordial state of cleanness and order, I sat on my couch and listened to the rain, thinking about the next theme. Tomato?






Sunday, May 19, 2013

Harp&Soul


La mia amica Kaoru suona l'arpa. Varie volte sono andata a vederla suonare, e osservare questi strumenti giganti vagamente a forma di cuore, poggiati sulle esili spalle di una donna mi fa pensare che ci vuole una buona dose di resistenza e muscoli più che allenati! Circa un anno fa, casualmente, lei e altre tre artiste hanno iniziato a esibirsi in un gruppo che si chiama Harp and Soul. Trovo che il nome sia perfetto, anzi di più. Gisappe alle percussioni (un semplice tamburo e un piatto) , Kari voce e autrice di canzoni, Aimee altra voce e chitarra classica, e autrice di pezzi, e Kaoru arpista e scrittrice di canzoni, loro sono tutto quello che serve per formare una band originale, in cui il contributo di ognuna si nota in ogni canzone.

Venerdi sera, ed era pure ora, ho potuto vedere finalmente uno dei loro concerti dal vivo in un bar a Tokyo, e devo dire che ci sanno fare. Non sono cantanti di professione, hanno tutte una loro vita e un lavoro alle spalle, eppure riescono a trovare il tempo per riunirsi, provare, esibirsi. Non deve essere facile, visto la vita che si conduce da queste parti, fatta di tempi stretti e impegni continui, con le ore che continuano a scorrere e che non bastano mai. Tra le altre cose, adattare le musiche per poterle suonare con solo un'arpa e un tamburo richiede ulteriori sforzi, mica ci si siede e si suona dal nulla. No. Il risultato finale e' frutto, sono sicura, di tanta fatica, ed e' sorprendente….hanno pure cantato una canzone in inglese e giapponese!!!

Assieme al loro, ho apprezzato il concerto di una cantautrice australiana giovane e carina, Steph Hannah, dalla voce calda che ricorda un po' Norah Jones. Ascoltatela, ha talento, le sue canzoni sono fresche e orecchiabili. Peccato che mentre lei era sul palco ho dovuto dare retta a un conoscente che quasi non ha neanche notato che c'era qualcuno che stava cantando davanti a lui in quel momento….almeno i miei compagni di tavolo erano anche loro venuti per ascoltare Harp and Soul, e non per parlare, ci scambiavamo solo brevi commenti sulla scelta dei pezzi, sull'esecuzione e basta. Invece, l'intenzione di ascoltare Steph ha dovuto cedere alla educazione e mi sono concentrata sulla conversazione quanto più potevo con questo qui che e' tra le altre cose arrivato fin troppo tardi. Peccato, proprio, non le ho potuto dedicare attenzione nemmeno per una canzone intera. E' anche vero che li la gente era interessata forse a uno o due degli artisti in programma quella sera, quindi si potevano concentrare su altro quando qualcun altro cantava, e difatti, complice anche il numero crescente di alcolici consumati nel tempo, a un certo punto mi sono parecchio infastidita quando mi sono resa conto che dietro di me il volume delle conversazioni era pressoché al pari con quello di chi cantava dal palco…

Lo scenario musicale a Tokyo e' talmente vasto che e' impossibile mantenere traccia di tutti gli eventi, concerti, live e altro che si susseguono. Avendo più tempo a disposizione e dedicando più attenzione alle programmazioni, c'e' tanta musica da ascoltare, ci sono tanti artisti da conoscere, e tante occasioni per uscire e incontrarsi con gli amici e fare nuove conoscenze allo stesso tempo. Devo seriamente prendere in considerazione più occasioni come questa. Inoltre, poiché molti dei concerti sono in locali piccoli e semi-nascosti, i concerti dal vivo assumono anche un tono di più autenticità, perché i gruppi di artisti e pubblico si siedono agli stessi tavoli, chiacchierano del più e del meno, non sono costantemente circondati da guardie del corpo ne' da fanatici seguaci. Tutto e' più fluido, naturale, umano…

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My friend Kaoru plays the harp. I have seen her playing a few times, and when I observe those huge, heavy, vaguely hearth shaped instruments sitting on a shoulder of a woman I think a good dose of stamina and trained muscles is definitely not an accessory! About a year ago, on very random circumstances, she and three other ladies started to perform together in a band called Harp and Soul. I find the name just perfect. Gisappe at the cajon, Kari vcals and songwriter, Aimee vocal and classic guitar, and songwriter, and Kaoru, harpist and songwriter too, are all that is needed to form an original band, where each person's contribution is just about the right ingredient to the mix.

Friday night, and it was about time, I could finally go to one of their gig in a bar in Tokyo, a live concert. I loved them. They are not professional singers, they all have jobs and carry their own lives, and yet they find a time to get together, play and perform. It can't be easy, considering our lifestyle in this part of the world made of tight schedules, dates, hours running away and never enough. Also, adapting the songs to be able to use just a harp and a percussion box is not easy, it's not that they sit and play like that, you know. No, the final outcome is a result of efforts, and it is awesome….they even sang a song in both English and Japanese!

At the same venue, I appreciated Steph Hannah performance, a cute and joung Australian singer and songwriter with a nice and warm voice reminding me of Norah Jones. Her songs are fresh and catchy, she's got talent. Too bad that while she was on stage, I had to pay attention to an acquaintance of mine, who needed to talk and talk, arrived late, and almost blind to the fact that someone was performing live in front of him at that moment…someone I was interested in listening to…at least the friends I was sharing the table with, there to listen to Harp and Soul too and not to engage small talk, were super, we would exchange brief comments on this or that song, and that's it. Anyway, my intention to listen to Steph had to give way to my education to listen to the conversation as much as I could. I couldn't even follow one entire song…too bad. It is also true, though, that people there came because of one or maybe two of the players for that night, so they could have easily get distracted with something else while the music went on, and in facts -due also to the increasing alcohol intake by the hour- I noticed with some displeasure that the volume of the conversations behind me was as loud as the music in front of me….

The music scene in Tokyo is so vast that one can't keep track of all the events, concerts and other stuff going on. With some more time available, and with some more attention to the listings, there would be so much music out there to listen to, so many artists to know, so many occasions to just go out with friends and at the same time make new ones. I seriously shall consider situations like this one. Also, because many of the concerts are in small, semi-hidden places, all events gain a touch of authenticity, customers, followers and musicians sit at the same table, they actually talk about this and that, there are no body guards nor fanatics. Everything is more fluid, natural, human...



Monday, May 6, 2013

Bali, Surfers' Paradise, The Island of Gods and Much More


The thundering sound of the big waves crashing on the shore, the lush, shiny, thick vegetation and the frangipani flowers in all their colors are the things I will most remember from Bali, aka The island of Gods, aka surfers paradise.

A mere one week touristic visit to Bali is definitely not enough to discover the island's treasures, unless one is willing to push themselves to the limit and go sightseeing all day every day. Even doing so, it is not possible to cover all the spots and interesting sites. One main obvious obstacle is transport: Bali island is small and in one day a person could potentially drive all around it, if there weren't a massive chaos along each and every street. Roads, apart from one or two main boulevards, are in bad conditions, narrow and jammed with cars, mopeds, people walking in all directions, food sellers pushing their own wheeled stands around, dogs, kids, tourists, and merchandise hanging from the shops. It is a hell of a nightmare, if you ask me ( and I come from the south of Italy, where people drive following their own rules….). Because of that, navigation is not easy, circulation is slow, and on top of that there seem to be no intention to follow the simple basic street rules. This only problem is enough to discourage anyone with a pre-defined itinerary, as it will surely not work. 

Mainly, there are two areas one could divide the island into, a north area with hills, a volcano (as high as Fuji or Etna and active), lakes, waterfalls, jungle and all those natural wonders that attract the more adventurous tourists. There, actually, traffic is almost gone. A south area is, instead, the core of all entertainment and business, the area where surfers have the times of their lives, tourists can shop and eat, relax on a low chair by the beach and so on. This is the area where me and my friend were staying, in order to have every possible option at reach. Just in case.

For once, instead of being me planning the whole trip, I simply bought tickets, booked hotels and went, leaving the organization to someone else. Being pretty much clueless about anything, we relied on packaged one-day activities, all included, or alternatively, hired a driver telling him where to go. Whether it was cheap or cheat, there's no way we could know. It was simply convenient and stress-free. And, besides, all currencies are stronger than the Indonesian rupiah, so I didn't really matter. Vacation is vacation. And Bali is a very cheap place anyway.

Days passed by on a sort of fixed schedule of late wake, long breakfast, sun bathing by the pool, off for a sightseeing tour, dinner in a nice restaurant (rigorously indonesian food), back to sleep. Beaches were a bit of a problem, as most of the coastline on the west side of the island is battered by waves. We didn't make it to move to the east side to calmer waters, because again the time it takes is not worth the distance. OK, the main reason was that our pretty hotel was 5 min walk from the beach….why bother!

Bali's religion, contrarily to the whole Indonesian archipelago, is Hinduism, and beautiful temples with stone walls and elaborately decorated stone pillars, rise all over the place (something like a thousand, which gave Bali the appellation of island of gods), the most spectacular of those being the Tanah Lot in the south west, the mother temple of Besakih, Bratan temple that sits on a lake shore in the mountains. We only visited the Tanah Lot, superbly located on a volcanic rock carved by hand and constantly hit by strong winds and waves. The temple grounds, the natural scenery and sunsets here are breathtaking. too bad that this time of the year is, as we learned, school trips time and all students from all over Indonesia went to Bali's Tanah Lot…meh! Instead, Uluwatu, also sitting on a cliff by the ocean, is more known for being a great surfing spot than a temple site. The monkeys living in the trees around the temple are quite fearless of humans and, used to be fed to avoid tourists screaming at them jumping on their backs, ably steal anything that is catching their attention: while I was watching one of them proudly showing off a pair of sunglasses taken from a woman's hand, another small monkey was working hard to take a flip flop off my foot. It managed, and it took me a good half an hour and help from the guards to get it back (well, what was left of it). Definitely not tourist-friendly.

Every corner of Bali screams religious traditions, in facts roads and entrances to shops and houses are plastered with small banana leaf boxes with food offerings, all streets are lined with finely decorated dangling stuff, small shrines are found at almost every door. I found this fascinating, how people can dedicate so much time every day for, basically, preparing food baskets that will be wasted...

A more touristy area for water sports is Nusa Dua, a beautiful stretch of white sandy beach spoiled and heavily abused for any activities from snorkeling to parasailing, jet ski, scuba diving. Too many, just too many boats and too many people transforming the crystal waters into a dirty sandy mesh. Also, it seemed quite unsafe to me now that I think of it. We went for some snorkeling (least impact to the environment), and all the boats head to the same restricted piece of water with underwater life. I could have easily been ran over by a boat, since there was no control whatsoever. Not to mention the risk of being caught in one of the ropes for parasailing…we touched safer grounds with the Turtle park, where we had some fun time in holding turtles of different sizes and breeds.

The inland areas of Ubud and its rice paddies were simply gorgeous, so beautiful and green, with lots of wildlife going around. We were also taken by our driver of the day to a coffee farm, the famous coffee that is eaten and digested by the small Luwak (civet) before being roasted and the most expensive in the world. The farm guides explained us everything about all the herbs and plants they grow there (even cocoa) and about the process of making coffee, from the beans all the way to the powder. In the end we were offered a free tasting of 8 different coffee beverages, with a fantastic "backyard" view on the rice terraces. Ubud is also the cultural and artistic center of Bali, and the city's streets are filled with all sorts of handicrafts, paintings, beautiful carvings of stones and wood, accessories, furniture items and much more, all for the joy of art lovers and collectors. A walk along Ubud's shopping streets might give rise to adrenaline levels beyond control…shopping manics, you're warned!

Although not as famous as the GitGit waterfalls, we were taken to one stunning and hidden waterfall in the middle of the forest (our hotel tour operator prepared a smashing itinerary for us!). It took us a while to go down the steps, but it was worth the fatigue on the way back up.

Final fast facts about Bali: wild dogs are everywhere, and so are chickens, kids and beggars, oh and Australians, who made Bali their second home (either because it's a paradise or cheap, or because of both, they go once and then return again and again). People are very welcoming and nice, but many of them just try to get money out of you in every possible way, by raising the price of any item they sell up to 5 or even 10 times more, they ask money if they pose for a photograph, they can sell you their shoes if you happen to be suddenly barefooted by a shameless monkey the size of a baby, they make up a price on the spot for ice cream and bottled water, you have to donate some money if you want to see the cave of the "holy snake", you donate money at the temples where you have to wear a sarong to cover your legs although you have your own or you wear long pants (at least it looks nice on you), the taxi rides are metered but it really doesn't matter because there is always something else to consider in the end. They really love making money at your own expenses, and I don't know whether it is in their nature or it is a consequence of the huge loss of rupiahs value in the early 2000's…massages and spa treatments are a must-do, so is try local food (of which I am a long time lover) and sit at Kuta beach for the sunset while drinking fresh coconut water.

All in all the week went by very quickly, so came the sun tan and hopefully it will last long enough.
Oh, and never forget to keep with you a good amount of money for the end, as you are required to pay an airport tax on departure from Bali….you only know about this at the very end, before your final walk to the departure gate.

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Il frastuono delle grandi onde che si abbattono sul bagnasciuga, la vegetazione lussureggiante, spessa e luminosa e i fiori di plumeria sono le cose che ricorderò di più di Bali, l'isola degli dei, il paradiso dei surfisti. 

Una mera settimana per una visita turística a Bali di sicuro non e' abbastanza per scoprirne i tesori, a meno che si abbia voglia di sforare il limite e girare tutto il giorno, ogni giorno. Ma anche così facendo, non e'possibile coprire tutti i siti di interesse. Un ostacolo ovvio e' il trasporto: l'isola di Bali e' piccola e una persona potrebbe guidare intorno al perimetro in un giorno solo, se non ci fosse il caos madornale in ogni strada. Le strade, a parte le due principali, sono in cattive condizioni, strette e incasinate di auto, motorini, persone che camminano in tutte le direzioni, venditori ambulanti coi loro carrelli, cani, bambini, turisti, merce che strabocca dai negozi. Insomma, e' proprio un incubo infernale ( e io vengo pure dal Suditalia dove ognuno segue le proprie regole). Per tale motivo, la navigazione non e' per nulla facile, la circolazione e' lenta e in aggiunta non sembra ci sia intenzione di seguire le basilari norme stradali. Questo problema da solo e' abbastanza per scoraggiare chiunque a seguire un itinerario predefinito, perché tanto non funzionerà.

Ci sono principalmente due aree in cui si suddivide Bali. Una, la parte nord, con colline, un vulcano (alto come il Fuji o l'Etna e attivo), laghi, cascate, giungla e tutte quelle meraviglie naturali ricercate dagli amanti dell'avventura. Da quelle parti il traffico e' quasi inesistente. L'altra area, al sud, e' invece il cuore dell'intrattenimento, dove i surfisti se la spassano, i turisti comprano e mangiano, o si rilassano sulle sdraio in spiaggia. Questa e' la zona dove io e la mia amica ci siamo basate, giusto per avere tutto alla portata, non si sa mai.

Per una volta, invece che essere io a pianificare tutto il viaggio, ho semplicemente preso i biglietti, l'hotel e poi ho lasciato l'organizzazione a altri. Essendo quasi ignare di tutto, ci siamo affidate alle attività organizzate tutto incluso, oppure abbiamo pagato un autista per la giornata per portarci dove volevamo.Se si sia trattato di buon prezzo o truffa, chi può dirlo?Ma era semplicemente comodo così. E tra le altre cose tutte le valute sono più forti della rupia indonesiana, e poi la vacanza e vacanza, non ce ne frega nulla. Bali e' molto molto economica in ogni caso.

I giorni hanno assunto un ritmo definito fatto di risvegli comodi, lunghe colazioni, sedute abbronzanti a bordo piscina, via per un tour, cena a un ristorante carino rigorosamente cucina locale,letto. Per le spiagge, abbiamo avuto qualche problema, visto che la costa ovest e' battuta dalle onde. Non ce l'abbiamo fatta a raggiungere le spiagge più calme della parte est, perché il tempo impiegato non vale la distanza. E poi, voglio dire, avevamo la spiaggia a 5 minuti di cammino, perché preoccuparsi!

A Bali, contrariamente al resto dell'arcipelago indonesiano, la religione e' Induista e meravigliosi templi con mura e colonnati di pietra si ergono ovunque (ce ne saranno un migliaio, da cui viene il nome per Bali di isola degli dei), e tra di essi i più spettacolari sono Tanah Lot nel sud ovest, il tempio madre besakih, e il tempio Bratan che sorge sulle rive di un lago in mezzo alle montagne. Noi abbiamo solo visitato Tanah Lot, che e' costruito in cima a una roccia lavica, scavata a mano, costantemente sbattuta da forti venti e onde. L'area del tempio, lo scenario naturale e i tramonti lasciano senza fiato, peccato per l'eccessivo numero di visitatori che, come abbiamo appreso dopo, erano maggiormente gite scolastiche. Invece Uluwatu, un'altra rocca a picco sul mare, e' più famoso per il surf che per il tempio che si erge su essa. Le scimmie che popolano l'area non hanno paura delle persone e, poiché sono abituate dai turisti a essere sfamate così che non gli saltino sulle spalle spaventandoli, ormai sono abili ladre capaci di prendere qualsiasi cosa susciti il loro interesse: mentre osservavo una di loro che con soddisfazione esibìva un paio di occhiali presi dalla mano di una donna, un'altra piccola scimmietta lavorava sodo per sfilarmi la ciabatta dal piede e ci e' alla fine riuscita lasciandomi aspettare per l'aiuto di uno dei custodi per averla indietro (o quello che ne era rimasto). Per nulla amichevoli.

A ogni angolo di Bali si nota la tradizione religiosa, e difatti le strade e l'ingresso di case e negozi sono piastrellati di contenitori fatti di foglie di banana pieni di offerte, poi tutte le strade sono decorate con specie di pendenti e piccoli padiglioni si trovano a ogni porta. E' affascinante come si possano dedicare ogni giorno a preparare offerte quando soprattutto tutta la roba viene gettata via…

Un'area più per gli sport acquatici e' Nusa Dua, un pezzo di spiaggia bianca e stupenda rovinata e abusata per tutte quelle attività come immersioni, parasailing e altro. Troppe, troppe barche e troppe persone hanno trasformato le acque cristalline in uno sporco acquaio. E poi ora che ci penso non era neanche sicuro. Allora, siamo andate per un po di immersioni con maschera e pinne, la cosa a minore impatto per l'ambiente, e tutte le barche si dirigevano verso lo stesso fazzoletto di mare con uno straccio di vita sottomarina. Ora, sarebbe stato facile che una barca mi passasse di sopra mentre ero in acqua, visto che non c'era nessun tipo di controllo. E non consideriamo qui le funi dei tipi col paracadute che ci avrebbero potuto strangolare ogni momento…meno male che siamo andate sul sicuro con il parco delle tartarughe, dove abbiamo conosciuto molte specie di varie dimensioni e eta'.

L'area interna di Ubud e i suoi campi di riso e' meravigliosa, verde e popolata di specie selvatiche. Il nostro autista per quel giorno ci ha anche portate a una piantagione di caffè, quel famoso caffè che viene mangiato e digerito dal piccolo Luwak prima di essere tostato e che e' il più costoso al mondo. Le guide ci hanno spiegato tutto sul processo per ottenere il caffè, e sulle altre piante e erbe che coltivano, tra cui il cacao, e poi ci hanno anche offerto un assaggio di otto tipi di caffè, su una terrazza con vista sulle risaie. Ubud e' anche il cuore artistico e culturale di Bali, e le strade della città sono puntellate con ogni sorta di oggetti d'artigianato, dipinti, legno e pietre lavorate, accessori, arredamento e altro ancora per la gioia di amanti d'arte e collezionisti. Una passeggiata per le strade di Ubud può far salire i livelli di adrenalina di parecchio, maniaci dello shopping siete avvisati!

Anche se non famose come quelle di GitGit, siamo state portate a vedere delle cascate nel bel mezzo della foresta (si, la guida nel nostro hotel ci ha preparato un itinerario fenomenale!). Ci e' voluto un po per raggiungerle, ma poi la fatica e' stata ripagata ben bene.

Fatti lampo finali su Bali: cani randagi sono dovunque, così come polli, bambini e mendicanti, oh e anche australiani che hanno fatto di Bali la loro seconda dimora (o perché e' economica o paradisiaca, o per tutti e due i motivi, ci vanno e ci ritornano di continuo). La gente e' molto gentile, ma molti di loro cercano sono di sfilarti soldi in ogni modo possibile, alzando il prezzo degli articoli fino a 5 o 10 volte il loro valore, chiedono soldi se si mettono in posa per una foto per te, ti venderebbero le loro ciabatte nel caso ti capitasse di perderle perché una scimmia senza vergogna ti ha rubato le tue, si inventano i prezzi del gelato o dell'acqua, ti chiedono di donare qualche soldo se vuoi vedere la caverna dove sta il "serpente sacro", devi donare qualcosa quando vai ai templi e devi indossare un sarong per coprirti le gambe anche se hai il tuo oppure se hai pantaloni lunghi (per lo meno fa un bell'effetto), prendere un taxi anche se con il tassametro il prezzo finale e' diverso perché ci sono altre cose da considerare, insomma…..amano fare soldi a tue spese, e non so se e' una cosa di natura o se e' dovuto alla svalutazione della rupia…massaggi e altri trattamenti benessere sono una cosa che va assolutamente fatta, così come mangiare cibo locale (di cui sono una amante da tempo) e anche sedersi sulla spiaggia a Kuta per godersi il tramonto e bere acqua di cocco.

All fin fine, la settimana e' passata velocemente e velocemente ci siamo abbronzate.
Ah, e non dimenticate di conservare un discreto gruzzolo per quando siete in partenza, perche c'e' da pagare le tasse aeroportuali quando si lascia Bali…e lo si sa solo alla fine, quando si sta per arrivare all'imbarco...