Sunday, March 31, 2013

YAFP - Yet another farewell party

Piovono fiori di ciliegio in questi giorni. Il messaggio primaverile di tornare alla vita e' stato consegnato e il ciclo può ricominciare. C'e' una luna piena che illumina il cielo notturno di un giovedi e che fa splendere i fiori sotto la sua luce. Un altro ennesimo ritorno a casa da una festa di addio, camminando dalla stazione e ispirata. Un'altra ennesima passeggiata attraverso il parco buio, un'altra pila di cartacce nella cassetta della posta, un'altra ennesima sera se ne e' andata e un altro fine settimana e' arrivato.

Una a una le persone che hanno rappresentato qualcosa per me stanno lasciando questo posto e stanno andando altrove alla ricerca della loro fortuna, mentre io sto ancora cercando la mia felicita' qui. E' in momenti come questo che non so se essere più felice per loro che se ne vanno o più triste per me che rimango. Voglio dire che potrei non essere in grado di dimostrare quanto io sia contenta del fatto che loro stanno andando avanti trovando la forza di andarsene, al contrario di quel che sto facendo io. E' come una legge di Murphy che torna indietro: quelli che vogliono rimanere devono andare e quelli che vogliono andare devono restare.

Ancora una volta nella vita mi ritrovo a pensare al domani, cosa e' giusto, cosa e' sbagliato, la vita, l'universo e il tutto, quella chimera che e' il numero 42. Un'altra vasca di lacrime mentre nessuno guarda, un'altra triste serata, un altro mal di testa di magnitudine epica il giorno successivo. E non e' per il troppo bere.

Alla fin fine, giusto per trasferirci su un terreno sicuro, la festa e' andata bene, con tre persone da salutare, e sicuramente resterà nella storia. Nel gruppo, oltre ai tre che vanno via, la combinazione perfetta di gente in ritardo, fumatori, ubriachi fradici, idioti che ho dovuto inseguire e costringere per firmare una cartolina con i nostri messaggi fino all'ultimo minuto neanche fossero stati presi dall'ansia di prestazione, capi e infine camerieri stressati dal fatto che volevano mandarci via visto che eravamo ancora nel ristorante molto otre il limite di tempo consentito…

E ancora un'altra occasione di salutare una di loro, l'ultima occasione, sarà Pasqua quando un altro pranzo sarà consumato a casa mia, con un altro gruppo di buoni amici che si raccolgono attorno a un tavolo, un'altra ennesima torta verra' tagliata e divisa, e un altro augurio per un futuro gioioso verra' espresso.

************

It is raining cherry flowers in these days. The spring message to get back to life has been delivered, and the cycle can now start again. There is a full moon to brighten the night sky on Thursday that makes the flowers shine under its light. Yet another returning home after yet another farewell, walking my way back from the station, inspired. Yet another solitary stroll in the dark park, yet another stash of papers in my mailbox, yet another night has passed, another weekend has come.

One after another the people who mean something to me are leaving the country and pursuing their fortunes somewhere else, while I am still pursuing happiness here. In times like this I don't really know whether I am happier for them finally leaving or sadder for me staying. I mean that I might not be able to show how much I like the fact that they are moving on and found the strength to leave, comparing to what I am doing with my life. It's like a counter feedback Murphy's law: those who want to stay have to leave and those who want to leave have to stay.

Yet another time in my life I catch myself thinking about the tomorrow, what's right, what's wrong, life, the universe and everything, that chimera of number 42. Yet another pool of shed tears while no one was around, yet another sad night, yet another epic magnitude headache the morning after. And that's not a hangover.

All in all, to move to safer grounds now, it was a nice party, with three sayonaras in one, and oh if it was a party to be remembered! In the group, the three departing, and the perfect distribution of late comers, smokers, drunk fellas, idiots that needed to be chased and pushed until the very last second to sign a greeting card as if it were the most suffered performance anxiety issue, bosses and stressed waiters who couldn't wait to see us out of the restaurant at the end of our time allotted for the party…

Yet another chance to say goodbye to one of them, the last chance, will be Easter, when yet another lunch will be spent at mine, yet another bunch of good friends will gather together around a table, yet another cake will be cut and shared, yet another wish for a joyful future will be expressed.


Sunday, March 24, 2013

Anti-depressant - L'antidepressivo


It happens that some days we feel in a very very very low mood. It happens that some of us fall into a black hole and hardly make it to return to the surface. It happens that sometimes it is us having a bad day, some other times other people we know have a few bad days. In all these highs and lows, taking and giving lessons, have we learned something we can use again? What do we think we can do for ourselves and for others to get rid of that grey cloud hanging over us? Imagine you want to inflate someone's life with positive and effective words, someone who's experiencing bad times. What would you tell them?

Below is what I believe helps, motivational, inspirational drops of wisdom. If we succeed to follow… 

The first, most important thing to remember is that you have yourself. You are a great resource to yourself and the one and only who can really help you. The Japanese say "fall seven times, get up eight". DIY, do it yourself, is the only thing that works really.

The second thing is that you have to take care of your body and mind and soul as best as you can, your whole person is a temple and it is sacred. Do not let anyone or anything to ruin it. Find a sport or join a dance class (ever tried salsa? To me it is the most powerful of all medicines), go out and love yourself, buy yourself a nice dress or that pair of shoes you've always wanted, buy a book to read in peace on a park bench, get a new hairstyle or eat dinner at a fancy place, book a body oil massage and feel good.

Also, no one wants to have a friend who whines at all times, depressed friends are a heavy weight and sooner or later they are avoided. When it comes to listen to your problems, most (most, not all) of your friends don't have time to listen to you. It's a natural selection, so to speak, human beings like to surround themselves with happy faces. Smile any time you have a chance, when you see a rainbow, when you see the full moon, when you greet a friend of yours...your face is a mirror where other people see their reflections. If you smile, they smile too, and you'll keep smiling in return.

You are beautiful and powerful, your potential is limitless. People can hurt you only if you let them.

*************

Ci capita a volte di essere di cattivo umore. Succede a volte che alcuni di noi cadano come in un buco nero e a malapena riescono a tornare in superficie. A volte succede che siamo noi ad avere una giornata no, altre volte sono persone che conosciamo ad avere giorni no. In tutti questi alti e bassi, dare e prendere lezioni, abbiamo imparato qualche cosa utile? Cosa pensiamo di poter fare per noi stessi e per gli altri per scacciare via quel nuvolone grigio sopra di noi? Immaginate di voler instillare positivismo nella vita di qualcuno che sta passando un brutto momento. Cosa gli direste?

Di seguito c'e' quello che credo aiuti, una specie di ispirazione, movente, perle di saggezza. Se ce la facciamo a seguirle…

La prima e più importante cosa da ricordare e' che noi abbiamo noi stessi. Noi siamo una grande risorsa per noi stessi e gli unici e soli che possono aiutarci. I giapponesi dicono "cadi sette volte e ti rialzi otto". Farcela da soli, e' l'unica cosa che davvero funziona.

La seconda cosa da fare e' prendersi cura di corpo, mente e anima il meglio che si può, la persona e' come un tempio ed e' sacra. Non bisogna permettere a nessuno di rovinarla. Iniziare un'attività sportiva o iniziare lezioni di ballo (per me salsa si e' rivelata la più potente di tutte le medicine), uscire e volersi bene, comprare un bel vestito o quel paio di scarpe da sempre volute, comprare un libro e leggerlo seduti a una panca in un parco, cambiare taglio di capelli o cenare in un ristorante di lusso, prenotare un massaggio per il corpo e sentirsi bene. Ecco quello che bisogna fare.

Un'altra cosa, nessuno vuole avere un amico che si lamenta in continuazione, gli amici depressi rappresentano una palla al piede e presto o tardi vengono evitati. Quando si tratta di ascoltare i problemi altrui, molti (non tutti, ma molti) dei nostri amici non hanno tempo per ascoltarci. E una specie di selezione naturale, per buttarla così, gli esseri umani amano circondarsi di facce sorridenti. Sorridere ogni volta che capita, quando si vede un arcobaleno, o la luna piena, o quando si incontra un amico…la nostra faccia e' uno specchio su cui gli altri si vedono riflessi. Se sorridiamo, loro sorrideranno, e di contro, noi continuiamo a sorridere.

Siamo belli e forti, il nostro potenziale e' illimitato. La gente ci può ferire solo se glielo permettiamo.

Sunday, March 17, 2013

Winds of Change


Mancano 15 giorni al cambiamento. Come da avvertimento, nei giorni passati abbiamo avuto episodi di forte vento….quando si dice vento di novità!

L'anno fiscale si chiude il 31 Marzo, e una nuova era ha inizio. Una specie di fine d'anno, ma senza i botti. Chissa cosa ci aspetta nel prossimo futuro. I cambiamenti più importanti accadono in ambito lavorativo. Dopo 5 anni di intensa attività il centro dove lavoro chiude battenti. Ma solo figurativamente, infatti si trasforma piuttosto che chiudere. Nuovo nome, nuovi volti ai vertici, nuovi gruppi, nuove gerarchie. Siamo sempre gli stessi 100 o poco più, ma ci siamo riorganizzati strutturalmente, un po' per ragioni fiscali, un po' per ragioni politiche. Che significa questo, per me? Significa che, nell'atto di chiudere il contratto e fare domanda di nuovo per lo "stesso" centro, giusto per trasparenza d'azioni, si può aspirare a quel cambio di posizione a cui si pensava già da tempo. Significa che, dal 1 Aprile 2013 saro' Ricercatore Associato. Evvai. Significa anche che incomincerò ufficialmente un percorso che mi porterà finalmente a ottenere una laurea di dottorato. Significa, ancora, che mi dovrò fare il **** e lavorare sodo, come se già non lo stessi facendo. In breve, significa che non ci sarà più una vita per un po'. Infine, significa che continuerò a pagare le tasse in questo paese. Forse e' il caso di pensare a un visto di residente permanente, ma questa e' un'altra storia da raccontare.

E' un passo necessario, questo dell'avanzamento in carriera, ci ho pensato a lungo e bene, e nonostante i contro, i pro fanno si che io prosegua per questa strada e mi dedichi alla ricerca scientifica visto che ormai ci sto dentro fino al collo. E' come un treno che passa una sola volta, ed e' meglio non perderlo. E' come decidere di assecondare la corrente, piuttosto che contrastarla…

Qualche giorno fa abbiamo fatto una festa di fine quinquennio in azienda, giusto per stare assieme un'ultima volta prima di intraprendere percorsi diversi, visto che c'e' chi resta (e avanza) e c'e' chi va. E' un po' triste a pensarci, soprattutto per quelle persone che conosco praticamente da sempre, ma bisogna abituarsi agli addii, niente e' per sempre, no? E la speranza e' quella di comunque incontrarsi da qualche altra parte, o per vacanza, o per lavoro, conferenze, collaborazioni, chissà…..

Dopo il capodanno gregoriano e quello cinese, tra pochi giorni si festeggia il nuovo anno secondo il calendario iraniano, e quindi se ancora non ho avuto modo di stilare la mia lista di buoni propositi, sono ancora in tempo…
Poi si potrebbe anche sfruttare il nuovo anno fiscale come pietra miliare. Che poi, quest'anno proprio, il 31 Marzo e' Pasqua, si celebra la resurrezione e l'inizio di una nuova vita. Niente di meglio allora che celebrare alla rinascita proprio in quel giorno. I preparativi sono già iniziati. Felice anno nuovo, qualunque esso sia!

*************

Only 15 days are left before things change. As a sort of warning, we've experienced strong winds in the past days…tell me about winds of change!

The fiscal year ends on March 31st and a new era starts. A sort of new year, but without celebrations. Who knows what the future is storing for us. The biggest change is at work. After 5 years of intense activities, our research center closes. Just figuratively, in facts it transforms itself rather than closing down. A new name, new people at the top level, new groups, new hierarchy. We are the same more or less 100 people, but we are reorganized in the structure, shuffled around, partly because of fiscal reasons and partly politic. What does this mean for me? It means that, in the phase of terminating the contract and later apply for the "same" center, just for transparency of actions, one could aspire to that position upgrade one was long thinking about. It means that, from April 1st 2013 I will be a Research Associate. Yay! It means as well that I will officially start a path leading eventually to a PhD degree. It means, also, that I will have to work my *** off, as if I am not doing it already. Shortly, it means I won't have a life for a while. Finally, it means that I will still be paying taxes to this country. I should start thinking about that permanent residency visa….but that's another story to tell.

It's a necessary step, this one of career advancement, I thought about it for long and well, and against all cons, pros are such that I shall proceed along this way and dedicate to scientific research since I am deep up to my neck in it. It's like catching a train passing only once. It's like deciding to go with the flow than against it…

Some days ago we had a big party at work to celebrate the end of a 5 year term plan, just to be all together for a last time before we go separate ways, as some of us stay ( and advance) and some others go. It's quite sad, to think of it, especially regarding those people I have known since , well, forever, but one must get used to good-byes, nothing lasts forever, right? And the hope is to meet somewhere else, vacation, work, conferences, collaborations, and such…

After the gregorian new year, and the Chinese new year, in a few days it's the turn of the Iranian new year, so I am still on time to make that list of resolutions…
One could also use the fiscal year as another milestone. The cool thing this year is that, right on March 31, we celebrate Easter, the resurrection and the begin of a new life. Nothing better than celebrate rebirth on that day! Preparations started already. Happy New Year, whatever it be!




Saturday, March 9, 2013

Good&Bad


La cosa positiva di Tokyo e' che e' immensa.

Questo implica che non ci sono limiti fisici che non possano essere oltrepassati, il tessuto urbano si estende per coprire terra e acqua, un numero imprecisato di cavalcavia e ponti collegano parti della città altrimenti irraggiungibili. 
Non solo. Essere immensa, per una città significa offrire ogni tipo di divertimento, passatempo, svago, servizio, supporto che si possa immaginare. A Tokyo non c'e' bisogno di andare lontano per soddisfare la vostra insaziabile voglia di fare,comprare, provare. Tokyo e' talmente grande che c'e' bisogno di organizzarla in un agglomerato di città, e ogni area ha le sue caratteristiche, così che la gente sa dove andare a seconda dei bisogni. Tokyo e' come un macrocosmo che racchiude al suo interno tanti microcosmi. Nella sua grandezza, Tokyo e' proprio ma proprio piccola, proprio grazie al fatto che si presenta come una organizzazione modulare partendo da una struttura molto ma molto semplice: stazione, centro commerciale, supermercato, distributori automatici, sale giochi, ristoranti. Questi vengono poi accorpati e combinati in unita' più grandi, fino a crescere a dismisura e diventare la metropoli che tutti oggi conoscono, ammirano, amano.

La cosa negativa di Tokyo e' che e' immensa.

Questo implica che ci sono limiti fisici che non possono essere non considerati, le distanze sono enormi, i tempi di percorrenza lunghi e tediosi. Andare da un capo all'altro della città può sembrare una cosa semplice di per se, e di fatto lo e', pero' nasconde l'insidia del pendolarismo. Spesso bisogna fare cambi di treno, o di mezzo, spesso ci si confonde nelle coincidenze, spesso si perdono minuti preziosi nel semplice cambio. Si passa più tempo nei mezzi che altrove, ci si sposta per ore, per poi dover ritornare senza di fatto aver concluso granché. Non importa dove si vive, in realtà, proprio perché ci si sposta comunque per incontrare amici, o visitare un museo, o partecipare a un evento, per andare al parco, al tempio o per puro piacere. I turisti ben lo sanno, che si ritrovano a sperperare il loro budget in metro, giorno dopo giorno.


La cosa positiva di Tokyo e' che e' densamente abitata.

Questo implica che ci si sente fuori pericolo ovunque. A qualsiasi ora del giorno o della notte, si e' circondati da persone, chi lavora, chi esce per svago, chi compra, chi si gode un giorno di libertà. Insomma, non si e' mai soli. Al ristorante, al semaforo, in stazione, in treno, per strada, al centro commerciale, alle feste religiose.

La cosa negativa di Tokyo e' che e' densamente abitata.

Questo implica che si e' in costante tacita competizione per lo spazio personale. A qualsiasi ora del giorno o della notte, si e' circondati da persone, chi lavora, chi esce per svago, chi compra, chi si gode un giorno di libertà. Insomma, non si e' mai soli. Al ristorante, al semaforo, in stazione, in treno, per strada, al centro commerciale, alle feste religiose bisogna lottare per un po' d'aria da respirare.


La cosa positiva di un sabato primaverile trascorso in casa e' che posso finalmente rilassarmi un po', curare le piante, fare un colazione-pranzo con toast e marmellata di frutti di bosco, involtini di avocado, salmone e formaggio, e gelato alla vaniglia con fragole fresche. 

La cosa negativa di un sabato primaverile trascorso in casa e' che nel fare tutte queste cose mi sono persa un'altra giornata di sole. 

************

The positive thing about Tokyo is that it's immense.

This implies that there are no physical barriers that can't be overtaken, the urban landscape extends and covers soil and water, numberless bridges connect parts of the city which would be unreachable otherwise.
Not only that. For a city, being huge means offering all kinds of entertainments, hobbies, services, support imaginable. In Tokyo one doesn't have to go far to satisfy the desire to do, buy, try. Tokyo is so big that requires an organization of the type city within a city, where each area features certain characteristics so that people know where to go for their needs. Tokyo is a macro-world made of multiple micro-worlds. In its hugeness, Tokyo is actually very tiny, as it presents itself in a modular fashion originating from a very simple structure: station, mall, supermarket, vending machines, pachinko and game arcades, restaurants. Those modules are then assembled in bigger units, growing up to becoming the great metropolis everyone know, admire, love.

The negative thing about Tokyo is that it's immense.

This implies that there are physical barriers that cannot be overlooked, distances are huge, traveling times are long and tedious. Going from one end of the city to the other end might seem simple, and it is in facts, but it hides the catch of commuting. Often one must transfer train lines, switch to other means of transportation,get often lost in connections, and precious minutes are gone just for commuting. People spend more time on a train than elsewhere, they travel for hours and then return without having achieved much. The area where they live in doesn't really matter, since they move around anyway to meet friends, visit a museum, join an event, go to a park, go to a temple, or move around just for the sake of it. Tourists experience it too, as their daily budget is sucked up by the metro fares every day.


The positive thing about Tokyo is that is's densely inhabited.

This implies that people feel safe any where. Any time of the day or at night, they are surrounded by other people, workers, party goers, shoppers, vacationeers, and so on. You are never alone. At a restaurant, at a crossing waiting for the green light, at the station, on the streets, in the malls, at the festivals. Never alone.

The negative thing about Tokyo is that it's densely inhabited.

This implies that people constantly and silently compete to earn some personal space. Any time of the day and at night, they are surrounded by other people, workers, party goers, shoppers, vacationeers, and so on. You are never alone. At a restaurant, at a crossing waiting for the green light, at the station, on the streets, in the malls, at the festivals one must fight for a bit of air.


The positive thing about a spring Saturday at home is that I can finally relax, take care of the plants, have a nice brunch with toasts and wild berries jam, avocado cheese salmon rolls, vanilla ice cream with fresh strawberries.

The negative thing about a spring Saturday at home is that, in doing all the above, I ended up wasting a day, missing on the sunny hours.





Monday, March 4, 2013

Lifestyle - The 名刺 (meishi) Culture


Connesso con il discorso del nomikai, si parla stavolta di etichetta. Non e' di galateo a tavola che voglio parlare, bensì dell'intricato iter di presentazione ufficiale tra sconosciuti come si usa in Giappone. Oggi, discutiamo di 名刺 (meishi), o anche biglietto da visita.

In contesti lavorativi, soprattutto, ma anche formali e informali, se si incontra gente che non si conosce ancora ci si presenta scambiandocisi i biglietti da visita. Niente strette di mano, niente convenevoli, solo uno scambio, con inchino se si può, di meishi. Sempre alla cena nomikai dell'altra volta, non appena arrivava qualcuno del gruppo degli invitati, la cosa che immediatamente facevano subito dopo aver posato la ventiquattrore era mettere mano al portafoglio e distribuire meishi a tutti. Espletati questi convenevoli di rito, si era non più sconosciuti bensì commensali e la festicciola poteva cosi continuare.

Ci sono regole di comportamento ferree per quanto riguarda le presentazioni tra sconosciuti. Come se già non ce ne fossero abbastanza...

Prima di tutto, avere sempre con se' bigliettini da visita. Se ne distribuisce (e se ne riceve) una quantità immane, quindi e' bene controllare di essere ben forniti. E non pensate che sia abbastanza dare all'altra persona un biglietto da visita, magari sfilandolo con noncuranza….NO. Ce' modo e modo di offrirlo. E darete una positiva impressione se avete un porta-meishi, piuttosto che tenerli nel portafogli assieme a tutte le altre cartacce.Tenendolo fermo con entrambe le mani, lo si passa all'altro che riceve anch'esso con entrambe le mani, e poi procede a darvi il suo di meishi. E fate attenzione che la scrittura sia nel verso giusto per chi vi e' di fronte.

Un'altra cosa da fare e' quella di leggere con attenzione, poi raccogliere con cura tutti i bigliettini ricevuti e conservarli in un altro porta-meishi, diverso ovviamente dal vostro. Mai abbandonare biglietti da visita altrui sul tavolo, o giocarci, o spiegazzarli, o scriverci sopra….questi gesti sono considerati un'offesa e vanno quindi evitati in nome di una relazione professionale duratura e serena.

Non mi stancherei mai di osservare tutta questa gente scambiarsi convenevoli e meishi allo stesso tempo, e' come assistere, sapete quando nelle piazze delle città c'e' la torre con l'orologio e a mezzogiorno in punto escono fuori delle statuine che si muovono sempre alla stessa maniera? Ecco, quando li vedo a due a due, inchinarsi a turno, muovere le braccia e scambiarsi il biglietto da visita penso proprio a quelle statuine meccaniche….proprio affascinante.

Quasi sempre mi ritrovo a corto di biglietti da visita, evidentemente la pratica non vuole entrarmi in testa. E quindi mi tocca poi scusarmi profusamente per non avere i miei meishi, cercando di non sembrare troppo scostumata…per fortuna, da buona e stupida straniera, me la cavo con un sorriso e una battuta sulla mia ignoranza in materia…

**************

 Alongside the nomikai story, let's talk this time about etiquette. Manners at the table is not what I mean, rather I want to mention the complicated process of Japanese official introductions. Today we talk about 名刺 (meishi), or business card.

In a work environment type of context, although at formal and informal events the same happens too, people introduce each other via exchange of business cards. No hand shakes, no small talk, just a meishi exchange, if possible with a bow. Again, for example at the nomikai dinner I joined the other day, every time someone new arrived the first thing they did after putting down their bags was to grab their cards holder and distribute meishi. After such a ritual, we were not strangers anymore but all invitees who knew something about the others, and so the party could continue.

About self introductions, a few rigid rules must be obeyed to. As if there weren't enough, already…

So, first of all, always carry your business cards. You will distribute (and receive) an insane amount of them, so check you are well equipped. And don't think you can simply give a business card to another person, in a careless move…NO. There are many ways to do the same thing. And you will even give a positive impression if you carry a cards holder, instead of keeping your meishi in the wallet together with all the other pieces of paper. So, holding it with both hands, you give the card to the other person who receives it with both hands as well, and later the process is reversed. And make sure the writing is not upside-down.

Another thing you better do is to read carefully the cards, then collect them into a cards case, different from your own. Never abandon a received meishi on a table, or play with it, crease it, write on it….these gestures are considered offensive and so they should be avoided in order to nurture a professional relationship that is long lasting and serene.

I can never get tired of observing them exchange polite gestures and meishi at the same time. It is like watching, you know like when in the town's main square there's this clock? And then at noon sharp those statues come out from a niche and dance a series of moves in a loop?That's it. When I see the Japanese bowing alternating in pairs, move their arms and give business cards I think of those mechanical puppets….just fascinating.

Pretty much every time I run out of meishi, it's evident that this habit doesn't stick to my mind, at all. So, I always have to profusely apologize for not carrying business cards with me, trying hard not to give the impression I am being disrespectful…fortunately, as a good stupid foreigner, I can get away with it with a smile and a comment about my ignorance on the matter…

Saturday, March 2, 2013

Lifestyle - 飲み会 aka The Drinking Habit

Per un ritorno in grande stile con un altro capitolo della saga Lifestyle, oggi mi soffermo su: Nomikai (飲み会) o anche nomihodai (飲み放題), e spesso associato a tabehodai (食べ放題), ovvero "alcol a fiumi", per usare un'espressione semplice e diretta, spesso associato a "mangiare senza fondo".

Pratica solitamente riservata a colleghi impiegati, per i quali assume il significato di instaurare legami con la gente con cui si lavora e pertanto una sorta di regola non scritta impone di partecipare a qualcuno di questi eventi, nomikai e' ormai sinonimo di uscite serali infrasettimanali o del fine settimana, che interessano più in generale gruppi di amici e conoscenti. I partecipanti si incontrano al ristorante o izakaya che fornisce questo tipo di servizio da feste beone, e socializzano in maniera proporzionale all'alcol ingerito. Funziona che la cena e' servita in base a un menu fisso, e l'alcol viene ordinato da una lista di beveraggi consentiti (magari quelli più scarsi o più economici, visto che i clienti non pagano bicchiere per bicchiere). Il costo di una tale cena e' anch'esso fisso, ovviamente, e la cena stessa e' a tempo, solitamente limitata a 2 ore. In quell'arco di tempo, si può praticamente bere fino a quando non se ne può più. 

E' bene notare alcune regole comportamentali per la buona riuscita della serata: prima di tutto, non dimenticare i propri biglietti da visita, perché in caso non si conoscano alcuni dei partecipanti, e' bene presentarsi attraverso lo scambio di biglietti da visita (l'argomento sarà approfondito in un successivo capitolo). Dopo di che, bisogna sempre rispettare la gerarchia in modo da non commettere errori quando si passano le portate, quando si riempiono i bicchieri, eccetera. E ricordate,  il vostro bicchiere viene riempito non appena qualcuno nota che e' vuoto, quindi se non ce la fate più a bere, ricordatevi di lasciare il bicchiere pieno: e' un segnale più che chiaro. Per il resto, non preoccupatevi di farvi vedere ubriachi, perché in un contesto di nomikai, e' dato per scontato che ci si lascia andare (anche un po' per sciogliersi e essere più comunicativi) e essere ubriachi e' universalmente accettato. Niente paura!

Molto spesso, dopo la cena, si formano gruppi più piccoli e si va per il "secondo giro", ovvero nijikai (二次会), proprio per essere sicuri di inzupparsi ben bene di alcol prima di tornare a casa, premesso che non si perda l'ultimo treno….

Una simpatica variante di nomikai e' quello a cui ho partecipato l'altra sera grazie alla  piccola Jenny (piccola inteso come più giovane e in forma, visto che non ha sofferto i postumi della postura -scusate il gioco di parole, ovvero quando ci si siede sui propri talloni, alla maniera giapponese, insomma, per tutta la sera). Il gruppo di 30 e più persone, era composto da conoscenti e non dell'organizzatore, accomunati dalle più disparate coincidenze o casualità: forse colleghi, amici, amici di amici, eccetera. Per me rappresentava decisamente un appuntamento al buio, proprio perché non c'era nessuna connessione con nessuno dei partecipanti. All'inizio un po' imbarazzati, poi più rilassati via via che ci si addentrava nella cena, questi commensali si sono rivelati incredibilmente interessanti, contrariamente a quanto ci si può aspettare da una classica uscita tra impiegati statali (che di solito hanno lavori noiosi e conducono vite noiose)…nel gruppo c'erano, difatti, designer, avvocati, impiegati di banca a livelli medio-alti, eccetera. E' stato impossibile socializzare con tutti, anche perché si era divisi in vari tavoli, e anche perché essendo io e Jenny le sole ragazze straniere, abbiamo diciamo un po' catturato l'attenzione. Altra cosa che non mi aspettavo certo di notare, e' che non si sono scomposti quando si e' trattato di parlare in inglese, dimostrando tra l'altro una ottima padronanza della lingua.

E mentre si andava attraverso i vari rituali tra cui, come già citato, scambio di biglietti da visita, parlare di se e conoscersi, spostarsi tra i vari tavoli e socializzare, riempire i bicchieri vuoti degli altri commensali, ho anche imparato cose utili, ad esempio che in questi casi l'uomo e' il responsabile per servire il nabe (zuppa di verdure e carne o pesce) e che per alleviare il male alle ginocchia e caviglie dovuto allo stare seduti per ore sui talloni basta usare un cuscino tra talloni e sedere…aiuta tantissimo, sul serio.

Per tirare le somme, e' stata una cena molto interessante e divertente, al di sopra delle aspettative di sicuro. Chissa, c'ora in poi saro' considerata facente parte del circolo? Staremo a vedere.

***********

Lifestyle saga returns with another chapter about Nomikai (飲み会) or nomihodai (飲み放題), and often associated to tabehodai (食べ放題), that is "all-you-can-drink" to put it simply, and often associated to "all-you-can-eat".

Usually involving co-workers (for whom it means create bonds with other salarymen in the group/office and so there is a sort of non-written rule imposing those people to participate to some of the events, at least), nomikai is now same as going out with a  group of friends, more generally, both on weekdays and on weekends. The participants meet at a restaurant or izakaya offering this type of dinner party menu, and socialize proportionally to the imbibed amount of alcohol. This work this way: dinner is served according to a fixed menu, and drinks can be ordered from a list of selected allowed beverages (perhaps the lowest in quality or the cheapest, considering that customers are not paying by the glass). The cost of such a dinner is fixed too, of course, and the time is limited typically to 2 hours. During that time frame, one can basically drink up to the physical limit.

Now, one needs to know a few etiquette rules, for an impeccable behavior and for a good exit of the whole night: first, never forget your business cards because in case some of the participants are new to the group, the introductions are carried formally and business cards are exchanged ( I am planning to discuss this topic in another chapter later). After, keep an eye on the hierarchical relationships so not to make mistakes in, like, serving the dishes, refilling the glasses, and such. Also, remember that your glass is refilled as soon as someone notices it's empty: if you feel you can't drink more just leave your glass full, it's a more than clear sign. Other than that, don't worry about getting drunk, as in the context of a nomikai getting to that level and loosen up a bit (or a lot) is given for granted and socially accepted. That's also because it helps to open up and communicate, socialize more. So, no worries!

Often, after dinner, people form smaller groups and go for the "second round", or nijikai (二次会), so to make sure they are soaked up well before going back home, if ever they manage to catch their last train…

A nice variant of nomikai is the one I happened to join the other night thanks to little Jenny (I say little meaning younger and fitter, since she hasn't suffered of the proceedings of the Japanese sitting posture, when one sits on their heels all the time). The crowd was made of about 30 people some known and some new to the organizer, and put together by the most random connections: maybe colleagues, maybe friends, acquaintances, friends of friends, and so on. It was a sort of blind date for me, just because I had no connections whatsoever with anyone. A bit embarrassed at the beginning, and the more relaxed the more we went through the dinner, all these people revealed themselves as very interesting folks, against all odds (usually one expects boring people at such dinners because it is sort of expected that the average salarymen usually have boring jobs, hence boring lives), as I met lawyers, designers, bank deputy such-and-such, tax management such-and-such person. Impossible to meet each and everyone, because we were divided into several tables and also because as being me and Jenny the foreign females, we slightly attracted all the attentions. Another thing I would have never expected was that no one blinked if asked to speak English, a language they all actually mastered well.

I learned a few new things while we were going through the classic rituals of, as mentioned, business card exchange, self introductions, shuffle and socialize, refill glasses: one this is that in such cases is the man who is supposed to serve the nab (hot pot soup), and another is that I could have used a pillow to chuck between my heels and my bum to alleviate the suffering of sitting Japanese style…oh, what a relief and a help!

All in all, to summarize, the dinner was very interesting and even fun, above my expectations for sure. Who knows if from now on I will be considered in? We'll see.