Thursday, February 28, 2013

Good Fellows we are


Un fine settimana si e uno no termina a Good Fellows. Perché siamo tutti dei bravi ragazzi…

Sin da quando il bar/ristorante di pesce ha aperto qui a Vegas, la nostra Vegas, alcuni anni fa il gruppo di bio-informatica fa presenza qui. Questo posto e' diventato il nostro punto di incontro, il posto dove andiamo per berci sopra, sopra ai nostri articoli rifiutati, quelli accettati, dove andiamo a bere in un giorno negativo o in un giorno positivo, o quando gli esperimenti vanno male e quando vanno bene, eccetera…

Certe volte e' solo per bere una birra in se, e quindi andiamo li, viziati dal nostro oste che ci porta sempre del buon cibo e qualche prelibatezza in più. Il bar e' davvero piccolo, ma l'ambiente e' fantastico e i colleghi non fanno altro che farsi vivi non appena la voce che siamo li si sparge..nessuno resiste al richiamo di Good Fellows.
Così eccoci ancora una volta in un giovedì sera tutti assieme, mostrano il nostro vero lato interiore. A volte migliore del solito, a volte peggiore.

Se non sapete dove cercarci, basta che passiate di fronte al bar, e quasi sicuramente ci troverete li a dividere un piatto di polipo fritto, o razza, a bere tutto d'un fiato mentre parliamo di vacanze o di sabbatici…
Stasera la città era stranamente calma, i tassisti si rilassavano davanti alla stazione, non c'erano ubriachi che tenendosi spalla con spalla barcollano fino in stazione…eppure, si, questo e' semplicemente un giovedì medio dopo il lavoro…

**************

Almost every week ends at Good Fellows. Because we are all good fellows…

Since the bar/fish restaurant opened a few years back in Vegas, our Vegas, the Bio-informatics team has made a steady presence there. That place has become our joint, where we all go to drink up our paper rejections and acceptances, our bad days and our good days, our failed experiment results and our excellent experiment results, and so on…

Sometimes we are just in need of a beer, so there we go, spoiled by the nice host who always brings fresh food and treats. The bar is very small, but the ambience is fantastic, and coworkers just turn up as soon as the news of one of us being there spread…no one can resist to the Good Fellows calls.
So there we are, all together again in a random Thursday night, showing the real side of us. Sometimes worse than the official side, sometimes better. 

If you want to find us, make sure to pass by the place, and surely you will find us there, sharing a fantastic plate of fried octopus or sting ray flap, drinking our alcohol bottoms up and talking about vacation destination or sabbaticals…
Tonight the city was abnormally quiet, the taxi drivers parked in front of the station are chilling, no drunk people are walking/wobbling holding each other trying to make it to the station…but, yep, this is just an average Thursday night after work…

Sunday, February 24, 2013

Ritorno in montagna -- Return to the mountain


Tutto fissato, si torna sulle montagne! Una decisione dell'ultimo minuto tra il lancio di un programma e una pausa pranzo consideriamo le opzioni, i pro e i contro e poi concordiamo. Il giorno prima, tutta contenta per la cosa preparo il mio equipaggiamento da neve in previsione del giorno che mi aspetta. Dopo così tanto tempo, proprio quando avevo ormai gettato la spugna, ecco che si presenta l'occasione.

E quindi si va, destinazione…Hakone!

No, non e' che hanno trasformato il paradiso termale in un impianto sciistico durante la notte, e' che abbiamo semplicemente cambiato i piani all'ultimo minuto. La la piega che l'altro piano ha presto non e' stata molto migliore dato che e' mancato tempo per pianificare bene le strategie. Sembra quasi che io stia facendo uso di termini da guerra, ma in effetti quando ci sono di mezzo destinazioni ad alto impatto turistico qui in Giappone funziona così: uccidi o sei ucciso. Il giorno che abbiamo trascorso e' stato quasi una copia di quanto accadde 5 anni fa quando mi ritrovai trascinata da una giapponese entusiasta a Hakone per una gita fuori porta che doveva essere di piacere (nella di lei prospettiva) che era niente altro che un continuo viaggio attorno all'area (vedi qui).

Ecco il racconto del più recente viaggio e i commenti che seguono…

Hakone e' un'area a sud di Tokyo famosa per essere una bellezza naturale, con montagne che circondano un lago formatosi migliaia di anni fa, moltissimi punti da cui osservare il Fuji, e molti moltissimi centri termali. Ora, l'industria turistica ha trasformato quest'area in una gigante tarantella di pendolari per piacere. I giapponesi, non e' bisogno neanche di dirlo, sono esilarati dal tour offerto, che e' promosso come essere conveniente e molto piacevole….Ora vi dico davvero com'e'.

Da Tokyo/Yokohama vi prendete un trenino che vi porta fino all'ingresso dell'area di Hakone che e' Hakone-Yumoto. Da li, salite su un altro treno che sale per la montagna a zig zag. Non appena arrivate al capolinea, tale Gora, scendete dal treno e salite su un altro specie di tram che vi porta ancora più in alto fino alla stazione della funivia Sounzan. Appena giunti li, meglio se vi affrettate a mettervi in file (ancora una volta) per farvi trasportare, a un'altezza di oltre 1000 metri, all'altro lato della valle (con la speranza che nel frattempo riusciate a vedere il monte Fuji) fino alla fine della funivia proprio sul lago Ashi. Non e' ancora finita, perché da qui potrete provare l'ebrezza di attraversare il lago su una nave dei pirati! Unico! E mentre attraversate il lago potreste essere fortunati e avvistare il Fuji, potrete anche avvistare il tempietto che si erge sulla riva del lago, e poi finalmente raggiungete l'altra sponda del lago a Moto-Hakone. A questo punto del viaggio sono passate circa sei ore e avete due opzioni: restare per la notte così che potreste trovare una bella onsen dove dimenticare l'amarezza per non aver visto nulla oppure tornare a Hakone-Yumoto, chiudere il cerchio e da li tornare a casa promettendo a voi stessi di non tornare più qui.
Ho optato per quest'ultima, dopo che ancora una volta sono stata fregata dall'eccellente organizzazione giapponese come fossi una principiante…che stupida!

Abbiamo erroneamente pensato che avremmo avuto abbastanza tempo per arrivare a Hakone, pranzare -e abbiamo mangiato ramen- poi andare a Owakudani (お枠谷) che e' una zona appestata di fumi sulfurei, dove l'acqua che sale in superficie ribolle e dove vendono uova nere. Dicono che chi le mangia vive piu a lungo. Ah, beh, allora…
Quindi, dopo aver visto la valle, pensavamo di raggiungere il lago, visitare il tempio, l'area intorno, goderci un po di natura e trovare una onsen dove rilassarci e poi tornare a casa rilassati e contenti. Ma…
Per leggerezza (o per meglio dire stupidita), non ci siamo curati degli orari di apertura e chiusura (alle 17, "E' sabato, e quindi…") di TUTTI i trasporti e TUTTI i punti turistici e poiché ci stavamo divertendo al freddo in mezzo ai fumi solforici ce la siamo presa comoda, e abbiamo fatto appena in tempo a prendere l'ultima funivia fino al lago, dove purtroppo non abbiamo beccato la nave..che peccato (no, veramente, no). A quel punto abbiamo appreso che in realtà CI SONO autobus che coprono l'intera area, ma siccome noi non abbiamo chiesto nulla al riguardo al centro informazioni di Odawara dove ci siamo fermati per qualche informazione e per una mappa, nessuno ci ha detto nulla al riguardo…Non abbiamo potuto far altro che guardare in giro nella parte di lago in cui ci trovavamo ma stava facendo già buio. Quindi fine della gita e rientro a casa. Ma prima un ultimo stop a Odawara per consolarci davanti a un piatto di sashimi.

Cosa ho imparato da questa giornata? A segure:

Il prossimo che mi chiede di andare a Hakone sarà considerato nemico pubblico, e addirittura un terrorista nel caso la richiesta include spostarsi usando un mezzo diverso da scarpe.
Chiedere SEMPRE i prezzi e gli orari di tutto..abbiamo buttato via un giorno e non abbiamo visto nulla. Una fregatura di soldi totale. E chiedere SEMPRE di alternative ai tour proposti, perché ce ne deve essere almeno una. Un giapponese vi dara informazioni solo se gli vengono chieste…e infatti, perché mai un gruppo d stupidi stranieri NON vogliono fare il tour proposto?
Le colline intorno al lago sono piene di ristoranti italiani, c'e' un museo di vetri veneziani e il museo del Piccolo Principe.
Se uno vuole fare sia la montagna che il lago, meglio se sta a Hakone per un fine settimana. Oppure, andarci in macchina.
vivrò più a lungo. Uuuuh. 

************

All set, we're going to the mountains again! A last minute decision, between a run of a script and a lunch break, we consider options, pros and cons and then with confidence we reach a consensus.The day before, all excited about the trip, I pull out my boarding gear, happy to be hitting the slopes again. After such a long time, when I had just given up boarding, here the chance comes. 

So, we were off to…..Hakone!

No, they haven't turned the spa paradise into a ski resort over night, we simply changed our plans suddenly, actually. The turn the plan took, though, was not more successful due to lack of proper planning times and strategies. It might sound like a battle set-up, but this is how to deal with highly touristic destinations here in Japan: kill or get killed. The day we spent out was almost a copy of what I did 5 years ago when I was dragged to Hakone for what was supposed to be a pleasure trip, or what's pleasurable from the point of view of the Japanese guide I went with, which was to keep traveling non stop around the area ( see here )
Here are the more recent travel report and the aftermath comments…

Hakone is an area south of Tokyo famous for being a natural beauty, with mountains surrounding a volcanic lake formed thousands of years ago, lots and lots of Fuji view points, lots and lots and more of spa centers. Now, the tourism industry has turned the whole shebang into a commute jamboree. The Japanese are, no need to say, thrilled about the round tour offered by the municipality of Hakone, a tour that is advertised as being so convenient and enjoyable….Let me tell you how it really is.

From Tokyo/Yokohama area you have first to hop on a train and reach the entry point of Hakone, which is Hakone-Yumoto. From there, you hop on another train that runs up the mountainside, zig-zagging while it goes. As soon as you reach the destination, this being Gora, you get off the train to get in the cable car. This other means brings you even higher, to the Ropeway terminal Sounzan. Once there, you better go and queue (one more time) to get on the gondola that will carry you, at an impressive altitude of above 1000 meters, to the other side of the valley (and hopefully you will be able to spot mount Fuji in the meantime) till you reach the other end of the ropeway by lake Ashi. Now, from here, you will experience a memorable cruise across the lake on a pirate boat!!! Oh, how unique! And, once you have sailed the lake, you might get lucky to have spotted the Fuji behind the mountains, you might have taken a few shots of the temple gate that sits by the lake shore, and you eventually reach the pear in Moto-Hakone. At this point of the journey, 6 hours have passed and you are left with nothing else but two options: stay the night so that you can find yourself a nice onsen to soak away your disappointment for not having been able to stop and see some sights, or catch the bus back to Hakone-Yumoto and close the circle, go home and promise yourself not to go there again.
I chose the second option, this time again and one more time tricked by the "remarkable" Japanese organization like a newbie…how stupid of me.

We wrongly assumed that we would have enough time to get to the city, have lunch -and ramen we ate- and then check the Owakudani area (お枠谷) famous for being a enormous sulfuric fumes pot, where the air is stinky, water collects in boiling ponds here and there, and black eggs are sold. They say who eats the eggs lives longer. Oh, well, then…
From this valley, we were considering to go back down to the lake, check the temple and the ciders promenade leading to it, the scenery, hopefully find a spa where to soak in and then go home happy and satisfied.
But. We were just unaware (we stupidly didn't check, to say the truth) of the opening and closing times (5pm "It's Saturday, so…") of ALL the various transports and ALL the various sightseeing spots, and because we were having fun in the freezing sulfuric air we took it easy, barely making it to the last ropeway ride to the lake eventually, while we couldn't catch the boat…bummer (thankfully, really). At that point, we learned that they actually DO provide bus services all around the area, but since we didn't ask we were not told of that option at the information center in Odawara we stopped by in the morning to grab a map and some info….oh, snap! We had then a walk around the lake the side where we were, but there was nothing, and it was getting dark. No other chooses than call it a day and return home.But before that one last stop in Odawara, where we at least could feast on platters of fresh sashimi.

What I have learned from this day out? As follows:

The next one who asks me to go to Hakone again will be regarded as a public enemy, and as a black-listed terrorist in case the offer includes moving around using ANY means other than walking shoes.
ALWAYS ask for prices and operating times…we wasted a day and we saw nothing. A total rip-off. And ALWAYS ask for all possible alternative to the proposed "tours", because there must be at least one. A Japanese will tell you information only after you have explicitly asked for it…why, in facts, a group of stupid foreigners would want NOT to do the model course?D'oh.
The hills around the lake are filled with Italian restaurants, there is a Venetian glass museum and The Little Prince museum. 
If one wants to enjoy both the mountain and the lake, better stay in Hakone for a long weekend. OR, rent a car to get there and around.
I will live longer. Uuuuh.







Tuesday, February 19, 2013

Lifestyle - Technology

Tecnologia e' una parola che fa rima con giapponese. Tutti amano la tecnologia, questi piccoli oggettini che funzionano e rendono la loro vita più facile anche di solo un pizzico. Se non siete pienamente convinti di ciò che sto dicendo, basta che vi rechiate ad Akihabara, la zona di Tokyo conosciuta anche col nome di Electric Town, per un'esperienza che vi cambia.

Sin dal passato, i giapponesi sono stati pionieri nell'avanzamento tecnologico, sempre i primi a perfezionare quello che era già reperibile sul mercato (solitamente proveniente dall'America). Pensate alla reputazione che il Giappone gode su robotica, schermi ultrapiatti o addirittura con visione 3D, macchine fotografiche (anch'esse con la versione 3D per foto), comunicazioni, telefonia mobile, automatismi, macchine, gli ascensori più silenziosi e veloci, videogiochi…

Esempio, gli schermi touch. Li vedo ovunque, al ristorante per ordinare i piatti, e ai giorni nostri si usano anche gli iPad, l'omino che viene per il controllo del gas ha il suo touchscreen dove si mette a registrare robe e poi mi chiede di firmare li, sullo schermo, molti negozi ora usano la firma digitale a ogni pagamento con carta di credito…spettacolare. Ormai ai giorni nostri tutto e' touch, gli schermi delle macchine fotografiche, le televisioni, i computer, i vari punti informazioni in giro per la città. Non c'e' da sorprendersi poi se vostro figlio di 2 anni si mette piangere quando non riesce a scorrere lo schermino della PSP…

Anche prima dell'era degli smartphone, in Giappone i cellulari erano già intelligenti. Potete prendere il più scarso dei cellulari a conchiglia che hanno qui, e potete comunque guardare i canali TV, girare e riaggiustare la parte superiore, navigare su internet e giocare ai videogiochi. 
Anche fare foto e foto-ritocco sono il risultato di una grande dedizione al miglioramento tecnologico: miglioramento del colore, controllo del movimento, correzione delle sfocature, allargamento degli occhi, miglioramento della pelle, effetti di ringiovanimento e altri effetti speciali. Tutto già possibile al momento di fare la foto, non dopo. Di nuovo, questa e' cosa vecchia. Ma i giapponesi ne sono innamorati.

E alla fin fine non dimentichiamoci che i giapponesi sono stati quelli a inventare il tamagotchi…forse pensato per chi animali in casa non ne può tenere.
Nonostante abbia preso piede un po' dappertutto, l'idea di controllare le apparecchiature elettriche di casa dal cellulare, non c'e' bisogno di dirlo, e' popolarissima qui. Panasonic in questo si fa portavoce della tecnologia di ultima generazione, con frigo e condizionatori intelligenti che possono regolare la temperatura e l'energia utilizzata in base al contenuto(per il frigo) e alla dimensione della stanza e al numero di presenti (condizionatore). In aggiunta, nel caso si voglia trovare una casa calda pronta ad accoglierci, basta semplicemente andare sulle app del cellulare e azionare il tutto prima di arrivare. Tutto ciò lo trovo affascinante. E ancora, questi qui vanno anche oltre nel loro perfezionare gli stili di vita, con asciugacapelli, piastre, condizionatori che rilasciano ioni o altre sostanze finalizzate al ringiovanimento.

L'avanzamento tecnologico sembra anche incontrare i bisogni per un ambiente più ecologico. Sebbene i giapponesi sono famosi per essere poco bravi nel riciclare e nelle iniziative ambientali, stanno comunque migliorando. E con l'aiuto giusto dalla tecnologia potrebbero persino farcela, anche se prima dovrebbero essere coscienti sul serio di cosa significhino le parole sostenibile, verde, riciclare, visto che hanno una idea molto vaga di tutto ciò…

Di sicuro presto troveranno una via per taxi automatici in giro per la città. E' solo questione di tempo. E loro hanno le risorse e la pazienza. Non vedo l'ora di usare un venditore automatico di biglietti del taxi, dove uno inserisce la destinazione,si paga la corsa prima, e viene portato in giro da un taxi elettronico (e si spera a basse emissioni di carbonio). 


*************

Technology is a word that rhymes with Japanese. They all loooooooove technology, gadgets, little things that work to make their life easier even a tiny bit. If you are not convinced of what I am saying, try to go to Akihabara district, also known as Electronic City, for a mind changing experience.

Since old times the Japanese have been pioneering in technological advancements, being always the first to perfection what was already available in the market (usually coming from US). Think of the reputation Japan has in matters of robotics, ultra flat LCD and/or 3D screens, cameras (with their 3D pictures version as well), communications, mobile phones, automation, cars, the fastest and smoothest elevators, videogames….
Example: touchscreen. I have seen those pads everywhere, at the restaurants to place an order, in these days even iPads can be used, the man for the routine gas checks comes with this pad where he taps everything and asks me for the digital signature, at several shops to sign your credit card purchase receipt….amazing. Also, in the most recent times everything has become touchable, camera screens, TV screens, computer screens, information points in malls and near the main attractions. No surprise then, if your 2 y/o child tries to finger your PSP and gets upset when the image doesn't scroll…

Even before the smart phones era, mobile phones in Japan were already smart. You can get the crappiest shell phone on the market and still be able to watch TV channels, twist and turn the cover, surf the net and play videogames. 
Taking pictures and imaging is also a result of dedication to technological improvements: color enhancement, shakes control, blur correction, eyes enlargement, skin complexion improvement, rejuvenation effect, special effects. All this while taking the picture, not after. Again, this is already old stuff. But the Japanese are all in love with this.
All in all, we don't have to forget the Japanese came up with the tamagotchi idea, the electronic pet, probably created for those who are not allowed to own real pets at their homes.

Although this is something that is quickly finding fertile grounds everywhere, the idea of controlling your home electric and electronic appliances remotely from your phone is, no need to say, popular here too. Panasonic is pioneer in this, advertising last generation, smart fridges and a/c units that can auto set temperature and power used according to content (fridge) and size and occupancy of a room (a/c). Also, in case you want to find a warm home to welcome you after a long cold day, you just go to your smartphone apps and turn on the a/c way before arriving home. I find all this fascinating. In addition, they take an extra twist in this perfect lifestyle, where hair driers, straighteners, a/c units, release ions and other chemical substances aimed at rejuvenate the final user.

The advancements in technology seem also to meet the need for a greener and healthier environment. Although the Japanese are known for being bad at recycling and at environment-friendly policies, they are getting better at it too. And with the help of technology they might succeed, although what they really need first is real awareness. Generally, they have no clear idea of what sustainable or green or recycle means…

Surely soon enough they'll find ways to have auto-piloted taxis around town. It's just a matter of time. They have resources, and they have patience. Looking forward to input the destination in a taxi fares vending machine, pay ahead, get chauffeured around town by an electro-cabby (hopefully low carbon emission, too).

Monday, February 18, 2013

The Anti-social Network


We are all familiar with internet, technology, we all can handle smartphones, tablets, mini/midi/maxi pads and what not, and we all are connected. CONNECTED. 

But are we really CONNECTED? We spend so much energy in having each other's contacts, in adding people to our social networks even though we don't really care much about them because the main thing is to add them to our network, and the result is that after a few days (or hours even) of activity, those connections we have made die naturally. And yet, we emphasize on making connections, we create events, we send messages, we like, we comment. With most of the people we know we actually nurture a virtual friendship only, while human contact is already deprecated. I remember we used to make phone calls, long lasting chats with people on the other side of the line. Then, we discovered texts, and we forgot about speaking. We entertain in longish message exchanges, we do use our pc keyboards better than our kitchen tools, we don't bother in calling anymore, we do engage video conversations even less than that.

In our days we use the net to hide ourselves from the rest of the world, it is there where we can have aliases, nicknames, new identities, we can be ourselves and we can be anyone else, one no one and one hundred thousands profiles, we are not afraid of the community's judgement, we vent out frustrations carelessly, we dare, we challenge the world, we interact with others in the same network.

Paradoxically, we have reached a point where we are more afraid to reveal our secrets face to face to our closest friend than to go global with silly status updates. This is funny. How we have lost personality in the name of virtuality…

Why isn't it simple to get on Skype and call a friend, a relative, a cousin? What is it so scary about _talk_ ? Why do we all hide behind the lame excuse we have no time? It takes longer to type than to speak, friends….

**************

Abbiamo tutti una certa dimestichezza con internet, la tecnologia, sappiamo tutti usare smartphones o tablets, mini/midi/maxi pads e altro, e siamo tutti connessi. CONNESSI.

Ma siamo davvero CONNESSI? Spendiamo così tante energie nell'avere i contatti degli altri, nell'aggiungere persone ai nostri social network anche se a dire il vero non ci interessa molto più di tanto visto che la cosa più importante e' solo aggiungerli al nostro network, e il risultato e' che poi dopo alcuni giorni (o persino ore) di attività, queste connessioni che abbiamo instaurato vanno a morire. Eppure diamo molta importanza al creare connessioni, creiamo eventi, mandiamo messaggi, scambiamo "mi piace", commentiamo. Con la maggior parte delle persone che conosciamo a dire la verità instauriamo solo una amicizia virtuale, mente ormai il contatto umano e' ormai caduto in disuso. Mi ricordo che una volta si facevano lunghe telefonate e si stava ore con qualcuno all'altro lato della linea. Poi abbiamo scoperto i messaggi e ci siamo dimenticati del parlato. Ora ci intratteniamo in lunghi scambi di messaggi, usiamo meglio le nostre tastiere che gli attrezzi da cucina non ci disturbiamo a chiamare ormai, addirittura usiamo le video chiamate ancora meno.

Nei giorni nostri usiamo la rete per nasconderci dal resto del mondo, perché e' li che possiamo avere alias, soprannomi, nuove identità, possiamo essere noi stessi e chiunque altro vogliamo, uno nessuno e centomila profili, non ci spaventa il giudizio della comunità, ci lamentiamo di tutto senza pensare, osiamo, sfidiamo il mondo, interagiamo con gli altri nel nostro stesso network.

Paradossalmente abbiamo raggiunto il punto in cui si e' più terrorizzati del raccontare i nostri segreti faccia a faccia all'amico fidato piuttosto che informare il mondo intero coi nostri stupidi aggiornamenti di stato. Che strano. Come andiamo perdendo la personalità in nome della virtualità…

Perché non può essere semplice aprire skype e chiamare un amica, un parente, una cugina? Cosa e' che spaventa nel _parlare_? Perché ci dobbiamo sempre nascondere dietro alla classica scusa che non abbiamo tempo? Cari amici, ci vuole più tempo a scrivere che a parlare...

Thursday, February 14, 2013

RIKEN-KI and Epigenomics


Finisce una settimana di corso per dottorandi tenutosi nel mio istituto. E finisce nel migliore dei modi, con l'esame finale superato da tutti gli studenti, la consegna degli attestati di frequenza, cena leggera e poi tutti al classico ritrovo in città, dove ci si impuzza di carne grigliata mista a fumo di sigaretta, dove la gente parla a voce altissima e cerca di interagire con noi nutrito gruppo eterogeneo di stranieri caciaroni.
E' stata una bellissima esperienza, soprattutto per il fatto che si sono create opportunità di dialogo, connessioni, potenziali e future collaborazioni. 

Una piccola introduzione per spiegare cosa e' questo corso: il mio istituto, RIKEN, e l'università di Stoccolma KI organizzano ogni anno un corso per studenti di dottorato che si tiene a anni alterni in Giappone e in Svezia, a cui partecipano studenti di dottorato nei due paesi sopra citati. Quest'anno avevo un certo interesse a seguirlo, e visto che si e' tenuto nel mio istituto non potevo non approfittare dell'occasione. E' stata, dicevo, una bella esperienza e da tanti punti di vista, perché gli argomenti trattati erano rilevanti per i miei progetti, e perché ho imparato qualcosa di nuovo, e perché ho avuto modo e tempo di intrattenermi con vecchie conoscenze durante e fuori le ore del corso, e perché ho conosciuto tanta bella gente.

Ovviamente le occasioni per uscire e intrattenersi in compagnia non sono mancate, difatti si era sempre in un bar o un altro ogni sera….del resto, quando socializzare altrimenti? Quindi si, sveglia la mattina presto, corso e lavoro durante il giorno, cena fuori e bevute alla sera per finire col fare le ore piccole a questo o quell'altro posto. Ripetere per sette giorni e poi riprendersi andando un fine settimana in meditazione….
In mezzo al corso, un fine settimana lungo che e' servito sia come scusa per gite turistiche anche molto fuori porta, tipo Kyoto, per alcuni e motivi per passare più tempo assieme per altri. Ora, tutti sono andati via e come al solito rimane quel filo di melanconia nell'aria che chissà quando se ne andrà.

E l'anno prossimo tocca a Stoccolma, magari, chissa' …..

*********

A one week doctoral course held in my institute is over. And it ends the best way possible, with everybody passing a final exam, ceremony, dinner party and then everybody go to the usual joint in town, where sigarette smoke and grilled meat flavors mix in the air, where people are very loud and try to interact with us big and heterogeneous group of noisy foreigners.
It was a fantastic experience, especially because it created communication opportunities, connections and potentially future collaborations, who knows.

Small intro to explain about this course: RIKEN, the institute where I work, and KI in Stockholm every year organize a joint course for doctoral students held at alternated years in Japan and Sweden and whose participants are the students from those two countries. This year I had a personal interest to follow the lectures, so since it was here in Japan I couldn't not jump on it. It was, again, nice, for many aspects, because the topics were relevant to my current work, and because I learnt something new, and because I had the opportunity and the time to be with good old contacts during and outside the class hours, aaaaaand because I met fun people.

Obviously, there were plenty of chances to go out and get together, in facts we always were in this or this other bar every evening….and, after all, when to socialize otherwise? Yes, so, early wake, class and work during the whole day, dinner and drinks out until late at our pub. Repeat for seven days. Take one weekend and meditate to recover after this….
In the middle of the course we were lucky to have a long weekend, so that some of us had a good excuse for a sightseeing trip, like Kyoto, while some others used that time to be together more. Now, everyone is gone and as it usually happens we are left with a pinch of melancholy no one knows when it will pass.

But next year is Stockholm's turn, so maybe, who knows…

Sunday, February 3, 2013

Setsubun and Kanelbullen

In diretta dal nuovo divano letto di casa (si, ci sono novità in corso per il mio appartamento che sta subendo un totale riarredamento) in attesa che lieviti l'impasto dei miei rotolini di cannella svedesi, per parlare di setsubun (節分, stagione divisa). Il 3 febbraio in Giappone si festeggia l'inizio della primavera, anzi il giorno prima dell'inizio della primavera. La ricorrenza viene anche associata all'arrivo del nuovo anno (secondo il calendario cinese), e altri non e' che una cerimonia finalizzata a scacciare il male dalle case affinché il nuovo anno (o la nuova stagione) sia foriero di buone nuove.

La tradizione vuole che in famiglia, il maschio che porta lo stesso segno dell'anno in arrivo si rivolga a uno spirito maligno, impersonato da un altro familiare che indossa una maschera, tirandogli contro fagioli di soia tostati, al grido di "Fuori il male, dentro il bene!" (鬼は外! 福は内! Oni wa soto! Fuku wa uchi!). Oggi si preferisce recarsi al tempio nel giorno di setsubun e partecipare alla cerimonia li, dove una pioggia di fagioli, piccole buste con monete e altro vengono tirati da/sulla folla. 

Mi e' capitato una volta di andare al tempio durante il festival dei fagioli, un tempio non molto grande ne' troppo famoso, e già in quelle circostanze la calca era notevole, visto che tutti volevano essere baciati dalla buona fortuna….non oso immaginare cosa possa accadere in templi con maggiore affluenza di fedeli. Addirittura, alcune volte anche i lottatori di sumo vengono invitati alle celebrazioni, con tanto di dirette televisive, e in quei casi meglio decisamente stare alla larga dalla confusione…se volete pero' tentare la sorte e sperare che vi cada un sacchetto di soia o di qualcos'altro, non vi resta che sfidare la moltitudine di gente che si trova li' con lo stesso obiettivo.

Ecco perché oggi in giro vedevo maschere di brutte facce ovunque, ed ecco perché al tempio vicino casa mia non si smette di gridare e suonare i tamburi, pratiche usate con il solo obiettivo di spaventare gli spiriti maligni.
Nel passato per il setsubun si usava anche scambiarsi di ruolo, ad esempio le giovani donne vestite come vecchie, camuffamenti od ogni tipo, forse proprio per confondere gli spiriti.

Un'altra pratica, soprattutto diffusa nel Kansai (dove sta Osaka, per intenderci), e' quella di mangiare un makizushi, un rotolo di sughi non tagliato -cioè l'intera lunghezza del rotolo- in silenzio, e rivolti verso il punto rispetto alla bussola che e' ritenuto fortunato in base al segno zodiacale dell'anno. E' facile trovare durante il mese di febbraio nei negozi makizushi con assieme una mappa astrologica così da sapere in che direzione rivolgersi.

Tra le altre cose, sapete, no, che in Giappone, a partire da meta' gennaio parte la vendita delle confezioni di cioccolata per san Valentino…..un giorno o l'altro sono sicura che si inventeranno un makizushi al cioccolato così da combinare il romanticismo con la buona sorte….chissà che non aiuti chi e' disperato!

Ma ora e' tempo di infornare i miei dolcini, e speriamo che invece i demoni non siano attirati dal buon profumo di cannella!

**************

Directly from the new sofa-bed at home (yes, news coming soon about my apartment going under total make-over) and waiting for the Swedish cinnamon rolls dough to rise, to talk about setsubun (節分, season separation). February 3 is when Japan celebrates the begin of spring, or actually the day before that. The event is also associated to the Chinese new year, and simply is a festival to celebrate the arrival of the new year (or the new season) with the hope of good luck.  

Traditionally, in a family the male with the sign same as the year's one throws roasted soy beans to another person in the family impersonating evil, while saying "Evil out, luck in!" (鬼は外! 福は内! Oni wa soto! Fuku wa uchi!). Nowadays people prefer to go to the temple on this day and join the ceremony there, where a rain of beans, small envelopes and other small lucky items fall onto the crowds.

I did see one bean throwing festival at a temple once, not a big nor famous temple, and even there people were packing the area in the hope of being touched by good luck…I don't want to imagine what would happen at a bigger temple where worshippers are much more. Also, sometimes sumo wrestlers are invited to such events, and I reckon it is better to attend the ceremony from far away…unless you want to try your luck. In that case, you can't but beat the multitude of people who are there for your same reason.

That's why today I was seeing ugly paper masks everywhere, and that's why people gathered at the temple near here keep screaming and playing drums noisily. These are all things they do to scare evil spirits away.
Another interesting fact is that in the past people used to change roles for setsubun, where young women would dress like old women or people would just wear camouflaged clothes, I guess again to confuse evil presences.

In Kansai area (where Osaka is) they observe a tradition to eat a uncut rolled sushi in silence and facing the lucky point on a compass, which is determined by the zodiacal sign of the year. During February actually it is easy to find those uncut sushi rolls  wrapped in a map, so that finding the right direction to face is easier.

Lst but not least, you surely know that since mid January they start advertising chocolate treats for the upcoming Valentine's day….I am sure one day they will produce a chocolate sushi roll, so to combine romanticism and luck…perhaps it might help someone desperate in love and/or luck!

But now it's time to go back to my rolls, with the hope that evil spirits won't be attracted by the smell of baking cinnamon!!



Friday, February 1, 2013

And the winner is... - E il vincitore e'...


Io!!! Uaaaa! Cavolo!!! Alcuni secondi di -in quest'ordine- rendermi conto che il mio nome e' stato chiamato, shock e immediato recupero, occhi sgranati, bocca aperta in una espressione incredula, certezza di un errore nel processo di selezione, applausi dagli altri partecipanti, pressione sanguigna ai piedi e ripresa del controllo.
Si, si, ci vuole una spiegazione….

Ogni anno il nostro dipartimento tiene un meeting il cui solo obiettivo e' quello di scambio scientifico, così da far sapere agli altri membri del gruppo di cosa ci occupiamo. Certo, in line di principio sappiamo chi fa cosa, ma e' sempre una buona idea quella di essere tutti insieme e discutere di risultati e esperimenti futuri. In questa stessa circostanza, succede anche un'altra cosa e cioè vengono annunciati alcuni vincitori. Alcuni riconoscimenti sono basati sulle presentazioni del giorno, dove contenuto scientifico, esposizione e risultati sono valutati in base a una certa categoria e poi annunciati. I premi variano, seppure solitamente sono sakè giapponese o vino. Insomma, un riconoscimento simbolico in apprezzamento degli obiettivi raggiunti. Un altro riconoscimento e' dato a un ricercatore esterno il cui contributo per il centro e' stato in qualche modo cruciale. E l'ospite speciale di oggi ha fatto una presentazione con un pizzico di ironia sulla scienza. Brillante. Infine, un altro premio (soldi, per essere precisi) e' dato a riconoscimento del contributo eccezionale di uno o più membri dell'organizzazione. Quest'anno, a riconoscimento dei grandi sforzi fatti nel processo dei dati usati per il nostro gigantesco progetto che va sotto il nome di FANTOM5, cinque programmatori e sviluppatori, tra cui la sottoscritta, riceviamo questo premio importante. Uaaa!

Mi sono sorpresa non poco, proprio sorpresa, e non mi aspettavo di certo QUEL premio da qui a un milione di anni. Voglio dire, perché io?Non e' che ho fatto chissà cosa di tanto speciale…Eppure, vedere che il tuo lavoro viene in qualche modo riconosciuto ti fa pensare che in fin dei conti sei capace di fare qualcosa, che vali qualcosa. Ci si sente proprio bene. E anche, sai che da ora in poi la gente si aspetta di più da te…

Ho pianto. Un pochino soltanto, durante la cerimonia quando tutti erano concentrati sul vincitore successivo. Anche ora, che ho ripercorso l'intero svolgersi dei fatti, sto piangendo. Non so perché, ma oggi tutti facevano battute, come se si fossero messi d'accordo, sull'ammontare del premio….si, va bene, certo, vale un paio di biglietti aerei ma non e' certo questo il motivo per cui piango. Prima di tutto, ero sicura che il mio contributo non sarebbe mai arrivato a un livello tale di riconoscimento. Secondo, non sapevo neanche in cosa consistesse il premio. Nel passato ho visto che altri lo hanno ricevuto, ma quello che pensavo che fosse era un pezzo di carta con un valore umano. E ancora significa questo, pure oggi che io sono una dei fortunati vincitori. Terzo, sono semplicemente contenta che abbiano considerato il lavoro mio e dei miei colleghi importante.

Sfrutto questa occasione per ringraziare pubblicamente coloro che hanno deciso i vincitori, non potrò mai esprimere abbastanza la mia gratitudine. Sicuramente una torta apparirà presto in ufficio :)

Detto questo, ora posso augurare a tutti un buon fine settimana.

*****************

Me! Whoa! Holy s**t! Whoa! Yikes! A few seconds of -in this order- realization that my name was called, shock and sudden recover, eyes wide open, jaw dropped in disbelief, certainty of a mistake in the winner selection process, standing ovation by other participants, blood pressure down to the bottom of my feet, regain of composure.
Sure, sure, explanation needed….

Every year our department holds a meeting with the sole purpose of exchange research achievements, and to let everyone else in the group know what our job is about. Kinda. We all know basically what the others are working on, but it is always nice to be all together discussing about results and future experiments/analyses. What happens in this very same circumstance, is that award winners are announced. Some are awards based on the presentations of the day, where the scientific content, the narrative buildup, the results are evaluated and then the winners for each category are announced. Prizes vary, usually Japanese sake or wine. A symbolic recognition and appreciation of the person's achievements. Another award is also given to an outsider scientist whose contribution to the center has been crucial. And today's special guest gave a fabulous presentation with a pinch of irony about science. Brilliant. Finally, another award (money to be precise) is given to recognize the outstanding contribution of one or more members of the organization. This year, as acknowledgment for the big efforts in the processing of the data for our last gigantic project aka FANTOM5, five programmers and developers, including myself, receive this important award. Whoa!

I was taken out of surprise, completely out of surprise, I swear, I would have not expected THAT award in another million years. I mean, why me? What have I done so special? Yet, seeing your work somehow recognized makes you think that after all you are capable of something, you are worth something. It feels good. It also means that people will expect more from you from now on….

I cried. Only a little bit during the awards ceremony, while everyone's attention was onto the next winner. I cry now that I have processed the whole thing. I don't know why today everybody was, as if in agreement, making comments about the amount of money…..yes, sure, it is worth a few flight tickets, alright, but….it is not why I am crying. First of all, I was sure my contribution would have never made it to that level of acknowledgment. Second, I didn't even know what the award consisted of. I saw other people receiving it in the past, but….er….to me it was simply a piece of paper with a big human value attached to it. It still means the same to me even today that I am one of the lucky winners. Third, I am simply happy that they find mine and my colleagues' work important.

I take the opportunity here to publicly thank all the examiners involved in deciding the winners, I cannot express my gratitude well enough. Surely a cake will make its appearance in the office some time soon :)

That said, I can now wish everyone a nice weekend.