Tuesday, August 28, 2012

The last OSC retreat


Nel 2008 inizia l'era dei ritiri aziendali. Due giorni lontano dall'ufficio in funzione di meeting costruttivi e pieni di idee nuove e concrete, in una località tranquilla dove ci si può anche rilassare (ovvero la sera, dopo una giornata di presentazioni e discussioni, si beve fino ad ubriacarsi e l'indomani si e' al pari di zombie). Quell'anno e' stato memorabile. (See here)
Quell'anno la sede scelta era fantastica, sul mare, ad Ottobre, un mese ancora caldo ma di bassa stagione. L'evento era una novità, il gruppo era grande e motivato, e ci siamo divertiti. L'anno successivo, per motivazioni varie, il ritiro si fa in sede (cioè, non e' stato un ritiro per niente….).

Dal 2010 le cose cambiano, il ritiro si fa ancora, non più vicino al mare ma in campagna, in mezzo al verde e lontano dalla civilizzazione, in un istituto di educazione femminile, dove si insegna alle donne tutto quello che e' necessario per potersi integrare nella società giapponese, purtroppo ancora fortemente maschilista. Era inverno, i laghetti nel parco dell'istituto erano gelati, ma in compenso e' stato un altro anno fruttuoso, seppur l'idea di un ritiro aziendale di due giorni non ha riscaldato gli animi più di tanto…..sappiamo che significa più lavoro, quindi non ci piace più.

Poi, gli ultimi due anni il ritiro viene spostato ad Agosto, stesso posto in campagna. Quest'anno proprio non avevo nessuna voglia ne' motivazione per andare: sveglia presto, 3 ore di autobus, appena arrivati si parte con presentazioni, poster, eccetera, fino a sera. Contrariamente al mio solito, io che sono una organizzatrice di feste, attiva partecipante piuttosto che semplice invitata, stavolta mi ritiro in camera dopo cena e ci resto fino alla mattina, quando e' ora di, nuovamente, presentazioni, attività di gruppo, conclusioni, ringraziamenti, e quant'altro. Antisociale per scelta e per motivi che non sto qui a spiegare, una scelta forse non apprezzata, di certo non compresa dai colleghi, mi sono quindi dedicata più a far passare il tempo che a partecipare agli eventi di socializzazione. Quest'anno proprio non ci volevo andare a questo ritiro, e dai!
Fortuna vuole che, quest'anno, un partecipante importante ha annullato la sua visita e così siamo potuti tornare a casa un'ora prima rispetto alla tabella di marcia. Gioia immensa, anche se solo per un'ora di differenza!

Visto che, a differenza degli altri anni, non ho esternato uno spirito di gruppo e di coesione, ho fatto più attenzione al percorso, ho guardato dal finestrino dell'autobus il paesaggio che mi scorreva davanti e ne ho apprezzato i cambiamenti: ho riconosciuto i palazzi e i parchi e i templi di Tokyo, sapevo a colpo d'occhio che parte della città stavamo attraversando, Shinagawa, Roppongi, Ikebukuro, e via così. Ci e' voluta un'ora solo per passare in mezzo alla città, poi i palazzi alti con gli uffici, le case condominiali a ridosso dell'autostrada hanno pian piano lasciato il posto a casette più modeste, edifici bassi, il paesaggio si fa più rurale via via che ci allontaniamo, mi accorgo di quanta natura ci sia intorno all'istituto dove siamo diretti.

Comunque, il termine quinquennale del gruppo arriva tra poco, questa serie di ritiri si e' conclusa così, e per sapere cosa ne sarà di questa tradizione bisogna aspettare fino al prossimo anno.

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In 2008 the company retreat era begins. Two days away from the office in order to have constructive meetings, full of new and concrete ideas, in a quiet venue where one can even relax (that is, getting drunk after a day of presentations and discussions and looking like a zombie the day after). That year was memorable. (see here)
That year the venue was in a fantastic site, looking at the seaside, in October, a month still warm but not high season for the beach. The event was new, the group was big and motivated, and we had fun. The year after, because of different reasons, our retreat is on site (yeah, I mean, it was no retreat….).

From 2010 things change, the retreat is still on, but not at the seaside anymore, it is held in the countryside, surrounded by nature and away from civilization. We went to a women education center, where women are educated how to integrate into the Japanese society, which is still privileging men, unfortunately. It was winter, the ponds in the park at the venue were iced, but it was at least another good meeting, although the idea of a two day company retreat wasn't that welcomed…we know it means more work, that's why we don't really love it.

The lat two years the retreat is moved to August, same institute. This year I definitely had no wish nor motivation to join: it means wake up early, 3 hours in a bus, presentations and posters and other meetings start as soon as we arrive and last till evening. Opposite to my usual, that is being party organizer and being an active participant in all events rather than just being an invited guest, I this time retire in my room after dinner and there I stay till the next morning, when it is time, again, of presentations, group activities, closing remarks, acknowledgements and such. Antisocial by choice and because of reasons I am not going to explain here, perhaps misunderstood by my colleagues, I then focused more on make the time go faster than joining the social gatherings. I really didn't want to go to the retreat this year, said it!
And we even were lucky this year to go home earlier as one of the intended participants had to cancel his speech last moment. Immense happiness, even for just one hour less of it!

Because, unlike the others, I didn't show any group spirit, I paid more attention to the route by watching the changing landscape from the bus window: I recognized all buildings and parks and temples in Tokyo, I knew at a glance which part of the city we were passing through, Shinagawa, Roppongi, Ikebukuro, and so on. It took more than one hour to just cut through the city! After that the tall office buildings, the big condos facing the highway became smaller and nicer houses, low buildings, we go more into rural areas the more we go away from the center, and I notice there's a lot of nature around the site we are traveling to.

Anyway, the 5-year term for our group is coming soon, this round of retreats in ending this way and to know what will happen of this tradition we'll have to wait until next year.

2008




2010




2011





2012


Sunday, August 26, 2012

Warm Atami -- 熱海


Atami (熱海). In giapponese significa acqua calda. Questo e' uno dei pochi nomi di città giapponesi che si confà esattamente alla natura del luogo. Atami, infatti, e' famosa, non certo per essere bagnata da mari tropicali, bensì per le sue sorgenti di acqua termale.

La via verso Atami e' molto pittoresca, la stessa che per continuare verso Shimoda, prima si abbandonano i grattacieli e i palazzoni condominiali, si vedono più campi, più case singole basse e carinissime, si vedono fiumi, si vede il mare, gli scogli e le spiaggette vuote e inaccessibili. L'effetto calmante che la vista dell'oceano procura e' immediato, la linea che unisce cielo e mare e' li, punto di riferimento immutato, disturbata solo dai profili delle isole. A Odawara fissiamo il punto di incontro con Nat e Sarah che mi seguono a ruota nel mio vagabondo errare alla scoperta di nuove destinazioni, e da li procediamo assieme, un po' parlando, un po' ammirando il panorama. La compagnia e' perfetta, il buon umore non ci manca nonostante la levataccia mattutina e siamo attrezzate di tutto punto per affrontare la vacanza.

Situata all'ingresso di quella che e' nota come penisola di Izu, Atami vanta non solo molte sorgenti di acqua termale, ma anche un mare pulito e relativamente calmo, moltissimo verde, una collocazione favorevole, in quanto si estende su un fianco di una collina e si apre sul mare. Bellezze naturali a parte, Atami offre: un museo di arte, situato su un promontorio con una vista terrificante sull'oceano, un castello, un museo delle bambole, un museo erotico, una spiaggia decente (con docce, dettaglio importante), e varie spa di tutto rispetto.

Appena usciti dalla stazione, ci si può subito accomodare attorno a una vasca che contiene acqua termale, e mettere i piedi ammollo. L'acqua sgorga direttamente da un piccolo geyser nel mezzo del piazzale….fichissimo! E' facilissimo passeggiare per le strade della città e incappare in altri geyser, proprio li, sul ciglio della strada. Al tempio, c'e' una fontana di, neanche a dirlo, acqua termale. 

La città in se e' abbastanza tranquilla, piccolina e con strade pulite e ben tenute, indicazioni turistiche ovunque, un bel canale che attraversa la città dall'alto in basso, carino, con diverse installazioni artistiche, statue, piante e fiori. Pero', a parte alcuni ristoranti e bar (particolari ed eccentrici), Atami e' abbastanza noiosa dopo le 17….e se lo e' in alta stagione, immaginate come possa essere in inverno. Ma, del resto, ad Atami si va per godere dei benefici delle acque termali, mica si fanno notti brave!

La spiaggia, che si chiama sun beach, si trova ai piedi della montagna, e dalla stazione la si raggiunge seguendo un lungo percorso a gradini. Molta attenzione e' dedicata a rendere il lungo mare un posto piacevole, molte le palme, un ingresso alla spiaggia che ricorda vagamente Parc Guell di Barcellona, con i suoi stucchi bianchi e i vetri colorati come decorazione.

All'inizio del lungomare si trova una statua di Omiya e Kanichi, accanto a un pino all'ombra del quale si dice si sia sposata Omiya. La storia vuole che Kanichi, uno studente, e Omiya fossero fidanzati, ma lei, messa in una difficile situazione decide di sposare il figlio di un facoltoso uomo d'affari che le offre un anello di diamanti. Kanichi, arrabbiato, percuote la amata accusandola di essere stata attirata dal diamante e non dall'amore. La frase "Diamond ni me ga kurami" e' diventata una sorta di tormentone recitato anche ai giorni nostri dai giapponesi.
Dal porto, da dove partono i traghetti per la vicina isola Oshima, si può prendere la funivia e salire sul fianco della montagna. Da lassù si gode di una bella vista sull'oceano e sulle isole, la costa frastagliata di Manazuru, il profilo della penisola di Izu, e oltre.

La sera, le cose cambiano: il porto con le barche a vela, la spiaggia, gli hotel a ridosso della baia, il castello sulla collina, tutto si illumina di luci colorate e sapientemente architettate per dare un tocco in più alla baia. Ci sono riusciti, devo dire, in quanto e' molto piacevole starsene seduti alla rotonda, a osservare il mare.

Lista delle cose da fare ad Atami:
Giro turistico della cittadina. Fatto.
Storia dei geyser e delle spa. Fatto.
Giornata in spiaggia in compagnia di amiche. Fatto.
Bagno in acque fresche e pulite. Fatto.
Giro in funivia. Fatto.
Pranzo con vista sulla baia. Fatto.
Gelato fresco e goloso per raffreddare il corpo ma non l'entusiasmo. Fatto.
Cena a base di sushi. Fatto.
Visita ai musei. Ehm, magari la prossima volta.

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Atami (熱海). In Japanese it means warm water. This is one of the very few city names that fits perfectly the nature of the area. Atami, indeed, is famous not for its tropical seas but for its hot springs.

The way to Atami is picturesque, the same as to go all the way to Shimoda: first tall buildings, apartments, then more fields, small and cute single houses, rivers, the seaside, the rocks and the beaches empty and unaccessible. The calming effect the view of the ocean brings is immediate, the line between sea and sky is there, permanent reference, interrupted only by the islands profiles. Odawara is the meeting point with Nat and Sarah who follow me in my errands to discovery new destinations, and from there we continue together now chatting, now admiring the views. The company is perfect on this day, we don't lack of good mood and despite the early wake to make good use of the day we are geared up to enjoy the vacation.

Located at the beginning of the Izu peninsula, Atami not only features various hot springs, but also a calm and clean sea, a lot of green, a favorable position as it grows on one side of a hill open to the sea. Apart from natural beauties, Atami offers: an art museum built on a spot that offers stunning ocean views, a castle, a doll museum, an adult museum, a decent beach (with showers!) and some good spas.

Right outside the station there is a foot spa, so you can sit and soak your feet for a while in the warm water. This water comes right from a geyser, right there….terrific. Also, if you walk the streets in Atami, it will be easy to spot other geysers, on a road side. Even the temples have thermal water for their fountains. 

The town itself is quiet, small and its streets are clean and well maintained, tourist information signs are everywhere, there is a beautiful canal flowing up to bottom through the town and it is made prettier by art installation, statues, flowers and such. But, apart from a  few eccentric and peculiar bars and restaurants, Atami gets quite boring already around 5pm…and if it is so in August, imagine how it is in winter times. But, actually, one goest to Atami for the hot springs, not certainly for the nightlife!

The beach is called Sun Beach and is at the feet of the mountainside, it is reached from the station by following a series of stairs. A lot of attention is paid to prettify the seaside area, with palm trees, the main entrance to the beach vaguely recalls Barcelona's Parc Guell with its white walls and colored glass decorations.

At the beginning of the beach there is a statue of Omiya and Kanichi, and next to them is a pine tree where Omiya is believed got married. The story goes like this: the student Kanichi and beautiful Omiya were dating but she was put in a tough situation where she was forced by the father to marry the son of a wealthy man. The young guy proposed with a diamond ring, so that Omiya had to accept and Kanichi, blinded with rage, kicked her accusing her to be only interested in the diamond, not in the guy's love. The words "Diamond ni me ga kurami" are well known to the Japanese who use them even nowadays.

From the pier, where the ferries to Oshima island depart from, you can hop on a ropeway and reach a higher point on the mountain from where you can experience a very nice view of Izu peninsula, Manazuru, the islands.
In the evening things are a bit different: the bay with the sailing boats, the beach and all the hotels facing the bay are illuminated, and it is nice just to sit and watch the sea.

Atami to-do list:
Tour of the city. Check.
Learn about geysers and spas. Check.
Day at the beach with friends. Check.
Swim in cool and clear waters. Check.
Ropeway. Check.
Lunch with beach view. Check.
Fresh and yummy ice-cream to cool down the body but not the enthusiasm. Check.
Sushi dinner. Check.
Museums. Ehm, next time.















Thursday, August 23, 2012

Io speriamo che me la cavo


La settimana di ferie che aspettavo da tempo e' sfumata. Intoppi dell'ultimo minuto mi hanno portata a spostare il tutto di qualche altra settimana ancora, sperando in nessun altro incidente di percorso. Diciamo che la relazione tra me e la mia meta e' complicata: vado, non vado, OK annullo, ah cavolo ma i miei amici guarda caso sono proprio dove contavo di essere…peccato solo averlo saputo _dopo_ che ho cambiato i piani. Sarei dovuta partire lo stesso, esplorare, provare una nuova avventura….

Uno sfogo pero' lo voglio fare. Eh, si, perché in questo paese, se non si pianifica ben bene in anticipo (e lo sappiamo bene, in base a quanto ho scritto qualche post fa…) si rischia di stare a casa col culo a riscaldare la poltrona.
E' pur vero che io non mi aspettavo proprio un cambio di programmi all'ultimo minuto, e non avevo predisposto nessun piano d'emergenza, pero'…..un paio di giorni di esitazione nel decidere cosa fare del mio tempo mi sono costati il fully-booked a Shimoda, il malumore compagno di ogni risveglio mattutino mi ha impedito di visitare spiagge più vicine, roba da gita giornaliera, anche se per nulla paragonabili a quelle del sud, un estremo tentativo di visitare una delle isole dell'arcipelago di Izu e' sfumato allo stesso modo: che faccio, vado, non vado, ma si ci provo. 

Il problema e', signori miei, che per andare anche in un'isoletta di 4KM quadrati bisogna: prenotare l'aliscafo con almeno un giorno in anticipo, prenotare l'hotel, il tutto telefonicamente (il che significa che bisogna chiamare a tutti e 10 gli hotel dell'isola sperando che abbiano ancora posto) confermando di aver prenotato l'aliscafo, pagare fior di quattrini visto che si e' in alta stagione. Ovviamente e' fuori questione andare per un solo giorno, perché gli orari dell'aliscafo sono proibitivi in relazione al tempo di permanenza sull'isola. E allora che si fa? Pazienza, si coltiva la pazienza e si sta a casa col culo sulla poltrona.

Poi pero', avendo riorganizzato come meglio si poteva la mia settimana, non mi sento poi tanto triste e disperata, visto che ho potuto contare sull'appoggio di persone care. 

Cosa voglio dire con questo? Che tutti i mali non vengono per nuocere! Ancora una volta mi sono arresa al disegno arcano e apparentemente maligno del destino, per poi essere contenta per come le cose si sono aggiustate. Certo, se avessi provato con maggiore testardaggine, forse ora sarei in qualche isola sperduta nella terra di Sandokan pero' da sola; se mi fossi mossa con maggiore entusiasmo e con la stessa prontezza di riflessi di un velocista forse ora sarei in una piccola, calma e soleggiata isoletta giapponese; avrei potuto reagire e essere capace di fare la vacanza che volevo, ma alla fine dei conti, mi e' andata bene anche nell'essere stata pigra e essermi abbandonata al fato. 

Per i viaggi in solitaria c'e' ancora tempo, c'e' ancora speranza. Al momento, il contatto umano e' più importante.

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The week I was looking forward to is gone. Last minute problems made me move everything a few more weeks later with the hope that nothing else will happen this time. Let's say the relationship with my destination is complicated: shall I go, shan't I go, OK I cancel, oh damn my friends are right where I was supposed to go right now….too bad to know it only _after_ I changed my plans. I should have gone anyway, explore, try an adventure….

But I have to complain about something. Oh, yes, because in this country if one can't plan well in advance (and we all know about this as I wrote some posts ago….) one risks to sit on one's own ass at home. It is true that I didn't expect  a last minute change in my plans, in facts I didn't have an emergency plan, but…..a couple of days of hesitation in deciding what to do with my time costed me a fully-booked situation in Shimoda, the bad mood I woke up in discouraged me from visiting closer beaches, as a one day trip, although the comparison with the southern beaches is just not there, and finally the extreme attempt to visit one of the Izu islands cooled down as same: shall I go, no I shan't, oh well I'll try.

The problem is that to go to a 4 square KM island you need: book the ferry at least one day in advance, book the hotel, no internet service - only land phone (that means you have to call all 10 hotels in the island and hope one of then has vacancies), and you must confirm to them you have already booked the ferry ride, pay lots of money because it is summer season. It is obviously out of question to go for just one day, as the ferry times are prohibitive in relation with the time you can stay on the island. So now what? Patience, one nurtures patience and sit on one's own ass at home.
But actually, after I rearranged my week as best as I could, given the circumstances, I am not that sad and depressed, because I could count on wonderful people.

I guess that what I wanted to say is that not all bad things happen to be bad! Once again I surrender to the arcane and apparently malignant destiny chosen for me, and then I was glad to have done it as things adjusted in a good way in the end. I know that if I had tried stubbornly I could have been in some remote island in the land of Sandokan, but alone; if I had done things with a bit more of enthusiasm and as promptly as a sped runner by now I could have been in a small, sunny and quiet Japanese island; I could have reacted and being able to have the vacation I wanted but in the end I reckon it went well even if I was lazy and abandoned myself to the fate. 

For the lone travels I still have time, there still is hope. Right now, human contact is more important.


Thursday, August 16, 2012

The hidden side of a city - Il lato nascosto


Siamo abituati a pensare che Tokyo, e di riflesso tutto il Giappone, sia una città nuova, moderna, pulita, ordinata, senza macchia e senza inganno. Vero. In parte. I vacanzieri vedono principalmente solo la parte più bella, più popolata, più mondana, seppure alcuni fortunati hanno la possibilità di cogliere le sfumature di grigio che invece si scorgono.
Anche chi ormai vive in Giappone da tanti anni, spesso, a causa di vari fattori, non si accorge di tutti questi toni, ma continua a vedere solo bianco e nero.

L'altro giorno, finito il lavoro ho deciso di tornare a casa a piedi, non e' una grande distanza, ogni tanto lo faccio. E, camminando, attraverso la cittadina, 町 (maci) come si chiama qui, che separa la mia azienda dal resto del mondo civilizzato, quel giorno più che in altri giorni, mi sono resa conto di tutte queste sfumature, della granulosità delle immagini che a molti appaiono lisce e uniformi….

L'azienda sorge alla foce di un fiume, circondata solo da altri capannoni industriali o dalla vegetazione abbandonata a se stessa. Pochi minuti di cammino mi portano già in un altro mondo, fatto di strade silenziose, lampioni al neon, case vecchie in lamiera in cui si scorgono le luci dentro, segno che qualcuno ci abita ancora in un posto così. Molti snack bar e 小料理,(choo riouri), ovvero posti in cui ci si sofferma per un pasto lampo, mordi e fuggi, più che altro uno stuzzichino…tantissimi di questi ormai chiusi da tempo, la tettoia ingiallita e sgualcita, l'insegna ancora appesa al muro ma spenta da chissà quanto. Non vedo bambini, solo vecchi vecchissimi che si dirigono alla sauna del quartiere, o anche bagni pubblici se vogliamo, donne millenarie, minuscole, curve, con il loro cappello di lana in un mese in cui le temperature minime segnano 23 camminano trascinando il loro carrellino della spesa osservando la figura alta e decisamente esotica che incrocia il loro cammino.

Ogni paese ha una sua shopping street, dove si concentrano tutti i negozi di prima necessita, il fruttivendolo, il supermercato, il ferramenta, il negozio di alcol, il vecchio negozio di te'….molti di questi negozi sono semplicemente una stanza ricavata proprio davanti la porta di casa, arrangiata alla bell'e meglio, sporca e disorganizzata, con una tenda che separa l'ambito commerciale dall'ambito familiare, o se si e' più abbienti una porta scorrevole che lascia intravvedere un televisore che qualcuno, magari il proprietario del negozio in attesa di clienti, sta guardando….ogni negoziante, vecchio come la bibbia, se ne sta seduto all'angolo del suo negozio, guarda i passanti stanco, annoiato, forse assonnato o triste per la solitudine, non si sa. L'uomo che vende i pesci non si preoccupa neanche di stare a guardia delle vasche, il fruttivendolo, la cui merce costa più che al supermercato, sta con le mani in grembo e , chissà, forse maledice chiunque passa senza fermarsi a comprare le sue costosissime pesche.

Passo davanti al negozio del barbiere, vuoto, con il barbiere medesimo che si tira un sonnellino sulla poltrona, vedo saracinesche di ex negozi di abbigliamento abbassate e arrugginite, vedo abbandono, miseria e vecchiume una casa si e una no, vedo case che a guardarle farebbe paura anche solo metterci piede, pericolanti, i vetri delle finestre rotti, vedo panni appena lavati stesi dai balconi che sembrano piuttosto appena sporcati. 

Poi, dall'altro lato del fiume, la città vera e propria si apre ai miei occhi, basta attraversare il ponte e d'improvviso i toni di grigio si dimezzano, fino poi a scomparire.

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We tend to consider Tokyo, and by extension all Japan, as a new, modern, spotless, organized city, clear and clean. True. Partly. Tourists usually see the most beautiful, populated, lively part, although some of the lucky ones have the possibility to catch the grey tones hidden in between.
Even who lives in Japan since many years, often, due to various factors, don't notice such tones, instead they continue to see black and white only.

The other day, after work I decided to walk back home, it is not a long way, I do that sometimes. And, walking through the town, 町 (machi) as they call it here, separating my workplace from the rest of the civilized world, that day more than any other day, I actually noticed all the tones, I saw the coarse-grained images that many others see as flat and smooth….
The workplace stands at the end of a river, surrounded by either factories or wild vegetation. A few minutes walk take me to another world already, a world made of silent streets, neon lights, old tin houses where one can have a glimpse of a light from the inside as a sign someone actually lives in a place like that. Many snack bars and 小料理,(choo riouri), places for a quick meal basically…..many of those are long closed, canopies yellowish and creased, shop signs still hanging on a wall but without lights. I can't see children, but only old very old people heading to the neighborhood sauna, public bath I'd say, a thousand years women, bent over, wearing their wool hat in a month when the lowest temperature is 23 C they walk dragging their own shopping cart behind, and they stare at this tall figure, definitely exotic, crossing their way.

Every town has a shopping street, where all the main stores are…the fruit&veggie shop, the supermarket, the alcohol shop, the old tea shop…the majority of those shops are merely a room made right before the house front door, arranged chaotically, dirt and randomly organized, where a curtain - or a sliding door for the wealthier ones - divides business and family scopes, uncovering partially a TV screen where figures move in and that's probably the show the bored owner is watching…every shop owner, as old as the bible book, sits in one corner of the shop, stares at the passers by, tired, bored, sleepy, sad, alone….who knows. The man selling fish doesn't even bother to guard his tanks, the fruit vendor, whose goods cost more than at the supermarket, sits hand in hand and perhaps swears at all the people who don't stop and buy his costly peaches.

I walk past the barber shop, empty, and the barber himself is dozing in one of the chairs, I see old shops blinds locked and rusted, I see neglect, squalor and junk every second building, I see dangerously standing houses with broken windows, I see freshly washed clothes hanging to dry looking freshly dirty.

Then, on the other side of the river the real city opens up, just cross the bridge and those grey nuances disappear.






Tuesday, August 14, 2012

Lifestyle of a salaryman

La maggior parte dei giapponesi ogni mattina va al lavoro. Di questi, la maggior parte sono uomini. Di questi, la maggior parte sono….aspetta….salarymen!

Questa specie si e' evoluta dalla più antica specie del samurai per diventare produttore agricolo nel 20-mo secolo, e poi si e' ulteriormente evoluta nel salarymen intorno alla seconda guerra mondiale. L'essenza e' la stessa, rappresenta il potere borghese di una nazione.

Lo stile di vita di un salaryman e' abbastanza semplice e lo stesso per tutti.

All'inizio e' lo studente universitario. La maggior parte degli studenti vengono risucchiati dalle compagnie subito dopo la laurea, e molto probabilmente mantengono quel lavoro, attorno al quale costruiscono tutta la loro vita, fino al pensionamento. Si trovano una donna adatta per il matrimonio non appena possibile, e se non si ritrovano già con una fidanzata dall'università, gliene viene procurata una, si riproducono per generare con alta probabilità la futura generazione dei salarymen. Si ritirano all'eta' di 75 anni e poi passano il resto del tempo scalando il Fuji o andando in montagna a Hakone.

Un salaryman indossa camicie bianche, vestito, cravatta in maniera impeccabile. Ogni giorno. Anche in estate quando le temperature raggiungono livelli preoccupanti di rischio infarto. Un salaryman ha i capelli corti, pattinati all'indietro e fissati con cera. Un salaryman non indossa il cappotto sul vestito durante i mesi freddi…piuttosto trema dal freddo, sospira e dice "salumi" (freddo) ogni 15 secondi. Attitudine da macho? Immagine? Stupidita?

Un salaryman si sveglia la mattina e viaggia una lunga distanza per arrivare in ufficio, si siede a una scrivania e lavora extra ore su base giornaliera e segue sempre gli ordini che provengono dai livelli alti della gerarchia. Un salaryman lascia l'ufficio tardi, di solito per andare poi a bere coi colleghi, una di tre attività (le altre due sono karaoke e mahjong) che procura una certa stimolazione al di fuori dell'ambito lavorativo. Un salaryman torna spesso a casa  (se riesce a farlo da solo) ubriaco o estremamente stanco e bisognoso di dormire, e se non riesce a a tornare a casa viene di solito trovato addormentato/incosciente sul ciglio della strada o in stazione.

Un salaryman viene descritto come diligente ma non originale, mancante di iniziativa e competitività.

Ora, verità o mito, questo sopra e' ciò che si dice di un salaryman.

Li vedo invadere le stazioni, pulsare da una corrente principale e andare in ogni direzione come immagini dal vivo di arterie e circolazione sanguigna, li vedo aspettare al semaforo e poi mescolarsi nel mezzo dell'incrocio per poi disperdersi di nuovo, li vedo ubriachi che chiacchierano e gridano animosamente in treno alla fine di una giornata. Puzzano tutti allo stesso modo, di ramen all'aglio la mattina, di sudore nel pomeriggio e di alcol la sera, hanno tutti la stessa espressione, assonnati la mattina, assonnati e stanchi nel pomeriggio, assonnati e terribilmente esausti la sera.

Mi chiedo se si possano sentire depressi, se amino il loro lavoro, se abbiano passioni o hobby al di fuori del lavoro, se abbiano una vita vera e che gli piaccia.

Inoltre:

"Salaryman" e' il nome di un gruppo musicale
"La vita di un salaryman" e' un film poliziesco coreano.

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Most of the Japanese people go to work every morning. Of these, the most are men. Among them, the most are….wait for it….salaryman. 

Such a specie evolved from the more ancient samurai to become farmer and storeowner around the 20th century, and then evolved further into salarymen around WWII times. The essence is the same, they represent the middle-class power of a nation.

The lifestyle of a salaryman is quite simple and the same for all. 

In the beginning is the university student. Most students are sucked into corporate work soon after graduation, and they very likely keep the job, around which they build their lives, until retirement. They find a woman suitable for marriage as soon as they can, and if they don't have a girlfriend already from school they get arranged one, they reproduce to very likely generate the future generation of salaryman. They retire at age 75 and then spend their remaining time climbing Fuji or hiking in Hakone.

A salaryman wears white shirts, business suits and neckties without fail. Every day. Even in summer when temperatures rise to worrying heart stroke risk level. A salaryman's hair is kept short, combed back and fixed with hair wax. A salaryman doesn't wear a coat on top of the business suit during winter months….he rather shivers, blows air between his teeth, says "samui!" (cold) every 15 seconds. Macho attitude? Image? Stupidity?

A salaryman wakes up in the morning and commutes long distance to reach the office, then sits at a desk working over time on a daily basis and always following what the orders of the higher levels in the hierarchy are. A salaryman leaves the office very late, usually to go drinking with coworkers, one out of three social activities (the other two being karaoke and mahjong) that provides stimulation outside work. A salaryman often goes back home (if he manages by himself) drunk or extremely tired and in need of sleep, and if he doesn't manage to go back home is usually found asleep/unconscious on the street or on a bench at the station.

A salaryman is described as usually diligent but unoriginal and lacks of initiative and competitiveness. 

Truth or myth, all above is what it is known about a salaryman.

I see them invade the stations, pull out from a main current and go all directions like medical live images of blood vessels and circulation, I see them standing at the traffic lights and then mix in the middle of the crossing to spread again, I see them drunk lively chatting and yelling at each other in the train at the end of a day. They all smell the same garlic ramen in the morning, sweat in the afternoon and alcohol in the evening, they all carry the same expressions on their faces sleepy in the morning, sleepy and tired in the afternoon, sleepy and terribly exhausted in the evening.

Most of the times I wonder whether they could feel depressed, whether they like their jobs, whether they have passions or hobbies outside work, whether they have a real life and enjoy it.

Also:
"Salaryman" is the name of a music group
"Life of a salaryman" is a Korean drama movie








Sunday, August 12, 2012

Alegria Mexico!


Ieri e oggi sono stati due giorni abbastanza depressi. Un fine settimana a basso contenuto di endorfine (alla faccia delle ore di allenamento che mi sono procurata), ma ad alto tasso antropofobico, a partire dal sabato sera. Non c'e' stato neanche bel tempo, e per me la luce del sole e' essenziale come lo e' l'aria per respirare.

Ma non e' del mio stato psico-fisico che volevo parlare. 

Per via del mio malessere generale, mi sono forzata a uscire di casa nel pomeriggio della domenica, per fare un salto al festival messicano alla baia di Yokohama. Tanto per vedere se fosse possibile mangiare burrito per cena. Grazie al cielo sono uscita! Quei 90 minuti di permanenza sono serviti a farmi dimenticare tutto il resto, anche del burrito che avrei voluto mangiare ma che non ho per nulla rimpianto.

Alegria de Mexico e' il nome del festival che ieri e oggi ha invasato i visitatori. Come al solito pieno di bancarelle a cui era possibile acquistare pietanze tipiche del Sudamerica (non ho infatti capito cosa avesse di peculiarmente messicano questo festival), birre locali e quant'altro. E questo me lo aspettavo. Mi potevo anche aspettare la salsa suonata da più di uno stand, anche se questo e' stato il primo segnale che qualcosa di positivo stava per accadere…dove c'e' salsa c'e' festa, anzi un verso di una canzone recita "que Dios bendiga la salsa porque sin salsa no hay paraiso"….dunque, sorrido, scatta il verde e vado avanti.

Quello che non mi aspettavo era di poter _ballare_ salsa sotto le stelle, tra le altre cose oggi e' la notte in cui lo sciame delle Perseidi dovrebbe regalarci una massiccia pioggia di stelle cadenti….premesso che ci si trovi in un posto buio. Dunque, si, c'era un DJ che ha passato una sequenza di canzoni che hanno ovviamente contagiato i latini presenti al festival e non solo….qualche birra in più per i meno temerari ed ecco che la platea si scatena.

Si, ho ballato salsa, per caso, all'aperto. E ne ho gioito moltissimo.

Per il secondo anno consecutivo, nel piazzale di fronte Aka Renga hanno allestito un'oasi. Lo scorso anno erano palafitte, quest'anno e' palme, sabbia e una piscina per i piccoli!!! Ancora una volta l'amministrazione ha superato le aspettative. L'oasi, con il bar da godere meglio durante le ore serali, dovrebbe restare li per tutto il mese di agosto, quindi si rechino alla baia di Yokohama coloro i quali non hanno la possibilità di andare in vacanza. 

Meno male che ho deciso di uscire, meno male. Ora l'inquietudine si sta già ripresentando, ma grazie alla carica di stasera dovrei riuscire a sopravvivere agli attacchi per qualche giorno ancora. 

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Today and yesterday have been quite depressing days. Since Saturday night I had a weekend with low dosage of endorphins (in the face of hours of workout I did) but with a high anthropophobia index. There wasn't even a good weather, and sunlight for me is as essential as air is to breathe.

But it is not about my psycho-physical situation I wanted to talk about.

Due to my general uneasiness, I forced myself out on Sunday afternoon to check out the Mexican festival at Yokohama bay. Just to see if I could eat a nice burrito for dinner.
Thank God I went out! Those 90min I spent there were enough for me to forget about everything, even about the burrito I was planning to eat but I didn't regret at all not eating.

Alegria de Mexico is the name of the festival that yesterday and today drove visitors crazy. It was, as usual, full of booths where one could buy typical South American food (Actually I didn't understand what was the Mexican trait in here), local beers and such. And I sort of expected that. I could also expect salsa music played at more than one booths, even though this was a sign that something good was about to happen….where there's salsa there's a party..there's even a song saying "que Dios bendiga la salsa porque sin salsa no hay paraiso"….so, I smile, lights turn green and I proceed.

What I didn't expect at all was that I could _dance_ outside, watched by the stars. Oh, tonight, remember, it is the night when the sky should give us a massive shower of falling stars…provided one finds enough dark a place. Back to my story, yes, there was a DJ playing a sequence of salsa songs very contagious to the public….the latinos, of course, and after a few beers also the less brave, took over the space to dance.
Yes, I danced outside, salsa, by chance. And I sooo loved it.

The second year in a row, they built an oasis in the space in front of Aka Renga. Last year it was wooden piling on water, this year is palm trees, sand beach and a small pool for kids!!! Once again, above expectation, Yokohama city! The oasis and the bar are best enjoyed at night time, and it should be up for the whole month, so go to Yokohama bay who of you can't have vacation this summer.

So glad I went out, so so glad. Uneasiness now showed up again, but thanks to tonight's mood topping up I should be able to fight the attacks for a few more days.





Thursday, August 9, 2012

Floating Lanterns in Asakusa


Uno dei tanti appuntamenti della stagione estiva giapponese e' lasciarsi coinvolgere dall'atmosfera sentimentale che gira attorno alla festa delle lanterne galleggianti, o 灯籠流し, (torou nagashi).

Solitamente coincidente con la fine della settimana festiva dedicata alla commemorazione dei defunti, quest'evento può anche essere celebrato in altre occasioni. Le lanterne di carta vengono accese e lasciate galleggiare sull'acqua, e se la maggior parte non finisce annegata per un colpo di vento o per la corrente, lo spettacolo agli occhi e' davvero suggestivo.

La lanterna rappresenta la persona cara che e' venuta a mancare, spesso si scrive il nome della persona su di essa, o messaggi di pace e speranza. Si lasciano poi andare sull'acqua perché e' li' che i defunti ritornano, secondo la credenza nipponica.

Anni fa avevo assistito alla cerimonia al parco di Ueno, dove un lago grandissimo e calmo, e la luna piena hanno contribuito a dare alla cerimonia un tocco di mestizia e di quasi romanticismo. Vedi qui
Quest'anno, ultimo evento del genere della stagione, sono stata ad Asakusa, lungo il fiume Sumida, ai piedi della gigantissima Tokyo Sky Tree nuovo simbolo di Tokyo, per vedere l'intero svolgersi del rituale.

Centinaia di persone pazientemente in fila per due aspettavano il loro turno per accendere la loro lanterna e lasciarla scorrere lungo due canali sistemati apposta per farle scivolare direttamente nel fiume. Qualcuno alla fine del circuito si assicurava che le lanterne non cadessero in acqua miserevolmente, ma sia il vento sia la corrente del fiume non hanno risparmiato molte lanterne....

Una musica (suppongo a tema) di sottofondo secondo me a volume troppo alto e le troppe luci cittadine, vista la collocazione della cerimonia, non davano certo l'idea di un evento suggestivo. Molto più suggestiva, invece e' stata l'immagine di una barca, in lontananza, da cui la gente abbandonava le lanterne sul pelo dell'acqua, nella semi oscurità grazie alla distanza...

Le rive del fiume strabordavano di gente, sia meri osservatori che partecipanti attivi al rito, tanto che e' stato difficile trovare un buon posto per fare delle foto. E poi, tra le altre cose, non e' che si fanno foto a lanterne galleggianti con una qualsiasi macchinetta....

Appuntamento a luglio prossimo con altre lanterne galleggianti. E a tutti i defunti, buon ritorno a casa.

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One of the many Japanese summer events is 灯籠流し, (torou nagashi) the festival of the floating lanterns, surrounding you by a sentimental atmosphere.

Usually at the end of the week dedicated to commemorate the departed ones, this event can be celebrated in different occasions as well. THe paper lanterns are lit up and put on the water, floating, and when most of them don't sink because of wind or current, the sight is quite spectacular and suggestive. 

The lantern represent the soul of the departed, often it has the name of the person written on it, or also messages of hope and peace. They are, then, put on the water because it is there where the dead people return, as the Japanese tradition recounts.

Years ago I went to see the floating lanterns at Ueno park, where a huge and calm pond, and the full moon that night, gave to the ceremony a touch of humbleness and almost romanticism. See here
This year, last of such events for this season, I went to Asakusa, along the Sumida river and at the feet of the majestic Tokyo Sky Tree, the new symbol of Tokyo, to see the whole ritual.

Hundreds of people patiently stood inline to wait for their turn to light their lantern and let it run on a lane diving directly into the river. Someone at the end of the rail made sure that all lanterns won't fail miserably to gently touch the waters, but wind and currents were strong, and many lanterns ended their journey immediately…
Background music (probably themed) that was too loud in my opinion and too many city lights took the suggestiveness out of the event. More interesting was the image of a boat, away in the half darkness, where people released lanterns from, gently leaving them on the water…

The two banks of the river were over crowded with people, both mere observers and active participant to the ritual, and finding a nice spot to be able to take pictures was hard. Besides, how could I take good photos of a floating lantern without a proper camera…

To the departed, safe return home. See you next July.






Monday, August 6, 2012

This month's wellness recipe - La ricetta benessere del mese


La ricetta del benessere di Agosto e' dedicata ai pigri, quelli che non vogliono affaticarsi troppo e che amano trascorrere un fine settimana in totale relax. Il primo fine settimana del mese estivo per eccellenza e' stato praticamente un toccasana, uno di quelli che infondono talmente tanta voglia di fare e di vivere bene da non sapere da che parte cominciare.

Ingredienti: un weekend soleggiato e caldo, una breve pioggia estiva, un libro da leggere, quella rivista che vi piace tanto, cibo sano e leggero, il canto delle cicale nelle ore più calde del giorno, una leggera brezza, un'amica, un pizzico di buon senso, creme idratanti e oli quanto basta.

Procedimento: iniziate le giornate con una fresca colazione, leggera e nutriente, con frutta di stagione, cereali e yogurt magro e terminate sempre con una lunga notte di sonno. Il sabato dedicate un paio d'ore alla mattina per prendere il sole, usando quel pizzico di buon senso nell'applicare creme solari adeguate. Usate la pioggia estiva del pomeriggio come occasione per riposarvi qualche ora in più, leggendo qualche pagina del vostro libro o facendo uno spuntino di frutta fresca e succosa, mentre fuori l'aria si rinfresca. E quando il temporale e' passato approfittatene per una breve corsa lungo il fiume a cui farete seguire alcuni esercizi di potenziamento. Di nuovo, ricordate di aggiungere un po' di buon senso per non strafare con l'attività e ricordatevi di fare stretching o l'indomani...saranno guai. La sera può essere sfruttata facendo scorta di nuovi libri da leggere nella vostra libreria di fiducia :)
La domenica, potete abbandonarvi di nuovo ai piaceri della tintarella mattutina, facilitata dal cielo assolutamente privo di nuvole. Dopo, pranzo leggero dal tocco tropicale a base di riso integrale, ananas e tonno. Fate abbondante uso del vento leggero e fresco che soffia per tutta la giornata, sia sotto il sole, sia durante le ore centrali della giornata. Aggiungete il canto delle cicale, che assieme alla brezza fresca che inonda il vostro salotto e la vostra camera da letto nella penombra vi dara' l'idea di essere seduti sotto un albero frondoso in mezzo a un campo di grano….solo voi, le messi dorate, e il frinire incessante. Pace. Se vi sentite spossati potete semplicemente stendervi in divano o sul letto e finalmente dedicare qualche ora a leggere, sfogliare la vostra rivista preferita, dedicarvi a voi stessi curando il vostro corpo con creme e oli nutrienti.
Nel pomeriggio, quando la calura estiva inizia a dissiparsi, uscite con un'amica per un gelato (prediligete i gusti alla frutta, mi raccomando), per una passeggiata intorno alla baia o per degli acquisti. Terminate il fine settimana a vostro piacere, ad esempio scrivendo un nuovo post per il vostro blog!

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This month's wellness recipe is dedicated to the lazy ones, those who don't want to stress too much and who like spending a realizing weekend. The first weekend in the most summery of all months was just a bliss, one of those that bring so much intention in doing and living well that one doesn't know where to start.

Ingredients: a sunny and hot weekend, a short summer rain, a book to read, that magazine you really like, healthy and light food, the sound of cicadas in the hottest hours of the day, a gentle breeze, a friend, a pinch of common sense, body creams and oils as needed.

Procedure: start your days with a light and nutritious breakfast with fresh fruit, cereals and light yogurt and always finish your days with a long night's sleep. On saturday, reserve a couple of hours in the morning to sunbathe, using that pinch of good sense in applying adequate sunblock. Use the summer rain on the afternoon as a chance to rest some more, while reading some pages of your book or having a snack made of fresh juicy fruits, waiting for the air to cool down. And when the showers are gone, go for a jog followed by some workout exercise. Again, remember to use your common sense not to exaggerate with sports and remember to stretch, or the day after….it will hurt. The evening can be used to stock up on novels from your favorite book store :)
On sunday, you can again indulge in the morning sun tan routine, facilitated by a cloudless sky. After that, have a light meal with a tropical touch, made of whole grain fried rice with tuna and pineapple. Abound of the cool breeze that's blowing during the whole day, both under the sun and in the after noon hours. Add to that wind swirling into your living room and semidry bedroom the sound of cicadas and you'll believe you are sitting under the shadow of a tree in the middle of a cornfield…it is just you, the golden crop and the nonstop shrill. Peaceful. If you still feel exhausted, just lay down on the couch or in bed and finally read your novel, your magazine, dedicate some time to yourselves taking care of your body with nourishing creams and oils. 
In the afternoon, when the summer heat starts dispersing, go out with your friend for a ice-cream (pick fruit based flavors!!!), a walk around the bay or shopping. End the weekend as you please, for example writing a new blog entry!





Friday, August 3, 2012

Back to the future


Gli ultimi post mi hanno fatto pensare, e con questo mi ricollego un po' al discorso delle ferie e delle pressioni, e dell'organizzazione….la mia.

In passato mi era difficile adattarmi alla pianificazione ante-tempo, quella per cui si pensa sei mesi o un anno avanti nel futuro...non ho lo stile dei tedeschi, per buttarla li' sui luoghi comuni; non sono pero' neanche la tipica italiana che fa le cose all'ultimo minuto e che arriva tardi agli appuntamenti. Mi piace l'organizzazione e la puntualità, mettiamola così, entro i limiti dell'accettabile.

Col tempo ho compreso i vantaggi della pianificazione e ho imparato, un po' per indole un po' perché così e' richiesto dalla vita di oggi, a pianificare tutto e bene, e in Giappone questa capacita' si e' accentuata notevolmente, soprattutto in ambito lavorativo e pratico. Un esempio sarebbero i miei viaggi organizzati in dettaglio e pianificati comodamente seduta alla mia poltrona in salotto. Bisogna anche ringraziare l'esistenza di efficienti sistemi di trasporto, di informazione e comunicazione, seppure in Giapponese, che rendono possibile tutto ciò, ma questa e' un'altra storia....

Poi, stanca forse di cotanta organizzazione, mi sono lasciata andare e non ho pianificato più nulla, non come in passato voglio dire, perché non posso pensarci con così tanto tempo in anticipo, non posso organizzare il mio futuro tanto lontano, non ho tempo essenzialmente per farlo bene e non ho idee ben precise come un tempo, non ho voglia ne' stimoli ormai.

Ora il risultato e' che ho perso lo smalto, visto che per la mancanza di interesse non ho più coltivato le capacita' organizzative di cui andavo fiera....con tutta questa storia delle vacanze natalizie in ballo, mi rendo conto che invece mi piacerebbe poter aver tutto già progettato e sistemato, riposto in compartimenti spazio-temporali così che io sappia dove e quando muovermi. Sarebbe bello avere già da adesso un'idea precisa di come i sei mesi successivi si svilupperanno, sarebbe bello avere un'anteprima, come andare un attimino a vedere come sarà il futuro e poi tornare indietro e pianificare di conseguenza con la conoscenza a priori. 

Avrei bisogno di organizzare agosto, e settembre, poi dicembre e gennaio, avrei bisogno di decidere se viaggiare o no, dove andare, quando andare, cosa fare e come gestire il tempo, avrei bisogno di risposte che tardano ad arrivare, avrei bisogno di tagliare i tempi di attesa così da definire il piano d'azione, avrei bisogno di chiudere la pratica prima piuttosto che dopo, avrei bisogno di tornare nel futuro.

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The last entries made me think a bit more, of the story about vacation and pressures, and about organization….mine.

In the past, to adapt to the ahead-planning, the one which you got to start to think about it six months or one year in the future was hard….I don't have the German style, to put it into a cliche; neither I possess the typical Italian attitude of the last minute, or of arriving late. I like to have just a little organization and punctuality, let's say. 

With time, I understood the advantages of planning and I have learned, partly because it is a tendency and partly because so is required by today's life style, to plan everything well. In Japan such an ability got enhanced strongly, especially work-wise and in practical matters. One example above all is my travels, arranged and planned in detail from my couch. I also have to say this is thanks to the existence (only in Japanese language, mind that, but still…) of efficient transportation, information and communication systems that make all this possible. But that one is a different story….

After a while, tired perhaps of so much organization, I gave up and planned nothing any more, I mean not as much as I did in the past, now I can't start thinking too much earlier, I can't organize such a remote future, I essentially have no time to do it well and I don't have as clear ideas as I used to, now I have no will nor stimuli.
The result is that I lost my shine, since I haven't cultivated any more those organizational skills I was proud of, due to a lack of interest….but now with all this frenzy about the coming Christmas holidays, I reckon that I would actually love to have already planned everything so ahead of time, to have already filled the spacial-temporal compartments in order to know where and when I shall move. It would be nice to have a precise idea now of how the next six months will unfold, it would be nice to have a preview like, one second go have a quick look to the future and then come back to plan with this a priori information. 

I need to plan August, and September, then December and January, I need to decide whether to travel or not, where to go, when to go, what to do and how to manage the time, I need to have answers that are delaying, I need to shorten the waiting time to finalize my action plan, I need to archive the file rather now than later, I need to go back to the future.