Tuesday, May 29, 2012

Souvenir dal mondo

Pensavo di aver raccontato dei vari festival che a partire da maggio si avvicendano al parco di Yoyogi a Tokyo, ma mi sono resa conto che non sono stata assidua, quindi per rimediare cercherò di stilare un elenco approssimativo di quello che vi potrà capitare di vedere nei prossimi mesi.
Il fatto e' che si perde la bussola, ci sono così tanti eventi, si festeggiano così tanti gruppi etnici e si cercano così tante occasioni per starsene fuori, seduti su un telo di plastica blu a bere birra fino a svenire sotto al sole, mangiando specialità culinarie tipiche e regalandosi qualche souvenir dal mondo senza preoccuparsi di viaggiare in lungo e in largo….

Per quel che posso ricordare, e tracciare grazie a Mr Google e al mio archivio di foto, si incomincia a Maggio col festival della Tailandia, seguito dalla Jamaica, che rappresenta uno dei più interessanti con le tante mamme giapponesi trascinandosi dietro questi figli color cioccolata dai capelli neri e ricci….Poi Laos e Brasile, Indonesia. Ma non finisce qui, infatti ci sono ancora i festival di Africa, India, Vietnam, Sri Lanka, varie Oktoberfest e festival di cibo vegetariano. Insomma, tra maggio e Ottobre, basta trascinarvi al parco ogni fine settimana e state certi di non restare delusi. La cosa che potrebbe scoraggiarvi non poco e' la confusione: il parco di Yoyogi e' un punto turistico non indifferente, di per se attira moltissima gente, vuoi perché e' attaccato al tempio Meiji, il più importante in città, vuoi perché e' il ritrovo di quelli che si vestono in costume da personaggi dei cartoni, vuoi perché ci sono i ballerini di rock and roll, vuoi perché il verde pubblico, si sa, e' calamita per chi vuole rilassarsi dopo una settimana pesante. Per tutti questi motivi, e a causa di una stazione a mio avviso un po' piccola, soffrire di claustrofobia non e' una possibilità tanto remota. Eppure, vi dico, vale la pena.

Che poi, non solo i vari festival si ripetono di anno in anno, pressappoco lo stesso fine settimana, ma si sdoppiano, così che anche Yokohama, nello scenico ambiente che e' il piazzale di Aka Renga, giù alla baia, si può celebrare il festival tailandese, quello hawaiano, e ancora una oktoberfest per gradire, il festival africano, quello indiano e via discorrendo. Poi se si e' fortunati si riesce a beccare anche la festa del Peru, o addirittura si potrebbe pensare, opzione per i più pigri, di fare un giro al parco Yamashita a Yokohama verso ottobre e beccare il World festival, quando varie culture si concentrano assieme ed e' possibile fare il giro del mondo in pochi metri quadrati.

Sempre bello e interessante visitare questi festival, si può imparare tanto sulle varie culture, le danze, il cibo, gli oggetti, i vestiti e altro. E chi non ha la possibilità di viaggiare, lo può fare virtualmente passeggiando tra gli stand, magari comprando un souvenir, per niente virtuale, da portare a casa come ricordo.

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I thought I had from time to time mentioned the various festivals on at Yoyogi park in Tokyo starting from May, but I have realized I haven't been so precise and I will try now to list aproximately what you might experience in the next months.
The problem is that one easily loses track, there are so many events, so many ethnic groups celebrate their roots and there are many chances to go out, sit on a blue plastic sheet drinking beer till passing out under the sun, eat culinary specialties and buying a few world souvenir for one self without worrying about traveling the world…

For what I can remember, and trace back thanks to Mr Google and my photo archive, stuff gets started in May with the Thai festival, followed by the One Love Jamaica festival which is one of the most interesting to me, with the many Japanese mothers dragging those chocolate skin kids with curly black hair along…Then Laos and Brasil, Indonesia. It's not over yet, in facts there is Africa, India, Vietnam, Sri Lanka, a series of Oktoberfests and veggietarian food festivals. So, between May and October, you just need to show up at the park every weekend and you won't be disappointed. The one thing that might discourage you being the crowd: Yoyogi park is a touristic landmark, it attracts lots of people, be it because it is close to Meiji Shrine, the most important temple, be it because all costume players gather here on weekends, be it because many dancers show off their performances, be it because green areas are magnets for people who want to relax after a hard week. For all these reasons, and in my opinion the tiny station plays a role too, suffering claustrophobia here is not a remote option. Still, it is worth it.

Also, such festivals, not only repeat year after year, more or less on the same weekend, but they double, so that in Yokohama bay, too, in the scenic spot where Aka Renga is, one can celebrate the Thai festival, the Hawaiian, and again another Oktoberfest, the African festival, the Indian, and so on. If you are lucky you might see the Peru fest, or one can even think to go to Yamashita park, this is the option for the lazy ones, around October and have a look at the World festival when different cultures are celebrated together and a journey around the world takes just a few square meters.

Always interesting, one can learn a lot about the different cultures, dances, food, artworks, handcrafts, clothes and such. And who has no means for traveling for real, can do it virtually by walking around the booths, maybe even buying a souvenir, not at all virtual, to bring home as a memory.


















Sunday, May 27, 2012

Lifestyle - Service

Se c'e' una cosa in cui i giapponesi sono efficaci, questa e' il servizio al cliente, la prontezza, l'affanno nel tentativo di soddisfare ogni esigenza e richiesta.

Ogni volta che entrate in un negozio, non avete ancora messo piede dentro a dire il vero, c'e' già una commessa pronta li a dirvi che "prego, entri pure, se ha bisogno chiami pure", e comunque vi tallona da vicino, vi segue per tutto il negozio. Non per mettervi fretta o per pressarvi….che pensate! E' per essere li' pronta nel caso abbiate bisogno, no?

Siete al supermercato e cercate lo scaffale con l'aceto di mele, ma non trovandolo chiedete a un dipendente che subito vi spiega dove trovarlo e vi accompagna pure.

Ma anche per la strada, se vi capita di dover chiedere direzioni non solo la persona si farà in quattro per indicarvi la giusta via, ma spesso vi accompagna per un tratto, così da essere sicura di non mandarvi da un'altra parte.

Al ristorante, ti accolgono già prima che la porta ti si e' chiusa alle spalle, ti fanno sedere e subito ti portano una tovaglietta bollente (o fredda in estate); sempre al ristorante, tipicamente quello in cui ci si toglie le scarpe prima di sedersi al tavolo, se ci fate caso vi sistemano le scarpe in modo che siano pronte da essere indossate quando andate via….in alcuni di questi posti, e' necessario sistemare le scarpe in degli appositi compartimenti all'ingresso. Bene, la cosa che mi fa impazzire e' che le scarpe, che mi ricordo benissimo averle messe nello scaffale A7, le trovo già davanti la porta pronte ad aspettarmi!

Se non e' servizio impeccabile questo…..

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If there is something where the Japanese are effective, then this is the service, the readiness, the efforts in trying to satisfy any request and need.

Any time you enter a shop, actually you haven't yet stepped in, there is a girl there to tell you that "come in, just call me if you need me" when in facts she's following you step by step around the shop. Don't worry it is not to pressure you or to hurry you…what do you think! It is just to be there ready in case you need, right?

You are at the supermarket looking for the place for the apple vineyard, and not being able to find it you ask some staff who will explain where to find it and taking you all the way there.

Even on the street, if you happen to ask for directions not only the person will do everything to explain you the way, but often they can escort you for a while, so to be sure they are not sending you the wrong way.

At a restaurant, the door hasn't yet closed behind you that they welcome you, they show you a table and soon after they bring you a hot towel (cold in summer); again, at the restaurant, typically the one where you have to take your shoes off before sitting at the table, they will arrange your shoes so that they are ready to be put on when you leave….in some of such places shoes must be taken off at the entrance and place them on some shelves. Now, what drives me mad here is that the shoes, which I clearly remember being on shelf A7, are now at the entrance waiting for me!!

If this is not impeccable service…



Sunday, May 20, 2012

Golden Week 2012 getaway


Golden Week 2012 e' un po' combinata male. Per prima cosa, ho già' fatto le mie due settimane di ferie in Italia e in Belgio (seppure ho passato più tempo dentro uffici per avere nuovi documenti che a casa coi miei) durante la pausa pasquale. Altra cosa, per il motivo di cui sopra, non potevo tornare in vacanza per altri dieci giorni dopo solo una settimana di lavoro. Terza cosa, anche volendo, non c'era tempo di organizzare tutto. Infine, quarto punto, a essere sinceri dopo i sintomi di jet-lag che mi sono durati una settimana intera, non mi dispiaceva proprio farmi un fine settimana a casa senza troppi piani….

Dunque, invece del ponte, mi guadagno il mio pane nei due unici giorni lavorativi della settimana e faccio poi una breve vacanza a Kuala Lumpur il lungo fine settimana successivo (golden week vera e propria). Meta non nuova, già nella lista dei "ce l'ho", ma comunque sempre interessante, e soprattutto economica nonostante la città sia in via di sviluppo costante. 

Li, ho visto che il codice stradale, più che essere rispettato e' liberamente interpretato (cosa abbastanza simile avviene in Sicilia, del resto), e che a Tokyo, in effetti, gli espatriati rappresentano solo una piccolissima percentuale della popolazione, si incontrano molti stranieri che hanno ormai casa qui e si tende a pensare che la comunità sia enorme….Poi, bastano solo due giorni a Kuala Lumpur per capire quanto relativa sia la nostra osservazione: la comunità di stranieri nella capitale malese e' di gran lunga più ampia di quella a Tokyo, molti preferendola alla capitale dell'estremo oriente per il basso costo della vita (e per l'assenza di barriere linguistiche, e per la cultura meno rigida).

La vacanza, che piuttosto che in Malesia sembrava in Svezia per via della nazionalità della gente di cui ero circondata, ha previsto solamente abbronzatura, uscite in centro, BBQ a casa. Poco ma essenziale, e quello che ci voleva sul serio, soprattutto per il caldo, quel caldo che e' mancato sia in Giappone sia in Sicilia e in Europa. Non avevo bisogno di provare il cibo locale (già fatto), di visitare la città con approccio da turista (già fatto), di fare acquisti (non necessari), avevo solo bisogno di fare una vacanza, senza piani e senza troppi pensieri.

Gli effetti benefici sono tuttavia svaniti già al primo giorno di lavoro…..

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Golden Week 2012 is a bit complicated. First of all, I just had spent two weeks between Italy and in Belgium as Easter break (although I spent most of the time running around offices and renewing documents than with my family). Secondly, because of the reason above, I couldn't go on vacation again after just a week of work. Third, even if I wanted, there was no time to arrange everything. Finally, fourth reason, to be honest I didn't mind staying at home for a weekend with no plans at all given the fact that I suffered of jet lag symptoms for a week….

So, instead of asking for more vacation, I went to work those two working days of the week, and then I went for a short vacation, the following long weekend (proper Golden Week), to Kuala Lumpur. Not new a destination, it is already it the "been there" list, but still keeps my interest alive and it is still cheap despite the rapid development.

There, I saw that driving code instead of being followed is rather freely interpreted (as it happens in Sicily, too, by the way), and I noticed that in Tokyo, actually, expats represent just a tiny percent of a population: one sees so many foreigners living here and tends to think the community is enormous….Then, in just two days in Kuala Lumpur, one realizes how relatively big the judgement was: the foreigners community in the malay capital is so much bigger than the one in Tokyo, and many prefer it to the far east capital for the low cost of life (and for the absence of language barriers, and for a less strict culture).

My vacation, which could have been in Sweden instead of Malaysia seen the nationality of the folks I was surrounded by, featured only suntan, going out, BBQ at home. Little, but essential, and just what i needed, especially in terms of temperatures, high, missed in both Japan and in Sicily and Europe. I didn't need to try the local food (check), to visit the city with a tourist approach (check), to go shopping (no need). Simply I needed a break with no plans and no worries.

But, the beneficial effects derived from it vanished already at my first day back at work…

Saturday, May 19, 2012

May is real spring


A parte Ottobre, il mio mese, che in Giappone e' il più bello, il mese di Maggio qui e' da goderselo gelosamente.
E' il mese in cui fioriscono le azalee, piante a cespuglio dalla fioritura copiosa e con fiori grandi. Ce ne sono tantissime perché vengono usate come verde urbano e altro. Un po come in Sicilia, dove gli oleandri sono la norma. I fiori fucsia, rosa, bianchi, e i vari innesti, esplodono all'improvviso e dappertutto, esiste addirittura una festa dedicata all'azalea. Dovreste visitare il tempio di Nezu durante la golden week (inizi di maggio), quando appunto la fioritura e' massiccia e si ha quasi l'impressione di camminare in mezzo a montagne di petali.
Amo particolarmente le azalee rosa, mi mettono proprio di buon umore e poi danno alla città un aspetto più vivace, per non parlare del campus...anche andare al lavoro sembra pesare di meno!

Nonostante sia la fioritura dei ciliegi ad Aprile a segnare l'inizio della primavera, e' piuttosto a Maggio che si respira aria di primavera, quando le temperature salgono, le giornate sono sensibilmente più lunghe, esplodono i colori, i sensi si risvegliano e la vita ricomincia.

E poi, le rose.... Come e' possibile che in tutti questi anni non abbia pensato ad arredare il mio appartamento con un paio di vasi di rose!!! Ogni anno, in questo periodo, la tentazione di munirmi di forbici e andare a raccogliere mazzi di rose dai cespugli sparsi per il campus e' irresistibile....che poi non so neanche se sia possibile, magari raccogliere i fiori e' un'azione soggetta a una delle regole non scritte giapponesi! 

Un'altra cosa che aiuta a risvegliarsi dal torpore dei mesi freddi e' l'inizio delle sagre etniche: ogni fine settimana, al parco Yoyogi a Tokyo, c'e' una festa diversa, una etnia diversa, tra le tante comunità di stranieri a Tokyo, viene celebrata e si possono provare cibo, prodotti tipici, artigianato, manifatture, cultura locale con danze e rappresentazioni varie. Devo riprendere la tradizione e tornare al parco, non ci vado da parecchio.

E' bene approfittare di questi giorni, e i giapponesi lo sanno bene, perché la stagione delle piogge e' dietro l'angolo e presto pioggia battente e caldo umido si faranno vivi....anzi, quest'anno sembra proprio che la stagione delle piogge sia arrivata in anticipo....speriamo che, in quel caso, giugno sia asciutto!!

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Besides October, my month, which is the best in Japan, May is to be jealously enjoyed.
It is the month when azaleas bloom, bushes with big and massive amount of flowers. There are plenty as they are used as urban green. It is like oleanders in Sicily, they are everywhere. Purple, pink and white flowers, not to mention the mixes, suddenly explode everywhere, and there is also a festival dedicated to this flower. You should visit Nezu temple during golden week (beginning of May) when blossom is at its peak and one gets the feeling to walk in a petals field.
I like pink azaleas, they put me in a good mood and then they give the town a prettier look, not to mention the campus…..even going to work feels better!

Although is cherry blossom in April to mark the begin of spring, it is actually in May when one can feel spring coming, when the temperatures go up, days are sensibly longer, colors explode, senses wake up and life can start again.

Then, roses.....How could I live all these years without decorating my apartment with a couple of rose bushes!!! Every year in this period I am tempted to grab a pair of scissors and go collect roses from the varieties around the campus....I don't think it is actually possible, perhaps it is subject to one of the many Japanese non written rules!

Another thing helping to wake up from the cold months numbness is the ethnic festivals season: every weekend, at Yoyogi park in Tokyo there's a different festival, a different people among the foreign residents communities is celebrated and one can try food, typical products, handicrafts, experience local culture and various performances. I have to catch up again, I haven't visited the park for too long.

Better to make good use of these days, and the Japanese know it well, because rainy season is behind the corner and pouring rain plus hot humid weather will soon come...actually it seems this year the rainy season came earlier....let's hope that at least June will be dry, then!!


Tuesday, May 15, 2012

Lifestyle -- Martial Arts Interviews I


Avevo promesso tempo fa che mi sarei dedicata a un progetto, quello di pubblicare una intervista ad amici e/o colleghi che hanno esperienza di arti marziali. Il tempo e' finalmente giunto, un bel post che avevo in mente da tanto tanto tempo e' ormai ultimato e non mi resta che lasciarlo in balia dei miei lettori.
Lo scopo e' capire se tramite le arti marziali si riesce a cogliere vari aspetti della cultura giapponese e se chi vive in Giappone e' maggiormente influenzato o no.

Per questo progetto devo ringraziare in primo luogo Natacha, con cui abbiamo addirittura prodotto una video-intervista molto molto bella (attualmente in fase di montaggio), e poi Mario (dall'Italia!!), Charles, Mickael, e anche Noro-san, la voce interna alla disciplina, la controparte giapponese al mio gruppo di europei residenti a Tokyo…
Qui di seguito pubblico solo le domande e risposte delle interviste per iscritto, mentre per la mia ospite d'onore, Natacha, mi riservo di pubblicare il video appena sarà finito. 

D. Qual'e' l'arte marziale che pratichi?
R. Mario pratica karate (stile Shotokan*, vedi sotto), mentre Charles fa aikido. Mickael invece si e' dedicato al judo e Noro si da' da fare con il kendo.

D. Quando hai iniziato?
R. Noro ha iniziato a 12 anni, seppure ha alternato periodi di inattività e periodi di dedizione. Mario ne aveva 13, mentre Mickael ha iniziato a 10 anni ma ha smesso dopo un anno circa. Charles e' assiduo dal 2005, seppure confessa che in inverno o quando fa troppo caldo in estate salta qualche lezione…

D. Continui ancora a allenarti?
R. Charles si, come anche Noro che va ogni sabato, e Mario. Invece Mickael non più, seppure non gli dispiacerebbe riprendere.

D. Cosa ti ha spinto a scegliere questa disciplina?
R. Mario dice che l'incuriosiva molto. Charles aveva iniziato a scuola a usare armi di legno, quindi una volta trasferitosi in Giappone ha cercato di trovare una scuola di Aikido. Un giorno, prendendo un caffè a casa di un collega ha notato la sua divisa ed e' poi stato accolto nel dojo, ed e' incominciato tutto da li. Noro invece non ricorda bene come mai ha incominciato, ma rassicura sul fatto che kendo e' una disciplina sicura e che si può praticare a ogni eta. Mickael, scherzando, dice che e' solo perché la scuola di judo era a due passi da casa sua….ma in realtà e' stato ispirato dalla televisione, dove poteva vedere il campione (a quel tempo il francese David Douillet), e anche perché judo e' non violento.

D. Questa disciplina e'  cosi come te la aspettavi?
R. Mickael non era soddisfatto, tant'e' che dopo un anno si e' stancato….voleva procedere velocemente, ma si sa che in queste cose bisogna avere pazienza e lavorare sodo. Noro invece sapeva cosa aspettarsi, mentre sia Charles che Mario hanno trovato che era ancora meglio di quanto credessero. Infatti Charles, ad esempio, pensava si usassero più armi in aikido, mentre invece e' ampiamente soddisfatto della lotta a mani nude piuttosto che essere impedito nei movimenti per via delle armi…

D. Il tuo stile di vita e' cambiato?
R. Mario confessa che era forse troppo piccolo per rendersi conto se il suo stile di vita sia cambiato o no, piuttosto il suo stile di vita si e' formato col karate. Charles, assieme alla moglie, ogni mattina fanno esercizi di riscaldamento come se si stessero preparando per aikido. Bella abitudine! Mickael, visto l'abbandono prematuro, non ha notato particolari cambiamenti, seppure dice che avendo imparato a come cadere senza farsi male, ha saputo cavarsela senza graffi in molte occasioni nella vita. Per Noro, già giapponese di nascita, kendo e' solo un modo per mantenersi in salute.

D. Pensi che ti aiuti a capire la cultura giapponese, e se si come?
R. Per Mario c'e' voluto del tempo prima che iniziasse a "pensare giapponese", Charles punta più sulle opportunità di socializzazione della disciplina, e Mickael ha addirittura imparato a contare fino a dieci in giapponese!! Ma e' in particolare Noro che si e' accorto di quanto poco conoscesse la sua cultura: se non fosse stato per il kendo, non avrebbe mai saputo come indosare un hakama, pantalone tipico giapponese che richiede una certa destrezza nel metterlo…

D. Quali sono gli aspetti più duri di questa disciplina?
R. Noro non ha dubbi: sfidare se stessi. Mickael ricorda quanto difficile fosse migliorare di livello e trovare un giusto equilibrio tra forza e bilanciamento, perché quando si combatte spesso si e' in difficoltà e trovare e sfruttare il punto di forza dell'avversario richiede maggiore sforzo. Mario pensa che invece la difficoltà sta nel non trovare il tempo da dedicare alle arti marziali, vista la vita frenetica che conduciamo. In maniera molto filosofica Charles ci dice sia trovare noi stessi le risposte alle nostre domande….

D. Se qualcuno volesse approcciarsi alla tua disciplina e ti chiedesse consiglio, quali sono i pro e i contro?
R. Mickael dice che judo e' uno sport ludico e non violento ed e' completo visto che bisogna usare la testa e il corpo. Pero', non si usano armi e non e' così figo come al kung fu.
Per Noro il pro e' che kendo si può praticare a ogni eta', seppure ammette che all'inizio e' difficile abituarsi all'armatura che impedisce i movimenti e pesa parecchio. Aggiunge che forse non e' così interessante a molti come potrebbe esserlo  basket o tennis.
Mario potrebbe scrivere un trattato sui pro, enfatizzando sul miglioramento psico-fisico dell'individuo, ma decisamente uno sport sconsigliato a chi soffre di problemi cardiovascolari o problemi legati all'eta'.  Charles considera l'impegno e la dedizione come i maggiori ostacoli, quindi siate sicuri di avere un dojo vicino casa e fate amicizia con gli altri partecipanti, così da vincere ogni resistenza interna. Il vantaggio di aikido e' il non avere competizioni ne' distinzioni di genere o livello.

D. Se potessi tornare indietro faresti la stessa scelta?
R. Un coro unanime di si, anche se Mickael dice che vorrebbe provare una disciplina dove può usare armi.

*Shotokan
Funakoshi ha scritto i Venti Precetti del Karate, fortemente basati su Bushido e Zen, che contengono tutta la filosofia Shotokan. I principi alludono alle nozioni di umilta', rispetto, compassione, pazienza e e una calma sia interiore che esteriore. Funakoshi credeva che attraverso la pratica del karate e l'osservanza di questi 20 principi, il karateka migliorasse la propria persona. Ci sono cinque regole per allenarsi in un dojo: cerca la perfezione del carattere, sii fedele, punta all'eccellenza, rispetta gli altri, non avere un comportamento violento. Spesso questi precetti sono recitati all'inizio o alla fine di ogni lezione per motivare e come ulteriore allenamento.

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I promised some time ago I worked on a project, to publish an interview to friends/colleagues who have experienced martial arts. Time has eventually come, and a nice post I had in mind since long long time ago is ready to go and I just leave it to my readers. 
The main aim is to understand whether through martial arts one can understand various aspects of Japanese culture, and whether living in Japan is influencing more.

I have to acknowledge and deeply thank Natacha, first of all, with whom I did a very nice video interview (under elaboration right now), and then also Mario (from Italy!!), Mickael, Charles and Noro-san, the Japanese counterpart to the Tokyo residents group of foreigners…
Following are only the text based Q&A, while I will publish the video with Natacha as soon as I will be done.

Q. What martial art do you practice?
A. Mario practices karate (Shotokan*), while Charles aikido. Mickael chose judo and Noro is busy with kendo.

Q. When did you start?
A. Noro started at the age of 12, although on and off. Mario was 13, while Mickael started at 10 but quitted after one year or so. Charles is practicing since 2005, but he confessed that in winter or when it is too hot in summer, he skips sometimes…

Q. Do you keep on training?
A. Charles does, so do Noro, who goes every Saturday, and Mario. Instead, Mickael doesn't even if he would like to start again.

Q. What made you choose this discipline?
A. Mario was moved by curiosity. Charles had started with some wooden weapons at school, and after moving to Japan he started looking for a aikido school. One day, while having coffee with a colleague at his place, he noticed the training clothes, so that he was after introduced to the colleague's dojo and that's how it started. Noro actually doesn't remember why, but he stresses on how safe kendo is, and can be practiced even at a later age. Mickael, joking, says it's just because the school was a few steps away from home…but really he was inspired by TV, where he saw the French champion (David Douillet at that time) and also because judo is a non violent sport.

Q. Is the discipline so as you expected it to be?
A. Mickael wasn't happy and indeed he quit after a year…he wanted to jump up the levels fast, but we know in these cases one must be patient and work hard. Noro knew exactly what to expect from kendo, while both Charles and Mario found out it was much better than they had thought. Charles, for example, thought aikido would employ more weapons, but he is now quite satisfied by the hand-fight, rather than being slowed down by weapons…

Q. Has you lifestyle changed?
A. Mario confesses he was too young to realize whether it changed, his lifestyle was rather built up on karate. Charles and his wife every morning do some warm up exercises, as if preparing for aikido. Nice habit! Mickael, because the early give-up, didn't notice changes, although   learning how to fall in judo, he could save himself from bad injuries many times in life. To Noro, Japanese-born, kendo is just a way to stay healthy.

Q. Do you think it helps understanding Japanese culture, and how?
A. It took a while to Mario to start "thinking Japanese way", Charles stresses more about the social opportunity, and Mickael even learned to count till 10 in Japanese!  But specifically, is Noro who noticed how little he knows: hadn't he started kendo, he wouldn't have known how to wear a hakama, the traditional Japanese pants very difficult to wear and fold….

Q. What are the challenges in this discipline?
A. Noro has no doubts: challenge oneself. Mickael remembers how hard was leveling up and also finding the right balance between equilibrium and strength, because during a fight the challenge is to overcome the difficulty with using the opponent's force. Mario thinks the difficulty lies in finding the time to dedicate to martial arts, due to our frenzy lives. Philosophically  driven, Charles says the challenge is to find ourselves the answers to our own questions….

Q. If anyone willing to start would ask you for advice, what are the pros and cons?
A.  Mickael suggests judo is ludic and non violent, it is also a complete sport as you have to use your brain and your body. But, there are no weapons, and it is not as cool as kung fu :)
For Noro the pro is that kendo is a sport for all ages, although he admits at the beginning it can be hard to get used to the armor, heavy and stiffening. He also adds that it might not be as interesting as basket or tennis to many.
Mario could write a treaty on pros, emphasizing on the benefits for mind and body, but definitely not suggested to the ones with cardiopathy or age related complications. Charles recognizes dedication and continuation as bigger obstacles, so be sure there's a near enough dojo, and make sure you make friends with others, so to kill any inner resistance. The advantage of aikido is lack of competitions and equality in gender and levels.

Q. Could you go back, would you make the same choice?  
A. A solid yes for all, although Mickael would prefer to try another sport where he can use weapons.

*Shotokan was the name of the first official karate dojo funded by Funakoshi, name given by the students to the hall where the master taught the art. Shoto (松濤) meaning "pine-waves" (the movement of pine needles when the wind blows through them) was Funakoshi's nick name, kan ( kan) means "house" or "hall". Shotokan training is usually divided into three parts: kihon (basics), kata (forms or patterns of moves), and kumite (sparring). Techniques in kihon and kata are characterized by deep, long stances that provide stability, enable powerful movements, and strengthen the legs. Kumite techniques mirror these stances and movements at a basic level, but are less structured, with a focus instead on speed and efficiency. 
Funakoshi laid out the Twenty Precepts of Karate, based heavily on Bushido and Zen, which keep the philosophy of Shotokan. The principles allude to notions of humility, respect, compassion, patience, and both an inward and outward calmness. It was Funakoshi's belief that through karate practice and observation of these 20 principles, the karateka would improve their person.
There are five philosophical rules for training in the dojo; seek perfection of character, be faithful, endeavor to excel, respect others, refrain from violent behavior. The principles are recited at the beginning and/or end of each class to provide motivation and a context for further training.

Saturday, May 12, 2012

The Crow Issue -- Il fatto del corvo


Leggevo tra le notizie italiane (un pochino in ritardo coi tempi, devo dire, visto che l'argomento e' vecchio di una decina di anni) che i corvi a Tokyo rappresentano un serio problema per l'igiene, per la sicurezza e incolumità dei cittadini. Hanno ragione.

I corvi che si trovano qui in città, per chi non lo sapesse, non sono quelli che vediamo in Europa, sono delle bestie spaventose, che possono arrivare a pesare qualche chilo, dall'apertura alare di un metro circa e da forti e aguzzi artigli. Essendo bestie tra le più intelligenti, hanno negli anni imparato a sopravvivere e proliferare in un ambiente come Tokyo dove non ci sono minacce, e vivono di rifiuti. Non solo, ma si accomodano sui fili della corrente, causando black out,  strappano i fili in fibra ottica per farci i nidi distruggendo la rete internet (possono vantare di avere una casa ad alta tecnologia, almeno!), causano ritardi ai treni, aggrediscono i passanti, eccetera.

Il problema e' talmente grosso che l'amministrazione cittadina continua da anni una battaglia per sterminare in massa gli infausti animali, con grande disapprovazione degli ambientalisti. Al che, molti tornano a discutere su una maniera più efficiente di gestire i rifiuti urbani in un atto disperato di ripulire cieli e strade, e ciò ci porta direttamente a discutere a un livello differente…tutti i visitatori a Tokyo avranno di certo notato l'assenza di cestini dell'immondizia lungo le strade; questo ha tanti perché: c'e' chi dice sia per evitare il vandalismo, chi dice sia per dare un'idea di città pulita imponendo ai cittadini di disfarsi di cartacce e lattine vuote e casa loro,chi dice sia per evitare che, appunto, gli uccelli nel tentativo di spaccare tutto per cibarsi sparpaglino tutto in giro, chi dice sia legato ai fatti del 1995 quando la metro fu soggetto di attacco terroristico con gas serino….in ogni caso, nessuna delle soluzioni elencate, vere o presunte, funziona visto che: i vandali ci sono comunque, la gente butta carte e quant'altro per strada, i corvi fanno di ogni cumulo di spazzatura una discarica, e soprattutto, chi potrebbe mai pensare di usare i cestini per attacchi terroristici??   

A tutt'oggi, dopo anni di battaglie, i corvi continuano a nidificare in citta, si fiondano sugli ignari passanti e rompono i c….. con il loro gracchiare sin dalle prime luci dell'alba.

Comunque sia, tenete bene a mente che a Tokyo il pericolo potrebbe raggiungervi dall'alto. 

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I was reading on the Italian news (with a small delay on timing, I'd say, seen that the topic is about 10 years old) that crows in Tokyo represent a problem, a serious problem, for hygiene and for people's safety. It is true.

The crows around here, for who's not aware, are not like the tiny European ones, they are scary, weighting up to a kilo or more, with a one meter wing spread and with strong and sharp claws. Being among the most clever creatures, over the years they have learned to survive and proliferate in a danger-less environment like Tokyo and live up on garbage. Not only this, but they sit on electrical wires, causing blackouts, they chew and steal fiber optic cables to build their nests disrupting high speed internet (call it a high tech nest!), they cause trains delay, they attack people and so on.

The problem is so big that city administration started and is continuing a battle agains these birds to mass kill them, with lately big disapproval from the environmentalists. So, now, many are discussing about a more efficient way to handle public garbage in a desperate attempt to free the roads and the skies. This shifts the discussion to a different level….all Tokyo visitors have certainly noticed the lack of rubbish bins on the streets; there are many explanations to why the measure: some say it is to avoid vandalism, some say it is to make the city look clean imposing the citizens to dispose of rubbish at their homes, some say it is to avoid birds to aim at the garbage bags looking for food, some say it is due to the 1995 serene gas attack in the subway…..in any cases, none of the aforementioned solutions, real or rumored, seemed to work: vandals are damaging anyway, crows transform any pile of garbage into a mountain of debris and, above all, who would want to use the rubbish bins for terroristic attacks?

To date, after years of battle, the crows continue living in town, flying down to the shocked passersby and irritating with their doomed sounds since the early start of a day. 

Anyhow, keep in mind that in Tokyo danger might come from above.






Monday, May 7, 2012

In Bruges


Dunque, da Bruxelles in solo un'ora in treno, si raggiunge Bruges, la città patrimonio dell'unesco e tesoro dei belgi, la città considerata tra le più romantiche al mondo, la città che e' anche chiamata Venezia del nord. La breve distanza dalla capitale e l'interesse turistico e personale mi spingono a fare un giro da quelle parti, preferendo Bruges alla più vicina e altrettanto medioevale Gand, altro gioiello nazionale.

Bisogna fare un bel pezzo di strada dalla stazione fino a raggiungere il centro, che come in tutte le cittadine medievali e' la piazza del mercato. E' facile arrivare in centro, piuttosto che uscirne, infatti quando si vuole raggiungere la piazza basta tenere a riferimento la torre campanaria, mentre quando si vuol tornare indietro, senza mappa si e' praticamente persi in un labirinto di stradine…meglio procurarsi una mappa o chiedere in giro…

Rispetto a Bruxelles, dove per cause soprattutto storiche e politiche, si trovano a convivere architetture e stili differenti, spesso in contrasto tra loro, il centro di Bruges conserva intatto ancora oggi lo stile che aveva in passato, le case sono tutte costruite in mattoni rossi, basse con le finestre che si affacciano sulla strada principale, i tetti a zigzag, i negozi di merletti e di cioccolata che attirano curiosi e appassionati eccetera.
Per accentuare ancora di più il carattere medioevale di Bruges, carrozze trainate da cavalli trasportano i turisti lungo le vie del centro. Molti lo troverebbero romantico, suppongo. Mi sono anche soffermata a pensare come gli abitanti vivano ogni giorno praticamente circondati da turisti….come ho fatto io, molti altri prima di me e molti ancora dopo di me fanno foto alle loro case, e immedesimandomi non credo che vivere in una specie di Disneyland sia l'ambizione primaria di ognuno…e' anche vero, d'altro canto, che il turismo apporta non poco benessere, al che il compromesso pare sia d'obbligo.

Ma la cosa che rende famosa Bruges più di altre e' l'acqua: due canali circondano infatti quello che e' il centro cittadino, apportando quel tocco di romanticismo in più che ricorda tanto Venezia e che ha contribuito forse a creare quest'aura di notorietà negli anni. In effetti, seppur in maniera diversa che Venezia, Bruges ha il suo fascino, soprattutto quando si decide di fare un giro in barca lungo il canale, e scorci interessanti ce ne sono non pochi, soprattutto perché invisibili dalla strada. Ho approfittato, o più che altro tentato la sorte, di qualche ora di sole (come ben si immagina piove spesso anche qui) e mi sono messa in barca, osservando la città da una prospettiva diversa. 

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From Brussels, in one hour train ride, I could get off at Bruges, a Unesco World Heritage site and a Belgian treasure, one of the most romantic cities in the world apparently, it is known also as Venice of north. Personal and touristic interest, and a relatively short distance from the capital, made me choose Bruges, although another famous city, Gand, was much closer but not that much advertised.

There is a long way from the station to reach the city center, which is the market square, like all medieval towns. But finding the way to the center is easier than finding the way out, because to go to the square one just needs to look for the belfry and follow it with the eye, while to go back to the station without a map gets you lost in the labyrinth of streets for sure, without a map.

Opposite than Brussels,where buildings in different styles can coexists, mainly due to political or bare historical matters, Bruges center keeps intact the style of the past till today, so houses are all made of red bricks, small and with windows on the main streets, the zig-zag shaped roofs, the lace and chocolate shops attracting curious and aficionados, and so on.

To make the medieval atmosphere more tangible, tourists can be showed around the beauties and sights from a horse drawn cart. Many would find it romantic, I know. I even thought what the inhabitants think about living everyday surrounded by visitors….I took photos of their houses, for example, so many before me did and many after me will do, and considering this I don't think I would like to live in a sort of disneyland….but on the other hand it is also true that tourism is essential an economy for such a place, so the compromise looks more like the case here.

What makes Bruges well known is the canals: two surround the city centre, bringing yet some more romanticism into the picture, that reminds of Venice and has contributed to raise the popularity of this place. Actually, although in a different way than Venice, Bruges is quite fascinating, especially if seen from a boat when it is possible to notice some hidden corners from the street views. I profited of a couple of hours of sun ( I have to say I have challenged my luck, since it rains a lot here too) and I had a boat tour myself, enjoying the view of the town from another point of observation.










Tuesday, May 1, 2012

Rainy Bruxelles - ブリュッセル

Quando dico Belgio, cosa verrebbe in mente ai più? Cioccolata, vero. Poi birra, vero anche questo, e i tanti peccatori di gola lo sanno fin troppo bene. Poi….
Poi vengono in mente altre cose per cui il Belgio, e in particolare Bruxelles, e' famoso, come i merletti, i waffles, i fumetti, le cozze e….la pioggia!

Dicono di Bruxelles che piove otto giorni su sette. E' verissimo, lo posso testimoniare. Mai visto tempo più grigio e piovoso, neanche giù in Sicilia e' così strambo, perché quando piove, piove per qualche ora, o un giorno intero, ma poi torna il sereno…a Bruxelles invece, pure quando spunta una mattina di sole e' opportuno portarsi dietro l'ombrello perché state sicuri che pioverà. Mi serva da consolazione il fatto che dopo ogni acquazzone c'era sempre l'arcobaleno a rubarmi un sorriso. 
Capisco ora anche perché c'e' un numero infinito di musei, del resto, se piove non resta altro che rifugiarsi al chiuso e approfittare un po' per acculturarsi sulla storia del fumetto, ad esempio, o sulla cioccolata, o per visitare la collezione di Magritte, eccetera. Per di più in città esistono molte gallerie, non solo per sfuggire alla pioggia ma anche, e soprattutto, per sfuggire al rigore dei mesi invernali. Li', non solo si possono osservare le vetrine con pizzi e merletti, non solo si può fare shopping senza il cruccio del freddo, ma anche ci si può accomodare ai tanti bar e caffè e godersi una birra, e di birre, i belgi, la sanno lunga. 

Se c'e' il sole, allora meglio approfittarne e passeggiare per le strade del centro, dove edifici, cattedrali, giardini, piazze e palazzi reali rendono bene l'idea di una città con un ricco passato. Il centro e' piccolino, lo si percorre in lungo e in largo anche a piedi, e a essere sinceri non e' neanche così complicato da navigare in assenza di mappe turistiche: dalla stazione centrale basta farsi guidare l'occhio dalle guglie della torre che si erge sulla piazza principale, e volendo ci si può concedere qualche deviazione o per andare al palazzo reale e il parco, oppure alla cattedrale, oppure ancora per gironzolare tra le stradine intorno alla piazza, dove negozi di souvenir, mastri cioccolatai, ristoranti di ogni tipo distolgono l'attenzione dalle bellezze urbane. Ogni angolo rivela una qualche bellezza, un fregio, una scultura, una chiesetta, un monumento….

C'e' molta arte romanica, e ancor più gotica a Bruxelles, tutte le chiese, l'abbazia appena fuori città, le basiliche, la cattedrale che assomiglia tanto a Notre Dame di Parigi, risalgono difatti a quel periodo; le abitazioni private ricordano tanto le casette strette e lunghe di Amsterdam, coi tetti a zig-zag e le pareti un po' sbilenche; il tutto si mescola a palazzi rinascimentali, come la residenza reale, costruzioni in Art Neuveau, che qui ha il suo massimo esponente in Victor Horta, a cui e' stato dedicato anche un museo, edifici di più recente costruzione, fino ad arrivare all'area della città più moderna, sede di uffici della commissione e delle organizzazioni europee.

Tanta arte, tanta storia, ma anche tanto intrattenimento qui a Bruxelles, soprattutto la sera quando locali e bar si popolano di clienti. La vita notturna e' piacevole, si sta in giro fino a tardi, tutte le viuzze del centro sono puntellate di locali, l'area dietro la piazza centrale, l'area di Sablon, l'area di Chatelet…Oltre a ciò', Bruxelles e' una città che vanta moltissimo verde pubblico, con vari pachi, giardini, un bosco. 

Posso dire di aver provato di tutto, nel mio poco tempo a disposizione: ho assaggiato le cozze con patate fritte, il piatto tipico, ho sgranato gli occhi davanti alle fontane di cioccolato al centro, ho bevuto la birra a un pub locale, ho mangiato i waffle (e coincidenza volle che mi sono fermata a mangiarlo proprio davanti all'hotel da dove e' uscita Hillary Clinton in persona passandomi davanti…), ho fatto le mie foto panoramiche dal belvedere al palazzo di giustizia, ho seguito il percorso dei fumetti (in giro per Bruxelles, sulle pareti delle case, sparsi qui e li' ci sono disegni ispirati ai cartoni animati nati dalla penna dei disegnatori belgi, come Tin Tin, i puffi, Lucky Luke), e ho anche inserito nell'itinerario una visita alla cittadina medioevale di Bruges, famosa per essere stata soprannominata (come altre) la Venezia del nord, di cui parlerò prossimamente. 

In breve, Bruxelles e' una città cosmopolita, vibrante e vivace, dal patrimonio artistico e culturale riconosciuto a livello europeo, salita in cima alla lista delle destinazioni preferite in pochi anni, ordinata e accogliente. Se non fosse per il suo clima, a mio dire, scoraggiante, Bruxelles potrebbe benissimo essere una delle città in cui si vivrebbe bene.

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When I say Belgium, what would the most think of? Chocolate, true. And beer, that too, and the many sinners know it well. Then…
Then other things, when it comes to Belgium and specifically Brussels, come up, like lace, waffle, comics, mussels, and….rain!

They say it rains eight days out of seven in Brussels. It can't be more true, I can tell. Never seen such a wet weather, not even in Sicily, where when it rain it does for a short while but then the sun comes out again…but in Brussels instead, even on a sunny day remember to bring an umbrella along, because be sure it will later rain. As a consolation, at least after every shower I could admire a rainbow.
I now understand why museums are so many: after all, the only thing to do to avoid the rain is to hide indoor and use the time to widen own knowledge about, let's say, comics, chocolate, Magritte and so on. Also, the city has got many shopping roofed galleries, not only to cover from the rain but, above all, to stay away from cold winter days. In there, one can not only window shop but also sit at one of the many cafes and bars and have a glass of beer. And as a matter of beers, the Belgians know how to run their business.

If sunny, better to stay out and walk the streets in the city center, where buildings, cathedrals, gardens, squares and a royal palace give an idea of a city with a definitely rich past. The center is tiny and I could cover it all by just walking, and honestly it was even easy to navigate through, without the real need of carrying a touristic map: all I needed to do was, from central station, keep an eye on a tall tower, sticking out from central square. Then, I simply went randomly, first the royal palace and the nearby park, the cathedral, then the small streets around the central square where I got easily distracted by souvenir shops, chocolate shops, restaurants. Every corner hides something pretty, monuments, sculptures, a small church, a nice garden…

There is a lot of art from the gothic times here in Brussels, like all the churches, the abbey at the end of the city border, the cathedral resembling Notre Dame in Paris; private buildings remind the narrow but deep houses in Amsterdam, with their funny roofs and leaning walls; all of that is mixed with buildings from the renaissance times like the royal palace, with art nouveau designs -and here lived the most representative of this art, Victor Horta whose works can be admired in a museum, too, and with the modern building in the newest area of the city where all the european committee and organizations offices are.

So, a lot of art, a lot history, but also a lot of entertainment here in Brussels, especially in the evenings when bars and clubs are crowded with customers. Nightlife is pleasant, you can hang out till very late, everywhere you can find a place to go, around the central square, at Sablon area, at Chatelet…On top of that, Brussels is a town with lots and lots of green areas, it's got many parks, gardens, a forest.

I am proud of saying I have done everything, in the little time I had: I ate mussels and fries, the typical dish, I drooled in front of the chocolate fountains in the shops, I drank local beer at a local pub, I had waffles, TWO (and just by coincidence I happened to stop and eat it right in front of a hotel where a greeting Hillary Clinton came out from..), I took my photos of the town and from the terrace near the palace of justice, I followed the comics route for a while (the buildings walls, here and there around Brussels, are painted with cartoon characters created by the Belgian cartoonists, like Tin Tin, Lucky Luke). On top of that, I even added to my itinerary a visit to the medieval town of Bruges, famous like others to be called the Venice of the North, but I will talk later about it. 

In short, Brussels is a cosmopolitan city, vibrant and alive, with a renowned cultural and artistic patrimony , becoming quickly one of the favorite destinations,  clean and welcoming. If only the climate were, how to say, less discouraging, Brussels could become one of the cities to live well in.