Tuesday, November 22, 2011

Lifestyle: La sfida dei pendolari - Commuter's challenge


Tokyo: una metropoli di 35 milioni di abitanti, polo economico, politico, industriale, imperiale di tutto il Giappone, città all'avanguardia e che si sta facendo conoscere al mondo intero con la sua stravaganza e per le ultime tendenze, un luogo che ogni giorno e' invaso da milioni di pendolari che si recano al lavoro al mattino, e che ogni notte e' invaso da pendolari che si perdono nei meandri della vita notturna…..
Tokyo: una città con un sistema avanzato di trasporti pubblici, con centinaia di linee di treni tra pubblici, privati, sotterranei, elettrici, e via discorrendo….
Tokyo: una città in cui, se potessi, mi sposterei a piedi. Usare i mezzi pubblici e' una sfida giornaliera.

Motivo numero uno. I treni. Le fasce orarie a rischio sono quelle tra le 7 e le 9 e tra le 17 e le 22, non importa in che parte della città siate, ne' che linea state usando. In quelle ore e' come quando si ha un coagulo al cervello, avete presente? Il sangue affluisce da ogni arteria e capillare, intasa e ingorga ogni diramazione, inonda i vasi sanguigni col suo flusso pulsante. Ecco, le stazioni soffrono di trombosi ogni giorno qui a Tokyo, migliaia di gente che ogni 2 minuti si riversano dalle carrozze stipate verso le uscite, e che si scontrano con quelle migliaia di gente che corrono a prendere il treno…..Treni che sono decisamente pieni più della loro capacita, ma nonostante ciò i giapponesi non desistono e si strizzano, richiedendo spesso l'intervento degli addetti di binario per spingerli dentro e far chiudere le porte. Si, un incubo che si ripete due volte al giorno, e ancora di più nel caso i treni portino ritardo o ci siano stati problemi nel servizio…Mi piace immaginare un caso apocalittico, in cui le carrozze di un treno esplodono per l'eccessivo contenuto, chissà che ne sarà di noi!

Motivo numero due. Gli autobus. Se non volete rischiare il soffocamento, potreste sempre prendere l'autobus…..voi pensate. La situazione non e' migliore, anzi. Cambia il mezzo di trasporto solamente, ma il modus operandi del pendolare rimane lo stesso. La cosa antipatica e' che, a parità di distanza, l'autobus ci mette un tempo infinito per raggiungere la destinazione, visto che deve fare i conti col traffico cittadino, oltre che con le fermate lungo il percorso.

Poi, diciamoci la verità, questa gente che mi sta così attaccata, che si addormenta sulla mia spalla, o che mi cade addosso in caso di frenate improvvise, o che starnutisce, o che tira su di naso, o che puzza…..parliamone…io mi sento claustrofobica. Ho pensato più e più volte di spostarmi in centro città, ma poi il pensiero di dover, anche io, fare la pendolare per recarmi al lavoro tutti i giorni mi fa desistere. Anche se poi mi lamento lo stesso quando esco per andare in centro, o quando dal centro mi tocca prendere l'ultimo treno della notte per rientrare….c'e' semplicemente troppa gente che usa i mezzi pubblici. C'e' troppa gente a Tokyo. Punto.
Sembra proprio non ci sia via d'uscita. 

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Tokyo: a 35 million people metropolis, the economical, political and imperial pole for the whole Japan, advanced city which is making itself known to the world through its extravagance and its latest trends, a place invaded every day by thousands of commuters who go to work in the morning and every night by commuters who go to enjoy the nightlife….
Tokyo: a city with an advanced public transportation system, with hundreds of lines among private, public, underground, electric, and so on and so forth…
Tokyo: a city where, if I could, I'd just walk. Using the public transportation is a daily challenge.

Reason number one. Trains. The dangerous time frames are windows between 7 and 9 and between 17 and 22, no matter where in the city you are, no matter what line you're on. In those hours is like when one has a clotted brain, see?Blood flows from every artery, vessel, it jams and clogs up every circuit, it floods with its pulsating flow. So, the train stations suffer thrombosis every day here in Tokyo, thousands of people who spread every two minutes from the crowded cars towards the exits and who clash with the other thousands of people who rush to the trains…..Trains filled up to way beyond their capacity, nevertheless the Japanese don't give up and cram into, often requiring the station officers to push them in to ease the doors close. Yes, a nightmare repeated twice a day, even more n case the trains delay or the service has been suspended for some reasons… I like to imagine a apocalyptic scene, where the train cars explode due to the excess of content, who knows what will happen of us all!

Reason number two. Buses. Shouldn't you risk suffocation, you might opt for the bus….you think it's better. The situation is not that better, actually. The transportation mean change, but the commuter's modus operandi doesn't. The bad thing is that, for the same distance, the bus takes forever to get to the destination because it has to deal with urban traffic besides the stops along the route.

Then, let's be frank, these people stand so close, they fall asleep on my shoulder, they fall on me in case of sudden breaks, they sneeze, they sniff noisily, they stink….let's talk about it…I feel claustrophobic. I7ve thought about moving to the city centre, but then the thought of, me too, commuting to work every day is holding me from doing it. Although I complain anyway when I go out to, or when from the city I catch the last train home….there are just too many people commuting. There are too many people in Tokyo. Period.
It's like there's no escape.


Monday, November 21, 2011

Rain XEX


La pioggia battente di sabato fa desistere molti dall'uscire di casa, e difatti anche io avevo, inizialmente, pensato di annullare i miei piani a favore di una seratina tranquilla a casa.
Molti dei miei amici salseri, tra le altre cose, non hanno potuto raggiungere il centro, visto che a causa del vento forte molte linee dei treni hanno subito ritardi o sono state fermate del tutto.
Alla fine, pero', la pioggia sembrava passata e così ho deciso di uscire nonostante tutto. Pessima idea, sembrava, visto che a Tokyo pioveva ancora, e pure forte. I miei stivali erano completamente zuppi e io imprecavo in quindici lingue….
Destinazione Daikanyama, un quartierino posh vicino Shibuya, pieno di bar e locali interessanti. Un amico festeggiava il suo compleanno al XEX Bar, dentro il complesso La Fuente. Un posto molto molto carino, piccolo, con un bar ad angolo fornitissimo, camerieri giapponesi e stranieri, luci soffuse, una selezione di vini e spumanti da fare invidia messa al sicuro dietro una parete di vetro. Da tornarci soprattutto in estate per godere del terrace bar, così da spendere qualche ora di relax con amici anche all'aria aperta, con un occhio sulla città che non dorme mai.
Se poi amate essere viziati con un po' di musica dal vivo, allora XEX Bar e' il posto giusto: mi chiedevo proprio se qualcuno suonasse quel pianoforte, quando un paio di americani che stavano al bar, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere, si alzano e iniziano a intrattenerci. Niente di esagerato, un bel po' di successi del passato cantati da una bellissima voce, e arrangiati da un bravo pianista. Li trovate qui il venerdi e il sabato.  
Domenica 27 Novembre un altro gentleman originario di Detroit ma residente a Osaka sarà l'ospite del giorno....sono tentata, devo essere sincera. Se qualcuno e' interessato mi faccia sapere che si va!
Finalmente intorno alle 2 della mattina la pioggia se ne va, e io e i miei amici ci imbuchiamo in un taxi per ballare salsa le ultime ore che ci separano dal primo treno della domenica….

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Saturday's pouring rain discourages many of us to go out, and in facts, at the beginning, I thought to cancel my plans too, in favor of a quiet night at home.
Many of my salsa friends, among the other things, couldn't reach the city because of the strong winds that stopped may train lines and delayed others.
But, in the end, the rain seemed to have gone, so I decided to go out anyway. Worst idea ever, apparently, seen that in Tokyo it was still raining, heavy raining. My boots got completely soaked and I was swearing in fifteen languages….
Destination: Daikanyama, a posh area near Shibuya, full of interesting bars. A friend was celebrating his birthday at XEX Bar, inside La Fuente building. Very very nice place, small, well equipped bar in a corner, foreign and Japanese staff, soft lights, huge wines and sparkling wines collection secured behind a glass wall. Envy! It's a place to go back to, especially in summer to enjoy the terrace bar, so to spend a few hours chilling with friends in the open air, with a glance at the city that never sleeps.
If, then, you like to be spoiled with live music, XEX Bar is your place: I was just wandering about who might play that piano, when a couple of Americans, whom I also had a nice chat, stood from the bar and started the entertainment. Nothing too exaggerate, just some old hits sang by a nice voice and accompanied by a good pianist. You'll find them there on Fridays and Sundays.
Sunday Nov 27th, another Detroit-born, Osaka resident gentleman will be the guest..I am tempted to go, I gotta be honest. If someone is interested let me know and we go.
Eventually, around 2am the rain stops and me and my friends crash into a cab to go and dance salsa for the last couple of hours before the first train….




Sunday, November 20, 2011

Lifestyle - Fast and oblivious


Mi ricordo che quando ho rivisto David a Settembre, mi diceva di essere stupito del fatto che in solo un anno di assenza Tokyo fosse cambiata tanto…
Vero, me ne rendo conto anche io vivendoci, e a dire il vero la città cambia continuamente a alta velocità. 

Proprio ieri un negozio stava qui, e ora c'e' un altissimo palazzo, qualche tempo fa una vecchia casa stava li e ora quello spazio e' diventato un parcheggio.
Dove c'erano vecchie case, torreggiano nuovi complessi abitativi; dove piccoli ristoranti riempivano l'aria col profumo di frittura, oggi c'e' un centro commerciale….

La metropoli Tokyo sta cambiando su base giornaliera, infrastrutture e servizi qui sono la norma, mentre il concetto di ambientalismo sembra ancora essere troppo lontano….
Lo spazio e' una risorsa da un prezzo altissimo, se ne trova così poco, e la crescita della popolazione, sebbene più lenta che 30 anni fa, fa si che la città cambi in base alle esigenze. Così, eccoci qui, trasformando vecchie case, interi quartieri, villaggi in enormi aree residenziali, enormi parcheggi auto, centri commerciali.
I cambiamenti sono così rapidi che passare dalla stessa area a un mese di distanza fa girare la testa, visto che non si e' più capaci di riconoscere la zona.

Mi ricordo che una volta volevo portare un amico a un ramen shop per mangiare spaghetti cinesi in zona Yokohama e invece c'era un Mos Burger….ci ero stata solo un anno prima….
Vicino casa mia, dall'altro lato della strada c'era una casa vecchia e lasciata andare, forse usata da alcuni senza tetto per stare al caldo la notte, comunque disabitata sin da che io ricordi. Un giorno, torno a casa e dove prima ci stava la casa vedo un pezzo di terra piatto e pulito.
La stazione centrale nella mia città in un anno e' cambiata completamente, con un nuovo hotel, un alto palazzo residenziale e, presto-in tre mesi, un nuovo centro commerciale sopra la stazione.
C'e' anche una piccolissima casetta di fronte al mio palazzo che e' stata costruita in una settimana. Sul serio. UNA SETTIMANA. E' 2mX6mX6m, ma comunque…..una settimana!

Questi sono solo alcuni esempi di ciò che succede alla città ogni giorno. Continuamente in divenire, la trasformazione influenza non solo il look o la forma della città, ma anche le abitudini di chi ci vive. E fate meglio a fare la foto al posto che volete ricordare, perché c'e' una buona probabilità che a un certo punto seguirà gli altri nell'oblio.

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I remember when I met David in September, he told me he was shocked to find out that in just one year of absence Tokyo changed a lot.....
It is true, I do realize it, too, by living inside it,and actually the look of the city changes constantly and at a high speed. Just yesterday a shop was right here, and now there is a high rise building instead, some time ago a very old house was standing over there and now the space became a parking lot.

Where old houses were, huge brand new apartment buildings stand; where tiny restaurants filled the air with smell of deep fried food, a department store took their place today...
Tokyo metropolis is changing on a daily basis, infrastructure and services here are the norm, whereas environment-friendly as a concept seems to be still so far away.
Space is a resource of invaluable price, there is so little of it, and the growth of the population, although a bit slower than 30 years ago, makes the town change according to the needs. So, here we are, turning old little houses, whole blocks, whole villages in huge residential areas, massive car parks, gigantic shopping centers.
The changes happen actually so fast that, passing by the same place in a one-month time frame might blow up your mind, as you might not be able to recognize the neighborhoods anymore.

I remember once I wanted to take a friend to a ramen shop (ラーメン) to eat noodles around Yokohama and there was a Mos Burger instead….it had only been one year since the last time I had been there….
On the other side of the road, near my place, there was a very very old and rundown house, maybe used by some homeless people to keep warm at night, uninhabited since I can remember, anyway. One day I come back and I see a clean, flat piece of land where the house used to be.
The central station in my town, in one year has totally been changed, with a new hotel, a apartment tower and , soon -in three months,  a new department store center above the station.
There is also a teeny-tiny house in front of my building that was built in one week. I swear. ONE WEEK. It's 2mX6mX6m, but still….one week!

These are just a few examples of what happens to the city every day. Continuously in becoming, the transformation is influencing not only the look or the shape of the town, but also the habits of the ones who live there. And you better take a picture of a place you would like to remember, because there is a good chance it will follow, at some point, the previous ones to the oblivion.

Wednesday, November 16, 2011

Lifestyle: Man and bicycle - L'uomo e la bicicletta


Tra gente che si muove in macchina, gente che usa i mezzi pubblici e gente che si sposta a piedi si piazza un gruppo di ibridi per il quale non esistono chiare linee guida riguardo al comportamento da assumere in strada: parlo della gente che va in bicicletta.
Ora, nei paesi in cui girare in bici e' una cosa normale, oltre che salutare ed ecologica, si sa come comportarsi, si pedala lungo le piste ciclabili, i semafori segnalano il verde anche per i ciclisti, eccetera. Ma qui nella metropoli di Tokyo sembra proprio che le cose non siano così chiare e semplici come altrove. E non riesco a capirne il perché.
Intanto, non ci sono piste ciclabili. O meglio, ci sono, ma non sono dappertutto. Anche perché, come prevede il regolamento, si può pedalare sui marciapiedi. Si, esatto, assieme ai pedoni, anche quando il marciapiede e' largo un metro ed e' appestato da gente che cammina in TUTTE le direzioni.
I miei lettori assidui sanno quanto io odi l'incapacità giapponese di guidare una bici in mezzo al traffico, sanno che la probabilità di sbattere contro un ciclista imbranato e' più alta di quella di beccarsi un raffreddore in montagna a gennaio con abbigliamento da mare, sanno che la probabilità di mantenere la calma di fronte a cio che affronto tutti i giorni (assieme al resto della calca dei mezzi pubblici) e' inferiore a quella di vincere alla lotteria di capodanno......
Pare proprio che neanche i giapponesi, neanche chi dovrebbe far rispettare le regole, come ad esempio la polizia, sa quali siano le regole, loro proprio sono i primi a essere confusi quando entra in gioco la regolamentazione per le biciclette. In base alle regole stradali, una bici e' un veicolo leggero, mentre agli occhi di motociclisti un ciclista e' solo un intralcio (e, a giudicare da cio che vedo, per esperienza, hanno proprio ragione).
Nel 1970 e' stata passata la legge che consente i ciclisti di usare i marciapiedi, perché si pensava che così il traffico stradale potesse risultare più scorrevole e sicuro, ma col risultato non previsto di spostare gli imbranati dalla strada e metterli tra i pedoni, dove combinano più guai che altro, visto che non hanno nessun buon senso nel controllare un veicolo tanto leggero e semplice come una bicicletta, non preoccupandosi (come sono soliti fare i giappi normalmente) di cosa c'e' intorno a loro: pedalano reggendo un ombrello, parlando al cellulare, tenendo le buste della spesa, con bambini, e altro. Veri e propri attentati su due ruote.
Per riassumere, ecco cosa dice la legge formalmente in materia di biciclette:
-e' consentito pedalare per la strada in Giappone, eccetto nei posti in cui noi e' consentito
-e' consentito pedalare sui marciapiedi in Giappone, eccetto nei posti in cui non e' consentito.
Più chiaro di così!!Fate un po' voi.....
Un link a un post -in inglese-  che fa un po' di luce sui fatti lo trovate QUI

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People using cars, people using public transportation and people walking. Among them there's a group of hybrid people for which there are no clear guidelines about behavior on the road: I am talking about the people riding bicycles.
Now, in the countries where riding a bicycle is normal, other than healthy and ecological, people know how to behave, they pedal along the cycling lanes, the traffic light signal the way also to riders, and so on. But here, in Tokyo metropolis, rules seem not to be as clear and simple as elsewhere. And I can't understand why.
To start with, there is no cycling lanes. No, I mean, there are, but very few. Because, as the guidelines say, riding on the walkway is allowed. Yes, together with pedestrians, also when the walkway is 1meter wide and and is jammed with people going ALL directions.
My regular readers know how I hate the Japanese inability to ride a bicycle in the traffic, they know that the probability to be hit by a clumsy rider is higher that catching a cold in January on the mountains wearing swimsuits, they know that the probability to stay calm in front of what I see every day (together with the rest of the crowds in the public means) is lower than the one to win the lottery…..
It seems that the Japanese themselves, even the ones who are supposed to make people follow the rules, like police officers, are the ones who are confused when it comes to bicycles guidelines. For the circulation rules, a bicycle is a light vehicle, while for the motorbike riders it is just an annoyance (and by judging from what I see, upon experience, they are so right).
In 1970 they passed a law allowing bicycle riders to use the walkways, because they though that by doing so, road traffic could be cut slimmer and circulation would be more fluid, but the unexpected result was to move all the dumb ones from the road to among pedestrians, where they just cause troubles because they have no common sense in controlling such an easy vehicle as a bike and because they don't worry (as they usually do anyway) about what is around them:they pedal while holding umbrellas, phones, shopping bags, they carry kids and so on. Real two-wheeled attacks.
To summarize, here you are the formal rules:
-in Japan riding a bicycle on the street is allowed, except in places where it is not
-in Japan riding a bicycle on the walkway is allowed, except in places where it is not
So clear!
A link to a post which puts more light on the topic is found here

Sunday, November 13, 2011

Between Hinodecho and Koganechoo - 日ノ出町と黄金町のあいだ

La zona tra Hnodecho (日ノ出町), o città dell'alba, e Koganecho (黄金町), o città dell'oro,  era famoso sino a circa un decennio fa per essere il quartiere a luci rosse della città di Yokohama, dove droga e prostituzione erano le sole attività possibili. Vedi l'appropriatezza del nome…..

Quando pero' l'amministrazione si apprestava a celebrare il 150-mo anniversario della nascita del porto di Yokohama, l'area malfamata di Koganecho non era certo un bel biglietto da visita per la città, così che la polizia intorno al 2006 diede il via a un'operazione chiamata 'Operation bai-bai' (dall'inglese 'bye bye') finalizzata a ripulire e elevare la zona. In soli tre mesi e mezzo tutti i bordelli furono svuotati e la malavita fu sradicata completamente. 

La carenza di prostitute pero' influiva sulle economie dei residenti: affitti, ristoranti, via vai di gente, eccetera. Al che, come soluzione al problema si decise che la risposta alla prostituzione sarebbe stata l'arte, e gli edifici che una volta erano bordelli sono diventati gallerie, negozi, studio di design, caffè, occupati da artisti locali che esercitano li la loro professione.

L'area ha subito uno sconvolgente metamorfosi, e oggi la stradina che si allunga parallela al fiume e che ospita gli artisti non ha più la cattiva reputazione che aveva un tempo . Esistono due gallerie d'arte, costruite tra i piloni della ferrovia, che consentono ai visitatori, tramite una serie di passerelle sopraelevate rispetto al suolo, di osservare gli artisti al lavoro nei loro studios. 

Nel 2008, in occasione e in concomitanza della Yokohama triennale, a Koganecho e' stato istituito il festival noto come Koganecho Bazaar durato circa due mesi e niente altro che una festa dell'arte cittadina, con artisti provenienti da Cina e Australia oltre che Giappone, e oltre cento mila visitatori. Molti designers e artisti hanno fatto di questa zona il loro quartier generale.

Visto il successo del 2008, si e' replicato negli anni successivi, e con l'avvento della mostra triennale del 2011, l'evento e' stato enfatizzato. In occasione della mostra della Triennale di quest'anno avevo acquistato il biglietto unico che comprendeva anche l'ingresso al festival di Koganecho Bazaar, ma purtroppo non sono riuscita a andare….
Pero', pero', sono andata comunque a fare una passeggiata in zona, approfittando della mattina di sole autunnale per esplorare un po'. Forse il fine settimana non e' il periodo migliore per andare a Koganecho, visto che la maggior parte delle gallerie e' chiusa e il via vai di gente e' minimo. Comunque sia, e' stato bello andare su e giù per i vari ponti che attraversano il fiume e notare l'accenno di foliage sugli alberi…

La stradina principale e' sinuosa e pavimentata con mattoni rossi, gli edifici sono piccoli e colorati, molti sono vere e proprie opere di design, sia dentro che fuori, e sul serio, la galleria sotto i binari, fatta tutta di vetro, con le sue passerelle, merita davvero una visita. Il riferimento della zona e' la stazione di polizia, su cui troneggia un'aquila gigante che, a detta dei locali, fa sentire la gente al sicuro.

Gia' che ci siete, visitate il Dio della ristata di Hinodecho Daimyojin, per pregare per comfort, sicurezza, purificazione, bellezza, salute, ricchezza e contentezza.


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The area between Hnodecho (日ノ出町), city of the sunrise, and Koganecho (黄金町), the town of gold, was famous till something like 10 years ago for bin the Yokohama's red light district, where drug and prostitution were the only activities possible. See how appropriate a name…
But when the ward was gearing up to celebrate the 150 years anniversary of the opening of Yokohama Port, the infamous Koganecho area was not a good business card for the city, and so around 2006 the police started the so called 'Operation bay-bai' (from the English bye bye) aimed at clear up and restore the area. In just three months all brothels were cleaned and the sex trade was successfully eradicated.

But the lack of women fell on the residents economy: rents, restaurants, passing by of people, and so on. So, to solve the problem it was decided that the answer to the prostitution was to be art, and the ex-brothels became art galleries, shops, design studios, cafes run by the artists who work there.

The area went through an overwhelming metamorphosis, and today the road that stretches along the river has not the same reputation as it had in the past. There are two art galleries, built between the railroad pillars, which allow the visitors to observe the artists at work from a set of aerial walkways.

In 2008, during the Yokohama Triennale, Koganecho city held a festival known as Koganecho Bazaar which was a two month city festival visited by hundred thousand people where artists from even China and Australia participated. Many designers made this area their head quarters.

Seen the success in the 2008 event, the festival was repeated the following years, and it was even more enhanced with this year Yokohama Triennale. For this occasion, I had bought a full price ticket for the exhibition that included also the visit to Koganecho Bazaar, but I didn't make it before the end of the exhibit….
But, but, I went anyway there from a  stroll, thanks to the sunny autumn day, and explore. Maybe the weekend is not the best time to go to Koganecho, because most of the galleries were closed and the pedestrians traffic is minimal. Anyway, it was nice to cross the bridges on the river back and forth, and spotting the first foliage on the trees….

The main street is sinuous and paved with red bricks, the buildings are tiny and colorful, many of them are just designers stuff, both inside and outside, and really, the gallery under the train tracks, made of glass, with its runaways os really worth a visit. The area reference point is the police box, on top of which a giant eagle stands, making people feel safe, they say.

Once there, pay a visit to the Hinodecho God of Laughter Daimyojin, to pray for comfort, safety, purification, beauty, health, wealth and laughter.







Friday, November 11, 2011

I wish I was - Come mi vorrei

Spesso noi esseri umani, noi in cima alla piramide dell'evoluzione, noi che vantiamo il fatto di avere razionalità, ingegno, espressività, cadiamo nella trappola dell'insoddisfazione, puntando sempre più in alto, puntando il dito contro chi rappresenta il nostro modello invidiato e desiderato, seppure chissà cosa si nasconde dietro a esso, chissà a quali rinunce e compromessi bisogna sottostare. Spesso siamo insoddisfatti di quello che siamo e di quello che abbiamo, spesso sogniamo a occhi aperti e ci chiediamo come sarebbe essere chi vogliamo.

Io, ad esempio, vorrei la forma fisica di un atleta e il corpo di Gisele B, i denti belli e dritti come quelli di Jessica Alba, invidio quegli amici che vivono in splendidi appartamenti al centro di Tokyo, vorrei un lavoro che mi permetta (ma che non mi obblighi) a vestirmi bene ogni giorno così da sfoggiare la mia linea personale di abbigliamento, vorrei poter lavorare poco, sogno di possedere un bar o un ristorante, mi piacerebbe saper suonare la chitarra e il sax, magari anche il pianoforte che non guasta mai. Sarebbe bello, che so, far parte di una band musicale, organizzare concerti per gli amici e i conoscenti. Vorrei avere talento, insomma. E dire che a casa sono tutti musicisti…..da dove saro' mai sbucata io, dunque?
Vorrei avere una moto, andare in giro nascosta dentro a un casco nero e una giacca di pelle anche questa nera, portare i tacchi a spillo con disinvoltura, essere sicura di me.

Mi vedo eternamente giovane, vedo accanto a me un uomo altrettanto sicuro di se, bello e di successo, di gusti raffinati come i francesi, elegante come gli italiani, passionale come i sudamericani.
Vorrei avere un naso più piccolo, i capelli ricci, la pelle ambrata, vorrei che le rughe attorno agli occhi sparissero, non sopporto il fatto che, dopo millenni di evoluzione dalla scimmia, Madre Natura non abbia ancora capito che i peli sulle gambe delle donne sono superflui e che ne facciamo volentieri a meno…solo il popolo giapponese sembra aver raggiunto il culmine dell'evoluzione, con donne dalla pelle liscia e morbida e uomini dalle facce imberbi. Sara' il 納豆 (nattou, soia fermentata), mi chiedo?

Molti dei desideri in lista, a guardarli bene, potrebbero essere facilmente realizzabili con un pochino di impegno e volontà, ma io, cari miei, sono così pigra da trovare faticoso anche il semplice desiderare tutto ciò.
E per fortuna che sono pigra, così almeno vivo al meglio la vita che ho, nel corpo che ho, con le risorse mentali e materiali che ho. Che chi s'accontenta gode. (Così così)

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Often, we human beings, we at the top of the evolutionary pyramid, we who boast about having rationality, genius, expressivity, fall in the trap of dissatisfaction, by aiming higher, pointing the finger against who impersonates our so envied and wanted model, although who knows what's behind it, who knows what renounces and compromises one has to undergo. We often are not satisfied of what we have and what we are, we often daydream and we wonder how being who we want could be.

I, for instance, wish I had the physical conditions of an athlete, Gisele B's body, Jessica Alba's pretty and straight teeth, I am jealous of those friends who live in splendid apartments in the centre of Tokyo, I wish I had a job which allows me (but not force me) to dress up every day so that I could show off my personal clothing line, I wish I could work little, I dream of owning a bar or a restaurant, I wish I could play guitar and sax, and even piano, why not. It would be nice, so to speak, to be in a band and play concerts for friends and acquaintances. Well,I wish I had talent. If I think that in my family they are all musicians…..where did the heck I come from, then?
I wish I had a motorbike, riding around hidden in a black helmet and a black leather jacket, walking confidently on pinhole high heels, BEING confident.

I see myself eternally young, beside me I see a man confident as much, handsome and successful, with fine taste like the French, elegant like the Italians, passionate like the Southamericans.
I wish I had a smaller nose, curly hair, amber skin, I wish the wrinkles around the eyes disappear, I can't suffer that, after thousands of years of evolution from the monkey, Mother Nature hasn't yet understood that hairy legs in women are unwanted and we would gladly do without (hair, not legs)….only the Japanese people seem to have reached the top in the evolution, where women have smooth and soft skin and man have hairless faces. Might it be the 納豆 (nattou,fermented soybean) ?

Many of the items in the wish list, to better look at them, can be easily reached with a little bit of effort and willpower, but, my dear, I am so lazy that even just wishing all of this is tiring.
Fortunately I am lazy, I'd say, so that I live the life I have at its best, in the body I have, with the mental and material resources I have. For who's satisfied, enjoys. (So so)

Tuesday, November 8, 2011

Animal Memorial Service

Lavoro in un istituto di ricerca dove si fanno anche esperimenti usando (e uccidendo) topi, la nostra sorgente biologica principale da cui otteniamo i nostri campioni.
Ora, potreste pensare che i Giapponesi non siano cosi sensibili quando si parla di usare/abusare ogni risorsa (...pensate ad esempio a quando servono il pesce vivo nei ristoranti, lo tagliano e lo aprono come fosse una cosa non vivente). Bene, bene, bene..Non e' questo il caso. Ogni anno facciamo una cerimonia per tutti gli animali che sono stati uccisi per gli esperimenti. E si fa in maniera ufficiale, non una cosa del tipo che chi si sente in colpa fa per conto proprio. Nossignore.
Abbiamo una lapide commemorativa all'istituto, e il serivzio si celebra proprio li. Viene sistemato un tavolo dove la gente lascia offerte in frutti e fiori.
Poi vengono spese alcune parole per dire quanto ci dispiace dover uccidere cosi tanti animali, ma quanto ha servito il loro sacrificio per il progresso della ricerca.
Quest'anno molte delle persone che sono in qualche modo coinvolte con l'uccisione degli animali, anche chi lavora con dati provenienti da suddetti animali,hanno partecipato alla cerimonia cosi' che eravamo tipo un centinaio.
Dopo che l'officiante ha finito il suo discorso abbiamo tutti preso un fiore, un crisantemo bianco, e lo abbiamo messo sul tavolo con un inchino e una preghiera (io l'ho fatto).
E' stato affascinante, con gli organizzatori a guardare a distanza, il sole che ci riscaldava, un sole di novembre che fa piacere, il silenzio nostro che composti aspettavamo di omaggiare le anime degli animali.
Tutti (forse non tutti, ma alcuni di sicuro) si sentono ora sollevati da un grosso peso che gravava sul petto e possono concedersi una pausa caffe'.

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I work in a research institute where we also do experiments by using (and killing) mice, our main biological source where we obtain our samples from.

Now, you might think the Japanese are not sensitive at all when it comes to make use/abuse of any resource (....think of, for instance, when they serve live fish in the restaurants, cutting it and opening it up as if it's not a living thing). Well, well, well...This is not the case. Every year we hold a ceremony for all the animals killed in the experiments. And it is done in a official way, not something that whoever feels guilty can do by their own. No sir.
There's a memorial stone in the compounds of our institute, and it's in front of it where the service is held. A table is set up where people put fruits and flowers, as offerings.
Then a few words are spent to say how much we regret to have killed so many mice, but how much their sacrifice has helped for the research advancements.
This year many of the people whose work is somehow connected to the killing of animals, even the ones who work with data derived from such animals, participated to the ceremony, so we were something like a hundred people.
After the chairman finished his speech we all grabbed a flower, a white chrysanthemum, and put it on a table with a bow and a prayer (I did).
It was fascinating, with the organizers watching in the distance, the sun warming up our bodies, a November sun which is pleasant to stand by, the silence of all of us composed and waiting to give homage to the animals' souls.
Everyone (maybe not every one, but some of them for sure) feels now relieved from a heavy weight in their chests and can go for a coffee break.

Saturday, November 5, 2011

Yokohama Triennale 2011

Yokohama Triennale e' una grandissima mostra di arte contemporanea dove arte astratta, pittura, scultura, fotografia e filmografia si alternano, triennale appunto, che vede esibizioni di artisti da tutto il mondo, selezionati tra centinaia.  
Si sa che l'arte contemporanea e' un po' controversa, o anche, non e' apprezzata da tutti e addirittura da alcuni non e' considerata arte. Pero'. Ogni cosa ha un suo perché, e , nonostante alcuni pezzi mi risultassero criptici, sono stata pienamente soddisfatta dall'intera esposizione, felice anche del fatto che la quasi totalità delle opere era fotografabile.

Opere pittoriche ce ne erano poche, principalmente stampe e fotografie, e soprattutto installazioni e filmati. La tecnologia e l'ammodernamento influenzano quindi anche il mondo dell'arte, una volta dominio esclusivo di scultura e pittura, oggi tutto ha un significato diverso, ogni materiale può' essere trasformato un qualcos'altro di bello, ogni oggetto può' ritrovare nuova vita, l'esternazione del proprio io sfrutta più' canali, convenzionali e non. 

Tra ciò che mi ha maggiormente colpito si annoverano: bulbi di lampadine, un'impalcatura costruita con le canne di un organo che era fatto suonare e la musica si diffondeva nella stanza, minuscole sculture in fil di ferro che erano visibili solo se guardate attraverso un telescopio (una trovata geniale). Una grossa parte di una sala era letteralmente intasata di scaffali, scatoloni, sofà, materiale da imballaggio….si, anche queste opere d'arte contemporanea, non certo mostra in allestimento….beh, l'arte e' arte, e' espressione di se', e' comunicazione. Forse l'artista pensava a un cambio di residenza….

Gli artisti giapponesi sono indiscussamente quelli dalle idee più' strane, a volte inquietanti, a volte psicotiche, a volte infantili. Si potrebbe scrivere un intero trattato sull'immaginario giapponese. La passione per i treni e quella per il macabro trovano una combinazione vincente in un quadro in cui il circuito di un treno e' costruito intorno a formazioni rocciose che hanno sembianze di una figura umana, con tanto di faccia di una donna, morta o viva non si sa….  

Per comprendere l'arte racchiusa dentro i filmati bisognava sul serio guardarseli tutti, sin dall'inizio: bianco, solo bianco, ombre, oggetti sfocati che si muovono, dondolano come il pendolo do un orologio, figure umane, donne, capelli neri e vestiti bianchi, spazzano, in fila, una dietro l'altra, o in cerchio, cancellano con un colpo di scopa l'impronta dei piedi lasciate da chi le precede. Interessante.

E poi ancora effetti di luci e ombre, la perfezione del rotondo in un cerchio di sabbia che sembrava luccicare come diamanti, la brillantezza di una parete coperta da bottoni d'oro, pareti bianche scribacchiate, riempite di disegni che sembrano rievocare il flusso di pensieri, le associazioni visive che la nostra mente e' in grado di creare, un 'Ulisse' visuale messo nero su bianco da un più contemporaneo Joyce, scrittore di immagini.

Stimoli e ancora stimoli in questa prima fase della mostra, per poi passare al secondo sito della triennale, dove scopriamo come e' possibile ricavare un cucchiaio dalla sabbia del mare, partendo proprio dalla raccolta del ferro attraverso una calamita, il passaggio alla fornace, la forgiatura e l'esposizione dell'opera finita, dove e' possibile farsi un bagno di fumo semplicemente sedendosi su uno sgabello, dove verticale e orizzontale, sopra e sotto si scambiano, dove illusioni ottiche fanno vedere ciò che non c'e' e fanno sparire ciò che c'e'.

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Yokohama Triennale is a huge contemporary art exhibition where abstract art, painting, sculpture, photography and filmography mix, held every three years, featuring artists from all over the world selected among hundreds.
We all know, contemporary art is a bit controversial, or also not really appreciated by every body, some even don't consider it art at all. But. Everything has it's own reason, and, although some of the art pieces were cryptic to me, I was fully satisfied by the whole exhibition, happy also because almost all the works could be photographed.

Paintings I saw few, mostly there were prints, photos, and above all installations and movies. Technology and modernization influence art as well, once exclusive field for paintings and carvings, but now everything holds a different meaning, every material can be transformed into something else pretty, any object can be given a new life, the expression of one's own ego makes use of new channels, both conventional and non conventional.

What I liked the most: light bulbs, scaffolding made of an organ's pipes playing music in a room, micro sculptures in wire visible only when looked through a telescope (I found it genial). A wide room was stuffed with shelves, big boxes, wrappings, sofas and all the stuff one might need for a moving…yes, this was contemporary art too, not a part of the exhibition going under preparation….oh well, art is art, it's self expression, it's communication. maybe the artist was considering a moving…..

Japanese artists are undoubtedly the ones with the weirdest ideas, at times disturbing, at times psychotic, at times boyish. We could write a whole book about the Japanese imagination. The passion for trains and the one for the gruesome find the winning combination in a painting where a train path is built around rocky hills resembling the shapes of a human figure, with even a woman's face, she might be alive or dead, nobody can say…

To understand the art within a movie, one seriously needed to watch them all from start to end: white, jut white, shadows, blurred objects moving, swinging, human figures, women, black hair and white clothes, they sweep, one following the other in a line, or in a circle, they wipe with one sweep the footprint left by the woman preceding. Interesting.
And then, light and shadows effects, the perfection of the round in a sand circle that seemed made of diamonds, the shininess of a wall covered in golden buttons, white walls filled with scribbles, drawings seeming to recall the flow of thoughts, those visual associations our mind can create, a visual 'Ulysses' put black on white by a contemporary Joyce, images writer.

Stimula and more stimuli in this first part of the exhibition, to go to the second site  where we discover how to get a spoon from the sand, starting from collecting the iron with a magnet, going to the fiery furnace, forging and exhibiting the finished piece, or where it is possible to get a smoke bath just by sitting on a bench, where horizontal and vertical, below and above are swapped, where optical illusions make us see what's not there and hide what's there. 





















Friday, November 4, 2011

Culture and Happy Hour

Un altro giorno di festa: si celebra il giorno della cultura il 3 novembre, quella cultura giapponese che sta pian piano scomparendo.

La via principale a Ginza e' chiusa al traffico e migliaia di persone passeggiano senza una destinazione precisa in mente, i turisti si fermano a farsi foto, genitori portano in giro i loro figli. Vado sempre volentieri a Ginza, e' uno di quei posti che mi mette di buon umore perché vedo le facce rilassate e le espressioni distese dei giapponesi,vedo le facce meravigliate dei turisti, un po' spaesati e carichi dei loro zaini e delle loro macchine fotografiche, vedo altri residenti stranieri a spasso con la loro dolce meta' giappa, vedo gente che si fa intervistare volentieri da chissà quale reporter per chissà quale emittente televisiva, vedo le vetrine dei negozi riflettere il via vai di gente.

Più di ogni altra cosa, amo far finire la giornata a Ginza con una visita a Shiodome, e stavolta vado su' fino al piano 46 del Caretta Shiodome building per l'happy hour al bar con vista sulla baia di Tokyo. Non ci ero ancora stata, dentro al bar….
Luci soffuse, illuminazione curata, musica appena udibile, piacevole, i pochi altri clienti parlano a voce bassa, una unica parete a vetrate, dal pavimento al soffitto, permette di osservare la città pulsante di macchine e vita che sta sotto di noi. Il bancone del bar e' al centro della sala, la selezione di alcolici e' ampia, la meticolosità del barman nel preparare ogni singolo bicchiere supera ogni previsione: due martini, per favore, si certo, arrivano. Dopo un lungo lunghissimo armeggiare con misurini, ghiaccio, olive verdi e ampi bicchieri, ci servono i nostri drink e io e Udana trascorriamo il tempo a parlare, guarda caso, di cultura, quella sua, quella mia, quella giapponese. 

Peccato solo per la foschia che se ne e' rimasta li tutto il giorno a sbiadire i contorni dei grattacieli in lontananza, giuro che era vera foschia e non la nostra vista offuscata dall'alcol…ho resistito alla tentazione di voler uscire e passare un panno sul mio campo visivo, sicura che una spolverata avrebbe ridato luminosità e chiarezza al panorama…la foschia era l'unica cosa che non andava bene, doveva essere rimossa.

A conclusione di un pomeriggio in buona compagnia, una cena in zona, specialità del sud dell'india, in un posto conosciuto e raccomandato dal mio amico. Il ristorante ha pareti rustiche blu, tavoli in legno scuro, tetti bianchi, molto illuminato, con cucina a vista, ambiente vivace e molti tavoli occupati, un posto davvero bello e caratteristico. Mentre finiamo i nostri curry continuiamo a parlare del più e del meno, sempre di cultura si tratta. 

Ci vorrebbero più giorni simili a questo. Ci vorrebbero più occasioni in cui ci si possa intrattenere con dei cari amici e conoscersi più a fondo. Ci vorrebbero più persone con cui e' possibile fare tutto ciò. 

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Another holiday: on Nov 3 is Culture day, they celebrate that Japanese culture that is slowly disappearing.

The main street in Ginza is closed to the traffic and thousands of people walk around without a precise destination in mind, tourists stop and take photos, parents take their kids out. I always gladly go to Ginza, it's one of those places where I get my mood up, because I see the Japanese's relaxed faces and their peaceful expressions, I see the tourists' faces, wandering clueless carrying their loads of backpacks and cameras, I see other non-Japanese residents strolling together with their Japanese sweetheart, I see people who let some journalist from some TV channel interview them, I see the shops windows reflect all the passing by.

More than anything else, I love finish my day in Ginza with a visit to Shiodome, and this time I go up to the 46th floor of Caretta Shiodome building for the happy hour at the bar with a Tokyo Bay view. I had never been there, inside the bar….
Soft and well placed lights, pleasant music, few other customers whispering rather than talking, one unique glass wall allows us to watch the city below, pulsating with cars and life. The bar counter is in the centre of the room, the alcohol selection is wide, the care the bartender puts into preparing every single drink is beyond any belief: two martinis, please, sure, they're coming. After a long very long playing with measurers, ice cubes, green olives and large glasses, they serve us our drinks. Me and Udana spend our time talking, guess what, about culture, his, mine, the Japanese's.

Pity only for the foggy day, responsible for fading the shape of the skyscrapers in the distance, I swear it was the weather, not our sight becoming dim…anyway, I fought the urge to get out and wipe my visual field clean, sure about the fact that a nice dust would have given the view brightness…yes, the foggy day was the only bad thing, it had to be taken away.

A finishing touch for such a nice afternoon with good company, dinner in the area, Southern Indian food, in a place my friend knew and recommends. The restaurant has rough blue walls, dark wood tables, white ceiling, very bright rooms, the kitchen is open, the atmosphere is lively and all the tables are taken, really a nice and typical place. While we finish our curry we keep talking about, again, culture, this and that.

We should have more days like this. We should have more chances to be able to spend time with friends and know each other better. There should be more people whom we can do this with.



The Expat Wife

Entertaining reading from Metropolis.co.jp (by Ulrica Marshall)....it's worth a few minutes' attention :)

The expat wife (henceforth EW, though not to be confused with “ewe”) is also flatteringly known as a “trailing spouse.” The creature is typically wife rather than husband for the simple reason that Japan remains an all-out male-dominated environment. Although exceptions exist, they are rare [see next issue’s feature on “stay-at-home dads”—Eds].
The partners of EWs are employed by major corporations, embassies or banks to spread a wisdom otherwise unobtainable in Japan. These are “big swingers,” to use a term from the Gordon Gekko golden era, when the streets of Tokyo were lined with ichi man yen notes.
Traditionally, the EW does not work—at least not in exchange for a decent salary—mainly because the chances of her speaking the lingo are as slim as a Japanese PM lasting more than a year. Frankly, she doesn’t have to, for money is not an issue for this lucky lot.
Determined and educated (she gave up a decent job to have kids and follow hubby to the Land of the Rising Sun), she will invariably spend a fair amount of time attempting to crack the fineries of the Japanese language. Typically, this period of optimism (read: delusion) lasts no more than a few months. Once it has been ascertained that the local cabbie can follow orders of “migi,” “hidari” and “masugu,” and that the term for “cappuccino” is universal, Japanese for Busy People soon finds its way to the back of a cupboard to gather dust. This stage is what the EW calls “getting by.”
Limited language skills more or less rule out extensive relations with the natives, but EWs are largely a herd animal. That is why you will find the species mainly around the streets of Hiroo, Azabu and certain areas of Shibuya or Daikanyama. These habitats are termed “gaijin ghettos,” and are best avoided by any native xenophobes.

DWELLINGS

Expat housing is the carrot dangled in front of prospective newcomers; the tie that binds the creatures to their habitat, as it is paid for by the employer and typically heads and shoulders above that affordable by mere mortals. Housing allowances range from around the ¥1 million mark per month for families, reaching more than ¥5 million for the top dogs, which is probably the equivalent of what you could secure Buckingham Palace for back in the UK (corgis not included).
The lovely new buildings popping up like Jacks-in-the-box around central Tokyo are aimed at expats—or possibly yakuza members/J-pop stars, who can also afford the eye-popping fees commanded. Baths are sunken, kitchens top-of-the-range and lobbies so vast you may need Sat Nav to find your destination. For the EW it begins to feel implausible that one should ever have to reside somewhere without acres of marble and some kind of water feature by reception. Many dwellings come with a maid’s room, which—despite the size of the rest of the property—are more likely to comfortably fit a Chihuahua.
In the past, the sky was no limit for the most desirable apartments; but now the high and mighty have dumped their penthouses—as quickly as you can say “Richter Scale”—for more earthbound dwellings. This despite some of the more recent mega towers being built to withstand a 12-magnitude quake. Ken Corporation and Century 21 are the agents of choice to facilitate such moves.
Many expats also have what they refer to as “their second home:” The Tokyo American Club. After a small side step into the hinterlands of Takanawa, the brand-spanking new and revamped club opened its doors back in Azabudai at the beginning of the year to much fanfare. Although the members are more Tokyo than American these days, no EW would give up her swipe card to the club without a fight and many base their whole existence within the confines of this formidable architect’s delight. You can take a course in just about anything, eat, drink, exercise, swim, spa, party, play—and even go on vacation—with the club. Religious holidays are celebrated with such gusto at the club that you could easily forget you’d ever left home.
This make-believe clearly comes at a price; but if you’re lucky, the company foots the bill while you hotfoot it to the in-house nail salon, having left junior in the Mary Poppins-esque crèche.

CALLING SIGNS

The crux of EW life is that while their offspring are in school, she has a fair few hours to while away. She will profess not to have any time—at all—and laments being “so busy,” but you need only look at her nails and coiffed hair to see that some of this “busy-ness” is channeled into grooming.
Manes are typically tamed by English-speaking salons, and talons are filed and gelled with the regularity of any A-lister. Although Boudoir used to take the lion’s share of the waxing business (Brazilians the hot favorite), Elana Jade in Azabu Juban has gained a strong share of hirsute customers. While there, they often find the time for a little organic facial or massage to melt away the strains of expat life. For those wishing to change shade, EWs can often be spotted taking a quick pit-stop at Ho’me off Koto Dori to bronze pale limbs with a precision spray-tan.
Fresh off the boat, the EW probably resembles any other tourist—jeans, sneakers, the forlorn look of a lost puppy—but once “expatified” she will blend in with the standard uniform: Stella McCartney for Adidas workout gear in the mornings as she beelines it for the gym, yoga studio or boot camp in the park after dropping off junior at the school gates. Via the obligatory coffee, of course, but more of that in a moment. By pick-up time, EW will most probably be donning a chic little number that she picked up in a boutique around Hiroo or Daikanyama, paired with some cute wedges in summer or leather boots in winter. Existing side-by-side with their Japanese counterparts—who dress like they’re going to Wimbledon every day and are groomed to within an inch of their lives—clearly rubs off.

PRIMAL ACTIVITIES

With hubby at the office for more hours than are physically contained in a day—or away on yet another business trip—EW does have to amuse herself somehow. And there are only so many Parents’ Association meetings one can go to without completely losing one’s will to live. So when the going gets tough, the tough go shopping; be it for junior’s new clothes in Gap (because, frankly, she’d rather spend the obscene sums charged by kiddy boutiques on herself), another tea set from Kapabashi, or a year’s supply of toilet paper from the oddity that is Costco (probably the only bulk-buy store that sees more Cayenne-driving clients than a mall back in the land of the free).
She may live in a house that costs a king’s ransom, but the EW is nothing if not thrifty. You are as likely to see her shopping at Zara as you are in Ralph Lauren or Fendi—to which the savvier of the species have secured “family and friends” sale invitations. Shopping, you could say, is something of a raison d’être for this breed and the findings are usually analyzed at great length during the other main cornerstone of the EW’s life: the coffee mornings.

EW FUEL

Starbucks remains the worldwide sanctuary for forlorn foreigners and Tokyo is no exception—you have to salute a place that honors a request for a double tall skinny latte without batting an eyelash. Add a free-to-peruse-in-store selection of magazines from back home (Tsutaya Starbucks in Keyakizaka, Roppongi) and there is really no surprise that hoards are pounding the pavement to this Mecca of the Dark Brew. For the purists, Segafredo (especially in Hiroo) rules the roost.
Hours can be whiled away at these coffee mornings, which rank at boardroom-level equivalent in terms of importance for information sharing (read: gossiping). Once the world has been put to rights, the EWs rush off to the gym, the shops or ikebana class.
The term “ladies who lunch” could have been coined for the EW. Firmly embracing the when-in- Rome concept, she can often be found enjoying the best cuisine Tokyo has to offer.
In fact, since arriving in Tokyo, the expat wife has not been short of social engagements or outings: the ancient practice of karaoke (at Smash Hits or Festa) has been widely assimilated and every possible society or charity ball and wine soirée is attended with equal gusto. Many admit undergoing a kind of metamorphosis since landing on these shores, meaning that the unsuspecting kids are left at home with the Philippine helper, while mummy and daddy party the night away at Le Baron de Paris, Feria or a Blacklist event.
It should be pointed out that the female of the expat species is stronger than the male. All-important decisions rest on her shoulders: where the family dines, holidays and even the currency and denomination of the tooth fairy’s deposits for junior.
Holidays occur with exceptional frequency. Somewhere nice and sunny for the autumn break—Saipan, Guam and Bali are top choices—but if you miss out on this, Christmas in Hawaii is almost obligatory. Skiing in Hokkaido or Hakuba in February, Bali (or similar) in March, a quick trip to Shanghai or Hong Kong—or maybe just a low-key Shimoda weekend—in May.
By the time summer comes, the daily circus of school drop-offs, coffees, shopping and lunching stops. Summer is when expat life in Tokyo dwindles to a trickle, with only the odd husband (who suddenly isn’t traveling or permanently absent) or too-pregnant-to-leave-town EW left behind. With the sumo-weight grey skies of July a mere memory, she and junior take off to rekindle life back home, whence, one day, the EW will return permanently, because she is just a transient feature on the Tokyo landscape and all good things must come to an end.