Monday, October 31, 2011

Halloween e altre cose...

Ritengo che ognuno debba celebrarsi le feste tipiche delle proprie culture e basta….
Ottobre in Giappone significa indiscutibilmente Halloween, lo sanno tutti. Ma Halloween e' una festa pagana, che dura solo una notte, ovvero l'ultimo giorno di Ottobre, e molto probabilmente per motivi storico-religiosi si celebra proprio prima del giorno di commemorazione dei defunti, secondo il calendario cattolico. Sara' una coincidenza che si voglia dare la caccia alle streghe proprio la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre? Pare una troppo perfetta coincidenza….
Comunque, non era di ragioni storiche che volevo parlare. Quest'anno, complice il mio trentesimo compleanno, il mese di ottobre e' stato proprio splendido in tutti i settori: clima, umore, feste, regali, intenso lavoro, amici, bevute, uscite, salsa, nuove conoscenze, eccetera. Pensavo che finalmente, dopo un 2011 segnato da eventi abbastanza devastanti, a ottobre abbia trovato un attimo di respiro e mi possa distrarre dalle preoccupazioni e dai cattivi pensieri. Ma, non avevo fatto i conti con Halloween.
Per esperienza, i festeggiamenti di Halloween mi mettono di cattivissimo umore, e tra l'altro segnano l'inizio della stagione fredda, che già di suo non mi tiene allegra con le sue giornate corte e spesso prive di sole. 
Cosa succede per Halloween qui a Tokyo…le decorazioni: sin dal primo del mese troneggiano ovunque zucche, pipistrelli, negozi e ristoranti decorati peggio che a Natale. Anche l'alimentazione e' forzata: torte, pani e biscotti alla zucca, motivi di ragnatele e facce spettrali come decorazioni. Poi, ovviamente i costumi per i festeggiamenti la notte delle streghe.
Ora, e qui si intravede un accenno a chiudere il cerchio della discussione, dico, questa gente non sa più quale sia il senso di celebrare Halloween. Una volta si mandavano i bambini travestiti da mostri, orchi, streghe, personaggi paurosi, in giro per le case a racimolare dolci. Una volta si creavano lanterne con le zucche per illuminare le case e far si che gli spiriti maligni venissero tenuti lontano. Una volta si celebrava tutti assieme per esorcizzare la paura. Oggi, a Tokyo succede questo: dal 20 ottobre circa si intravvedono soggetti discutibili che indossano costumi di carnevale, o cappelli da strega, o ali di pipistrello, o corna con tanto di lucine lampeggianti o di pelo. L'ultimo fine settimana di ottobre impazzano le feste a tema, e giù tutti a travestirsi come a un secondo carnevale per aggiudicarsi il premio del miglior costume della serata, le ragazze giapponesi che si (s)vestono da 1)sexy infermiera 2)sexy poliziotta 3)sexy angelo 4)battona. La categoria 4) include le altre tre.
Gli uomini a Halloween sbavano, ma sbavano così tanto dietro alle giappe che la disidratazione gli da alla testa. 
Normalmente, nei weekend, le strade di Roppongi e Shibuya sono come uno zoo senza gabbie, ma a Halloween e' ancora peggio, i treni sono invasi da gente in parrucche colorate, costumoni ingombranti, c'e' confusione, casino, chiacchiericcio, risate.
Qualcuno sfoggia costumi originali, in effetti, in tema con la tradizione di Halloween, ma per il resto e' un po' un mix di principessa persiana Jasmine, cowboys, drag queen, infermiere, crocerossine, eccetera. Non ho visto pero' zombie quest'anno, che peccato! 
Per concludere, dicevo, Halloween e' proprio il giorno che amo di meno in assoluto a Tokyo, e pur essendo uscita una sera quando davo per scontato che tutti i party fossero stati la notte prima, mi sono dovuta ricredere. Come sempre accade se vado in giro durante festeggiamenti di massa, mi e' spuntato un umore nero ma così nero che sono andata via all'improvviso senza salutare nessuno. Non si sa il perché, succede sempre che la baldoria mi indispone.
Sarebbe bello se Halloween restasse una tradizione tutta americana, se non fosse esportata, o se, quanto meno, non fosse così esagerata.

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I believe every one should celebrate their own traditional events and nothing more…..
October in Japan means,undoubtedly, Halloween, everybody knows. But Halloween is a pagan celebration, which lasts only one night, the last day in October, and very likely because of historical-religious motivations happens right before the day to remember the dead, according to the catholic calendar. Might it be a coincidence that one would like to chase witches right on the night between October 31 and November 1?It seems too perfect a coincidence…
Anyway, it's not about historical matters I wanted to talk of. This year, my 30th birthday year, October was just splendid, for everything: climate, mood, parties, presents, intense work, friends, drinks, going out, salsa, new friends, and so on. I thought that, finally, after a year 2011 marked by quite some events, I could find some time to breath in October, and I could distract from worries and bad thoughts.
But, I didn't take Halloween into account.
My own experience says Halloween parties put me in a bad mood and  among the other things with it comes the cold season, which is per se not the happiest for me due to the sun-less and short days.
What happens around Tokyo for Halloween…decorations: since the first day of the month pumpkins, bats pop up everywhere, the shops and restaurants are decorated as much as for Christmas time. Food is same: tarts, bread and cookies, sweets pumpkin flavored, decorated with spiderwebs and scary smileys. Then, simply, the costumes.
Now, and here we have a glimpse of a thread to follow the begin of this conversation, these people don't know what the meaning of celebrating halloween is. Once, they sent children dressed up as monsters, witches, zombies and scary beings around the houses to collect sweets. Once, they made pumpkin lanterns to light the houses and scare the spirits away. Once, they celebrated all together to keep fear away.
Today, in Tokyo, this happens: form around October 20 you can spot doubtful subjects wearing carnival costumes, or witch hats, or bat wings, or lit up or furry horns. The last weekend of October is parties frenzy, and everybody rish to find the best costume to wear in order to win the contest of the best costume of the night, Japanese girls (un)dressing like 1) sexy nurse 2)sexy cop 3)sexy angel 4)slut. Category 4) includes all the others.
Men at Halloween drool so much after the Japs that dehydration hits them in the head.
Normally, on weekends, streets in Roppongi and Shibuya look like an open zoo, but it gets worse for Halloween, when trains are invaded by dudes in colorful wigs, huge costumes, it's crowded and messy, people are loud, and so on.
Someone shows original costumes off, actually, in tune with the Halloween traditions, but broadly it's all about persian princess Jasmine, cowboys, drag queen, nurses, and so on. I didn't see zombies this year, unfortunately. That's a pity!
Closing remarks, Halloween is the day I like the least in Tokyo, and although I went out on a night when I took the end of partying for granted, as it was the night before, I had to change my mind. As it usually happens if I hang out during mass events, I switched to a very bad mood and I left suddenly without saying goodbye. Dunno why, but noise and crowds get always on my nerves.
It would be nice if Halloween would remain within American borders, if it would not be exported, or if, at least, it would not be so exaggerated.


Saturday, October 29, 2011

My Birthday Party(ies)

Ho festeggiato i miei 30 anni in totale 7 volte, con gente diversa e in posti diversi. Coi colleghi, con gli amici più stretti, con gli italiani, con collaboratori provenienti dal vecchio e dal nuovo continente. Al ristorante, al parco o in izakaya, ballando o bevendo, fatto sta che il mese e' volato e mi sento con dieci anni di più!!

Pero' ne avevo bisogno, per tanti motivi.
Principalmente per esorcizzare la paura del tempo che passa, poi per ricordare i 30 come inizio di un decennio che dovrebbe essere importante e per certi aspetti cruciale, poi perché sono lontana da casa e non posso contare sull'affetto dei miei familiari, poi perché coi tanti amici che ho era impossibile organizzare giusto una serata in compagnia….
Chissa' poi perché questa voglia di festa. Come ho detto sempre, non amo i compleanni, mi fanno sentire frustrata perché mi soffermo a pensare che un altro anno e' passato e io non ho concluso niente di buono. Il tempo scorre e io non riesco a stargli dietro come vorrei. 
D'altra parte, l'idea di essere protagonisti, di spegnere delle candele su una torta, spumante, ricevere tanti baci e abbracci, regali, messaggi affettuosi, altri regali, fa si che la voglia di festa abbia il sopravvento soprattutto in occasione di una data significativa. 

Come abbiamo festeggiato, quindi?Una prima volta a casa mia, con amici e colleghi del vicinato; poi con il gruppo di amici italiani, con cui ci si diverte sempre e io ci guadagno un daikon fresco ogni volta; poi si continua con un picnic al parco per passare alla festa con i colleghi dopo il lavoro; successivamente si festeggia con Lu e Chizu e il piccolo Leon, pizza italiana e vino;un'intera notte di festeggiamenti e' quella che vede il mio compleanno al locale di salsa, serata magnifica ricca di sorprese;concludiamo il mese con una festa improvvisata per celebrare anche con alcuni cari amici in visita di lavoro a Tokyo che si e' poi trasformata in una notte di karaoke assieme a degli insospettabili… 

Per buttarla sui numeri, così da avere giusto un'idea, ecco come e' andata: 7 feste, 6 torte, di cui 2 fatte da me e una fatta da Morana, una cifra imprecisata di candele spente (credo siamo intorno a 50), 60 invitati in totale, 30 arancini, 2 fratelli gemelli, 290 foto, 4 video, 1 notte di karaoke, 1 notte di salsa. 

Ci sono anche gli amici chiave, in questi casi, a cui va tutto il mio affetto e coloro che non saro' in grado di ringraziare abbastanza. Parisa e Morana sono in cima alla lista dei ringraziamenti speciali. A dire il vero dovrei ringraziare tutti, uno per uno, fosse anche solo per il fatto di aver partecipato, in alcuni casi a più di una festa, ma essendo la lista lunghissima, uso un grazie collettivo. Che non me ne vogliate! 

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I celebrated my 30th birthday 7 times, with different people and in different places. With colleagues, with the closest friends, with the Italians, with collaborators coming from the old and new world. At the restaurant, at the park, at the izakaya, singing or dancing, facts are that this month went away and I feel 10 years older!!!

But I needed it, for many reasons.
Mainly in order to send away the fear of time passing by, then in order to remember the 30th as the beginning of a decade which should be important and crucial, then because I am far from home and I can't share this with my beloved ones, then because with so many friends just arranging one big meet up would have been impossible….
Wondering why this wish to celebrate, by the way. As I always say, I don't like birthdays, they mane me feel frustrated because I think of another year gone and I haven't done anything good. Time runs away and I can't catch it as I wish I could. 
On the other hand, the idea of being the protagonist, of blowing candles, sparkling wine, of getting kisses and hugs, presents, cards, more presents, is so nice that the wish to party becomes essential especially in case of such a meaningful birthday.

How did we celebrate, then? One time at my place, with friends and colleagues living in the neighborhood;after that with the group of Italian friends, with whom it7s always fun and I end up getting a fresh daikon (radish) every time;a picnic at the park follows up, to go to a party with coworkers after work;then I celebrate with Lu and Chizu and the little Leon, italian pizza and wine; partying all night is what happens when I celebrate my birthday at the salsa club, wonderful night full of surprises; we finish this month with an improvised party to celebrate with a couple of dear friends visiting Tokyo for work. It then transformed into a karaoke night together some unusual suspects…

To put it in numbers, just as a rough idea, that's how it went: 7 parties, 6 cakes, of which 2 I baked and one Morana baked, a imprecise number of candles blown (I guess around 50), 60 invitees in total, 30 arancini, 2 twin brothers, 290 photos, 4 videos, 1 night of salsa, 1 night of karaoke.

In these cases, key friends are always there. To them is all my love and I know I won't be able to thank them enough. Parisa and Morana are on top of the special thanks list. So say the truth I should thank each and every one, just for joining, in some cases to more than one party, but the list being long, I use a collective thank you. Please, don't be mad at me! 





















Saturday, October 22, 2011

Metabolism @MAM


Una nuova interessante mostra mi ha portata di nuovo al caro e amato Mori Art Museum, al 53-esimo piano del Mori building a Tokyo.

Questa volta si tratta di architettura, e in particolare di architettura in Giappone durante gli anni del Metabolismo, ovvero una corrente di pensiero fondata su idee visionarie degli architetti del tempo, che si formo' in Giappone intorno agli anni 50 e che ruota attorno al concetto futuristico di citta' super popolate caratterizzate da strutture grandi, flessibili e espandibili che rievocano in qualche modo i processi di crescita degli organismi, dando l'impressione di crescere e svilupparsi in base ai cambiamenti dell'ambiente circostante.
Il movimento nasce proprio durante gli anni del dopoguerra, quando per il Giappone era tempo di riprendersi e ricorstuire. La popolazione era in netto e rapido aumento, lo sviluppo economico degli anni successivi gioca un ruolo determinante nella ricostruzione e nell'ottimismo generale.

Molti dei progetti di quegli anni hanno trovato poi pratica realizzazione e sono individuabili in giro per Tokyo e in altre parti del Giappone (e in Italia, ad esempio). Per fortuna molti altri progetti, dallo stampo molto ma molto futuristico, non sono poi stati realizzati....

Con il piano di ricostruzione della citta' di Hiroshima si puo' dire nasca il Metabolismo in architettura.
Successivamente, negli anni 60 e' la volta di Tokyo: la citta' contava gia' 10milioni di abitanti e era necessario pensare a una citta' che potesse contenere la popolazione in rapidissima crescita.
Moltissimi i progetti che includevano una espansione marina di Tokyo sulla baia: unita' abitative galleggianti, capacita' abitativa di 15mila persone per ogni struttura, infrastrutture impossibili, strade, ponti, e anche aree verdi per cercare di compensare l'imponente quantita' di cemento che tali progetti avrebbero richiesto. Le strutture si metabolizzavano con l'ambiente sotto forma di eliche, o unita' modulari che potevano espandersi e comporsi alla stessa maliera dei rami degli alberi, vere e proprie unita'-alveari che potevano ospitare migliaia e migliaia di abitazioni e uffici....
In una delle sezioni del museo queste strutture che non hanno fortunatamente trovato realizzazione sono descritte molto bene in una animazione video, tramite cui e' possibile capire perche' tali orrori architettonici possono essere considerati metabolizzati.

Questi sono gli anni in cui la fantasia degli architetti giapponesi e' andata proprio fuori controllo, e sono contentissima del fatto che nessuna di queste visionarie idee sia stata realizzata nella Tokyo di oggi. Immaginate voi una Shibuya in cui a posto dei mega schermi ci sono delle megalitiche strutture alveolari a forma di albero? O potreste pensare alla baia di Tokyo puntellata di torri e piattaforme che spuntano dal mare?
Il migliore esempio (e il simbolo) di metabolismo e' sicuramente la capsula, una unita' abitativa a se stante, modulare e che puo' essere facilmente trasportata da un posto all'altro. Passavo davanti proprio l'altro giorno, a Ginza davanti al Nakagin, l'edificio capsula...
Ci sono state anche belle idee durante gli anni del metabolismo, come lo stadio realizzato a Tokyo per le olimpiadi, o il politecnico di Singapore.

Negli anni '70 c'e' l'Expo di architettura a Osaka, quando si comincia a dare un po' piu' importanza alla parola ambiente e dove si incomincia a parlare di pianificazione urbana. Da qui, gli architetti cominciano a espandersi al di fuori del territorio nipponico e realizzano progetti a Skopje, Singapore, e persino Bologna (sono rimasta colpita!) negli anni seguenti, allargano il concetto di metabolismo verso una prospettiva piu' globale.

Per concludere, come sempre MAM non delude, e come sempre risulta essere al di sopra delle mie aspettative. Le sezioni sono ben organizzate, la qualita' della mostra e' eccellente,vale la pena soffermarsi a studiare i modelli in scala dei progetti che sono stati realizzati e di quelli non realizzati.

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A new interesting exhibition is on at the dear old Mori Art Museum, on the 53rd floor of Mori Building in Tokyo.
This time it's about architecture, particularly about Japanese architecture in the years of Metabolism, a movement based on visionary ideas started in Japan around the 50's and is centered around the futuristic concept of over populated cities, made of huge, flexible and expandable structures recalling somehow the organic growth processes and giving the impression they can grow and develop following environmental changes.

Metabolism moved its first steps right after the world war, when Japan was recovering and rebuilding itself. Population was rapidly and constantly growing, and the economical boom in the following years plays a determinant role in the reconstruction and in the general optimism.
Many of the plans from those years were actually built and nowadays can be spotted around Tokyo and other areas in Japan (and Italy, for instance). Fortunately many other plans, very very futuristic plans, weren't practically constructed....

Metabolism in architecture was born with the reconstruction plan of Hiroshima.
Later, during the 60's it's Tokyo's turn: the city counted already for 10million inhabitants and it was necessary to think of a city which could give homes to the population in rapid growth.
There were many projects focusing on a marine expansion on Tokyo bay: floating housing units, with housing capability of 15 thousands people per structure, impossible infrastructures, roads, bridges, and also green areas to try to compensate the massive amount of cement those plans would have required to apply. The structures were metabolized by the environment in the form of helix, or in modular units that could expand and compose in the same way of the tree leaves, mere bee hive units for thousands and thousands of houses or offices...
One of the sections describes well such visionary plans through a video animation, and it's also possible to understand why such architectural horrors were considered metabolized.

These are the years when the Japanese architects' fantasy derailed, and I am very happy that none of these visionary ideas was realized in Tokyo. Can you imagine Shibuya where instead of the mega screens you'll see bee-hive style megalith structures shaped like trees? Or can you think of Tokyo bay spotted with towers and platforms growing from the sea?
The best example (and the symbol) of metabolism is for sure the capsule, a stand-alone, modular housing unit that can be transported from one place to another. Just the other day I was passing by the Nakagin capsule building in Ginza...
But good ideas came out from the years of metabolism, too, like the stadium in Tokyo built for the olympic games, or the polytechnic university in Singapore.

The 70's are the years of the Osaka Expo, when they start to give more importance to the environment and when they start thinking about urban planning. From here and the subsequent years, architects expanded to the outside of Japan and design plans for Singapore, Skopije, even Bologna (I was shocked), and they give metabolism a more global perspective.

To conclude, the MAM is satisfactory as usual, and it's above my expectations, as usual. The sections are well organized, the quality of the exhibition is excellent, it's worth to stop by and study the scale models of all the designs, the ones that were actually built and the ones that weren't.







Wednesday, October 19, 2011

Open Day 2011

In tutti questi anni non avevo mai partecipato all'Open Day. In breve, ogni anno, per un giorno, l'azienda apre le porte ai "civili", soprattutto bambini e ragazzi che vogliono sapere un po' di più su cosa si possa mai fare all'interno di un istituto di ricerca, studenti che sono interessati a intraprendere la carriera di ricercatore, ricercatori dell'istituto che portano le loro famiglie a vedere come loro trascorrono le giornate al lavoro, altre persone che sono semplicemente curiose di sapere che succede.

Quest' anno ho deciso di contribuire anche io all'Open Day, seppure ancora una volta e' stato usato lo straniero come attrazione turistica. Io e altri ricercatori stranieri siamo infatti stati presi e messi in una stanza a firmare bigliettini da visita e salutando i visitatori nella nostra lingua, così da invogliare i giapponesi a sentirsi parte di un ambiente multiculturale, in cui non si fa solo scienza…
Questa nostra attività e' risultata essere popolare solo perché -a condizione che ottenessero le nostre firme- i bambini potevano ricevere in regalo un gadget, tipicamente uno dei tantissimi oggetti che costituiscono la "cassetta degli attrezzi" di ogni biologo.
Molti dei bambini che hanno pazientemente aspettato in fila per ricevere i nostri autografi erano letteralmente paralizzati, non hanno proferito parola, non hanno accennato a muovere un singolo muscolo…anzi, erano proprio impauriti! Molti di loro penso non abbiano mai visto un non-giapponese.
Forse non si aspettavano che potessimo parlare nella loro lingua. Forse non si aspettavano che potessimo parlare proprio.
Altri invece hanno approfittato del momento per far sfoggio del loro più perfetto "Thank you", così giusto per dimostrare che anche loro conoscono una lingua straniera.
La maggior parte hanno reagito positivamente al semplicissimo "ciao", e non solo i più piccoli. 

E' stato pesante, pensatemi a trascorrere 5 ore a scrivere il mio nome centinaia di volte, parlare coi più piccoli e i meno piccoli…pero' allo stesso tempo e' stato un giorno interessante e divertente. E ho anche provato a fare un origami di DNA :)

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All these years I had never joined the Open Day. Briefly, every year, for one day, our institute opens to the "civilians", especially little and older children who want to know a bit more about what might ever happen inside a research institute, students who are interested in becoming researchers, the same institute's researchers who take their families to see how they spend their day at work, and other people who simply wanted to know what was going on.

This year I decided to contribute to the Open Day, although the foreigner was yet another time used as an attraction. Me and other foreign researchers were indeed put in a room to sign business cards and greet visitors using words from our own language, so to involve the Japanese into a multicultural environment, where we  do not only do science….
But our activity was popular just because -provided that they could get our signatures- children could get gadgets as presents, typically one of those many objects that make the biologist's toolbox.
Many of the kids who patiently waited inline for our autographs were literally paralyzed, they didn't speak, they didn't move…..they were actually scared! Many of them may have never seen a non Japanese.
Perhaps they didn't expect that we could speak their language. Perhaps they didn't expect we could speak.
Some others, instead, took the opportunity to show off their most perfect "thank you", just to demonstrate they, too, know a foreign language.
Most of them reacted positively to the simple "ciao", and not only the kids.

It was hard work, though, imagine to write down your name for 5 hours, hundreds of times, talk with the little ones and the grown ups….at the same time it was an interesting and fun day. And I even tried to fold a DNA origami :)





Friday, October 14, 2011

Being 30

Giunge l'anno del mio 30-esimo compleanno....mi fanno tutti la stessa domanda: come ci si sente? Uguali a prima! 
Sono cresciuta con l'ansia di raggiungere i 30, non sapendo bene cosa aspettarmi, dal punto di vista dell'impatto psicologico che questa eta' dicono abbia.
A dire il vero non riuscivo neanche a immaginarmi a 30anni, non ci pensavo neanche. Ora che ho raggiunto i 30, mi guardo allo specchio, vedo quelle fastidiose rughe agli occhi, frutto di lunghe esposizioni al sole tropicale degli ultimi anni, e penso che me ne sto qui a Tokyo, senza progetti per il futuro, senza troppe aspettative, senza un briciolo di sale in zucca. Mi vedo così, ancora incapace di affrontare le sfide di ogni giorno, non rendendomi conto che il tempo scorre sin troppo rapidamente e non riesco a stargli dietro.
C'e' chi dice che si incomincia a vivere a 30 anni.
C'e' chi dice che nel decennio tra i 30 e i 40 anni si concretizzano i molti progetti o desideri della nostra vita, prendono forma e corpo.
C'e' chi a 30 anni si sente già fallito.
Io fino ad ora non vedo nessuna differenza tra ieri e oggi, mangio come sempre, lavoro come sempre, esco come sempre, penso come sempre. Ho solo un anno di esperienza in più sulle spalle. E quello gioverà a qualcosa, mi auguro.

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This is the year of my 30th birthday….they all ask me the same question: how does it feel? Same as before!
I grew up being anxious about turning 30, not really knowing what to expect, from the psychological impact, they say this age has, point of view.
To say the truth, I couldn't see my self at 30, I didn't even think of it. Now that I have reached this age, I watch myself at the mirror, I see those lines around the eyes, sign of long exposition to the tropical sun in these last years, and I think I am here in Tokyo, with no plans for the future, with no expectations, with no wiseness. That's how I see myself, incapable of facing the challenges of every day, not realizing the time is running too fast and I can't catch up.
Somebody says life begins at 30.
Somebody says in the years between 30 and 40 many of our life projects or dreams get shaped up.
Somebody consider themselves a failure already at 30.
So far, I can't see any difference from yesterday to today, I eat as usual, I work as usual, I go out as usual, I think as usual. I just have yet one more year of experience behind. And that must be useful to something, I wish.

Tuesday, October 11, 2011

Visit Japan for free!!

Partecipate e provate a vincere sto viaggio!!! Eddai, venitemi a trovare, no? Non e' stato ancora ufficialmente approvato, quindi incrociate le dita e speriamo bene!

Try and participate to get a free trip!!!Cmon, come and visit me? It hasn't yet been officially approved, but let's hope and cross our fingers!

http://www.japantoday.com/category/national/view/japan-to-offer-10000-free-trips-to-foreigners-to-boost-tourism-industry

Monday, October 10, 2011

Zoo on demand -- Lo zoo a richiesta

I bambini che nascono e crescono nelle grandi città spesso non hanno la minima idea di cosa sia la campagna, la natura, non conoscono gli animali domestici. Possibilmente, se chiedete a un bambino qui a Tokyo se sa da dove vengano i polli, quasi certamente vi risponderà che li ha sempre visti al supermercato…..
Per far si che i bambini crescano e conoscano da dove e come arrivano il latte e la carne, a Tokyo basta andare allo zoo di Ueno, dove una sezione e' dedicata agli animali domestici e d'allevamento: polli, mucche, pecore sono li' in mezzo a tigri, elefanti e panda.
Una persona come me si metterebbe a ridere, eppure per molti bambini non c'e altro modo per conoscere questi animali.

L'altro giorno dal balcone di casa sentivo i bambini dell'asilo che schiamazzavano e gridavano. Non era per una delle solite giornate di recite, bensì era la giornata dello zoo a domicilio. Signori, il cortile dell'asilo era puntellato di recinti e dentro c'erano pecore, galline, conigli, tartarughe, papere e ogni sorta di bestia domestica! 
Per riprendere un famoso detto,e' il caso di dire: se il bambino non va in campagna, la campagna va dal bambino…
Mi e' sembrata un'iniziativa bellissima, addirittura c'era un pony su cui i bambini a turno potevano fare una passeggiata. Non voglio immaginare quanto lavoro per trasportare questi poveri animali da chissà quale fattoria fino in città, e spero che non abbiano sofferto troppo per lo spostamento, ma almeno per la gioia dei piccoli una giornata all'asilo si e' trasformata in una esperienza diretta.

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Children born and raised in the big cities have often no idea of what the countryside is, they don't know farm animals. Possibly, if you ask a kid here in Tokyo whether they know where the chickens come from,almost certainly they will say they've always seen them at the supermarket….
To make sure that children know where and how milk and meat come from, in Tokyo is enough to go to Ueno zoo, where a section of the park is dedicated to the farm life: chickens, cows, sheep, are together with tigers, elephants and panda bears.
Someone like me would laugh at it, and yet many kids have no other way to know such animals.

The other day I was hearing the children screaming from the kindergarten downstairs. It was not one of those days with shows and performances, rather it was the zoo on demand day. Guys, the kindergarden's open space was dotted with fences and inside you could see turtles, rabbits, chickens and other farm animals!
It's the case to say: if the kid doesn't go to the farm, the farm goes to the kid…
I found it a wonderful initiative, there even was a small horse the children could ride. I don't want to think of how much effort to move these animals from who knows what place to town, and I hope they didn't suffer too much for the transportation, but at least the children were happy to get a direct experience instead of spending yet another day at the kindergarden.







Friday, October 7, 2011

Natural Lifestyle

Che bello sarebbe poter vivere una vita Natural....
A leggere gli innumerevoli consigli che trovo nella mia rivista preferita ci sarebbe solo da iniziare e vivere Natural! Gia' solo leggendo si viene spinti da una forza invisibile a fare meglio: meno inquinamento, piu' prodotti a base di elementi naturali, o organici, o biologici, cibo sano, tanto sport, centri benessere, rimedi tutti natural da fare a casa propria per ogni disturbo, noia o malessere, case in legno o pietra o comunque costruite con certi criteri...
Certo che pero' non e' facile....

Tanto per cominciare, se si vive in citta' si puo' dire addio all'orticello e all'aria pura. Tanto meno alle case ecologiche.
Se poi si vive a Tokyo ci si puo' dimenticare praticamente di tutto il resto. Impossibile trovare cibo biologico, visto che a quanto pare i giapponesi sono molto piu attratti da frutta e verdura incellofanata e piena di additivi chimici cosi che sembra piu bella e piu in salute.
Poi, ma avete visto le case giapponesi?Solo cemento e ferro, i materiali usati sono di quelli super economici perche', si sa, qui gli edifici tendono a essere distrutti presto o per via di calamita' naturali o per far posto a un centro commerciale.....
Poi, ma avete visto quanti cavi, fili, pali e pilastri ci sono per le strade?Se alzate gli occhi solo un momento vi accorgerete di camminare sotto una fitta ragnatela...alla faccia dell'inquinamento elettromagnetico!
Poi, ma sapete quanto e' grande Tokyo e quanti pochi sono gli spazi verdi?Se vivi nella zona sbagliata della citta' addio corsetta al parco! La citta' e' una giungla di cemento e ferro, impossibile trovare un'area in cui non ci sia alcun tipo di inquinamento....

Ma a prescindere dalla collocazione geografica, vivere una vita del tutto Natural come si deve e' quasi un'utopia: trova il terreno su cui costruire,possibilmente nel mezzo della campagna con aria pura, sorgente naturale d'acqua, e lontano dai rumori, compralo, ottieni materiali naturali, quali legno, pietra, tufo, canne, vimini, eccetera, fai le pareti isolanti contro caldo e freddo, progetta il tetto cosi', arreda la casa cosa', coltiva l'orticello, non usare pesticidi, usa fibre naturali, eccetera, muoviti in bici, cammina per i campi.....

E quando leggo tutto ciò mi viene nostalgia di casa, della mia terra.

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How nice would living a Natural Lifestyle be….
At reading the many suggestions I find in my favorite magazine I should simply start living Natural! Just by reading I am pushed by an invisible force to do better: less pollution, more natural products, organic stuff, healthy food, lots of sport, beauty centers, natural remedies to prepare at home for any illness or problem, houses built in wood or stone, following specific criteria….
Well, it's not that easy…

To begin with, if you live in town forget the garden and fresh air. Nonetheless the eco-houses.
If you then live in Tokyo, well, forget all the rest. Impossible to find biological food, seen that the Japanese tend to be attracted more by wrapped fruits and veggies, full of chemicals…It looks more beautiful and yummier.
Then, have you ever seen Japanese houses? Just steel and cement, and cheap materials because, you know, here buildings are supposed to get pulled down soon, either by a natural disaster or to make room for a mall…
Then, have you ever seen how many cables, poles, wires are in the streets? If you just look up for a second you'll realize you're walking under a web…in the face of electromagnetic pollution!
Then, do you know how big Tokyo is and how few the green areas are? If you live in the wrong area of the city, bye bye jog in the park! The town si a jungle of cement, impossible to find an area where there is no pollution…

Besides the geographical location though, living a all natural life by the rule is rather a utopia: find the land, possibly in the countryside where the air is pure, with a water spring, away from noises, buy it, get natural materials like wood, stone, canes, vines and so on,  build the walls well insulated against cold and hot weather, design the roof this way, furnish the house that way, grow a garden, do not use pesticides, use natural fabrics, and so on, move around on a bicycle, walk in the fields….

And when I read all of this I feel homesick, I miss my country.