Wednesday, June 29, 2011

Inspirational Japan, no more. Right now.

Ultimamente, e mi riferisco a un lasso di tempo di circa un anno, non mi dedico più al mio blog da osservatrice della nipponicita'. In effetti, a farci caso, non racconto più di feste, sagre, eventi in generale che hanno come matrice comune quella di verificarsi a Tokyo o in Giappone….prima c'era sempre qualcosa da raccontare, un lifestyle da approfondire, una parte della città da visitare. Ora non e' che abbia esaurito tutto ciò che avevo a disposizione. Ci mancherebbe! Solo che qui tutto accade in maniera rutinaria e ciclica: ciò che succedeva quattro anni fa continua a verificarsi oggi, con le stesse modalità, le stesse date, lo stesso spirito, magari la stessa gente di allora…
E poi, cosa più importante, manca il tempo. Infatti da un anno a questa parte mi dedico solo a una e una sola passione: salsa. Poiche' non posso certo rinunciare a ballare il fine settimana, posso di sicuro rinunciare a tutto il resto. Quindi ogni altro evento viene semplicemente classificato come meno importante. E di conseguenza il mio ruolo di osservatrice attenta e curiosa del vivere giapponese si e' un po' assopito, in attesa di qualche fatto che lo risvegli di tanto in tanto, giusto per non farlo abituare all'inattività.
Non solo, ma a volte ci si mettono anche l'inerzia, gli impegni di lavoro, la stanchezza, la carenza di ispirazione. Come in questo caso. 
Vi lascio con alcune immagini salsere

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Lately, and I mean in the last year, I don't curate my blog as an observer of the Japanese society anymore. I mean, look, I don't report about festivals, events in general that have in common the location, either Tokyo or Japan….before I always had something to tell, a lifestyle to inspect, an area of the town to visit. Now it's not that I have exhausted all I had. Not at all! But the fact is that here stuff happens like in a routine, in a ciclic manner: what happened four years ago still happens today, with the same dates, the same spirit, the same ways, perhaps the same people as back then…
And, more importantly, I don't have time. Because since last year, indeed, I only nurture one and one only passion: salsa. As I can't renounce to dancing on weekends, I can definitely renounce to all the rest.
So, every other event is simply classified as less important. As a consequence, my role of sharp and curious observer of the Japanese living went to sleep, waiting for some interesting facts to wake up for every now and again, just not to get used to inactivity.
Not only that. But sometimes even inertia, work, tiredness, lack of inspiration play a role. Like in this very same case.
I leave you with some salsa images.








Sunday, June 12, 2011

Quasimodo & Esmeralda in PARIS








Parigi. Nel ricordare la mia destinazione turistica del 2011 mi vengono in mente: gli artisti di Montmartre, il romanticismo insito dentro ogni luogo e ogni cosa, la grandiosità' dell'architettura, le musiche di Yann Tiersen (chi non ha visto il film "Le Fabuleux Destin d'Amelie Poulain"?), le baguette, l'eleganza della gente, i bar coi tavolini all'aperto, la ricchezza del passato …

Tre giorni pieni, dalla mattina alla sera, sono stati sufficienti per lasciarmi rapire dal fascino intrigante della città. Tanto verde, fontane, molti i bar accoglienti, molte le stradine tranquille e le piazzette coi mercatini, e poi arte arte e ancora arte, architettura, design e stile…
Cominciamo con Montmartre: dall'alto della collina domina Parigi, e dalle scalinate e dalle vie che curvano in discesa che attraversano i palazzi coi loro bar retro' e' già' possibile vedere degli scorci della città'. Ma e' dalla chiesa del Sacre Coeur, un po' cattedrale bizantina e un po' tempio orientale, che non c'e' più spazio per l'immaginazione: l'osservatorio migliore di Parigi e' proprio li, scenario naturale per i tanti musicisti che si esibiscono sulla scalinata. Da una parte la chiesa, il pubblico. Al centro l'artista. Dall'altra parte la città' tutta.
La piazza degli artisti, in realtà chiamata Place du Tertre ma ribattezzata per via dei vari pittori e disegnatori che la popolano, e' il cuore di Montmartre, da cui si dipartono stradine strette e animate, piene di ristorantini caratteristici e negozietti di souvenir. E' bella come un quadro, come una foto in bianco e nero sgualcita e sbiadita, profuma di tempera e legno…

Il secondo itinerario, più impegnativo, prevede una lunga camminata dall'arco di trionfo di Place Charles de Gaulle fino alla cattedrale di Notre Dame.
Impossibile camminare senza fermarsi a ogni angolo. Infatti, all' improvviso, ecco che si vede Pont Alexandre e Les Invalides (dove tra l'altro si trova la tomba di Napoleone), poi, dico, già' che si e' arrivati fin li, si fa una deviazione più lunga e si raggiunge la Tour Eiffel, non si può far a meno di fermarsi a Place Vendome, una piazza quadrata, coi palazzi che ospitano le case orafe più famose e costose…credo che le impronte del mio naso sulle vetrine di Cartier siano ancora li'. Poi, il palazzo reale, mastodontico edificio fatto costruire per essere niente meno che la residenza del cardinale Richelieu (si trattava proprio bene, lui!),il palazzo dell'Opera… Da Place de la Concorde si ha l'ingresso principale a Tuileries, un'oasi verde dove la gente si rilassa seduta all'ombra degli alberi o attorno alle fontane, che porta dritti dritti fino al Louvre.
Ecco, il museo del Louvre. Pattugliato 24ore su 24 da soldati armati, e' qualcosa che non si può descrivere con le parole, bisogna piantarsi li davanti, memorizzare ogni dettaglio, fare tesoro di tutto ciò' che con gli occhi si riesce a cogliere, concentrarsi su quello che si riesce a percepire solo con il semplice trovarsi li'. Doverosa una pausa  per riposarsi al parco (abitudine che e' poi divenuta un must di tutti i miei giorni parigini), e per riprendersi dallo shock. Non ci sono entrata, o ci avrei perso una settimana dentro, e poi il mio obiettivo era visitare il Musee d'Orsay: bello, bellissimo, splendido dentro, meraviglioso fuori, ampio, arioso, un'opera d'arte. Infine, passeggiando lungo la Senna, facendo avanti e indietro tra le due sponde per i vari ponti, raggiungo il cuore e la parte meglio conservata di Parigi, Ile de la Cite e la sua cattedrale gotica.

I francesi hanno fama di essere rubacuori, forse e' per questo che uno di loro, purtroppo ne' bello ne' attraente, nei dintorni della cattedrale di Notre Dame, ha incominciato una corte insistente paragonando se stesso a Quasimodo, il timido e gobbo abitante della cattedrale, e me alla bella e amabile Esmeralda. Citta' romantica, Parigi, senza dubbio, ma non al punto da far cadere qualsivoglia fanciulla tra le braccia del primo aspirante poeta da strapazzo che si incontra sulla via…
Notre Dame, dunque …l'imponente struttura di altissime volte e pilastri, le finestre strette e lunghe, fanno sembrare l'interno un posto spaventoso e abitato da spiriti. Le sculture e le guglie che rivestono la facciata esterna contribuiscono a incutere un certo timore sull'osservatore. Dall'altro lato pero' ci sono le decorazioni dei vetri delle finestre e quelle dei due enormi rosoni, l'organo, le balaustre, la semplicita' della struttura e l'armonia delle curve e delle volte...visitare l'interno della cattedrale lascia proprio senza respiro.

Un giro diverso mi fa scoprire invece le bellezze della parte sud di Parigi. Proseguendo direttamente dalla cattedrale mi imbuco nell'intrico di strade che compongono i Quartiers Latins, brulicanti di vita e attività. Guarda caso, vicino a una zona tanto frequentata, sia di giorno che di notte, sorge la Sorbonne. Quando penso a questo nome, non so perché lo collego con Baudelaire…Altro famoso edificio nell'area e' la chiesa di Saint Germain de Pres. Da fuori potrebbe benissimo passare inosservata, tanto e' anonima; ma gli interni giustificano 'in toto' la fama che la chiesa detiene. Non credevo ai miei occhi.
I miei giorni parigini sono stati molto caldi, grazie al cielo, tanto caldi che già' la sera del primo giorno avevo il naso arrossato e spellato. Quindi, vado a riposarmi all'ombra ai Giardini di Lussemburgo, altro immenso parco all'interno del quale sorge un palazzo principesco. E qui, avendone già' visti abbastanza, ho come avuto l'impressione che ogni giardino fosse una versione in piccolo della reggia di Versailles, infatti il paradigma e' uguale ovunque: edificio a pianta quadrata o rettangolare, con piazzale interno, e parco con tanto di fontane dietro.

Riassunto emozionale: con Parigi e' amore a prima vista, mi ha affascinato come poche altre città hanno saputo fare. Sono anche presa da una leggera malinconia, soprattutto quando mi ritrovo al pomeriggio ai giardini Tuileries, e vedo le coppie che si incorrano dopo il lavoro, coi loro tailleur, le loro 24ore, gli occhiali da sole, vedo mamme coi figli, vedo gruppi di amici che ricaricano le batterie al sole…visitare Parigi da sola mi ha fatto pensare un po'.
Da questo mio tour europeo ho anche capito cos'e' che rende il mondo piccolo piccolo: nella nostra vita incontriamo gente continuamente, ci leghiamo a loro, ci separiamo da loro, siamo entità' in continuo movimento. Potrebbe sembrare che a un certo punto ci dimentichiamo di coloro da cui ci siamo separati. Ma il brivido che ci corre lungo la schiena quando ci prepariamo a reincontrare uno qualsiasi di loro, annulla ogni distanza temporale e spaziale. Dura un attimo, pero' e' sufficiente a donarci la giusta energia.

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Paris. In remembering my 2011 touristic destination I recall: artists in Montmartre, romanticism inside every thing and everywhere, great architecture, Yann Tiersen's music (who hasn't watched "Le Fabuleux Destin d'Amelie Poulain"?), baguette, elegance, bars and tables outside, a rich past…

Three full days, from morning till evening, were enough to let the intriguing beauty of the city fascinate me. A lot of green, fountains, cozy bars, many quiet streets, squares with markets, and then art, art and more art, architecture, style and design…
Let's get started with Montmartre: from the top of the hill it dominates Paris, and from the stairs and from the curvy steep roads going through the buildings with their bars retro' style it's possible to have a glimpse of city view. It's from Sacre Coeur, though, a bit medieval cathedral and a bit oriental temple, where there is no room left to imagination: the best observatory in Paris is right here, natural scenery for the many musicians who perform on the stairsteps. On one side the church and the public. In the middle the artist. On the other side the whole city.
The artists' square, actually called Place du Tertre but renamed after the many painters who crowd it, is the heart of Montmartre, where tiny and lively street, lined with characteristic restaurants and souvenirs shops start from. It's as beautiful as a painting, as a faded and crumpled photograph in b&w, it smells of paint and wood...

A second itinerary, more challenging, is a long long walk from the Arc of Triumph in Place Charles de Gaulle to Notre Dame cathedral.
Walking without stopping at every corner is practically impossible.  Because, first comes Pont Alexandre and Les Invalides (where Napoleon's grave is), then, I mean, from here the Tour Eiffel is just a short detour, so why not, then I can't but stop by Place Vendome, a square at whose corners are buildings hosting the most famous and expensive jewelry shops…I believe my nose print is still on the windows of Cartier shop. More to come, the royal palace, a humongous building designed to be Cardinal Richelieu's 'little' residence (he knew how to treat himself!), then the Opera…From Place de la Concorde the main entrance to Tuileries gardens, a green spot where people chill out under the trees or around the the fountains, and which leads to the Louvre.
Right, the museum. Patrolled 24/7 by armed soldiers, it's something that can't be described by words. One must stand there, memorize every detail, make treasure of everything the eyes can catch, concentrate on what one can sense by just being there. I myself chill out in the gardens (it became my regular habit during my days in Paris) and also I needed to recover from the shock of the museum. I didn't enter it, or I'd have needed a week, and besides my aim was to visit Musee d'Orsay: pretty, very pretty, wonderful inside, superb outside, wide, a piece of art. Eventually, strolling along the Seine, bouncing between the two banks through the bridges, I get to the heart, and the best kept part, of Paris, Ile de la Cite and its gothic cathedral.

The Frenchmen are famous for being romantic casanovas, maybe that's why one of them, unfortunately neither handsome nor attractive, nearby the cathedral started an intense courtship by considering himself Quasimodo, the shy and clumsy inhabitant of the cathedral, and me the beautiful and lovely Esmeralda. Romantic city, Paris, sure sure, but not to the point that whatever lady can fall into the arms of the first fake poet apprentice passing by.
Anyway, Notre Dame I was saying…the massive structure made of hugh vaults and pillars, the tall and narrow windows, all these elements make the inside a haunted place. The sculptures and the gargoyles outside contribute to intimidate the observer. But, on the other hand, the decorations of the windows and of the gigantic rose windows, the organ, the balustrades, the simplicity of the structure and all..I mean, visiting the cathedral is just breathtaking.

A different route takes me to discover the beauties of South Paris. Directly from Notre Dame I sneak into the mayhem of streets known as Quartiers Latins, bursting with life and activities. And, close to such a busy neighborhood day and night, there's the Sorbonne. I don't know why, but when I think of it, the name of Baudelaire jumps into my mind…Another famous place nearby is Saint Germain de Pres. From the outside this church might just go unnoticed, it's that anonymous; but inside justify 'in toto' its fame. I couldn't believe my eyes.
My days in paris were hot, thanks heavens, so hot that already the first night I my nose was red and itchy. So I go and have a rest at the Louxembourg gardens, another huge park inside which is a big building. It's then when, having already seen many gardens, I had the feeling that all of them were a smaller copy of Versailles, as the plans were all the same: squared or rectangular building, with an internal square, and park with fountains behind.

Emotional summary: it's love at first sight with paris, it hit me like few other cities did. But I am also victim of a little bit of sadness, especially when in the afternoon I go to Tuileries and I see couples meeting up after work, with their suits, their bags, in sunglasses, I see mothers with children, I see groups of friends who recharge their batteries under the sun…visiting Paris alone had the effect to make me think a bit.
From this European tour I also understood what makes the world small: in our lives we  continuously meet people, we get close to them, we split, we are entities continuously moving. It might seem that at some point we forget about them. But those thrills along the spine we feel when we are about to meet one of them again annihilate any spacial and temporal distance. It lasts a moment, but it's enough to get some energy.

People at...

along the Seine

sacre coeur

place du tertre

tour eiffel

jardins louxembourg

sorbonne

quartier latins

saint germain

musee d'orsay

tuileries

Saturday, June 11, 2011

Pausa Romana -- Roman Break

Prima tappa della vacanza europea 2011 e' stata Roma. Anzi, no. Amsterdam. Again. Giusto per rendere le cose un pochino complicate e per utilizzare al meglio e al massimo ogni secondo del viaggio, già' sovraccarico di appuntamenti. Transito a Schiphol Airport, destinazione Roma, e avendo fatto bene i conti esco dall'aeroporto per incontrare niente meno che JJ, venuto apposta per fare sfoggio della maglietta custom-made che ha segnato le nostre uscite nipponiche. Giusto un caffè' e una veloce chiacchierata, poi di nuovo in volo. A Roma il primo, vero stop di due giorni.

L'obiettivo era quello di riposare un attimo il corpo dal lungo viaggio, prima di continuare verso la lontana Sicilia, e allo stesso tempo reincontrare vecchie conoscenze.
Li' vedo Peng, Viviana, Stefania (che a dire il vero posso incontrare solo al mio ritorno, cioè' il giorno prima della partenza per Tokyo), Serena, Giovanni. I ricordi del matrimonio di Giordana dell'anno prima si accavallano a quelli delle serate giapponesi con Serena&Co, il glorioso passato fatto di nottate nella metropoli tentacolare lascia il posto al presente fatto di seratone a base di chiacchiere e buon cibo.

Inaspettatamente riesco a incontrare Maurizio e la sua famiglia, proprio in giro per le strade di Roma, quando invece contavo di fare un salto a Bruxelles….la vita proprio riserva belle sorprese a volte!
Bello vedere dentro la metro centinaia di turisti stranieri, bello vedere la gente passeggiare lungo le strade con le braccia intasate di shopping bags, bello pranzare seduti fuori all'ombra, bello rilassarsi a Villa Borghese, bello passare tempo di qualità con la mia amica, con i miei amici.

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First stop in my European vacation 2011 was Rome. Actually, nope. Amsterdam. Again, yes. Only to make things a bit complicated and to be able to optimize my trip in all its moments, trip already full with appointments. I transfer in Schiphol Airport, destination Rome, and after a calculation of my times, I get out to meet JJ, who just came to show off the custom-made Tshirt that marks our Nippon nights out. Just a coffee and a quick chat, then again on the fly. In Rome, the first, real two days stop.

The goal was to rest after the long flight, before continuing to the far Sicily, and at the same time meet again old fellas. There I meet Peng, Viviana, Stefania (I actually will meet her only at my return, on my way back to Tokyo), Serena, Giovanni. Memories of Giordana's wedding from the past year mix up with the Japanese nights with Serena&Co, the glorious past made of all-nighters in the huge metropolis gives way to a present made of chitchat and good food based nights.

Unexpectedly, I even meet Maurizio and his family, right in Rome, while I was actually thinking of visiting them in Bruxelles….life really surprises us sometimes!
Great to see hundreds of foreign tourists in the subway, great to see people strolling along the streets with arms full of shopping bags, great to have lunch outside in the shade,  great to relax in Villa Borghese, great to spend a quality time with my girl friend, with my friends.





Friday, June 10, 2011

Event Planner

Organizzare eventi sarebbe qualcosa che mi piacerebbe fare. Sarebbe bello avere, ad esempio, a disposizione una casa enorme, disponibilita' economica (per reclutare aiutanti) e organizzare eventi fissi, a tema o casual. Avrebbe dei vantaggi come soddisfazione personale per la riuscita dell'evento, possibilita' di incontrare gente, tenersi occupati, divertirsi.
Un tempo (sembra cosi' lontano nel passato!!) invitavo spesso amici a cena a casa. Cucina italiana per amici internazionali. 
Un paio di volte ho anche organizzato una sorta di scuola di cucina (per la cronaca: arancini siciliani).
Altre occasioni ho organizzato una serata girl-only.
Per non parlare delle feste di compleanno, e altri party....
Ora vorrei ricominciare, mi piacerebbe avere giorni della settimana fissi per organizzare degli eventi col solo e unico fine di riunirsi e passare del tempo divertendosi. Proprio quest'anno pero' casa mia potrebbe risultare un po' scomoda per via dei lavori di ristrutturazione in corso e che dureranno fino all'inizio dell'autunno. 
E poi, diciamoci la verita', durante l'estate non vorremmo mica passare le serate chiusi a casa...
Forse comincio a pensarci gia' da adesso e quando la stagione piu' fresca sara' alle porte, allora iniziero' la mia nuova "attivita'"

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Event planner would be something I'd see myself in. It would be nice,actually, to have a huge house, money availability (to recruit staff) and arrange events, themed or casual. It would bring advantages like personal satisfaction for the results, chance to meet people, keep busy, have fun.
Once (it seems so far away in the past!!!) I often invited friends over for dinner. Italian dishes for international friends.
A couple of times I also planned a sort of cooking school (Sicilian arancini, for the records).
Other times I arranged a girl-only night.
Not to mention the birthday parties and others...
Now, I'd love to restart, I'd like to have days in a week to plan events with the one and only aim to get together and spend some time having fun. Right now, tho, my place might result inconvenient due to the construction works started last month and on till the begin of fall.
Also, let's be honest, we wouldn't spend the summer nights locked at home, would we...
Maybe I can start thinking about it, and when the cooler season comes I will start my new "activity".


Thursday, June 9, 2011

Magazines

Ricordo che quando ero ancora all'universita' mi sono appassionata a un paio di riviste,che acquistavo ogni mese. Mi piaceva leggere le notizie di moda, interviste di gente che viveva una vita 'natural style' (come il nome della rivista), le ricette, eccetera. Mi piaceva moltissimo la rivista che avevo scelto,piena di bei contenuti e di fatti interessanti. E soprattutto non c'era gossip di sorta.

Poi, spostatami in Giappone, ho smesso di leggere riviste. Ma non perche' mi fossi scocciata...Intanto c'era il fatto che ero troppo impegnata a visitare, a conoscere, a vedere tutto del nuovo posto in cui mi ero stablita, facevo conoscenze, organizzavo un sacco di cose. Poi un altro fattore importante era che le riviste in Giappone erano tutte in giapponese (e tra l'altro solo piene di gossip allo stato puro) e quelle poche riviste straniere che arrivavano costavano un capitale. Ora, tuttavia, si trova molto di piu' come stampa estera.

Mentre ero a casa in Sicilia, la scorsa pasqua, mi sono di nuovo imbattuta nelle mie vecchie riviste e mi sono ripromessa di dedicarmi nuvamente a questa buona abitudine. Al che, qualche giorno fa, mi sono regalata un abbonamento a questa stessa rivista. Perche' no? Del resto ormai ho abbastanza tempo libero a disposizione, e lo passo quasi sempre su internet...Quindi non c'e' niente di meglio che un giornale, che profuma di stampa, da sfogliare, toccare con mano, che mi tiene lontana da quella preziosissima ma a volte vincolantissima cosa che si chiama PC...Mi costa relativamente poco, e ci guadagno un paio di ore al mese in letture poco impegnative e interessanti. 

Inoltre, altra bella cosa, sono venuta a conoscenza della nascita di una nuova rivista, in Giappone, finalizzata a far rivivere la cultura e le tradizioni giapponesi che si stanno pian piano perdendo. Cosa importante: e' in giapponese e in inglese :)
Di sicuro e' un acquisto che vale la pena di fare, soprattutto per consocere di piu' riguardo a questo paese. 
La presentazione della rivista che sara' lanciata a fine giugno si trova qui: http://samurai.jp/blog/

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When I was at the university, I remember I started following a monthly magazine. I liked to read about fashion, interviews of people who lived a life 'natural style' (like the magazine name itself), recipes, and so on. I really really liked it, its contents were interesting and more importantly there was no gossip.

Then, once in Japan, I stopped reading magazines. Not because I had enough...First of all, I was busy in visiting places, travelling, I wanted to know this country, I arranged meetings, I was busy making friends. The second important factor is that here all magazines were in Japanese (and focused on just pure gossip), and the few foreign magazies available at that time were super expensive. At least now there is a bigger availability of foreign stuff, at least. 

While I was at home in Sicily last Easter I found my old magazines, so I promised myself I'd restart with my old habit. That's why, some days ago, I presented myself with a subscription to that very same magazine. Why not? I mean, I now have a lot of free time, and I mostly spend it on the internet...So, there's nothing better than a magazine, something that smells of press, that I can touch, I can flip pages, that can keep me away from that very precious but very committing little thing called PC.... It's relatively costly, and I earn a few hours a month of interesting and light readings.

Another nice thing now, I got to know of the existence of a new Japanese magazine, its main aim being reviving abou-to-be-forgotten Japanese traditions and the culture. What's fantastic is that it is both in Japanese and English :)
It's for sure one of those purchases that are worth the expense, especially if one like me wants to know about this country and its people. The presentation of the magazine, to be launched at the end June, is here: http://samurai.jp/blog/

Wednesday, June 8, 2011

Tsuyu and the grasp of the invisible matter

La stagione delle piogge (tsuyu 梅雨) e' ufficialmente iniziata da un pezzo. Proprio come accade nei paesi tropicali, piove per giorni, cielo plumbeo e uniformemente coperto, senza vento e senza temporali..solo una pioggia battente in corrispondenza di un clima caldo. Il Giappone non e' un paese dal clima tropicale, ma vista la sua posizione sull'oceano ne risente.

Assieme alla pioggia nel mio condominio hanno incominciato dei lavori di ristrutturazione. Che nesso c'e' tra i due fatti? C'e' che per via delle nuvole grigie e per via delle impalcature che chiudono il mio balcone, non vedo il sole da settimane. Il che mi deprime il doppio. E allora questo e' un buon periodo per dedicarsi un po' a se stessi, alla casa, allo studio, a pensare... e riflettevo in questi giorni sul fatto che qualcosa e' cambiato.

E' una sensazione che ho attaccata addosso sin dal mio rientro dall'Australia a dire il vero, all'inizio di Aprile, ma che si e' accentuata dopo il mio ritorno da Parigi,dopo un mese di assenza. Non e' tangibile, non e' visibile, eppure c'e'. Come un vetro sporco attraverso cui riesco a vedere il mondo ma non chiaramente...

In Giappone, a circa tre mesi dal terremoto, pare che la fiducia verso il futuro sia aumentata, le speranze pure, addirittura il tasso dei matrimoni e' aumentato considerevolmente. Come a voler pensare che se si e' assieme si puo' affrontare meglio ogni difficolta'.....O forse loro hanno solo paura di essere soli....

I giapponesi si sono aperti un po', si sono avvicinati gli uni agli altri, hanno abbandonato un pizzico di quella austera freddezza che li contraddistingue. Molti hanno capito che la legge del branco funziona anche nei rapporti interpersonali, non solo nei rapporti di lavoro. E pensare che in fondo in fondo la loro cultura e' abbastanza comunista in generale, se vogliamo un po' azzardare! Evidentemente serviva una calamita' naturale di vaste proporzioni per far aprire loro gli occhi e umanizzarli. E come nella favola di pinocchio, il robot diventa una persona vera in carne e ossa...

Non solo: qualcosa attorno a me, tra il mio giro di amicizie e' cambiato. La gente si sta allontanando, come spinta da una forza misteriosa che, partendo dal centro che faccio coincidere con me stessa, li fa andare in tutte le direzioni, ci disperde. Cio' che sta unendo i giapponesi sta invece dividendo me dal resto dei miei amici, ci stiamo dedicando di piu a noi stessi, forse meditiamo sul passato, ci chiediamo domande riguardo al futuro, forse siamo stanchi, forse ci siamo svegliati pure noi e ci siamo resi conto che nessuno conta quanto noi stessi...Cio' che prima era di primaria importanza adesso sembra essere diventato una noia, incontri, appuntamenti, uscite stanno diminuendo in numero e in qualita', abbiamo rallentato il passo e ora non ci dispiace prenderci tutto il tempo che ci serve, non ci curiamo piu' di tanto degli altri, non ci voltiamo indietro a guardare se abbiamo lasciato qualcuno per la via.

Non so se accade a tutti come conseguenza dei fatti tragici di marzo, o se e' solo capitato a me. In fin dei conti sono stata via parecchio tempo, magari la vita della gente durante la mia assenza e' andata avanti e ora tutti si sono abituati a non vedermi.  Il mio cellulare non suona piu' cosi spesso come in passato, la valanga di email a cui rispondevo ora e' ridotta a un granello….Io mantengo sempre lo stesso atteggiamento, il mio attaccamento non e' diminuito, la mia dipendenza da loro neanche, eppure l'invisibile distanza che ci sta separando si espande sempre di più, lo sento a pelle, lo posso presagire e nonostante i miei sforzi non posso far nulla. Forse e' proprio il corso delle cose che deve andare così, forse non vale la pena preoccuparsi per chi si allontana. Forse e' meglio così, un segno del destino che devo cogliere e interpretare.

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Rainy season (tsuyu 梅雨) has officially begun. Like in tropical places, it rains for days, grey sky and uniformly clouded, without wind or storms…just pissing rain together with a warm climate. Japan is not a tropical country, but for its position on the ocean, it is influenced.

Together with the rain, they started some restructuring works at my complex. What's the link between the two facts? It is that because of the clouds and because of all the screens and structures around the building, I couldn't see the sun since weeks. Which double-depresses me. Then, it's a good time to take care of oneself, of the house, to think about studying, to think…and i was reckoning that something has changed.

It's a sensation I have attached on me since I came back from Australia in April, and which deepened after my return from Paris, after one month of vacation. It's not touchable, nor visible, yet it's there. Like seeing the world though a dirty glass, I can see but not clearly…
In Japan, three months after the earthquake, it seems that faith in the future grew, so did hopes, and the weddings increased dramatically. As to think that if they are together they can better face any difficulties…or maybe they are just afraid of being alone…

The Japanese opened up a little, they got closer one another, they abandoned a little bit of that rigid coldness they are famous for. Many of them understood that the rule of the group works even on interpersonal relationships, not only on work relationships. If we think that, truly, their culture is quite communist in general, I'd hazard!
Evidently they needed such a natural disaster to awake them and humanize them. Just like in Pinocchio's story, the robot becomes a human being flesh and bones…

Not only this: something around me, among my friends has changed. People are going away, as if pushed by a mysterious force that, starting from the center (me), sends them to all directions, it disperse us.  What is putting the Japanese closer is dividing me from my friends, we are focusing on ourselves, maybe we think about the past, we ask questions about the future, maybe we are tired, maybe we woke up too and we realized nobody but ourselves is important…What before was vitally important now became boring, and meetings and dates are getting less and of lower quality, we slowed down and we take our time, we don't take care of others, we don't look back to cheek on who we left behind.

I don't know if that happens to every one as a consequence to the March happenings, or if that applies to me only. All in all, I was away for a long time, and during this time people have kept moving on with their lives and now they're all used to my absence. My mobile doesn't ring as much as before and the huge amount of emails I replied to is now a handful… I still keep the same attitude, the same attachments, the same level of dependency form them, but the invisible distance dividing us is expanding, I sense it, I can foresee it, and there's nothing I can do despite my efforts. Perhaps it's just how it is supposed to go, perhaps  I don't' have to worry for those who go away. Perhaps that's the best, simply a sign I have to acknowledge and interpret the right way.


Monday, June 6, 2011

Lifestyle - Japan beverages

Il cibo e' importante per i giapponesi, e altrettanto lo sono le bevande.
Se parliamo di cibo in se', piatti, allora la cucina giapponese non ha niente di strano, essendo come dire…stile giapponese. Se consideriamo le merende, pero', le cose cominciano a farsi interessanti. E fanno capolino ogni sorta di snack, dolci o salati, con ripieno o senza…e' solo un fattore di gusto. O curiosità.

La stessa cosa vale per le bevande. Una bottiglia di liquido non e' solo una bottiglia di liquido. Una lattina di caffè non e' solo una lattina di caffè. Si può trovare qualsiasi cosa che sia in grado di solleticare il palato, che sia tanto colorata quanto gli occhi sono capaci di incamerare, che possa risvegliare il senso della scoperta….acqua che sa di latte, acqua frizzante con aroma di frutta, coca e pepsi con ogni tipo di ingrediente aggiuntivo, yogurt da bere con gelatina, bevande alla gelatina con yogurt, bevande alla vitamina C con aggiunta di collagene, drink all'aloe vera con pezzetti di gelatina e con un mix potente di vitamine e minerali, the fatti con 16 erbe diverse, the al latte e così via.
Perché' bere e' un'esperienza che, così come tutte le altre attività della cultura giapponese, deve stimolare tutti i sensi, e' un'esperienza totalizzante, e' zen. le pubblicità per birra e caffè enfatizzano sul potere soddisfacente del prodotto, facendo fare agli attori ogni sorta di espressioni facciali finalizzate a tirare fuori i sentimenti che il prodotto riesce a risvegliare in loro, a far vedere quanto bene si sentono dopo averlo provato. Birra, caffè e the sono quello che i giapponesi prediligono.

Altri due elementi chiave sono colore e sapore. Più strana e' la combinazione di ingredienti, più interessante si fa la bevanda.

Poi, così come per gli snack, le bevande non possono semplicemente essere le stesse sempre. Quindi cambiano con le stagioni, ogni anno c'e' una nuova versione di un cappuccino, con qualcosa di diverso aggiunto, con un nuovo ingrediente, o simili, ogni tanto spunta un nuovo drink sul mercato ed e' un successo garantito.

Provare tutto e' impossibile.

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Food is important for the Japanese, so is drinks.
If we talk about proper food, dishes, then Japanese cuisine is not that unusual, I mean, it's very , how to say....Japanese style. If we consider snacks, though, things start becoming more interesting. And all sorts of snacks appear, salty or sweet, with filling or without...it's just a matter of taste. Or curiosity.
Same thing can be said about drinks. A bottle of liquid is not just a bottle of liquid. A can of coffee is not just a can of coffee. You can find anything that might tickle your tongue, anything colorful as much as your eyes can take in, anything that might wake up your sense of discovery....water that tastes of milk, sparkling water with fruit flavor, coke and pepsi drinks with any kind of added ingredients, jelly drink yogurt, yogurt jelly drink, smoothies, vitamin C based drinks plus collagen, aloe vera drinkable jelly cubes with a power mix of vitamins and minerals, tea made of 16 different herbs, milktea  and such.

Because drinking is an experience that, as well as all other activities in Japanese culture, must stimulate all senses, it is a totalizing experience, it is a zen experience. Commercials for beer and coffee emphasize on the satisfactory power of the product, by asking the actors to overdo their facial expressions, to by all means pull out the feelings the product is awakening in them, how well they feel after trying it. Beer, coffee and tea are the ones the Japanese prefer above all.
Colors and flavors are other key elements. The weirder the choice of the ingredients, the more interesting is the drink. 

Also, like in snack foods, drinks can't just be the same all the time. So they change together with the seasons, every year there is a new version of a cappuccino, with something new added, with some different flavor, or such, every now and again a new drink shows up on the market and it is a boasting success. 

Trying all of them is impossible. 

(melon cream soda....beat that!)

Saturday, June 4, 2011

Comfort zone



Domanda che mi si chiede spesso ultimamente riguarda la mia permanenza in Giappone. Nessuno capisce perche' mi ostino a vivere in un posto cosi lontano, cosi pericoloso-geofisicamente parlando, cosi diverso, cosi ostile...soprattutto se penso a cosa, in primo luogo mi ha portato qui piu di 4 anni fa.
Ci ho pensato anche io, a dire il vero, e mi chiedo le stesse domande da sempre. Chissa' poi se c'e' una risposta.

In primo luogo, del Giappone ci si innamora. Voglio dire, se non si hanno preconcetti in testa, se non si hanno idee a priori su tutto cio' che la cultura e la societa' rappresentano, allora ci si innamora. Non so ben spiegare come cio' possa accadere, e' cosi'. Ma non ci si innamora dei giapponesi, almeno non io. Quello va oltre le mie possibilita'. I giapponesi infatti sono amabili se considerati come societa', come sistema. Ma quando si considera ogni persona come entita' a se, allora si sbatte ripetutamente contro un muro duro e spesso. Questo vale per molti, ma non per tutti. Gente di mentalita' piu' o meno aperta, infatti, se ne trova dappertutto nel mondo.

Tutte le mattine mi sveglio, con calma intraprendo la mia routine quotidiana, posso prendermela comoda perche' la flessibilita' che ho e' tanta, le ferie pure (paragonate agli standard giapponesi, intendo). Lo stipendio mi consente di vivere per conto mio, viaggiare spesso, visitare la famiglia in Italia e in Australia ogni anno, uscire la sera, concedermi dei capricci. Negli ultimi anni la qualita' dei progetti assegnatami e del lavoro in se e' migliorata, le responsabilita' anche, di conseguenza, e la competenza e la crescita professionale ora sono riconosciute e valutate positivamente. Il carico di lavoro c'e', ma tutto questo benessere deve pur avere un prezzo...
In generale pero', le vantaggiose condizioni di lavoro sono quelle a cui, una volta abituati, e' piu' difficile rinunciare.

Il Giappone e' un paese sicuro, nel senso della delinquenza e della malavita. Seppure le cose losche succedono, non vanno a intaccare la serenità del cittadino in alcun modo. Qui posso permettermi di viaggiare da sola in lungo e in largo, posso andare in giro la notte senza fare brutti incontri, posso lasciare le mie cose lungo il ciglio della strada e le ritroverei ancora li.
Il Giappone e' un paese dove i servizi si pagano cari (amministrazione, trasporti, burocrazia, ecc), ma funzionano a regola d'arte.

Il fatto di essere in un paese come il Giappone mi consente anche di giocare la carta della non padronanza lingua: difficile imparare il giapponese, anche i giapponesi stessi lo confermano, quindi per qualsiasi cosa posso sempre sperare nella bonta' altrui. Il che e' e rappresenta comunque anche un fattore di frustrazione non indifferente, visto che comunque c'e' sempre implicita la consapevolezza che conoscere il giapponese aiuterebbe non poco. Anche a socializzare di piu. E a risolversi i problemi da soli, questioni amministrative e burocratiche incluse.

Tirando le somme, tanti sono i pro. Magari altrettanti i contro. Eppure in questo altalenare secondo me, e' semplicemente l'inerzia che decide da che parte far pendere la bilancia.

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Lately I am often asked about my stay in Japan. No one understands why I am so convinced in living in a so far, dangerous-geophysically speaking, different, hostile country…..especially if I think of what, 4 years ago, took me here.
I've been thinking about it too, and I ask myself the same questions ever since. I wander whether there's an answer.

First of all, one falls in love with Japan. I can't really explain how that happens but it's how it is. But one can't fall in love with the Japanese, not me at least. That's beyond my capabilities. The Japanese, in facts, are lovable if considered as a whole, a system, a society. But when each person is considered as one entity, then one repeatedly hits a wall hard and thick. This is of course true for many but not for all. People with more or less open mentality are in facts everywhere in this world.

Every morning I wake up, slowly tart my daily routine, I take it easy because the flexibility I have is a lot, vacation too (if compared to the Japanese standards). My salary is such that I can live by myself, I often travel, once per year I visit my family in Italy and in Australia, I go out, I have wishes I can satisfy. In these past years the quality of my projects increased, and so did the level of responsibility, skills and experience are now finally rewarded. The workload is high, but for all this there must be a price to pay…
Anyway, in general, such advantageous working conditions are the ones, once used to, harder to detach from.

Japan is a safe country, about delinquency and crime. If bad things happen, those won't harm the citizens whose serenity remains unaltered. Here I can travel alone, I can walk at nights without experiencing dangerous encounters, I can leave my stuff along the roadside and I will always find it there.
Japan is a country where services are expensive (administration, transportation, bureaucracy, and so on) but they work very well.

The fact of being in a place like Japan allows me also to play the card of the lack of language skills: learning Japanese is hard, even the Japanese themselves realize, so I can always rely on someone's help for anything. Which is and is also a factor of frustration, because there's an implicit consciousness that knowing Japanese would help indeed. Even for socializing. And to solve own problems ourselves, all problems.

Wrapping up, pros are many. Perhaps the cons too. And yet, swinging back and forth in here is caused by inertia that decides what side the scale goes to.

Thursday, June 2, 2011

Yoko&Co in Sicily

Sembra proprio che la tendenza delle mie vacanze siciliane sia quella di avere a che fare con ospiti internazionali durante la mia permanenza...

Questa volta ho proposto a Yoko e sua figlia, in vacanza in Italia dal Giappone, di fare un salto in Sicilia. Per via dei miei appuntamenti, ho dovuto incastrare il loro arrivo in una maratona di incontri: rientrando da Napoli, al mio arrivo a Catania c'e' Santo che mi aspetta, l'amico di una vita, e con lui incontro il resto degli amici di una vita Carmen, Valentina, Peppe e Silvia per una riunione 'di famiglia'.

Notte trascorsa fuori, colazione con granita rigorosamente in riva al mare a Stazzo, e poi incomincia la due giorni turistica on the road. Prima tappa obbligatissima Taormina, la via del centro, l'anfiteatro, i negozietti di souvenir. Le meraviglie di questa perla le ho forse raccontate un po' troppe volte, quindi non mi soffermo piu di tanto. Noto solo il fatto che le mie ospiti hanno apprezzato molto il panorama e la bellezza del luogo. 
Quello che non ricordavo era che a Giardini Naxos, al centro del belvedere al lungomare c'e' una bellissima scultura della dea della vittoria (Nike, in greco). E non conoscevo neanche quel pezzo di lungomare, da cui si ha una cosi' bella vista notturna del golfo e di Taormina arroccata su per la collina.....

Nuovo giorno, nuova destinazione: Noto, Sicilia sud orientale, citta' barocca tra le piu' belle in Sicilia, un "libro vivente". La citta' e' come un giardino di pietra, dove ogni angolo mostra capitelli, fregi barocchi, chiese e palazzi aristocratici. Recentemente investita del titolo di patrimonio culturale dell'umanita' da parte dell'UNESCO, Noto e' stata il simbolo di ricchezza e splendore durante l'era barocca Siciliana, assieme alle altre citta' di Catania, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Modica, Caltagirone, Siracusa.... Sarebbe troppo lungo raccontare la storia e le storie della mia assolicchiata terra, ma ne varrebbe proprio la pena. Penso pero' che di materiale on line se ne trovi gia' abbastanza, per chi volesse approfondire...Oppure c'e' sempre la possibilita' di venirmi a trovare, cosi ne approfitto anche io!!

Ritornando pero' sui nostri passi, a Noto abbiamo il tempo di passeggiare per il corso principale, gia' di per se un museo all'aperto, lungo cui sorge la spettacolare cattedrale. Finito il giro turistico, le mie ospiti hanno un solo desiderio: mare. Quindi opto per la gia' collaudata spiaggia Fontane Bianche a pochissimi chilometri da li. Fortuna volle che, a dispetto del freddo che ha persistito fino alla fine di Aprile, proprio quella giornata e' stata accompagnata da sole e temperature in salita, al punto da indurci a fare il primo bagno.
E vedo Saki genuinamente felice per la prima volta.... 

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It really seems that the trend for my Sicilian vacation has become to have international guests visiting while I am there...

This time I offered Yoko and daughter, on vacaton to Italy from Japan, to come over to Sicily. Being very busy with appointments and dates with friends, I had to fit their arrival into a meetings marathon: returning from Naples, my life long friend Santo is at Catania waiting for me and with him I meet the rest of the other life long friends Carmen, Valentina, Silvia and Peppe for a 'family' reunion. Night spent out, breakfast with granita rigorously at the waterfront in Stazzo, and then the two-day on-the-road tour can start. Fist very mandatory stop is Taormina, its main street, its souvenir shops, the roman theater. I think I have enough chanted the wonders of this pearl a lot of times, so I won't now. I just mention the fact that my guests appreciated the view and the beauty.

I didn't remember that in Giardini Naxos, along the seaside there's a lookout point with in the middle a statue of the goddess of victory (in Greek Nike). Also, I didn't know that from a precise spot along the seaside there's a stunning night view of the gulf and the town of Taormina on the mountain...
New day, new destination: Noto, Sout East Sicily, one of the most beautiful Baroque towns in Sicily, a "living book". It 's a stone garden where every corner is likely meet capitals, Baroque friezes, churches and aristocratic palaces. The city, recently honored by UNESCO title of "cultural patrimony of humanity", was the symbol of wealth and splendor during the Baroque Age in Sicily together with the cities of Catania, Siracusa, Caltagirone, Ragusa Ibla, Palazzolo Acreide, Modica....it would be too long to tell the history and the stories of my sun-scorched island, although it would be worth it. For whom wants to know more, I guess there's enough material on line.. Or, the other option is to come and visit me, so I have a good excuse too!

Going back onto the vacation, in Noto we take our time to stroll along the main road, which is itself an open air museum, where the spectacular city's cathedral is. Done with the touristic things, my guests have one wish only: sea. So I go for the over tested beach of Fontane Bianche, a few kilometers from there. We were lucky with the weather too, as it waas cold till the end of April, but on that day we had pleasant climate and rising temperatures, so we went for a swim.
And for the first time I see Saki genuinely happy.

(Yoko,Saki,me and on top Tani)