Tuesday, March 29, 2011

4 for JP

Era febbraio 2007 quando iniziai ufficialmente la mia avventura in sol levante. E come quattro anni fa, vale ancora il 'Nihongo ga wakarimasen' che titola il mio blog. Che ne è stato del tempo? Dov'è andato? Mi sembra ieri quando iniziavo tra mille difficoltà la mia vita. Dico, mia, quella dove non c'è nessuno a dirti cosa è meglio fare, cosa è giusto, cosa è sbagliato....
Quattro anni di carriera sono volati, quattro anni di investimento su un futuro che non so come sarà, nè dove mi porterà.

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It was February 2007 when my adventure in the land of rising sun started officially. And like 4 years ago the 'Nihongo ga wakarimasen' title on my blog is still true.What happened to time? Where did it go? it seems yesterday when I started my life immersed in many difficulties. I mean, my life, the one where nobody is there to tell you what's right, what's wrong, what you gotta do...
Four years have gone,a four year investment in a future I don't know how it will be, or where it will take me.

Panic vs Wakayama

Mentre a casa il fratello maggiore si faceva in otto per convincermi a lasciare il Giappone con ogni mezzo a sua disposizione, io ero ancora indecisa sul da farsi, rimuginando in quel di Wakayama mentre l'acqua termale della spa mi avvolgeva con le sue bolle a 45 gradi.

Infatti, chiunque ha visto le immagini devastanti di tsunami, palazzi che tremano, scaffali di supermercati che cadono, ha ben pensato che in TUTTO il Giappone si vivesse la stessa identica situazione di panico e disperazione.

Beh, no. Io me ne stavo prima tranquilla e felice a casa mia, pensando a una potenziale gita verso Fukuoka, in Kyushu, nel caso di degenerazione della situazione, talmente a sud da risultare quasi esotica. Poi, invece dell'estremo sud, me ne vado a Wakayama, appunto, ospite nel ryokan dei genitori di Chieko, formidabile ragazza giapponese di grande umanità e gentilezza. Lì assieme a Marco e Gio, ho trascorso due giorni lontano dall'apocalisse descritta dai media, a godere di un'ospitalità senza precedenti. Cena a base di solo pesce, relax nella spa, regali per le nostre mamme, attenzioni e simpatia.

Riusciremo mai a ringraziare questa gente abbastanza?Forse no, ma faremo del nostro meglio.

A Wakayama la gente quasi non parlava di ciò che era successo a Sendai, di ciò che era successo a Fukushima, non avevano neanche avvertito il terremoto nella zona del Kansai! Il che ha comunque fatto un certo effetto, perchè mi aspettavo che almeno nelle loro facce si leggesse un attimino di allerta, seppur tutto stava accadendo a 800km di distanza.

Anche l'aeroporto di Osaka, che si pensava sarebbe stato preso d'assalto presto, era ancora tranquillo e efficientissimo, tant'è che la nostra fretta di essere al banco check-in ore in anticipo si è rivelata del tutto inutile e non necessaria. Ma almeno abbiamo incotrato tantissima altra gente nella nostra stessa situazione e abbiamo quindi fraternizzato in maniera eccelsa.

C'è da dire che essere partita assieme a G e M mi ha un pò aiutato a restare tranquilla, visto che tra famiglia e news,tra parenti e amici preoccupatissimi, perdere le staffe era quasi d'obbligo,e lo stress sarebbe stato troppo da gestire in tutta solitudine, mentre invece, coalizzati, riuscivamo a smorzare i toni tragici che la situazione aveva assunto e siamo anche riusciti a divertirci, seppure un poco.

La famiglia di Chieko ha due hotel, uno più moderno con le terme e ogni tipo di intrattenimento, e uno in stile giapponese (ryokan). Noi abbiamo dormito in quest'ultimo, in una stanza enorme, con vista sul mare. Peccato non aver conosciuto Chieko qualche anno prima, quando andai a Wakayama in uno dei miei viaggi in solitaria alla scoperta del Giappone....

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While the older brother tried all his cards from home to convince me to leave Japan, I was still considering what to do in Wakayama, while the thermal waters spoiled me with their 45° bubbles.

In facts, who has seen the devastating images of the tsunami, the shaking buildings, the shelves at the supermarkets falling down, probably thought that people were living the same situation of desperation and panic in the WHOLE Japan.

Well, not really. First I was happily living at home, thinking about a potential run away to Fukuoka in Kyushu, in the case of a degeneration of the events, so much south to be exotic. Then, instead of the extreme south, I go to Wakayama, said, in Chieko's parents ryokan, people of great hospitality and humanity.

There, together with Marco and Gio I spent two days away from the apocalypse pictured by the media, enjoying the welcoming hospitality. Dinner with fish dishes, relax in the spa, presents for our mothers, attentions and good vibes. Will we be able to thank them enough? probably not, but we'll try our best.

In Wakayama people didn't talk much about the Sendai facts, about what was happening in Fukushima, they didn't even feel the earthquake here in the area of Kansai! It is a little disturbing, thought, because I expected at least to see in their faces some signs of alert, even though everything was happening 800KM far away.

Also Osaka airport, which we thought would be assaulted, was quiet and efficient, so much that our rushing to be there way ahead of time to check-in was in the end useless. But at least we met many people in our same situation and we socialized a lot.

There's one thing to say, leaving together with M and G helped to stay calm, because between family and news, very worried relatives and friends, loosing the cool was a must, and stress would be too much to be handled all alone. Instead, all together, we managed to minimize the tragic situation and we also had fun, a little.

Chieko's family owns two hotels, a modern one with spa and all sorts of entertaining things, and a japanese style one (ryokan). We slept in the latter, in a huge room with the view of the sea. It's a pity I didn't meet Chieko some years before, when I was travelling to Wakayama, one of my trips with myself discovering Japan....

Thursday, March 24, 2011

March 11

Da una località sicura, oggi parlo dell'evento che ha scosso (letteralmente) il Giappone e che potrebbe cambiare le vite di molti per sempre....

Venerdi 11 marzo, 3 del pomeriggio una scossa sismica più intensa e più forte del normale ha spaccato in 2 il Giappone: al nord l'epicentro del terremoto più forte che il Giappone ricordi, 9.0 Richter, che scatena uno tsunami abbattutosi sulle coste e distruggendo campi, villaggi e portando con sè le vite di molti; al sud, zona Tokyo per intenderci, un grande spavento e nulla più. Il resto del sud praticamente quasi non sa cosa sia accaduto....

Non voglio parlare di cosa è successo in dettaglio, nè di cosa sta succedendo al momento, perchè i media ci hanno già fatto una testa così. Parlo invece di come si sono comportati i giapponesi intorno a me in questa circostanza.

Immediatamente dopo la prima scossa, quando tutti noi non giapponesi siamo corsi fuori dall'ufficio, i giapponesi sono rimasti sotto le loro scrivanie, composti,aspettando che la scossa passasse e poi hanno proseguito con le procedure di emergenza come sono stati educati: apri tutte le porte, le finestre, inizia a raccogliere acqua nel caso vada via l'elettricità, eccetera, sono rimasti in ufficio e hanno aspettato, pronti anche a trascorrere la notte lì, nel caso non fosse concesso di lasciare l'edificio per rischio tsunami....cose a cui non non avremmo mai pensato. Noi avremmo pensato a correre, gridare, scomposti, presi dal panico e avremmo combinato più danni che altro.

Nei treni, per le strade, negli uffici, niente panico e silenzio, gruppi ordinati di persone avviarsi verso aree sicure. Quando tutto passa, di nuovo al lavoro come nulla fosse successo. Beh, stavolta c'è anche stato un black out, quindi proprio di lavoro non si è potuto parlare...al che la gente si è raccolta alle stazioni dei treni aspettando che i collegamenti fossero ripristinati per poter tornare a casa.

Nell'intervallo di tempo tra le 15 e mezzanotte dell'11 Marzo sono state registrate 79 scosse di assestamento. Tra mezzanotte e le 9:30 del 12 Marzo altre 81...nei giorni a seguire fino a una settimana dopo ho perso il conto delle scosse, ma gli intervalli tra una scossa e la successiva sono aumentati considerevolmente,seppure l'attività sismica non si placherà presto.

In un solo fine settimana è successo praticamente di tutto: terremoto violento, tsunami al nord del Giappone, black out elettrico, freddo e neve, una centrale nucleare danneggiata e a rischio di esplosione con conseguente contaminazione da isotopi di uranio e plutonio. Insomma, per la soddisfazione dei i fatalisti qui è arrivata la fine del mondo.

La stampa ovviamente aiuta a diffondere il panico con le sensazionali notize-bomba che fanno tremare il mondo ma che spesso sono del tutto prive di fondamento e di logica. Ma quella è un'altra storia.

la verità sarà constatata solo dopo qualche tempo, quando gli eventi cruciali di questi giorni saranno solo un ricordo e nulla più.

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From a safe location, today I talk about the event that has shaken (literally) Japan and that could change the lives of many people for ever...

Friday, March 11, around 3pm an earthquake more intense and stronger than usual did break Japan in two: in the North the epicenter of the strongest earthquake in Japan's history, 9.0 Richter,which provokes a tsunami that hits the Pacific coast destroying gardens, villages, and taking the lives of many people;in the south, the Tokyo area, just a bit of fear, nothing else. The South South, barely notices what had happened...

I don't go into details of what happened and of what is happening still, because the media are keeping us busy enough. I want to talk instead of howthe Japanese people around me behaved in this circumstance.

Immediately after the first shake, when us non-Japanese ran away from the building, the Japanese stayed indoor, under their desks waiting for the shock to pass and then they proceeded to put in practice all the emergency measures they have been tought: open all the doors, the windows, collect water in case electricity goes away, and so son, they stayed in the office and waited, accepting the eventuality of a night spent there in case we weren't allowed to leave the buildings because of a tsunami...all things we would have never thought of. We would have just run away, scream, panic and provoke more damage.

In the trains, along the streets, in the offices, no panic and silence, ordered groups of people walk towards the safety zones. When everything passes, again at work as if nothing had happened. Well, this time we even had a black-out, so actually we couldn't go back to work.....so people gathered at the stations waiting for the trains to start running again to be able to go home.

Between 3pm and midnight of March 11, 79 aftershocks were registered. Between midnight and 9:30am of march 12 81 more were registered....in the following days, up to a week after I lost track of how many quakes, but the intervals between two consecutive shocks increased, even though seismic activity will continue for a long time.

In just one weekend everything happened: a violent earhtquake, a tsunami, a black out, snow and cold weather, a nuclear plant damaged and close to explode with subsequent risk of contamination. So, for the sake of the fatalists, here is the end of the world.

The media helps a lot in spreading the panic with sensational bomb news that scare the world but are most of the times exaggerated. But that's another story.

The truth will be apprehended and understood only a long after, when the crucial events of these days will be just a memory.

X(ray)-Men

Post scritto prima del terremoto dell'11 Marzo ma non pubblicato prima.....quasi quasi mi sa di un segno del destino, una sorta di campanello d'allarme.....
Una stupidissima caduta (manteniamo il mistero sul dove, quando e come) a metà gennaio mi ha procurato qualche fastidio a un ginocchio, e ovviamente il problema è stato sottovalutato nel senso che non mi sono preoccupata più di tanto a stare a riposo e non ho preso tutti gli accorgimenti del caso quali impacchi di ghiaccio, pomate, fasciature, eccetera. E OVVIAMENTE non ho interrotto quello che è ormai il mio pane settimanale, ovvero il ballo.
Ok, non voglio certo stare qua a perseverare nell'elogiare la mia incoscienza, per cui andiamo dritto all'argomento di questo post: il fantastico mondo dell'ortopedia.

Dopo 3 settimane di assoluta assenza di sintomi dalla caduta, una bella mattina il mio ginocchio è gonfio come una zampogna, quindi devo per forza andare da un ortopedico. La prima cosa che fa, appena gli dico che ho sbattuto il ginocchio, è quella di smanettare attorno alla sacca di liquido che si è formata per via dell'infiammazione, gioca con l'articolazione cercando di farmi piegare la gamba il più possibile, e poi, rassicurato dice "è meglio se facciamo una radiografia"...beh, ok, meglio se la facciamo. Poi prende un bel siringone e aspira il liquido dal ginocchio (la parte più interessante di tutta la visita, abbiamo pure preso a scherzare sul colore del liquido).

Tutto a posto, passi la settimana prossima per un controllo. E mi propina una cura di antinfiammatori. Ah, questa la storia ancora più bella: in Giappone, il medico ti prescrive le medicine, dosaggio e durata del trattamento, e la prescrizione si traduce in farmacia con un confezionamento in loco dell'esatta quantità di pillole necessarie a coprire la durata del trattamento prescritto. Mitico: 2 pillole al giorno per 7 giorni in farmacia si traduce con l'acquisto di un blister di 14 pillole. Non una di più, non una di meno.

Comunque, dopo la cura ritorno trionfante e, per fortuna, non devo fare un'altra radiografia. Ma....
Dopo qualche tempo, s vede che l'infiammazione non era passata del tutto, il dolore ritorna al ginocchio,trasmesso all'anca e alla caviglia. Al che, decido di visitare nuovamente l'ortopedico. Uno nuovo, però.
Il medico, primissima cosa che dice è "dobbiamo fare una radiografia"...
Ma dico, siete matti? Capisco che qui, per via del sistema sanitario privato efficiente (e caro), fare una lastra costa quanto farsi una pizza, però porca miseria mica devo fare una cura ai raggi-X!!

Ecco perchè i giappi si meravigliano pure quando noi, non giappi, cerchiamo tutte le scuse di questo mondo per non sottoporci alle radiazioni...per loro è normale come mangiare una scodella di ramen!
Ecco perchè i giappi, sono per nulla spaventati dalla questione Fukushima...

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Entry written before March 11 earthquake, but not yet published.....it looks loke a sign, a sort of bell ringing....

A stupid fall (let us be myserious about where, how and when) in mid january gave me some knee troubles, and of course I underestimated the problem, meaning that I didn't rest properly and I didnt do stuff like ice-packs, creams, bandaging and so forth. OF COURSE I didn't stop what became my daily bread, dancing.
OK, I dont want to make a eulogy of my stupidity, so let us go straight to today's topic: the fantastic reign of orthopedy.

After 3 weeks of absolute absence of symptoms, one day I wake up with a knww the size of a bagpipe, so I have to go to a doctor. First thing he does, after I told him I hit my knee, is to play around the liquid bag that had formed around the knee because of the inflamation, he plays with the joint to bend the leg as much as possible, then, reassured, he goes "I beter take and x-ray"...ok, yeah, you better do it. After that, he takes a big siringe and sucks up the liquid from the knee (it was actually the most interesting part of all the check up, and we also made fun of the color of the liquid).

Alright, come next week for another check. And he gives me lots of anti inflamatory pills. This is another great story: in Japan,the doctor prescribes you medicines, doses and duration of the treatment, and the prescription is translated at the farmacy with a real-time packing of the eact amount of pills needed for the whole treatment. So, 2 tablets a day per 7 days is translated into buying a 14 tablets blister, no one more no one less.

Anyway, after the treatment I go back again to the doctor. Fortunately I didn't have to get another x-ray. But....
After some time, perhaps the inflamation was still there, the knee is painful again, and the pain is extended to ankle and hipbone. that's why I decide to go again and see the othopedist. A new one.
The first thing the doctor says is "I better take an x-ray".....
Are theyr nuts? I understand that , thanks to the (expensive) health insurance system, taking an x-ray is as expensive as buying a pizza, but I mean, I can't undergo an x-ray therapy!!!

That's why the Japanese are surprised when we, non Japanese, we try by all means to not get x-ray done...for them it's like eating a bowl of ramen!
That's why the Japanese are not afraid by the Fukushima thing....

Saturday, March 19, 2011

Updates

Sono a Melbourne, non so per quanto. Aggiornamenti sulla situazione in Giappone, stati d'animo, ecectera arriveranno presto, giusto il tempo di orgnizzare le idee.
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In Melbourne, dunno for how long. Updates about the situation in Japan, feelings and such coming soon.

Sunday, March 6, 2011

Lifestyle - Trainspotting->Trainsplatting

Tutti i bambini giapponesi a un certo punto della vita ricevono un treno giocattolo.
Tutti i bambini giapponesi desiderano costruire modellini di treni, hobby che finisce per influenzare pesantemente le lor vite per sempre. Una volta cresciuti,infatti, i giapponesi non giocano più coi trenini giocattolo, ma si installano ai cavalcavia delle stazioni per fotografare i treni di passaggio, come a voler cogliere l'attimo fuggente, come a voler fissare per sempre l'istante in cui tutto è immobile mentre il treno è una scia di grigio.
Trainspotting: quella fase in cui il giapponese ammira il mezzo,lo ama, lo osanna come testimonianza del progresso economico e tecnologico, l'invenzione delle invenzioni che ha cambiato radicalmente le abitudini dei giapponesi in fatto di spostamenti.
Tutti i bambini giapponesi però crescono e diventano salarymen, si sposano, vanno a vivere fuori Tokyo perchè la vita è meno caotica in periferia.
E allora li vedi, banchi di giacche nere e colletti bianchi, raggiungere le stazioni per recarsi al lavoro, meccanicamente, senza più pensare, automi senza volontà nè identità.
E allora li vedi, lanciarsi a rotta di collo per le scale, intenti a salire su QUEL treno che li porta al lavoro o di nuovo a casa, o chissà dove....
E allora li vedi lì a strizzarsi dentro alle carrozze come sardine in scatola, perchè si sono trattenuti in ufficio troppo a lungo e devono accontentarsi dell'ultimo treno, pieno zeppo di altri giappi come loro, senz'aria respirabile utile.
Trainsplatting: quella fase in cui il giapponese vede il treno come strumento di tortura, come necessaria esperienza quotidiana di comunione universale (non richiesta, nè cercata ardentemente) con altri esseri umani e con le pareti della carrozza.

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All Japanese kids are presented with a toy train at some point in their lives.
All Japanese kids wish to build train models, a hobby that ends up influencing deeply their lives, everafter. Once grown up, in fact, the Japanese stop playing with the toy trains but go on the bridges over the tracks to photograph the trains passing under, as to catch the moment, as to fix forever the instant when everything is still while the train is a grey stripe.
Trainspotting: that phase when the Japanese admires the train, loves it, veberates it as the proof of economical and technological progress, the invention of all inventions that radically changed the Japanese commutin habits.
All Japanese kids, though, grow up and become salarymen, they marry, they go and live outside Tokyo because life is less chaotic in the suburbs.
And so you see them, banks of black suits and white collars, reaching the stations to go to work, mechanically, without thinking, robots with neither will nor identity.
And so you see them, rushing down the stairs to catch THAT train that takes them to work or back home, or elsewhere...
And so you see them squeezed in the cars like sardines in a can, because they stayed too long in the office and have to make it to the last train, full of Japs like them,and without breathable air.
Trainsplatting: that phase when the Japanese sees the train as a torture instrument, as a necessary daily experience of universal communion (not asked for, nor looked forward to) with other human beings and with the car walls.

Thursday, March 3, 2011

Giappone e i suoi primati...

Vi ricordate della puntata Lifestyle sui primati?
Lifestyle- Book of records
Adesso ci pensa questa torre a ringalluzzire i giappi....guardate un po'!
Tokyo Sky Tree

Cari mamma e papa', ora che avete visto cosa sanno fare i giappi, non preoccupatevi dei terremoti :)