Friday, November 26, 2010

Those good nights

I love everything in orange!
I love everything in Shinjuku!
I love all East exits in Japan!
I love those people who have a day off on Mondays!
I love 22nd of November!

This is my friend's text after Monday, November 22nd, and I laughed a lot when I saw it because I loved it. It was one of those nights when you don't expect anything good, but surprisingly things actually turn out to be much better than your most optimistic expectations...
So yes, on Monday me and P we went to check out a salsa place in the East area of Shinjuku.
It was drizzleing, and I had to work the day after it, despite the fact that it was a national holiday, we were going to a place where we didn't know anybody but the instructor, we didn't even know where it was and we wasted a good hour to find it. Not promising.
BUT....
But when we entered we immediately felt it was going to be a good night: music was great, some of our friends were there (and some others,who have their day off on Mondays, showed up later), we drunk, we were ridiculously happy.So in the end we had one of our best nights ever, one of those nights that will be remembered for a long time. I guess we would have to thank the instructor,who wore an orange shirt matching mine...

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Questo e' il messaggio della mia amica dopo lunedi, novembre 22, e ho riso tanto quando l'ho letto perche' mi e' piaciuto. Era una di quelle sere quando non ti aspetti nulla di buono, ma sorprendentemente le cose vanno in effetti meglio delle tue piu' ottimistiche aspettative...
Si, il luendi io e P siamo andate a un locale di salsa nell'area est di Shunjuku.
Piovigginava, io avrei dovuto lavorare il giorno dopo a dispetto del giorno di festa nazionale, stavamo andando dove nn conoscevamo nessuno a parte l'istruttore, non sapevamo nemmeno dove fosse il posto e abbiamo perso un'ora buona per trovarlo. Per niente promettente.
MA...
Ma quando siamo entrate, abbiamo subito sentito che sarebbe stata una bella serata: la musica era ottima, alcuni dei nostri amici stavano li' (e altri, che hanno il giorno di ferie al lunedi, sono venuti dopo), abbiamo bevuto, eravamo felici in modo ridicolo. Quindi alla fine e' stat una delle nostre serate migliori, una di quelle sere che verranno ricordate per molto tempo. Credo che dovremmo ringraziare l'istruttore, che portava una maglia arancione come la mia...

Friday, November 19, 2010

Lifestyle - Ways to the Nirvana

Siamo come il mare, calmo in superficie ma agitato nel profondo...

Lo stile di vita giapponese, assieme all'estremamente rigido sistema in cui la gente è costretta a vivere, è, come più volte detto e ripetuto, dominato da un dualismo tra forma e sentimento che si riflette molto nelle personalità degli individui e porta a situazioni, in certi casi estreme, di stress psicologico e fisico.

I giapponesi hanno sviluppato varie tecniche di sopravvivenza, così da poter sfogare il loro più profondo io (con decoro, eleganza e compostezza, mi raccomando!) dedicandosi a qualcosa, immergendosi in un'attività che li trasporta in un'altra dimensione, dove problemi, stress e fatica non esistono più.
Pertanto, qualsiasi attività che è vista come un hobby o come uno sport è condotta in maniera impeccabile, cominciando dal procurarsi il corretto abbigliamento, tutti, ma proprio tutti, gli accessori necessari, acquisendo la tecnica tramite estenuanti,lunghi corsi preparatori. E' il caso di sport invernali, o golf, o tennis, o quant'altro.
Ma tale attitudine va spiegata andando a guardare quali sono i classici "antistress" che i giappi hanno da sempre usato, quali ikebana (生け花, o arte di arrangiare i fiori), bonsai, le arti marziali, la cerimonia del the, la calligrafia (shodo, 書道)...

Ciò che accomuna queste discipline tanto diverse è la "forma".
Prendiamo le arti marziali. Sono finalizzate non alla lotta in se, ma al raggiungimento della perfezione attraverso una serie infinita di kana o figure, per le quali è possibile rendere il movimento spontaneo e naturale. Niente spirito battagliero, quindi. Solo tanto esercizio e dedizione per eccellere nel combattimento. Stessa cosa si può dire dell'arte di arrangiare i fiori, o nell'arte della scrittura, o nella cerimonia del the: movimenti precisi, predefiniti, totale concentrazione a ciò che si sta facendo per potersi estraniare dal mondo circostante e ritrovare la pace interiore nella calma dei gesti.
E come non includere l'arte dei bonsai in tutto questo parlare di forma: imporre alla natura di seguire leggi millenarie di estetica e perfezione nel tagliare un ramo o una foglia, forzare una pianta a mantenere dimensioni minime, sono azioni che lasciano intravvedere la voglia di sopraffazione dell'uomo, palesano la sua frustrazione nei confronti di una società che limita l'individuo in tutti i modi. Sfogandosi coi bonsai, forse, i giappi hanno l'impressione di essere loro i demiurghi, di avere loro il potere.

E così, con la scusa della "forma", in nome della compostezza che non lascia trasparire i moti d'animo interiori, i giapponesi hanno trovato la loro via verso la pace dei sensi, hanno raggiunto il loro nirvana.

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We are like the sea, calm at the surface but agitated deep underwater...

Japanese lifestyle, together with the extremely rigid system in which people are forced to live, is, as said and repeated over and over again, dominated by a dualism between form and feelings that is reflected in people's personalities and it leads to situations, extreme in some cases, of psychological and physical stress.

The Japanese have developed various techniques for survival,for their deepest selves to be able to take it out (do it with decency, elegance and grace!!) by devoting to something, becoming absorbed into some activity that takes them to another dimension where problems, stress and fatigue don't exist.
Therefore, any activity seen as an hobby or as a sport is accomplished impeccably, starting by gearing up with the proper outfits, all, and I mean all, the accessories, then acquiring the technique thorugh exhausting, long prep courses. It's the case for winter sports or golf or tennis, to name a few.
But such an attitude can be explained by looking at what are the classic antistress the Japanese have been adopting, like ikebana (生け花,or the art of flower arrangement), bonsai, martial arts, tea ceremony, calligraphy (shodo, 書道)...

What is in common among disciplines so different is "form".
Let's consider martial arts. They are aimed not to the fight itself,but to reaching perfection through a endless series of kana, or figures, which make the movement become natural and spontaneous. No warrior spirit then. Just exercise and dedication to excel in fight. Same thing can be said about the art of arranging the flowers, or in the art of calligraphy, or the tea ceremony: precise, predefined movements, total concentration to what one's doing are the key to live extranged from the world around and find inner peace in the quiet of gestures.
And, how not to include the art of bonsai in all this talking about form: imposing to the nature to follow thousands years old rules about beauty and perfection in how to cut a thread or a leaf, forcing a plant to maintain minimum dimensions, they're all actions that show the man's wish of supremacy, they show his frustration towards a society that limits the individual in all possible ways. taking it out on bonsai, perhaps, the Japanese have the feeling they are the rulers, they have the power.

And so, with the excuse of "form", in the name of that decency that doesn't let the inner mood swings surface, the Japanese have found their way to tranquility, they have found their nirvana.

Thursday, November 11, 2010

Thursday, November 4, 2010

The Sacred order of Chrysantemum -- Il Sacro Ordine del Crisantemo

In ogni cultura oggetti, piante o animali vengono spesso associati a qualche virtù,vizio o hanno uno speciale significato. I fiori, ad esempio. In Italia usiamo comprare crisantemi solo per portarli al cimitero, sono quindi un simbolo di morte. Al che mi sono stupita quando qui in Giappone ho visto la gente regalare crisantemi a destra e a manca,come piante in vaso o in mazzi, e addirittura avere un festival dei crisantemi....

Ogni anno a novembre una vasta esposizione di crisantemi a dir poco giganti fa capolino in molti templi, attirando appassionati e curiosi da tutti gli angolo della città.

Si dà tanta importanza al crisantemo perchè è un simbolo imperiale: le porte d'ingresso al tempio Yasukuni (quello legato alla famiglia imperiale e sede di riotti politici) sono siglate da un gigantesco crisantemo dorato;il nome dato alla posizione di imperatore del Giappone è Trono del crisantemo; solo i membri della famiglia reale usano un sigillo a forma di crisantemo....insomma, famiglia imperiale = crisantemo.

Ora capisco.....

Vabbè, in questi fine settimana di novembre fate una visitina al tempio Meiji Jingu se non volete perdervi le versioni standard, bonsai e gigante di infinite varietà di crisantemi.

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It's in every culture: objects, plants or animals are often associated to some vice, some virtue or have a special meaning. Flowers, for example. In Italy, we use to buy chrysantemums only to bring them to the cemetery, they're in facts a symbol of death. That's why I was surprised when I saw here in Japan people presenting chrysantemums here and there, as potted plants, in a bouquet and even they have a festival for chrysantemums....

Every year in November a vast expo of giant chrysantemums appear in many temples, attracting many passionate and curious from all over the town.

The chryantemum is given that much importance because it is a symbol of the emperor: the gates to the yasukuni shrine (the temple for the imperial family and theatre of political fights) are marked by a huge golden chrysantemum; the name given to the position of emperor of Japan is Chrysantemum Throne;only the imerial family members use a chrysantemum as a Imperial Seal....well, Imperial family = chrysantemum.

Now I see....

Alright, during these weekends in November, pay a visit to Meiji Jingu shrine if you don't want to miss the standard, bonsai and giant versions of infinite varieties of chrysantemums.



Tuesday, November 2, 2010

Tokyo Halloween

Secondo la tradizione pagana, remake di una ancor più antica tradizione celtica, si celebra halloween la notte prima di Ognissanti, ovvero quando gli spiriti dei defunti ritornano sulla terra per visitare i vivi. Si usava quindi accattivarsi le simpatie degli spiriti offrendo loro cibo e altre leccornie lasciate fuori dalle case, e accendendo lanterne nelle zucche scavate con facce spaventose per scacciare gli spiriti maligni. Da qui nacque l'abitudine di travestirsi con costumi paurosi di streghe, orchi, scheletri eccetera.

Ormai però il significato della tradizione pagana è perso del tutto e rimane solo il rito del mascheramento, sempre più visto come un secondo carnevale, per cui tutto è ammesso, ogni limite può essere oltrepassato. Difatti, vestirsi in maschera significa cambiare il proprio aspetto, essere chi non si è, acquistare una nuova personalità associata al costume. E allora perchè non travestirsi in maniera eclatante, provocatoria, istigatrice? Ecco che allora, il costume diventa un alleato e un importante acessorio per esprimere la propria natura (o meglio, quella che si vorrebbe avere).

I costumi di Halloween, nella mente contorta femminile, sono diventati una versione sexi di qualcosa: uno scheletro diventa uno scheletro sexy, una strega diventa una strega sexy, un'infermiera diventa un'infermiera sexy...insomma ci siamo capiti. In sostanza, la superficie coprente di un costume di halloween è inversamente proporzionale alla superficie da coprire. E anche i colori giocano un ruolo fondamentale come arma di seduzione, e allora via ai rossi e ai neri, sia nella scelta dell'abito che nella scelta del trucco.

Tokyo e Halloween. Una città e una usanza che vanno a braccetto. Le feste in maschera non si contano,le sfilate in costume un pò dapperutto che sembrano una gara a chi sfoggia un travestimento da oscar, addirittura è possibile fare baldoria anche dentro al treno, dove, solo per halloween, è ammesso gridare, ubriacarsi, e fare casino.

Tutti, ma proprio tutti indossano un qualche costume nella notte delle streghe. Gli uomini sono pressochè sempre mostri sanguinari e sanguinolenti, mentre le donne sono sempre poliziotte in autoreggenti o diavolesse in microabiti di pelle rossa.
Banali.

Uscire la notte di halloween è scientificamente interesante, è come andare al museo zoologico, dove si vede di tutto e di più, dove ci si stupisce di fronte a un esemplare che non si era mai visto prima in natura. E io ho visto. Pure troppo. E l'uomo, di ogni razza e etnia, si ritrova rimbambito come Pinocchio nel paese dei balocchi. E ben lo sa anche albino, che descrive in maniera egregia il fenomeno QUI

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According to the non-christian traditions, and remake of a much older Celtic tradition, Halloween is celebrated the night before All Saints, which is when the spirits of the dead people come back on earth to visit the living people. And so, to catch the sympathies of the spirits, they used to offer foodies and goodies, sweets outside the homes doors, and used to light lanterns inside carved pumpkins with scary faces in order to scare away evil ghosts. from here the habit to dress up in scary costumes like whitches, monsters and so on.

But now the meaning of the popular tradition is long lost and the ritual of wearing costumes is seen more as another carnival, when everything is allowed, any limit can be overpassed. In facts, wearing costumes means change one's own look, be someone else, acquire a new personality associated with the costume.
And then, why not wearing something provoking, striking, instigating? That's how a costume becomes an ally and an important accessory to express one's own nature (or the nature one would like to have).

Halloween costumes, in the female twisted mind, have become a sexy version of something: a skeleton becomes a sexy skeleton, a witch becomes a sexy witch, a nurse becomes a sexy nurse...well, you see what I mean. Basically the covering surface of a halloween costume is inversely proportional to the body to be covered. And colors play a fundamental role, too, for seduction, hence red and black are chosen both for clothes and make up.

Tokyo and Halloween. A city and a tradition that get along. Costume parties are countless,the halloween parades happen along every street and look more like a competition to show an oscar award winning costume, and also one can party hard in the train, where, just for halloween, people are allowed to yell and scream, and get pissed drunk and have fun.

Everybody, but really everybody, wear some costume in the night of the ghosts. Men are basically always bloody and sanguinary monsters, while women always are either cops in thigh-highs or devils in red leather microdresses. Dull.

Going out at halloween is a scientifically interesting experience, it's like going to the zoology museum where one wanders at the sight of some specimens ever seen before in nature. And I have seen. Even too much. And the man, of whatever race or ethnic group, goes gaga like Pinocchio in the town of fun.