Monday, April 19, 2010

Lifestyle: appearance&essence -- apparenza&sostanza

La mania di avvolgere tutto in incarti, involucri, confezioni più o meno sofisticate è parte integrante della psiche di ogni giapponese. Se è vero che si consumano ingenti quantità di plastica (con ulteriore danneggiamento dell'ambiente al momento dello smaltimento della stessa) per avvolgere ogni cosa, è pur vero che non solo la plastica è utilizzata.

Un tale comportamento ha radici molto più profonde e un significato che va trovato nella cura e ricercatezza di ogni particolare, nella predilezione dell'apparenza piuttosto che dell'essenza. Non saprei però spiegare perchè, storicamente o culturalmente, si tende a ricoprire tutto, ma posso ben vedere che rispecchia il comportamento della società nipponica in tutto e per tutto,e denuncia il voler mascherare ogni spasmo di umanità con esistenze umanoidi.
Credo di aver già analizzato quest'aspetto tipico della cultura giapponese da qualche parte,ne sono convinta, eppure le tante sfaccettature dell'apparenza non finiscono mai di stupirmi, soprattutto perchè non sono solo limitate alla persona in quanto tale.
Se compro qualcosa di intimo, personale, allora subito viene avvolto in spessa carta,che siano prodotti cosmetici, capi d'abbigliamento o altro...quindi mi verrebbe da pensare che l'incarto serva perchè non è bello andare in giro con le buste della spesa da cui traspare cosa c'è dentro (e che sarà mai...). Se invece piove, un sapiente incarto in plastica evita che i miei acquisti si bagnino...quindi sarà che lo fanno per cortesia.
Gli acquisti vengono sistemati in buste separate a seconda dell'articolo, e ogni articolo viene sistemato in busta in maniera meticolosa, facendo in modo che nulla, sovrapponendosi all'interno delle buste, rovini il sapiente lavoro di organizzazione spazio-visual-temporale che è stato messo in atto dalle espertissime commesse.
I regali vengono incartati ad arte, con tanta sapienza, come se ci si stesse dedicando a un origami complesso.
I dolcini, quelli che solitamente si comprano nei negozi di souvenir quando si va in vacanza, sono avvolti singolarmente in plastica o carta decorata e lavorata, poi sono posizionati su un supporto, e ulteriormente confezionati in plastica per mantenersi intatti nel tempo. Poi, chiusi in scatole avvolte da fogli di carta con decorazioni varie raffiguranti il prodotto o l'area da cui proviene. Spesso non sono così buoni come sembrano...
Qualunque sia la ragione, fatto sta che nulla traspare, tutto è protetto, nascosto...o dovrei dire camuffato? Spesso nella loro mania di incartare, i giapponesi abbelliscono qualcosa che di per se non risalta molto, come se la presentazione significasse tutto. E spesso, se si è sopravvissuti al lavoro di scartamento, il risultato non è quello di una piena soddisfazione.

 
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Wrap everything in paper, plastic, more or less sophisticated packaging is a manic in Japanese's psiche. If it's true that humongous amount of plastic is used to wrap everything with it (with subsequent damage for the environment at the moment of disposing it), it's true as well that not only plastic is used.
Such a behaviour has got deeper roots and a meaning, both to be found in the care and preciousness of any detail, in the choice of appearance rather than essence. I couldn't explain, though, why historically or culturally they tend to wrap anything. But I can well see how it reflects exactly the Japanese society's behaviour and denounces the will to mask any spasm of humanity with a humanoid existence.
I think I have already introduced somewhere else this typical aspect of the Japanese culture, and yet all the many sides of appearance always surprise me, also because they're not limited just to the person as is.
If, for instance, i buy something personal,it being cosmethics, clothes, underwear and such, it will be immediately wrapped in thick paper...I'd think then that it's because it's not nice to carry bags where one can see through. If it rains, instead, a well done plastic wrap around the shopping bag avoids the rain to get your shopping wet...I'd then think it's a matter of courtesy.
The shopped stuff is arranged in separate bags according to the type of the items, and every item is put in a bag with extreme care, in a way that the things in the bag won't become a cocktail...because, you, know, if the great space-temporal-visual arrangement made by the expert ladies at the shop is ruined.......
Gift wraping is a art, the process is done with wiseness, as if they were concentrating on a very complex origami.
Sweets, the one that are ususally bought as a souvenir from vacations, are one by one wrapped in plastic or decorated paper, then they are placed on a plastic tray, and furtherly enclosed in plastic to last. Then, they're sealed into boxes wrapped in paper decorated with images of the area the food comes from or of the food itself. They often aren't as good s they look...
Whatever the reason, in facts nothing is visible, everything is protected, hidden...or I should say masked? In their wrapping manic, the Japanese often prettify something which is per se not that great, as if the presentation meant everything. And, if one ever gets over the unwrapping job, the result is often not of a full satisfaction.


Sunday, April 4, 2010

April 1st

Una data importante l'1 aprile....e non perchè è pesce d'aprile. Neanche sanno cosa è in Giappone. E' una data importante dal punto di vista del business.

L'anno fiscale in Giappone inizia proprio oggi. Il mio contratto viene rinnovato per un altro anno, oggi. Tutto incomincia, oggi. Tutto finisce, ieri.
Di ritorno dal lavoro stasera mi sono abbandonata a diversi pensieri, un pò come l'eroe pensatore Joyceiano che salta da un argomento a un altro senza sosta e senza apparente logica.
E pensavo....
In Giappone c'è sempre vento o pioggia. Spesso vento e pioggia. Oggi è stata una giornata ventosa seppure tiepida. Finalmente tiepida. Per poco ho temuto per i pallidi fiori di ciliegio, che quest'anno sbocciano a fatica, avevo paura che il vento li staccasse dagli alberi e li facesse volare via. I fiori di ciliegio per i giapponesi sono il simbolo della fugacità della vita, sono tanto amati dai tristi nipponici proprio per il loro essere tristemente transitori, raccontano di una bellezza che è già andata via prima ancora di apparire.
Il vento è a volte freddo e a volte tiepido. Ma è forte, quindi non è per nulla piacevole. Scordatevi delle brezze marine se vi trovate al mare. Piuttosto preparatevi a vere e proprie tempeste di sabbia, fini granelli appiccicosi che trasportati dalla tempesta vi si appiccicano addosso dandovi quel piacevole aspetto di cotoletta alla milanese ben fatta.
I giapponesi raramente si guardano in faccia quando conversano. E' come se ci fosse un codice di comportamento non scritto che impone a chi parla o a chi ascolta di guardare verso il cielo inifinito,o di puntare lo sguardo dalla parte opposta, o a terra, o in alto, insomma da tutt'altra parte.
Che siano persone timide e riservate lo ammettono loro stessi. Ma addirittura non guardarsi quando conversano mi pare un pò tirato come concetto...spesso stanno seduti uno accanto all'altro e entrambi guardano ognuno i propri piedi...
Il problema, mi rendevo conto proprio oggi 1 aprile, è che dopo anni di adattamento e forzata conformanza alle norme anche io ho perso la 'sicurezza' e cerco sempre di non guardare direttamente la gente. E se qualcuno mi parla rivolgendosi direttamente a me, quasi quasi mi spavento, mi sa di aggressione. In effetti, risulta molto comodo non doversi necessariamente guardare negli occhi, chissà se anche loro fanno così solo per una questione di convenienza......
Gli uomini giapponesi in età da lavoro d'ufficio si vestono tutti uguali e ugualmente male. Le giacche sono sempre troppo larghe, i pantaloni troppo corti. I soprabiti spesso di qualche misura più grande gli stanno addosso come se accidentalmente caduti da uno scaffale in bilico. Le camicie hanno sempre il collo consumato, le cravatte raramente sono abbinate al resto. Mi chiedo se si guardino allo specchio prima di uscire....
O, se lo fanno,mi chiedo se abbiano un senso estetico almeno e da dove lo prendono...

 
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April 1st, an important date....not because it's April's fool. They don't even know in Japan what that is. it's an important date business-wise. The fiscal year in Japan begins right today. My contracts is renewed for another year, today. Everything begins, today. Everything ends, yesterday.
Going back home from work I let my mind get lost in thoughts, like the thinking hero from Joyce's novel who jumps no-stop from topic to topic with no apparent logic.
And I thought...
Japan is always windy or rainy. Often it is rainy and windy. Today was a windy but warm day. Finally warm. I feared for a second that the pale cherry flowers, blooming lazily this year, I was afraid that the wind could blow them away from their trees. The cherry trees are considered by the Japanese the symbol of the brevity of life, and are so loved by the sad nipponians right because of their sad temporarity, they tell of a beauty gone much earlier than its appearance.
The wind is sometimes cold and sometimes warm. But it's strong and therefore not really pleasant. Forget the sea breeze if you happen to be at the beach.
Rather, be prepared to experience sand storms of fine sticky sand grains that attach to your whole selves so that you will look like a well done cutlet.
The Japanese rarely look straight at the faces when conversating. It's like there's a non written behavioural code that imposes to the speaker ot to the listener to look at the infinite sky, or to gaze at the opposite side, or down, or up, well....elsewhere.
They themselves admit they are very shy,yes.But really even not looking at eachother while chatting looks too much to me....they often sit leg to leg, and both look at their own feet....
The problem is, I realized today on April 1st, is that after years of adaptation and forced conformity to the rules, I lost my own 'confidence' too, and I try not to look at people in their faces. And if somebody is directly talking to me, I am almost scared and I fear an aggression. Actually, not looking at others directly is indeed very convenient, and I wonder whether they do so just as a matter of convenience.....
The Japanese men in their work-in-a-office years dress all the same and equally bad. The jackets are always too loose, the pants always too short. The coats are ofter a few sizes bigger and are worn as if they fell accidentally from an unstable shelf. The shirts always have the collars worn out, the neckties are rarely matching the rest. I wonder whether they have a look at themselves in the mirror before going out....
Or, if they did, I wonder whether they had a minimum sense of aesthetic and where they get it from...