Wednesday, March 31, 2010

Hitching rides -- autostop

Non sono brava a trovare il regalo giusto quando si tratta di comprarne uno.
Ma c'è chi, come la mia querida Giordanita, è brava eccome! Da viaggaitrice a viaggiatrice, mi manda un libro (e io amo leggere), una storia di viaggio, (e io amo viaggiare), un insieme di aneddoti sul Giappone (e ci vivo in Giappone)...un vivacissimo racconto di Will Ferguson. Lo scrittore canadese, qui in uno dei suoi tanti libri sul Giappone e i giapponesi, racconta le sue avventure in autostop da Kyushu a Hokkaido, inseguendo il fronte dei ciliegi.
E racconta di questa sua avventura, degli incotri che fa, in maniera esilarante, con una comicità drammatica e d'effetto. Insomma, parla del Giappone e dei suoi lillipuziani abitanti alla stessa maniera in cui farei io. Con lo stesso umorismo. Con la stessa intensità. Vivendo le stesse esperienze e commentandole allo stesso modo. Come a dire, mi ha rubato il mestiere per tanto così.
Devo forse "leggere tra le righe" per cogliere il messaggio celato dietro al libro?
Un racconto come pochi, Autostop con Buddha non può mancare nel bagaglio culturale e personale dei tanti 'gaijin' sparsi in Giappone.
 
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 I am not good in finding the right present when it comes to buy one. But there's others who, like my querida Giordanita, are good indeed!As a traveler herself, she send me a book (I love reading), a travel book (I love travelling), a bunch of anecdotes about Japan (I live in Japan)....a lively story by Will Ferguson. The Canadian writer, here in one of his many books on Japan and the Japanese, tells his personal adventures hitching rides from Kyushu to Hokkaido following the cherry blossom front. And he tells about the adventure, about the encounters in a very exhilarating way, with dramatic and effective sketches. Well, he tells about Japan and it Lilliputian inhabitants the same way I'd tell myself. With the same humor. With the same intensity.
Living the same experiences and commenting on them the same way. So to speak, he stole my job by just that much.
Do I perhaps have to "read between the lines" to catch the message carried by the book?
A novel like few, Hitching rides with Buddha can't be missing as part of the many 'gaijin's personal and cultural knowledge.

Monday, March 15, 2010

Impazienti a primavera

Forse non ricordo lo stato d'animo degli anni passati, o forse è proprio quest'anno che è particolare, ma ho una voglia di primavera come non mai!

L'impazienza non mi dà tregua, al primo accenno di temperature in salita mi precipito fuori in balcone e respiro l'aria ancora gelida, mi sono becata mal di gola, mi sono beccata colpi di freddo,sono rimasta senza voce, eppure la primavera ancora non arriva....sarà presto?
Poi, oggi, Sabato 13 Marzo, è giunta. La differenza di temperature tra ieri e oggi è di 10 gradi, inverosimile!Se pensate che solo 4 giorni fa ha nevicato. A Tokyo. A marzo. Proprio come nel resto d'Europa. Tutto bianco.

Ho ancora voglia di prendere il mio snowboard e andarmene in montagna per una settimana, ma nello stesso tempo ho voglia di tirar fuori i vestitini primaverili e fare il cambio di stagione. Voglio ancora indossare tuta e scarponi, sentire il sapore della neve quando cado a faccia in giù, eppure voglio fare tante passeggiate lungo il fiume, nei parchi con gli alberi di ciliegio in fiore, senza il peso delle giacche e delle sciarpe. Voglio il sole, l'aria tiepida, le giornate lunghe, i colori.

E' stato un lungo inverno. O forse è stato uguale agli altri con la differenza che la pioggia e il nevischio mi hanno arrugginita e vado a rilento in tutto, allungando i tempi e facendo più fatica. Ma adesso bisogna seguire il ciclo della natura e rinnovarsi, stendersi al sole come il bucato appena lavato e farsi asciugare lentamente dal vento che profuma di erbe mediterranee.

Stamattina ho dato un'occhiata agli alberi spogli e tristi che incontravo lungo la strada, e li ho visti carichi di gemme, pronte a schiudersi da un momento all'altro. E visto il rialzo delle temperature, non aspetteremo per molto tempo. Un giorno di questi mi sveglierò, e come per magia tutto il Giappone apparirà rosa. Ci siamo quasi.

La mattina è stata ideale per rinnovare il terriccio dei vasi in balcone e piantare nuovi semi, prendersi cura delle piante...il giardinaggio è pur sempre terapeutico e antistress (una delle poche attività che mi prende completamente e mi rilassa),e visto che dedicarsi a qualcosa che fa bene allo spirito è una via verso il benessere, tanto vale incominciare di buon mattino. Non so ancora se e come separerò Avoc e Dado, le due piante di avocado siamesi nate dallo stesso seme che piantai alla fine dell'estate....divise per sempre o insieme per sempre?

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I might not remember the feeling over the past years, it might be it's this year in particular, but I can't wait for spring to come!
I am so impatient, I throw myself out as soon as I feel the temperatures rising and breath the cold air, I caught a sore throat, I caught a cold, I was left wit no voice, and spring yet hasn't come.....is it early, perhaps?
Then, today, Saturday March 13, it came. The difference in temperature between yesterday and today is 10 degrees, incredible!If you think that only 4 days ago it snowed!In tokyo. In March. Like in the rest of Europe. All white.

I still want to grab my snowboard and go away for one week, but at the same time I want to pull out the summer dresses and swap'em with the winter ones in the wardrobe. I want to wear ski-pants and boots again, taste the snow when I fall over, and yet I want my strolls along the river and in the parks, with the cherry trees in full bloom, without heavy scarves and coats. I want sun, warm air, long days, colors.

It's been a long winter. Or perhaps it has been as long as the past ones with the only difference that rain and snow rusted my joints and I am slowed down in everything, stretching time intervals and working it harder. But now I must follow the natural cycle and get renewed, hang in the sun like fresh laundry and being dried off by a wind flavored of Mediterranean herbs.

This morning I checked the sad trees I saw along the way, and I saw their branches heavy with buds, ready to bloom within moments. And seen the raise in temperatures, I won't be waiting for long. One of these days, I will wake up and the whole Japan will be turned pink. It's happening.

This morning was ideal to renew the soil in the pots on the balcony and plant new seeds, take care of my plants.....gardening is therapeutic and anti-stress (one of the few activities I am lost with and I am relaxed by), and seen that doing something good for the soul represents a way to wellness, I better start from early morning. I don't know yet how I will separate Avoc and Dado, my two siamese avocado plants grown from the same seed I planted at the end of summer.....forever divided or forever together?

Friday, March 5, 2010

Probabilmente sicuro -- Probably sure

Assumersi le responsabilità non piace a nessuno. Apprarentemente.

Men che meno piace ai giapponesi, i quali conducono un'esistenza sopraffatti dalla paura di comettere un errore di valutazione, vivono nel timore di uno sbaglio, fanno del periodo ipotetico uno stile di vita, si basano sull'incertezza per poter essere certi di non essere male interpretati. Credo.
I giapponesi sono artisti delle probabilità, sono maestri dell'ovvio dubbio, affermano e confermano ogni pensiero con un "forse" a fine frase. E lo fanno con padronanza, perchè sono assolutamente certi di quello che stanno dicendo. Forse.
Ci sono circa 12 modi diversi (dodici, non uno o due, ma DODICI) in giapponese di dire "forse" in maniera sicura, e ognuno di essi rappresenta un livello di probabilità che va dal verosimile al quasi inverosimile, e vanno usati all'interno di uno specifico contesto. Penso.
 多分 (tabun). "hai fame?". "tabun". Forse....
かなー (kanaa). "Va tutto bene! kanaa". Quasi....
かもしれない (kamoshirenai). "domani piove. kamoshirenai". Potrebbe...
と思う (toomoo). "ho ragione. toomoo". Penso.....
 Tutto ciò ha senso. Probabilmente.
 
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 Nobody likes taking responsibilities. Apparently.
Even less like the Japanese, who conduct their existence overcome by the fear of make an evaluation error, who live being afraid for a mistake, who make a lifestyle out of the hypotetical period, they base themselves on the uncertain to be certain not to be misunderstood. I guess.
The Japanese are artists of probability, are masters of the obvious doubt, they adfirm and confirm any thought whit a "maybe" in the end. And they do it with confidence, bacause they're abosolutely sure of what they're sayng. Perhaps.
There's about 12 (twelve, not one or two but TWELVE) different ways in Japanese to say "maybe" surely, and each of them represents a level of probability that goes from the almost true to the almost not true at all, and are to be used in a specific context. I think.


多分 (tabun). "you hungry?". "tabun". Maybe....
かなー (kanaa). "It's OK! kanaa". Almost....
かもしれない (kamoshirenai). "It will rain tomorrow. kamoshirenai". It might...
と思う (toomoo). "I'm right. toomoo". I think.....

All of this makes sense. Probably.