Wednesday, February 10, 2010

Anema e KORA

Il panorama artistico e musicale a Tokyo è ampio e variegato oltre ogni immaginazione, limite e misura. Il centro è pieno di localini, discoteche, baretti, in cui band note o meno note, cantanti talentosi, artisti appena usciti dal teatrino degli orrori o da uno zoo di provincia, si esibiscono davanti a un pubblico striminzito di appassionati.

Alcuni sono bravi, altri meno, ma per tutti c'è la possibilità di esibirsi da qualche parte e tutti hanno un piccolo nucleo di fan che li seguono ovunque.
E' bello venire a conoscenza di un certo artista, è bello anche essere esposti ai diversi stili musicali e alle tantissime tendenze che circolano nei seminterrati della città, e nella eclettica e mutevole Tokyo non mancano di certo occasioni.
Una di queste occasioni è il tour in Giappone dei Kora, gruppo neozelandese costituito da quattro fratelli maori e un quinto membro che scopro essere amico del fratello di Sylvia. Il che ci consente di vedere i nostri nomi in lista per l'ingresso al locale. Non è per niente male per una band da 200000 persone per concerto!!
I Kora, on stage al minuscolo Marz di Shinjuku, sono gli ultimi ad esibirsi e prima di loro c'è una carrellata di gruppi giapponesi, su di giri prima ancora di salire sul palco.I primi due gruppi sono stati orecchiabili, specialmente il secondo ispirato al modello dei blues brothers e degli anni 70-80. I restanti due gruppi, a mio parere producono solo una camionata di rumore, ma a vedere i presenti in sala, devono essere piaciuti un sacco. Io e Sylvia ci consoliamo scambiando due chiacchiere coi fratelli kora, smangiucchiando sandwich di pollo, bevendo i nostri meritati rum&coke e campari on the rocks.
Comunque sia, finalmente è il momento dei Kora: tastiere schierate sul palco, mixers, chitarra, basso e batteria è tutto ciò di cui questi ragazzi dispongono e trasmettono un'energia (non solo in termini sonori) senza eguali,l'aria si fa elettrica,il ritmo rimbomba dentro, mentre loro si muovono e si scambiano gli strumenti tra di loro con una naturalezza tale da far pensare che stiano facendo una passeggiata al parco in un giorno d'autunno....
E pensare che fuori della Nuova Zelanda i Kora sono pressochè sconosciuti...

Sylvia, grazie per avermi dato la possiblità di vederli.
Dan, grazie per aver inserito i nostri nomi in lista.
David, grazie per gli inviti.
Francis, grazie per aver scherzato e imitato gli italiani.
Kora, grazie di esistere.

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Tokyo's artistic scene is wide and with a huge variety, beyond any imagination, borders and limits. The city centre is full of tiny places, clubs, little cafes where more or less known and un-known bands, talented singers, artists looking as they had just jumped out from the horror theatre or from the village zoo, perform in front of a small public of followers.
Some of them are good, some others less good, but they all are given the possibility to perform somewhere and they all have a small number of fans who follow them everywhere.
It is nice to get to know a certain artist, and it is nice to be exposed to the many and various music trends circulating around the city's basement floors. In the eclectic and changeable Tokyo, chances are endless.
One of such occasions is Kora's Japan Tour,a NZ band made of four maori brothers and a fifth member who I discover being Sylvia's brother's friend. This allows us to see our names at the door of the club. Not bad for a band of 200000 people per concert!!!
The Kora, on stage at Marz in Shinjuku, are the last to perform and before them a row of Japanese bands, high on something even before getting on the stage, are supposed to play. First two bands were nice, especially the second one inspired by the blues brothers' wave of the late 70s. The remeining two bands in my opinion produced a mass of noise, but by judging how people were reacting, I guess they liked them too. Me and Sylvia consoled ourselves by chatting with the Kora brothers, munching chicken sandwiches, drinking our deserved rum&coke and campari on the rocks.
Anyways, the time for Kora eventually comes: keyboards spread on the stage, mixer, electric guitar, bass guitar and drums is all these guys nave, and they convey such an energy (not only in terms of sound),the air becomes electric, the rhythm beats inside, while they move around and swap instruments as naturally as if they were going for a stroll in a park on an autumn day....
If I think that Kora are basically unknown outside New Zealand...

Sylvia, thanks for giving me the chance to know them.
Dan, thanks for listing our names up.
David, thanks for the invitation.
Francis, thanks for the jokes and the imitations of the Italians.
Kora, thanks for existing.

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