Thursday, February 25, 2010

Shisar Kingdom Okinawa - Leisure 沖縄

A parte le passeggiate serali lungo la Kokusaidori, i salti in spiaggia e i pasti squisiti che solo la cucina di Okinawa può offrire, altri momenti di alto godimento ci hanno permesso di vivere la vacanza al meglio. Sebbene tutti consigliano l'acquario, il secondo più grande al mondo con tanto di 3 esemplari di squalo balena a fare da protagonisti, Sylvia e io abbiamo deciso di guardare altrove. Quindi, come alternativa, abbiamo fatto la nostra esperienza acquatica entrando quasi a diretto contatto con l'ambiente marino all'osservatorio subacqueo da dove abbiamo osservato, a 4 metri di profondità, i pesci coloratissimi nel loro ambiente naturale. E, personalmente, apprezzo questo tipo di "acquario" piuttosto che osservare i pesci rinchiusi in vasche o da dentro le barche con il fondo in vetro che inquinano il mare.

Cielo e mare, acqua e vento si fondono e si confondono a Okinawa, e il giallo, il nero brillanti dei pesci lasciano il posto al verde delle piante e al bianco delle farfalle che animano il parco Ryujugo. La particolarità del luogo è data dal fatto che miriadi di farfalle svolazzano intorno agli impauriti visitatori e occasionalmente si posano su abiti e capelli. Si insiste sul fatto che queste farfalle siano attirate dal rosso, quindi per essere sicura di ricevere visite, mi ero vestita appositamente. Ma a dire il vero, le farfalle sono attirate da una ben determinata sostanza chimica spruzzata su alcuni cappellini rossi o su bouquet di finti fiori. E a giudicare dalla immobilità delle farfalle anche dietro insistenti sollecitazioni, devono averne spruzzato tanto di quel prodotto!! E come ogni storia a lieto fine, io e Sylvia siamo state scelte da un paio di farfalle per qualche minuto...

Pochi sanno che Okinawa è la terra in cui è nato il karate. Mi sarei aspettata di vedere in giro molto più di questo sport affascinante, molti più segni, molte più tracce, molta più pubblicità. Invece nulla di tutto ciò. Si vede molto di più l'esaltazione del king fu e di Bruce Lee a Chinatown qui a Yokohama che del karate a Okinawa....peccato, mi sarebbe piaciuto vedere qualche lotta. Ma sono sicura che al di fuori dal circolo turistico l'arte di tutte le arti marziali è viva e combattiva.
In chiusura, consiglierei di andare a Okinawa ma di non restare a Naha. Seppur la città offre abbastanza divertimenti, di certo non è nè bella da vedere nè rilassante. I taxi sono in media 2 per ogni abitante, le strade sono intasate di traffico a tutte le ore, gli edifici sono brutti e vecchi. In effetti Okinawa non brilla certo per opere architettoniche di rilievo, anzi lo scempio edilizio che è nato dalla corsa alla ricostruzione post-bellica fa delle città nell'isola un ammasso di cemento senz'anima. In compenso la natura e gli scenari da cartolina si impongono con tutta la loro forza e assieme a una cultura fatta di colori e tradizioni vive, assieme allo spirito positivo degli abitanti contribuiscono a oscurare le bruttezze che l'essere umano è stato capace di realizzare.

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Besides the night strolls along Kokusai dori, the jumps at the beach and the yummy meals only offered by the Okinawan cuisine, other high enjoyment moments allowed us to make the best out of our vacation. Even though everybody suggests the aquarium, the second world's biggest with 3 whale sharks as the main attraction, Sylvia and I decided to look for something else. So, as an alternative, we did our water experience by almost getting in touch with the marine world at the underwater observatory, where we could see, at 4meters underwater, the colorful fish in their natural envrionment. And, personally, I prefer this type of "aquarium" rather than watching fish in tanks or from a glas-bottomed boat (which pollutes the sea).

Sky and sea, water and wind fuse and confuse in Okinawa, and the bright yellow and dark of the fish give way to the green of the plants and the white of the butterflies that live in Ryujugo park. The partucularity here being the myriads of butterflies flying around - and occasionally landing on clothes and hair - the scared visitors. They say the butterflies are attracted by red color, and so to make sure they will fly on me, I dressd up on purpose. But, to say the truth, they are attracted by some chemical substance sprayed on some red caps or on fake flowers. And by judging by the immobility of the butterflies, even after solicitation, they must have sprayed a lot of that stuff!Like every happy ending story, me and Sylvia were chosen by a couple of buterflies for few moments...

Few people know that Okinawa is the land where karate was born. I was expecting to see around a lot more about this fascnating sport, more signs, more traces, more advertisement. None of all that, instead. I can notice more easily a Bruce Lee puppet in Yokohama's Chinatown rather than karate in Okinawa...shame, I'd have loved to se some matches.But I am sure outside the touristic trails, the art of all arts is still alive and fighiting.
To finish, I'd suggest to go to Okinawa but not to stay in Naha. Even though the town offers enough entertainment, it's neither beautiful to see nor relaxing. Taxis are two per inhabitant, the strees are packed with trafic at every hour, buildings are old and ugly. In facts, Okinawa is not famous for relevant architectural works,and indeed the insane business following the post-war reconstruction makes Okinawan cities an amass of cement without soul. To compensate that, nature and postcard-like sceneries have a big impact and, together with a colorful and rich culture, together with the pisitive attitude of the inhabitants, obscures the oscenities that the human beings were able to build here.

Tuesday, February 23, 2010

Shisar Kingdom Okinawa - beach tour 沖縄

La cosa bella di viaggiare in compagnia non è solo l'avere un'altra persona con cui condividere la vacanza, ma è anche avere un'altra persona dotata di patente valida. Hehe. Ciò si traduce nel noleggio di una macchina per tutta la durata della vacanza così da avere la massima libertà in fatto di spostamenti (al di fuori dell'aera metropolitana di Tokyo, infatti, come ho puntualizzato già altre volte, non ci si può affidare ai mezzi pubblici). E visto il maltempo non potevamo avere scelto meglio.
In tre giorni abbiamo visitato circa una decina di spiagge diverse - i nomi di alcune delle quali non verranno mai svelati per sola ed esclusiva nostra sodisfazione - silenziose, splendide e deserte. L'autostrada, l'unica, da Naha a Nago è stata percorsa tutta d'un fiato, con un solo stop a un'area di servizio con una bella vista sulla costa est, e da Nago la via del ritorno lungo la statale 58 che si snoda lungo la costa ovest, attraversa la zona di Onna, Manza, quella con le migliori spiagge e i migliori hotel, giù fino al punto di partenza. Una nota di demerito, se mi è consentita, va però alla manutenzione delle spiagge: tutte le spiagge private, appartenenti a hotel di lusso, sono ritoccate, sono state piegate alla mano dell'uomo giapponese che le ha plasmate a sua volontà, curvate secondo un perfetto disegno, protette con argini di pietra, e per alcune di esse addirittura costruite ad hoc con sabbia trasportata da chissà dove.

Altro giro, quello più avventuroso, è stato quello lungo la statale 331 che percorre in cerchio tutta la punta sud di Okinawa. E' in questo secondo tour che abbiamo scoperto calette e spiagge sconosciute a molti, tanto che anche un signore del luogo si è meravigliato al vederci passeggiare su quelle spiagge...

Data la massiccia presenza di nuvole grigie, i colori stridenti, il blu-verde dell'acqua e il bianco delle spiagge non sono risaltati agli occhi, ma comunque la bellezza dei luoghi sono tali da far passare in secondo piano il grado di brillantezza. Certo, però,che se ci fosse stato il sole non sarei certo qui a parlarne, bensì starei ancora sdraiata su quelle spiagge!!!

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The nice thing of having a travel mate is not only to have another person to enjoy the vacation with, but it is also to have another person endowed with a valid driving license. Which translates into renting a car for the whole stay so to have the maximum degree of freedom on terms of transportation (outside Tokyo metropolitan area, as I indeed already said,public transportation system is not reliable). And seen the bad weather, we couldn't choose better.
In three days we saw something like ten different quiet, deserted, wonderful beaches - the names of some will never be revealed just for our mere and sole satisfaction. The only highway from Naha to Nago was rode at once, with only one stop at a service area with a nice view on the East coast, and from Nago back to the start along rout 58 which sneaks along the West coast, it goes through Onna, Manza areas, the ones with the best beaches and all the resorts. One small bad comment, if I could, goes to the status of the beaches: all the private beaches, belonging to all the most luxurious hotels, are artificial, are submitted to the japanese man's hand who designed them following his onw will, curved them following a precise pattern, protected them with fake rock docks, and even built some of them from scratch bringing sand from who knows where.

Another, more adventurous drive was the one along route 331 that runs along and around South Okinawa. On this second tour we discovered beaches unknown to many, and even a local was impressed to see us there...

Because of the massive clouds, the stunning colors like the green-blue of the waters and the white of the sand weren't so strong, but in any case the beauty of the places are such that the degree of shine is not so important so much. For sure, if it were sunny over there, I wouldn't be here telling the story but I'd be still laying on those beaches!!

Saturday, February 20, 2010

Shisar Kingdom Okinawa - Touristic Naha 沖縄

Solitamente si va a Okinawa per le spiagge. Ma quando piove, cosa si più fare in alternativa? Per fortuna gli svaghi non mancano, soprattutto nella capitale Naha dove si ha l'imbarazzo della scelta.

La prima cosa da fare, per chi è amante delle tradizioni e della storia della dinastia Ryukyu, è certamente una tappa a Shuri castle, l'abitazione del re di Ryukyu e centro politico economico e culturale dell'isola fino alla unificazione con il governo centrale di Tokyo nel 1879. Il castello fu distrutto nella battaglia del 1945, ed è stato fedelmente ricostruito per divenire patrimonio mondiale dell'umanità. Con influenze cinesi e giapponesi,il castello mostra infatti eccezionali valori culturali e storici atraverso il design architettonico unico. Il castello sorge all'interno di uno splendido parco, su una collina che guarda alla città e al porto. Il rosso vermiglio della colorazione degli edifici, e l'alternanza col bianco della calce usata per i tetti fanno di Shurijo un'opera splendida.

Innumerevoli sono i parchi e i giardini. Uno davvero speciale è il Fukushuen (福州園), giardino cinese con ingresso gratuito vicinissimo al Naminouejinja e alla spiaggia cittadina (una vera bruttezza stellare a metà strada tra il porto e l'aeroporto e con davanti un cavalcavia) Naminoue 波の上. Ritornando al giardino, mai visto niente di simile, mai vista tanta ricercatezza nei dettagli e nelle finiture, mai vista tanta bellezza. C'era anche tanto simbolismo: un ponticello sul laghetto aveva raffigurate le statuette dei 12 animali dello zodiaco cinese; una piazzetta quadrata aveva ai quattro angoli le statue dei quattro animali sacri fenice, tartaruga, cane-drago e airone. A poca distanza da questo giardino, come dicevo, ci sta il tempio Naminoue, costruito su uno scoglio che guarda sull'unica spiaggia della città. Poco lontano da esso un tempio cinese, Kume-Shiseibyo, semplice e essenziale.

Ogni passeggiata turistica al centro di Naha non può prescindere dalla visita alla pittorica e pittoresca Kokusai dori (国際道り), ovvero via Internazionale, un trabocare di negozi di souvenir e ristoranti che fanno venire il mal di testa solo a guardarli.

Ci sarebbero poi anche i laboratori di ceramica, i laboratori del vetro, prodotti entrambi tipici della produzione locale, ci sarebbero il parco di mangrovie, il centro commerciale con gli outlet delle grandi firme, i giardini Shinkinaen e tanto altro ancora. E questo solo nella capitale. Ma non si può non andare a dare un'occhiata alle spiagge mozzafiato, quindi basta turismo urbano e si dia il via al beach-tour!

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Who goes to Okinawa, usually chooses the beach. But if it rains, what can one do as an alternative?Fortunately there's lots of entertainment, especially in capital city Naha.
First thing to do, I talk especially to the lovers of traditions and history of the Ryukyu family, is go to Shuri castle, home of the king of Ryukyu and political, economical and cultural centre of the island till 1879 when Okinawa became a prefecture of Japan. The castle was destroyed during WWII and after it was rebuilt from scratch, it became a UNESCO world heritage site. With Chinese and Japanese influences, the castles shows its historical and cultuural importance through the unique architectural design. The castle is inside a beautiful park, on a hill that looks at the city and at the port.The vermillion red used for the facades and the pairing with the white of the roofs make Shuri castle a stupendous building.

Parks and gardens are countless. A special one is Fukushuen (福州園), a Chinese garden with free entrance which is close to Naminouejinja and the town's beach (a stellar artwork of ugliness, in between the port and the airport and with in front a speedway bridge) Naminoue 波の上. Going back to the garden, I've never seen something like that. I've never seen such refined details and such beauty. There was a lot of symbolisom, too: a small bridge on the pond had statues of the 12 Chinese Zodiac animals;a small square had at each corner one of the 4 sacred animals phoenix, dog-lion, turtle and heron. Not far from this garden theres, as I said, the Naminoue shrine, which is built on a high rock and loks at the only beach in town. Not far from here, too, is a Chinese temple, Kume-Shiseibyo, simple and very essential.

Any touristic route can't not have a visit plus stroll along the pictoresque Kokusai dori (国際道り), or International road, an overflow of souvenir shops, restaurants and other headache-prone stores.

There would also be the pottery laboratories, the glass laboratories, both typical local production, there would be the mangroves park, the outlet mall, the Shinkinaen gardens and much more. And all of this in Naha only. But we couldn't exclude the breathtaking beaches, so let's stop here with urban tourism and let's get the beach tour started!

Wednesday, February 17, 2010

Shisar Kingdom Okinawa - WWII 沖縄

La seconda guerra mondiale ha devastato l'intero Giappone, e le isole di Okinawa non sono state immuni allo scempio e alle invasioni che hanno distrutto molti castelli e abitazioni e hanno fatto migliaia, se non centinaia di migliaia, di vittime.

La guerra combattuta a Okinawa è nota con il nome di "Tifone d'acciaio", ed è durata per circa 3 mesi e la perdita in vite di civili è stata una tra le più alte, sia per causa delle armi, sia per cause indirette come coercizione al suicidio di massa o fame.
I monumenti ai caduti, monumenti alla pace, musei fanno da retroscena alle bellezze dell'isola e inducono ognuno di noi a immaginare come possa essere stata visssuta la vita ai tempi della guerra. Nella parte sud dell'isola di Okinawa si concentrano diverse testimonianze storiche, tra cui il quartier generale sotterraneo americano, il museo della memoria, il parco della pace. Quest'ultimo è costruito su di un promontorio che guarda al mare color smeraldo, con una piazza circolare attorno alla quale, a forma di arena, sono sistemate delle grosse lapidi in granito (Cornerstone of Peace) su cui sono scolpiti i nomi di tutti coloro, giapponesi e non, che sono morti in guerra, combattuta sul suolo dove si erge il monumento. Una stradina conduce verso un osservatorio sul mare, attraversando un'area monumentale dove ogni prefettura del Giappone ha costruito il proprio monumento a sostegno della pace. Un altro monumento, chiamato Himeyuri, è stato eretto sul luogo, non molto lontano da qui, dove una scolaresca di ragazze, forzate a portare assistenza ai feriti, ha preferito commettere un suicidio di massa all'interno di una cava piuttosto che arrendersi agli americani. Storie tristi e cruente, storie di estremo patriottismo e storie di violenza si mescolano in questa terra in bilico tra cielo e mare, e la sensazione di pace e serenità trasmessa dal parco fa per un attimo dimenticare le atrocità che ogni guerra porta sempre con se come segno indelebile del suo passaggio.

Per via della loro posizione strategica, vicinissime alla cina e abbastanza vicine alla Korea, le isole di Okinawa sono state addocchiate dagli americani come base per controllare queste due nazioni instabili e a rischio, e quindi anche dopo la fine delle ostilità diverse basi sono state lasciate sul territorio e sono operative tutt'oggi, in particolare nella parte centrale dell'isola.

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The second world war destroyed the entire Japan, and the Okinawa islands weren't immune to the devastation and the invasions that burned lots of castles and houses down and made thousands, if not hundreds of thousands, of victims.
The battle fought in Okinawa, aka "Typhoon of steel" lasted for 3 months and the loss in civilians lives was one of the biggest, both because of the weapons and because of indirect causes like mass suicides and starvation.
The monuments for peace and the museums are a background to the beauties of the islands and make all of us imagine how life during war must have been. In the south part of Okinawa island are some historical sites, among which the American underground quarters, the memorial museum and the peace park. This last one is located on a hill that looks at the emerald sea, and it has a round square aound which, in a shape of an arena, lots of stones with carved the names of all Japanese and not Japanese who perished in the battle fought on the grounds where the park is. This place is also known as Cornerstone of peace. A narrow path leads to a lookout on the ocean, sneaking through an area where all prefectures of Japan have built their cenotaph. Another monument, called Himeyuri, was built on the place where, not too far from here, a group of school girls after being forced to give first aids to the injured,preferred to committ mass suicide inside a cave rather than surrender to the Americans. Sad and cruel stories, stories of exteme patriotism and of violence mix in this land on the verge between sky and water, and the feeling of peace and serenity conveyed by the park make us to forget for a few seconds all the atrocities that any war carries as a sign of its passage.

Because of the strategic location, very close to China and close enough to Korea, the Okinawa Islands were spotted by the Americans as a base to keep an eye on these two unstable countries, and so even after the end of the war several bases are left there and are still operational ever since, especially in the central part of the island.

Monday, February 15, 2010

Shisar Kingdom Okinawa - Intro 沖縄

Febbraio è un mese che dovrebbe essere soleggiato, mite e secco a Okinawa, con la più bassa percentuale di precipitazioni durante l'anno. La stagione non è ancora iniziata ufficialmente, va da Aprile a Ottobre, quindi in tutte le spiagge si possono ben vedere avvisi e divieti di balneazione. Nonostante ciò, ammesso che il tempo è buono, ammesso che maschera e boccaglio sono sempre a portata di mano, nulla è impossibile. A meno che, come è acaduto questa volta, piogge costanti rappresentano la norma per l'intero fine settimana. Giusto quello. Il cattivo tempo è stato responsabile della caduta delle temperature di circa 3-6 gradi e delle cattive condizioni del mare che hanno reso impossibile nuotare anche con una muta e non hanno fatto partire i traghetti diretti verso altre isole con altre spiagge al top.

Okinawa, conosciuta anche come Ryukyu Islands, è l'arcipelago subtropiale giapponese che si allunga dalla punta più a sud di Kyushu fino a Taiwan a forma di corda come a voler collegare le due parti, e questo è ciò che il nome significa. Okinawa, composta da una miriade di isole abitate e non, è anche il regno della dinastia Ryukyu responsabile per il marchio di unicità della cultura e delle tradizioni dell'isola. La gente di Okinawa è infatti diversa dal resto dei giapponesi e le differenze si notano immediatamente. Loro stessi si fanno chiamare 'Uminchu' 海人, che significa 'gente di mare' come è pronunciato nel dialetto di Okinawa.
Caratteristiche che contraddistinguono Okinawa sono i 'Shisar', coppia di guardiani metà leone e metà cane che proteggono l'ingresso a templi, giardini, ristoranti, si trovano sui tetti delle case, all'inizio di strade importanti, e nei luoghi più impensabili, e rappresentano un valido souvenir da portare con se dopo una vacanza a Okinawa. L'influenza cinese sulla cultura e le tradizioni di Okinawa è fortissima, basta notare il gran numero di giardini e templi di ispirazione cinese per rendersene conto. C'è molto altro ancora che fa di Okinawa una terra unica, come ad esempio gli abiti tradizionali, il dialetto, il cibo, la frutta, l'awamori - il vino di riso con la più forte gradazione alcolica in tutto il Giappone, le contaminazioni americane....raccontare la storia di Okinawa richiederebbe un tempo infinito, per cui interrompo qui questa breve introduzione alla mecca delle immersioni subacquee.

Io e Sylvia siamo andate in giro per l'isola principale Okinawa in macchina, soprattutto sulla route 58 che è la migliore strada litoranea nell'isola per dar la caccia alle spiagge, e collega la capitale Naha a sud con capo Hedo alla punta nord, siamo passate vicino alle basi militari americane al centro dell'isola, e abbiamo percorso la 331 a caccia di altre spiagge intorno alla punta sud.

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February is supposed to be a sunny, mild, dry month in Okinawa, with the lowest rainfall rate in the whole year. The swimming season is not officially started yet, it is from April to October, so on all beaches huge warning signs are well visible. But still, provided that the weather conditions are good, provided that snorkelling gear is always with you, nothing is impossible. Unless, as it happened this time, rain showers are the constant for exactly that weekend. That one only. Bad weather was responsible for a 3 to 6 degrees temperature drop and for bad sea conditions that made impossible to swim even in a warm wetsuit, and to catch ferries to the nearby islands for more top-class beaches.
Okinawa,aka Ryukyu islands, is the Japanese sub-tropical archipelago streching from Southern tip of Kyushu to Taiwan in the shape of a rope trying to connect the two ends, where it took its original name from. The islands are also home of the Ryukyu kingdom responsible for marking the culture and the traditions of the islands population in a very unique way. Okinawan people are, indeed, different than the rest of the Japanese people and the differences can immediately be noticed. They call themselves 'Uminchu' 海人, which basically means 'sea people' as is pronounced in the Okinawan dialect.

Distinctive characteristics in Okinawa are the 'Shisar', a couple of half lion-half dog guardians watching the entrance to temples, gardens, houses, restaurants, they are found on the roofs, at the beginning of important roads, and in the most unthinkable places, and they are a valid souvenir to bring back from a vacation in Okinawa. The inluences of China on Okinawan culture and traditions is very strong, as can be noticed immediately by the huge amount of Chinese gardens and temples. There's much more that makes Okinawa unique, like the traditional clothes, the dialect, the food, the fruits, the awamori - the rice wine with the highest alcohol content in the whole Japan, the American influences....telling the story of Okinawa would require a long time, so I stop here with this introduction on the diving mecca.

Me and Sylvia went by car around Okinawa, abusing route 58, the best coastline road in Okinawa main island for beach-hopping, connecting Naha capital in the south and cape Hedo in the north tip, bypassing the American US Force bases in the centre of the island, and driving along route 331 to get around the southern area for some more beach-hopping.

Sunday, February 14, 2010

Snowboarding in Hakuba (Happo-Tsugaike) 白馬

Ho proprio trovato il mio sport invernale. La Sara sarà molto contenta di sapere che l'azzardo di prendere uno snowboard -il suo- si è rivelato vincente.

Prima di svernare in Okinawa, il secondo, e ahimè ultimo, fine settimana della stagione sciistica lo trascorro a Hakuba, altra località d'eccellenza a Nagano con piste per tutti i gusti e tutte le capacità.

La formula, vincente, è sempre la stessa: un gruppo di stranieri sale in autobus con obiettivo neve, prima giornata si trascorre tranquillamente, la sera ci si diverte ai bar locali, con musica dal vivo, magari una bella interruzione di danza polinesiana interpretata da una leggiadra signorina in gonnellino e corona di foglie di palma, disco, il giorno dopo si ritorna in pista con ancora in circolo l'alcol della sera prima,pomeriggio doccia e bagno nelle acque termali rinvigorenti, e poi di nuovo a casa.

Stavolta, incoraggiata dai progressi sulla tavola,e spinta dal fatto che la maggior parte di quelli del mio gruppo stavano rilassandosi in un bar sulle piste più in alto, decido che è giunto il momento di salire su fino in cima alla montagna. A valle le condizioni non sono delle migliori: tutto è avvolto dalla nebbia, il sole fa fatica a farsi spazio tra le nuvole. Ma su in cima è tutta un'altra storia: siamo sopra le nuvole, tutto splende di bianco e d'azzurro, sembriamo galleggiare su una piattaforma di soffice cotone, nel silenzio più assoluto, interrotto solo dagli sci e dalle tavole che scivolano giù per i pendii innevati di neve soffice e spessa. La discesa è stata lunga e lenta, ma ne è valsa la pena.

Monti innevati, ci si rivede a dicembre!


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I really found my winter sport. Sara would be very happy to know that the hazardous take of a snowboard -hers- is successful.

Before swarming in Okinawa, the second, and unfortunately the last, ski-season weekend I go to Hakuba, another excellent location in Nagano with slopes for all skills and likings.

The formula is the very same: a group of foreigners hop on a bus with one aim,snow;first day spent normally; evening fun at the various local pubs, with live music, perhaps even a nice interruption by a light-weighted girl in hula skirt and palm-leaved crown dancing a Polynesian dance; day after go back on the slopes with the alcohol from the night before still circulating in the body;afternoon bathing in the thermal rejuvenating hot springs and eventually back home.

Encouraged by my progress on the board, and motivated by the fact that most of my mates were chilling out in a bar near the slopes more on top, this time I go up to the very top of the mountain. At the bottom the conditions aren't the best: fog is coming down, the sun can't break through the clouds. But on the top it's all different: we are above the clouds, everything is shining white and blue, we seem to be floating on a soft cotton platform, in the most absolute silence - interrupted only by the skis and boards sliding down the slopes of thick, soft snow. The way down was long and slow, but it was all worth it.

Snowy mountains, see you in December!


Wednesday, February 10, 2010

Anema e KORA

Il panorama artistico e musicale a Tokyo è ampio e variegato oltre ogni immaginazione, limite e misura. Il centro è pieno di localini, discoteche, baretti, in cui band note o meno note, cantanti talentosi, artisti appena usciti dal teatrino degli orrori o da uno zoo di provincia, si esibiscono davanti a un pubblico striminzito di appassionati.

Alcuni sono bravi, altri meno, ma per tutti c'è la possibilità di esibirsi da qualche parte e tutti hanno un piccolo nucleo di fan che li seguono ovunque.
E' bello venire a conoscenza di un certo artista, è bello anche essere esposti ai diversi stili musicali e alle tantissime tendenze che circolano nei seminterrati della città, e nella eclettica e mutevole Tokyo non mancano di certo occasioni.
Una di queste occasioni è il tour in Giappone dei Kora, gruppo neozelandese costituito da quattro fratelli maori e un quinto membro che scopro essere amico del fratello di Sylvia. Il che ci consente di vedere i nostri nomi in lista per l'ingresso al locale. Non è per niente male per una band da 200000 persone per concerto!!
I Kora, on stage al minuscolo Marz di Shinjuku, sono gli ultimi ad esibirsi e prima di loro c'è una carrellata di gruppi giapponesi, su di giri prima ancora di salire sul palco.I primi due gruppi sono stati orecchiabili, specialmente il secondo ispirato al modello dei blues brothers e degli anni 70-80. I restanti due gruppi, a mio parere producono solo una camionata di rumore, ma a vedere i presenti in sala, devono essere piaciuti un sacco. Io e Sylvia ci consoliamo scambiando due chiacchiere coi fratelli kora, smangiucchiando sandwich di pollo, bevendo i nostri meritati rum&coke e campari on the rocks.
Comunque sia, finalmente è il momento dei Kora: tastiere schierate sul palco, mixers, chitarra, basso e batteria è tutto ciò di cui questi ragazzi dispongono e trasmettono un'energia (non solo in termini sonori) senza eguali,l'aria si fa elettrica,il ritmo rimbomba dentro, mentre loro si muovono e si scambiano gli strumenti tra di loro con una naturalezza tale da far pensare che stiano facendo una passeggiata al parco in un giorno d'autunno....
E pensare che fuori della Nuova Zelanda i Kora sono pressochè sconosciuti...

Sylvia, grazie per avermi dato la possiblità di vederli.
Dan, grazie per aver inserito i nostri nomi in lista.
David, grazie per gli inviti.
Francis, grazie per aver scherzato e imitato gli italiani.
Kora, grazie di esistere.

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Tokyo's artistic scene is wide and with a huge variety, beyond any imagination, borders and limits. The city centre is full of tiny places, clubs, little cafes where more or less known and un-known bands, talented singers, artists looking as they had just jumped out from the horror theatre or from the village zoo, perform in front of a small public of followers.
Some of them are good, some others less good, but they all are given the possibility to perform somewhere and they all have a small number of fans who follow them everywhere.
It is nice to get to know a certain artist, and it is nice to be exposed to the many and various music trends circulating around the city's basement floors. In the eclectic and changeable Tokyo, chances are endless.
One of such occasions is Kora's Japan Tour,a NZ band made of four maori brothers and a fifth member who I discover being Sylvia's brother's friend. This allows us to see our names at the door of the club. Not bad for a band of 200000 people per concert!!!
The Kora, on stage at Marz in Shinjuku, are the last to perform and before them a row of Japanese bands, high on something even before getting on the stage, are supposed to play. First two bands were nice, especially the second one inspired by the blues brothers' wave of the late 70s. The remeining two bands in my opinion produced a mass of noise, but by judging how people were reacting, I guess they liked them too. Me and Sylvia consoled ourselves by chatting with the Kora brothers, munching chicken sandwiches, drinking our deserved rum&coke and campari on the rocks.
Anyways, the time for Kora eventually comes: keyboards spread on the stage, mixer, electric guitar, bass guitar and drums is all these guys nave, and they convey such an energy (not only in terms of sound),the air becomes electric, the rhythm beats inside, while they move around and swap instruments as naturally as if they were going for a stroll in a park on an autumn day....
If I think that Kora are basically unknown outside New Zealand...

Sylvia, thanks for giving me the chance to know them.
Dan, thanks for listing our names up.
David, thanks for the invitation.
Francis, thanks for the jokes and the imitations of the Italians.
Kora, thanks for existing.

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Wednesday, February 3, 2010

Snowboard weekend in Naeba 苗場

Pur essendo vissuta alle pendici dell'Etna, vulcano ancora attivo, sui cui fianchi la neve si deposita a palate in inverno, non ho ricevuto una educazione sciistica nè relativa ad alcuno sport invernale. No, dai, una volta ho fatto un pupazzo di neve....

Comunque, dopo l'esperienza dello scorso inverno a Gala sugli sci (la prima in assoluto), quest'anno è la volta dello snowboard e una fuga di un fine settimana mi porta a Naeba, uno dei resort più affollati del Giappone centrale. Dopo il mio scetticismo iniziale sulle mie capacità motorie su snowboard, devo dire che ho proprio trovato lo sport invernale per me.

Il nostro hotel non è tra i più recentemente costruiti, stile giapponese, a pochissimi minuti dagli impianti sciistici, con un personale gentilissimo e prontissimo. Il mio preferito rimane il tipo che si occupava dell'attezzatura: ma come ha fatto a ricordarsi, in mezzo a tutti quelli che stavano in hotel, quale tavola era la mia?

La neve non è stata il massimo, le piste erano abbastanza battute e la neve compatta rendeva l'esercizio più difficile del solito, ma in ogni caso ci siamo divertiti un mondo.
Il gruppo a cui mi sono unita era formato da gente proveniente da ogni parte del mondo, e con molti di loro ho condiviso scivoloni, risate, battute, drink.

Il culmine della due giorni in montagna è stato la sera del primo giorno, sabato, quando un gruppo di irriducibili siamo andati per una sciata serale: piste vuote, temperature abbastanza basse da mantenere la neve in buone condizioni, l'aiuto magistrale di Jody per evitare i continui capitomboli al momento di scendere dalla seggiovia, la padronanza della tavola, il caldo del Whistler cafè. Alle 22 fuochi d'artificio, preceduti da una sfilata di apprendisti sciatori, bambini soprattutto, che sono scesi lungo le piste portando in mano delle torce accese.

Ma il meglio della serata avviene dopo, al Green star bar, dove ci raduniamo per una bevuta e chiacchieriamo, ci divertiamo, balliamo, scherziamo fino a notte fonda.
E' stato bello soprattutto perchè tutti abbiamo socializzato, cosa che non succede molto sulle piste visto che ognuno è impegnato con le proprie evoluzioni, o prove, o esercitazioni; i gradi di esperienza sono differenti, da principianti a professionisti,e quindi si tende a sparpagliarsi durante il giorno, mentre invece al bar ci siamo ritrovati.

Tra le altre cose, questo Green Star è un bellissimo localetto e molto accogliente, con tavoli per chi vuole mangiare e poltrone e divani in un altro angolo per chi invece vuole rilassarsi e bere, ascoltando musica di qualità. Un angolo del bar era anche predisposto per piccoli concerti dal vivo, penso, perchè c'erano chitarre, bassi e bonghi, e sugli scaffali una collezione di dischi e CD non indifferente.

Fine settimana quindi pieno di adrenalina e divertimento. E non sarà di certo l'ultimo della stagione. Ci si vede sulle piste ragazzi!

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Even though I lived at the feet of the still active volcano Etna, where lots of snow is dumped every winter on,I have never received an education on any winter sports. No, wait, I made a snowman once....

Anyways, after last year's ski experience (the very first) in Gala, I chose the snowboard this year and I escaped for a weekend to Naeba, one of the most crowded ski areas in central Japan. At the beginning I was skeptical on my snowboard abilities, but I actually have to say I have found my winter sport.

Our hotel was not among the newest ones, Japanese style, a few minutes walk from the slopes, with very nice and prompt staff. My favorite is the guy taking care of the boards and equipments: how did he manage to remember, among all the guests, which color my board was?
The snow wasn't the best either, the slopes were to much beaten and the hard snow made exercise more difficult than normal, but all in all we had lots of fun.
The group I joined was made of people coming from all over the world, and I shared slithers, laughs, jokes, drinks with many of them.

The best of the two-days trip was the night of the first day, Saturday, when a handful of us went for a night skiing/snowboarding: empty slopes, low enough temperatures, the help by Jody the master who taught me how to avoid tumbling when leaving the chairlifts, the mastering of the board, the warmth of the Whistler cafe. At 22 fireworks start, preceded by a small show given by the kids, especially them, sliding down the slopes and holding torches in both hands.

Aaaand, the best of the night is after, at the Green star bar, here we gather to drink and chat, we chat, we dance, we have fun till early morning.

It was especially nice because we all socialized a lot, thing that doesn't usually happen on the slopes because everyone is busy in their exercise, trials, trainings; the skill levels are different too, from beginners to pro, so the tendency is to spread during the day, and we met up again at the bar.
Among the other things, this bar is a very nice and cozy place, with tables for customers who want to eat and with couches and sofas for who wants to drink and chillax only. At one corner was stuff for live music: guitars, basses and drums shared the space with an unbelievable good vinyls and CDs collection.

So, a weekend filled with adrenaline and fun. And it won't be the last one of the season. See you on the slopes peeps!