Friday, December 31, 2010

San Silvestro 2010

Oh yeah! Caffè dopo pranzo (peperoni ripieni, per la cronaca), musica di sottofondo coi Tribalistas, mi godo così le mie ferie di fine anno, ottimista e rinvigorita dal ritmo brasiliano di 'Ja sei namorar'.
Oggi è San Silvestro, l'ultimo giorno dell'anno. Casa è pulita, il tempo è bello, tutto è pronto per il conto alla rovescia. Ah,come è mio solito in quest'occasione,vi ricordo di indossare qualcosa di rosso, per scaramanzia. E che sia qualcosa di nuovo!!

Tra poco uscirò per incontrare un'amica, prendere qualcosa al bar, magari un fantastico Matcha tea latte, parlare del più e del meno, passeggiare per le strade che saranno o deserte o piene di gente che fa gli ultimi acquisti prima delle celebrazioni del nuovo anno, magari vedere qualcosa di nuovo assieme...tanto a Tokyo si trova sempre qualche posto nuovo da visitare!!!

Comunque, anche in Giappone si celebra il passaggio dal vecchio al nuovo anno: le donne cucinano riso e altre pietanze il giorno prima, così che non ci si debba preoccupare di cucinare il primo di gennaio. Si andrà al tempio, chi stanotte, chi domani, per pregare e chiedere fortuna, o salute, o quant'altro, si accenderanno incensi, si compreranno tantissimi conigli. No, non conigli veri, ma piccoli oggettini in ceramica, o legno o altro materiale a forma di coniglio, appunto, per ingraziarsi la sorte nell'anno del coniglio (presto, in corrispondenza del capodanno cinese, un post su quest'argomento...).

E poi....salsa.

Ancora auguri per il 2011.

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Oh yeah!Coffee after lunch (just for the sake of information, I had stuffed capsicums), background music with Tribalistas, it is how I enjoy the year end holidays, optimistic and rejuvenated but the Brasilian rhythm of 'Ja sei namorar'.

Today is Silvester's day, the last day of the year. Home is clean, the weather is nice, everything is ready for the countdown. Oh, as I usually remind in this occasion, wear something red, for good luck. Be it new!!!

Soon I will go out and meet a friend, have something at a bar, perhaps a fanstastic Matcha tea latte, chat abou random stuff, stroll along the streets that will either be deserted or packed with people rushing for the last minute shopping before new year's celebrations, and perhaps see something new together....in Tokyo, indeed, there's always a place to visit!!

Anyway, in Japan too, they celebrate the end of the year: women cook rice and other food one day ahead, so that they won't worry about cooking on Jan 1. they go to the temple, some of them tonight, some tomorrow, to pray and beg for good luck, or good health, or other things, they will burn incence, they will buy lots of rabbits. No, not real ones, but small things in ceramic or wood or other material , with a shape of a rabbit, like the chinese calendar's animal sign for next year (soon, together with the Chinese new year, I'll post something related...).

And then....salsa.

Best wishes for 2011.

Thursday, December 30, 2010

Year-end thoughts -- Pensieri di fine anno

The 7 Gods object of New Year's pilgrimage
Le 7 divinità oggetto di pellegrinaggio per il nuovo anno


My wall of fame, where people who thought of me go
Il mio muro della fama, dove vanno le persone che mi hanno pensato

Dunque, cosa è accaduto in questo 2010 quasi concluso?
Scienza, salute e tecnologia: l'inaugurazione dell'edificio più alto del mondo a Dubai, il pogetto del genoma deluomo di Neanderthal, l'influenza pandemica H1N1, gli scienziati che catturano l'antimateria.
Fenomeni naturali: il terremoto a Haiti, l'eclisse anulare di sole più lunga, il terremoto in Cile, il terremoto in Cina, l'eruzione del vulcano in Islanda che ha paralizzato gli aeroporti europei, l'incidente in miniera in Cile, terremoti e tsunami in Indonesia assieme alle eruzioni vulcaniche, eclisse totale di luna, il disastro petrolifero sulle coste della Carolina.
Politica:rivolte in Corea del nord, in Tailandia, in Africa, crisi finanziaria in Portogallo, Irlanda e Grecia, tensioni tra le due Coree, wikileaks. Più la stupidità del rpesidente dell'Italia che davvero non vale la pena di essere citata, ricordata, discussa. Che pagliaccio!!!E' tutto ciò cheho da dire.
Beh, questo è solo un piccolo riassunto di quello che è successo quest'anno. Incredibile quanti terremoti sono successi....anche in Giappone ne abbiamo sentito alcuni, ma nessuno mai li ricorda perchè solitamente la perdita in vite umane è ridicola e i danni sono molto limitati.

Quindi, si, per la maggiore un anno segnato da catastrofi naturali, come se tutti i 5 elementi si fossero segretamente messi d'accordo per agire all'unisono e debellare il genere umano. Il pianeta ha in effetti ragione a ribellarsi così contro chi continua a rovinarlo, alla faccia delle iniziative 'verdi' e degli appelli a salvare il pianeta.

E' anche stato l'anno dei social networks, con in testa la creatura di Zuckerberg. Milioni di utenti sentono l'urgenza di iscriversi e essere attivi nel network, a volte preferendo questo mondo virtuale al mondo reale, forzando tutti a iscriversi, manifestando una sorta di dipendenza che può essere paragonata alla dipendenza dal droghe. Il fenomeno è così grande che è stato prodotto anche un film a esso ispirato. Per restare ancora in ambito tecnologico, come non menzionare il boom di iPhone e iPad? Per lo meno la Apple è risorta in Giappone con questi prodotti.

Che attività vi stanno tenendo occupati negli ultimi giorni del 2010?
In questi giorni io sto pulendo casa, faccio spazio, metto via tutto quello che ho usato raramente o per nulla, ho tagliato i capelli, sto riducendo il mio guardaroba mettendo da parte quello che non ho indossato per tanto tempo e mi assicuro che verrà spedito a casa. No, non butto via le cose.....è proprio un peccato!E non è eco-friendly. Quindi troverò un nuovo uso a quelle cose che per adesso non utilizzo.
Penso anche a tutte le persone che o incontrato, quelli che hanno reso i miei giorni più belli, quelli che hanno reso i miei giorni più brutti, quelli che ho incontrato causalmente, quelli che sono diventati nuovi amici, quelli che, anche lontani, si ricordano di me.

Cosa è successo nelle vostre vite quest'anno? Cosa è cambiato?Il 2010 è stato un anno con grossi cambi di direzione o è semplicemente stato un altro anno?E' stato più divertente o più noioso?E' stato soddisfacente o avreste voluto di più?
Il prossimo anno sarà un anno dispari, numericamente parlando, e io non amo i numeri dispari. Quindi, per prima cosa incrocio le dita. Sarà anche l'anno del mio 30° anno su questa terra, e tale pensiero ha già il suo peso.

Quali sono le risoluzioni di fine anno a cui sto pensando...
...sarebbe bello se riuscissi a riprendere col giapponese....molte delle frustrazioni giornaliere scomparirebbero.
...fare più sport. Si si ballare brucia un sacco, ma ho bisogno di molto altro per prendermi cura del mio corpo che invecchia.
...viaggiare di più e visitare tutte le persone che mi mancano :)

Felice anno nuovo a tutti
E, che vi accompagni la protezione di

Bishamonten, protettore dei guerrieri
Hotei, dio della felicità
Jurojin,dio della longevità
Fukurokuju, dio della fortuna
Daikoku, protettore della casa e della ricchezza
Benten, divinità protettrice della musica e delle arti
Ebisu, dio del commercio
Vedi link qui
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So, what happened in this nearly-over year 2010?
Science, health and technology: The opening of the tallest man-made building in Dubai, the Neanderthal genome project, the H1N1 pandemic influenza, scientists trapped the antimatter.
Natural phenomena: the earthquake in Haiti, the longest anular solar eclypse, the earthquake in Chile, the earthquake in China, the toublesome eruption of the volcano in Iceland paralysing the European airports, the mining accident in Chile, earthquake and tsunami in Indonesia plus the volcanic eruptions, total lunar eclypse, the oil disaster off the coasts of Carolina.
Politics: revolts in North Korea, in Thailand, in Africa, financial cracks of Portugal, Ireland and Greece, tensions between the two Koreas, Wikileaks. Plus, the stupidity of the Italian President which is really not worth to be cited, remembered, discussed. What a clown!!!That's all I am going to say.

Well, that's just a short summary of what happened in the world in this year. It's amazing how many earthquakes happened...in Japan too, we felt some strong ones, but no-one ever remembers them because usually the loss in human lives is ridiculous and the damages are very limited.
So, yes, mostly a year marked by natural catastrophies, as if all the 5 elements agreed upon a secret meeting to act together to get rid of the human race. The planet is actually right to rebel this way against who is continuously and increasingly ruining it, in the face of all the 'green' initiatives and save-the-planet appeals.

It has also been the year of the social networks, with Zuckerberg's digital creature on top of the list. Millions of users have the urge to join and be active in the social network, at times prefering this virtual world to the real world, forcing everybody to join it, manifesting a sort of dependency that can be compared to drugs addiction. The phenomenon is so big that even a movie was inspired by it. Remaining into the technology spot, how not to cite the iPhone/iPad boom? At least here in Japan the Apple made it with its products.

What are the activities that are keeping you busy in these last days of 2010?
What I am doing in these days is cleaning, making room, getting rid of all items I have rarely used or haven't used at all, I shortened my hair, I am shrinking my wardrobe putting aside what I haven't worn for long and make sure it will be sent back home soon. Nope, not throwing away stuff...it's such a pity! And it is not eco-friendly. So, I will find a new use for the things I don't use here now.
I have also been thinking of all the people I have met, the ones who made my days better, the ones who made my days worse, the ones who I happen to meet randomly, the ones who became new friends, the ones who, even far away, still remember me.

What happened in your lives in this year? What changed? Was 2010 the year of a big change of directions or was it just another year? Was it more fun or more boring? was it satsfactory or would you have asked for more?
Next year is giong to be an odd year, numerically speaking, and I am not fond of odd numbers. So, first of all I cross my fingers. Also, it'll be the year of my 30th year on Earth, and that thought has got its own heavy weight already.
What year-end resolutions do I think of...
...it'd be nice if I'd put myself to pick up again Japanese.....lots of daily frustrations would disappear.
...do more sports. Yes, dancing burns a lot, but still, I need to take more care of my aging body.
...travelling more and visit all the people I miss :)

Happy new year to everybody
And may be with you the protection of

Bishamonten, god of the warriors
Hotei, god of happiness
Jurojin, god of longevity
Fukurokuju, god of fortune
Daikoku, protector of home and weath
Benten, goddess of music and arts
Ebisu, god of commerce
See link here

Tuesday, December 28, 2010

Il senso della natività -- The meaning of nativity


Il sole entrava dalle finestre, illuminava le poltrone e il tavolo, filtrava attraverso le decorazioni di Natale in vetro e si trasformava in arcobaleno.

Inusuale e piacevole calore, quello di una mattina festiva di dicembre, e Marina si crogiola sulla sua poltrona come una gatta che sonnecchia accoccolata sul cuscino, ma col beneficio di potersi permettere un buon caffè mentre guarda fuori il cielo privo di nuvole.
Un altro Natale è giunto, portando assieme a se la gioia e la malinconia...la gioia di chi festeggia e la malinconia di chi è lontano.

Ora, per i cattolici il Natale è la festa che celabra la famiglia, quella famiglia che si rispecchia nella sacra famiglia di Betlemme, l'evento degli eventi di tutto il calendario. Quindi per loro è normale e triviale che si abbia il desiderio di riunirsi e stare insieme ai propri cari. Ci si raccoglie attorno al focolare, si cena assieme, si prega assieme, si festeggia assieme. Ci si accontenta del semplice fatto di stare uniti, non è il regalo lo scopo, non è l'abbuffarsi, non èl'aspettare che scocchi la mezzanotte per stappare lo spumante, non sono gli auguri...è proprio la voglia di stare assieme alle persone a noi piu care, come la religione ci insegna, con mestizia e seplicità. E', di fatto, questa l'essenza della natività: un modo per ricordare alle famiglie il miracolo della nascita e degli affetti che si creano attorno a essa.

Ma per gli altri?
Quando arriva Natale tutti hanno voglia di casa, di affetti, di regali, di tempo passato assieme.....si diventa più buoni, si tende a dimenticare con più facilità delle cattiverie altrui. Quindi è un fenomeno non solo religioso. Ma perchè è così per tutti? Forse è per via del freddo di Dicembre che porta tutti a cercarsi gli uni con gli altri? E' forse la neve che imbianca tetti e strade e ci rende più vogliosi di camino e cioccolata calda? E' l'atmosfera dei mercatini di Natale nelle varie piazze che fa scattare la molla della bontà? E' forse semplicemente la macchina del consumismo che propina messaggi positivi di gioia, fraternità, ama-il-prossimo-come-te-stesso, panettoni e spumante?

Fatto sta che durante le feste natalizie, molti hanno voglia di casa.
Anche chi vive lontano da casa ha voglia di casa.....e allora più che mai tutte le motivazioni sopra elencate hanno un loro peso e una loro valenza, la loro influenza e urgenza. Gli espatriati sentono la nostalgia con forza, si aggrappano a ogni amico, evitano la solitudine perchè quando sono da soli diventano tristi e melanconici....

Quando poi ci si trova in paesi come il Giappone, dove la religione di stato non esiste e tutti si professano buddisti e shintoisti a giorni alterni, dove ci si sposa nelle chiese finte con un prete finto (o un robot, giusto per rendere giustizia alla terra della tecnologia), dove Babbo Natale è più famoso di Matsuo Basho e Giuseppe il falegname è solo un emerito sconosciuto, dove l'atmosfera natalizia viene osservata più che essere vissuta, tutto assume un significato diverso, tutto ha improvvisamente più importanza.

Il messaggio di giorni lieti e festosi è talmente forte da farci pensare non solo a chi è lontano, ma a chi è più debole, a chi è malato, a chi soffre la fame o la povertà o vive ogni giorno nella paura. Si pensa ai bambini, si pensa alle persone sole al mondo, si pensa alle vittime di violenze.....
Eppure tutti hanno il diritto di essere felici, tutti hanno il diritto di provare in prima persona cosa vuol dire dare e ricevere calore umano,e non solo quando arriva Natale.
Buone vacanze a tutti, che siano liete e festose.

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The sun was coming through the windows, it lit the sofas and the table, it filtered through the Xmas glass decoration and it turned into rainbow. Unusual and pleasant warmth, the one of a feasty morning in December, and Marina was chilling out on her sofachair like a cat dozing off on a pillow, but with the benefit of allowing herself a coffee while looking at the clear sky.

Another Christmas has come, bringing joy and melancholy.....the joy for who celebrates and the melancholy for who's far away.
Now, for the catholics Christmas is the celebration of family, that family that recalls the holy family of Betlem, the event of all the events. Then, for them is trivial, normal to have the wish to get together and be with the people they love. They gather around the fire, they have dinner together, they prey together, they celebrate together. They're happy just with being there, the aim is not the present, is not eating, is not waiting the midnight to open the champaigne, is not the kissess and wishes of a merry Christmas...it's just wanting to be together with the dearest people, like our religion teaches us, in humbleness. In facts, this is the essence of nativity: a way to remind families of the myracle of birth and of all the love around it.

But, how about the other people?
When Xmas comes, everyone has need of home, affection, presents, time spent together.....we become better people, we tend to forget much easily about other people's bad actions. Then, it's not only a religious thing. Why is it so for all?is it perhaps because of the December chill that makes everybody look for each other? Is it perhaps the snow that covers roofs and roads and makes us willing to have hot chocolate?Is the atmosphere of Christmas markets in the towns?Is it just the consumisms machine that shouts positive messages about joy, love-everybody-as-you-love-yourself, panettoni and spakling wine?
The fact is, during Christmas vacation many of us want to be at home.

Who lives far from home wants to be at home....and then, all the above mentioned motivations more than ever acquire their own value, they have an influence and a urgency bigger than before. The expats feel deeply nostalgic, they hang on every friend, they aviod solitude becase if alone they will become sad...

When, actually, we are in aplace like Japan, where a state religion doesn't exist and all people say are buddhists and shintoists on alternate days, where they get married in fake churches by a fake priest (or by a robot, just to be fair to technology here), where Santa is more famous than Matsuo Basho, where the Christmas atmosphere is more watched than experienced, everything then acquires a different meaning and everything becomes suddenly more important.

The message of such feasty and joyful days is so strong that we not only think about who's far away, but also about the weaker, the sick, the ones who suffer in starvation or in poverty or live every day in fear. One thinks about children, the people alone, the victims of violence....
And yet every one has the right to be happy, every one has the right to experience what giving and receiving humna warmth is, and not only at Christmas.
Happy holidays to everyone, may them be joyful and feasty.

Pranzo di Natale

Giorno di Natale, tutto è pronto per ricevere gli ospiti e festeggiare degnamente la natività. Anche in Giappone. Perchè non importa dove ci si trova, piuttosto è lo spirito che conta. Marina, Alberto, Maki, Alessandro, Masako, Akane, Rossella, Claudio, Elisa, Ilaria....10 persone per 10 ore...sembra quasi uno spot per una maratona di raccolta fondi, ma in effetti 10 ore sono quelle che abbiamo passato assieme, come ogni pranzo natalizio della storia del mondo.
La cronaca -breve- della giornata -lunga- viene narrata mentre l'autore si rilassa in poltrona con una tazza di thè al limone a fianco, in una domenica pomeriggio fredda e ventosa....
Ci siamo riuniti a pranzo qui a casa, ognuno di noi portando un regalo e tantissime cose da mangiare e bere. Abbiamo riso tanto, il tempo è passato piacevolmente, mentre chiacchieravamo animosamente accompagnando il tutto con tanto tanto vino e pasta al forno, polpette al sugo, arancini, crocchette, insalate e torte varie, dolci e salate. Avevamo pure il panettone, pensate!

Anche lo scambio di regali si è rivelato più divertente del solito, grazie alle regole speciali di Rossella, e al protagonista assoluto dell'intera giornata, ovvero il pauroso daikon (verdura giapponese a metà tra una carota e un ravanello bianco) di 3KG!

Mentre ammiravo i miei invitati interagire tra loro, mi meravigliavo del come tutto sia andato alla perfezione, anzi anche meglio: ci siamo trovati tutti a nostro agio, come fossimo amici di vecchia data, eppure nessuno di noi conosceva TUTTI gli altri partecipanti. Come fossimo in famiglia, ci si alternava a riorganizzare la tavola, a servire, a pulire, a preparare. Come fossimo in famiglia, ci siamo seduti attorno al tavolo e semplicemente abbiamo parlato del più e del meno, bevendo del thè.

Il pranzo si è presto trasformato in cena, quando intorno alle 6 qualcuno lamentava un certo languorino. Riscaldiamo gli avanzi del pranzo e, come nulla fosse accaduto, si ricomincia a mangiare da capo, sempre parlando e scherzando tra di noi.
Fino a solo un'ora prima tutti lamentavano pesantezza, ma appena il profumino degli arancini si è diffuso, come tante aspirapolveri, abbiamo ripulito tutto.

Il commento che ricorderò sicuramente con immensa gratitudine è quello di Claudio che dice di essersi sentito a casa....il che mi manda a dormire serena e felice. Non prima di aver chiamato casa -sia skype lodato e osannato in saecula saeculorum- e aver parlato con tutti raccontando della lieta giornata appena trascorsa.

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Christmas day, everything is ready to welcome my guests and celebrate nativity properly. Even in Japan. Because the where doesn't matter, it is the spirit that rather counts. Marina, Alberto, Maki, Alessandro, Masako, Akane, Rossella, Claudio, Elisa, Ilaria....10 people for 10 hours....it seems an advertisement spot for a fund-raising marathon, but really 10 hours is how long we spent together, like every Christmas lunch in the history of the Earth.

The story -short- of the day -long- is narrated by the author while relaxing on a sofa chair, with a cup of lemon tea handy, in a cold and windy Sunday afternoon...
We gathered together here at home, each bringing a present and lots of food and drinks. We laughed lots, time passed nicely, while we were lively chatting and accompanying words with a lot of wine and pasta, meatballs in tomato sauce, arancini, salads, salty and sweet cakes. We even had panettone, figure that!

The presents exchange, too, was funnier than usual, thanks to Rossella's special rules, and to the sole protagonist of the whole day, that is the 3KG scary daikon (Japanese veggie in between a carrot and a white radish)!!

While I was observing my guests interacting I was amazed by how everything went better than perfectly: we all were comfortable with the others, as if we were old friends, although none of us knew ALL the others. Like in a family, we alternated in rearranging the table, serving, celaning, cooking. Like in a family we sat around the dinig table nd just chatted about random stuff while drinking tea.

The lunch soon became a dinner when, at around 6pm, somebody was lamenting a little hunger. We warm up what was left from the lunch and, as nothing had happened, we start eating again, and meanwhile we chat and make fun.
Until just one hour earlier all of us were sound full, but as soon as the smell of the arancini reched our nostrils, like vacuumcleaners, we cleared up everything.

The comment I will surely remeber gratefully is Claudio's who says he felt like home....that sends me to sleep happy. Not before calling home -may skype be blessed in saecula saeculorum- and talk with everyone about the feasty day just passed.
 



Sunday, December 26, 2010

Natale, che stress!!! -- Christmas, what a stress!!!

BASTA!
I giapponesi hanno una interpretazione distorta del Natale. A gestire le sorti dei giapponesi è come sempre il Business, divinità profana moderna che trascina le masse al punto da credere che il consumismo sia la Via.

A partire da Novembre 1, ogni anno, gli addobbi e le decorazioni natalizie si moltiplicano a vista d'occhio, le proposte acquisto con confezioni create ad hoc per i regali bombardano la popolazione con ogni mezzo e in ogni dove, la frenesia si insinua nel quotidiano quieto vivere (quieto, si fa per dire nel caso di Tokyo), le torte di Natale fanno la loro spettacolare comparsa sui banconi delle pasticcerie, commessi e commesse sfoggiano il loro costume da Babbo Natale nuovissimo di zecca, l'aria si permea di quell'atmosfera da paesi nordici con renne, neve e slitte....

Tutto questo può anche andare bene in un paese economicamente forte grazie proprio alle mani bucate dei suoi abitanti spendaccioni, ma c'è una cosa, una sola cosa che a lungo andare snerva: le canzoncine di Natale.
Non solo i giapponesi non capiscono un accidente di cosa significhi celebrare la natività, ma poi, dico, la musica a tema che viene trasmessa dai megafoni di mezza città e forse più....perchè? Già il 15 dicembre siamo stufi della milionesima volta che ascoltiamo 'All I want for Christmas is you' e della centoventimillesima volta che ci propinano 'Last Christmas' in tutte le salse, in tutti gli stili musicali, in tutte le lingue e in tutti i toni musicali possibili. Vai al supermercato e senti le musichette di sottofondo. Vai per le strade e le canzonette ti arrivano all'orecchio dagli altoparlanti attaccati ai lampioni. Vai nei negozi e ti ritrovi ad ascoltare la versione J-Rock di Jingle Bells......Basta!

Tutto questo copiare i costumi occidentali solo per dichiararsi di mentalità aperta e progressista non serve!!!Per lo meno copiate bene, e aggiungete 2 giorni festivi in più nel vostro calendario se volete fare bella figura, invece di mandarci a lavorare il 24 e 25 dicembre!Dateci anche la tredicesima già che ci siete!E gli addobbi e le decorazioni....perchè toglierli il 25 Dicembre???Che poi,dopo tutto, magari ai giappi va bene così, però l'eccesso di addobbi, l'esagerazione con le decorazioni, la musica ovunque, le illuminazioni....non rendono l'atmosfera comunque. per lo meno per noi non giappo. E' come quando ci si veste a festa ma si sbaglia giorno...
POSITIVITA'
C'è da dire una cosa però a favore del Natale nipponico: le illuminazioni di Natale sono da non perdere. Dappertutto luci e neon, alberi rivestiti da minuscoli puntini luminosi, giganteschi alberi di natale ovunque, installazioni di ogni forma, tipo, dimensione, colore, giochi di luci e musica, sembra di essere circondati da diamanti e brillanti. Poi, se andate a Ginza, la via del lusso, non perdetevi le decorazioni delle vetrine, prime tra tutte Mitsukoshi department stores e Mikimoto, rispettivamente uno dei più vecchi centri commerciali e il più famoso negozio di perle giapponesi. Anche Omotesando e Roppongi Hills, Tokyo Midtown, giusto per citarne alcuni, sono altri luoghi dove andare a caccia di illuminazioni. Ma fino al 25 dicembre, con giusto un paio di eccezioni.

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ENOUGH!
The Japanese have a wrong idea of Christmas. To rule the fates of the Japanese is, as always, the modern times' god Business that holds up the masses so that they believe consumism is The Way.

Starting from November 1, every year, Christmas decorations pop out and multiply, shopping advertisements with already prepared gift ideas bomb the population any way and any where, frenzy infiltrates into daily quiet routine (quiet is so to speak, in the case of Tokyo), Christmas cakes makes their spectacular appearance on the pastry shops benches, waiters show off their brand new Santa costume, the air is permeated by the Nordic atmosphere of reindeers and sleds...

All this can be OK in an economically powerful country -thanks to its big spender inhabitants, but there is one thing, just one thing that get on one's nerves at one point: the Christmas songs.
Not only the Japanese don't understand what celebrating nativity is, but, I mean, why broadcasting themed music from the town't louspeakers?Everywhere? By mid December we're already tired of listening to 'All I want for Christmas is you' for the millionth time and 'Last Christmas' for the gazillionth time, played in all possible ways, styles, languages and tones. You go to the supermarket and hear music. You stroll along the boulevards and the carols reach your ears. You go to the shops and you find yourself listening to a J-Rock version of jingle Bells.....enough!

All this copying the Westerners' habits just to declare themselves to be open and progressive, society-wise, is not needed!!!At least, try to copy well and give us two more Holidays in your calendar, instead of sending us to work on Dec 24th and 25th!Give us also the Christmas bonus!And then, the lights and decorations...why do they disappear after Dec 25th? I mean, perhaps the Japanese are happy already with this, but....the excess of decorations, the exaggeration, the music everywhere, the lights don't render the right atmosphere anyway!At least not for us non-Japanese. it's like wearing a party dress on the wrong day...
POSITIVITY
There's one thing though that can be said in favor of the Japanese Christmas: the illuminations ca't be missed. Neon light every where, trees covered by tiny luminescent dots, giant Christmas trees every corner, other installations of all kinds, color, shapes, light-and-music shows, it's like being surrounded by diamonds. Also, if you go to Ginza, the boulevard of wealth, don't miss the shops' windows decorations, like Mitsukoshi department stores and Mikimoto, one of the oldest dept stores and the most famous pearl shop in Japan, respectively. Omotesando and Roppongi Hills, too, Tokyo Midtown just to name a few, are other places to go hunting for lights. But till Dec 25th, with just a couple of exceptions.

(Akasaka)

(Ginza)

(Motomachi)

Thursday, December 16, 2010

Where is the love?

It's maybe this time of the year that influences me, but the song's lyrics can't be more actual...


Forse è il periodo dell'anno che mi influenza, ma le parole di questa canzone non possono essere più attuali....

Tuesday, December 7, 2010

Degas at Yokohama Museum of Art


Non mi ero mai spinta oltre la Landmark Tower di MinatoMirai, seppure un bel ponte alberato si apriva su un lato della Queen's Square. Domenica pomeriggio, approfitto della splendida giornata per fare una passeggiata alla baia di Yokohama e spinta dalla curiosità e dal rosso degli aceri mi avvio ad esplorare una parte nuova. Appena superato il ponte c'è l'imponente museo d'arte e in questi giorni, fino al 31 dicembre, è in mostra la collezione di Degas. Mi ero promessa di andare, quindi ho approfittato e eccomi dentro a ammirare le opere di uno dei più famosi nomi dell'impressionismo francese dell'ottocento.
La mostra è suddivisa in 3 sezioni, corrispondenti più o meno alle tre distinte fasi nella carriera del grande pittore.
All'inizio si vedono ritratti, paesaggi, studi sul drappeggio degli abiti (cosa che io da sempre trovo affascinante e la più difficile in assoluto), schizzi a matita e capolavori a olio si alternano, molti quadri non sono altro che la cattura di un momento di vita quotidiana...interessanti le opere che ritraggono Manet, altro ben noto rappresentante dell'impressionismo, a casa con la moglie.
La seconda fase invece riguarda lo studio del movimento, e l'ossessione di Degas per le ballerine, ritratte nei momenti più disparati dalla preparazione in camerino, alle prove, alla prima a teatro. Con le opere che immortalano il movimento in pochissime pennellate, Degas diventa famoso nel mondo, lui che aveva studiato legge per seguire le ombre del padre e si ritrova invece appassionato di pittura.
Infine l'ultima parte della mostra raccoglie le sue opere più tardive, non più dipinti su tela ma disegni a pastello a causa, si dice, della graduale perdita della vista che lo costringe a mettere da parte la tavolozza e il pennello. Qui ancora schizzi di ballerine, ma soprattutto studi sul nudo femminile.
Altre due parti separate della mostra sono dedicate alla passione di Degas per la fotografia e alle sculture realizzate dal maestro durante gli ultimi anni della sua vita.
Si vede proprio il cambiamento di stile nelle opere del pittore: le prime sono caratterizzate da contorni perfettamente definiti, pennellate uniformi e precise, paesaggi, scene di vita quotidiana, volti, corpi, ogni particolare nitido e chiaro. Poi la fase impressionistica dà un tocco di imprefezione al tutto, le pennellate colgono i movimenti perfettamente e il disegno finale sembra come una foto dai bordi lievemente sfocati, quasi a trasmettere lo sforzo che anche un fotografo fa quando c'è da mettere a fuoco un oggetto in movimento. Infine, i tratti quasi buttati lì per caso delle ultime opere, quando l'artista è ancora in grado di esprimersi nei suoi disegni, ma sembra quasi che abbia voglia di finire presto, ha fretta di trasformare gli schizzi in un'opera finita, non ha la pazienza nè la fermezza di un tempo...
Vedere assieme tutte le opere di Degas è un'occasione unica da non perdere e al di sopra di ogni aspettativa.
Altro motivo per andare a vedere Degas è quello di poter anche ammirare alcune opere del visionario Salvador Dalì assieme ad altri grandi artisti surrealisti, in mostra permanente.

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I have never gone farer than Minatomirai's Landmark Tower, although there's a nice bridge lined with trees on one side of Queen's Square. Sunday afternoon, I take advantage of a splendid sunny day to stroll along Yokohama bay and moved by curiosity and by the red of the maples' leaves, I go exploring a new area.
Just after the bridge stands the massive art museum and in these days, till December 31, they have a Degas exhibition. I had promised myself to go, so I went and there I am looking at the artworks of one of the most famous names of late 1800's French impressionism.
The exhibition is divided into 3 sections, more or less corresponding to the distinct phases of the great painter's career.
At the beginning one sees potraits, landscapes, studies on ladies dresses and drapes (something I find both fascinating and the most difficult), pencil sketches and oil works alternate, many paintings are just the capturing of a daily life...interesting are the works potraiting Manet, another well known representative of the impressionism, at home with his wife.
The second phase is about the study of the movement, and Degas' obsession with dancers, painted in all different moments from getting ready in their rooms, to the reharsals, to the performance. With those artworks, by catching the movement in a few strokes, Degas becomes famous, he who had studied law to follow the father's steps and instead becomes a painting passionate.
Then, the last section of the exhibition covers all his late works, not oil on canvas anymore, but drawings with pastels, because of, they say, he was gradually loosing his sight and he's forced to put aside his palette and brush. Here, too, drawings of dancers, but mostly studies on nude women.
Two other separate parts of the exhibition are dedicated to Degas' passion for photography and to the sculptures carved by the painter in his last years.
In the painter's artworks one can immediately see the change of style: the first works are potraits with well defined particulars, uniform colors and precise brush strokes, landscapes daily life scenes, faces, bodies, every detail is clean and clear. Then the impressionistic phase gives a touch of imprefection to everything, the brush strokes catch perfectly the movements and the final product looks like a slightly blurred photograph, as if conveyed the effort a photographer makes to focus on a moving object. Finally, the drawings made when the artist can still express through his paintings, borders and lines almost randomly put on the paper, as if the artist wanted to finish up quickly to turn the sketches into a finished drawing, but doesn't have neither patience nor firm hand...
Seeing all Degas' works together is a unique occasion not to be missed and it goes beyond expectations.
Another motivation to go to the Yokohama museum of arts is to see also some art pieces of the visionary salvador Dalì and others surrealist painters, in a permanent exhibition there.


Wednesday, December 1, 2010

Lifestyle - Key Words

Una puntata di Lifestyle su ciò che è veramente giapponese, come il linguaggio.

Ci sono alcuni vocaboli e intercalari ricorrenti nella lingua giapponese, che se mancassero toglierebbero ai giappi quell'aura di unicità che si trascinano dietro. Conoscerli, ci avvicina ai giappi per un buon 20%.

ね (ne). E' forse il suffisso più usato in assoluto. Pensate a esso come il 'ne' del norditalia, usato per chiedere indirettamente conferma su ciò che si sta dicendo. I giappi lo mettono dappertutto. Dico, D-A-P-P-E-R-T-U-T-T-O. Qualche esempio? じゃね!、 またね!、 いいね!、 あのね。。。 (jane!,matane!,iine!,anone...) che significano rispettivamente a dopo!, alla prossima!, bene!, dunque.....  

すみません (sumimasen).La parola invece più abusata è senza ombra di dubbio alcuno sumimasen, scusa/scusi. Nella cultura giapponese si è talmente assuefatti al sumimasen che ci si scusa anche quando non ce ne è bisogno. Addirittura viene usato, in molte circostanze con una valenza pari al grazie. Quindi, se volete fare una buona impressione, prima di ringraziare pensate come segue: se la persona a cui dire grazie è andata incontro a qualche disturbo, se si è scomodata per farvi un piacere, allora dite sumimasen invece di (o, ancora meglio, in coppia con) arigato. In questo modo dimostrate di riconoscere che qualcuno sta facendo un "sacrificio" per voi e va ringraziato in maniera più profonda. Aggiungete un inchino e vi sarete conquistati la simpatia di un popolo.

すごい (sugoi). Significa letteralmente terribile, e può avere un significato positivo o negativo a seconda del contesto. Usato per dare enfasi, sugoi è pure presente nel parlato giapponese come il prezzemolo, e spesso persino il tono con cui la parola è pronunciata vuole trasmettere lo sforzo, il pathos che si intende provocare. Si può dire sugoi kirei (molto bella、すごい きれい) di una fanciulla, o sugoi taihen (molto faticoso、すごい 大変) di un compito o di un lavoro, ma non dite sugoi oishii (molto buono,すごい おいしい) perchè non sta bene. In quel caso meglio dire umai (squisito, うまい), o vi potrebbero fulminare con lo sguardo.

かっこいい (kakkoii). Beh, sentirsi dire kakkoii è un bel complimento, visto che significa figo. Abusato dai giovani, per cui tutto è kakkoii, rappresenta uno status più che una parola e si appaia al kawaii (spiegato di seguito) seguendo quella logica tutta giapponese secondo cui gli opposti convivono, si combinano, si strasformano uno nell'altro. Il discorso sullo status è talmente ampio che richiede un post a se che sarà presto sviluppato. Tuttavia è un aggettivo riservato a oggetti, fatti oppure persone di sesso maschile. Per persone di sesso femminile o bambini si usa kawaii. Non sbagliate!

かわいい (kawaii). Carino, bello, ma in maniera infantile. Si dice che dentro a ogni giapponese vive un giapponese infantile, e ciò spiegherebbe perchè non solo i bambini piccoli vengono complimentati con kawaii (che ci sta pure bene), ma anche le donne over -anta. Già raccontavo di come tutto ciò che è piccolo è kawaii (vedi post dedicato nella saga Lifestyle), ma in generale mi viene da pensare che i giapponesi pronuncino la parola kawaii in maniera casuale ogni giorno, un certo numero di volte al giorno, per esprimere un commento o un giudizio personale quando non hanno altro da dire. Quando kakkoii potebbe sembrare un pò eccessivo, aggressivo o fuori luogo, allora ecco che il kawaii risolve ogni imbarazzo e indecisione.

大丈夫 (daijobu). Nessun problema, va bene, tutto ok. Anche daijobu è abusato nelle conversazioni quotidiane, ed è molto utile in ,praticamente, tutte le circostanze per confermare o anche negare qualcosa. Puoi dire daijobu quando ti chiedono se va bene, quando ti chiedono al supermercato se vuoi la busta o le bacchette ma tu non le vuoi, quando ti chiedono se vuoi fare la carta punti ma tu non ci pensi neanche, quando si preoccupano se mettono assieme nella stessa busta i tuoi accquisti personali e i regali per i tuoi amici ma a te non te ne può fregare di meno, e tanti tanti altri esempi...

ちょっと (chotto). Significa 'un poco', quindi usata come avverbio in coppia con altri nomi. Ma è molto utile anche per tirarsi fuori dall'imbarazzo, per rispondere a una domanda (magari personale) senza realmente dare una risposta, per rifiutare educatamente ma non esplicitamente. E in quel caso è SEMPRE accompagnata da puntini di sospensione, che nel parlato si trasformano in risucchio d'aria e piegamento della testa da un lato.
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An episode of Lifestyle on what really is Japanese, like the language.
There are, in Japanese language, recurrent words and expressions that, if missing, would take from the Japs that aura of unicity they all drag along. Knowing them, gets us closer to the Japs for a good 20%.

ね (ne). I bet it's the absolutely most used suffix. It is used to indirectly ask for confirmation on what it is said. The Japanese put it everywhere. I mean, E-V-E-R-Y-W-H-E-R-E. Some examples? じゃね!、 またね!、 いいね!、 あのね。。。 (jane!,matane!,iine!,anone...) meaning respectively see you!, later!, good!, well...

すみません (sumimasen). The most abused word is, actually, without any doubt whatsoever sumimasen, sorry. In the Japanese culture one is so brainwashed to the sumimasen that it is to be asked for forgiveness even when it's not the case. Also,it is used in many circumstances as a thank you. So, if you want to impress positively, before thanking someone think as follows: if the person to thank went through some annoyance, faced inconvenience to please you, then say sumimasen instead of (or, even better, together with) arigato. This way you are showing you acnkowledge someone's "sacrifice" and needs to be thanked more deeply. add one bow and you'll hold a people's simplthy.

すごい (sugoi). It litterally means terrific and it can have a positive or negative value according to the context. Used to emphasize, sugoi is always present in the spoken language and the way how the word is pronounced is meant to transmit the effort, the pathos that the speaker intend to express.One can say sugoi kirei (すごい きれい , stunning) of a girl, or sugoi taihen (すごい 大変, very hard) of an assignment or a job or task, but never say sugoi oishii (すごい おいしい , very tasty) because it's rude. Better to say umai (うまい, delicious) or they might kill you with a glare.

かっこいい (kakkoii). Well, being told kakkoi is nice, for it meaning cool. Abused by the youngster, for whom everything is kakkoii, it represents a status more than a word and it is coupled with kawaii (following point) by following the all Japanese logic for which the opposites coexist, combine, trasform one into another. The discussion about the status is so large that it requires a dedicated entry (to be developed soon) in this blog. However, it is an adjective used for objects, facts or men. For females or kids kawaii is used. Don't mess up!

かわいい (kawaii). Cute, beautiful in a childish way. They say inside every Japanese there's a child, and it would explain why not only babies are complimented with kawaii, but also women well beyond adulthood. I had already told how everything that's small is kawaii (see deidicated post in the Lifestyle series), but I am forced to think that the Japanese speak the word kawaii every day randomly, a certain number of times a day, and to comment when they have nothing else to say. When kakkoii might seem too extreme, aggressive or out of place, then kawaii solves any embarassment and indecision.

大丈夫 (daijobu). No problem, OK. Also daijobu is abused in daily conversation, and it is very useful in, practically, every circumstance to confirm or even deny something. You cna say daijobu when they ask you if you're all right, when at the supermarket they ask you whether you want the bag or the chopstcks but you don't need them, when they ask you if you want to apply for a point card but you don't have the bare intention, when they're worried and ask if they could put together in the same shopping bag your own shopping and the presents to your friends but you can't care the less, and more and more examples...

ちょっと (chotto). It means 'a little', and it is then used in couple with other nouns. But it is also useful to get yourself out of embarassement, to answer a question (personal, maybe) without really give and answer, to decline politely but not explicitely. And in such cases it is ALWAYS acocmpanied by dot dot dot, which translated into spoken language become leaning the head on one side and sucking air noisily.

Friday, November 26, 2010

Those good nights

I love everything in orange!
I love everything in Shinjuku!
I love all East exits in Japan!
I love those people who have a day off on Mondays!
I love 22nd of November!

This is my friend's text after Monday, November 22nd, and I laughed a lot when I saw it because I loved it. It was one of those nights when you don't expect anything good, but surprisingly things actually turn out to be much better than your most optimistic expectations...
So yes, on Monday me and P we went to check out a salsa place in the East area of Shinjuku.
It was drizzleing, and I had to work the day after it, despite the fact that it was a national holiday, we were going to a place where we didn't know anybody but the instructor, we didn't even know where it was and we wasted a good hour to find it. Not promising.
BUT....
But when we entered we immediately felt it was going to be a good night: music was great, some of our friends were there (and some others,who have their day off on Mondays, showed up later), we drunk, we were ridiculously happy.So in the end we had one of our best nights ever, one of those nights that will be remembered for a long time. I guess we would have to thank the instructor,who wore an orange shirt matching mine...

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Questo e' il messaggio della mia amica dopo lunedi, novembre 22, e ho riso tanto quando l'ho letto perche' mi e' piaciuto. Era una di quelle sere quando non ti aspetti nulla di buono, ma sorprendentemente le cose vanno in effetti meglio delle tue piu' ottimistiche aspettative...
Si, il luendi io e P siamo andate a un locale di salsa nell'area est di Shunjuku.
Piovigginava, io avrei dovuto lavorare il giorno dopo a dispetto del giorno di festa nazionale, stavamo andando dove nn conoscevamo nessuno a parte l'istruttore, non sapevamo nemmeno dove fosse il posto e abbiamo perso un'ora buona per trovarlo. Per niente promettente.
MA...
Ma quando siamo entrate, abbiamo subito sentito che sarebbe stata una bella serata: la musica era ottima, alcuni dei nostri amici stavano li' (e altri, che hanno il giorno di ferie al lunedi, sono venuti dopo), abbiamo bevuto, eravamo felici in modo ridicolo. Quindi alla fine e' stat una delle nostre serate migliori, una di quelle sere che verranno ricordate per molto tempo. Credo che dovremmo ringraziare l'istruttore, che portava una maglia arancione come la mia...

Friday, November 19, 2010

Lifestyle - Ways to the Nirvana

Siamo come il mare, calmo in superficie ma agitato nel profondo...

Lo stile di vita giapponese, assieme all'estremamente rigido sistema in cui la gente è costretta a vivere, è, come più volte detto e ripetuto, dominato da un dualismo tra forma e sentimento che si riflette molto nelle personalità degli individui e porta a situazioni, in certi casi estreme, di stress psicologico e fisico.

I giapponesi hanno sviluppato varie tecniche di sopravvivenza, così da poter sfogare il loro più profondo io (con decoro, eleganza e compostezza, mi raccomando!) dedicandosi a qualcosa, immergendosi in un'attività che li trasporta in un'altra dimensione, dove problemi, stress e fatica non esistono più.
Pertanto, qualsiasi attività che è vista come un hobby o come uno sport è condotta in maniera impeccabile, cominciando dal procurarsi il corretto abbigliamento, tutti, ma proprio tutti, gli accessori necessari, acquisendo la tecnica tramite estenuanti,lunghi corsi preparatori. E' il caso di sport invernali, o golf, o tennis, o quant'altro.
Ma tale attitudine va spiegata andando a guardare quali sono i classici "antistress" che i giappi hanno da sempre usato, quali ikebana (生け花, o arte di arrangiare i fiori), bonsai, le arti marziali, la cerimonia del the, la calligrafia (shodo, 書道)...

Ciò che accomuna queste discipline tanto diverse è la "forma".
Prendiamo le arti marziali. Sono finalizzate non alla lotta in se, ma al raggiungimento della perfezione attraverso una serie infinita di kana o figure, per le quali è possibile rendere il movimento spontaneo e naturale. Niente spirito battagliero, quindi. Solo tanto esercizio e dedizione per eccellere nel combattimento. Stessa cosa si può dire dell'arte di arrangiare i fiori, o nell'arte della scrittura, o nella cerimonia del the: movimenti precisi, predefiniti, totale concentrazione a ciò che si sta facendo per potersi estraniare dal mondo circostante e ritrovare la pace interiore nella calma dei gesti.
E come non includere l'arte dei bonsai in tutto questo parlare di forma: imporre alla natura di seguire leggi millenarie di estetica e perfezione nel tagliare un ramo o una foglia, forzare una pianta a mantenere dimensioni minime, sono azioni che lasciano intravvedere la voglia di sopraffazione dell'uomo, palesano la sua frustrazione nei confronti di una società che limita l'individuo in tutti i modi. Sfogandosi coi bonsai, forse, i giappi hanno l'impressione di essere loro i demiurghi, di avere loro il potere.

E così, con la scusa della "forma", in nome della compostezza che non lascia trasparire i moti d'animo interiori, i giapponesi hanno trovato la loro via verso la pace dei sensi, hanno raggiunto il loro nirvana.

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We are like the sea, calm at the surface but agitated deep underwater...

Japanese lifestyle, together with the extremely rigid system in which people are forced to live, is, as said and repeated over and over again, dominated by a dualism between form and feelings that is reflected in people's personalities and it leads to situations, extreme in some cases, of psychological and physical stress.

The Japanese have developed various techniques for survival,for their deepest selves to be able to take it out (do it with decency, elegance and grace!!) by devoting to something, becoming absorbed into some activity that takes them to another dimension where problems, stress and fatigue don't exist.
Therefore, any activity seen as an hobby or as a sport is accomplished impeccably, starting by gearing up with the proper outfits, all, and I mean all, the accessories, then acquiring the technique thorugh exhausting, long prep courses. It's the case for winter sports or golf or tennis, to name a few.
But such an attitude can be explained by looking at what are the classic antistress the Japanese have been adopting, like ikebana (生け花,or the art of flower arrangement), bonsai, martial arts, tea ceremony, calligraphy (shodo, 書道)...

What is in common among disciplines so different is "form".
Let's consider martial arts. They are aimed not to the fight itself,but to reaching perfection through a endless series of kana, or figures, which make the movement become natural and spontaneous. No warrior spirit then. Just exercise and dedication to excel in fight. Same thing can be said about the art of arranging the flowers, or in the art of calligraphy, or the tea ceremony: precise, predefined movements, total concentration to what one's doing are the key to live extranged from the world around and find inner peace in the quiet of gestures.
And, how not to include the art of bonsai in all this talking about form: imposing to the nature to follow thousands years old rules about beauty and perfection in how to cut a thread or a leaf, forcing a plant to maintain minimum dimensions, they're all actions that show the man's wish of supremacy, they show his frustration towards a society that limits the individual in all possible ways. taking it out on bonsai, perhaps, the Japanese have the feeling they are the rulers, they have the power.

And so, with the excuse of "form", in the name of that decency that doesn't let the inner mood swings surface, the Japanese have found their way to tranquility, they have found their nirvana.

Thursday, November 11, 2010

Thursday, November 4, 2010

The Sacred order of Chrysantemum -- Il Sacro Ordine del Crisantemo

In ogni cultura oggetti, piante o animali vengono spesso associati a qualche virtù,vizio o hanno uno speciale significato. I fiori, ad esempio. In Italia usiamo comprare crisantemi solo per portarli al cimitero, sono quindi un simbolo di morte. Al che mi sono stupita quando qui in Giappone ho visto la gente regalare crisantemi a destra e a manca,come piante in vaso o in mazzi, e addirittura avere un festival dei crisantemi....

Ogni anno a novembre una vasta esposizione di crisantemi a dir poco giganti fa capolino in molti templi, attirando appassionati e curiosi da tutti gli angolo della città.

Si dà tanta importanza al crisantemo perchè è un simbolo imperiale: le porte d'ingresso al tempio Yasukuni (quello legato alla famiglia imperiale e sede di riotti politici) sono siglate da un gigantesco crisantemo dorato;il nome dato alla posizione di imperatore del Giappone è Trono del crisantemo; solo i membri della famiglia reale usano un sigillo a forma di crisantemo....insomma, famiglia imperiale = crisantemo.

Ora capisco.....

Vabbè, in questi fine settimana di novembre fate una visitina al tempio Meiji Jingu se non volete perdervi le versioni standard, bonsai e gigante di infinite varietà di crisantemi.

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It's in every culture: objects, plants or animals are often associated to some vice, some virtue or have a special meaning. Flowers, for example. In Italy, we use to buy chrysantemums only to bring them to the cemetery, they're in facts a symbol of death. That's why I was surprised when I saw here in Japan people presenting chrysantemums here and there, as potted plants, in a bouquet and even they have a festival for chrysantemums....

Every year in November a vast expo of giant chrysantemums appear in many temples, attracting many passionate and curious from all over the town.

The chryantemum is given that much importance because it is a symbol of the emperor: the gates to the yasukuni shrine (the temple for the imperial family and theatre of political fights) are marked by a huge golden chrysantemum; the name given to the position of emperor of Japan is Chrysantemum Throne;only the imerial family members use a chrysantemum as a Imperial Seal....well, Imperial family = chrysantemum.

Now I see....

Alright, during these weekends in November, pay a visit to Meiji Jingu shrine if you don't want to miss the standard, bonsai and giant versions of infinite varieties of chrysantemums.



Tuesday, November 2, 2010

Tokyo Halloween

Secondo la tradizione pagana, remake di una ancor più antica tradizione celtica, si celebra halloween la notte prima di Ognissanti, ovvero quando gli spiriti dei defunti ritornano sulla terra per visitare i vivi. Si usava quindi accattivarsi le simpatie degli spiriti offrendo loro cibo e altre leccornie lasciate fuori dalle case, e accendendo lanterne nelle zucche scavate con facce spaventose per scacciare gli spiriti maligni. Da qui nacque l'abitudine di travestirsi con costumi paurosi di streghe, orchi, scheletri eccetera.

Ormai però il significato della tradizione pagana è perso del tutto e rimane solo il rito del mascheramento, sempre più visto come un secondo carnevale, per cui tutto è ammesso, ogni limite può essere oltrepassato. Difatti, vestirsi in maschera significa cambiare il proprio aspetto, essere chi non si è, acquistare una nuova personalità associata al costume. E allora perchè non travestirsi in maniera eclatante, provocatoria, istigatrice? Ecco che allora, il costume diventa un alleato e un importante acessorio per esprimere la propria natura (o meglio, quella che si vorrebbe avere).

I costumi di Halloween, nella mente contorta femminile, sono diventati una versione sexi di qualcosa: uno scheletro diventa uno scheletro sexy, una strega diventa una strega sexy, un'infermiera diventa un'infermiera sexy...insomma ci siamo capiti. In sostanza, la superficie coprente di un costume di halloween è inversamente proporzionale alla superficie da coprire. E anche i colori giocano un ruolo fondamentale come arma di seduzione, e allora via ai rossi e ai neri, sia nella scelta dell'abito che nella scelta del trucco.

Tokyo e Halloween. Una città e una usanza che vanno a braccetto. Le feste in maschera non si contano,le sfilate in costume un pò dapperutto che sembrano una gara a chi sfoggia un travestimento da oscar, addirittura è possibile fare baldoria anche dentro al treno, dove, solo per halloween, è ammesso gridare, ubriacarsi, e fare casino.

Tutti, ma proprio tutti indossano un qualche costume nella notte delle streghe. Gli uomini sono pressochè sempre mostri sanguinari e sanguinolenti, mentre le donne sono sempre poliziotte in autoreggenti o diavolesse in microabiti di pelle rossa.
Banali.

Uscire la notte di halloween è scientificamente interesante, è come andare al museo zoologico, dove si vede di tutto e di più, dove ci si stupisce di fronte a un esemplare che non si era mai visto prima in natura. E io ho visto. Pure troppo. E l'uomo, di ogni razza e etnia, si ritrova rimbambito come Pinocchio nel paese dei balocchi. E ben lo sa anche albino, che descrive in maniera egregia il fenomeno QUI

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According to the non-christian traditions, and remake of a much older Celtic tradition, Halloween is celebrated the night before All Saints, which is when the spirits of the dead people come back on earth to visit the living people. And so, to catch the sympathies of the spirits, they used to offer foodies and goodies, sweets outside the homes doors, and used to light lanterns inside carved pumpkins with scary faces in order to scare away evil ghosts. from here the habit to dress up in scary costumes like whitches, monsters and so on.

But now the meaning of the popular tradition is long lost and the ritual of wearing costumes is seen more as another carnival, when everything is allowed, any limit can be overpassed. In facts, wearing costumes means change one's own look, be someone else, acquire a new personality associated with the costume.
And then, why not wearing something provoking, striking, instigating? That's how a costume becomes an ally and an important accessory to express one's own nature (or the nature one would like to have).

Halloween costumes, in the female twisted mind, have become a sexy version of something: a skeleton becomes a sexy skeleton, a witch becomes a sexy witch, a nurse becomes a sexy nurse...well, you see what I mean. Basically the covering surface of a halloween costume is inversely proportional to the body to be covered. And colors play a fundamental role, too, for seduction, hence red and black are chosen both for clothes and make up.

Tokyo and Halloween. A city and a tradition that get along. Costume parties are countless,the halloween parades happen along every street and look more like a competition to show an oscar award winning costume, and also one can party hard in the train, where, just for halloween, people are allowed to yell and scream, and get pissed drunk and have fun.

Everybody, but really everybody, wear some costume in the night of the ghosts. Men are basically always bloody and sanguinary monsters, while women always are either cops in thigh-highs or devils in red leather microdresses. Dull.

Going out at halloween is a scientifically interesting experience, it's like going to the zoology museum where one wanders at the sight of some specimens ever seen before in nature. And I have seen. Even too much. And the man, of whatever race or ethnic group, goes gaga like Pinocchio in the town of fun.


Sunday, October 24, 2010

Lifestyle -- Socially useful

Il capitolo di oggi di Lifestyle si sofferma sul bisogno dei giapponesi di sentirsi utili, anche quando i loro doveri verso la società sono conclusi. Spesso le persone più anziane vengono riassunte dopo essere entrati in pensione, e questo perchè sono ancora in forma per essere impiegati in lavori leggeri, utili alla società. Il beneficio è duplice: il pensionato in questione si felicita con se stesso perchè può ancora essere d'aiuto alla sua nazione, e il governo mantiene in questo modo un basso tasso di disoccupazione che aiuta l'economia in generale. Ovviamente, non solo pensionati possono essere selezionati per questi lavori, ma chiunque sia in bsogno disperato, chi voglia arrotondare lo stipendio può contare su queste opportunità.

Il fatto sconvolgente riguardo a questi lavori è che sono assolutamente, totalmente inutili. Esatto, il Giappone ti arruola e ti paga per far nulla...
Ecco una lista non esaustiva di questi lavori "utili per il sociale".
VIGILI AI SEMAFORI O AI CANTIERI
Indossano una uniforme blu, con strisce gialle davanti e dietro, muovono una luce lampeggiante rossa, vestiti di tutto punto anche nei giorni estivi più caldi,e regolano il traffico ai semafori, sia per macchine che per pedoni (e i semafori funzionano benissimo), oppure ai cantieri per segnalare che lì vi sono lavori in corso. Si, perchè se non fosse per voi, nessuno vedrebbe il buco di 2 metri sul ciglio della stada, segnalato da luci, pali, cartelli...
Minimo ce ne è tre di loro, seppure anche una persona o nessuno sarebbe già sufficiente.
RAGAZZE DELL'ASCENSORE
Sapete che una ragazza responsabile di un ascensore si inchina 2500 volte al giorno?
Si, negli ascensori, come negli hotel di lusso a Dubai, c'è una ragazza in uniforme che si inchina saluta e annuncia i piani, preme i pulsanti per aprire e chiudere le porte.
GUARDIANI DI MUSEI
Andate in un qualsiasi museo in Giappone e vedrete qualcuno seduto a un angolo di ogni stanza. Queste persone non fanno nulla, non dicono nulla, e non sembrano sapere nulla di o addirittura essere interessati a l'arte che sta loro attorno. Questi uccelli del malaugurio semplicemente stanno seduti per ore senza muoversi. Il loro ruolo sarebbe quello di assicurarsi che la gente non faccia foto (nel caso in cui sia proibito) o non danneggi le opere d'arte.
PORTINAI
Loro sono quelli che salutano persone importanti e danno indicazioni alle 2 o 3 persone che si soffermano a chiedere. Dovrebbero chiedere un documento di identità a coloro che volessero entrare, ma non fermano nessuno nel caso ciò non avvenga. A volte dormono nelle loro guardiole.
PORTA-INDICAZIONI
Ci sono varie occasioni per piazzare un uomo da qualche parte, seduto o all'impiedi, che tiene un cartello: dare indicazioni per dove si svolge un funerale, o un esame, o per pubblicizzare qualcosa. Quando costruiscono nuovi edifici adibiti ad abitazioni, in zona c'è sempre una Model room, ovvero una anteprima di come le unità abitative saranno una volta finiti i lavori, cosi che se si è in cerca di un posto dove trasferirsi ,si può dare un'occhiata e in caso prenotarselo prima di chiunque altro. Ecco, anche di fronte alle Model Room c'è una di queste persone a reggere un cartello con l'indicazione.
Non parlano, non si muovono, non sembrano essere vivi. E indossano giacca e pantaloni.
RACCOGLITORI DI CARTACCE
Anche loro si vestono di tutto punto e con una pinza in una mano e un cestino nell'altra, camminano per i marciapiedi e raccolgono ogni singola carta, fazzoletto, sigaretta e altre minuzie che sono state gettate o che sono cadute dalle bustone di spazzatura durante la raccolta.
CONTATORI UMANI
Si trovano solitamente agli incroci e (c'è bisogno di dirlo, anche loro vestiti di tutto punto) sono equipaggiati di libretto e penna oppure di una camplicata apparecchiatura fatta di pulsanti o leve, e quello che fanno è....contare le macchine.

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Today's Lifestyle episode is centered on the Japanese people's need to feel useful, even when their duties towards society are over. Often, one can see old people being employed again after retirement, and that's because they are still quite in a good shape to be employed for light jobs, socially useful jobs.
The benefits are doubled: the retired persons rejoyce because they can be of help for their country, and the government maintains a low unemployment rate, which helps the country's economy in general. Of course, not only retired people are hired for such jobs, but any one who wants to make extra money, or is desperate, or so, can count on some opportunities.

The crazy thing about such jobs is that they are absolutely, totally useless. Yes, Japan hires you and pays to do nothing...
Here follows a non comprehensive list of such "socially useful" jobs.
GUARDS AT TRAFFIC LIGHTS OR CONSTRUCTION SITES
They wear a blue uniform, with yellow stripes on the front and on the back, waving a red blinking light stick, buttoned up even in the hottest day of summer, regulating the traffic, both cars and pedestrians at the crossings (when the traffic lights work perfectly) or at the entrance/exit of some construction sites, as to warn everybody that there's work in progress there. Yeah, right, if it weren't for you guys, nobody would see the 2 meters hole on the roadside signalled by lights, poles, panels....
There's a minimum of three of them, always, when the actual need would be of one person only or even none.
ELEVATOR GIRLS
Did you know that an elevator girl bows an average of 2500 times a day?
Yes, inside the elevators, like in Dubai's luxury hotels, a girl dressed in uniform bows, greets, announces the floor numbers,presses the buttons to open/close the doors.
MUSEUM GUARDS
Go to any museum in Japan, and you will see someone sitting in one corner of almost every room. They don't do anything, they don't say anything, and they don't seem to know anything about, or be particularly interested in, the art around them. These human scarecrows just sit their calmly for hours and hours without moving. Their job would consist in making sure that people don't take photgraphs (in cases when it's forbidden) or that the artworks aren't damaged.
GATE SECURITY GUARDS
These are the guys that wave to important dignitaries, and give directions to the 2 or 3 people a day who ask them. They're supposed to ask you to show your ID, but they would not stop you from entering in case you don't show your ID. Sometimes they sleep in their shack,even.
SIGN HOLDERS
There's many occasions to put a man standing or sitting somewhere to hold a pole with a sign: giving directions to funeral venues,or to exams venues, advertise somehting, and such.When a new apartments building is in construction, somewhere near you can find a Model Room,that is a preview of how the apartment units will look like, in case you are looking for a place to move in and want to book it before anybody else. Well, a person standing in front of the Model Room place holds a sign for you there too.
They don't speak, don't move, don't seem to be alive. And they wear suits.
RUBBISH COLLECTORS
They're suited-up too, and holding long grabs in one hand and a rubbish bin in the other one, they walk along the pedestrian sidewalks and pick every single paper, used tissue, sigarette and other small parts that might have been littered or fallen out the garbage bags during the garbage collection.
COUNTING OFFICERS
Found at roads crossings, usually, these people (suited-up,do I need to say it?), are equipped with either notebooks+pen or a strange device with levers or push buttons and what they do is...count cars.

Sunday, October 17, 2010

Yokohama strolls

Tessere le lodi di Tokyo senza neanche menzionare Yokohama sarebbe un peccato. Di fatto Yokohama appartiene a un'altra provincia, eppure dista da TOkyo solo 20km, seppur questa 'distanza' è solo apparente visto che il tessuto urbano si allarga, si allunga e si estende a dismisura fino a raggiungere l'area di Yokohama che, nel passato come ai giorni nostri, rappesenta il maggiore porto d'accesso per il commercio e gli scambi con l'estero. Seconda città del Giappone, sia per sviluppo che per popolazione, Yokohama è tutto ciò che Tokyo non è: è tranquilla, ha molti spazi verdi, molte aree aperte, non è dispersiva, ha un passato europeo.

L'invasione europea ha lasciato non poche tracce e tutt'oggi continua a caratterizzare l'area di Yamate: abitazioni stile coloniale, un cimitero cristiano, chiese e edifici dal sapore settecentesco.

La baia di Sakuragichoo, tutto ciò che bisogna ricordare di Yokohama, rappresenta il polo dell'intrattenimento, dello shopping e del divertimento in generale. Qui, un'isolotto artificiale ospita la famigerata Akarenga, un complesso di due edifici dai mattoni rossi, da cui il nome akarenga appunto, che ,un tempo fabbriche, ospitano oggi un considerevole numero di negozietti chic e grandi firme.

Tipico giro di Yokohama prevede, dunque, un sano sfogo da acquisti nei negozi della Landmark Tower, edificio più alto del Giappone con in cima un osservatorio di tutto rispetto, e nel complesso delle Queens' Towers che compongono Minato Mirai; procede poi con una capatina a World Porters e il parco divertimenti vicino per un giro sulla ruota panoramica dalle luci multicolori o su una versione semplificata delle montagne russe; la passeggiata continua fino a raggiungere Akarenga e continuare verso Yamashita Park, bellissimi giardini pubblici affacciati sul mare. A ridosso del parco vi sta la più grande Chinatown del Giappone, una vasta area fatta di edifici laccati in rosso e oro, cancelli elaborati, profumo di pollo alle mandorle, lanterne rosse a ogni dove. Si potrebbe poi terminare il giro passeggiando per le boutiques di Motomachi, la Ginza di Yokohama, dove nei raffinati caffè e pasticcerie è possibile degustare prelibatezze di ogni tipo, e finendo con la bella vista del molo di Osambashi dall'alto dei giardini a Yamate.

L'area della baia qui a Yokohama non può certo competere con Odaiba, eppure ha il suo fascino, un fascino diverso, un fascino più discreto. Gli spazi aperti sono l'ememento portante della riurbanizzazione dell'area, e piazzali pavimentati o prati inglesi a coprire tutto, persino il tetto del molo, si trovano a ogni angolo; installazioni di arte moderna arricchiscono ogni piazza, parco, giardino che si possa trovare, viali alberati e ariosi danno alla città un tocco di verde che rende tutto più piacevole a ogni stagione. Le luci, quelle al neon, lampeggianti, vanno lasciate alla zona intorno alla stazione centrale di Yokohama, dove solo grandi centri commerciali e ristoranti cercano di rendere interessante un'area che purtroppo di se non lo è. Invece la baia è illuminata solo dalle luci colorate della grande ruota panoramica e la mega chitarra al neon che segna la presenza dell'Hard Rock cafè.

Bella e piccola, giovane e frizzante, multietnica e moderna, Yokohama è, dunque, una validissima alternativa alla eccessiva animosità che caratterizza Tokyo.

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Stressing about Tokyo without mentioning Yokohama would be a pity. In facts, Yokohama belongs to another prefecture, and yet it's just 20Km far from Tokyo, although this "distance" is apparent only, for Tokyo's urban fabric extends, stretches and grows to reach Yokohama area. The town, both in the past and nowadays represents the main port for commerce and shippings to abroad. Second town in Japan, both for development and population, Yokohama is what Tokyo is not: it's quiet, it's got lots of green areas, it's not dispersive, it's got a European past.
The European invasion left mant traces and even today it characterises Yamate area: colonial style houses, a christian cemetery, churches and buildings back from the 18th century.

Sakuragichoo bay, all one needs to remember of Yokohama, represents the entertainment, shopping and amusement hub, in general. Here, a man made island hosts the popular Akarenga, a complex made up of two red bricks buildings, from which the name Akarenga comes from, once warehouses and today a bunch of brand shops and restaurants.

A typical stroll around Yokohama includes a healthy shopping frenzy in the shops of Minato Mirai area,like inside Landmark Tower, the tallest building in Japan, and in the Queen Towers's malls; it continues with a visit to World Porters and the amusement park nearby for a ride on the colorful ferris wheel or on the rollercoaster; the strolls takes you till Akarenga and then Yamashita Park, beautiful gardens on the seaside. Opposite to the park is the biggest Chinatown in Japan, a vast area made of red and gold lacquered buildings, rich gates, the smell of stir fried chicken everywhere, red lanterns at every corner. One could then end up with window-shopping in Motomachi, Yokohama's Ginza, where one could sit at one of the many cafes and pastries shops to savour delicious sweets, or walk up to Yamate's gardens to have a look at Osanbashi pier from up there.

Yokohama bay area can't compete with Odaiba, however it's got its own charm, a different one, a more discreet one. the open spaces are the most important part of the re-urbanization of the area and paved squares are everywhere or well curated lawns cover even the roof of the pier; modern art installations are scattered here and there, large tree-lined boulevards give to the town a tuch of green that makes every season anjoyable. The neon lights, the blinking ones, are to be left in Yokohama central station area, where restaurants and department stores hardly attempt to prettify ann area which beautiful is not. The bay, instead, is lit only by the colorful led lights of the ferris wheel and the giant neaon light guitar that indicates the presence of the Hard rock cafe.

Pretty and small, young and sparkly,multiethnic and modern Yokohama is a valid alternative to the excess of animosity in Tokyo.





Saturday, October 9, 2010

Tropical Zamami 座間味

Strizzata tra due tifoni (il primo alla destinazione, fino al giorno prima della mia partenza, e il secondo qui alla base, fino al giorno prima del rientro), la mia vacanza di settembre è stata un ultimo-minuto ben riuscito. Trascorro 5 giorni nuovamente a Okinawa, o meglio in una delle isole minori, nella più assoluta pace, con temperature tra 29 e 32 gradi, accompagnata da un sole splendente e dedita al relax più assoluto.

Così come per Niijima, anche per raggiungere l'arcipelago delle Kerama Islands, piccoli pezzetti di terra ad alcune miglia dall'isola principale Okinawa, ho dovuto fare i conti con orari e tabelle dei traghetti. Ma, diversamente da come era accaduto per Niijima, stavolta avevo pianificato anche i voli in base ai collegamenti marittimi. Dunque, primo giorno arrivo e spendo la giornata nella spiaggetta (brutta e con una vista ancora più brutta) di Naha in attesa che partisse la mia nave. Niente giri turistici per la città, perchè tanto la conosco per filo e per segno. Un'ora di traghetto mi porta invece all'oggetto dei miei desideri, ovvero spiagge bianche e acque cristalline. Viste dall'alto dell'aereo, ma anche a distanza ravvicinata dalla nave, molte delle isole non sono altro che una pennellata di bianco su una superficie dalle tonalità infinite di blu e verde, strisce sabbiose dai contorni sbiaditi a formare un alone più chiaro tutt'intorno. Finalmente la Okinawa che volevo vedere, finalmente la Okinawa che non teme il confronto con Honolulu o Tahiti o Cuba!

Zamami è l'isola principale di un gruppo di circa una decina di isolette,solo 4 abitate, caratterizzate da vegetazione fitta e rigogliosa, lunghe spiagge, fauna marina che fa invidia alla barriera corallina australiana. Tanto belli sono qui i fondali che la gente deserta le spiagge in funzione di un tour guidato per immersioni memorabili...risultato: loro hanno foto grandiose di pesci pagliaccio, tartarughe, mante, coralli,mentre io ho le spiagge tutte per me. Le Kerama islands mi ricordano fortemente Ogasawara, e, seppur paradisiache, non reggono a mio parere il confronto con con queste ultime. Non so, sarà la cosa dell'amore a prima vista, sarà la dura traversata di 25ore in nave per arrivarci, però io a Ogasawara ci ho lasciato il cuore.

Benvenuti in paradiso.

Zamami, dicevamo. Il villaggio, quello nel cui porto attraccano le navi provenienti da Naha, conta una manciata di abitanti ed è costituito da 6 strade che si incrociano, non tutte asfaltate. E' come essere giunti in un passato lontano quando si arriva qui, dove il tempo scorre lento,dove la gente saluta animosamente chiunque la incontra al proprio passaggio, dove il ciclo della vita si adegua a quello della natura, una natura fatta di grandi fiori di ibisco dai colori magnifici. Tutte le case sono a pian terreno, circondate da muretti e i loro ingressi protetti da una immancabile coppia di shisar, i cani leoni, e tutte hanno piantati attorno buganvillea e ibisco che strabordano sulle strade, banane e papaya e altre piante a me sconosciute. Ognuno coltiva quel che può, ognuno vive come può, tutti si aiutano l'un l'altro come fossero una unica grande famiglia.

L'isola conta molte spiagge, una più bella dell'altra, ma purtroppo solo due di esse sono aperte ai bagnanti (solo in Giappone è possibile avere delle risorse e non godersele), di cui una si trova sul lato ovest e di conseguenza è l'unica da cui si possono ammirare i tramonti sul mare, tra l'altro molto belli per via dell'assetto insulare che caratterizza l'arcipelago.

L'altra è la spiaggia più famosa, quella affollata di gente armata di pinne e boccaglio che vuole osservare i pesci. Solo però un pezzetto di spiaggia è "privatizzato", e un lungo tratto è sempre vuoto, seppur magnifico, per via della minore quantità di vita subacquea. Indovinate dove mi sistemo io per tutta la durata della vacanza.....
A un capo della costa, un cartello enorme vieta di farsi il bagno in quell'area. Dannazione. Io mi spingo fino lì, e mi dispero, soffro per quel che vedo: un piccolo pezzetto di sabbia candido, fine come la polvere di una clessidra, acque basse e calme color zaffiro, silenzio...Una passerella di sabbia, a un pelo sotto la superficie dell'acqua, consente di camminare fino a raggiungere un'isola un centinaio di metri più in là. Eppure, no, non si può accedere, stando a quanto le regole impongono....(e qui bestemmie in 13 lingue)

Pazienza allora,siamo positivi e accontentiamoci di ciò che ci viene offerto....del resto il lato di spiaggia che mi sono scelta è deserto abbastanza da poter prendere il sole anche in topless, se si volesse, e lontano abbastanza dalla massa di bagnanti schiamazzanti da permettermi di concentrarmi solo sul rumore delle onde che si infrangono sulla sabbia mista ai coralli pietrificati.

Vacanza baciata dalla fortuna, mi trovo sull'isola durante la notte di luna piena, e proprio per quella notte era stata organizzata una festa, credo un grandissimo evento mondano per il villaggio. Sul palco giovani venuti niente meno che da Naha si sono alternati nell'esibirsi in danze e musiche tipiche della cultura di Okinawa. A me è finita a socializzare con un gruppo di giappi ubriachi felici di offrirmi birre e awamori a volontà, per intercessione di Momo, una delle poche persone capace di parlare inglese che organizza tour per immersioni intorno all'isola e che mi ha aiutata moltissimo.

A un passo dal paradiso.

Un giorno lo trascorro nell'isola vicina di Aka, distante 10minuti in barca. Stesse spiagge e stesso mare che a Zamami, seppur un gradino inferiore nella scala di valutazione, si ripete la stessa storia di prima: molte spiagge, ma una sola è aperta. Ovviamente è la più bella dell'isola. E bella lo è davvero. Qui conosco Dai, uno dei tre bagnini che controllano il pezzo di spiaggia adibito alle attività marine. Mi spiega che ne vale della mia sicurezza fare il bagno entro l'area delimitata, mi avvisa della presenza di barche di pescatori (come se io non fossi in grado di vederle da me....), mi chiede di tradurgli alcune parole italiane in giapponese....
Un improvviso lampo, seguito da un tuono annuncia la presenza di nuvoloni neri che si avvicinano minacciosi. Il mare cambia colore improvvisamente, si increspa leggermente, arriva la pioggia scrosciante tipica dei temporali estivi. Ho giusto il tempo di meravigliarmi della bellezza del luogo, anche sotto la pioggia, quando il sole già ha ripreso a splendere come se nulla fosse mai accaduto.

Se Zamami dà l'impressione di un villaggio immerso nel passato, Aka è ancora più arretrato e qui la vegetazione è padrona incontrastata di ogni centimetro di terra. Un ponte di recente costruzione, unico elemento a testimonianza del superamento dell'età della pietra, collega Aka con l'isoletta di Geruma e che continua fino a collegare una terza isoletta su cui si trova solo una pista di atterraggio per aerei (probabilmente per le emergenze).

L'uscita dal paradiso.

Il giorno della mia partenza era prevista pioggia. Lascio l'isola in tarda mattinata, soddisfatta della mia abbronzatura, rilassata, contenta per come fosse andata la vacanza, e mi preparo per un pomeriggio caldo a Naha,dove cammino in compagnia di una signora gentilissima che dal porto mi accompagna chiacchierando del più e del meno fino al centro, fino a raggiungere la famigerata Kokusaidori. Il viale infestato di negozi e ristoranti pullula di vita, è bello ritrovarsi nuovamente in mezzo alla civiltà, è bello passeggiare ancora per i marciapiedi assolicchiati, entrare e uscire da miriadi di negozi di souvenir, visitare Heiwadori, concedersi allo shopping...Pranzo con un gelato allo yogurt da Yogurtland, faccio gli ultimi acquisti e mi dirigo nuovamente all'aeroporto per, ahimè, tornare a casa.

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Squeezed in between two typhoons (the first one at the destination, one day before my departure, and the second one here at the base, the day before my return), my September vacation was a well done last-minute. I again spent 5 days in Okinawa, or actually in one of the smaller islands, in absolute peace, with temperatures between 29 and 32 degrees, accompanied by a shiny sun and devoted to total relax.

As it was for Niijima, to reach the Kerama Islands, small pieces of land some miles away from Okinawa main island, I had to struggle with the ferries schedule. But, as it did not happen in Niijima, this time I planned even the flights based on the maritime connections. Well, the first day I arrive and spend the day in Naha's small beach (ugly, with an even uglier view) waiting for the boat to leave. No tours in the city, because I know it well already. Just one hour by ferry, and I reach the object of my dreams, which is white beaches and crystal waters. Seen from above, or also from the boat, many of the islands are just a brush stroke of white on a surface of infinite shades of blues and greens, are sandy striped with faded borders. Finally the Okinawa I wanted to see, finally the Okinawa that is not afraid to compete with Honolulu or Tahiti or cuba!

Zamami is the main island of a 10-something group of islands, only 4 of which inhabited,and its peculiarities are thick and luxuriant vegetation, long beaches, marine life to make the Australian coral reef envious. So beautiful is the ocean bed here that people skip the beaches in favour of some guided diving tour of memorable dives....relust: they have great photos of fish, manta rays, turtels, corals...while I have the beaches all for myself.

The Kerama Islands strongly remind me of Ogasawara, and , even though as nice as paradise, I think they can't compete with these latter islands. I don't know, may it be the love at first sight thing, may it be the long 25hours by boat to get there, but I left my heart in Ogasawara.

Welcome to paradise.

Zamami, we were saying. The village, the one at whose port all boats from Naha arrive, counts a handful of inhabitants and is made of 6 roads crisscrossing each other, not all of them pare paved. It's like being arrived in a past past when one arrives here, where time flows slow, where people greet warmly anybody passing by, where the cycle of life follows he cycle of nature, a nature made of big hibiscus flowers of marvelous colors. All the houses are one-floor high, surrounded by walls out of which flowers and plants fall over onto the streets, the main entrance protected by the usual couple of shisar, the lion dogs, and all have bananas or pawpaws or all sorts of unknown plants in their gardens. Everyone grows what they can, everyone lives as best as they can, everybody helps one another as in a whole big family.

The island has got countless and stunning beaches, but just two of them are open for swimming (only in Japan one can have resources and not being able to enjoy them), one of which is on the West side and is the only one where one can watch the sunsets on the sea, very beautiful among the other things thanks to the inner islands asset.

The other one is the most popular beach, the one crowded with people armed with snorkel and fins willing to see fish and marine life. But only one small part of beach is "privatized", while a longer stretch is always empty, and yet wonderful, because of the presence of less submarine life. Great!Guess where I spend all my time....
On one side of the coast, a huge panel states that in that area swimming is forbidden. Damn!I walk over there and I suffer, I fall in despair for what I see: a little piece of candid sand, fine grained like the powder sugar, shallow and calm sapphire water, silence...There's a sandy walkway a few inches deep, along which is possible to walk and reach an islet close by. But no, this part is forbidden, based on the rules...(am swearing in 13 languages at this point)

Alright, then let's think positive and let's get content with what we can get...after all the part of beach where I am is empty enough to sunbathe topless, if one wanted, and far enough from the lively crowds that I can concentrate only on the sound of the waves crashing on the shore of sand mixed with stoned corals.
A bliss vacation, I am on the island during a night of full moon and right that night the village had arranged a festival, very likely a big event for the people. On stage youngsters came all the way from Naha performed in Okinawan dances and songs. I ended up socializing with a bunch of drunk Japanese who were happy to offer beer and awamori, through Momo, one of the very few people in the village able to speak English and who helped me a lot.

One step away from paradise

I go spend one day in the neighboring island of Aka, 10 minutes by boat away. Same beach and same water as Zamami, but just a tiny bit lower in the scale of beauty, with same story as before: lots of beaches but only one open for swimming. Obviously it's the most beautiful in the island. It is indeed.There I met Dai, one of the three life guards watching the area. He explains that for the sake of safety, my safety, I better swim in the area delimited by the signs, he even tells me to pay attention to a boat with fishermen (as if I couldn't see it myself...) and he asks me to translate some Italian words into Japanese...
Suddenly a lightening, followed by a thunder, announces black clouds coming towards us. The sea changes color immediately, it gets rougher, the strong rain typical of the tropical summer storms comes. I just have the time to wander about the beauty of the place even in the rain, when the sun shines again as if nothing had ever happened.

If Zamami gives the idea of a village in the past, Aka is even more remote and the plants are the only owners of every centimeter of land. Unique element to confirm the island is way furhter the sone age, a bridge connects Aka with the small island of Geruma and goes through it to again connect this island with another smaller one where is just a landing lane (probably for emergency flights).

Leaving paradise

The day of my departure is supposed to be rainy. I leave the island late in the morning, satisfied for my sun tan, relaxed, happy about how the whole vacation went, and I gear up for an hot afternoon in Naha, where I walk together with a nice woman who,chatting about random stuff, escorts me from the port to the city centre, to reach the popular Kokusai dori. The large boulevard of shops and restaurants is bustling, and if feels good to be back again into civilization, it's nice to walk again the sunny pedestrian sides, to go in and out shops, to visit Heiwadori, to concede oneself to shopping....My lunch is a Yogurtland's ice cream, I wrap up my possessions and I head again to the airport to, sigh, go back home.


Fatti curiosi -- Fun facts

Una storia d'amore. Si racconta che un cane di nome Shiro coprisse a nuoto la distanza di circa 4km da Aka a Zamami ogni giorno per incontrarsi con la sua innamorata, cagna di nome Marylin, che si era trasferita per via del suo padrone, non curante della fatica e del sacrificio necessari. Oggi, sia a Zamami che a Aka, è possibile ammirare un monumento ai due animali, a memoria della loro grande storia d'amore.
Il mito della solitudine. Di fronte a Zamami vi sono due isolette ,disabitate, con spiagge da restare a bocca aperta. Essendo disabitate, stavo pensando di trovare un modo per raggiungerle, magari pagando qualche pescatore di passaggio....in realtà non sono deserte per nulla visto che esistono "servizi di taxi", tra le altre cose per un minimo di due persone (forse, se riuscissi a sdoppiarmi....) per coloro che vogliono provare l'esperienza di trovarsi "soli"....uhm.....io ho visto una decina di persone ogni giorno su ogni isola, addirittura organizzati per passare lì la notte. Bene, i miei sogni di una vacanza in topless sono svaniti in un secondo.
Upgrade. Qui a Tokyo il mio giapponese è considerato "joozu" (buono). ancora a Naha era tale. A Zamami è improvvisamente diventato "umai" (ottimo)...
Perfezione imperfetta. I giapponesi sono capaci di rovinare, con le loro regole, anche la più perfetta delle vacanze. Già non capisco perchè le spiagge non sono accessibili....poi, mentre mi godevo la mia solitudine nel mio angolo di spiaggia, mentre esponevo al sole quanta più pelle possibile, mentre mi tuffavo in quelle acque cristalline, doveva esserci sempre qualcuno tra i bagnini che, in sella a una moto d'acqua (quindi innervosendomi parecchio con il rumore) mi raggiungeva per dirmi che in quella parte di mare non era possibile fare il bagno...può essere pericoloso...ma di là ci sono coralli più belli....ecchecc!!!!

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A love story. They say a dog named Shiro swam, without considering sacrifice and fatigue, the 4km distance between Aka and Zamami every day to meet with his lover, a female dog named Marylin, that was taken to a different island. Today in both Zamami and Aka is possible to see a monument to the dogs, to let posterity know of their love story.
The tale of solitude. In front of Zamami are two little islands, un-inhabited, with breathtaking beaches. As un-inhabited, I was thinking to find a way to go there,maybe asking some random fisherman passing by...Truth is, they're not deserted at all, because "taxi service" exists for those who want to try the experience of being "alone", for a minimum of 2 people (so, then, if I managed to double myself...). I saw some ten people a day in those islands, even organized for the night. Alright, my dreams of a vacation in topless bikini faded away in a second.
Upgrade. Here in Tokyo my Japanese is considered "joozu" (good). In Naha too. In Zamami in became "umai" (very good)...
Imperfect perfection. The Japanese are capable of ruining, with their rules, even the most perfect of the vacations. I don't understand, firstly, why beaches are not accessible....but also: I was enjoying my solitude on an empty stretch of beach,exposing as much skin as possible to the sun, dipping into those crystal waters, when one of the life guards on a water bike (the noise of which I found really annoying) comes to me saying that in that part of beach swimming is not allowed...and that it can be dangerous....and that there's much nicer corals over there than here....wtf!!!