Saturday, October 31, 2009

Rough Kushimoto 串本

Quasi alla fine del grande tour del Kansai si colloca Kushimoto, città all'estremo sud della penisola Kii.
In questo viaggio fatto di disavventure e inconvenienti lievemente spiacevoli, non poteva mancare anche la lamentela su Kushimoto...non fraintendetemi, non sono polemica, bensì mi limito a condividere le mie osservazioni sulla scarsa organizzazione per l'accoglienza ai turisti.

Kushimoto si trova abbastanza lontano da Wakayama, due ore sul limited express. Poichè gli orari di partenza e rientro sono abbastanza limitanti, l'idea migliore all'arrivo a Kushimoto è quella di noleggiare una bici per l'intero pomeriggio (non si può arrivare a Kushimoto prima delle 11...) e prepararsi ai 20 e oltre km necessari per esplorare una delle più belle aree naturali sinora viste. Geofisicamente parlando, Kushimoto vanta una costa prevalentemente rocciosa, alcune spiaggette d'eccellenza, vari isolotti raggiungibili in pochi minuti in barca e la barriera corallina più al nord al mondo, dove pesci tropicali nuotano felici tra le tiepide acque cristalline. Per chi volesse, è possibile fare immersioni, o anche entrare nel parco acquatico e scendere in una torre sottomarina per osservare il profondo blu da dietro spessi vetri.

Su un isolotto a pochi metri dalla terraferma, collegato da un ponte di recente costruzione, esistono persino tracce storiche dela presenza turca in Giappone, con un monumento a dei marinai turchi scampati a una tempesta grazie all'aiuto degli abitanti della città, e un museo dedicato alla presenza turca nell'area.

In generale, dunque, la bici si presenta il mezzo perfetto per raggiungere i fari situati alle punte estreme della costa, i siti storici, i punti panoramici e le aree di maggiore interesse turistico. Ma a Kushimoto apparentemente possiedono solo due o tre bici da affittare -ovviamente già prese- e quindi dovendomi arrangiare con gli autobus, la giornata cosi come era stata programmata è stata soggetto di profonde variazioni e ho dovuto scegliere. E la cosa mi ha particolarmente infastidito. Inoltre, poichè tutto si trova a est o a ovest della stazione centrale, e poichè tutti gli autobus fanno capolinea qui, ho perso più tempo per andare da una parte e tornare in stazione, poi cambiare e andare dalla parte opposta e rientrare in stazione, e cosi via...

Le scelte poi sono anche state effettuate in base agli orari degli autobus -per fortuna la guida presa al centro informazioni si è rivelata utilissima in questo senso- e in base alle ore di luce rimaste, sicchè una intera area di Kushimoto è rimasta inesplorata. Grrrr!!!

Lasciato da parte lo sconforto iniziale, mi dirigo per prima cosa a vedere la perla di Kushimoto, ovvero Hashigui Iwa (橋杭岩 - letteralmente, pilastri del ponte di pietra). Per poco non mi sembrava di essere a casa tra i faraglioni di Acicastello!!Rocce appuntite spuntano fuori dal mare allineate in fila quasi a voler raggiungere la vicina isola di Oshima come a formare un ponte di pietra. Granchi e paguri,e ogni genere di creatura di scoglio vivono nascosti tra le insenature di Hashigui, godendo di bassa e alta marea per potersi sfamare. Il mare infrange le sue onde sulle alte rocce, mentre la placida superficie dell'acqua all'interno riflette minutamente e perfettamente le punte degli scogli.

Ogni elemento naturale particolare ha la sua leggenda, e anche Hashigui ne ha una che mescola religione e credenze popolari.
Si narra che la popolazione di Kushimoto volesse costruire un ponte che collegasse la terraferma all'isola di Oshima poco distante, ma che un demone fosse contrario. Egli distruggeva il lavoro che i laboriosi e pazienti abitanti avevano portato a termine in una giornata, così che il ponte non potè essere costruito. Un giorno un monaco buddhista famoso per le sue grandi virtù, fu pregato di parlare con il demone e dissuaderlo. Il monaco fece un patto col demone: il demone gli avrebbe dato una forza pari a quella di 100 cavalli e se il monaco avesse terminato, con l'uso della sola sua forza, la costruzione del ponte prima del canto del gallo, il ponte sarebbe rimasto per sempre. Se però il monaco non fosse riuscito a costruire il ponte in una sola notte, allora nessuno mai lo costruirà. Il monaco, accettato il patto si mise al lavoro e aveva fatto preoccupare non poco il demone, il quale si rese conto che il ponte stava per essere completato. Allora simulò il canto del gallo così che il monaco, credendo che fosse arrivata l'ora, dovette fermarsi a metà dell'opera. E tutt'oggi Hashigui Iwa si interrompe in mezzo al mare, come fosse stato interrotto misteriosamente.

Dopo abbastanza tempo trascorso ad ammirare quest'angolo di paradiso roccioso, torno in stazione per beccare in tempo l'autobus che mi porta al picco più a sud del kansai:longitudine est 135°46', latitudine nord 33° 26'. Dalla stazione di Kushimoto a Shionomisaki si attraversa il punto più stretto della penisola: solo 300 metri da est a ovest....

Vicino il faro di Shionomisaki, un sentiero porta proprio sul precipizio sul mare, e un immensità di rocce e scogli frastagliati si apre ai miei occhi. E il mare aperto. Dicono si abbia la sensazione di vedere che la terra è proprio rotonda da questo punto di oservazione, e quasi quasi ci credo.



Faccio nuovamente in tempo a riprendere l'autobus del ritorno e rieccomi poco dopo in stazione con un sole che sta per tramontare, poco incoraggiante per spingermi verso l'isola di Oshima e dare un'occhiata alla costa sud dal secondo faro, quello di Kashino, per cui non mi resta che rassegnarmi e aspettare il treno del ritorno.
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Close to the end of the kansai tour is Kushimoto, city at the extreme south of Kii peninsula.
In this trip made of uneventful happenings, the complain about Kushimoto couldn't be skipped...I mean, I am not really complaining, but just observing some facts about the lack of organization in welcoming tourists.

Kushimoto is enough far from Wakayama, two hours by limited express. Since departure and return times are quite limiting, the best idea is, arriving in Kushimoto, to rent a bycicle for the entire afternoon (one can't be in Kushimoto before 11...) and get ready to the more than 20Km requested to visit one of the most beautiful natural landscapes seen so far. Geophisically, Kushimoto can be proud of a beautiful rocky coast, some excellent beaches, various islets easily reachable by boat in a few minutes, and the northernmost coral reef in the world, where tropical fish swim happily in the warm crystal waters. Who wants to experience it, diving is possible here. Also there's a marine park where they thought of a submarine tower so that one can go down in the sea and look at the deep blue sea from behind thick glasses.

On a small island near mainland, linked to it by a recently built bridge, are even historical traces of the Turkish presence in Japan: there's a monument dedicated to some Turkish sailors who escaped a tempest thanks to the help of the Japanese living around Kushimoto, and there's also a dedicated museum.

So, in general, the bike is the perfect mean of transportation to reach the lighthouses at the two ends of the coast, the historical sites, the panoramic sites, and the touristically interesting areas. But, apparently, in Kushimoto they have just two or three bycicles - already takes, of course- and since I had to pace myself and get along with buses, the day, contrarily to what was planned, was subject to deep variatons and I had to choose. And this annoyed me quite a lot. And also, because everything is either east or west of the main station, anc since all the buses had final stops there, I lost a lot of time just to go to a place and go back to the station, then get on another bus and go to another place and come back, and so on...

The choices, however, had to be made according to the crappy bus schedules - and at least fortunately the guide I'd grabbed a t the tourist information office was useful with that- and according to the time of the day and sun light. That is, a whole part of Kushimoto remained unexplored. Grrrr!!!!

Left behind the initial disconfort, I first head to the pearl of Kushimoto, that is Hashigui Iwa (橋杭岩 - litterally, stone bridge pillars). I felt home between the rocks of Acicastello (coastal town with volcanic rock beach in Sicily). Sharp aligned rocks jump out from the sea like a stone bridge as if they wanted to connect with the close Oshima island. Crabs and other tiny creatures live hidden in Hashigui rocks, making high and low tides their only source for survival. The sea crashes its waves on the tall rocks, while the quiet waters inside reflects perfectly the stones tips.

Any special natural element has its own legend, and Hashigui has got one too, mixing popular beliefs and religion.
It is said, the population of Kushimoto wanted to build a bridge to connect mainland with the not so far Oshima island, but a demon was contrary. He destroid every day th work of the inhabitants so that the bridge was never done. One day a buddhist monk, famous for its great virtue, was implored to talk with the demon and let him stop. The monk made an agreement with the demon: the demon would give the monk the strength of 100 horses and the monk, using only his strength had to build the bridge overnight. if he succeeded the bridge would stay, otehrwise it won't ever be built. The monk accepted and started working frantically, so much that the demon was worried the monk could indeed finish the work, so he bluffed and faked a cock-crow. The monk,hearing it, believed the time was over and stopped at half of the work. To date, hashigui Iwa stops half-way between mainland and Oshima, as if it was myseriously interrupted.

After I spent enough time to admire this little rocky paradise, I go back to the station to hop jut in time on the bus driving to the southernmost point of Kansai: east longitude 135°46', north latitude 33° 26'. From Kushimoto station to Shionomisaki we also crossed the narrowest point of the peninsula: 300meters west to east...

Near Shionomisaki lighthouse, a rough path takes to a cliff edge where I can admire jagged cliffs and rocks below me. And the open ocean. They say one has the impresison to see the earth is round from here, and I sort of believe it.

I make it for the bus again just in time and I am back at the station with a sun going down, not encouraging to head to Oshima island and have a look a the coast from the other lighthouse, Kashino lighthouse, so I surrender to the day and wait for the train to return.


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Tuesday, October 27, 2009

Up&down Wakayama 和歌山

"Salirò,salirò, salirò salirò tra le rose di questo giardino, e salirò salirò fino a quando sarò solamente un ricordo lontano..." (Salirò, Daniele Silvestri)

Da Kobe in poi sono da sola nel mio tour alla scoperta del Kansai. E mi dedico all'esplorazione della penisola Kii, che comprende la prefettura di Wakayama, ed è l'area più a sud dell'isola principale di Honshu.

Dimenticatevi la rapidità e l'efficienza dei servizi di trasporto pubblici d'ora in poi. Da Kobe, nel tardo pomeriggio, raggiungo Osaka per cambiare e da li mi dirigo a Wakayama city, dove arrivo in serata per via del primo errore di calcolo fatto per eccessiva fiducia nel mezzi di trasporto. Finisco infatti per prendere un rapido invece di un espresso e arrivo a destinazione dopo quasi tre ore....

La città di Wakayama ha due stazioni principali, una pubblica e una privata. Diversamente da come si penserebbe, la compagnia privata è tanto scadente quanto quella pubblica. Comunque sia, il mio hotel si trova vicino all'altra stazione, quindi armata di pazienza mi incammino per la strada principale che collega le due stazioni scortata da una gentilissima ragazza che nel fare la mia stessa strada mi spiega come raggiungere il mio hotel, passo per il castello di Wakayama e ne approfitto per fare due scatti notturni.

L'indomani vado spedita per noleggiare una bici, ma purtroppo, altro intoppo: l'ufficio per il noleggio è chiuso. Dico, serrato. E sconfitta ma non demoralizzata mi dedico a visitare la città a piedi andando per prima cosa al castello, il cui Momijidani Teien garden è famosissimo specialmente in autunno per lo spettacolare assetto di fogliame rosseggiante ed è molto bello ma potrebbe essere tenuto in un miglior stato. Il vario succedersi di signori alla reggenza del castello di Wakayama ha contribuito per circa 250 anni alla fortificazione e espansione dello stesso, e la città viveva nella prosperità. Il castello fu edificato in cima al monte Torafusu, ovvero tigre sdraiata ('tora' per tigre e 'fusu' per sdraiato) per via della sua forma. Tutt'oggi una statua di una tigre sdraiata è visibile all'ingresso dell'area del castello e ne è il simbolo indiscusso. Il castello, nel corso degli anni è stato danneggiato per ben due volte, e dopo la seconda, per via dei bombardamenti del 1945, gli abitanti della città hanno voluto ricostruire il castello nella sua forma originaria, seppure la maggior parte degli edifici di un tempo sono solo un vago ricordo.

La città di Wakayama presenta altre risorse di rilievo dal punto di vista storico e architettonico, che si trovano però nell'area più a sud di Wakaura.
Per prima cosa in treno raggiungo Kimiidera (紀三井寺), uno splendido tempio sul fianco della montagna da cui si gode una bellissima vista della costa ovest di Wakaura. A Kimiidera vi sono tre pozzi da cui sgorga un'acqua pura tutto l'anno ed è il tempio numero 33 del circuito del pellegrinaggio in Kansai dedicato alla dea Kannon. Il tempio si raggiunge dopo aver salito 231 gradini. E non ho bisogno di aggiungere altro.

Esaurita la visita a Kimiidera, dove un gentilissimo signore a guardia della pagoda acconsente a una mia visita oltre l'orario di chiusura e cosi posso godermi una vista sul mare per qualche minuto.
Wakaura però riserva ancora molte sorprese e molti altri gradini, quindi lascio questo tempio per dirigermi verso la costa. Per la strada attraverso un'isoletta minuscola dove, scopro poi, c'era un piccolo tempietto che avrei voluto visitare, ma il ponte in pietra per raggiungerla non sembrava molto stabile e quindi ho desistito. Di strada anche un vecchio e caratteristico ponte in pietra, Furobashi (不老橋), caratterizza un'area di Wakaura come pittoresca.

E arrivo al mio obiettivo: Kishu Toshogu (紀州東照宮). Il viale di ingresso è pavimentato in pietra grezza e delimitato da lanterne in pietra. Poi la rivelazione: 108 gradini di quella che viene chiamata "Samurai Hill" per arrivare all'ingresso principale di quello che è considerato il "Nikko del Kansai". Per fortuna, da un lato, sono arrivata un pò dopo l'ora di chiusura del tempio e quindi mi sono risparmiata l'ascesa...Una gentilissima signora però mi incontra ai piedi della scalinata e mi suggerisce di sbrigarmi e andare all'altro tempio a lato dove ho possibilità di trovarlo ancora aperto. E visto che anche lei andava nella stessa direzione, abbiamo proseguito assieme chiacchierando e scambiando informazioni.

Raggiungiamo il Wakaura Tenmangu (和歌浦天満宮), visitato da studenti prima di importanti esami. Un altro tempio in cima a poco meno di cento-qualcosa gradini (la vita è fatta a scale, dicono.....),io vado per la scalinata dritta e rapida, la signora va per la via più lunga ma meno ripida. Ci reincontriamo in cima, all'ingresso principale, da dove si ha una stupefacente vista della spiaggia e giù fino a Wakayama Marina city, un parco divertimenti modellato sulle città del Mediterraneo che include un'area chiamata Porto Europa...ma pensa te....aria di casa in questa parte di Giappone!

Comunque, tornando alla signora e al tempio, mi racconta un bel pò di cose, si stupisce quando le dico che mi chiamo Marina, eccetera. Prima di andarsene (ah, e lei si è fatta su e giù per due templi in un'ora, alla faccia dell'artrite!!) mi dice del libro delle visite al tempio. Al che firmo con nome e data e lascio un breve messaggio. Se andate, cercate la pagina con le visite del 25 settembre e ammesso che sappiate leggere il giapponese mi troverete lì!

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From Kobe on, I am by myself to discover Kansai. And I focus on exploring the Kii peninsula, which includes Wakayama prefecture and it is the southernmost area in mainland Honshu.
Forget efficiency and fastness of public transportation from now. From Kobe, late afternoon, I get to Osaka to transfer and from there I head to Wakayama city, where I arrive late evening because of the first mistake due to excess in trusting the public transportation. I indeed catch a rapid instead of a limited express train and I get to my destination after nearly three hours...

Wakayama city has two main stations, a public and a private one. Contrarily to wha one could think, the private company is as bad as the public one. Anyways, my hotel is near the other station, so I patiently take a walk on the main street connecting the two stations, and I am escorted by a nice girl who, walking my same route, explains me how to get my hotel. I then pass by Wakayama castle and I take a few night shots.

The day after I go determined to rent a bicycle, but unfortunately another problem: the rental office is closed. I mean, closed down. Defeated but not surrendering, I decide to visit the city on foot and I first go to the castle, whose Momijidani Teien garden is very famous especially during fall because of the great asset of red leaves. It is very beautiful, but I could have been maintained in a better shape. The succession of lords in ruling Wakayama for 250 years represented a great contribution to the expansion and fortification of the castle, and the town lived in prosperity.The castle has been built on top of mount Torafusu, that means tiger laid down (Tora means tiger and fusu means laid) because of its shape. Today, still, a statue of a laid tiger can be seen at the entrance of the castle area and it is its symbol. The castle during the years has been damaged twice, and after the second time, after the 1945 bombing, the inhabitants of Wakayama wanted to rebuild the castle in its original plan, even though most of the side buildings are just a vague memory.

Wakayama city has got other resources from the architectural and historical point of view, but they are located on the south area of Wakaura.
First thing, I reach Kimiidera (紀三井寺) by train, a wonderful temple on a side of the mountain where the view of the west coast of Wakaura is fantastic. In Kimiidera are three wells where pure water sprouts all year round and this temple is number 33 in the pilgrimage around Kansai dedicated to the goddess kannon. The temple is on top of 231 steps. And I don't add further details.

Done with the visit in Kimiidera, where a very gentle man guarding the pagoda allowes me for a out-of-time visit and I can enjoy the view of the sea for a few minutes.
Wakaura, though, has saved few more surprises and some more stairs, so I leave this temple to go towards the coast. On the way, I pass a tiny island where, I know later, there is a small shrine I wished I could visit. But the stone bridge to get there wasn't very stable so I resisted. On the way, also a old and typical stone bridge, Furobashi (不老橋), gives a picturesque note to the area.

And I eventually come to my objective: Kishu Toshogu (紀州東照宮). The entrance path is paved with rough stones and is delimited bu stone lanterns. Then the illumination: 108 stair steps of what is known as "Samurai Hill" to reach the main gate of what is considered the "Nikko of Kansai". Fortunately, one one hand, I arrived too late, after closing time, and this way I saved myself from climbing...a nice woman meets me at the feet of the steps and suggests me to hurry up and go to the other temple close by, which is still open. Ans since she was going there too, we walked together chatting and exchanging information. We arrive at Wakaura Tenmangu (和歌浦天満宮), visited by students before important exams. Another temple on top of a bit less than hundred-some steps (life is made of stairs, they say...). I go for the steep faster stairs, while the woman opts for the longer, easier way. We meet up again on top, in front of the main gate, where the view of the beach down there is stunning. Wakayama Marina city, a themed amusement park modelled on the cities on the Mediterranean and including a park named Porto Europa, is also visible from up here. Well....it looks like it feels home in this part of Japan!

Anyways, going back to the temple, this woman tells me some more stories, it is surprised when I tell her my name is Marina, and so on. Before leaving (and, ohboy, se went up and down two temples in less than one hour, in the face of artritis!!) she mentions the guestbook in the temple. So, I sign with my name, date and I leave a message. If you go there, look for the page with September 25th visits and, provided you can read Japanese, you'll find me there!











Monday, October 26, 2009

Sport Day

Secondo lunedì del mese di ottobre è la giornata dello sport ed è festa in Giappone. Il fine settimana continua a regalare giornate tiepide e soleggiate, quindi come inizio d'autunno prevede, si sta fuori casa quanto più è possibile. La mia scelta è stata di andare in città a vedere una gara di tiro con l'arco. Ma non una gara qualsiasi, da pratica olimpica. Sono infatti andata a Yasukunijinja, un tempio tra l'altro molto discusso a Tokyo perchè attaccato dagli estremisti di destra, per vedere una esibizione di tiro con l'arco, disciplina in cui i samurai, per essere chiamati tali, dovevano eccellere.

Solitamente l'esibizione prevede anche mirare al bersaglio da un cavallo in corsa, cosi da dimostrare che precisione, forza e concentrazione non vengono meno neanche in situazioni estreme. Invece ho assistito a una semplice esibizione di tiro al bersaglio da fermo. Non meno affascinante, però.
Una voce recitava i vari momenti del lungo e lento rituale, dalla presentazione dei partecipanti, alla rivelazione dei punteggi, alla spiegazione delle varie fasi, fino alla proclamazione del migliore.

Tutti i partecipanti, arcieri, giudici, aiutanti, indossavano costumi d'epoca, dal cappello alle scarpe. Gli arcieri erano suddivisi in gruppi, donne e uomini, e a turno,un gruppo alla volta, con fermezza, precisione, decisione, scagliavano i loro dardi. La cerimoniosità e il rigore con cui ogni singolo gesto viene eseguito rasenta l'eccessivo, ma questo è pur sempre parte della tradizione giapponese, e non c'è nulla da obiettare.

Il tutto avviene sotto gli occhi di tanti curiosi, tra cui devo dire molti turisti che non so come abbiano fatto a sapere della cosa...boh, magari vi si sono imbattuti per caso visto che il tempio è a due passi dal palazzo imperiale.

Il tempio. Yasukunijinja come dicevamo è il tempio della discordia e dei disordini, infatti è il tempio che simboleggia il nazionalismo e esalta tutti coloro che lottano e muoiono per la patria e per l'imperatore, tra cui anche alcuni carcerati. Per queste ragioni è teatro di conflitti politici a sfondo nazionalistico e non mancano manifestazioni anche violente da parte di gruppi estremisti in precisi periodi dell'anno che coincidono con giornate commemorative o ricorrenze.

Un largo e lungo viale apre la via verso l'ingresso del tempio, una porta enorme, ai lati della quale sventolano le bandiere del Giappone. Nell'area interna al tempio si trova anche un museo, Yushukan, dove sono esposti articoli storicamente importanti e simbolici.

Dopo il tuffo nel passato con i professionisti dell'arco e frecce, non si può non proseguire attraverso i giardini del palazzo imperiale, passeggiando lungo il fossato o vicino al laghetto in mezzo al parco per osservare famiglie, giovani e meno giovani godere del sole autunnale.

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Second Monday of October is the sport day, and a national holiday. The weekend continues to give us warm and sunny days and so, as the beginning of fall is explected tobe, we stay out as much as possible. My choice was to go to town and watch a archery demonstration. I went to yasukuni shrine, a questioned temple in Tokyo attacked by the right wing extremists, to assist to a archery demonstration, a discipline where the samurai have to excel.

Usually the show is supposed to be throwing arrows to a aim on a horseback, to demonstrate that precision, strength and concentration are kept even in extreme conditions. I in facts saw only a demonstration without horses, but just standing and aiming.
A voice was reciting the various moments of the long, slow ritual, from the introduction of the participants, to the scoring, to the explanation of the phases, till the announcement of the winner.

All the participants, archers, judges, helpers, wore cotumes, from hat to toe. The archers were divided into groups, women and men, and in turn, one at a time, threw their arrows with precision, determination,balance. The ceremony and the severity of every single gesture was near the exaggeration, but it is part of the Japanese culture I reckon.

The whole thing takes place under lots of curious eyes, and many tourists among them. How they managed to know about the event is unknown, but probably they were there by chance since the shrine is near the imperial palace.

The shrine. Yasukunijinja is, as I was saying, the shrine of dissention and disorder, and it is indeed the temple that symbolizes nationalism and celebrates all the ones who fight and die for the country and for teh emperor, and some of them are convicts. Because of such motivations, it is the background of political conflicts and violent manifestations by some extremist groups happen across memorial days or such.

A large and long boulevard is the way to the shrine, a huge gate, with flags of Japan at the sides f the door. In the inner square theres also a museum, Yushukan, where symbolic and historical important items are exhibited.

After a jump in the past with the archery professionals, I can't not to stroll through the gardens of the imperial palace, observing families, young and less young people enjoy the autumn sun.








Saturday, October 24, 2009

Modern Kobe 神戸

Kobe è una città moderna e attiva, ma non caotica nè nevrotica. E' uno sballo per gli amanti della moda e dei bei negozi, fare acquisti a Kobe è una mecca per gli appassionati. Piccola, ben servita dai mezzi di trasporto, ha di suo un aeroporto costruito su un'isola artificiale così come lo è Port Island, area di musei, centri conferenze e simili, e come lo è anche Rokko Island, dove c'è addirittura il museo della moda.
La città è una delle mie mete desiderate visto che dicono abbia una "veduta notturna da un milione di dollari", quindi ho apposta scelto un pernottamento a Kobe per poter anche io fare la mia esperienza. Avrei in effetti voluto arrivare a Kobe nel primo pomeriggio cosi da avere tutto il tempo di raggiungere la cima del monte Rokko in funivia da cui si ha la più stupefacente vista della città, ma si sa che ci sono sempre ritardi non previsti in tutti i piccoli e grandi viaggi,specie se in gruppo, di conseguenza non si arrva a Kobe prima delle 6. Poco male, vorrà dire che l'indomani mattina si avrà il tempo di gironzolare senza meta mentre adesso ci si può concentrare sulla baia, più precisamente nota come Meriken Park, tralasciando la montagna. Però quando si è in gruppo, bisogna mettere in conto anche le preferenze degli altri, e così andiamo a visitare il quartiere di Kitano famoso per le sue case in stile europeo, pur facendo notare che a)europei in Giappone non avrebbero certo bisogno di andare a vedere edifici europei e b)al buio non si vedrebbe nulla comunque. Come pensavo, poco abbiamo potuto vedere delle case, arrampicate su per il pendio della montagna in un intrico di stradine strette e tutte in salita. Unico elemento creativo è la piazza circolare al centro di Kitano, costruita su più livelli e arricchita di bronzi di ignoti musicisti intenti a suonare il loro strumento. Tuttavia una musica vera ci ha guidati verso un tempio in cima a una alta rampa di scale da cui ci è stato possibile cogliere solo la sommità del fantastico gioco di luci che dalla baia si intravvedeva sin quassù.

Avendo perso abbastanza tempo a Kitano, e avendo anche dovuto mettere qualcosa sotto i denti prima che Michela ripartisse, con Salvo spero di avere magigor fortuna a raggiungere la baia. Vuoi la sicilianità che ci fa pigri, vuoi il non volersi avventurare a un'ora cosi tarda, il mio compagno di viaggio consiglia di prendere il treno, seppure io sono ben disposta ad andare a piedi, tanto sono solo 10 minuti di camminata. Ma nella ricerca del punto migliore per poter almeno scattare una foto ricordo restiamo invischiati fino a tardi, e essendo in una zona remota e abbastanza isolata della città decidiamo che dopo tutto è meglio tornare in albergo, finchè ci sono ancora i treni, e finirla li per stasera. Certo, sono rimasta con il desiderio di vedere sta benedetta baia di notte, ma che fare...

L'indomani invece gironzolando a piedi -e Kobe si percorre tutta in sole 3 ore- ho praticamente coperto tutte le aree strategiche: ho visto la zona del porto, la baia, le autostrade che si accavallano su tre livelli, pittori amatoriali che disegnano acquerelli al molo, Chinatown, Motomachi e le sue shopping street con negozietti trendy e fashion, il tempio poco distante da Kitano. Non sono ritornata a vedere le case europee con la luce del sole, non ne avevo proprio intenzone.

La baia con la sua torre rossa, di forma conica, con il museo marittimo e gli hotel è davvero davvero spettacolare. E se lo è di giorno, immaginate come possa essere quando si accendono le milioni di luci alla sera...

Kobe è stata anche segnata da un violento terremoto nel 1995, che ha lasciato non pochi segni. Al porto vengono mantenuti ancora i lampioni e la vecchia banchina mezza affondata, così da dare l'idea della potenza della scossa. Accanto al vecchio molo, un mini museo fotografico all'aria aperta, dove le foto della città devastata dal terremoto si alternano a foto di inaugurazione di nuove strutture.

Esaurita la zona del porto, proseguo verso il tempio di Ikuta, poco distante da Motomachi, l'area che assieme a Sannomiya sono riconosciute come i centri dell'intrattenimento e dello svago. Arrivo al tempio proseguendo lungo una shopping street che si snoda da sannomiya, procedendo parallelamente ai due lati della linea ferroviaria, o meglio dire sotto il ponte della ferrovia, oltre Motomachi fino a Kobe station. La stradina è praticamente meglio identificata con la parola corridoio, tanto è stretta, ma pullula di beni d'acquisto per tutte le tasche e per tutti i gusti. Il tempio è alla fine di una strada, corredato di un bellissimo bosco con tanto di gazebi per un riposino e di un lago con fontana.

Trascorro qui un pò di tempo per ripararmi dalla calura delle ore centrali e poi raggiungo Motomachi e le sue tante shopping street, che a differenza di quelle a Tokyo dove si vende roba di scarsa qualità, qui a Kobe è una successione di negozi e boutique raffinati. Poco lontano da Motomachi sorge la piccola Chinatown di Kobe, costituita da sole due vie principali che si intersecano perpendicolarmente, segnate ai quattro lati dalle classiche porte decorate.

Sarebbe stato bello poter trascorrere un altro giorno a Kobe così da potersi spingere poco più in là fino a Hyogo, piena zeppa di templi e parchi. Ma essendo già stati a Kyoto mi sa che di templi se ne può anche fare a meno per stavolta.

Morale del giorno e: quando gli amici si uniscono a te all'ultimo minuto, imponi loro il tuo itinerario che piaccia o no. Se poi resta spazio per altro, bene. Alla fine è il TUO viaggio.
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Kobe is a modern and active city, but neither chaotic nor nevrotic. For the fashion lovers,the boutiqueholics,it rocks and is a shopping paradise. Small, well connected by the public transportation, Kobe has its own airport on a man made island. Artificial is also Port Island, an area with conference centers, museums and such, and so is Rokko Island where they have even a fashion museum.

This city is one of my whishes because they say Kobe has a "$1M night view", and that's why I go for a one night stay in Kobe to experience it. I'd have loved to get to Kobe early in the afternoon to have enough time to go on top of Rokko mountain by ropeway, where the view is stunning. But in all big and small trips, especially when in a group, delays and accidents always happen, and therefore we won't arrive in Kobe before 6pm. No problem, that means that the day after I can focus on moving around and now I can focus to the bay area, Meriken Park as it is called, skipping the ropeway. But as being in a group, the others' preferences have to be considered too, so we went to see the Kitano area famous for its European style houses even though I pointed out that a) Erupeans in Japan don't need to see European style houses and b) we couldn't see anything anyways because of the darkness.As I guessed, the houses were in the dark, reached through narrow and steep streets crisscorssing on the hillside. So, nothing. The only creative element in Kitano seemed to me be the round square enriched with statues of unknown music players. Though, a real music coming from somewhere took us to a temple on top of a hill, and from there we could have a glimpse of what the night view in Kobe is.

We lost too much time in Kitano, in addition we had to eat something before Michela left, but I hope to have more luck with Salvo to head down to the bay, determined (me) to have my night view. So now, may it be lazyness due to being Sicilian, may it be not wanting to adventure the place at that late hour, my travel mate suggests to catch a train even though I am more pushing for a 10 minutes walk. To our disappointment,we waste precious time to find the best spot for our photographs in the wrong area, so since the area was very isolated and remote we agreed to better go back while the trains are still running and live with it. Right, I still had the wish to see the bay, but....

The day after, on foot -and Kobe is covered in only 3 hours walk- I basically visited all the sites: I saw the pier, the bay, the three levels highways, painters at the pier, Chinatown, Motomachi area and its trendy and fashionable shopping streets, the temple near Kitano. I didn't go back to see the european style houses in the daylight, I really had no intentions.

The bay, its cone-shaped marine tower, its maritime museum and its hotels is very spectacular. And f it's spectacular in the day, imagine how it looks in the night with million lights....

Kobe has been cracked by a violent earthquake in 1995, and many signs still remain. At the pier the old lamps and the old bank,half submerged, is kept besides the new pier to show the power of the quake. Near the old pier a open-air memorial museum shows photos of how the city was destroyed and later rebuilt.

Done with the bay area I proceed to Ikuta shrine located not far from Motomachi, the aera that together with Sannomiya represents the entartainment district. I walk to the temple through a long shopping street that starts in sannomiya and goes in parallel, at both sides under the tain tracks brigde, down till Kobe station. The streets can be more like a corridor, they are that narrow, but they're filled with any goods for all likings and all pockets. The shrine is at the end of a paved steet and has inside also a nice small forest with benches and a fountain.

I spend some time here to stay away from the heat of the central hours and then I go to Motomachi and its many shopping streets. Here, opposite as Tokyo where the quality of goods at the shopping streets is very low, there's a long line of boutiques and fine shops. Not far from Motomachi is Kobe-Chinatown, mde only of two crossing streets and delimited by the Chinese gates.

Another day in Kobe would have been great, maybe I could have gone dwn to Hyogo, city full of gardens and temples. But right after Kyoto I might as well be happy to skip it, this time.

Moral of the day is: when friends join you last minute, impose your itinerary to them liking or not. If spare time remains, then good. It's YOUR trip after all.

Thursday, October 22, 2009

Chinese Lanterns & World nations

Domenica 18 di sole e d'azzurro e allora si va con amici a Yokohama nel pomeriggio per combinare due begli eventi. Intanto si comincia con la classica passeggiata verso la baia, catturando ogni singolo raggio di sole, respirando ogni particella d'aria, riempiendosi gli occhi di ogni colore e ogni dettaglio.

Per prima cosa si fa un giro al parco sulla baia tra gli stand della "World Festa". Ci sono rappresentate un bel pò di nazioni ma, ahimè, non c'era lo stand dell'Italia...me ne interesserò personalmente la prossima volta! In compenso una paella spagnola fatta a pennello non ce la siamo fatta mancare. Un elemento di disturbo della quiete domenicale è rappresentato dalla settimana della Oktoberfest (dico sempre che qui non si fanno mancare nulla), con tanto di ululanti stranieri e ubriachi giapponesi.
Come direbbe Dante Alighieri, non ti curar di lor ma guarda e passa. Ma se ti va una birretta...

Secondo appuntamento con la bella città di Yokohama è a Chinatown dove splendide lanterne di carta sono messe in bella mostra lungo le strade o nei templi. E per la prima volta mi accorgo di un secondo tempio di cui non sapevo l'esistenza. Bellissimo, coloratissimo come vuole la tradizione cinese, a pianta esagonale con decorazioni tanto eccessive da risultare nell'insieme abbastanza convincenti. Fenici e draghi sono ovviamente i soggetti più gettonati per le lanterne.


Come tutte le passeggiate a Yokohama, si conclude attraversando Motomachi, proprio un passo più in là di Chinatown, si ammirano le vetrine dei negozietti chic della via, si torna al parco dove ormai il festival del mondo chiude i battenti e poi si ritorna al punto di partenza.
Tutte le domeniche dovrebbero essere come questa.

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Sunday 18th of blue sky and sun, and so one goeswith friends to Yokohama in the afternoon to combine two nice events. As a start, I have the usual stroll to the bay, taking care of catching every single ray of sun, breathing every air molecule, filling the eyes with every color and every detail.

The first thing to do is to have a walk around the bay, among the "World Festa" booths. There's a good number of nations represented there, but -oh shame!- no Italian stand...I'll take care of it personally next time! But the Spanish paella cooked as a piece of art was great. A disturbing element in the Sunday quiet is represented by the Oktoberfest week (I keep saying here they don't miss anything), with hawling foreigners and drunk Japanese.
Dante Alighieri would say, don't care about them but walk past and go. But if you feel like having a beer.....

Second appointment with the beautiful city of Yokohama is in Chinatown, where amazing paper lanterns are exposed along the streets or in the temples. And I also notice another temple I haven't seen before. Beautiful, uber colorful as te Chinese tradition demands, with a exagon plan and with so excess in the decorations to result in a whole pleasant picture. Phoenixes and dragons are the most used subjects for the lanterns.


Like all strolls in Yokohama, ours ends up going through Motomachi, just a step behind Chinatown, window-shopping, going back to the park where the world festival is closing down and we reach the starting point.
All Sundays should be like this one.

Tuesday, October 20, 2009

Original Himeji 姫路

Himeji sorge a metà strada tra Kyoto e Hiroshima e è famosa solo ed esclusivamente per il castello che sorge sul suo territorio. Infatti il castello di Himeji, che tra l'altro occupa una vastissima area, è uno dei pochissimi castelli originali che siano rimasti in piedi fino ai giorni nostri senza venir bruciati, bombardati, rasi al suolo o altro.
L'ultimo giorno di cinque passati nella base Kyoto è il giorno dei saluti, in quanto Ulla ci lascia per rientrare a Tokyo, e il giorno in cui anche io e Michela ci salutiamo dopo aver cenato a Kobe in serata. Salvo ci incontra a Kyoto, e si unsce a noi verso Himeji per poi proseguire per conto suo.

Il castello di Himeji impressiona sul serio con le sue dimensioni. Visibile già dall'uscita della stazione, si raggiunge facilmente a piedi in 10 minuti passeggiando lungo il viale principale. E il viale stesso rappresenta di per sè un monumento, visto che è puntellato di sculture tutto tondo a soggetto prevalentemente femminile.

L'ingresso si apre in un ampio piazzale e da li facciamo strada per entrare nel perimetro della seconda cinta muraria. All'interno del castello, oltre al solito museo dei cimeli e della storia, vi sono anche molte spiegazioni e riproduzioni di come la vita dello shogun si svolgeva un tempo. Possiamo seguire un tour all'interno dell'intero castello, dove veniamo a conoscenza delle armi usate, impeccabilmente esposte lungo le pareti su appositi sostegni, delle feritoie da dove si usava tirare liquido bollente o sassi sui nemici, diamo un'occhiata alle stanze del castello, osserviamo manichini sistemati nelle sale riunioni dello shogun, nelle stanze della principessa. Tutte le stanze comuni hanno le stesse dimensioni e hanno pavimenti in legno, mentre quelle private hanno tatami e sono molto più larghe, con dipinti sulle porte scorrevoli e sul soffitto, di una qualità e di un livello corrispondente al tipo di attività svolta nella sala. Si sale da un piano all'altro attraverso ripide scale a pioli, e si cammina lungo corridoi stretti e tortuosi.

Non c'è bisogno di dire che dall'alto della torre principale si gode di una magnifica vista e al centro dell'osservatorio si trova un piccolo padiglione shinto, che altri non è che il tempietto che sorgeva in cima alla stessa collina dove oggi sorge il castello, prima che lo stesso fosse stato costruito.

Curiosità: c'è un pozzo a Himeji, entro le mura del castello, ove si narra che una delle serve dello shogun abbia la sua tomba. la storia vuole che la donna, Okiku, sia stata accusata di aver rubato un piatto prezioso e che quindi sia stata punita con la morte e poi gettata nel pozzo. Io e i miei compagni di ventura abbiamo ipotizzato che la causa fosse una scomoda gravidanza della serva per mano dello shogun...ma in realtà la donna aveva complottato l'omicidio dello shogun e lo aveva poi avvisato dell'esistenza di un piano ordito contro di lui, per aggraziarselo. Lo shogun, scoperta la storia ha fatto sparire il piatto per poi far ricadere la colpa sulla donna che fu così torturata a morte e gettata nel pozzo.

Vicino al castello, i giardini Kokoen, costruiti nel 1992 per commemorare il centenario della fondazione della municipalità di Himeji, meritano di certo una visita. Il parco è suddiviso in 9 giardini tematici e 16 diverse aree in totale rappresentanti ognuna un tipo di giardino. vi sono aree caratterizzate da aceri, altre caratterizzate da bambù, altre caratterizzate da ciliegi. Ogni momento dell'anno è buono per andare a visitare Kokoen, in particolare in primavera per i ciliegi in fiore e in autunno per le foglie rosse. Tutto il parco è curatissimo, perfetto in ogni dettaglio, navigabile senza fatica. In un posto del genere, più tempo vi si trascorre, più si ha vogla di restare.

E non c'è bisogno di dire che, dopo aver visto il castello di Himeji ogni altro castello è a dir poco insignificante.
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Himeji is halfway between Kyoto and Hiroshima and it is famous exclusively for its castle. In fact, Himeji castle, occupying a vast area, is one of the very few original castle to date without being subjected to fires, bombing, and so on.

The last of the 5 days spent in Kyoto is the day of goodbyes, because Ulla leaves to go back to Tokyo and it is also the day me and Michela split after a dinner in Kobe. Salvo meets us in Kyoto and joins us to Himeji to proceed by himself afterwards.

Himeji castle is really impressive because of its size. It is visible already from the station and it is easily reached in a 10 minutes walk along the main road. And the road itself is a monument, sine it's dotted with sculptures of mainly female subjects.

The entrance opens on a wide square. From there we move to enter the second round of walls. Inside the castle, beside the usual history museum, are lots of explanations and renderations of how life for the lord was. We can follow a tour of the entire castle, where we get to know what weapons they use, perfectly exposed on dedicated supports, how the holes on the walls were used to throw boiling water or stones on the enemies, we have a look at the rooms, we can spot real size dolls placed in the meeting rooms or in the provate rooms to reproduce daily actions of the time. All the common rooms have the same dimentions and wooden flooring, while the private rooms have tatami flooring and are wider, they have paintings on the sliding doors and on the ceiling and the value and quality of the painting depends on the type of activities played in them. The climb up the levels is done through steep and narrow stairs and the corridors are narrow too.

No need to say that from the observatory in the main tower the view is wonderful. In the middle of the room up there, is a small shinto shrine, which is basically the shrine contstructed on top of the hill where the castle is now, before the castle itself was built there.

Curiosity: there's a well in Himeji, in the castle's walls, where it's said one of the lord's servants has her grave. The story goes, the woman, Okiku, was accused of stealing a precious plate and so she was punished with death and thrown in the well. me and my travel mates hypothesized the cause laid on a unconvenient pregnancy of the woman by the shogun....but truth is that this servan had arranged to kill the lord, and only let the shogun know about such a plan to be in his graces, unsuspected. The shogun, though, discovered the plan and made the plate disappear and accused the woman of the theft, so she was tortured to death and then thrown in the well.

Near the castle, Kokoen gardens, built in 1992 to celebrate the 100years from the foundation of Himeji municipality. They deserve a visit. The park is divided into 9 theme gardens and 16 different areas. There's maple trees gardens, bamboo gardens, cherry trees gardens and so on. Any period of the year is a good one to visit Kokoen. The whole garden is very well curated and easily walkable. The more one spends soe time here, the longer they want to stay.

And there's no need to say that after seeing Himeji castle, any other castle is more or less nothing.





Monday, October 19, 2009

Diwali

Diwali o Dipawali (dal sanscrito: fila di lampade) è un significativo festival per le religioni induista, sikh, jainista e buddhista ed è una festa ufficiale in India.
Gli aderenti a queste religioni celebrano il Diwali come Festa delle luci. Accendono diya - candele a olio - il cui sognificato è quello della vittoria del bene contro il male nell'individuo.
In induismo, in varie parti dell'India e del Nepal, la festa simboleggia il ritorno di Rama dopo 14 anni di esilio nella foresta e la sua vittoria contro Ravana. Secondo la leggenda, gli abitanti del regno accolgono Rama accendendo file (avali) di lampade (dipa), e da qui il nome dipawali. nel sud dell'India segna la vittoria di Krishna su Narakasura.
Il festival celebra praticamente la vittoria del bene contro il male, della luce contro le tenebre e della conoscenza contro l'ignoranza, e le varie leggende sul festival cambiano a seconda delle regioni. Simboleggia anche una sorta di anno nuovo, e la gente in quest'occasione indossa vestiti nuovi, investe in borsa, inizia nuovi lavori, il mercato esplode per via della circolazione di tanto denaro e l'economia migliora.

Questo, in grandi linee, ciò che io e altri amici indiani e giapponesi abbiamo festeggiato sabato 17.Invitata da sylvia, abbiamo passato la serata coi racconti di Maha riguardo alle origini e al significato della festa,mangiando cibo indiano circondati da dozzine di candele accese.
Eravamo tutti vestiti con abiti indiani, e abbiamo iniziato la cena coi dolci, come è da tradizone fare.

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Diwali or Dipavali (Sanskrit: a row of lamps) is a significant festival in Hinduism, Buddhism, Sikhism, and Jainism, and an official holiday in India.
Adherents of these religions celebrate Diwali as the Festival of Lights. They light diyas —cotton string wicks inserted in small clay pots filled with oil— to signify victory of good over the evil within an individual.
In Hinduism, across many parts of India and Nepal, it is the homecoming of Rama after a 14-year exile in the forest and his victory over Ravana. In the legend, the people of Ayodhya (the capital of his kingdom) welcomed Rama by lighting rows (avali) of lamps (dipa), thus its name: dipawali. In South India, it marks the victory of Krishna over Narakasura.
The festival celebrates the victory of good over evil, light over darkness, and knowledge over ignorance, although the actual legends that go with the festival are different in different parts of India. It also symbolizes a sort of new year's, and so people wear new clothes, start new businesses, and the market gets a boost because of all this money circulation and economy increases.

These are basically the headlines of what me and other Indian and Japanese folks celebrated on Saturday 17. Invited by Sylvia, we all spent the evening being told by Maha about the festival and its origins and its meaning, while eating Indian food and surrounded by some dozens of lit candles.
We all dressed in Indian style clothes, started the dinner with the sweets, like it is custom to do.


Sunday, October 18, 2009

Scary Fushimi Inari 伏見 稲荷

Sulla via del ritorno da Nara si trova il Fushimi Inari Taisha, ovvero il tempio dedicato alla divinità buddhista degli affari Inari, i cui segni caratteristici sono torii rosso vermiglio e volpi a guardia degli ingressi.
In Giappone esistono circa 32mila templi dedicati a Inari e quello a Fushimi è il tempio principale, quello a cui tutti gli altri fanno capo. La particolarità di questo tempio è che il sorge ai piedi di una montagna, ma ci sono vari tempietti minori sparsi su per il pendio. Per raggiungere i quali, dal tempio principale, basta seguire il percorso segnato da un infinito numero di torii che salgono su per la montagna per circa 4 Km e culminano a un tempietto proprio in cima. L'opera è grandiosa, maestosa, terrificante. I torii sono grandi e donati ognuno da una diversa attività commerciale, visto che Inari è la divinità del commercio, e accompagnano il visitatore verso i vari templi, ognuno dei quali è custodito e guardato da una coppia di volpi (Kitsune), l'animale guardiano di tutti i templi di Inari.

Chi volesse raggiungere la fine del lungo percorso fa bene a iniziare la salita presto, con la luce del giorno o si ritroverà sorpreso dal buio. Chi, invece, si sente meglio a vagare di notte, allora badi di munirsi di lampada perchè il percorso non è illuminato bene e non è illuminato ovunque.

Dietro suggerimento di Morana che voleva farci sentire l'atmosfera spettrale che anima il luogo dall'imbrunire, siamo giunte al tempio poco prima del calare del sole e abbiamo iniziato la scalata con grande impazienza, sperando di arrivare quanto più in alto possibile. Il cammino con il passare del tempo si tinge di ombre scure, rumori sinistri, biforcazioni inaspettate. Sembra di varcare le soglie dell'ignoto a Fushimi Inari, ma l'effetto di luci e ombre creato dalle curvature del sentiero e dalle rare lampade è irresistibile, tanto da far guadagnare al posto il primato come sito più interessante, impressionante, spettacolare dell'intero viaggio in Kansai.
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On the way back from Nara there's Fushimi Inari Taisha, that is the temple dedicated to the buddhist goddess of business Inari, whose typical signs are vermillion red torii and foxes guarding the gates.
There's some 32000 shrines in Japan dedicated to Inari and the one in Japan is the main temple all the other ones refer to. The special thing about this shrine is that it is at the feed of a mountain, but it has several smaller shrines in the mountain. To reach which, from the main shrine, one needs to follow the trail marked by an infinite number of torii going up the mountain for about 4Km and topping at a small shrine at the tip. The manwork is gorgeous, majestic, terrific. The torii are huge and each of them has been donated by some business, since Inari is the deity for commerce and trade. Also, the torii lead to the various shrines hidden in the woods, where a couple of foxes (Kitsune), Inari temples guardians, watch the entrance.

Who wanted to reach the end of the long way of torii, they better start the climb early with the day light, as darkness comes suddenly. Who, otherwise, feels better in walking in the night, then they better bring a lamp along, as the path is not well lighted and not lighted everywhere.

Following Morana's suggestion,as she wanted us to feel the haunted atmosphere of the place after dark, we arrived at the temple right before sunset and started the climb impatiently with teh hope to go as much higher as possible. The walk from time to time is haunted by obscure shadows, scary sounds, unexpected splits of the path. It's like crossing the doors of the unknowns ad fushimi Inari, but the light/dark effect created by the turns in the trail and by the rare lamps is irresistible, so much that this site gains in my opinions the primate as the most interesting, impressive, spectacular site of the whole trip to Kansai.