Thursday, September 3, 2009

European Nagasaki  長崎

Prima destinazione Nagasaki. La città è famosa purtroppo per motivi ben noti a tutti. Soprattutto Nagasaki è stata sfortunata, visto che la seconda bomba in quel lontano 9 Agosto 1945 era destinata essere lanciata su una differente città, dove però il cielo era nuvoloso e di conseguenza il rimpiazzo fu scelto essere proprio la europeizzata e cristianizzata Nagasaki.
Tuttavia, negli anni la città si è ripulita dagli orrori, ne ha fatto tesoro e vive accoccolata sui pendii ai due lati della baia che tanto rendono difficile la vita agli anziani e agli amanti delle passeggiate rilassanti.

Quello che caratterizza maggiormente la città è lo spirito occidentale che la pervade: nell'antichità, infatti, Nagasaki è stata l'unica città che ha mantenuto i contatti con il mondo esterno mentre il resto del Giappone sprofondava nell'abisso dell'isolamento e chiusura totale, e risente di influenze cinesi e coreane (difatti gli annunci delle stazioni nei treni e i segni turistici sono dati anche in cinese e coreano, oltre che in inglese) ma soprattutto risente di influenze olandesi. Lo si può vedere negli edifici che costituiscono i cosiddetti "quartieri olandesi", dove vivevano tutti gli europei all'epoca, nelle case coloniali a Glover garden, un giardino situato in cima a una collina da dove si ha una vista magnifica della baia, nella massiccia presenza di chiese cristiane.
Tanti sono i monumenti alla pace che è possibile osservare, tante le attrazioni turistiche, tanti i punti panoramici.

La zona dove si concentra la vita notturna è Dejima, il cui nome significa isola di uscita. Infatti, secoli addietro, durante il periodo della persecuzione cristiana, tutti gli europei presenti in città vennero confinati in un'isola costruita apposta per loro, e quest'isola è stata per decenni l'unico punto di apertura che il Giappone aveva con il resto dell'occidente. Oggi l'isola è inglobata nella città ed è un museo, ma la baia conserva lo stesso nome. Qui una serie di localini si affiancano, tavoli fuori con vista sulla baia e sulle abitazioni all'altro lato della sponda e la sensazione che si prova a passeggiare lungo la banchina è quella di trovarsi tutto a un tratto in Europa, dove sedersi e cenare all'aperto in estate è un dato di fatto. Non è difficile beccare una sessione di musica dal vivo, sempre all'aperto, con donne di mezza età scatenate a ballare sul rock di Morrison...

Le strade sono un saliscendi continuo e un via vai di tram anteguerra. Dove non si arriva con tram o macchine si arriva salendo alte rampe di scale o ascensori, ultimo ritrovato tecnologico degli ultimi anni per facilitare gli spostamenti ai meno abili o a chi soffre degli acciacchi dell'età. In ogni caso Nagasaki è davvero esigente, e non è certo fatta per essere visitata a piedi. Fatto sta però, che se anche i meno giovani vivono lì, anche io posso essere capace di gironzolare a mio piacimento.

Il monumento più importante, simbolo della città, è sicuramente il parco della pace, museo all'aperto dove artisti di ogni parte del mondo hanno esposto le loro opere ispirate alla pace. Regna sovrana la statua della pace, un immenso e muscoloso uomo seduto che con un braccio indica il cielo, da dove il male è arrivato, e con l'altro braccio invia un segnale di interruzione, un "basta alla violenza". Il parco è ben fatto, si respira aria di tranquillità, è arioso e spazioso, sembra un normale giardino pubblico, seppur intriso di significati importanti, soprattutto per i giapponesi, immagino.

Vicino al parco della pace, il monumento alle oltre 149000 persone che sono morte per via dell'esplosione si erge esattamente sul luogo dell'epicentro. Più in là nella stessa piazza, un monumento ricorda il giorno e l'ora in cui la bomba raggiunse Nagasaki. Anche qui si avverte tranquillità e distensione. Al di sotto del monumento è stato lasciato aperto un varco dove è possibile vedere come si presentava il suolo dopo l'esplosione.

Altri posti sensibili, c'è solo l'imbarazzo della scelta: i quartieri europei e i giardini, come già detto, Chinatown, il monumento ai 26 martiri cristiani, crocifissi in una collina dai persecutori anticristiani, il tempio buddista cinese, le strade costeggianti i fiumi con miriadi di ponti in pietra. A proposito di ponti, quello famoso a Nagasaki è il meganebashi, o ponte degli occhiali, per via della forma che crea assieme alla sua immagine riflessa nell'acqua.

Per gli appassionati di arte e storia, non mancano i musei, primo tra tutti quello della bomba atomica, e anche di arte moderna, situato, quest'ultimo, lungo il fiume, inserito in maniera eccellente nella natura circostante e vicino i giardini pubblici che finiscono direttamente sull'acqua.

Chi vuole allontanarsi dai percorsi turistici tradizionali è caldamente pregato di fare un salto a Suwajinja, un tempio bellissimo in cima a una lunga serie di scale, con un piccolo zoo al suo interno e un piccolo laghetto con le immancabili carpe e tartarughe.

In generale: tanto verde, ben organizzato e ben inserito nel contesto urbano;inoltre, la città non spicca certo per la presenza di grattacieli o palazzi particolari, ma la sua bellezza sta proprio nell'essere una città qualsiasi, distesa sulle colline come una tovaglia messa ad asciugare su un cespuglio ondulato, impreziosita dalla mista presenza di varie culture, ingentilita dalla voglia di guardare avanti, nonostante gli sfortunati eventi del passato.
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First destination Nagasaki. The city is famous, unfortunately, for well known causes. Above all, Nagasaki has been unlucky, since the second bomb on that August 9 1945 was destined to be released over another city, but being this one covered by clouds, the US decided for the European christian Nagasaki.
But anyways, over the years the city cleaned up itself from the horrors, made them treasure and lives now cuddled in the hillsides on the two sides of the bay, hills that make the elderly's lives hard.

What characterizes the city mostly is the western spirit that pervades it: in the old times, indeed, Nagasaki was the only one city that maintained connections with the outer world while the rest of Japan went down into isolation and total enclosure, and it has Chinese and Korean influences (announcements at the train and bus stations, tourist sign are indeed also in Chinese and Korean, besides English), but above all it has Dutch influences. It can be seen on the buildings of the so called "Dutch quarters"-where all the Europeans lived at that time-, in the colonial style houses at Glover Gardens, a garden on top of a hill where there's a beautiful view of the bay, in the massive presence of christian churches.
Many are the peace monuments, many tourist attractions, many panoramic spots.

The area where the nightlife is concentrated is Dejima, which name means island of departure. Many centures ago, during the christian prosecution times, all teh Europeans in the city were confined into a man-made island, and this island has been for many years the only opening of Japan towards the rest of the West. In our days, the island is now included into the city and is a museum, but the bay area still keeps its same name. Here, a series of pubs and small restaurants have place,tables outside on the wharf with view on the bay. The sensations while walkink the banks is like being in Europe allof a sudden, where sitting and dining outside is a fact. Not that difficult to see live music sessions, outside again, and old women dancing on the notes of Morrison's rock...

The streets go up and down and are ran forth and back by pre-war streetcars. Where cars or trams can't go, stairs and modern elevators to ease the old people's mobility difficulties can be used. In any case, Nagasaki is really demanding, and is not made to be visited on foot. Thing is, though, if the less young live there, I can, too, stroll and walk as I like.

The most important monument, symbol of the city, is the peace park, an open-air museum where artists from all over the world exhibit their works inspired by peace. Reigning above all the statue of peace, a huge and muscular man, sitting, one arm lifted pointing the sky, where evil came from, the other arm stretched in a gesture of "stop to violence". The park is well made, one can sense tranquility, it is breezy and wide, it looks like a common city garden, even if filled with important meanings, especially -i suppose- for the Japanese.

Near the peace park, the monument to the more than 149000 people who died because of the blast is erected on the locus of the bomb epicenter. A bit farther, in the same square another monument reminds of the day and time the bomb hit Nagasaki. Here, too, one can feel tranquility and distension. Underneath the monuments they left an openings on ground zero, so it's possible to see how it was after the explosion.

Other sensible places, there's only to pick: the European quarters and the gardens, as said, Chinatown, the monument of the martyrdom of 26 christians, crucified on a hill during the persecution times, the buddhist chinese temples, the streets on the rivers with their tons of stone bridges. Talking about bridges, the most famous in Nagasaki is the meganebashi, or spectacles bridge, because of the shape it creates together with its image reflected onto the water.

Who wants to take a detour from teh ususal touristic routes is warmly pushed to go visit Suwajinja, a very beautiful shrine at the end of a long series of stairs, with a small zoo inside and a little pond with carps and turtles.

For the art and history lovers, museums are all over the place, first of all the bomb museum, but also the modern art museum is excellent and located along the river, embedded nicely in the urban surroundings; also, the city is not sticking out for having skyscrapers or special buildings, and its beauty lays right on being a generic city, spread on the hills like a tablecloth put on a wavy bush to dry, enriched by the mixed presence of different cultures, gentled by the will to look forward, notwithstanding the unlucky events of the past.

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