Friday, August 21, 2009

Hawaii in Yokohama

Prima della partenza per le vacanze a lungo programmate è prassi organizzare una uscita con gli amici. A due giorni dalla partenza per Nagasaki, organizzo una cena con Serena in un ristorante hawaiiano, con tanto di inaspettato spettacolo di danza hula dal vivo. Oltre a lei e Gio, un suo amico dei tempi dell'università, l'immancabile Ursula e il simpatico J. Gruppo variegato ed eterogeneo, ci ritroviamo a chiacchierare delle nostre terre d'origine, dei costumi e delle abitudini culinarie. E ancora una volta mi rendo conto di quanto sia importante conoscere altre culture e allargare i propri orizzonti.


La ragazza che ci accoglie al nostro arrivo è visibilmente scarna e sottile e, come dice un mio carissimo amico, "se le accendi una lampadina dietro la schiena le puoi fare la radiografia". Avvolta in un pareo lilla, ci fa accomodare al nostro tavolo giusto in tempo per assistere all'ultimo spettacolo di danza hawaiana dal vivo. Un gruppo di 5 ragazze in gonnella e noci di cocco a posto del costume, corone di ibisco in testa, collane di fiori, si lancia in una serie di danze in cui anche alcuni commensali prendono parte dietro invito delle ballerine. Nonostante siano piccole e magre, non sono pelle e ossa come la svampita ragazza di prima, ma magari è solo l'effetto "rotondo" delle noci di cocco e delle gonnelle di paglia.

Il ristorante è ampio, arredato in maniera semplice e nicchie coi tavoli, che assomigliano alle capanne di legno e foglie di palma dele zone tropicali, sono sistemate lungo il perimetro della sala. Al centro tavoli rotondi e un'area grande appena per uno spettacolo senza troppi effetti speciali. Alcune statue di legno che dovrebbero richiamare l'arte tipica, collane d fiori sistemate pressappoco ovunque danno al posto il giusto tocco di hawaianità che ci vuole.

I cocktail sono molto curati nella presentazione, arrivano dentro ciotole di noci di cocco, decorati con ananas, foglie di palma, ombrellini di carta e orchidee.

E come spessissimo accade in un ristorante in un giorno qualunque, c'è sempre qualcuno che festeggia il compleanno, cosi che cantare la canzone di rito è un obbligo e un passatempo.

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Before leaving for the vacation planned for long time, going out with friends is normal. Two days before the departure to Nagasaki I arrange a dinner with Serena in a Hawaiian restaurant, with the unexpeced live show of hula dance. Together with her and Gio, an old friend of her from the University, Ursula and J can't miss too. Eterogeneous group of people, we chitchat about our own country of origin, our own customs and food traditions. And once more I realize how important meeting other cultures and widen one's own horizon is.

The girl welcoming us at our arrival is too skinny and slim and , as a dear friend of mine says, "if you lit a light behind her back, you can have her x-rayed". Wrapped into a lila pareo, she shove us to our table just in time to see the last live dance show of the evening. A group of 5 girls in skirts and coconut bras, hibiscus rings on the head, flower necklace, start a series of dances in which the people in the restaurant are invited too by the dancers to join. Even small and slim, they don't look skin and bones like the girl before, but it can as well be just the "round" effect of the coconut bra and the hay skirts.

The restaurant is large, furnished in a simple style and tables under palm roofs are arraqnged along the perimeter of the hall. In the middle are round tables and a area big enough to allow a show with no special effects. Some wooden statues representing the local art, flowers put nearly everywhere give to teh place the right Hawaiian touch it needs.

Cocktails are very curated, they are presented and served into coconut bowls, decored with pineapples, palm leaves, paper umbrellas and orchids.

And as very often happens in a restaurant in a normal day, there was a birthday. Singing the songs fo fun and entertainment is a kinda must.
 



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Thursday, August 20, 2009

Indonesian Festival 2009

Uno dei festival estivi a cui non ho partecipato lo scorso anno e' quello indonesiano. Quindi quest'anno sono andata. E sono andata in compagnia di Ursula, collega tedesca qui per soli 2 mesi ma con tanta voglia di fare e di visitare. Facciamo il classico giro di Harajuku-Shibuya, e decidiamo di dare un'occhiata al festival.


La comunita' indonesiana a Tokyo deve essere davvero piccola perche' rispetto ad altri festival etnici a cui sono andata, questo qui era piccolissimo e vuoto. Pochi gli stand col cibo e i prodotti locali, eppure sul palco danze e canti non sono mancati. Poca cura nei costumi, poco interesse nell'attirare gente. Ma di fatto la cucina indonesiana merita.

E neanche si sarebbe potuto dire che c'era tempo brutto e quindi l'affluenza e' stata scoraggiata...il fine settimana e' stato caldo e soleggiato, il vicino parco di Yoyogi pullulava di gente impegnata a fare sport o a poltrire sul prato, per cui ci deve essere qualche altra motivazione del perche' questo festival non abbia riscosso tanto successo. Probabilmente, chiunque andava, avra' visto poca confusione e sara' andato via.

In compenso pero', al parco abbiamo assistito ad una esibizione di un gruppo di giappi amanti del rock anni 50, che si sono lanciati in balli alla Elvis per tutto il pomeriggio.

La giornata finisce con l'usuale passeggiata lungo Omotesando per oservare i negozi delle grandi firme della moda.

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One of the summer festivals I didn't attend last year is the Indonesian fest. So I went this year. And I went with Ursula, German collegue here for only two months but with a lot of energy and keen to sightseeing. We do the classic walk Harajuku-Shibuya and then we decide to have a look at the festival.

The Indonesian community in Tokyo must be really small, because with respect to other ethnic festivals I saw, this one was small and empty. Few booths with food and local products, and yet dance and songs on a stage were frequent. Little care in the costumes, little interest in attracting people perhaps. But Indonesian food is good.

One can't even say the weather was bad and hence the attandance was low, because the weekend was sunny and warm, the nearby Yoyogi park was full of people doing sports or chilling put on the grass. There must be another reason why this festival wasn't so successful. Probably, people who went saw no crowds and left.

Anyways, at the park we saw a show offered by some Japanese, fans of the 50's rock'n'roll, who danced on Elvis-style sounds the all afternoon.

The day ends with the usual stroll along Omotesando to have a look at the fashion icons' show rooms and shops.
 



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Saturday, August 15, 2009

Lifestyle: gastronomic tourism

Estate, vacanze, viaggi. I giapponesi non hanno molte ferie durante l'anno, ma quando vanno in vacanza, si premurano innanzitutto di farsi una cultura gastronomica del posto che si accingono a visitare.

In questa puntata di Lifestyle, un argomento sfizioso. Si parla di cibo. O meglio, di come i giappi lo intendono. Per i curiosi che amano sapere cosa si mangia in Giappone, ci pensa una vecchia puntata di 'Lifestyle:ciò che è veramente giapponese', centrata proprio sulla cucina giapponese (link: cibo giapponese).

In generale, tutto ruota attorno al cibo, dalle uscite con gli amici, agli appuntamenti galanti, alle cne di lavoro. Eistono a Tokyo anche classifiche dei migliori risotranti, suddivisi per categoria. Ma non solo.

Visto che in questo periodo sto organizzando alcuni viaggi per il Giappone, mi soffermo un pò di più sulle guide turistiche distribuite gratuitamente alle agenzie di viaggi o alle stazioni ferroviarie. E bene, una cosa è sicura: l'elenco dei ristoranti è sempre infinito e dettagliato.

La tipologia del viaggiatore giapponese è infatti quella del viandante gastronomico: prima di decidere sul posto da visitare voglio sapere cosa e come si mangia. Spessissimo, poi, i pacchetti vacanza con pernottamenti includono tutti i pasti. Specifiche descrizioni e foto del piatto della casa, piatto tipico e altre curiosità sul cibo fanno anche parte delle informazioni incluse nei pacchetti.

Qualsiasi guida su qualsiasi città incomincia con in copertina delle foto fascinose su templi, o boschi e cascate, viste notturne dei porti e altro. Poi, all'interno, continua con le dettagliatissime, magnifiche, invitanti foto dei piatti tipici locali, poi con le rilassanti terme presenti nell'area, poi con gli hotel e infine con le attività e i vari intrattenimenti del posto.Se ve ne sono. Quindi, prima la panza, poi la vacanza a quanto pare. Spesso è possibile organizzare un "tour del gusto", percorrendo la via degli udon, o la via della soia, o la via del sushi o altre ancora. Come se il cibo rappresentasse un vero e proprio elemento turistico assolutamente da non perdere. Ma ne varrà davvero la pena? Ma poi,dove mettiamo la natura e le tradizioni religiose e folkloristiche? E le montagne piene di gole, anfratti e cascate? E le spiagge (tra l'altro disertate per i più popolari tour in barca)? No, prima di tutto bisogna accontentare il proprio palato e vivere un'esperienza culinaria straordinaria. Vacanza è sononimo di mangiata esagerata. E a giudicare dalle figure esili e sottili dei giapponesi, tutto si potrebbe dire, fuorchè che siano fanatici del cibo. Cibo che va gustato meglio quando la presentazione del piatto ammicca e stuzzica la vista.

Quando si chiacchiera coi giappi e si annuncia loro che si sta andando da qualche parte per il fine settimana, la prima cosa che suggeriscono è "ah, se vai lì, per mangiare c'è questo ristorante qui che è buono....".

Mi sa che delle agenzie è meglio non fidarsi...la mia vacanza me la costruisco da me. Di certo, ovunque andrò, non morirò di fame.

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Summer, vacation, travel. The Japanese have few vacations in one year, but when they go on holiday they at first worry about getting a culture on the gastronomy of the place they're going to visit.

In this episode of Lifestyle, a tasty topic. We tallk about food. Or better, about the way the Japanese are interested in it. if anyone curious wants to know more about what food is in Japan, there's a old episode of 'Lifestyle: what is really Japanese' focused on food (link).

In general, everything goes around food, from going out with friends, to dates, to business dinners. There are in Tokyo even listings with the best restaurants, grouped in categories. But it's not all.

So, since I am planning some travelling around Japan in these days, I am concentrating a bit more on the pamphlets and free guides available at the travel agencies or train stations. Well, one thing is sure: the list of the restaurants is always infinite and detailed.

The Japanese traveller type, indeed, is the one of the gstronomic pilgrim: before deciding on the place to visit I want first to know what and how good the food. Very often, too, the travel packs with accommodation include all meals. specific descriptions of the speciality of the house and such are also part of the information available.

Any guide on any city starts with, on the cover, fascinating photos of temples, woods, waterfalls, night views. Then, inide, it continues with at first the very detailed, marvellous, inviting photographs of the local dishes, then with the relaxing hot springs in the area, then with the hotels and eventually they come to the place amenities and leisure spots. If any. So, first the tummy, then the vacation, it seems. It is often possible to arrange a "gastronomic tour", walking the path of the udon, soy, sushi or some more. As if food represented a real touristic element which can't be missed. But is it really worth it? Then, is there room for nature, festivals, religion and traditions? And what about the mountains, the gorges, the waterfalls? And beaches (ususally deserted in favour of the more attractive boat tours)? No, first comes the satisfaction of the mouth and the extraordinary food experience. Vacation is a sinonym of exaggerate eating. And judging by the skinny and slim figures of the Japanese, one can say everything but they're crazy about food. Food that is better enjoyed when the presentation of the dish is catchy for the eye.

When telling the Japanese we're going somewere for teh weekend, they say as a first thing "oh, by the way, if you go to that place, there's a very good restaurant there.."

I guess I won't trust the travel agencies.....I'll plan my own vacation. Surely, anywhere I go, I won't starve.

Friday, August 14, 2009

Obon Week

La seconda settimana di Agosto viene grosso modo fatta coincidere con il periodo in cui i giapponesi si dedicano al rito buddista della commemorazione dei defunti.

La festa, non ufficiale, ma sentita da molti giapponesi, si chiama O-bon ed e' caratterizzata da uno spostamento di massa e da danze. Infatti per tradizione i giapponesi tornano nella casa di famiglia e si dedicano alle pratiche buddiste del caso: si fanno pulizie a casa, si va in cimitero a accendere l'incenso per i defunti, ci si veste in kimono e si balla la danza tipica per la festa.

Inoltre, cosa secondo me molto bella, prima e dopo dell'obon, moltissime lanterne di carta vengono accese e poste sull'acqua di laghi o fiumi o mare, nella speranza che la luce venga scorta dagli spiriti degli antenati defunti. Tutto cio' viene fatto coincidere con l'arrivo del buio, e cosi' tante lucine giallognole punteggiano le acque del Giappone, e in molti casi vengono trascinate in mare aperto dalla corrente dei fiumi. La tradizione buddista vuole anche che si accendano lanterne di carta davanti la porta di casa, cosi' da aiutare gli spiriti dei propri antenati a ritrovare la strada. Poi, a fine obon altre lanterne vengono accese per aiutare gli spiriti vaganti a trovare la via verso il regno dei morti.

La scorsa estate a Ueno e' stata la prima volta che assistevo a qualcosa del genere...nel lago del parco centinaia di lanterne sono state abbandonate a se stesse, creando una magica atmosfera.

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The second week in August overlaps more or less with the period when the Japanese celebrate the Buddhist ritual of visiting their ancestors' graves.

The unofficial but important holiday for the Japanese is called Obon and it consists of a mass traveling and dances. Traditionally, indeed, the Japanese go back to their families and start the Buddhist practice of clean the house, go to the cemetery and burn incense for their ancestors, dress kimonos and dance the typical dance.

Also, a very beautiful thing for me, before and after the obon week lots of paper lanterns are put on the waters of rivers and ocean, with the hope that the light can be caught by the ancestors' spirits. All this happens when sunset approaches, so that many yellowish lights dot Japan, and in many cases they reach the ocean dragged by the rivers. The tradition wants paper lanterns be put on the entrance door of the houses, so that they help the ancestors to find their own way home. At the and of the obon, also, other lanterns are places on the doors to help the spirits to find the way back.

I visited Ueno park last summer, where in the pond hundreds of paper lanterns were put on the water, creating a magic atmosphere.

Sunday, August 9, 2009

Lifestyle: Ibento (イベント) - Events

Approfitto di un fatto successo ieri sera per introdurre una nuova puntata della saga Lifestyle:ciò che è veramente giapponese. Dunque, un sabato come tanti altri, per me, mi ero organizzata con Serena per uscire assieme a lei e Giovanni e un gruppo di gente nuova. Dove si va, dove si va, io ero abbastanza propensa a fare un giretto dalle parti di Odaiba, Tokyo Bay, ma giusto perchè era da tanto che non ci andavo. Beh, volle il caso che anche gli altri stavano andando lì. Quindi, senza fare troppe domande, mi sono unita. La cosa che hanno omesso di dire era che c'erano i fuochi d'artificio.

Si, i più grandi e i più attesi di Tokyo!E io non sono un'amante degli eventi di massa. Men che meno se gli eventi di massa sono a Tokyo. Difatti, avendo fatto i miei ibento - イベント - (eventi), soprattutto quelli estivi legati ai fuochi, mi ero ripromessa di non rivivere le stesse esperienze due volte. Ma essendo con cari e divertenti amici, quest'anno è andata cosi.

La quantità di gente radunatasi per l'evento (e difatti Evento è l'argomento di oggi) è praticamente un multiplo dell'intera popolazione nazionale. I fuochi, premetto, sono visibili da alcuni punti della città, ma ovviamente più si è vicini, meglio è. Essendo sparati da due piattaforme nella baia, raggiungere Odaiba, l'isolotto artificiale costruito per sopperire alla inesauribile richiesta di poli commerciali, è stata un'impresa erculea. Tutti, da qualunque punto della città, si dirigevano nella stessa direzione, un'unica destinazione: la spiaggia.

Ci sono elementi comuni a tutti gli ibento di media o grossa portata, e non ne siamo certo stati immuni ieri:
C'è un ibento: tutti devono esserci. Che siano fuochi, feste religiose, feste popolari, eventi annuali, party estivi, TUTTI devono aver fatto la loro parte.
Il giorno dell'ibento: la città è paralizzata, treni e mezzi di trasporto pubblici intasati sino a scoppiare (sul serio, nessuno ha idea di quanta gente è possibilie far entrare in un treno!)
Preparativi per l'ibento: la gente va ad appostarsi anche il giorno prima, letteralmente campeggia, pur di avere il posto con la vista migliore. Poi passa tutto il tempo a mangiare e sbevazzare fino a molto oltre la fine dell'evento.
Abbigliamento da occasone: donne in yukata e uomini in jinbei (versioni estive dei kimono)
Cosa rimane dell'ibento: gente devastata dall'alcool a ogni angolo della strada, più o meno coscienti.
Norme di sicurezza per l'ibento: diciamo pure che i giappi sono bravi a prevenire invasioni di massa, ma non sono certo bravi a gestire la massa.

Dilunghiamoci un pò più su questo elemento: quando non sappiamo minimamente di un certo evento in corso, ce ne accorgiamo subito comunque, perchè già ci pensano yukata e jinbei a suonare i primi campanelli d'allarme. O ci sono fuochi d'artificio o c'è un festival. Appurato ciò, è facile anche intuire dove avverrà l'evento, a giudicare dalle masse che si muovono verso una certa stazione, verso una certa area della città. Si fa mente locale, si pensa a che stagone è, e si ha la piena immagine di ciò che sta accadendo. Ma torniamo alle misure di sicurezza. Poliziotti dirigono le masse, comunicano messaggi e avvertimenti,suggerimenti, obblighi che sono meramente ascoltati persino dai giapponesi stessi. Comunque sia, appaiono transenne lungo le strade, molte strade sono sbarrate, ingressi multipli alle stazioni chiusi per evtare la calca, spazi ammessi davvero davvero pochi, parchi chiusi, eccetera. Prevenire che la gente si accalchi su ogni centimetro disponibile come gli avvoltoi è qualcosa che più o meno riescono a fare. Ma in ogni caso non riescono a fermare l'andirivieni di gente che, in barba agli avvisi, alla faccia di chi ha faticosamente conquistato un piccolo angolo con vista, continuano imperterriti la loro ricerca. O passeggiano semplicemente. Infine, cosa che ricorda molto la repubblica popolare cinese ai tempi del regime comunista, improvvisamente vengono diramati importantissimi comunicati su: inizio dell'evento, durata, fine dell'evento, viabilità, consigli su come tornare a casa, che mezzi prendere, a che ora tornare a casa, che strada fare per raggiungere la stazione, a che ora fare il bagno a mare.
Scatta l'emozione: per ogni ibento c'è sempre un coro di "Aaaaaaaaaah", "oooooooooh", "Uuuuuuuuuh" di meraviglia.

In definitiva, nonostante le fatiche che abbiamo dovuto provare per trovare un piccolo angolo, ci siamo divertiti, siamo riusciti a fare alcune foto, abbiamo chiacchierato molto, abbiamo riso. E l'hamburger hawaiiano con vista del rainbow bridge ci ha ripagato di tutta la fatica.

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I take inspiration from a fact happened yesterday to introduce a new episode of the series Lifestyle: what is really Japanese.

So,on one Saturday like many others, at least for me, I arranged a date with Serena and Giovanni and some new folks to go out together. Where to go, where to go, I was keen to go to Odaiba, Tokyo Bay, because it's been a while since the last time I went there. Fates want that also my friends are going there. And without questioning, I joined them. What they omitted was that Tokyo Bay fireworks were on. Yes, the biggest in Tokyo!!! And I definitely don't like such events. Even less when the huge events are in Tokyo. In facts, I already attended my ibento - イベント - (events), especially the summer ones with fireworks, I promised myself not to experience the same thing twice. Being with dear friends, that's how it is this year.

The quantity of people gathered for the event (indeed Events is today's topic) is practically a multiple of the nation's population. I have to say though that the fireworks are visible also from other areas of the city, but obviously the closer, the better. the fires were shot from two platforms in the bay, and making it to Odaiba, the artificial island built to fulfill the neverending Japanese's need for shopping centers, was a herculean effort. Everyone, from any part of the city, was heading towards one directon, one destination: the beach.

There's common elements to all the middle and big events, and we weren't spared them yesterday:
There's an ibento: everyone must be there. Whatever of fireworks, festivals, religious parades, annual events, summer parties, they ALL have to be there.
The day of the ibento: the town is paralized, trains and means of transportation are blast-packed (really, no one has any idea of how many people can squeeze in a train!)
Preparation for teh ibento: people go pick a spot the day before, they litterally camp in order to have the spot with the best view. They, then, spend all the time in eating and drinking way after the event is over.
Dress code: women wear yukata and men wear jinbei (summer versions of kimono)
After the ibento: people totally wasted by alcohol at every corner, more or less conscious.
Security measures for the ibento: let's say the Japanese are good in preventing mass invasions, but are less good in handling the masses.

Let's talk a bit more about this last one: when we don't know of a event going on, we immediately understand because yukata and jinbei seen around ring the first bell. Either it is fireworks or a festival. Made sure of that, where the event will be held is easy as well to discover by observing the masses of people moving to a station or going to a specific area of the city. One thinks a bit, realizes what season it is, and they get the whole picture of what's happening. But let's get back to the security measures. Policemen instruct the crowds, they communicate advices, suggestions,must-dos that are barely attentioned even by the Japanese. Anyways, they place breaks along the streets, they close roads, multiple exits to a station are closed to avoid massive concentration of people, allowed areas really few and restricted, parks closed and so on. Preventing the people to jump on every centimeter available live voltures, they can still manage. But they can't stop people who, in the face of the announcements and in teh face of the people who have already found a viewing corner, keep walking forth and back. Finally, a thing that reminds of of the popular republic of China at the era of communist empire: suddenly a voice make announcements from loudspeakers for start of the event, duration, end of the event, news on viability, hints on how to get to the closer station, what means to use, what time to go, what time to have a swim.
Emotions start: at every event tehre's a chorus of wondering "Aaaaaaaaaah", "oooooooooh", "Uuuuuuuuuh".

All in all, even though we went through hard times to find a small corner, we had fun, we managed to take some pictures, we chatted a lot, we laughed. And eating a Hawaiian burger with the view of the rainbow bridge paid us back of all the efforts.



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Wednesday, August 5, 2009

Fly high

L'effetto che fa volare è sempre particolare. Tutte le volte che mi trovo in aeroporto vengo presa da sentimenti contrastanti, eppure la sensazione che mi prende al momento dell'imbarco è la stessa ogni volta: batticuore e meraviglia. Mi meraviglio sempre quando vedo gli aerei cosi grossi e i piloti dentro cosi piccoli! E mi rendo conto che volare è proprio bello! Ma bello davvero. Pensi che tra poco enterai in un mezzo enorme, ti siedi, accorci le distanze volando.


E in tempi di low cost e di viaggi last minute, ci si rende conto che davvero tutti adesso possono viaggiare usando un mezzo di trasporto che fino a pochi anni fa per molti era ancora un lusso. Vedo uomini d'affari, farmacisti o medici che partono per conferenze o convegni, vedo professionisti, avvocati, economisti. vedo anche facce di chi inizia una nuova vita, facce di chi è stanco, facce di chi non ha la minima idea di dove va. Facce di chi fa parte del popolino, uomini e donne che non sanno come ci si comporta o di come ci si debba muovere. Facce di gente cafona e maleducata, facce di gente disinteressata e distante. Ognuna di queste facce è appiccicata a una persona e ognuna di queste persone porta con se una storia, tante storie, storie di inizi, storie di fini, storie di ricongiungimenti o storie di separazioni. Si ha la testa per aria in aereo, e non è un modo di dire. La si ha per aria sul serio. Si fantastica -chi non è occupato a leggere i giornali o scrivere al pc le ultime mail prima del meeting- su tutto, si osserva il cielo blu o grigio o bianco per le troppe nuvole. Il fatto di poter volare è qualcosa di magico e misterioso. Cosa c'è in un aereo che spinge tutti a fare milioni di fotografie agli aerei parcheggiati o in volo al terminal? Non si smette mai di meravigliarsi di fronte a un decollo o un atterraggio, perchè? In effetti vedere un tale ammasso di lamiera, ingegneria e meccanica così imponente, pesante, e sapere che tale mostro è tenuto in aria sospeso a migliaia di piedi da terra da una

persona soltanto fa un certo effetto. Penso che ci sia un misto di paura, quasi soggezione direi, e di fascino...ci si sente proprio piccoli al cospetto di un aereo. Gli aeroporti oggi non sono altro che stazioni di parcheggio e di transito per un mezzo di trasporto qualsiasi, veloce si, ma ordinario oramai. E chi si trova a trascorrere anche una sola ora ad aspettare seduto da qualche parte prima della partenza non può non notare il viavai di aeromobili, di ogni taglia e bandiera, che arrivano, che partono, che imbarcano gente, che manovrano, che corrono all'impazzata sulla pista. E quasi quasi il mestiere di pilota sembra un mestiere da poco, da nulla.

Che dire allora di quando ci si trova dentro un aereo? Se prima ci vedevamo piccoli già di fronte a un singolo aereo, pensate a come ci si possa sentire minuscoli di fronte alla infinita vastità della terra vista da lontano....le case, le strade, le macchine, le piante, gli edifici, via via che si sale su in alto, tutto comincia a diventarte piccolo e ancora più piccolo. E alla fine tutto si riduce a tanti puntini luminosi su una distesa sconfinata.

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The effect of flying is always particular. Any time I am at the airport I am assaulted by opposites feelings, and yet, what I feel at the moment of the embarkation is the same every time: heartbeat and wonder. I wonder when I see the planes so big and the pilots inside so little! And I realize flying is really, really nice. You think that soon you'll enter a humongous means, you sit down, you shorten all distances by flying. And in the days of low cost and last minute travels, we realize everyone can travel by a means of transportation which was considered luxury till few years ago. I spot businessmen, farmacologists and doctors going to conferences or seminars, I see professionists, attorneys, economists. I see faces of people who starts a new life, who are tired, who have no idea of where they're giong. Faces belonging to simple people, men and women who don't know how to do, what to do there. Faces of rough, miseducated people, distant faces, faces of people disinterested. Every face is stuck on one person, and each of there persons bring a story with them, many stories, stories of beginnings, sories of endings, stories of separations or stories of reunions. People have their heads in the clouds, and it's not a clichè, I mean for real. People fantasize on everything - when they're not busy in reading newspapers or writing the last emails before the meeting- , we look at the blu or grey or white sky. The act of flying is something magical and mysterious. What is in a airplane that makes everyone take millions of fotographs of the planes parked or landing or taking off? Why one can't stop wondering at a landing or at a take off? In facts, seeing such a huge, heavy, impressive combination of iron, engineering and mechanics, and knowing that this monster is kept in the air, thousands of feet above the ground, by one person only, has a certain effect. There's I think, a mixture of fear, awe and fascination...one feels really small confronting a plane. Nowadays airports are just parking areas for a ordinary means of transportation. Fast but ordinary. Who's sitting waiting for theyr departing flight can't not notice the traffic of planes, of every size and flag, arriving, leaving, manouvering. And the job of pilot seems common, easy, ordinary.

What about when inside the plane? If before we considered ourselves small compared to a plane, imagine how infinitesimal we must look compared to the vastity of the planet.... houses, roads, cars, plants, buildings, they all become smaller, the higher we fly. And in the end everything is reduced to a bunch of scattered dots on a borderless plain.

Monday, August 3, 2009

Life is a pencil

La mia amica, durante la mia vacanza in Sicilia, mi ha regalato un libro di Paulo Coelho che dice le ricorda me. Non si sbagliava. Leggendo i brevi racconti e aneddoti, mi rispecchio nelle pagine. Lo scrittore ha il mio stesso modo di ragionare.

La sua scrittura è ricca di metafore, come la mia. Una delle tante belle metafore è quella in cui paragona la vita di una persona ad una matita.

Come la matita è guidata nella scrittura da una mano, così l'esistenza è guidata da un ente superiore.
Come la matita, consumandosi necessita di essere temperata per rinnovarsi,così l'uomo deve imparare a sopportare per diventare migliore.
Come il tratto con la matita può essere cancellato e corretto, così l'uomo deve imparare dai propri errori.
Come la cosa più importante della matita è l'interno, la grafite, così l'uomo deve prestare attenzione a ciò che accade dentro di se.
Come la matita lascia un segno, anche ogni azione umana lascia una traccia di cui bisogna essere consapevoli.
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My girl friend, while I was visiting Sicily, gave me as a present a book fom Paulo Coelho and said it remainds her of me. She wasn't wrong. Reading the short stories, the anecdotes, I see myself in the pages. The writer has my same reasoning.
His style is rich in metaphores, like mine. One of the most beautiful of which is the one that compares man's life to a pencil.

As the pencil is led by the hand, so existence is led by a superior entity.
As the pencil, by using it, needs to be sharpened to renew, so man has to learn to suffer to be better.
As the line can be erased and the mistake corrected, so a man needs to learn from his mistakes.
As the most important thing in a pencil is the inside, so man must pay attention to what happens inside him.
As a pencil leaves a mark, also human actions leave a trace and one needs to be aware of it.