Wednesday, July 22, 2009

come ti nascondo l'eclisse totale

Era l'eclisse di sole più lunga del 2009. Era totale. Era una vera bestemmia perdersela. Ce la siamo persa. Colpa del cielo nuvoloso che da due giorni copre il Giappone. Qui, alla mia latitudine, sarebbe stata un'eclissi del 70% circa, solo a Iwojima sarebbe stata totale. Iwojima, dove per assistere a un fenomeno naturale tra i più spettacolari dell'universo, alcuni hanno sborsato fino a 300 euro e si sono dovuti accontentare di una manciata di nuvole e un pò più d'ombra del solito al momento della copertura del sole...

Ma seppur parziale, valeva la pena provarci. Il massimo della copertura sarebbe stato alle 11:13 ora locale in Giappone, ma in ogni caso già da molti minuti prima fino a molti minuti dopo si poteva ammirare l'ombra che la traiettoria della luna disegnava lungo il suo corso. Se solo non ci fossero state nuvole!!!

Per lo meno, al momento in cui ho potuto abbandonare la scrivania e tirare qualche scatto, le nubi mi hanno in qualche modo riconosciuta, Sandro ha infatti detto che aspettavano me prima di nascondere completamente il sole, e quindi una parvenza di eclisse l'ho immortalata.

E soprattutto l'ho vista senza sborsare un centesimo.

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It was the longest solar eclipse of 2009. It was total. It was like swearing if one missed it. We missed it. A cloudy sky fault, covering Japan for the last two days. Here, at our latitude, the eclipse was predicted to be up to 70%, only in Iwojima it could be total. Iwojima, yes, where to see the most spectacular phenomenon in the universe, some paid up to 3000 bucks and had to get content with a handful of clouds and a little more shade at the moment of the coverage of the sun...

Yet partial, but worth a try. The peak was supposed to be at 11:13 local time in Japan, but still, for many minutes before and many minutes after one can watch the shade the moon was drawing on its path. If only clouds went away!!!

Though, when I had some time to leave my desk and try out some shots, the clouds somehow recognized me, Sandro said indeed that they were waiting for me before covering the sun again, so I could fix a idea of a eclipse.

And, overall, I saw it without paying one cent.




Lifestyle is convenient

L'efficienza fatta persona ha genitori giapponesi: mamma tecnologia e papà operativismo. L'invenzione che ha cambiato la vita dei giapponesi e dei residenti non giapponesi è senz'altro la postazione self-service interattiva. Pensate ai bancomat, ma pensateli evoluti. Pensateli come un intero ufficio, connesso a internet, con tanto di personale dentro, tutto racchiuso in un grosso totem elettronico dallo schermo parlante. Non si trovano dappertutto, ma se li si cercano, bisogna andare nei mini market, qui chiamati convenience stores (nel senso che non sono economici, ma sono convenientemente locati dappertutto e convenientemente forniti di tutto, dal cibo ai cosmetici). E, aggiungo, sono convenientemente utili.


La storia di oggi ha a che fare con la saga Lifestyle: ciò che è veramente giapponese, ma solo in senso lato. Difatti i convenience store non sono una prerogativa giapponese, è solo che non li abbiamo noi in Italia. Basti pensare che sono più numerosi dei Macdonald's. Quello che però ha a che fare con il lifestyle giapponese è che in questi convenience stores è possibile fare degli acquisti che altrove sarebbero prerogativa di agenzie dedicate. Pensate ai biglietti per i concerti: andate in uno di questi convenience store, interagite con la postazione elettronica e zacchete, avete il vostro biglietto per il concerto, pagato comodamente alla cassa del negozio. volete un biglietto per i parchi a tema, tipo Disneyland? Eccolo li, tramite totem parlante. Volete comprare biglietti per autobus e treni o ....aerei? ebbene si, andate, inserite i vostri dati, ottenete una ricevuta in cambio, con quella pagate l'omino alla cassa, et voilà. Nessun disturbo, nessuno stress, nessuna perdita di tempo alle agenzie. Ancor più se si pensa che i convenience stores sono aperti 24 ore su 24, quindi.....

Dunque, l'iter a cui mi sono sottposta è stato il seguente: cerca su internet voli aerei per la tua destinazione>> trovati i voli, scegli e prenota>> usa codice di prenotazione alla postazione self-service>> paga>> parti e divertiti!

Ah, e dimenticavo: ai convenience stores si paga anche ogni tipo di bolletta. Ditemi voi se questa non è vita!
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Efficency made person has Japanese parents: mom technology and dad operativity. The invention that changed the Japanese (and he non Japanese living here) lives is for sure the interactive self-service machines. Think about the ATM but think them evolved. Think about them as a whole office, connected to the internet, with personnel in it, everything held in a totem with a talking screen. They're not everywhere, but to find them one goes to the convenience stores. And I mean, theyreally ARE conveniently useful.

Today's story has to do with the 'Lifestyle: what's really Japanese' episodes only slightly. In facts, the convenience stores aren't a Japanese thing, it's just that we don't have them in Italy. Imagine they overnumber Macdonald's. What, though, has to do with the Japanese lifestyle is that in such stores one can buy items which would be prerogative to dedicated agencies to purchase. Imagine the tickets for concerts: go to one of those stores, interact with the electronic device and snap!,you've got your ticket easily paid a the shop counter. You want a ticket for the theme parks, like Disneyland? There you are, throught the talkative machine. You want a bus, train and..yeah, plane ticket? Alright, go, insert your data, get a receipt, use that to pay at the cashier et voilà. No pain, no stress, no time lost at the agencies. Even more if one thinks that convenience stores are open 24/7....

So, the process I went through was: find flights for your favourite destination on the internet>> flights found, chosse and book>> use the reservation code at the self-service machine>>pay>>go have fun!

And, oh, I forgot: at the convenience stores one canpay any type of bills. You tell me if this is not life!!!

Lifestyle -- Automate Ultimate

Sfruttando la fase creativa dovuta forse all'eclisse di stamane,pensando alle meraviglie delle postazioni self service riflettevo sul fatto che i giapponesi fanno il possibile per rendersi la vita facile, comoda, libera da ogni preoccupazione.

L'automatismo è il fine ultimo della vita di un giapponese. E a giudicare da ciò che vedo e vivo, direi che i giappi sono avanti.

Ritorniamo per un attimo ai mini market. Appurato il fatto che si può acquistare di tutto, è anche possibile pagare in svariati modi. Anzi, ciò che affascina è proprio il "cerchio vizioso" della mancata circolazione effettiva di moneta. Tutto può tranquillamente avvenire per via elettronica. Non so da dove il tutto parta e dove il tutto arrivi, ma io lo faccio partire dagli abbonamenti per i trasporti. Chiuque qui ha una tessera prepagata ricaricabile che funziona come vera e propria carta di debito: la si ricarica alle macchinette dei biglietti alle stazioni, la si passa sul lettore digitale ai gate e si entra in stazione; la si usa per acquistare dai distributori automatici di cibo, bevande, sigarette, ecc; la si usa per pagare ai minuscoli ristoranti di ramen e soba che si trovano qui è li sparsi tra le piattaforme in stazione;la siusa anche per gli autobus, la metro e alcune linee di treni private. La si usa anche nei convenience stores, ovviamente.

C'è di più. Se non si ha voglia di ricaricare la carta alle macchinette, si può impostare una ricarica automatica mensile che accede direttamente al conto in banca. E così come perla carta, si possono automatizzare i pagamenti di bollette, affitti,abbonamenti internet, pay TV eccetera per far si che avvengano senza che noi neanche ce ne accorgiamo (a meno di controllare l'estratto conto).
Però, diciamoci la verità, siamo stufi di doverci trascinare sta carta ovunque andiamo, giusto? Vorremmo che in qualche modo se ne potesse fare a meno. E allora le preghiere dei più pigri sulla faccia della terra sono ascoltate e i pagamenti che ho già elencato vengono fatti usando...il telefono cellulare!

Andiamo, non ci avevate pensato eh? Beh, qui non è cosa da poco visto che per i giappi il cellulare è più importante persino della propria persona. Ci si guarda la tv, si ascolta la radio o le tracce mp3, si naviga in internet, quindi perchè non incorporare il sistema di pagamento tramite carta di debito nel cellulare? Ah, ovviamente, anche l'abbonamento del telefono e le ricariche della carta possono essere automaticamente addebitate sul conto in banca.
Morale: se non hai un conto in banca e un cellulare, non sei nessuno.
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Using the creative phase perhaps due to today's eclipse, I was thinking about the wonders of the self serivce machines when I reason about the fact that the Japanese try hard to get their life easy, comfy, worries-free.
Automation is the ultimate goal for a Japanese. And judging from what I can see and can experience, I'd say the Japanese are one step forward.
Let's go back to the convenience store for a sec. Acknowledged that everything can be purchased there, also the payment can be done in several ways.

Actually, what fascinates is the "victious circle" of the lack of money circulation. Everything can easily happen via electronic means. Dunno where all starts, neither I know where it ends, but let's say it starts with the commuting cards. Anyone here has a prepaid, rechargeable card used as a real debit card: you can recharge it at the ticket machines in the stations, you hover it to the card reader at the gates and you're in the station; you can use it to buy food and beverages and sigarettes from the vending machines;you can pay at the ramen&soba restaurants scattered on the platforms; you can use it even on buses, subway and some private train lines. You can use it at the convenience stores, too. Clear.

There's more. If you don't want to bother to recharge your card at the machines, you can set up an automatic monthly refund directly digging into your bank account. As for the card, payments for all sorts of bills, fees, apartment rents, internet and pay tv fees, and so on can be automated so that we won't even notice (unless we check the month-end slip).
But, I mean,be honest, we've enough of carrying this card around, right? We would like to do without it, somehow. And the laziest people in the world prayer are heard and all the payments I already mentioned can be done by....mobile phones!!!

Ah, I know, you didn't think about it uh? Well, it's not to underestimate, because the Japanese are nuts about their mobile, more important than themselves.
They watch tv on it, listen to the radio or to the mp3 tracks, they browse the net, so why not to incorporate the same payment sistem of the debit cards?
Oh, and of course the mobile monthly fee and the card charge can be, too, automatically withdrawn from your bank account.
Moral: don't own a mobile and a bank account, you're nobody.

Tuesday, July 14, 2009

E questo cos'è?


Cercando la destinazione dove trascorrere un fine settimana, vado a scoprire cosa diavolo fosse quell'isolotto artificiale che fotografai quando andai a Ogasawara....


Infatti, volendo attraversare la baia di Tokyo in traghetto per andare a Chiba e scoprire spiagge nuove, cerco su internet la strada più breve. Trovo un sacco di riferimenti a una certa Tokyo Aqua Line, che li per li avevo scambiato per una compagnia di traghetti che faceva un servizio da un capo all'altro della baia....poi vedo la foto: signori miei, quell'isolotto che da lontano sembrava tanto una enorme vela di un qualche strambo hotel o centro commerciale è in realtà un enorme tubo di ventilazione piazzato esattamente al centro del TUNNEL SOTTOMARINO che fa parte della autostrada anfibia che collega Tokyo a Chiba in solo mezz'oretta. Il collegamento è 14Km lungo, di cui 9,6Km sono sottomarini (il tunnel sottomarino più lungo al mondo) e i restanti 4,4Km sono percorsi lungo un ponte che _letteralmente_ sorge dalle acque. I-M-P-R-E-S-S-I-O-N-A-N-T-E.

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I was looking for a destination where to spend a weekend and by accident I discovered what the hell that artificial islet I photographed when I went to Ogasawara was....


I wanted to cross Tokyo bay by ferry to go to Chiba and discover new beaches, so I browse the net to find the shortest way. I find many references to a certain Tokyo Aqua Line, which I believed was a ferry company serving the two ends of the bay..then I see the photo: oh dear, that islet that really looked like a huge sail of a some extravagant hotel or department stores is in facts the opening for the ventilation of the SUBMARINE TUNNELL that is part of the anphybious expressway connecting Tokyo and Chiba in 30 minutes. The connection is 14Km long, 9,6Km of which are underwater (the longest submarine expressway in the world) and the remaining 4,4km are rode on a bridge, _litterally_ rising from the waters. I-M-P-R-E-S-S-I-V-E.
 
Il tondino in mezzo all'acqua è il mio misterioso isolotto mentre la striscia bianca è il ponte...
the round stuff in the water is my mysterious islet, while the white stripe is the bridge....

Sunday, July 12, 2009

Arachnophylia

Yokohama quest'anno festeggia il 150esimo anniversario dell'apertura del porto e lo fa in grande stile. Dal 29 aprile al 29 settembre 2009 è possibile visitare i molti siti dedicati alle celebrazioni e assistere agli eventi vari. La giornata non è di quelle appiccicose tipiche dell'estate giapponese, di conseguenza mi convinco che è meglio approfittare e vado a dare un'occhiata. Il mio pomeriggio inizia con una passeggiata al molo di Osanbashi, da dove partono le navi da crociera. Da li ho una bellissima vista della baia di Yokohama, e addirittura vedo dall'altro lato Yamashita park, uno dei confini di Chinatown. Osanbashi è stato ideato per il relax e difatti si può passeggiare lungo il molo da dentro, di lato e da sopra. Sul "tetto" ci sono addirittura sedie e prati.


Comunque, mi dirigo verso Aka Renga, la casa dai mattoni rossi, e vedendo che li hanno installato solo negozi e stand per il cibo (Azz, non fanno altro che pensare alla panza questi giappi!!) mi dirigo direttamente alla Hajimarinomori - Foresta dell'inizio- per incontrare un aracnide speciale. L'attrazione qui non è la più spettacolare, infatti in un altro sito hanno realizzato con l'aiuto di un astronauta giapponese un pallone di 12 metri di diametro, sospeso a mezz'aria, che la sera si illumina e diventa una perfetta riproduzione della terra come vista dallo spazio. Per vedere quello però avrei dovuto pagare un altro costoso biglietto di ingresso, ma soprattutto avrei dovuto aspettare che si facesse sera....

Comunque, entro in questa foresta dell'inizio, nient'altro che una sapiente installazione di strutture a raggio e semicerchio, anch'esse dotate della capacità di iluminarsi alla sera creando una sorta di ambiente di sottobosco. L'attrazione maggiore qui dentro è senza dubbio un enorme ragno meccanico. Lo spettacolo prevede l'arrivo di 5 "piloti", uno sulla testa a gli altri che pilotano una coppia di zampe del mostro a testa, e poi accompagnati da una musica di sottofondo agiscono in sincronismo per far muovere la bestiola. Lo spettacolo è affascinante, anche perchè il ragno è veramente enorme e quando si avvicina fa paura. Una cosa che ci hanno raccomandato prima dell'inizio dello spettacolo è stata di fare attenzione alle nostre macchine fotografiche o cellulari, visto che il ragno ti tanto in tanto spruzza acqua, ma -ci rassicurano dallo staff- lo spruzzo è diretto ben sopra le nostre teste e quindi non dovremmo preoccuparci più di tanto. Sti grandissimi....li possino...*^@-''%&£=#!!!! Ad un certo punto meccanoragno (beh, i tipi che lo pilotavano e che hanno diretto il getto d'acqua per essere più precisi) non inizia a innaffiarci ben benino???

E mi ritrovo completamente bagnata dalla testa ai piedi...e non sono stata la sola.In ogni caso è stato uno sballo.

Consiglio: andateci in una giornata di agosto, quando il sole è a picco e le temperature rasentano l'inferno e vedrete che la doccia a sorpresa vi risulterà cosa gradita!
 
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Yokohama this year celebrates the 150th annicversary of the port opening and does it with style. from April 29 to September 29 2009 people can visit the many sites dedicated to the celebration and attend various events.


The day is not a typically sticky Japanese summer day, therefore I reckon I should go and see. My afternoon starts with a walk to Osanbashi pier, where the cruise boats depart from. I have a great view on Yokohama bay form there, and I can even see Yamashita park on the other side, one of the boundaries of Chinatown. Osanbashi was designed for relax and indeed one can walk inside, outside and on top of the pier. On the "roof" are even chairs and lawns.

Anyways, I head towards Aka Renga, the red brick warehouse, and confirming that they have put only shops and food stands there (geee, the Japs seem to do nothing but think about their stomachs!!) I go directly to Hajimarinomori - Forest of the beginning - to meet a special arachnid. The attraction here is not the most spectacular one, though, in facts in another site they built, with the help of a Japanese astronaut, a 12meter diameter balloon, suspended in mid air,wich in the night lights up and becomes a reproduction of the planet as seen from the space. To see that I had to pay for another pricy ticket, but, most important thing, I had to wait till evening...

Anyways, I enter this forest of the beginning, wich is a wise installation of radial or semi-radal structures with the capability of turn on the lights in such a way that one has the feeling to be in a forest. Here the main attraction is with no doubt a big mechanic spider. The show needs a team of 5 "pilots", one on top and the other piloting two legs of the monster each, and then with a music in the background act in perfect synchronism to move the beast. The show is fascinating, also because the spider is really huge and when it comes close it scares quite a lot. One thig the staff reccommended us was to take care of our electronic goods, because the spider spits water every now and later, but -the stuff ensures us- the spray is oriented above our heads so we shouldn't be too worried. WTF....bloody.....*^@-''%&£=#!!!Doesn't the spiderchanic (well, the pilots who directed the spray actually) start showering us???

I was completely wet from head to toes...but I wasn't the only one. In any case, it DID rock!!

Suggestion: go there on a August day, when the sun hits and temperatures are nearly hell and you'll be glad of the sudden shower!
 

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Naritasan Shinsoji Gion Matsuri -- 成田

Da Tokyo a Narita si passa dalla civiltà alla vita rurale, dal moderno all'antico, si attraversano immense distese di risaie, dove ormai le piante sono verdi e alte e sanno molto di prato inglese. Narita, intendo un posto non certo l'aeroporto internazionale di Tokyo che ha lo stesso nome...


Due ore di treno da casa e si è in un altro mondo: Marina è andata a vedere una festa a Narita, in un tempio, l'ennesimo, immenso. Gion matsuri, questo il nome della festa, per i giapponesi equivale a dire Kyoto, perchè il famoso festival in Giappone che porta questo nome è proprio a Kyoto. Non molti sanno, e neanche io sapevo, però che anche a Narita ve ne è uno uguale. Trovare il tempio non è difficile in situazioni del genere, difatti mi è bastato seguire la massa e sono stata catapultata nella giusta direzione. Appena arrivata individuo i carri, uno per ogni fazione della città, che aprono le processioni verso il tempio. Bellissime le bambine in processione vestite e truccate di tutto punto come delle bambole, belli i costumi, belli i carri, simpatico in generale l'intero evento.

Non volendo sprecare molte ore in piedi ad aspettare che la parata avesse termine, proseguo per il tempio,che è il vero obiettivo del mio viaggio. Cammino lungo la Omotesando dorii (omonima strada della chic Omotesando doori a Tokyo) dove negozietti di souvenir e oggetti fatti a mano, ristoranti, si allungano per tutta la strada. In discesa. Faccio il mio ingresso al Naritasan Shinsoji con molta difficoltà dovuta alla massa di fedeli raccolti lungo le strade che rendevano difficile persino camminare. Il tempio è una continua scoperta: prima l'ingresso principale, con il piazzale frontale colmo e stracolmo di bancarelle con vivande e giocattoli e souvenir di ogni tipo; poi il secondo ingresso con la lanterna e via all'ascesa. Salite le scale si arriva nel piazzale interno su cui si affacciano il tempio principale, la pagoda a tre piani e vari edifici. Tutt'intorno al padiglione principale si estende un mare di ciottoli, alberi e fiori, tempietti minori, altari, eccetera. Una cosa che cattura la mia attenzione è il muro che circonda circa tre lati dell'immenso piazzale: alto più di tre metri, il muro è interamente ricoperto da placche di pietra scura con incisi sopra chissà se nomi di defunti o nomi di donatori magnanimi...Ma non finisce qui, perchè salendo un'altra rampa di scale arrivo a un altro piazzale con altri padiglioni e templi. E sono già rimasta senza parole per il primo giro al piazzale giù, quando avvisto qualcosa in lontananza. E scopro un altra enorme pagoda, con un solo piano ma talmente grande da incutere soggezione. Da qui si ricomincia la discesa da un'altra parte e è come essere entrati in uno di quei giardini delle residenze reali francesi di fine '6oo, con scalinate, aiuole ben definite, fontane e siepi. Il giardino, piuttosto che essere uno di quelli dove le piante creano meravigliosi disegni, è invece un bosco di alti alberi dai dritti tronchi che svettano sfidando il cielo. In mezzo al boschetto, un intricato saliscendi di vialetti e percorsi degni di esperti di hiking, ma anche laghetti artificiali, gazebo-palafitta, tartarughe e carpe giganti. Addirittura, immerso nella vegetazione, un piccolo edificio che da lontano sembrava dismesso ma che invece accoglieva monaci impegnati in esercizi spirituali a lume di candela (si poteva intravvedere l'interno attraverso delle aperture nelle pareti). E accanto, una cascata. Insomma, boschi popolati da elfi e fatine, processioni di santi e buddha, gnomi e animali incantati, il tempio di Narita sembra proprio il posto perfetto per il prossimo Harry Potter.
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From Tokyo to Narita is going from civilization to rural life, from modern to ancient, is traversing immense rice fields where plants are now green and high and give the idea of a lawn. Narita, meaning a place and not Tokyo international airport which has the same name...

Two hours by train from home and I'm in another world: Marina went to see a festival in Narita, in a temple, the number n one, huge. Gion matsuri, this is the name of the festival, equals Kyoto for the Japanese, because the nationwide famous festival with this name is in facts in Kyoto. Not many people know, though, and neither did I, that there's a similar one in Narita. Finding the temple is easy in such situations, in facts it was enough to follow the crowds to be led to the right direction. As soon as I arrive I spot the cars, one for each chast in the city, opening the processions towards the temple. Very beautiful the girls dressed up and made up like dolls, beautiful the costumes, beautiful the cars, nice the whole event in general.

I didn't want to spend all the time standing along the streets to wait for the parade to finish, so I headed to the temple, which was the real aim of the trip. I walk Omotesando doori (same name of the chic Omotesandodori in Tokyo) where souveninrs shops, handcraft shops, restaurants sit inline all the way through. Down a slope. I make my entrance at Naritasan Shinsoji with some difficulties due to the so massive amount of worshippers gathered on the streets that even walking was hard. The temple is a continuous discovery: first the main gate shoved to a a huge square filled with all sorts of stands selling food and toys; then the lantern gate and after passing it I climb up the stairs. At the top there's the main inner square where the main pavillon, the three storeys pagoda, and various buildings sit. Around the main temple is a sea of pebbles, and flowers, trees, minor shrines. Something catches my attention and it's the wall surrounding three sides of the large square: more than three meters high, it is totally covered with stone plates with names carved on them, dunno whether it's dead peoples' names or wealthy donors' names...There's more though, because I climb another bunch of stairs and I am in another pebbles square with more shrines and temples. I was already speechless once I reached this last area, when I notice something else in the distance among the trees.

It's another humongous pagoda, one story only, but so big that it was scary. From here, on a different side from where I came, I start going down again and I have the impression I have entered the gardens of one of those French royal residencies of the late 17th century, with stairs, flowers well placend and curated, fountains, bush walls. The garden, to say the truth, more than being one of those where the plants draw wonderful shapes, it's instead a forest with high trees with straight trunks, ascending high to the sky. Inside the forest were paths made I guess for expert hikers *pant pant*, and ponds, turtles, giant carps and so on. Also, a little building hidden in the vegetation that looked inhabited and abandoned had inside monks in the middle of their spiritual practices in candle-light (I could see through the openings in the walls). And next to it, a small waterfall, yes. So, woods populated by elphs and fairies, processions with saints and buddhas, gnomes and fantasy animals, Narita temple looks the perfect candidate place for the next Harry Potter.
 


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Thursday, July 9, 2009

Total eclypse of a .....sun

Il 22 Luglio in questa parte di mondo sarà possibile assistere a una eclissi totale di sole. La luna, diffatti, nel suo corso attorno alla terra, si piazzerà tra sole e terra, regalando ben 6 minuti circa di buio buissimo intorno alle 11 antimeridiane.


Chi è tra i fortunati che, previa autorizzazione per poter calpestare il suolo benedetto dall'universo per tale fenomeno, hanno sborsato fior di quattrini per un fine settimana lungo nell'arcipelago di Okinawa (Jp) si troverà alle prese con una eclissi proprio totale. Gli altri, ovvero i poveri comuni residenti nell'area di Tokyo, si dovranno accontentare di una eclisse parziale del circa 70%.....che non è male.

Coincidenza vuole che il fine settimana immediatamente precedente al giorno dell'eclissi, è un fine settimana lungo dato che il lunedi è festa. E in Giappone nie fine settimana lunghi si viaggia. Ovviamente per chi vuole andare a vedere l'eclissi nel paradiso tropicale giapponese, deve affrettarsi: poichè le isole non dispongono di abbastanza strutture alberghiere e di accoglienza, si farà a gara a prenotare l'ultimo posto letto libero. Inoltre, prevista la massiva concentrazione di persone, anche cose intuitive come il campeggio sono fuori discussione. Mica vogliamo sovrappopolare le isole, giusto? Beh, molti lo desidererebbero, in effetti.

comunque, data l'alta domanda per la destinazione del weekend, anche le strutture si adeguano e alzano i prezzi: un fine settimana di 3 giorni, tutto compreso, verrebbe a costare intorno ai 2500euro.....e poi dicono che non c'è commercializzazione!!

Staremo a vedere cosa succederà il 22, sicuramente sarò tra quelli che si fiondernno fuori sul prato dell'azienda per primi...siamo pur sempre scienziati no?

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July 22nd, in this side of the world we can assist a total solar eclypse. Themoon, indeed, rotating around the earth, will sit in between sun and earth, giving us 6 good minutes of dark darkness at around 11am.

Who's among the lucky ones who, prior authorization to walk the land blessed by the universe for such a phenomenon, paid lots of money for a long weekend in Okinawa (Jp) will experience a total eclypse. The others, that is the poor common residents in Tokyo area, have to be content with a partial eclypse of around 70%...which is not bad.

Cincidence is, the weekend immediately before the day for the eclypse is a lokng one because the Monday is a holiday. And in Japan people travel on long weekends. However, who wants to see the eclypse in the Japanese tropical paradise, must hurry up: since the islands don't have enough hotels and accommodations, there will be a race for the reservation of the last rooms remaining. Also, prevented the massive amount of people will gather there, intuitive solutions like camping are out of question. We don't want to overpopulate the islands, right? Well, I guess many would love to.

Anyways, the demand for the wekend destination being high, the hotels adequate and prices rise: a 3-day weekend, all inclusive, would cost around 2500euros..and they say there's no commercialization!!

What happens on 22nd, We will see. I'll be surely among the first ones who will catapult outside on the lawn..we're scientists after all, yes?

Sunday, July 5, 2009

10VS10

Le dieci cose che non mi piacciono del Giappone e dei giapponesi

1-Gli uomini: sputano per strada e tossiscono rumorosamente
2-Le donne: non hanno stile nel vestire nè un'idea di cosè la moda, le loro scarpe sono di uno o due punti più grandi
3-L'aglio e la cipolla: in quantità abbondanti su tutti i piatti
4-Coloro che vanno in bici: i giappi attentano alla loro e altrui vita
5-Gli strilloni coi megafoni nei negozi di elettronica
6-La mancanza di libera espressione, la parvenza piuttosto che l'essenza
7-L'odore della gente, soprattutto col caldo
8-La cafonaggine: la gente non pare si preoccupi a evitarti se ti scontrano camminando
9-I suoni e i rumori ovunque, Akihabara area, i bikers con la musica a palla
10-La mania di perfezione

Le dieci cose che mi piacciono del Giappone e dei giapponesi
1-La puntualità dei mezzi pubblici
2-Lo shinkansen
3-Il karaoke, ma solo se in compagnia di altri non-giapponesi altrimenti diventa noioso
4-L'abitudine di togliersi le scarpe prima di entrare in un posto
5-Le pagode in primavera circondate dai ciliegi in fiore
6-Harajuku area
7-I templi, i giardini zen e le maiko nelle case del thè
8-I festivals e le tante cose che si possono fare, il fatto che non ci si annoia mai
9-La vista notturna delle grandi città,ad esempio Tokyo, Nagoya e Yokohama
10-La mania di perfezione




10 things I dislike of Japan and the Japanese
1-Men: they spit on the street and cough loudly
2-Women: don't have style nor sense of fashion, their shoes are one or two points bigger
3-Garlic and onion: abound in every dish
4-Cyclists: the Japanese attempt to ruin their and others' lives
5-Shouting guys with megaphones in the electronics stores
6-The absence of freedom of expression, i.e. appearance rather than essence
7-The smell of people, especially in the heat
8-Miseducation: people seem not to worry for hitting you when they walk
9-Noises everywhere, Akihabara area, bikers with loud music on the bike
10-The manic for perfection

10 things I like of Japan and the Japanese
1-Timing of the public means of transportation
2-The shinkansen
3-Karaoke, but only if together with other foreigners otherwise it's boring
4-The habit of taking off the shoes before entering a place
5-Pagodas in spring with the cherry blossom
6-Harajuku area
7-Temples, zen gardens and the maiko in the tea houses
8-Festivals and all the many things to do, one never gets bored
9-Big cities like Tokyo, Nagoya and Yokohama night view
10-The manic for perfection

Saturday, July 4, 2009

A'dam and Eve part II: the journey

Amsterdam, o anche A'dam per gli olandesi, è una città vibrante, corposa, vivace e liberale. Eppure non fatevi pescare a bere proprio sotto uno dei segni che vieta l'uso di alcol o a fumare spinelli per strada....i locali e le autorità non apprezzerebbero!
Costruita sulla sabbia, sviluppatasi sul corso del fiume Amstel da cui prende il nome, Amsterdam è sicuramente famosa a molti per le donne in vetrina e gli spinelli al bar. Il quartiere a luci rosse è nient'altro che una manciata di stradine strette dove donne più o meno attraenti ma decisamente poco vestite, si mostrano da dietro vetrate spesse, solo dal tardo pomeriggio. Le ore "non lavorative" sono facilmente intuibili dalla presenza di pesanti tende alle finestre.

Invogliata da un tempo splendido e soleggiato per tutta la durata della mia vacanza ("mai visti 3 giorni consecutivi di sole come questi" mi sento dire da tutti), non perdo tempo a mettere i panni della turista e iniziare da subito l'esplorazione.
Il primo pomeriggio JJ mi porta in centro dove passeggiamo casualmente per le vie principali. Le case tipiche, vecchie, pendono tutte in avanti e lo faccio notare al mio acoompagnatore che mi spiega il perchè: essendo le scale di tali case molto strette e ripide, per i traslochi si usa passare la roba dalle finestre, in particolare quella più in alto. Per far ciò senza spreco di energie e di vite umane, in cima alla facciata di ogni casa c'è un uncino o una carrucola, usati per tirare su a mezzo corda i pezzi grossi e pesanti. Il fatto poi, continua JJ, che le case pendono in avanti, non è perchè sono state progettate male bensì per fare in modo che nell'issare gli oggetti non si vada a rovinare nè gli oggetti stessi, nè la facciata. Eppure è divertente notare che non c'è una sola casa, a meno delle moderne, in linea con le altre!! Per via dell'alto numero di canali e fiumiciattoli che attraversano la città, è possibile scorgere anche case che sbucano da angoli impossibili, a pianta triangolare, coi tetti pericolosamente inclinati o case che hanno l'ingresso direttamente su un canale (O addirittura vere e proprie case galleggianti: barche o cassoni ormeggiati abusivi e non,dove la gente vive esentasse). E non per caso la città è nota anche con il nomignolo di Venezia d'Europa (e di fatto Amsterdam vanta 15 canali in più).
La passeggiata prosegue per il mercato dei fiori, che però stava purtroppo per chiudere vista l'ora tarda.
Un'altra curiosità che JJ mi racconta è che in città le porte delle case sono tutte diverse. E dico TUTTE. Nel senso che non se ne trovano due uguali. Addirittura pare sia una sorta di sport turistico avere come souvenir una manciata di foto delle porte di Amsterdam. Ma quante ne sa JJ!!

Inoltre, durante una piacevoissima crociera lungo i canali, la storia di JJ sulle case pendule è confermata dalla voce guida che racconta ai passeggeri tante piccole curiosità. Per il pilota armeggare con il largo barcone lungo i canali, agli incroci non è da poco, e direi che in effetti ci vuole arte e bravura. Nonostante la concentrazione alla guida, non mancava di farci notare i punti fotografici di maggiore rilievo, rallentava e suggeriva. Seppure con il piccolo tour di un'ora abbiamo toccato molti dei punti strategici della città già visti per conto mio o assieme a JJ, il cambio di prospettiva ha giovato parecchio.

Chi vive o chi è stato a Tokyo, avrà sicuramente visto la costruzione che indica l'ingresso della stazione della metro, la Tokyo station. Bene, dopo aver visto la stazione centrale di Amsterdam non ho più dubbi sul dove i giappi abbiano preso spunto per la loro.

Una mattina che JJ aveva da fare, mi sono organizzata con mappa e guida e sono andata in giro cominciando dal casinò fino a passeggiare lungo le famose "9 strade" ovvero un incrocio di stradine e canali dove si trovano tanti negozi e boutiques. Poi sono passata di fronte alla casa dove Anna Frank e la sua famiglia si sono rifugiati durante la persecuzione nazista. Non vi dico la fila per l'ingresso alla casa, ragion per cui ho deciso che vederla da fuori soltanto era abbastanza! Ho visto la chiesa nuova e la chiesa vecchia, ho esplorato la zona tra il palzzo reale, la piazza centrale, Dam, e il museo storico.
Assieme JJ e partner invece, facciamo appunto la crociera, visitiamo il museo di Van Gogh, ci rilassiamo al sole alla immensa piazza del Museo. Altra curiosità: in questa piazza qualche anno fa è stata installata una gigante scritta "I AMsterdam", buttata lì con disinteresse, ma che è diventata il simbolo della città, tanto da generare un marchio visibile su tanti souvenir, e da essere l'installazione più fotografata.

Il museo di van Gogh, dunque. Pieno di dipinti,schizzi, manoscritti, lettere, il museo racchiude praticamente tutte le opere del pittore olandese e non solo. L'edificio è alquanto anonimo e secondo me poco inserito nel contesto, ma il valore artistico contenuto in esso è inestimabile. I musei sparsi per la città non si contano, e ce ne sono di tutti i gusti: quello erotico,quello della cannabis, musei nazionali, di storia,di scienze quello russo, e tanti altri ancora. Praticamente impossibile vederli tutti. Mi sono accontentata di van Gogh. Una struttura bella invece è quella del museo di scienza e tecnologia NeMo, realizzato tra l'altro da un architetto italiano di rilievo quale Renzo Piano.
Beh, si è capito che, come già detto, il patrimonio culturale e artistico di Amsterdam è vasto.
Ma ancora di più Amsterdam è una città verde..ma no, non dico mica per la cannabis!!!Beh, anche ok. Però mi riferisco al verde urbano, i parchi, gli alberi che si allineano lungo ogni strada e canale e conferiscono ad Amsterdam l'aria di città complice e romantica.

Infine, dire Amsterdam equivale a dire bicicletta. In pratica una bici per ogni due abitanti, per non parlare delle bici che è possibile noleggiare per esplorare meglio la città. I furti di bici sono però frequenti e i cittadini sembrano sfruttare questa conoscenza in maniera saggia, personalizzando fino all'estremo il loro mezzo e ancorandolo ben bene quando devono separarcisi. Avendo anch'io goduto del privilegio di pedalare per le strade, ho anche notato come le bici siano totalmente diverse da quelle comuni, in forma e dimensione.
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Amsterdam, or A'dam for the Dutch, is a vibrant, lively, liberal city. And yet don't let them find you drinking right under a do-not-drink-alcohol sign or smoking weed on the streets....the locals and the authorities won't appreciate it!
Built on sand, developed along the Amstel where it takes its name from, Amsterdam is worldwide famous for women window-shopping and joint bars. The red light district is just a handful of narrow streets where more or less attractive but definitely undressed ladies show up behind thick windows from late afternoon. The "non-working" hours are easy to guess for the heavy courtains covering the windows.
My stay was blessed with sunny days ("never seen 3 consecutive days of sun like now" I am told by everyone), so I don't waste time and start discovering the city in my tourist clothes.

The first afternoon JJ takes me to the centre where we walk the main streets randomly. The traditional houses, the od ones, lean all forward and I make my guide notice that, so he explains: houses like those have narrow and steep stairs, so in case of movings they let the stuff go through the windows, especially the highest one. To achieve the goal without sacrificing human lives and without efforts, at the top of the house there's a hook used to lift stuff up using a rope. And houses lean forward, JJ continues, not because they have been designed badly. Instead it's in order not to smash objects on the facade or ruin the facade itself. It is fun, though, noticing that there's no house, but the new ones, in line with the others!!
Because the city is traversed by canals and rivers, one can spot houses build in impossible corners, with a triangular plan, with dangerously inclined roofs or houses having the main entrance directly on a canal (even floating houses: legal and non-legal boats or containers anchored where people live in, taxfree). It's not a case if the city is nicknamed the venice of Europe (in fact, Amsterdam has 15 more canals).
The walk proceeds through the flower market, but it was closing down because of the late hour.
Another curiosity JJ tells me is that in the city the main entrance doors are all different. I say ALL. I mean, you can't find two identical ones. Having a bunch of photos of doors of Amsterdam as souvenir seems a sort of tourists' sport. How much JJ knows!!!

Also, during a lovely cruise on the canals, the guide voice telling the passengers a lot of curious news confirms what JJ said about the leaning houses. The pilot doesn't have a easy life in maneuvering the boat especially at the crossings, and indeed skills are needed for such job. However, concentrated to drive, the pilot also pointed to the sites of interest suggesting to take photos and slowing the boat a little. the one hour tour touched many of the interesting spots I had already seen alone or with JJ, and yet he change of perspective helped a lot.

Who lived or has been in Tokyo, has very likely seen the building that is the entrance to the subway station Tokyo. Well, after I've seen Amsterdam central station I have no more doubts on where the Japs took the inspiration for theirs.

One mornig when JJ was busy, I geared up, took map and city guide, and I went around alone, starting from the casino,then walked the famous "9 streets" -a crisscross of 9 streets and canals with shops and boutiques. After that I passed by the house where Anne Frank and her family found refuge during the nazi period. Don't want to tell you the queue for entering the house, so I decided just to see it from outside was enough! I saw teh new and the old church, I explored the area near the royal palace, the central square with the national monument, the Dam, and the historical museum. Together with JJ and partner, instead, we go on the cruise, yes, we visit the Van Gogh museum, we chill out in the sun in the museum square. Another curiosity: in this square , some years ago, a giant "I AMsterdam" was installed here, with no hopes nor aims, but it has become the symbol of the city that is used as a brand on many souvenirs and is the most photograped installation.

Alright, Van Gogh museum then. Full of paintings, sketches, handwritings, letters, the museum basically hosts all the Dutch painter artpieces and not only. The building is anonymous, and according to me it's a bit out of the contexts, but the artistic content in it is priceless. There's lots of museums around the city, and for all the possible likings: the erotic museum, the marijuhana museum,national, historical,science, russian art museums and many more. Pratically impossible see them all. I was already happy with only Van Gogh. A nice structure, though, is the science and technology museum NeMo, designed by the famous Italian architect Renzo Piano.
Well, as I said, on the artistic and cultural side Amsterdam is rich.
More than this Amsterdam is a green city....nope, I didn't mean for the cannabis!!!Ok that too. But I mean the urban green, parks, the trees lined along every street and cana, all tehm give Amsterdam the air of a romantic and accomplice air.

Finally, say Amsterdam means bicycle. Practically, a bicycle for every two inhabitants, not to mention the bikes to rent for touring the city. Bicycles thefts are frequent though, and the citizens seem to be very wise about it, by personalizing their own mean to the extreme and chaining it well when they have to leave it. I had the privilege to ride a bike too, and I noticed that their bikes are way different than the normal ones,in size and shape.

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Friday, July 3, 2009

A'dam and Eve part I: the origins

E giunse il tempo delle meritate vacanze. Dico: le vacanze quelle vere,dove ci si mette uno zaino in spalla,dove si sceglie una meta sconosciuta e si va a esplorare posti non ancora visitati, dove si fa la vita da turisti.
Stavolta è toccato ad Amsterdam, città galleggiante, forse una delle più ricche in quanto a patrimonio culturale e storico. I musei presenti sono innumerevoli, ancora di più gli edifici che trasudano storia e vita vissuta. E allora Eva va a scoprire l'eden. O meglio va a scoprire A'dam.
Nella mia 4 giorni olandese ho l'onore di essere scortata da una guida d'eccezione: JJ, la perfezione fatta persona. La prima cosa che dico a JJ in aeroporto è: "Parlate in modo strano da queste parti!".

Prima di entrare nel vivo del racconto eccovi un bel pò di numeri che la dicono tutta sulla città:
1,5 milioni sono gli abitanti di Amsterdam
600mila sono le biciclette di Amsterdam
150mila sono i furti di biciclette in un anno
50mila sono le bici rubate da un solo audace ladro in 30 anni
600mila sono i bulbi di fiori e piante che si possono trovare
2700 sono le varietà di tulipani
1 metro è la larghezza della casa più stretta in Amsterdam
2500 sono le case galleggianti lungo i canali
1400 sono i bar di Amsterdam
206 sono le opere di Van Gogh custodite nell'omonimo museo
165 sono i canali
1000 sono i ponti di Amsterdam
5 grammi è la quantità di cannabis legalmente acquistabile

Preludio. L'essenza dell'Olanda--Una gita fuori porta
La prima cosa che si pensa quando si dice Olanda è? Mulini a vento, esatto. Come potrò mai ringraziare abbastanza JJ e gf per avermi accudito tutto il tempo? Mi hanno addirittura portato fuori Amsterdam per andare a vedere un intero villaggio di mulini a vento. Roba da turisti, ma che è valsa la pena. Mi sono guadagnata la mia foto in clogs (le scarpe di legno tipiche), ho visitato il museo delle clogs, ho visto da vicino enormi mulini. Numerosi gli asiatici, inconfondibili non solo per i loro tratti somatici, ma anche per il loro spostarsi a gruppo compatto. La visita al villaggio non poteva non includere un'abbuffata di pancakes, consumati sotto un sole cocente.

Il villaggio sembrava uscito da un libro di fiabe, quasi quasi mi aspettavo che in ogni casa ci abitassero delle damine con le treccine bionde, gli zoccoli di legno e il grembiule bianco che offrono ai passanti latte fresco in una tazza di porcellana bianca a decori blu e formaggio. Poi però il prezzo del parcheggio per la macchina mi fa ritornare alla realtà!!
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Vacation time. I mean: real vacation, when put a backpack on a shoulder, pick a unknown location and explore places not seen yet, tourism.
This time was Amsterdam, floating city,perhaps one of the richest in terms of culture and history. Museums are countless, even more the buildings which convey a long life well spent. And so Eve goes to discover Eden. Or better, to discover A'dam.
In my 4 Dutch days I had the honor to be excorted by a exceptional guide: JJ, perfection made man. The first thing I say to JJ at the airport is: "You guys talk funny here!".
Before entering the core of the story some numbers that say it all about Amsterdam:
1,5 millions are the inhabitants in Amsterdam
600 thousand are the bicycles in Amsterdam
150 thousand are the bikes thefts in one year
50 thousand are the bikes stolen by one guy in 30 years
600 thousand are the flower bulbs
2700 are the tulip varieties
1 metre is the width of the narrowest house in Amsterdam
2500 are the floating houses
1400 are the bars in Amsterdam
206 are Van Gogh's art pieces
165 are the canals
1000 are the bridges in Amsterdam
5 grams is the legal purchase of cannabis

Prelude. The essence of Holland--A trip outdoor
The first thing one thinks when one says Holland is? Windmills, right. How can I ever be thankful to JJ and gf for babysitting me all the time? They even took me outside of Amsterdam to go and see a windmills village. Tourists things, but it really was worth it. I earned my picture of me in clogs (traditional wooden shoes), I visited the museum of clogs, I saw huge mills very close. Many were the asians, unmistakable not only for their genetics, but also for moving in a tight group. The visit to the village cannot be ended without a lunch with pancakes under a hot sun.
The village looked it came out a tales book, and I was imagining that dames with blond braids, wooden clogs and white apron offering the visitors fresh milk in a blu-decorated white mug and cheese lived in every house. Then I came back to reality when I saw the costs of car parking!!

Wednesday, July 1, 2009

Sicilia pensieri e sole

Nuovamente si parte per la Sicilia, e finalmente d'estate, così da poter gustare le buone granite e potersi far arrostire dal sole comodamente sdraiati in spiaggia! Neanche il tempo d'atterrare, complice il leggero bagaglio (uno zainetto e una 24ore soltanto, che a vedermi Stefania impallidisce), e sono subito per strada per riempirmi i polmoni dell'aria di mare e gli occhi della vista mozzafiato della parte di costa siciliana che va da Catania a Taormina. La mia compagnia e guida, nonchè fedele compagno di pause caffè all'università, mi accompagna ovunque io chieda. Passeggiare lungo le stradine del centro del paesino di Taormina, che per via del turismo tanto esige dai suoi abitanti, visitare il teatro antico,la cena con vista sul Mediterraneo assieme a un amico vero e sincero mi fanno capire quanto mi è mancata la mia terra, la mia gente.


Le due settimane in famiglia trascorrono in chiacchiere con i familiari,le loro continue richieste di "torna presto", "perchè non stai di più?", il buon cibo e la compagnia dei pochi ma cari amici rimasti in giro. Tante le ore di mare e abbronzatura, tanti i kilometri in macchina, tanto riposo.

Questo è anche il tempo di rallegrarsi per come i propri cari riescono a tenersi impegnati, difatti non ho disdegnato esibizioni di ballo, teatro e canto di cui i miei genitori hanno dato prova di essere grandi amatori e appassionati.

Da un lato si è felici nel rivedere persone con cui non ci si incontrava da anni, si ritrova il piacere di uscire con gli amici di qualche anno fa, si ristabiliscono gli equilibri e le relazioni che si erano interrotti a causa della distanza. Dall'altro lato però c'è l'amarezza per la constatazione che il tempo passa inesorabile per tutti, i nipoti crescono e gli altri invecchiano, chi meglio e chi peggio, c'è chi si dimentica di chi va lontano nel mondo a cercar fortuna, c'è chi mette su famiglia. E ad un certo punto ci si ritrova a soppesare i valori a noi trasmessi e i legami non fisici che tengono le persone unite, contro i sogni e le aspettative per una vita che vuole essere vissuta al massimo delle possibilità. Ci chiediamo se è più giusto stare al fianco delle persone care e magari accontentarsi di una vita comune ma piena di affetti e solida oppure se è più giusto pensare a se stessi, se è più giusto credere nell'idea che siamo comunque mortali e destinati a una fine terrena ma con sogni più grandi di noi che ci spingono a forzare le porte dell'imprevisto. Eppure eppure, iniziato un cammino, la tentazione di andare avanti e vedere cosa succede è forte, tutto sta nell'equilibrare quella parvenza di senso di colpa con la soddisfazione personale.

Dovendo far tutti questi ragionamenti articolati, il tempo però vola, ed è già ora di partire, non senza il pieno di foto che mi serivranno da ricordo fino alla successiva capatina.

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Again off to Sicily, and finally in summer, to be able to taste the good granita and to let the sun hit hard while comfortably laid down on the beach!

By the time I landed, thanks to my light baggage (only a backpack and a little handbag so that Stefania goes pale when she sees me), I am on the road to fill my lungs of sea breeze and my eyes of the breathtaking view of the Sicilian coast stretching from Catania to Taormina. My company and guide, and also faithful coffee breaks mate at the university,takes me wherever I ask to go. The walks along the tiny streets of the town of Taormina, which asks too much to its inhabitants because of tourism, the visit to the ancient roman theatre, the dinner with the view of the Mediterranean together with a real and sincere friend make me realize how much I missed my land, my people.

The two weeks with family are spent in chatting with relatives, their requests of "come back soon", "why don't you stay more?", good food and the few left but dear friends. Many hours of sea and tan, many kilometers by car, a lot of rest.

This is the time to be glad to see parents keeping theirselves busy and in facts I didn't avoid to atend dance and singing shows which my dears revealed themselves to be lovers and fond of.

Tho, from one side one is happy to see again people after ages, is nice again to go out with old friends, all relations and equilibria broken because of the distance are restored. But on the other side it's sad to realize that time passes for everyone, nephewsand nieces grow up, the others grow older, there's who forgets who has gone away to hunt for fortune, there's who starts a family. And at one point I am comparing the values we've been taught and the physical bonds that keep people close against dreams and expectations for a life that wants to be lived at the top. I ask myself if it's better stay with our beloved people and perhaps get content with a normal but solid, full of love life or rather better to be selfish, be aware that we're mortal and destined to a end but carrying dreams bigger than ourselves that push us to break the doors of the unexpected. And yet, a path started, the temptation to proceed and see what happens is strong, and it's all about balancing guilt and personal satisfaction.

Now, doing all this complicated reasoning, time has flown and I have to leave, not without a bunch of phots to refresh my memories till the next visit.