Saturday, May 9, 2009

Paradise, paradise. Bonin Islands -- 小笠原

"Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino..." --Edoardo Bennato (L'isola che non c'è)



Golden week 2009 ed è necessaria una vacanza. Maggio 1-6 2009 è tempo di fare i bagagli. In valigia solo costume, crema solare a schermo totale e occhiali da sole. Michela acconsente di accompagnarmi a una vacanza-avventura e così partiamo per le Bonin Islands.

Geografia e storia
L'arcipelago è costituito da una manciata di isolette, chiamate letteralmente isola del papà, isola della mamma, isola del fratello maggiore, della sorella maggiore, della sorella minore e del fratello minore. Nomenclatura nipponica, meglio non entrare nei dettagli. Dunque, le isole abitate sono Chichijima (papà) e Hahajima (mamma), e si trovano 1000km a sud di Tokyo. Ragion per cui, esso gode di un clima subtropicale che ne fa meta ambita per i fanatici di immersioni e non solo. Ogasawara, così è anche conosciuto il gruppo di isolotti vulcanici, è raggiungibile solo ed esclusivamente via nave dopo esattamente 25 ore e mezza di mare e solo mare. La battaglia dei locali per preservare l'ecosistema e evitare il turismo di massa risulta, fino ad ora, vinta.

Si dice l'arcipelago fosse stato scoperto nel lontano 16mo secolo da un esploratore spagnolo ma fu solo nel 19mo secolo che l'isola iniziò ad essere abitata da americani, i cui discendenti pare vivano ancora li. Dal 1945 l'isola passò sotto il controllo americano fino al 1968 quando fu restituita ai giapponesi.

Il viaggio in nave.
Si parte da Tokyo, in mattinata. La fila al porto è immensa e tutti sono già pronti allineati in file da due sin dalle prime ore del mattino. Compiliamo la carta di imbarco e anche noi ci mettiamo ad aspettare in coda. Arriva il tempo di entrare in nave, ci vengono assegnati i posti letto e si inizia con l'avventura di 25 ore. La nave ospita circa un migliaio di passeggeri a bordo e parte a date fisse, ogni 4 o 6 giorni. Quindi, una volta raggiunta l'isola, si è inchiodati lì fino all'arrivo della nave successiva, dopo circa 5 giorni in media.

Nulla da dire sul viaggio, la nave è grossa e pesante, per cui in condizioni di bel tempo non ci si accorge neanche di essere in mare aperto. Ma i posti letto. Quelli andrebbero dichiarati contro la legge: in seconda classe (la prima classe ha camere da 4 posti letto, con letti a castello e divanetti) sono disponibili solo camerate, e il letto altri non è che una striscia lunga un metro e mezzo e larga 60cm, dura e piatta come solo una coperta ripiegata in 4 può essere...il cuscino è rettangolare e minuscolo, proprio come si usava un tempo. Solo che ai tempi degli shogun i cuscini erano dei semplici pezzi di legno, quindi direi che in fin dei conti ci è anche andata bene. Se non fosse per quel maledetto sottilissimo strato che osano chiamare letto, il viaggio sarebbe andato una meraviglia.
Arriviamo l'indomani al porto dell'isola con il vento che soffia incessantemente.


Chichijima e le spiagge.
Ogasawara-mura, la città principale, è il centro maggiormente abitato, offre discreti svaghi, ma principalmente offre tour di tutti i tipi per tutti i gusti: osservare le balene al largo, andare a cerca di delfini e magari fare il bagno con loro, fare immersioni, andare in kayak, semplicemente mettere su maschera e pinne e andare di spiaggia in spiaggia a esplorare i bassi fondali. La vita nottura praticamente non esiste, ma tutto sommato chi viene a Ogasawara ha poco tempo per andar per ristoranti visto che la mattina ci si sveglia presto per iniziare un nuovo tour.

L'isola è piccola e il modo migliore per andare in giro è sicuramente in bici, seppure le strade sono piene di salite e discese. Trovandolo quindi un buon compromesso da molti punti di vista, opto per il noleggio di una bici per tutta la durata della permanenza. Bici azzurra con cestino,la numero 4. Numero perfetto per Michela, la 3. Esercizio fisico, rispetto dell'ambiente e divertimento: direi che la bici ci può stare. E la sensazione di libertà è immensa, andare su e giù per la costa, vedere Michela che arrancava sulle salite ma volava via spedita nelle discese mi faceva sorridere e stare bene. Io me la prendevo comoda ad ammirare le palme, la vista, mi soffermavo sui dettagli, qui e lì facevo una sosta per una foto, respiravo l'aria pura. E non ci sono parole che possano spiegare.

La prima cosa che salta all'occhio è il colore vivo di tutto: sabbia bianchissima, mare turchese brillante, vegetazione verde puro. Ogni punto dell'isola, in alto o in pianura, fa meraviglia, mi sento come una bimba all'acquario che vede i pesci per la prima volta. Per non parlare di cosa succede quando si va sott'acqua...basta una maschera e un boccaglio per scoprire un nuovo mondo sommerso a già 5 metri dalla riva. Pesci multicolore, coralli, conchiglie e altre forme di vita fluttuano ignari del fascino che emanano.

In effetti le spiagge sono diverse tra loro, alcune di pura sabbia bianca finissima, altre un misto di minuscoli granelli di sabbia nera e sabbia bianchissima, altre ancora fatte di ciottoli neri e conchiglie e coralli di un bianco splendente. La natura, in poche parole, predomina e prevale. E ho gradito molto la volontà della gente di preservarla in ogni modo, incentivando l'uso di risorse naturali, promuovendo l'uso dell'energia fisica piuttosto che dei mezzi. Seppure una nota di demerito va data per l'abuso di barche e natanti: i tour per vedere le balene, per andare a fare immersioni, per vedere i delfini, insomma, non c'è cosa che non abbia bosgno di una barca, che secondo me inquina e compromette l'ecosistema marino a lungo andare. Capisco il ritorno economico per una isola che vive solo di turismo, ma cari giapponesi,cari turisti amanti dell'eccezionale, invece di andare a rompere i maroni alle povere balene al largo, armatevi di pinne e boccaglio e accontentatevi dei fondali vicini a voi!!

Comunque, chiusa la parentesi polemica e ritornando alle spiagge, c'è da dire che le più belle sono proprio quelle che non abbiamo potuto raggiungere. Infatti le strade asfaltate non coprono tutta l'isola e per raggiungere alcune aree costiere bisogna solo ed esclusivamente fare una bella camminata su per le foreste e i boschi e raggiungere un'apertura sulla costa dopo ore. Ragion per cui, vista la breve permanenza sull'isola decidiamo di abbandonare l'impresa (seppure una buona dose di hiking non sarebbe certo stata fuori luogo) e di dedicarci alle spiagge paradisiache a nostra disposizione.

Ma, per non farci mancare nulla, vediamo che in cima a una erta scalinata si trova un tempio shintoista e quindi incoraggiate dalla speranza di raggiungere un punto d'osservazione privileggiato, andiamo su. Scopriamo che un percorso pavimentato porta a un punto d'oservazione ancora più alto del già perfetto tempio, e arriviamo fino in cima alla collina da cui vediamo praticamente tutto. E per poco non veniamo trasportate via dal vento forte.


Bonin specials
1-Le spiagge, vuote e disertate dai giappi, più orientati alle attività di gruppo organizzate dai tour operators, tutte per noi e solo per noi.
2-Incontriamo Alan, un bel ragazzo giapponese-americano, dal bel sorriso e dagli occhi verdi, che spontaneamente e per pura e semplice soddisfazione personale si ferma con noi e inizia a conversare. Forse perchè cosi poteva finalmente parlare in inglese. Forse perchè era curioso di sapere cosa ci facessero due ragazze non giapponesi li, e soprattutto come ci fossero arrivate.
3-Le cene in hotel sono state rese ancora piu piacevoli dalla piccola figlia del proprietario, una bella bambina giapponese di quattro anni che ci ha fatto vedere le stelle per cerare di capirla. Ma ogni sera abbiamo passato con lei mezz'ora a giocare e farle il solletico.
4-Le mute rosa shock prese a noleggio dagli amanti delle immersioni. Come se già non bastasse il bianco accecante della sabbia
5-Il pub Yankee Town merita una sosta, fosse solo per respirare un clima da A-Team
6-La statuetta di buddha con addosso una maglia Calvin Klein non ha prezzo...
7-una passeggiata notturna è d'obbligo se si vuole vedere un fungo un pò speciale: è verde, è fluorescente al buio, è sconvolgente.
8-Gli abitanti sono davvero ospitali, così come Alan ci ha già dimostrato, ma la cosa bella è stato l'arrivederci alla nostra partenza. Un gruppo di barche ci ha accompagnato e fuori dal porto si sono avvicinati in modo da poterci gridare il loro più sincero "mada kite kudasai", tornate di nuovo, e nel frattempo ci hanno dilettato con uno spettacolo di tuffi e acrobazie dalle loro barche. Persino la guardia costiera ci ha accompagnato e dato il suo saluto. Ma senza tuffi.

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Golden week 2009 and I need a vacation. May 1-6 and it is time to pack. In the bag only swim gear, sun screen lotion and sunglasses. Michela agrees to tag along so we leave for a vacation-adventure to the Bonin Islands.


Geography and history.
The archipelago is made of a handful of islands, named daddy island, mommy islans, brother island, sister island...you got the picture. Japanese naming, better not to go deep into details. The main islands are Chichijima (daddy) and Hahajima(mom) and are located 1000 Km south of Tokyo. For this reason ,with their subtropical climate, are the top destination for the diving lovers. Ogasawara, the alternative name the volcanic islands are known, can be reached only by boat after exactly 25 hours of sea and only sea. The battle of the locals in order to preserve the environment and to avoid mass tourism is, so far, won.

It seems the archipelago was discovered in the 16th century by a Spanish explorer, but the islands became inhabited by the Americans only from the 16th century, and it is said that their descendants still live there. From 1945 the islands were ruled by the Americans till 1968 when they were given back to the Japanese government.

The boat trip

We leave from Tokyo late morning. The queue at the port is long and people are standing inline since early morning. We fill the boarding ticket in and queue as well. We enter the boat, we're given our numbers for the bed and the 25hrs adventure starts. The boat can hold around 1000 people and leaves Tokyo every 4 or 6 days. Which means that, once one arrives at the island is stuck there for the next 5 days.

Besides that, nothing wrong with the trip, the boat is heavy so in good weather conditions one can think not to be in the open sea at all. But the beds. They should be declared against the law: the second class (the first class comes with 4 beds cabins) is made of big rooms like dorms where the bed is actually a stretch 1.60 meters long and 60 cm large, hard and flas as only a camping comforter can be...the pillow is rectangular and as the same as the ones the shougun used to use. But since the old ones were made of wood, I'd say that we were lucky. Hadn't we had that bloody thing they dare to call bed, the trip'd have been just nice.
We arrive the day after on the island blown by a strong wind.


Chichijima and the beaches.
Ogasawara-mura, the major town, is the most populated one, offers discreet amusement but mainly offers tours for all needs:whale watching, swim with dophins, diving, snorkeling, kayak.Night life doesn't exist in practice, but tourists don't go there for the nigh life.

The island is small and the best way for going around is by renting a bicycle, even though the roads go up and down the hills. It being a good compromise from several points of view, I decide for the bicycle and I gota blue one, number 4 with basket, for all my stay. Michela got the number 3. And by bicycle we had fun, did exercise, respected the environment. nice feeling the one to be free, and seeing Michela hardly walking pushing the bike up the hills, but running high speed down the slopes made me smile and feel good. I, instead, took it easy looking at all the details, the palm trees, the view, taking photographs, breathing the pure air. it can't just be explained by words.

The vivid colors of everything are impressive: very white sand,shiny turquoise sea, pure green vegetation. Every corner of the island is marvellous and I feel like a child at the acquarium for the first time. Not to mention what the view looks like when underwater....a snorkel and a pair of goggles are more than enough to discover a new world 5 meters from the shore. colorful fish, corals, shells, every creature fluctuates without knowing how fascinating they are.

And the beaches are very different one from the other, some of pure fine white sand, others of white and fine grained black sand, others of black pebbles and white coral and shells. Nature, in other words, dominates and sticks out. I also appreciated the efforts of the population to maintain it that way by promoting body energy rather than using the means of transportation. And yet, what disappointed me was the abuse of ships and boats in terms of tours for whale watching and such other BS that need a boat to take people somewhere remote...I think that compromises the marine ecosystem a lot in the long run. I can understand that it's money for the inhabitants who live upon tourism, but my dear Japanese tourists and lovers of the exceptional, please just go snorkeling near the shore and leave the poor whales alone!!

Anyway, closing the polemic part, let's go back to the beaches. In facts, the nicest ones are those we couldn't reach. Roads don't cover the whole island and to get to some coastal areas we needed to hike sometimes even for few hours. And since we were staying only 3 days we decided not to get crazy (I'd have loved some hiking too, tho) and enjoy the closer paradise beaches.

We also see that a shinto shrine stays on top of a hill, so we climb up the stairs that lead up to the temple to get a better view of the bay and the island itself. There we find out a path leading to a higher viewpoint, so we head up to a place where we can see everything. And we fought a very strong wind.


Bonin specials
1-The beaches, empty and avoided by the Japs, oriented more to tour activities, were all for us and only for us.
2-We meet Alan, a American-Japanese guy who very friendly and openly starts a conversation with us just for the sake of it, perhaps because he was happy to conversate in English or perhaps because he was curious to know how nd why two foreign girls were there.
3-dinners at the hotel were nicer thanks to the precence of the owner's daughter, a 4 years old cute one who made us see stars to try to communicate in Japanese with her. and we spent half an hour every evening playing together.
4-the hot pink, shocking rental wetsuits the Japanese wore for swimming. As if the white of the sand wasn't bright enough.
5-the Yankee Town pub is wort a stop, even for just sensing a A-Team atmosphere
6-the little buddha statue with a calvin Klein tshirt on was priceless
7-a night walk is a must to see a mushroom wich is green and fluorescent...uhm, weird.
8-The inhabitants are very very warm and friendly, as Alan already showed, but the nice thing was the good-bye at our departure. A bunch of boats were escorting us, and outside the port they , in turn, came closer and closer so that they could scream a sincere "mada kite kudasai", come back again, and meanwhile they performed acrobacies and great jumps. Even the coast guard came to greet us leaving. But they didn't dip in.

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