Thursday, May 28, 2009

Lifestyle : Pets ペット

Ma come ho potuto dimenticare di inserire nella saga: Lifestyle-ciò che è veramente giapponese, il capitolo dedicato alla relazione tutta giapponese uomo-animale da compagnia!!

C'è da sapere che i giappi sfidano davvero l'esagerazione quando di mezzo ci sono i loro fedeli amici a quattro zampe. Esagerazione che secondo me rasenta la tortura, se vista con gli occhi del ペット (petto,dall'inglese 'pet' che vuol dire appunto animale da compagnia).

Incominciamo con qualcosa di leggero: la dimensione dei migliori amici dell'uomo. Ora, sarò io anche un pò di parte, ma se un cane non è almeno delle dimensioni di un dalmata, non ha da chiamarsi cane, se non ha la stazza di un alano non si può considerare canide. Invece qui vanno alla grande gli animali di taglia piccola..e perdonatemi il gioco di parole. E' infatti molto, molto raro vedere bestie che appartengono alla categoria 'cane' ,mentre è molto, molto comune scorgere ("notare appena" sarebbe un verbo più adatto) bestie appartenenti alla categoria 'toporagno/pantegana'. Possono eserci due spiegazioni della scelta della taglia del ペット: la prima è che in città non ci sono spazi abbastanza ampi per tenere un cane, sia in fatto di appartamenti sia in fatto di gairdini, e tale ipotesi a maggior ragione regge quando si va in zone di mare o rurali dove è possibile vedere bestie a "grandezza naturale";la seconda è che, perseguendo l'ideale di "piccolo è bello" (vedi qui), ogni animale di taglia piccola è kawaii (carino), di conseguenza è la scelta da fare se si vuole essere kawaii e di tendenza.

Inoltre, non solo è facile incontrare gente che porta al guinzaglio i loro cani-miniatura, addirittura c'è chi si tira dietro un coniglio, o un criceto, o , apoteosi della simbiosi, un gatto appollaiato su una spalla.
Per proseguire, sempre sulla scia del kawaii, mi soffermo sull'abbigliamento. Si, dico dell'animale non certo del padrone! Anche nel resto del mondo conosciuto si è incominciato a vestire i fedeli quadrupedi con robe originali, eppure qui si raggiunge il livello di opera d'arte del cattivo gusto: abitini, completini, tutine, mantelline, cappellini, scarpine (si si, esatto...immaginate la povera bestia e il disagio per fare una zampettata di un metro), costumi da ape o ranocchio o orsetto....
Meglio lasciar che la fantasia faccia il resto. Posso però accennare agli accessori quali occhiali, elasticini per codine, fiocchetti,bandane, culle, giochini da rosicchiare eccetera.

Se già a questo punto ne avete abbastanza, mi spiace deludervi perchè c'è ancora altro da aggiungere.
Una chicca per gli amanti del kitsch, una vera e propria sevizia per gli amanti, quelli veri, degli animali: lo sanno tutti che, povere bestie, camminare troppo stanca (eh beh, in effetti che altro hanno fatto i cani per secoli e secoli se non correre e predare per procacciarsi il cibo prima di essere addomesticati!!). Allora i cari e sensibili giapponesi ne inventano un'altra delle loro e ti buttano sul mercato il passeggino per l'animale da compagnia!!!E dovreste vedere le anziane donnine che spingono sto carrello con due o tre esemplari su e giù per le strade!!!

Altra nota dolente, se arrivasse alle orecchie del WWF, è che ovviamente il canide, non essendo più abituato a camminare e essendo anche ben, esageratamente, nutrito tanto da diventare più una palla con 4 propaggini, ad un certo punto giova dell'aiuto portato dal passeggino e quindi altro chè se si lamenta!!
L'amorevole cura dei loro padroni è encomiabile, li portano a farli tosare, a fargli pettinare il pelo, se li tengono in braccio il più possibile, li viziano con golosi fuori pasto, li portano a spasso lungo il fiume (se l'animale è in grado di farlo).

Ma quasi sicuramente tali animali moriranno presto soffocati dal loro stesso grasso o di infarto alla prima corsetta fuori programma.
Ma una cosa è strana: i cani qui non li ho mai sentiti abbaiare. Che si sia trovato il modo di azzittirli così da non disturbare i vicini?

************

How could have I forgotten to insert in the series “Lifestyle” (what really is Japanese), the episode dedicated to the very Japanese human-pet relationship!!!

You must know that the Japs challenge the exaggeration when it comes to their faithful 4-legged friends. Exaggeration that according to me reaches the torture level, is it's seen with the eyes of the ペット (from 'pet').

Starting with something light: the man's best friends size. Now, I might be a bit biased, but if a dog is not at least the size of a shepherd, it isn't be called dog, if it doesn't have the strength of a giant shepherd it is not to be considered dog. Here, instead, small size dogs go great...It is indeed very, very rare to see beasts belonging to the category 'dog', while it's very very common notice ("happen to see" is the best to use here) beasts belonging to the category 'rat'. I may think of two explanations for the choice of the size of ペット: the first one is that the city doesn't have enough room for a dog, both in terms of size of the apartments and in terms of green areas or gardens, and this hypothesis is stronger when one goes to the seaside or the countryside, where it is possible to spot animals "natural size"; the second one is that, by following the idea of "little is beauty" (see Lifestyle- miniatures), every small-sized animal is kawaii (cute), for consequence it represents the choice if one wants to be kawaii and fashionable.

In addition, not only you can spot people taking their miniature-dogs at a leash, also you can see people taking rabbits, hamsters or, apotheosis of symbiosis, cats comfortably sitting on their shoulders.

Let's continue on the line of the kawaii with clothing: Yes, animals' clothes, not owners'! In the rest of the world, too, the trusting 4-legged beings have started being dressed up with original stuff, and yet here they hit the top of the kitsch: gowns, little frilly dresses, suits, shawls, caps, shoes (yes, exactly, just imagine the poor beast and the discomfort of a one meter walk), bee or frog or bear costumes...
Better let the fantasy do the rest. But I can mention the accessories like sunglasses, rubber bands, ribbons, bandanas, stuff to chew on and gulp, and so on....

If at this point you're already tired, I'm sorry to disappoint you but there's more.

A jewel for the kitsch lovers, but a real abuse for the  real animal lovers: everyone knows that, oh, poor beasts, too much walking gets tired (and in facts what else have dogs done for centuries than running and catch their food before being domesticated!!). So, the dear and sensible Japanese invent another tool and throw in the market the pet cart!!! And you must see the old ladies pushing this cart with two or three exemplars up and down the streets!!

Another sad thing, especially if it reaches the WWF ears, is that the dog, not being used anymore to walk and being well, overfed to the point of becoming a ball with 4 limbs, at some point uses the cart for good!

The lovely care their oner have is remarkable, they take the pets to comb, cut, or brush their furs,they hold them in the arms as much as possible, they pamper them with tasty snacks, they take them for a walk along the river(if the animal can do it).
And very likely those animals will soon die suffocated in their own fat or by a stroke at the first jog out of the blue.

But there's one odd thing: I haven't heard a dog barking here. Might have they found the way to shut them up in order not to disturb the neighbours?



Orange farewell

Altro sayonara a tema, stavolta in quel di Tsurumi per salutare JJ che, giunto al termine della sua permanenza di ben 9 mesi, non proprio zitto zitto, non proprio quatto quatto, torna alla sua Amsterdam.

E se per il caro ninja il codice era: NERO, stavolta per JJ il codice è stato, indovina indovinello: ARANCIONE. Sapete che l'arancione è il colore della bandiera olandese, giusto? Quindi niente di meglio che indossare qualcosa di un bel colore vivace in onore dell'olandese in partenza.

A dire il vero, la sfida cromatica è stata lanciata lì per puro divertimento, non pensando che in effetti il giorno dopo molti si sarebbero presentati in na tenuta, direi, solare. Fatto sta che, tramite un tam-tam dell'ultimo minuto, molti degli invitati hanno accolto la proposta e di conseguenza l'indomani già alla pausa pranzo in azienda è scoppiato il delirio alla vista di così tanta gente che "casualmente" indossava capi in arancione. C'è stato chi è corso ai ripari e ha fatto acquisti all'ultimo minuto, chi ha preso in prestito qualcosa di arancione, chi fa dell'arancione una filosofia di vita, chi ha dissotterrato roba in arancione che neanche pensava di avere....insomma, direi che ce l'abbiamo fatta. Ironia della sorte, proprio il festeggiato pare non possegga nulla di arancione (Joooooooosuto-san!!!!) ma per fortuna abbiamo trovato una soluzione facendogli indossare una cintura in tema con la serata.
Quando poi, in izakaya, ci siamo raggruppati per una foto in arancione, l'effetto è stato tanto forte che anche un signore dal tavolo accanto ci chiede il perchè fossimo vestiti tutti dello stesso colore....

E con JJ in partenza, il quartetto dei cattivi ragazzi Morana, JJ, hashi-ninja e me si smembra definitivamente perdendo pure il secondo dei due elementi chiave. Beh, guardando il lato positivo della situazione,per lo meno adesso nessuno si divertirà più a staccare gli adesivi dalle lattine di birra e attaccarli in posti nascosti in casa mia!!!Ne ho trovati molti, e continuo ancora adesso a trovarne alcuni piazzati in posti impensabili.

C'è però da dire anche che in effetti col caro JJ ci siamo proprio divertiti: è stato un compagno di pranzi, pranzi d'affari e di cene, di bevute, di giocate a biliardo, di viaggi, di pennichelle sul prato, di partite a pallone in spiaggia...insomma la sua assenza si farà notare per un pò, non solo per me ma per tutti in ufficio: dal giorno dopo la sua partenza il tutto si farà terribilmente noioso...
 
**************************
 
Another themed sayonara, this time in Tsurumi, to say good-bye to JJ who at the end of his 9 months stay not really silent, not really unnoticed goes back to his Amsterdam.

If for the ninja we used the dressing code: BLACK, this time for JJ the dressing code was, guess what: ORANGE. I guess you know orange is the color of the Netherlands flag? so nothing better than wearing something bright in honour of the departing Dutch.

To say the truth, the cromatic challenge was mentioned just for fun, not really thinking that the day after actually many of us would have shown up in a very sunny outfit. Anyways, through a last minute tam-tam, we took the challenge and the day after we managed to walk around the cafeteria "casually" wearing orange, attracting everyone's puzzled face. There has been who went for the last minute shopping, who borrowed something orange, who already makes a living out of orange, who discovered to possess some old orange stuff....in summary I'd say that we did it. Ironically, right the party guy seems not to have anything in orange (Joooooosuto-san!!!), but we fortunatelly found a solution, making him wear a themed belt.
When we gathered together, in the izakaya, for a orange group photo, the effect was so strong that even a guy from the neighboring table asked why we were all dressed in that color...

And with JJ leaving,the second of the key elements of the group, the bad boys quartet me, Morana, hashi-ninja and JJ is eventually split up. Well, considering the positive side of it, now nobody will have fun to remove stickers from the beer cans to stick them on some hidden piece of furniture at my place!!!I found many, and some I keep finding even now in very unthinkable places.

It's to be said though, that I really had fun with dear JJ: he's been a meals mate, business meals mate, drinking mate, pools mate, travel mate, chill-out-on-the-lawn mate, beach soccer mate.....so his absence will be noticed, not only by me but also by all the others in the office: the day after his departure will be terribly boring...

Monday, May 11, 2009

Io Pellegrino -- Me pilgrim

Nome in codice: Pellegrino

Status: Pronto
Missione I: Yamate shichifukuji (山手 七福寺)
Tempo limite: 6 ore
Luogo: Tokyo
Mandante: Nessuno
Richiesta campioni: positivo
Resoconto missione: disponibile
Status missione: completata

Esistono solo a Tokyo 24 pellegrinaggi brevi da fare se ci si vuole ingraziare i favori delle divinità. Il più antico pare sia quello dedicato alla visita dei templi dei sette dei della fortuna. Per questioni logistiche non mi è concesso rivelare il motivo del mio voler peregrinare per templi, basti sapere che per ogni tempio ho prelevato un campione di divinità, che verranno usati per una futura missione ancora più perigliosa.

I templi dedicati alle sette divinità sono disseminati in una zona bella di Tokyo, tra l'altro una di quelle a maggiore concentrazione di residenti stranieri (in media uno per ogni quattro giapponesi da quello che ho potuto vedere), e richiede circa un'ora in totale di solo cammino tra un tempio e il successivo. Per non compromettere la mia missione, che sembrava fosse destinata al più misero fallimento, ho dovuto ripetere alcuni passi dall'inizio e per fortuna tutto è andato come pianificato.

Il pellegrinaggio inizia con il tempio kakurinji (覚淋寺) dedicato al dio Bishamonten, protettore della guerra e dei guerrieri.
Si procede poi con Zuishoji (ずいしょじ), tempio dedicato a Hotei, divinità della felicità.
Più avanti si trova Myoenji (みょえんじ) che è casa di due divinità, Jurojin e Fukurokuju, rispettivamente le divinità di longevità uno e felicità e fortuna l'altro.
Nei primi due templi non ho trovato nessuno all'inizio per poter finire il mio lavoro, di conseguenza, avendo capito come funzionava il meccanismo di prelevamento del campione dopo aver visitato il terzo tempio, ho dovuto rifare la strada una seconda volta. La missione è salva.
Daienji (大円寺) è abbastanza spettacolare e ospita il dio daikoku, dio della ricchezza e del casolare. Qui si trovano anche le statue di tutti e sette i dei e proprio di fronte al tempio principale si trova la statua di un Nyorai buddha: sul suo corpo sono attaccati piccoli fogli d'oro che i fedeli attaccano in corrispondenza alla parte del colpo che a loro fa male, nella speranza che il buddha porti sollievo e faccia passare il malore (Il mio mal di piedi, ad esempio!).
Penultimo tempio è Banryuji (ばんりょじ), casa di benten, dea della musica e delle arti e unica divinità femminile del settetto.
Infine, il più maestoso e spettacolare tempio del pellegrinaggio e Ryusenji (りゅせんじ), che ospita il dio ebisu, protettore del commercio e foriero di buona fortuna.

E con una visita al laghetto di Ryusenji, pieno di carpe e tartarughe si conclude il mio calvario (a questo punto del pellegrinaggio non mi sento più i piedi) e con soddisfazione porto a casa sette piccoli...ehm.....lo scoprirete più avanti nel tempo.
Al momento la missione I è completata!
******************************

Code name: Pilgrim
Status: Ready
Mission I: Yamate shichifukuji (山手 七福寺)
Time limit: 6 hours
Location: Tokyo
Sender: Nobody
Sample collection: positive
Mission report: available
Mission status: accomplished

Only in Tokyo 24 short pilgrimage routes exist to catch some good luck from the gods. The oldest route seems to be the one dedicated to visiting the seven lucky gods. Because of logistic reasons I can't reveal why I am doing a pilgrimage but is enought to know that I extracted a sample of divinity, which will be used for a future more dangerous mission.
The temples fo the seven gods are scattered around a very nice area of Tokyo, one with the most concentration of foreign residents (on average one for every four Japanese,from what I could see), and it requires in total one hour by walking to go from one temple to the next.
Not to compromise the mission, which seemed to be destined to the most miserable failure, I had to redo a few steps since the beginning, and luckily everything went as planned.

The pilgrimage starts with kakurinji temple (覚淋寺) dedicated to bishamonten, god of war and warriors.
Next on the list is Zuishoji (ずいしょじ), temple hosting Hotei, god of happiness.
Further is Myoenji (みょえんじ), which is home for two gods, Jurojin and Fukurokuju, gods respectively of longevity and happiness/fortune.
Now, in the first two temples I couldn't find anybody in order to finish my job, and consequently, after I understood the way to extract my sample in the third temple, I walked back to the first one and started again. the mission is safe.
Daienji (大円寺) is quite spectacular and hosts Daikoku, god of wealth and kitchen. Here are also the statues of all the seven gods and in front of the main temple there's a statue of Nyorai buddha: on his body, gold leaves are rubbed by the worshippers with pain in some parts of their bodies hoping that buddha can relieve them from suffering (my feet, for instance!).
One before the last is Banryuji (ばんりょじ) temple, home for Benten, god of music and fine arts, and the only one female god in the group.
Eventually I reach Ryusenji (りゅせんじ), for sure the most spectacular temple of the pilgrimage. It's home for Ebisu, god of commerce and good fortune.

And with a visit to the Ryusenji pond, full of carps and turtles, my walk is over (at this point of the pilgrimage I can't feel my feet anymore) and with satisfction I bring home the little.....er....you'll discover it later.
At the moment, mission I is completed!

.

Sunday, May 10, 2009

Lifestyle in tour

Rieccoci con una nuova puntata della saga Lifestyle: ciò che è veramente Giapponese.

In tempi di vacanza ci si accorge di una abitudine tanto radicata nella società giapponese da essere diventata una caratteristica peculiare.

Il viaggio organizzato è Giappone. Che sia uno strascico dei tempi comunisteggianti, che sia un, validissimo tra l'altro, modo per evitare il panico della dispersione, comunque sia tutto per i giapponesi va fatto assieme, all'unisono. Come dire uno per tutti e tutti per uno, e se l'unione fa la forza, allora dire uno è come dire nessuno, è come dire centomila.

Poichè si deve agire all'unisono, come una cosa sola,gli ubbidienti vacanzieri sono come un plotone che esegue gli ordini del comandante e ad essi ci si adegua: ci si raccoglie al punto X alle ore hh:mm, si sale in autobus o treno o altro mezzo e si parte. Durante il viaggio, se si può, ci si ferma per delle soste, cronometrate ovviamente, e puntualissimi i partecipanti ripartono al tempo stabilito.

Arrivati sul posto c'è già il successivo tour organizzato, dove tipicamente una guida o un istruttore incomincia a spiegare e raccontare cosa fare e come fare. E come un banco di pesci, tutti si muovono e cambiano direzione in dipendenza della guida.

E' stato divertente osservare come un gruppo di persone andate per un pò di immersione abbiano dovuto, tutti assieme, fare le seguenti: mettere la muta, indossare le pinne, mettere la maschera, provare il boccaglio (potrebbe essere 'estremamente rischioso' buttarsi in acqua senza provare se la maschera perde o se non si respira bene dal tubo...), finalmente con molta cautela entrare in acqua e, cavolo, ammirare i fondali, senza MAI separarsi perchè 'potrebbe essere pericoloso'...

Qualsiasi spedizione non prevede iniziative da parte dell'individuo: non è possibile andare per boschi per conto proprio (parliamo ad esempio della mia solita isola di 30 Km quadrati), perchè 'ci si potrebbe perdere nella foresta'...ma andiamo, 30Km quadrati di isola e ci si perde? Prima o poi si arriva da qualche parte!!!Magari in 4 ore invece che 1 ma di sicuro arrivo!!!

E solitamente, altra cosa tipica, i tour prevedono anche la foto scattata a turno da TUTTI i membri del gruppo alla certa statua, o monumento, o al certo panorama, ecc, ecc...insomma, ci siamo capiti. E si mettono anche in fila ordinati e aspettano il proprio turno!!!

Vabbè, saranno anche estremamente cauti, saranno anche bravi a tenere le masse sotto controllo, eppure tutto questo 'tour organizzato' dall'inizio alla fine, ogni momento della giornata, non si addice proprio ad un'isoletta piccola e meravigliosa dove non si corre alcun rischio.
Ma è lo stesso ovunque. Musei. Città. Castelli. Campagna. Ovunque.
**************************************
Here we are again with a new episode of the series Lifestyle: what really is Japanese.
Vacation times, and I realize there's a habit so deep in Japanese society to be a peculiarity.

Arranged tours ARE Japan. Be it a residue from the communist period, be it a way, very valid though, to avoid the dispersion panic, but anyways for the Japanese every thing must be done together. As to say one for all and all for one, and if force is joint,then say one is like say no one, is like say one hundred thousand.

Because they have to act as one thing, the good vacationers are like a army following the orders from the commander: meeeting point X at time hh:mm, hop on a bus or train or other means and they go. During the trip, if possible, some stops are made, timed of course, and sharply they leave again at the time decided.
At the place of the arrivale there's the next arranged tour already, where usually a guide or instructor starts explaining what and how to do. And like a fish cloud, everybosy moves depending on the guide.

It was very funny to notice how a group of people went for nothing simpler than snorkeling, and yet they, together, had to: put on the wetsuit,put on the fins, put on the goggles, try the snorkel (it could be 'extremely dangerous' dive without trying it first...), finally enter the water with care and see under without EVER split because 'it can be dangerous'...

Any expedition don't include initiative by the individual: it's not possible to hike by oneself (for instance, let's pick the 30 square km island I've been to) because 'one can get lost in the forest'...ah, cmon, such a small island and they think I can get lost? Sooner or later I must get somewhere!!!Perhaps in 4 hours ratehr than one, but I'll get somewhere!!

Another typical one, usually tours have a photographs section, where EVERYBODY takes a photo of the view,or the statue, monumnet, etc, waiting inline their turn!!
Alright, they can be cautious or good at keeping the masses under cotrol, but I believe all this 'arranged tour' is not well adaptable to a tiny and marvellous island with no risks.
But it's the same everywhere. Museums. Cities. Castles. Countryside. Everywhere.

A volte ritornano

Settimana scorsa trovo nella mia cassetta delle lettere una busta gialla misteriosa. La apro, sicura di trovare la solita manciata di fogli scritti in giapponese, ma con mia sorpresa vedo che c'è anche una parte scritta in una lingua a me comprensibile. Bene, leggi e rileggi, che cos'era alla fine?

Signori miei, poichè alla fine dello scorso anno fiscale il governo pare abbia chiuso in attivo, ritrovandosi con più soldi di quanti sia riuscito a spendere, si è ben deciso che questi avanzi venissero ridostribuiti alla popolazione. Sissignore, avete capito: abbiamo ricevuto a casa i moduli da compilare con le coordinate del nostro conto e le nostre generalità e presto ci vedremo aumentare il gruzzolo in banca di 12 mila yen. Che non cambia la vita, ma comunque paga una lauta cena!!!

Si è mai visto un altro posto dove i soldi dei regolari contribuenti tornano nelle tasche degli stessi?
Yay, il Giappone è uno sballo!!!

**************************************

Last week I found a suspect yellow envelope in my mailbox. I open it, sure to find the usual pile of papers written in Japanese, but surprisingly I recognize a part written in a language understandable. So, read and read, what was it? My dears, since the governments seemed to end the previous fiscal year with more money than could have been spent, it was decided to give back the leftovers to the population. Yes, you understood: we received at home the forms to fill with generalities and account coordinates, and we'll soon see our money grow of 12000 yen. Which doesn't change a life, but it well pays a dinner!!!

Ever seen another place where the tax payers money goes back to their pockets?
Yay, Japan rocks!!

Saturday, May 9, 2009

Paradise, paradise. Bonin Islands -- 小笠原

"Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino..." --Edoardo Bennato (L'isola che non c'è)



Golden week 2009 ed è necessaria una vacanza. Maggio 1-6 2009 è tempo di fare i bagagli. In valigia solo costume, crema solare a schermo totale e occhiali da sole. Michela acconsente di accompagnarmi a una vacanza-avventura e così partiamo per le Bonin Islands.

Geografia e storia
L'arcipelago è costituito da una manciata di isolette, chiamate letteralmente isola del papà, isola della mamma, isola del fratello maggiore, della sorella maggiore, della sorella minore e del fratello minore. Nomenclatura nipponica, meglio non entrare nei dettagli. Dunque, le isole abitate sono Chichijima (papà) e Hahajima (mamma), e si trovano 1000km a sud di Tokyo. Ragion per cui, esso gode di un clima subtropicale che ne fa meta ambita per i fanatici di immersioni e non solo. Ogasawara, così è anche conosciuto il gruppo di isolotti vulcanici, è raggiungibile solo ed esclusivamente via nave dopo esattamente 25 ore e mezza di mare e solo mare. La battaglia dei locali per preservare l'ecosistema e evitare il turismo di massa risulta, fino ad ora, vinta.

Si dice l'arcipelago fosse stato scoperto nel lontano 16mo secolo da un esploratore spagnolo ma fu solo nel 19mo secolo che l'isola iniziò ad essere abitata da americani, i cui discendenti pare vivano ancora li. Dal 1945 l'isola passò sotto il controllo americano fino al 1968 quando fu restituita ai giapponesi.

Il viaggio in nave.
Si parte da Tokyo, in mattinata. La fila al porto è immensa e tutti sono già pronti allineati in file da due sin dalle prime ore del mattino. Compiliamo la carta di imbarco e anche noi ci mettiamo ad aspettare in coda. Arriva il tempo di entrare in nave, ci vengono assegnati i posti letto e si inizia con l'avventura di 25 ore. La nave ospita circa un migliaio di passeggeri a bordo e parte a date fisse, ogni 4 o 6 giorni. Quindi, una volta raggiunta l'isola, si è inchiodati lì fino all'arrivo della nave successiva, dopo circa 5 giorni in media.

Nulla da dire sul viaggio, la nave è grossa e pesante, per cui in condizioni di bel tempo non ci si accorge neanche di essere in mare aperto. Ma i posti letto. Quelli andrebbero dichiarati contro la legge: in seconda classe (la prima classe ha camere da 4 posti letto, con letti a castello e divanetti) sono disponibili solo camerate, e il letto altri non è che una striscia lunga un metro e mezzo e larga 60cm, dura e piatta come solo una coperta ripiegata in 4 può essere...il cuscino è rettangolare e minuscolo, proprio come si usava un tempo. Solo che ai tempi degli shogun i cuscini erano dei semplici pezzi di legno, quindi direi che in fin dei conti ci è anche andata bene. Se non fosse per quel maledetto sottilissimo strato che osano chiamare letto, il viaggio sarebbe andato una meraviglia.
Arriviamo l'indomani al porto dell'isola con il vento che soffia incessantemente.


Chichijima e le spiagge.
Ogasawara-mura, la città principale, è il centro maggiormente abitato, offre discreti svaghi, ma principalmente offre tour di tutti i tipi per tutti i gusti: osservare le balene al largo, andare a cerca di delfini e magari fare il bagno con loro, fare immersioni, andare in kayak, semplicemente mettere su maschera e pinne e andare di spiaggia in spiaggia a esplorare i bassi fondali. La vita nottura praticamente non esiste, ma tutto sommato chi viene a Ogasawara ha poco tempo per andar per ristoranti visto che la mattina ci si sveglia presto per iniziare un nuovo tour.

L'isola è piccola e il modo migliore per andare in giro è sicuramente in bici, seppure le strade sono piene di salite e discese. Trovandolo quindi un buon compromesso da molti punti di vista, opto per il noleggio di una bici per tutta la durata della permanenza. Bici azzurra con cestino,la numero 4. Numero perfetto per Michela, la 3. Esercizio fisico, rispetto dell'ambiente e divertimento: direi che la bici ci può stare. E la sensazione di libertà è immensa, andare su e giù per la costa, vedere Michela che arrancava sulle salite ma volava via spedita nelle discese mi faceva sorridere e stare bene. Io me la prendevo comoda ad ammirare le palme, la vista, mi soffermavo sui dettagli, qui e lì facevo una sosta per una foto, respiravo l'aria pura. E non ci sono parole che possano spiegare.

La prima cosa che salta all'occhio è il colore vivo di tutto: sabbia bianchissima, mare turchese brillante, vegetazione verde puro. Ogni punto dell'isola, in alto o in pianura, fa meraviglia, mi sento come una bimba all'acquario che vede i pesci per la prima volta. Per non parlare di cosa succede quando si va sott'acqua...basta una maschera e un boccaglio per scoprire un nuovo mondo sommerso a già 5 metri dalla riva. Pesci multicolore, coralli, conchiglie e altre forme di vita fluttuano ignari del fascino che emanano.

In effetti le spiagge sono diverse tra loro, alcune di pura sabbia bianca finissima, altre un misto di minuscoli granelli di sabbia nera e sabbia bianchissima, altre ancora fatte di ciottoli neri e conchiglie e coralli di un bianco splendente. La natura, in poche parole, predomina e prevale. E ho gradito molto la volontà della gente di preservarla in ogni modo, incentivando l'uso di risorse naturali, promuovendo l'uso dell'energia fisica piuttosto che dei mezzi. Seppure una nota di demerito va data per l'abuso di barche e natanti: i tour per vedere le balene, per andare a fare immersioni, per vedere i delfini, insomma, non c'è cosa che non abbia bosgno di una barca, che secondo me inquina e compromette l'ecosistema marino a lungo andare. Capisco il ritorno economico per una isola che vive solo di turismo, ma cari giapponesi,cari turisti amanti dell'eccezionale, invece di andare a rompere i maroni alle povere balene al largo, armatevi di pinne e boccaglio e accontentatevi dei fondali vicini a voi!!

Comunque, chiusa la parentesi polemica e ritornando alle spiagge, c'è da dire che le più belle sono proprio quelle che non abbiamo potuto raggiungere. Infatti le strade asfaltate non coprono tutta l'isola e per raggiungere alcune aree costiere bisogna solo ed esclusivamente fare una bella camminata su per le foreste e i boschi e raggiungere un'apertura sulla costa dopo ore. Ragion per cui, vista la breve permanenza sull'isola decidiamo di abbandonare l'impresa (seppure una buona dose di hiking non sarebbe certo stata fuori luogo) e di dedicarci alle spiagge paradisiache a nostra disposizione.

Ma, per non farci mancare nulla, vediamo che in cima a una erta scalinata si trova un tempio shintoista e quindi incoraggiate dalla speranza di raggiungere un punto d'osservazione privileggiato, andiamo su. Scopriamo che un percorso pavimentato porta a un punto d'oservazione ancora più alto del già perfetto tempio, e arriviamo fino in cima alla collina da cui vediamo praticamente tutto. E per poco non veniamo trasportate via dal vento forte.


Bonin specials
1-Le spiagge, vuote e disertate dai giappi, più orientati alle attività di gruppo organizzate dai tour operators, tutte per noi e solo per noi.
2-Incontriamo Alan, un bel ragazzo giapponese-americano, dal bel sorriso e dagli occhi verdi, che spontaneamente e per pura e semplice soddisfazione personale si ferma con noi e inizia a conversare. Forse perchè cosi poteva finalmente parlare in inglese. Forse perchè era curioso di sapere cosa ci facessero due ragazze non giapponesi li, e soprattutto come ci fossero arrivate.
3-Le cene in hotel sono state rese ancora piu piacevoli dalla piccola figlia del proprietario, una bella bambina giapponese di quattro anni che ci ha fatto vedere le stelle per cerare di capirla. Ma ogni sera abbiamo passato con lei mezz'ora a giocare e farle il solletico.
4-Le mute rosa shock prese a noleggio dagli amanti delle immersioni. Come se già non bastasse il bianco accecante della sabbia
5-Il pub Yankee Town merita una sosta, fosse solo per respirare un clima da A-Team
6-La statuetta di buddha con addosso una maglia Calvin Klein non ha prezzo...
7-una passeggiata notturna è d'obbligo se si vuole vedere un fungo un pò speciale: è verde, è fluorescente al buio, è sconvolgente.
8-Gli abitanti sono davvero ospitali, così come Alan ci ha già dimostrato, ma la cosa bella è stato l'arrivederci alla nostra partenza. Un gruppo di barche ci ha accompagnato e fuori dal porto si sono avvicinati in modo da poterci gridare il loro più sincero "mada kite kudasai", tornate di nuovo, e nel frattempo ci hanno dilettato con uno spettacolo di tuffi e acrobazie dalle loro barche. Persino la guardia costiera ci ha accompagnato e dato il suo saluto. Ma senza tuffi.

**************************************

Golden week 2009 and I need a vacation. May 1-6 and it is time to pack. In the bag only swim gear, sun screen lotion and sunglasses. Michela agrees to tag along so we leave for a vacation-adventure to the Bonin Islands.


Geography and history.
The archipelago is made of a handful of islands, named daddy island, mommy islans, brother island, sister island...you got the picture. Japanese naming, better not to go deep into details. The main islands are Chichijima (daddy) and Hahajima(mom) and are located 1000 Km south of Tokyo. For this reason ,with their subtropical climate, are the top destination for the diving lovers. Ogasawara, the alternative name the volcanic islands are known, can be reached only by boat after exactly 25 hours of sea and only sea. The battle of the locals in order to preserve the environment and to avoid mass tourism is, so far, won.

It seems the archipelago was discovered in the 16th century by a Spanish explorer, but the islands became inhabited by the Americans only from the 16th century, and it is said that their descendants still live there. From 1945 the islands were ruled by the Americans till 1968 when they were given back to the Japanese government.

The boat trip

We leave from Tokyo late morning. The queue at the port is long and people are standing inline since early morning. We fill the boarding ticket in and queue as well. We enter the boat, we're given our numbers for the bed and the 25hrs adventure starts. The boat can hold around 1000 people and leaves Tokyo every 4 or 6 days. Which means that, once one arrives at the island is stuck there for the next 5 days.

Besides that, nothing wrong with the trip, the boat is heavy so in good weather conditions one can think not to be in the open sea at all. But the beds. They should be declared against the law: the second class (the first class comes with 4 beds cabins) is made of big rooms like dorms where the bed is actually a stretch 1.60 meters long and 60 cm large, hard and flas as only a camping comforter can be...the pillow is rectangular and as the same as the ones the shougun used to use. But since the old ones were made of wood, I'd say that we were lucky. Hadn't we had that bloody thing they dare to call bed, the trip'd have been just nice.
We arrive the day after on the island blown by a strong wind.


Chichijima and the beaches.
Ogasawara-mura, the major town, is the most populated one, offers discreet amusement but mainly offers tours for all needs:whale watching, swim with dophins, diving, snorkeling, kayak.Night life doesn't exist in practice, but tourists don't go there for the nigh life.

The island is small and the best way for going around is by renting a bicycle, even though the roads go up and down the hills. It being a good compromise from several points of view, I decide for the bicycle and I gota blue one, number 4 with basket, for all my stay. Michela got the number 3. And by bicycle we had fun, did exercise, respected the environment. nice feeling the one to be free, and seeing Michela hardly walking pushing the bike up the hills, but running high speed down the slopes made me smile and feel good. I, instead, took it easy looking at all the details, the palm trees, the view, taking photographs, breathing the pure air. it can't just be explained by words.

The vivid colors of everything are impressive: very white sand,shiny turquoise sea, pure green vegetation. Every corner of the island is marvellous and I feel like a child at the acquarium for the first time. Not to mention what the view looks like when underwater....a snorkel and a pair of goggles are more than enough to discover a new world 5 meters from the shore. colorful fish, corals, shells, every creature fluctuates without knowing how fascinating they are.

And the beaches are very different one from the other, some of pure fine white sand, others of white and fine grained black sand, others of black pebbles and white coral and shells. Nature, in other words, dominates and sticks out. I also appreciated the efforts of the population to maintain it that way by promoting body energy rather than using the means of transportation. And yet, what disappointed me was the abuse of ships and boats in terms of tours for whale watching and such other BS that need a boat to take people somewhere remote...I think that compromises the marine ecosystem a lot in the long run. I can understand that it's money for the inhabitants who live upon tourism, but my dear Japanese tourists and lovers of the exceptional, please just go snorkeling near the shore and leave the poor whales alone!!

Anyway, closing the polemic part, let's go back to the beaches. In facts, the nicest ones are those we couldn't reach. Roads don't cover the whole island and to get to some coastal areas we needed to hike sometimes even for few hours. And since we were staying only 3 days we decided not to get crazy (I'd have loved some hiking too, tho) and enjoy the closer paradise beaches.

We also see that a shinto shrine stays on top of a hill, so we climb up the stairs that lead up to the temple to get a better view of the bay and the island itself. There we find out a path leading to a higher viewpoint, so we head up to a place where we can see everything. And we fought a very strong wind.


Bonin specials
1-The beaches, empty and avoided by the Japs, oriented more to tour activities, were all for us and only for us.
2-We meet Alan, a American-Japanese guy who very friendly and openly starts a conversation with us just for the sake of it, perhaps because he was happy to conversate in English or perhaps because he was curious to know how nd why two foreign girls were there.
3-dinners at the hotel were nicer thanks to the precence of the owner's daughter, a 4 years old cute one who made us see stars to try to communicate in Japanese with her. and we spent half an hour every evening playing together.
4-the hot pink, shocking rental wetsuits the Japanese wore for swimming. As if the white of the sand wasn't bright enough.
5-the Yankee Town pub is wort a stop, even for just sensing a A-Team atmosphere
6-the little buddha statue with a calvin Klein tshirt on was priceless
7-a night walk is a must to see a mushroom wich is green and fluorescent...uhm, weird.
8-The inhabitants are very very warm and friendly, as Alan already showed, but the nice thing was the good-bye at our departure. A bunch of boats were escorting us, and outside the port they , in turn, came closer and closer so that they could scream a sincere "mada kite kudasai", come back again, and meanwhile they performed acrobacies and great jumps. Even the coast guard came to greet us leaving. But they didn't dip in.