Thursday, April 30, 2009

YIN&YANG

Di tanto in tanto mi soffermo a pensare su quale possa essere l'essenza del Giappone, se dovessi sintetizzare in una frase....

C'è da dire innanzitutto che coloro che non vivono in Giappone si basano su stereotipi e luoghi comuni: le cerimonie del thè, le geishe, i kimono, i rituali lenti e precisi, il servilismo e l'affabilità. E potrei elencarne altri e altri ancora, come le tradizioni millenarie, le arti, i fumetti e i cartoni animati, la disciplina. Chi viene però in Giappone perchè affascinato da tali e tante storie, nella maggior parte dei casi rimane alquanto deluso nel riconoscere che nulla di tutto ciò che ha appreso sul sol levante corrisponde a verità. Anzi, è proprio l'opposto.

Eppure, seppur luoghi comuni, seppur dicerie, seppur stereotipi, descrivono esattamente e minuziosamente la realtà dell'estremo oriente. E di fatto, tanto luoghi comuni poi non sono. Cos'è che non va quindi?
Un altro parolone importante che entra in gioco è allora quello della dicotomia, ovvero la distinzione e netta separazione tra due entità che hanno significati opposti. Ci hanno insegnato che esiste il bene e il male, il bianco e il nero, il bello e il brutto....
Chiunque sia andato, vissuto in Giappone e poi tornato racconta la propria verità, aggiunge stereotipi a stereotipi, introduce dicotomie, sfata certi miti, ne propone di nuovi.
Qual'è allora la verità? E se esiste, è assoluta o dicotomica?E' meglio dire 'yin e yang' o 'yin o yang'?

Si pensa che in Giappone si vada in giro vestiti in kimono......vero e falso. Chi porta come testimonianza un'esperienza Tokyana difficilmente avrà da raccontare di geishe e kimono. Invece, chi è nato sotto una buona stella e si ritrova a visitare città meno industrializzate come Kyoto (la culla del rinascimento in Giappone), allora potrà decantare le lodi di donne leggere e leggiadre comparire e scomparire attraverso l'intricato labirinto fatto di stretti vicoli e tetti bassi. Tokyo è la città meno giapponese per eccellenza, eppure ci sono così tanti elementi di pura giapponesità da lasciare esterrefatti.

Si pensa che i giapponesi siano un popolo di anime gentili e affabili. Nulla di più falso ma nulla di più vero. Andate in giro in una giornata qualunque in una delle centinaia di stazioni a Tokyo e scoprirete quanta cafonaggine regna sovrana, sia nei confronti degli stessi giapponesi, sia nei confronti, in particolare, degli stranieri. Eppure basta un pizzico di buon senso, un attimino di attenzione nel seguire il galateo del perfetto turista e una vacanza fuori città regala momenti di sincera e assoluta gentilezza e cortesia da parte di chi, per lavoro ma non solo, vi offre ospitalità.

E' un altro luogo comune quello di pensare che i giapponesi posseggono un alto senso dell'onore. Discendendo dai samurai, stirpe guerriera, si immagina il giapponese come un uomo che non perde mai il controllo della situazione, che mantiene sempre la dignità: la morte piuttosto che perderla. Eppure eppure andate di venerdi sera in una qualsiasi locanda o osteria e vedrete quegli stessi discendenti dei samurai che si ingozzano di cibo e tracannano birre e sake a volontà fino a perdere il contattò con la realtà e soprattutto la dignità, finendo per farsi trascinare a casa o al primo taxi dai colleghi o gli amici, un pò meno ubriachi,forse, ma comunque incapaci di eseguire i più semplici movimenti. Per loro probabilmente ubriacarsi fino a morirne non sembra rientrare nella lista delle cose da evitare se si vuole mantenere la dignità attaccata alla propria faccia. Quando però vengono fuori degli "scandali", allora il giapponese è pronto a fare ammenda e riconoscere i propri peccati,difende il suo onore e esce di scena per sua volontà (non senza però esimersi dall'atto della pubblica scusa) piuttosto che essere sollecitato a allonanarsi o, nei fatti, essere allontanato.

Per non parlare dei fatti strani del tipo: le ragazze possono mostrare le gambe fino al sedere ma non le spalle;le effusioni in pubblico, anche un bacio, sono da evitare coome la peste, ma il sesso non è un tabu e le riviste porno si trovano a tutte le edicole; non ci si può soffiare il naso in pubblico, ma sputare per strada si....
E tanti altri ancora sarebbero i falsi miti e le bugie veritiere da sfatare e raccontare. Ma per non farci accusare di essere prolissi, per evitare di stancare il lettore, ci fermiamo qui.

Esistono poi, questo non può essere tralasciato, concetti chiave della società nipponica, che si possono riassumere nei seguenti.

Wa e Ma. Fondamentalmente wa significa armonia e pace. L'importanza del wa si pensa derivi dalla cultura dele risaie, dove si deve lavorare sodo tutti insieme per poter sopravvivere. Storicamente, i giapponesi hanno sempre vissuto in comunità fitte, e l'importanza di mantenere la coesione nel gruppo ha reso il lavoro di squadra un attributo di alto valore. Ma invece è un intervallo di spazio o di tempo. Più a proprio agio ci si sente con gli spazi vuoti tra le parole-e con cosa non viene detto-meglio si comunica coi giapponesi.

Honne e Tatemae. Queste due parole descrivono il gap tra ciò che è il caso e ciò che è deciso sia il caso (come ad esempio essere se stessi o mostrare una facciata pubblica). Questo perchè le persone dovrebbero nascondere i loro reali intenti specialmente se potrebbe ferire o far perdere la faccia a qualcuno. Ma questo capita anche in altre società, no?

Giri e Ninjo. Rispettivamente significano proprio dovere e propri sentimenti. Come ci si sente di fronte a una situazione spesso non è uguale a come ci si dovrebbe comportare.

Uchi e Soto. Essere parte di un gruppo è un identificatore primario nella società giapponese, e il concetto si estende a tante situazioni. Si è o dentro (uchi) o fuori(soto) dal gruppo, e la differenza di come si è trattati è ampia.

In definitiva, la sintesi e l'essenza della giapponesità verrebbe definita e descritta come: coesistenza degli opposti.
E così ci salutiamo, accennando i principi del taoismo che così tanto confermano la mia tesi:

1)yin e yang sono oposti
2)yin e yang hanno radice uno nell'altro
3)yin e yang diminuiscono e crescono
4)yin e yang si trasformano l'uno nell'altro

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Every now and then I think about the essence of Japan, how I'd summarise it in one sentence...
First of all, those who don't live in Japan base their knowledge on stereotypes and cliches: tea ceremonies, geishas, kimonos, slow and precise rituals, servility and affability. And some more like traditions, arts, comics, discipline. Who comes to Japan fascinated by all those and many others stories, in most of the cases is deluded and realises that not all of what they learnt about Japan corresponds to truth. It's the opposite, in facts.

And yet, were they clichès, were they gossip, were they stereotypes, they describe exactly and minutely the far east reality. So, in facts, they're not that much of a clichè. What's wrong?
Another very important big word called in is then dichotomy, that is the distinction and clear separation of two entities having opposite meaning. They taught us evil and good, black and white, beauty and ugly....

Whoever had been in Japan, lived there and then come back tell their own truth, add stereotypes to stereotypes, introduces dichotomies, breaks certain myths and puts new ones in.
What's then the truth? And if that exists, is it absolute or dichotomic? Is it better to say 'yin and yang' or 'yin or yang'?

It is believd that in Japan people walk around wearing kimonos...true and false. Who brings as an example a Tokyo experience can't tell about geishas or kimonos. Who, on the other hand, is that lucky to visit less industrialized cities like Kyoto (traditions and history live there),then they can tell about light, fluctuating women appearing and disappearing in the labyrint of tiny streets. Tokyo is the less Japanese city, and yet so many elements of pure Japanicity can be fount to be astonished.

It is believed that the Japanese are gentle and friendly people. Nothing wronger, but nothing righter too. Go around in a normal day in one of the many Tokyo train stations and will discover roughness, both towards the Japanese and ,especially, the foreigners. But use a bit of attention and care in following the book of rules for the perfect tourist, and a trip out of town will give moments of absolute and sincere courtesy from who, as a job and not only, gives you hospitality.

Another clichè is to think that the Japanese posses a high sense of honor. Descendants of samurai, warrior seed, the Japanese are thought to be men who never lose control of a situation, who never lose dignity: rather, death! And yet, if you go on a Friday evening in one of the many drinkig places you will see those same descendants of samurai eating like pigs and drinking with the aim of getting drunk till the point they loose the grip to reality and the dignity, ending up being carried by the -perhaps- less drunk collegues to their homes or to a taxi.

Probably they don't consider getting pissed drunk as one of those things to avoid in order to keep dignity. Came out a "scandal", though, then the Japanese are ready to amend and confess their sins, defend their honor and leave the scenes by their own will (not without escaping the act of public excuses) rather than being solicited to go or, in facts, being pushed away.

Other weird facts are: girls can show their legs up to their bum, but not the shoulders; kisses in public are not allowed but sex is not a Tabu and porn comics or magazines can be found everywhere; blowing the nose in public is not to do, but spitting on the street is....
And many more would be the false myths and the true lies to break and tell. But we don't want to be accused of being too talkative, of getting the reader tired, so we stop here.

There are, this matter can't be omitted, some key concepts in the Japanese society that can be summarised as the following.

Wa and Ma. Wa basically means harmony and peace. The importance of Wa is believed to stem from the rice-farming culture,where everyone had to work together to ensure survival.Historically the Japanese have lived in tight-knit communities, and the importance of maintaining group cohesion has made teamwork and consensus highly prized attributes. Ma is an interval in time or space. The more comfortable you are with the empty spaces within words-and what is not being said-the better you'll communicate with Japanese friends.

Honne and Tatemae. those two words describe the gap between what IS the case and what IS STATED as the case (like, real yourself vs your public face). That's because people must conceal their real intent especially if it would hurt someone's feeling, or cause a loss of face. But this as well happens in other societies, does it?

Giri and Ninjo. Respectively they mean one's duty and one's feelings.How you feel about a situation is often at odds with how you must act.

Uchi and Soto. Being part of a group is a prime identifier in Japanese society, and the concept extends to a lot of other situations. You are either outside (soto) or inside (uchi) the group and the difference on how you are treated is vast.

As a conclusion, the sinthesys and the essence of the Japanese way can be described as : co-existence of the opposites.
And so we greet each other, mentioning the principles of taoism that so well defend my thesis:

1)yin and yang are opposite
2)yin and ya ng have roots into each other
3)yin and yang diminish and grow bigger
4)yin and yang transform into each other


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