Tuesday, April 21, 2009

Nagoya and Ise -- 名古屋と伊勢

Sempre sulla scia del "Aprile e Maggio sono i mesi migliori per viaggiare", Marina si reca per un fine settimana a Nagoya. Quarta città del Giappone quanto a popolazione, Nagoya merita un bel 10 e lode in fatto di vivibilità. La città infatti pur essendo ampia ed estesa, coi suoi 2 milioni circa di abitanti è per nulla caotica, pullula di aree verdi, la gente è disponibile e si offre di dare una mano.

Perchè Nagoya?

1) la città non è inserita nei circuiti turistici standard, e in ogni caso rappresenta un posto non visto.
2) Il castello di Nagoya è uno dei migliori esempi di architettura giapponese in fatto di fortificazioni militari.
3) E' abbastanza lontano da Tokyo per dare l'idea di essere andati in vacanza.
4) facile da raggiungere via shinkansen
Inoltre grazie a questo viaggio breve, Marina ha fatto nuove esperienze.

Capitolo I : Il viaggio in shinkansen
Una delle migliori invenzioni giapponesi è senza dubbio, se non la migliore, quella dello shinkansen, o treno super veloce. Bisogna prima chiarire che ci sono tre tipi diversi di shinkansen, che si distinguono per tempo impiegato, numero di stop e massima velocità raggiunta. Tra tutti, il super express N700 è sicuramente il più emozionante in quanto permette di raggiungere ogni parte del Giappone comodamente seduti in una carrozza priva di ogni vibrazione o suono esterno in un batter di ciglia. Nagoya dista circa 400km da Tokyo, e per raggiungerla ci si impiega solo un'ora e quarantacinque minuti. E la velocità si sente tutta. E si vede anche. Super express N700 je t'aime!

Capitolo II : Ise jingu
Già che si era in zona, seppur solo per modo di dire, io e la mia fida compagna di venture, al secolo Michela, azzardiamo un fuori programma e subito andiamo a Ise, nella vicina prefettura di Mie, per vedere quello che dicono essere il più famoso tempio shintoista del Giappone, quello dove si venera la dea progenitrice dei giapponesi. In esso è anche custodito il sacro specchio, uno di tre cimeli imperiali, che non possono essere visti da alcun essere mortale fuorchè l'imperatore (l'unico ad avere discendenza divina). Il tempio è distribuito su due aree, una il Gekku, è quella meno importante, e l'altra -Naiku- è nascosta in un immenso parco pieno di alberi secolari ed è quasi inaccessibile. Inseguite dallo scorrere del tempo, visto che si aveva solo un giorno a disposizione, puntiamo sul secondo.

Vuoi perchè i templi shintoisti hanno sempre delle aree sacre accessibili solo dall'imperatore, vuoi perchè vi erano lavori di restauro in corso, praticamente il già di per se secretivo tempio non ci ha dato alcunchè. Ci è stato possibile vedere solo i tetti dorati di alcuni padiglioni all'interno della cinta muraria e nulla più. Fuorchè la meraviglia suscitata al vedere come i ponti in legno vengono costruiti, il tempio ci ha regalato mera delusione e insoddisfazione. Per lo meno il paesaggio fatto di risaie, piantagioni di thè e immensi fiumi hanno ben controbilanciato.

Capitolo III : Nagoya notturna e cambio di programma
Rientrate a Nagoya, prefettura di Aichi, tra l'altro inseguite dalla sfiga più nera che ci fa accumulare ritardi a non finire, non riusciamo ad entrare al castello. Il fatto comico è che ero andata principalmente per il castello, per cui non potendo più far nulla per quella giornata, si decide di passare la notte a Nagoya. Prenota un ostello per la notte, cambia il biglietto del treno, e ci prepariamo a vivere la città. La vista notturna merita, solo due o tre grattacieli intorno alla stazione, strutture accattivanti, geometrie e luci. La vista da una delle due torri che si ergono dall'edificio della stazione,seppur non come quella di Tokyo,ha comunque il suo fascino. E vedere il castello di notte è una bella sensazione. Nonostante stessimo in una città popolosa, non c'era traffico, non c'era confusione, non cerano i rumori a cui chi vive a Tokyo si deve abituare, insomma una città vivibile al 100%. Inoltre la città è servita solo da un pugno di linee della metro, niente treni di superficie a intrecciarsi con le vie urbane e coi palazzi....le strade sono ampie, illuminate e ben corredate di alberi su entrambi i lati. Il quartiere della vita notturna è un pò distante dalla stazione centrale di Nagoya, ma pullula di bei localini e ristoranti tutti da provare. Io e Michela, dopo aver fatto check in all'ostello, andiamo all'hard rock cafe.

Capitolo IV : l'ostello
Marina per la prima volta pernotta in un ostello stile giapponese, che per fortuna tanto ostello non ci è sembrato visto che in due abbiamo potuto avere una camera (e ben 3 futon) tutta per noi, seppure i bagni erano in comune e le docce in stile giapponese, ovvero come nelle onsen dove ci si lava di fronte a tutti (tra gente dello stesso sesso ovviamente) e poi ci si mette ammollo in una vasca di acqua termale. Bene, non che io abbia una grande passione per le onsen, ma visto che avevamo pur bisogno di lavarci, rincuorata dal fatto che eravamo le uniche a doverci lavare a quell'ora tarda (doccia solo dalle 17 alle 22, regole dell'ostello), ho sopravvissuto anche alla mia prima esperienza di onsen.

Capitolo V: Il castello
Il castello di Nagoya è stato quasi interamente distrutto da un incendio durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma è stato interamente e fedelmente ricostruito e rappresenta oggi un modello di architettura. Al suo interno un museo, dove si descrive attraverso foto e altri cimeli, la storia degli shogun di Nagoya, della città e del suo popolo.
Nel museo anche interessanti modelli della città come era un tempo, modelli dell'abitazione regale e spaccati architettonici con fedelissime miniature e riproduzioni. E così, anche una vacanza vista come fuga da Tokyo diventa un'occasione per conoscere un pò di storia e imparare cose nuove. In cima al palazzo, un osservatorio da cui si ha una splendida vista sul parco sottostante e sulla città tutta. Sul tetto del palazzo sta quello che è divenuto il simbolo della città, ovvero due guglie dorate a forma di delfino, per la precisione un delfino femmina e un delfino maschio. Il sistema di scale per andare su e giù nel castello è da capogiro: due diverse rampe di scale, speculari, una per salire e una per scendere, si guardano, si fronteggiano, si sovrappongono ma non si intrecciano. Tutt'intorno al castello una cinta muraria di tutto rispetto, fatta di megaliti uno sopra l'altro. Intorno al perimetro l'immancabile fossato e un grande parco in cui vi sono giardini,fiori e case da thè.

capitolo VI : i templi e la città di giorno
Ogni città del Giappone ha un certo numero di templi buddisti e shintoisti inseriti nel tessuto urbano, e sicuramente Nagoya non è da meno. Osu Kannon e Atsuta jingu sono i due più famosi.
Andiamo prima a Osu Kannon, maestoso tempio nascosto tra i palazzi, dove i bambini si divertono a spaventare i colombi, i genitori si rilassano all'ombra e dentro i fedeli pregano secondo il classico susseguirsi di inchino-preghiera-battito-di-mani-inchino.
Dopo Osu Kannon e la passeggiata lungo le strade vivaci e piene di negozietti che si diramano dal tempio, ci incamminiamo per le strade soleggiate e tranquille per raggiungere la fermata della metro di nostro interesse per andare all'altro tempio. E durante la passeggiata ci imbattiamo in un piccolo baretto dove prendiamo un espresso e incantiamo i gestori per la nostra conoscenza del giapponese, poi troviamo il tempio di Higashi Betsuin. Anche questo imponente e affascinante.
Atsuta jingu è una fotocopia di Ise jingu, sia per collocazione, ovvero in mezzo a un parco e nascosto alla vista, sia per accessibilità, ovvero: nulla. E abbiamo imparato una cosa: nel Giappone centrale tutti i maggiori templi shintoisti sono in restauro.

Epilogo : considerazioni generali
Una cosa è certa, la gente di Nagoya è diversa,più rilassata, più disponibile e più aperta agli stranieri. O cosi ci è parso. Nonostante non si vedano tanti non giapponesi in giro, chiunque ci incontrasse per strada si lasciava scappare un sorriso che sa molto di "benvenuti a Nagoya", altri addirittura attaccavano bottone e si prodigavano prima ancora che gli venisse chiesto aiuto.
Un gruppo di pensionati ci ha addirittura abbordate al castello, facendoci domande su dove veniamo ("da Tokyo, non si vede che siamo giapponesi?"), che facciamo a nagoya, che faremo dopo, eccetera. Abbiamo anche fatto ridere i vegliardi giovanotti, in quanto l'unico che riusciva ad abbozzare alcune domande in inglese, otteneva risposte in giapponese.
Come già detto, c'è tanto più verde a Nagoya, tanti parchi, tanti giardini, strade alberate, maggiore cura e pulizia, meno autostrade che si intrecciano, niente suoni impertinenti.
Tutto sommato, la città mi è piaciuta un sacco, ma tanto davvero, e quasi quasi era un peccato dover riprendere il treno e tornare alla quotidianità della metropoli tokyana.
In ogni caso impariamo anche la nostra seconda lezione: mai prendere sul serio anche le più acclamate guide turistiche.

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On the wave of  "April and May are the best months for travelling", Marina takes her ass to Nagoya. Fourth city in Japan, it deserves a 10+ on living. In facts, the city even though has 2 million inhabitants and is huge, is not chaotic at all, it's full with green areas, people are very friendly and willing to help. Other than that...why Nagoya?

1) the city is not included in the standard tours, and all in all is a place I haven't seen yet.
2) the Nagoya castle is one of the best examples of Japanese military architecture.
3) it's far enough from Tokyo to give the impression to be on holiday.
4) it's easy to get via shinkansen
In addition, Marina experienced new things during this short trip.

Chapter I : the trip on the shinkansen
One of the best, if not THE best, inventions of the Japanese is the shinkansen, or bullet train. Let's make clear that there are different shinkansen types, according to time taken, number of stops and maximum speed. Amongst all, the super express N700 is by far the most exciting one, as it allows to get any part of Japan comfortably sitting in a car with no vibrations and no noise from outside. Nagoya is 400km from Tokyo and it takes only 1hour and 45 mins. And you can feel and see the speed. Super express N700 je t'aime!

Chapter II : Ise jingu
Since we were there already, even though it's just a figure of speech, Michela, my friend and I, hazard a change of plan and immediately head to Ise, in Mie prefecture, to see what is considered the most famous shinto shrine in Japan, the one where the goddess ancestor for all the Japanese is worshipped. In it the sacred mirror is kept, one of the three imperial goods that cannot be seen by any mortal being but the emperor (the only one with a divine origin). The temple is split into two areas, one is Gekku, the less important, and the other is Naiku, hidden in a huge park of (oak?) trees and pine trees. Rushing because of the lack of time, as we planned to stay in Nagoya one day only, we decide for the second one.

Now, shinto shrines always have some areas accessible by the emperor only and in addition restoration works were all over the place, so the result was that the already secretive temple itself didn't impress us at all. We could see only the golden roofs of the shrines inside the walls and nothing else. Except for the way the wooden bridges were built, we could indeed see the carpenters working on one, the temple was disappointing and not satisfying. At least the view from the train, made of rice fields, tea plantations and large rivers was well counter balancing.

Chapter III: Nagoya at night and change of plan
Back in Nagoya, Aichi prefecture, again in bad luck that makes us put delays on top of delays, we can't enter the castle. The funny thing being the fact that I just went to Nagoya for the castle. So we decide to spend the night there and do the castle the day after. Book a room in a hostel, change the train ticket, and we gear up to live the city. The night view is all worth it, only two or three tall buildings nearby the station but their style is catchy, the geometry as well. The view from one of the two towers on top of the station block is not as same as the one in Tokyo, but it is still fascinating. And seeing the castle in the night feels good too. Even though we were in a city quite populated, there was no traffic, no crowd, no noises people living in Tokyo get used to...so a city to live at 100%. In addition there's a handful of subway lines only. No surface trains that criss cross the roads and run close to the buildings, the roads are large, lighted and with trees on both sides. The nightlife neighbourhoods are a bit farer from the central station, but there are many nice places to drink and eat in. After the check in at the hostel me and Michela hit the Nagoya hard rock cafe.

Chapter IV : the hostel
Marina, for the first time, spends the night in a Japanese style hostel, which luckily didn't look like one since we managed to get a double room (and 3 futon) all for us, but the toilets and showers were shared, of course. Actually the Japanese style showers are more like onsens, places where one washes in front of others (same gender only) and then soaks into thermal waters. Well, I don't have a crash on Japanese onsen, but we needed a shower and since we were the two only who had a shower that late, I managed to survive the experience.

Chapter V : the castle
Nagoya castle was almost entirely destroyed during the WWII, but it has been rebuilt as it was and is today a model of Japanese architecture. Inside it is a museum where the history of Nagoya,its shogun and its people is narrated through photographs and other means.
In the museum are also some interesting prototypes of how the city looked like once, prototypes of the royal residence and architectural sections perfectly reproducing the real buildings. This way a trip seen as a escape from Tokyo becomes also a chance to learn something new. On top of the palace is a observatory where once can see the park below and the city from. On the roof there's what became the symbol of the city: two golden carps, a female and a male. The stairs scheme to climb up and down the castle is crazy: two different slopes, mirrored,one to get up and the other one to go down, face each other,they overlap but don't cross each other. Around the castle walls the can't-be-missed park with gardens, trees,flowers and tea houses.

Chapter VI : the temples and the city in the daytime
Every city in Japan has its own amount of temples and shrines mixed with the urban structures, and Nagoya does have as well. Osu Kannon and Atsuta jingu are the most famous.
We first head to Osu Kannon, magnificent temple hidden between a handful of buildings, where kids have fun annoying the pigeons, where parents chill out and worshippers follow the ritual of bow-pray-hands clap-bow. After visiting Osu Kannon and walking along the shopping streets around the temple we start walking in the sunny and quiet streets to get the next temple. And while walking we stop at a nice bar where we get a espresso and surprise the bartenders with our knowledge of the Japanese language. After that we find Higashi Betsuin temple. This one too, fascinating and huge.
Atsuta jingu is another copy if Ise Jingu: same location - hidden inside a park- and same level of accessibility: none. And we learned our first lesson: in central Japan all the major shinto shrines are under renewal.

Epilogue: general comments
One thing is certain: Nagoya people are different, more relaxed, more friendly to the foreigners. Or at least that was our impression. It's less common to spot a non Japanese here, and yet all the Japanese who met us smiled at us as to say "welcome in Nagoya", some others asked us if they could help without waiting for us to ask them for it. A group of old guys, even, wanted to talk with us, asking where we come from ("Tokyo, don't you see we're Japanese?"), what we are doing in Nagoya, and so on.We also made them laugh because the only one who could put together two words in English got our answers in Japanese.
As I said, there's much more green in Nagoya, many parks, many gardens, all the roads have trees on both sides and are cleaner, there's less highways, no annoying noises.
In the end, I liked the city a lot, and it was a pity having to catch the train to go back to normal Tokyo life.
And, besides this, we also learn our second lesson: never take the guide books too seriously.

















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