Monday, April 6, 2009

African Festival 2009 @ Akarenga

In un fine settimana zeppo di eventi c'è anche posto per un pò di cultura. A Yokohama esiste un edificio per nulla in stile giapponese, noto con il nome di AKA RENGA (mattoni rossi) che altri non è che un grossissimo caseggiato in stile fabbrica della Londra della rivoluzione industriale. Costruito con, neanche a dirlo, mattoni rossi. All'interno ristoranti, negozi, aree esposizioni, aree per concerti.


Nello specifico, stavolta si è andati per assaporare un pò di cultura africana. su un unico piano si trovavano stand rappresentanti ogni stato dell'Africa pieni zeppi di prodotti artigianali, prodotti alimentari, prodotti di bellezza, tessuti, suppellettili, sculture in legno raffiguranti giraffe per il 90%. Strumenti musicali, accessori, vestiario. Dietro i banconi erano i rappresentanti dei vari popoli, uomini e donne eburnei impegnati a vendere, mostrare, invitare, ma anche molti i giapponesi. Musiche soffuse, suoni che sanno di savana accompagnano il girovagare dei curiosi per tutta l'area esposizione, aroma di caffè si sparge nell'aria. Un pò troppo chiasso per via degli strani e veramente rudimentali strumenti musicali, per lo più percussioni, tamburi, bonghi, eccetera.

Al piano superiore l'area dedicata ai workshop,alle esibizioni live, alle lezioni di danza, e gli stand con la roba da mangiare. Assisitiamo a un discorso fatto in giapponese di un chissà chi uomo africano vestito con gli abiti tradizionali eritrei (penso, ma non ci metterei la mano sul fuoco), che molto probabimente ringrazia coloro i quali hanno permesso il realizzarsi della manifestazione, ringrazia i partecipanti, si dichiara contento per il successo e l'affluenza, bla bla bla... Ma nessun problema se le personalità di spicco sul palco non sanno parlare abbastanza il giapponese perchè l'organizzazione mette a disposizione un traduttore simultaneo inglese-giapponese.

Finito il giro dell'esibizione fa bene riposarsi un pò al sole tiepido di primavera, in giro i ciliegi hanno raggiunto ormai il massimo della fioritura e quindi anche aree urbane in cui trionfano cemento e ferro si trasformano in poetici luoghi di riposo. Tutt'intorno infatti, qualsiasi quadrato verde è preso d'assalto da temerari giapponesi vogliosi di picnic.

E il festival africano fa venire voglia di lasciare tutto e partire alla scoperta del continente nero.
Una sola cosa mi trattiene: e se poi lì parlano in giapponese?
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In a weekend filled with events, I found also some room for a bit of culture. In Yokohama is a non Japanese-style at all building, known as AKA RENGA (red brick), which is nothing more than a huge warehouse, to me like the ones in the London of the years of the industrial revolution. Built with, no need to say,red bricks. Inside restaurants, shops, exhibition halls, concert halls.

In the specific, we went there to get in touch with the African culture. On one unique floor were stands representing one country in Africa each, full of handmade stuff, crafts, food, beauty creams and such, fabric, houseware, wooden sculptures of mostly giraffes, for the 90%. Musical instruments, accessories, clothings. Behind the benches were the representative of the many people, men and women busy in selling, catching customers, showing, but also many the Japanese. diffused music, sounds of savana accompany the walking around of the many curious, the coffee aroma is in the air. Too much noise perhaps, due to the weird and very rudimental musical instruments, mostly drums.

One more floor up hosts the workshops, live shows and dance classes, and the food stands. We listen to a speech in Japanese of a who knows African man wearing the typical Eritrean (I guess, but I won't be so sure) who very likely thanks all the ones who made the festival happen, thanks the attendance, is satisfied of the success and the venue, bla bla bla...But no worries in case one of the speakers can't speak Japanese properly because the organizers provide also a english-Japanese translator.

We are done with the tour and we chill out under the warm spring sun, all around the cherry trees are full bloomed and also urban areas in cement and steel look like poetic areas for a rest. And indeed, every green spot is assaulted by the Japanese willing to have a picnic.

And the African festival pushes to leave everything behind and go exploring the black continent.
One thing only keeps me: what if they speak Japanese over there?

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