Wednesday, March 25, 2009

Windsurf Paradise 逗子

Sabato la giornata è perfetta per una gita fuori porta, si va a Zushi per sperare di prendere un pò di sole sulla spiaggia. Siamo io e Michela, non partiamo di buon'ora visto che il posto è a poco più di mezz'ora da casa, occorrente da spiaggia in spalla e si va. Appena arrivate a Zushi, città di mare tra Kamakura e Enoshima, fiduciose del fatto che il sole ci accompagnerà per tutta la giornata, ci dedichiamo prima al turismo per poi riposarci al sole durante il pomeriggio. Prendendocela veramente comoda andiamo con calma e senza meta, con lo scopo finale però di raggiungere la spiaggia. Prima tappa è un piccolo tempietto all'uscita della stazione, poi continuiamo a camminare e ci dirigiamo verso la stradina che porta dritti al mare.

A differenza degli scenari a cui chi vive nelle grosse città è abituato, Zushi è molto pittoresca e differente nello stile, le strade sono strette ma pulite e curate, ogni famiglia ha una propria casa col giardino, spesso anche un cane, intendo veri cani, quelli di taglia grossa come labrador o pastori, quelli che trascinano i loro padroni verso la spiaggia al tramonto per correre lungo la riva. Anche lo stile delle case è molto caratteristico, originale e non sembra neanche di stare in Giappone. Alcune abitazioni poi sono vere e proprie ville, probabilmente residenze estive per molti.

Arriviamo in spiaggia e vediamo tanti windsurf, gente che si rilassa al sole, famiglie. Voglio subito provare la temperatura dell'acqua: davvero fredda, seppur limpida e calma. E' ancora abbastanza presto per pranzo, per cui decidiamo di continuare l'esplorazione dell'area e ci spingiamo più avanto lungo la costa, seguendo la strada principale. Dopo un pò arriviamo ad Hayama, località marittima, con tanto di porticciolo, dove pare che molti famosi abbiamo la seconda residenza. In effetti si respira aria di un livello superiore, la cittadina è veramente bella, le case ancora più belle di quelle a Zushi, si vede subito che l'aera è più costosa e per gente di un diverso calibro. Al porto c'è un lungo belvedere e abbiamo potuto ammirare le tante barche a vela al largo. In lontananza abbiamo anche avvistato un isolotto di scogli su cui torreggiava un torii, segno che deve esserci un tempio nelle vicinanze.

Determinate nel trovarlo, ci incamminiamo nuovamente verso un'altra spiaggetta e lì finalmente lo troviamo. In aggiunta al tempio, ci imbattiamo in un matrimonio, e possiamo ammirare da molto vicino una coppia di neosposi agghindati coi meravigliosi vestiti tipici della tradizione.

Fatto degno di nota anche perchè ne vale dell'orgoglio siculo, troviamo un ristorante siciliano!!E dal menu, dal modo in cui sono scritti i nomi dei piatti, pare proprio che il cuoco sappia il fatto suo...Il nome del posto è 'Piscaria'. Pensiamo di ritornare qui per pranzare, visto che il posto ci piace già a vedere l'esterno, però purtroppo ci siamo attardate al tempio e di conseguenza il ristorante era già chiuso per la pausa pomeridiana quando siamo ritornate.

Sembrava che gli astri ci avessero protette fino a lì, e già pregustavamo un paio d'ore a cuocere al sole sulla spiaggia quando il tempo cambia improvvisamente e un vento forte trascina abbastanza nuvole da pregiudicare la nostra tintarella! Già mi vedevo lì distesa in costume, possibilmente avrei anche sfidato le fredde acque di marzo, e invece abbiamo dovuto ripiegare e tornare verso la stazione prima che ci beccassimo il raffreddore.

Una cosa che ho notato è che sicuramente in quella zona non ci devono essere molti turisti stranieri, difatti tutti ci guardavano come se fossimo i primi non giapponesi a camminare lungo le strade, anche un solitario forestiero al vederci si mette a ridere come a dire 'ah, guarda, che ci faranno mai qui due straniere?'. Eppure, e questo particolarmente vero con le signore giappe, non ci guardavano con timore o distacco come fanno solitamente a Tokyo, ma quasi ci sorridevano e scommetto che se avessimo accennato un saluto saremmo state ricambiate! Questa gente di mare secondo me è più 'umana' e calorosa.

Paesaggisticamente benedetta dalla natura, questa parte di costa è gettonata dalle coppie per convolare a nozze, infatti le sale per le cerimonie erano numerose, e, guarda caso, tutte popolate da gente vestita a festa, e anche tanti neosposi in giro a farsi le foto con il fantastico scenario del mare, le vele delle barche, le rocce della costa frastagliata.

Ritornata infine in zona casa, stanca e un pochino scontenta, ma con un tocco di colore in viso (almeno quello!) mi consolo con una cena giappissima assieme a jj e alla sua ragazza. Ma non finisce qui, i tempi dell'abbronzatura si avvicinano e sicuramente Zushi mi rivedrà presto!

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On Saturday the day is perfect for a trip, so we go to Zushi to hopefully catch some sun on the beach. me and Mihela, we don't leave early because the place is just about 30min from home, beach equipment in the backpack and we go. As soon as we arrive in zushi, mritime town between kamakura and Enoshima, sure that the sun will accompany our walks all the day long, at first we dedicate ourselves to some tourism and then we plan to rest under the sun in the afternoon. We take it seriously easy, going slowly with no precise destination, but the only goal that is to hit the beach eventually. First stop at a small temple close to the station, then we keep walking heading towards the little street that leads straight to the sea.

Different than the urban sceneries one is used to, Zushi is very pictoresque and has its own style, the streets are narrow but clean, every family owns a house with a garden and some dogs, I mean real dogs like sheppards or labradors, the big ones that carry their owners to the beach to run on the shore and play at sunset. Some houses are real villas, probably even summer houses for many. We reach the beach and we see lots of windsurfers, people relaxing in the sun, families with kids. I want to try immediately the water temperature: super cold, even though calm and clean. It's still early for lunchtime so we decide to continue exploring and we move farer along the coast.

After a while we arrive in Hayama, another maritime town with its own pier, and they say that here a loto of VIPs have their second houses. In facts, there's something of a higher level in the air, the city is very beautiful, the houses are even nicer than the ones in Zushi, the area looks more expensive and for richer people. close to the pier there's a panoramic walk and from there we could see many sailing boats out in the sea. Also we spotted a torii on a rocky island, sign that a temple must be close. We start walking again to find the temple, and we find it eventually. Also, we can admire one very traditional wedding where the freshly married couple was wearing the typical wonderful dresses they use in such cases.

One fact is worth to mention, because is for the sake of the Sicilian pride: we find a Sicilian restaurant!!From the menu it seems that the cook knows his way..the name of the place is 'Piscaria'. We want to go back there for lunch because we like the place from the outside, but we stayed too long at the temple and we found the restaurant closed down already.

It seemed that we had been blessed till that moment and we were already imagining to spend a couple of hours in the sun, when the weather changes suddenly, with strong wind and clouds hiding the sun. I could already see myself in bikini, I'd even have dared the cold march waters, but we decided to head back to the station.

One thing I noticed there is that for sure they don't see many foreign tourists around, in facts everybody looked at us like we were the first two non-Japanese walking their streets. And also a solitary foreign jogger smiled at us, like saying 'ah, look, what the hell are two foreign girls doing here?'. And yet, a fact particularly true with the old Japanese women,nobody stared at us, and instead I guess that if we tried to greet someone, we would have received a warm and 'human' greeting back.

Blessed for the landscape, this stretch of coast must be famous among couples for getting married, and wedding halls were everywhere, indeed, and all crowded with people well dressed, and freshly married couples being photographed with the the sea and the sails as a background.

I came back home-zone finally, tired and a bit disappointed, but with at least a bit of color on the face and I have a Japanese dinner with jj and girlfriend as a consolation. But it's not over, tan times are coming and Zushi will see me again soon.
 

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Tuesday, March 24, 2009

Cammina, cammina, cammina

Stesso giorno della TAF è il giorno dei kilometri percorsi a piedi. Ironia della sorte assieme alla expo sui cartoni animati c'era anche quella sulla maratona di Tokyo, da svolgersi domenica, e purtroppo sotto un forte vento e una pioggia fastidiosissima.

Comunque, ritorniamo alla mia personale prestazione atletica.

Lungo la strada del ritorno dalla expo mi fermo al porto di Tokyo per informarmi su alcuni viaggi in nave e poi mi ricordo che proprio lì vicino c'è un giardino che avevo sempre desiderato di vedere. Il costo del biglietto d'ingresso è veramente irrisorio e ridicolo, ma vale la pena di pagare per immergersi in un oasi di pace e silenzio proprio al centro della grande Toyko. Un lago popolato di grosse carpe, isolotti collegati da ponti di legno o pietra, tutto curato nei minimi dettagli, un sole tiepido erano proprio quello che ci voleva, e di conseguenza mi fermo per un bel pò a godere della tranquillità zen, passeggiando lungo i sentieri del parco, in pace con me stessa.

Lasciato il giardino per rientrare temporaneamente nella bolla di rumori urbani, il mio obiettivo è un pò di shopping nella zona dei negozi di articoli sportivi, dove pero di comprare un paio di stivali da snowboard (magari con questa scusa si approfitta del weekend per andare a provare la tavola!!). Però, come sempre accade quando si ha un piano preciso, invece di trovare i negozi, durante il mio vagabondare, mi imbatto nel tempio di Kanda --Kanda-jinja--, anch'esso nella lista dei posti da vedere e quindi mi dimentico dei miei obiettivi e mi tuffo di nuovo nella calma religiosa a due passi dall vivace e rumoroso distretto città elettronica di Akihabara. Proprio di fronte a questo tempio, un altro, circondato da possenti mura e sviluppato su due livelli. Purtroppo questo tempio è in ristrutturazione, quindi posso solo vedere i tetti degli edifici, guardati nei secoli da feroci tigri poste a ogni angolo, e da lontano intravedo il corpo centrale del tempio nascosto in mezzo agli alberi.


Ormai dimentica del passare del tempo, e dei kilometri fatti a piedi, cerco comunque di trovare quello per cui ero andata e continuo a camminare fino a che arrivo a Ueno, quindi,per nulla stanca o intimorita ma scocciata per la infruttuosa ricerca, ritorno indietro giù fino a Tokyo station.
Appena mi siedo in treno diretta a casa, mi rendo conto che ho davvero camminato tanto. Infatti, considerando che mi sono solo fermata per 10 minuti, dalle 12 di quella mattina fino alle 18 non ho fatto altro che camminare, passeggiare, gironzolare....

Fine della giornata da turista con una passeggiata (come se non ne avessi avuto abbastanza!) assieme a Michela lungo le stradine di Kamata, poi cena a Omori, dove si decide, per l'indomani, di andare fuori città a scoprire posti nuovi.

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Same day of the TAF, is the day of the kilometers by foot. Irony wants that together with the expo on cartoons there was the expo for the toyko marathon, to be held on Sunday, and actually under a heavy rain and annoying wind.

But let's go back to my athletic performance.

On my way back from the TAF expo I stop by the pier in Tokyo to have some information on a few boat trips I am interested in, and then I remember that there's a garden I've always wanted to see nearby. There's a ridiculously low price entrance fee, wich is all worth to pay to enter a oasis of peace and quiet just in the middle of the big TOkyo. A pond full of carps, little islets connected by wooden or stone bridges, everything is perfect in the details, and also a warm sun were just all I needed. So I stay for a while to enjoy the zen tranquility, walking along the walkways, in peace with myself.

Left the garden behind to re enter the bubble of urban noises, my objective is some shopping in the sport shops area, where I hope to buy a pair of snowboarding boots (so maybe I will go try my new board for the weekend!!). But, as it usually happens when one has a plan, instead of finding the shops I spot a temple in Kanda --kanda-jinja--, also in the to-visit list, so I forget my objectives and I enter again the religious quiet two steps awaiy the lively noisy district of the electronic town of Akihabara. Just in front of this one, surrounded by huge walls, there's another temple. Unfortunately it is under renovation so it's closed to the public. I can only see teh main body hidden in teh trees, the roofs and the scary tigers that have been watching the temple from every corner of the roofs.

At that time I had already forgot about the time and the walked kilometers but I try to find what I came here for and I keep walking till I hit Ueno, and annoyed by the failure of my search, I walk back down to Tokyo station.
As soon as I sit in the train I realize I walked a lot. In facts, if I consider that I stopped for 10 minutes at the gardens, I walked from 12 to 18 non stop....

The day as a tourist ends with a walk (as if I didn't have enough!) with Michela along Kamata's streets, then dinner in Omori where we decide to go out the day after to discover new places.

Monday, March 23, 2009

Purosangue

Vivere in una società aperta, altruistica e multietnica, avere una coscienza sociale, volersi sentire e volersi rendere utili, essere solidali sono elementi che contraddistinguono ormai la stragrande maggioranza di cittadini nel mondo, autoctoni o espatriati. Eppure esistono ancora posti dove si sente una certa discriminazione latente e apparentemente inspiegabile. Parliamo di un gesto semplice ma nobile come quello di donare il sangue. Pare che le regole in Giappone siano abbastanza restrittive al riguardo, in quanto a quasi un terzo della popolazione del pianeta non è assolutamente consentito donare sangue. Incominciamo dall'inizio dunque.


In azienda gira un foglio illustrativo (anche in inglese, il che lascia intendere che almeno qualcosa si muove verso l'internazionalizzazione) su come e quando e perchè donare sangue. Bisogna ovviamente rientrare entro certi canoni di peso e bona salute generale, e in più bisogna che si rientri in una delle "fasce protette" e quindi poter essere donatori di sangue. Ovvero bisogna che il potenziale donatore non abbia vissuto in una delle seguenti nazioni (segue interminabile elenco di paesi), per un periodo che varia tra 1 giorno (Gran Bretagna), 6 mesi (regioni europee), 5 anni (alcune nazioni dell'europa e quelle dell'est) tra gli anni 1979 e 2005. Tradotto in pratica, quasi nessun cittadino europeo può donare sangue a meno che abbia vissuto fuori dal suo paese natale negli ultimi 30 anni (anno più anno meno...). Strano ma vero, nella fascia protetta rientrano asiatici, africani e americani, sud e Nord America.....

Di conseguenza, seppure veniate pervasi da uno stimolo altruistico e benefattore, sappiate che state perdendo tempo: il vostro sangue non è puro abbastanza per esere usato in casi di emergenza. Riappacificatevi con voi stessi, basta comunque il pensiero.
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living in a open-minded, multiethnic and philantropist society, having a social awareness, willing to feel and to be useful, being suportive are all distinctive elements of the majority of the world population, either native or expat. And yet places where one feels a hidden discrimination and apparently unexplicable exist. We are talking about a simple but precious act like blood donation. It seems that the rules about it are very strict in Japan, in facts to nearly one third of the population of the planet donation is absolutely forbidden.

let's start from the beginning, then.

A paper appeared at the company --in English even, which leaves some hopes about internationalization-- on how, when and why donate blood. Naturally we are required to fit certain criteria of general health and weight, and moreover we need to fit one of the "safe range" zones, and so being able to donate blood. That is: the donor must heve lived aoutside one of teh following countries --long list of all the countries follows-- , for a period between 1 day (Great Britain), or 6 months or even 5 years for all the European and eastern European countries in the years between 1979 and 2005. Which means, pratically, that no one european citizen can donate unless they have lived out of their country in teh last 30 years (more or less...). Strange but true, Asians, Africans and Americans, fit into the safe ranges....

Consequently, even though youmight be full of benefic stimula, be aware that you're wasting your time: your blood is not pure enough to be used in the emergencies. Live in peace with yourselves, anyways thinking about it is already enough.

Tokyo Anime Fair (TAF) 2009

Il fine settimana appena trascorso c'è stato l'ottavo Tokyo Anime Fair (TAF) al centro esibizioni Tokyo Big Sight a Odaiba. L'evento è di risonanza internazionale ed è dedicato sia ai creatori e disegnatori di cartoni animati, i quali sfruttano l'opportunità data dalla expo per presentare i vecchi e nuovi personaggi, tecniche di disegno e di computer grafica, fare conoscere il loro nome, e sia ai milioni di appassionati del genere, giapponesi e non. La manifestazione attira anche numerosi curiosi -tra cui me medesima, reporters, turisti, per una cifra stimata di circa 120-150 mila presenze durante tutta la durata dell'evento. Tanti gli stranieri presenti, giovani e meno giovani, armati di macchine fotografiche e sorrisi divertiti. Quest'anno la expo è stata di sei giorni, tre dei quali lavorativi; chi ha partecipato all'evento uno dei giorni feriali non era ammesso a ritornare durante i giorni festivi..suppongo che tali misure restrittive siano state messe in atto solo per evitare il sovraffollamento.

A ogni modo, già in treno mi è stato possibile riconoscere molti fan del fumetto--qui chiamati otaku, che significa appunto eccessivamente appassionati, fan sfegatati-- e spesso il profilo è il seguente: maschio single di età generalmente intorno ai 20 e oltre, sofferente di certo di qualche disturbo psichico (difatti molti di loro manifestano tic nervosi vari, piccole manie, parlano da soli, agiscono in modo apparentemente sconclusionato), per nulla attraenti, sono solitamente alienati e reagiscono poco, tranne che a ciò che a loro interessa veramente. E questi malati del fumetto me li ritrovo a ogni singolo stand, fermi ad ammirare, fotografare i disegni del loro cartone preferito, o del loro disegnatore preferito, o scelgono i numerosi gadgets disponibili. Insomma sono totalmente immersi nel loro mondo fatato, fatto di eroine di carta seminude e di super eroi dai poteri in grado di salvare il mondo dal male.

Quello che impressiona all'ingresso della manifestazione è il rumore eccessivo: belle (beh, questione di punti di vista) ragazze in costume da personaggi dei cartoni distribuiscono volantini mentre uomini armati di megafoni strillano a tutta forza; ogni stand ha un enorme apparato di casse e altri ordigni acustici che sputano musica al massimo del volume; shermi giganti trasmettono il tale cartone o le novità animate della prossima stagione. Ragazze e ragazzi accorsi in massa per l'evento si aggirano per la sala come fossero in astinenza, raccolgono quanto più riescono da ogni postazione e buttano tutto dentro enormi borse di plastica raffiguranti i loro eroi preferiti. Tutto fa souvenir, tutto fa gadget, e non è inusuale vedere alcune ragazze fare semplicemente raccolta (razzia) delle buste con raffigurati i loro vari idoli.

Pur essendo andata nel primo pomeriggio, la sala dell'esibizione era davvero affollata, non si riusciva quasi a respirare, muoversi è stato un'impresa, in particolare perchè ovunque c'era una lunga coda di gente che aspettava pazientemente in fila per entrare dove c'erano delle proiezioni, o dove si presentavano le ultime novità, o dove si potevano provare dei nuovi giochi o dove si acquistavano poster o gadgets in generale...

In molti stand non era permesso fare foto, addirittura anche le rappresentazioni dal vivo che hanno animato tutta la durata della manifestazione erano controllate a vista per evitare foto o filmati. In altri invece era addirittura possibile trovare alcune figure in costume disponibili a posare per alcuni scatti. E io ho scelto un signor samurai per la mia foto ricordo.

A parte ammirare il modo in cui i giapponesi vivono un evento del genere, già di per sè fonte di estremo interesse e divertimento, la mia esperienza personale è stata arricchita dal rivedere tutti i personaggi dei cartoni che guardavo da bambina e fino a pochi anni fa: Lupin III, i ciborg, capitain Harlock, la principessa Zaffiro, Conan il detective, eccetera eccetera.

Dopo un paio d'ore di girovagare, la mia testa ha detto basta al rumore, quindi avendo completato il mio giro decido che c'è bisogno di tranquillità.
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The weekend just passed saw the eight Tokyo Anime Fair (TAF) at Tokyo Big Sight on Odaiba. The event is well known internationally and is dedicated both to creators and designers of animations and cartoons, who use the the expo as a opportunity yo present the old and the new carachters, design and computer graphics techniques, to advertise their names, and also to the million of fans, Japanese and not. The event attracts also namy curious -like myself, reporters, tourists, for a estimated number of 120-150 thousand of visitors. A lot of foreiners were there, young and less young, armed with cameras and laughters. This year there was a 6 days expo, covering three working days and three weekend days; who went to the event on a business day wasn't allowe to come back on a weekend day, it seems...I guess that they took such extreme precautional measures just to avoid crowds.

Anyways, I could recognize the fanatics -the so-called otaku- the nerds, from the train already. They fit the folowing profile: male, single, age from 20y/o , sufering for sure of some psychic disease (and in facts many of them show various nervous tics, small manics,they talk to themselves, act in a apparent weird way), not attractive, usually alienated and react a little to what happens arou them, unless there's something they are interested to. And such sick of cartoons are everywhere, at every single stage, standing, admiring their favourite cartoon or their favourite cartoonist, or choosing their favourite gadgets. That is, they're immersed into their fairy world made of paper half naked heroins and super heros with the power to save the world.

What impresses at the enrance of the expo is he noise: pretty (well, it's a matter of points of view) girls in costumes distribute flyers while men armed with micorphones yell full voice; every stand has got a huge system of loudspeakers and other evil acoustic emitters that spread music at high volume; big screens display the upcoming cartoons.

Girls and boys massively came for the event and walk around like in astinency of drugs, they take as much as they can from every place and throw their trophies into huge bags where some hero is drawn on. All is souvenir, all is gadget, and it's not unusual to see that some girls just collect bags.

Even though I went early afternoon, the hall was packed, I couldn't breath and moving was a serious problem, especially because at every corner there were people standing inline and quieuing to go and try something, or buy something or just see something...

At many stages photos were forbidden, and all the live shows and games throughout the expo were watched to make sure nobody could film or photograph. In some others, instead, some actors in costumes were there waiting for people to pose with. I picked a samurai for my photograph.

Besides watching the way the Japanese live such an event, itself already source of extreme interest and fun, my personal experience was enriched by seeing all the cartoon carachters i used to watch when I was little, till few years ago: Lupin III, captain Harlock, Conan teh detective, and so on....

My head said stop to noise after a couple of hours of bubbleing around, so as I had completed my round I decide it's time for quiet.
 



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Wednesday, March 18, 2009

I paradossi del nostro tempo -- Nowadays paradoxes

Proprio quando volevo cercare di dare espressione a alcuni miei pensieri, ecco una di quelle mail a catena che per una volta mi hanno risparmiato la fatica.....


Abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole, più comodità, ma meno tempo.
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso, più conoscenza, ma meno giudizio, più esperti e ancor più problemi, più medicine, ma meno benessere.
Beviamo troppo, fumiamo troppo, spendiamo senza ritegno,ridiamo troppo poco,guidiamo troppo veloci,ci arrabbiamo troppo,facciamo le ore piccole,ci alziamo stanchi,vediamo troppa TV e preghiamo di rado.
Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà, ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso e con troppa facilità.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere, ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna, ma non riusciamo ad attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l' aria, ma inquinato l' anima.
Abbiamo dominato l' atomo, ma non i pregiudizi.
Siamo tutti malati immaginari ma non abbiamo piu immaginazione.
Scriviamo di più, ma impariamo di meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più potenti per contenere più informazioni e per produrre più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno fra di noi.
Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta, grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi, case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta, della moralità a perdere.
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Right when I was looking for a way to express some thoughts, I receive one of those chain emails that saved me some efforts for once.......
We have higher and higher buildings, but lower and lower moralities, wider highways but narrower views.
We have bigger houses and smaller families, more comforts but less time.
We have a higher education but less savvy, more experts but even more problems, more medicines but less wellbeing.
We drink too much, smoke too much, we give away money, we don't laugh enough, we drive too fast, we get angry too often, we stay up till late, we wake up tired, we watch too much tv and we rarely pray.
We multiplied our properties, but diminished our valors.
We talk too much, we love less and we hate too often, too easily.
We learnt how to eke out a living but not how to live.
We added years to life, but not life to our years.
We went to the moon but we can't cross the street to meet a newneighbor.
We conquered the outer space but not the inner space.
We built bigger things, but not better ones.
We cleaned up the air but not our soul.
We have dominated the atom but not our prejudices.
We're all imaginary ill, but don't have imagination.
We write more and learn less.
We learnt to rush but not to wait.
We build more powerful computers to store more information but communicate less between us.
There are the days of fast foods and slow digestion, of great men and small personalities, of rich profits and poor relationships.
These are the days of two incomes and more divorces, of nicer houses but broken families.
These are the days of fast travelling, of disposable nappies and no deposit morality.

Monday, March 16, 2009

Once upon a time was a ninja...

Molti appassionati dell'oriente, e delle arti marziali soprattutto, associano il giappone ad una figura misteriosa e affascinante. Loro sono invisibili, fulminei, astuti e pieni di risorse. Si muovono silenziosi, sono ombre nella notte, uccidono senza essere avvertiti. Guerrieri infallibili, loro sono i
NINJA
Akasaka a Tokyo è il posto raccomandato per incontrare i veri ninja. E' possibile cenare mentre loro, non visti e veloci, ti passano accanto prendendo in giro i tuoi sensi con abili apparizioni e sparizioni, ti servono shiyuriken (le stelle a quattro punte) e ti impressionano con piatti strani e inaspettati.

Uno dei più gettonati ristoranti a tema qui a Tokyo è senz'altro ninjaakasaka, dove è possibile -previa prenotazione- immergersi per qualche ora in un'atmosfera tipica della Edo di qualche secolo fa, dove ambienti bui, passaggi segreti, messaggi in codice scambiati tra i ninja, stravaganti composizioni di piatti e inaspettate visite fanno da corredo a una cena piuttosto salata nei prezzi,come si conviene a tutti i posti un pò speciali, ma che ben vale la pena di provare.
Fieri di avere tra di noi un ninja norvegese, concordiamo che non c'è posto migliore di ninjaakasaka per il sayonara. Io, sylly sally, momo, edv+gf, jj+gf, rigorosamente vestiti di nero dalla testa ai piedi, siamo pronti per la battaglia.

Il ristorante è quasi anonimo, solo il logo su una parete scura e senza aperture,e una quasi invisibile nicchia fa da ingresso. Lì ad accogliere i clienti sta una gentile figura che con modi secretivi ci introduce ad un'altra camera dove ci viene chiesto se preferiamo essere scortati al tavolo per la via convenzionale o se invece vogliamo attraversare un percorso segreto e pericolosissimo. Ci dividiamo sulla scelta cruciale e finalmente veniamo introdotti nel regno segreto dei ninja: un posto illuminato solo da luci soffuse, abbastanza buio nell'insieme, fatto di corridoi stretti e tortuosi. E, dopo esserci seduti al nostro tavolo, veniamo rinchiusi dietro pannelli scorrevoli. Chissà se per protezione o per sevizie....
Per leggere il menu bisogna aprire un lunghissimo rotolo, dove bianco su nero è possibile scegliere tra un'ampia varietà di singoli piatti o tra interi set di vari piatti. Ma non aspettatevi cifre modiche, anzi...

A ogni modo, facciamo le nostre ordinazioni e nel frattempo speriamo che qualcosa di inaspettato accada al nostro tavolo. Tutti i camerieri vestono ovviamente come veri ninja, e sfoggiano tanto di armi, coltelli, non si fanno vedere in volto perchè sono coperti fino agli occhi, ma quanto meno, con mia grande sorpresa, parlano anche un discreto inglese. La ninja che è stata responsabile per il nostro tavolo addirittura ci ha dato dettagliate spiegazioni su ogni portata, cos'è, che ingredienti ci sono, ecc. E soprattutto ci ha suggerito animosamente di provare il beauty cocktal, ovvero un mix di roba non alcolica ma con l'agigunta di nientedimenoche: collagene....

Le porzioni sono state a dir poco minuscole se paragonate con quelle dei ristoranti convenzionali, ma a fine serata tutti siamo stati concordi nell'affermare la totale sazietà e soddisfazione. Ogni piatto è arrivato con una originalissima presentazione, tutti differenti tra loro, con qualche tocco di fusion-style.

Crackers a forma di stelle a quattro punte, serviti con patè di foie gras hanno fatto da apertura. Eccezionali le conchiglie ripiene, servite con una, è il caso di dirlo, fiammante presentazione: infatti dopo che i deliziosi frutti di mare sono stati poggiati sulla tavola, la nostra cara ninja ha acceso una miccia -con un accendino a forma di mucca- e ha reso spettacolare un piatto abbastanza anonimo. Gli antipasti anch'essi molto curati nella presentazione e nella sapiente combinazione di sapori e ingredienti. Ci hanno servito poi una zuppa vegetale, cotta con pietre a 300 gradi - o almeno così ci è stato riferito - davanti ai nostri occhi. Il piatto principale, a scelta pesce o carne, è arrivato rispettivamente avvolto in una enorme foglia di alga o rinchiuso in un piccolo scrigno di ceramica. Durante l'attesa, tra un piatto e l'altro, abbiamo disperatamente cercato di interagire coi silenziosi ninja che si aggiravano per il ristorante.

Anche i dessert non fanno eccezione e ci ritroviamo ad assaggiare dei piccoli semifreddi che rivelano un nuovo e diverso sapore a ogni boccone. In definitiva l'esperienza è stata molto interessante, e abbiamo anche avuto l'occasione di assistere a dei giochi di prestigio di un ninja-mago, molto bravo sia nell'esecuzione dei trucchi, sia nel coinvolgimento, venutoci a trovare prima della nostra dipartita. All'uscita del ristorante, altri ninja si prestano in acrobazie degne da circo e ci salutano rinnovando l'invito a tornare presto. Scattiamo una foto di gruppo assieme a loro prima di lasciarci alle spalle il regno misterioso dei ninja.
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Many lovers of the far East, especially of martial arts, associate Japan to a mysterious and fascinating figure. They are invisible, superfast, clever and full of resources. They move around silently, they're shadows in the night, they kill without being sensed. Infallible warriors, they are the
NINJAs

Akasaka in Tokyo is the recommended place to meet real ninjas. It's possible to have dinner while they, unseen and fast, pass by you tricking your senses with mastered appearance and disappearance, they serve you shiyuriken (ninja stars) and impress you with weird and unexpcted dishes.

One of the most rated theme restaurant her ein Tokyo is for sure ninjaakasaka, where -reservation provided- it is possible to enter for a few hours a typical atmosphere of the Edo era of some centuries ago, where dark rooms, secret passages, code messages between ninjas, extravagant food compositions and unexpected visits accompany a quite expensive dinner but worth a try, like in all the special places.

Proud of having a Norwegian ninja among us, we agree that there's no better place than ninjaakasaka for our sayonara. Me,sylly sally, momo, edv+gf, jj+gf, rigorously wearing black from head to toes, are ready for the fight.
The restaurant is anonymous, only a logo on a wall with no openings, and a almost invisible hole is the entrance. There a nice figure stands to welcome the customers, and with secretive moves she introduces us into another room wher we are asked whether we prefer to be escorted to our table through the conventional way or we are willing to walk through a secret and very dangerous passage instead. We split on this crucial choice and finally we enter the secret reign of ninjas: a place lit by a few low-power lights, basically dark,made of narrow and turning corridors. And, after we sit at our table, they lock us in, behind sliding panels. We don't know if it's for protection or for a more effective violence....
We have to unroll a paper to read the menu, where white-on-black it's possible to choose among a wide variety of dishes or entire course menus. Don't expect low prices, it's the opposite in facts....

Anyways, we order and we hopw that in the meantime something unexpected happens. All the waiters wear, no need to say, real ninja outfits and show weapons like stars, knifes and such. they are all covered up to the eyes, they can't show themselves, and with my surprise they speak a good English. The ninja girls resposible for our table even gave us detailed explanatons on all teh dishes, what it is, what is inside and so on...And particularly strongly suggested us to try the beauty cocktail, a mix of non alcoholic stuff plus: collagen addition....

The portions were ridiculously small if compared to the ones at any other conventional restaurant, but at the end everybody agreed on our total satisfaction.
Every dish came with a very original presentation, all dishes different, with some fusion-style touch. Crackers shaped like ninja stars, served with foie gras started the dinner. Exceptional were the shells in a, real words, flaming presentation: after the seashells were put on the table, indeed, our dear ninja lit a fire -with a cow-shaped lighter- and transformed a pretty anonymous dish into something spectacular. All the starters were curated in the presentation and in the wise combinationof flavors and ingredients. We then served us with a veggetarian soup, cooked on stones 300 degree hot -or that's what they told us- in front of us. The main dish, choice between fish or beef, came hidden respecively under a cover of seaweed or in a ceramic pot. While waiting between one dish and the next, we tried desperately to interact with the silent ninjas who were walking around the restaurant.

The desserts weren't an exception: we try some kind of sorbet revealing a different flavor at each bite. So all in all the experience was interesting and we had the chance to attend also a magic show when a ninja magician came to our table before we left. He was good both in the tricks performance and also in the way he involved us in the play. In front of the entrance of the restaurant, when we leave, other ninjas perform a few acrobacies and greet us asking to come again. We take a group photo before leaving the mysterious reign of ninjas behind us.
 
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Sunday, March 1, 2009

Skiing in Niigata 2009 : Gala Yuzawa  ガーラ湯沢

Morana dice che la neve non è un ambiente naturale per i siciliani e ha ragione! A parte la neve sull'Etna, non ne ho conosciuto altra. Neve, tra l'altro,vista sempre da lontano e mai calpestata. Mai andata a sciare, mai andata a affondare fino alle ginocchia. Eppure questa volta mi sono fatta convincere e sono andata per un giorno e provare. Si parte da Tokyo la mattina presto, poco dopo le 8, e dopo un'ora e quaranta minuti di shinkansen --il treno proiettile-- si arriva dopo aver percorso intorno ai 400km nel regno di Narnia: tutto è bianco, tutto è cristallizzato, tutto è silenzioso e calmo.


Siamo a Gala, nella prefettura di Niigata a nord ovest di Tokyo. Il treno fa capolinea dentro la stazione sciistica, per cui appena scesi al binario, ci dirigiamo al banco del noleggio sci, ci cambiamo e siamo pronti per prendere la seggiovia che ci porta su alle piste.

Per la prima mezz'ora non faccio altro che lamentarmi visto che non riesco nanche a camminarci sugli sci, ma poi mi dico che visto che sono andata vale la pena buttarsi e cosi inizio la mia scalata al successo. Prima cosa è imparare a stare in piedi, poi capire come frenare e bloccarsi, poi infine cercare di andare giù a fine pista senza ruzzoloni. Beh, le prime volte non facevo altro che cadere intenzionalmente, col solo scopo di capire come si fa a non rompersi una gamba in caso di cadute accidentali, poi al vedere che per ogni caduta non riuscivo a rimettermi in piedi da sola,o se ci riuscivo la cosa mi costava sforzi immani, allora ho pensato che forse era meglio sciare....

Difatti al secondo tentativo riesco a controllare la situazione e scivolo giù cautamente ma senza problemi. Ma dopo un'ora ero più che distrutta. Dopo la pausa pranzo mi rendo conto che mi reggo in piedi a stento, per cui la discesa da una diversa pista (non per principianti, ma ci ho voluto provare lo stesso sfruttando la scia di buona sorte che mi aveva accompagnato in mattinata) è stata lunga e travagliata, intervallata da numerose e frequenti cadute (per non parlare del momento di rialzarsi ogni volta...). A quel punto ho pensato che forse era meglio fermarsi un attimino e riposarsi, mentre gli altri hanno continuato a fare su e giù fino alla chiusura serale degli impianti. Alla fine della giornata, restituita l'attrezzatura, ci si dirige di nuovo al trenino per tornare a casa. In definitiva l'esperienza è stata inaspettatamente più che soddisfacente, visto che io neanche mi aspettavo di essere in grado di stare sugli sci da ferma, per cui mi posso considerare più che contenta. La seconda puntata prevede l'uso dello snowboard che la sottoscritta ha comprato inseguendo un impulso di follia, solo due giorni dopo la sua prima esperienza sciistica.
 
 
Morana says snow is not a natural environment for Sicilians, and she's right! Besides the snow on the Etna mountain, I haven't seen other. Snow seen from far away and never walked on. Never been skiing. And yet this time I was convinced and I went to try for one day. Departure from Tokyo early in the morning, after 8, and after one hour and forty minutes of shinkansen -- the bullet train-- and about 400km we enter Narnia: everything is white, crystal, mute and calm. we are in Gala, in Niigata prefecture, north-west of Tokyo. The train stops inside the ski resort, so as soon as we get off on the platform, we head to the rental room, we change and catch the lift to hit the slope.


The first half an hour I bitch and whine, because I can't even know how to walk on the skis. Then I say to myself that since I'm there I should give it a try and I start gearing up. First thing is to learn how to stand, then how to break and stop, finally how to go down the slope without rolling. Well, the first times I didn't do nothing but intentionally fall down with the aim of understanding how I can avoid breaking my legs in case of accidents. But after realizing that for every fall I couldn't get up by myself, or if I did it took me huge efforts, I thought that I better skied....

And at the second try, indeed, I manage to handle the situation and I slide down cautiously but without problems. After one hour, though, I was dead. After lunch I realize that I can't stand on my feet, so skiing down another different slope (not the beginners one anymore, but I wanted to profit my good luck of the morning...) was long and tiring, with many and frequent falls (don't want to mention the moment I had to get up every time...).At that point I thought I better had a break and rest, while the others continued going up and down till the access to slopes was closed down. At the end of the day, given the equipment back, we head to the train to go back home. All in all, the experience has been satisfying unexpectedly, since I didn't even believe I could stay on the skis, so I am more than happy. The second try now will be learn the snowboard that I decided to buy following a folly impulse only two days after the first ski experience.