Saturday, August 30, 2008

Enoshima 江ノ島

Questo fine settimana di fine agosto è segnato da una giornata a base di sole e mare. Il posto che ho scelto di visitare stavolta è non molto lontano da tokyo, solo 50 min di treno, ed è interessante per la sua geografia, per la sua ricchezza di storia e tradizioni, ma in particolare è interessante perchè mi ricorda tanto casa: sono andata ad Enoshima.

Prima di raggiungere la stazione di Enoshima, si percorre un tratto di costa dalle spiagge piatte e larghe, ma non bianche, noto col nome di Shonan, tratto famoso per surf e windsurf. Da qui è possibile vedere l'isola di Enoshima e sullo sfondo, l'imponente monte Fuji. Quest'isola ricorda tanto una famosa isola in Sicilia, l'isolabella di Taormina, infatti si trova poco lontano dalla terraferma, collegata ad essa da un ponte di sabbia che scompare con l'alta marea. Però, poichè qui siamo in Giappone, non poteva certo mancare l'opera architettonica, e quindi l'isolotto è collegato alla terra da un bel ponte asfaltato di 600 metri. In effetti l'isola è abbastanza grande, abitata, vivace e turistica. Tutte le stradine sono pavimentate, le case sono in stile rustico, ci sono hotels e ristoranti, e c'è un porto dove è possibile ammirare moltissime barche a vela e altre imbarcazioni. Altra cosa che ricorda la Sicilia è proprio l'urbanistica del paesino, che sembra Castelmola, il piccolo centro abitato che torreggia su Taormina.

A guardare dall'alto la spiaggia e l'isola ci stanno bellissimi esemplari di aquila, che dimorano sui fianchi delle rocce dell'isola. Non solo ad Enoshima, ma in tutta l'area marina, vi sono cartelli che mettono in guardia la gente di non alzare al cielo nessun tipo di pietanza (ad esempio gli spiedini) perchè le aquile non aspettano altro e potrebbero buttarsi in picchiata per rubarvi il lauto spuntino. E le aquile sono davvero grandi e a volte calano minacciosamente in basso, quasi ad altezza d'uomo.

L'isola non è solo ovviamente ristoranti e casettine che sembrano disegnate all'acquerello. Enoshima è anche piena di templi e simboli. Fondamentalmente, la fama dell'isola è di essere un posto per gli innamorati. Infatti il tempio più grande ospita le targhette in legno tipiche delle preghiere buddiste, ma sono colorate di rosa e hanno come sfondo un cuore. E' su queste tavolette che gli innamorati scrivono le loro preghiere e i loro desideri. Sull'isola c'è anche un faro, da cui è possibile godere di una meravigliosa vista sulla costa e l'entroterra, c'è una sala per la meditazione, guardata notte e giorno da due minacciosi guardiani in pietra dipinta, ove è possibile acquistare fogliettini in cui vi sono scritte delle profezie, è possibile bruciare stecche di incenso ed è possibile pregare e provare l'esperienza della meditazione zen, osservando il più assoluto e rispettoso silenzio.

Tornando a parlare di aquile, ma in un diverso contesto, sull'isola esiste un altro simbolo per gli innamorati che è chiamato "campana del drago". Qui gli innamorati vengono a incatenare un lucchetto con le loro iniziali incise o con una data o una scrttura, simbolo del loro amore, vicino alla campana, suonano poi la campana stessa che risuona per tutto l circondario. E proprio qui ho avuto tanta paura visto che le aquile, forse attirate dai rintocchi di campana, forse attirate dal viavai di gente, o non so, venivano giù vicinissime. Fortuna che c'erano tanti alberi sotto cui trovare riparo. Qualcuno avrà già trovato la similitudine con un altro simbolo d'amore lanciato da un film di qualche tempo fa avente come soggetto i lucchetti...chissà che magari Muccino si sia ispirato a questa campana...

Poi ancora, panorami stupendi, vedute di pescatori sugli scogli con il mare agitato, anfratti rocciosi, vele bianche spiegate al vento in lontananza, tavole da surf serpeggianti sull'acqua.
Accompagnata nelle mie escursioni da Mladen, si aggiunge a noi un tizio americano-cinese-tailandese in trasferta in Giappone che prima ci ferma e ci chiede "sapete dov'è l'acquario?" e poi, sentendo tra una chiacchiera e l'altra che stiamo andando alla scoperta dei segreti dell'isola, decide di lasciar perdere la gita all'acquario e si unisce alla spedizione. Un pò noioso e scontato, ma dopo tutto non pericoloso, seppure si sia auto invitato.

La spiaggia in se, sulla terraferma, invece non ha molto di che vantarsi (soprattutto se paragonata a certi scenari del mio Mediterraneo): una lunga distesa di terriccio fine e scuro, che si appiccica all'istante. Non certo come la bianchissima spiaggia di Shirahama giù a Izu, eppure non male godersi qualche ora di relax a crogiolarsi al sole. Sole che tra le altre cose è stato, finalmente, presente per tutta la giornata. parlando poi dei comportamenti dei giapponesi in spiaggia ci sarebbe tanto da dire, magari di questo e altro se ne parlerà in una nuova puntata della serie Lifestyle.

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This late-august weekend is marked with a day with sun and sea. The place I chose to go to is not far from Tokyo, only 50min by train, and it's interesting geography-wise, history-wise, tradition-wise, but it's more interesting to me because it reminds of home. I went to Enoshima. 

Before getting to Enoshima station we passed by a stretch of coast with flat and large beaches named Shonan and famous for surf and windsurf. From here you can see Enoshima island and Mount Fuji on the background.  this island reminds of a famous island in Sicily, "Isolabella" in Taormina, as this one too is not too far from the mainland, connected to it through a narrow sandy bridge that disappears with the high water. But here we're in Japan, so we can't miss the architectural works and indeed there's a concrete 600meters long bridge. In facts, the island is quite big, people living there, it's lively and touristic. all the streets are paved, the houses are very typical, rough but cute, there are hotels and restaurants, there's a port where it's possible admiring many sailing boats and other ships. Another thing that reminds of Sicily is the urban setting of the town, resembling "Castelmola", one small town built on the rocky rocks above Taormina. 

Watching the island and the beach from the sky are beautiful eagles, that live on the sides of the rocks in the island. Not only in Enoshima, but around a huge marine area, are cartoons that suggests to watch out the eagles because in case people wave or rise hands with some food, the eagles come down to pick it. And the eagles are very big and sometimes they fly very low. 

The island is not only restaurants and cute painting-like houses. Enoshima is full of temples and symbols. Basically, the island is known to be a place for lovers. The main temple, indeed, hosts the typical wooden plates for the wishes, but they are pink and a heart is drawn on them. On those plates the lovers write down their wishes and prayers. On the island there's also a lighthouse from which you can enjoy a nice view on the mainland, then there's a meditation hall, watched by two scary guardians, where you can buy prophecies, burn incense sticks and experience the zen meditation in the total absolute respectful silence. 

Talking about eagles again, but in another context, on the island there's another symbol of love, called "dragon bell". Here lovers come and put locks with their initials or dates or whatever, as a symbol of their love, and then they gong the bell together. Here is where I was really scared by the eagles that, perhaps attracted by the sound of the bell, or by the crowd of people, came very very close to us. In Italy we had a novel writer who wrote a story with a similar subject, a movie was made out the novel and now, in the reality, we have in Rome a light pole where lovers, following the protagonists of the novel, lock their locks as a promise of eternal love. ...who knows, maybe Muccino, the writer, was inspired by the dragon bell....

Also, beautiful panoramas, wonderful views of fishermen on the cliffs with the big sea, rocky holes, white sails open in the wind, surf boards riding the shallow waves.

The beach on the mainland has nothing to be proud of (especially if compared to some sceneries of the Mediterranean sea): a long stretch of dark fine soil, instantly sticking. Not like the beautiful beach of Shirahama down in Izu, and yet enjoying a few hours of relax under the sun wasn't that bad.  A lot can be said about the Japanese fashions on the beach, but this is material for another chapter of my Lifestyle series.













Friday, August 29, 2008

The suicide of a rat

Gli avventurosi protagonisti della storia di oggi sono le immancabili e ormai sincronizzate nel vestire e nei ritmi biologici Marina e Morana, amichevolmente -si spera- soprannominate M&M, e il nostro caro umile, modesto dottore Vid. Il quale, ombrello in spalla e sacchetto di plastica con acquisti del momento sembra piu un senzatetto che un professionista.
I tre si avventurano alla ricerca di un kaitenzushi (回転寿司) nei quartieri ancora inesplorati e misteriosi della Tsurumi by night. La strada verso il luogo segnato nella mappa si presenta piena di pericoli e istigazioni ai peccati di gola. Prima il ristorante che io e Morana abbiamo eletto come nostro, poi la fabbrica di dolciumi e snack vari Morinaga (森永) con il profumo di cioccolata proveniente dall'interno che sembra chiamare il nostro nome, poi il negozio di mobili sulla via, il fiume e Vid che fa lo scemo per tutto il tempo. E guarda guarda cosa c'è subito dopo aver attraversato il fiume? Uno dei ristoranti della più famosa catena di fast food di sushi: Kurazushi. Il ristorante si trova niente meno che all'interno di un complesso di pachinko e intrattenimenti vari che va sotto il nome di 'Wonder City'. Nessun nome più azzeccato per la nostra storia fatta di suicidi e creature da sogni disturbati. Ah, l'insegna al neon non funziona, come in tutti i racconti del terrore che si rispettino. E la wonder city sembra più un parcheggio per le macchine di coloro che vanno al ristorante, parcheggio deserto e buio.
Entriamo e la fila è immonda. Mostruose creature della notte giapponese popolano la sala d'attesa, famiglie, gruppi, e gli immancabili spaventosi salarymen. Vid è ammutolito dalla meraviglia e dalla fame. Il che è un bene. Andiamo di fronte al diabolico touch screen che ci sputa un numero segnafila e aspettiamo fino a che una voce stridula chiama il nostro numero. Seduti finalmente al tavolo, alla mia sinistra c'è il nastro con i vari piattini di sushi, tutti rigorosamente a 100 yen, e mi tocca fare da mammina e porgere i piatti a Morana, seduta al lato opposto che chiede cibo, e ci intratteniamo mangiando. La cosa bella dei kurazushi è che tutto è informatizzato: c'è il touch screen per ordinare il sushi nel caso quello che ti passa davanti non ti aggrada, poi quando il sushi ti arriva via nastro, il touch screen suona e tu sai che il piatto che è arrivato è quello che hai ordinato. Poi anche il conteggio dei piatti è automatizzato: uno per volta i piattini vengono infilati dentro una fessura, e un sensore registra il numero di piatti. Ancora, ogni 5 piatti messi via si gioca a vincere premi: il solito touch screen si trasforma in uno schermo dove un particolare gioco viene visualizzato (la ruota della fortuna, la pesca magica, le slot machines...) e se si è fortunati e si vince, un simpatico box sputa fuori una sferetta con dentro un gadget...io e Morana, neanche a dirlo, abbiamo beccato la stessa identica fesseria: una spilletta a forma di casa, con le lucine sfavillanti e lampeggianti. Felicità al top, ovviamente! Ah, sulla casetta c'è disegnato un faccino che comunica rabbia. Quasi quasi prende vita e ci aggredisce sfoderando dei dentini affilati e aguzzi.
Per tornare a casa scegliamo la via più breve e 'romantica' lungo il fiume...La stradina che costeggia la riva del fiume è rigorosamente stretta, l'area è buia e troppo quieta, incute paura. Piu che altro incutiamo paura. Un uomo fa jogging, o cosi sembra, passando accanto a noi silenzioso come un'ombra. Un salaryman si trascina a casa. Seduta sulla scalinata ad ammirare il fluire dell'acqua una giovane coppia, poi un tuffo nell'acqua: magari la coppietta si è suicidata....oh, no no è uno dei super pesci geneticamente modificati che popolano il fiume, tanto scocciati dell'acqua che ogni tanto cercano una via di fuga verso la terraferma. Ci chiediamo: saranno davvero pesci o ratti suicidi? In effetti visto il livello di purezza dell'acqua del fiume non mi stupirebbe vedere bestie ancora non conosciute agonizzare lungo la riva.. E da li in poi la nostra passeggiata si trasforma in un musical dell'orrido dove "ratto suicida" diventa il titolo di una canzone -cantata da Vid, ovviamente, chi altro!-, di un film, di una band musicale...una bambina ci osserva dalla finestra di casa sua, casa che si affaccia sul fiume, è vicina a noi e paralizzata alla vista di tre strani esseri, due dei quali davvero alti e grossi, che cantano strane melodie e parlano una lingua sconosciuta. La serata scivola poi nell'horror quando attraversiamo il fiume di nuovo, ma andiamo attraverso un tunnell,dove le luci giallognole e l'assoluta assenza di altri esseri viventi, umani e non, a parte noi rende il tutto più emozionante e pauroso. Per non parlare poi delle statue di bronzo a forma di triangolo che stanno davanti casa...ma per saperne di più dovremmo chiedere a Morana...I momenti di paura però non sono ancora finiti, perchè ad aspettarci in agguato dietro la porta di casa ci sono le temibili e veramente grosse cicale kamikaze giapponesi, pronte a morire di morte violenta (tipicamente una spruzzata di candeggina che le uccide all'istante) pur di dare fastidio con il loro metallico battito d'ali e le loro corazze cornee. Ma poi, dico, pensano davvero di poter attraversare le perte di ingresso con il semplice sbatterci contro? Se ne renderanno conto quando dopo la botta finale si ritrovano morte a zampe all'insu.

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The adventurous protagonists of today's story are the sync-ed in biological rhythms and in fashion Marina and Morana, friendly called -we hope- M&M,and our humile, modest doctor Vid. Who, umbrella on a shoulder and plastic bag with some last minute shopping, looks more like a homeless than a professionist.

the three go on a quest for Kaitenzushi (回転寿司) in the unexplored and mysterious quarters of Tsurumi by night. The way to the place marked on a map is full of jeopardies and gluttonies. first the restaurant that me and Morana voted as ours, then the Morinaga (森永) factory that seems to call our name with the smell of chocolate coming from the inside, then the furniture shop, the river and Vid being boyish all the time. And look look what there's after we cross the river? One of the restaurants of the famous fast food sushi chain: Kurazushi. The restaurant is in a shiny complex with pachinko and various entertainments known as 'Wonder city'. No better name for our story of suicides and creatures for disturbed dreams. Ah, the neon lights of the wonder city were broken, like in all the horror tales. And the woder city looks more like a car park for the ones who go to the restaurant, dark and deserted.

We enter and the queue is humongous. Monster creatures of the Japanese night populate the waiting space, families, groups, and the scary salarymen. vid is shout-mouthed by wonder and hunger. which is good. We go to the evil touch screen that pulls out a paper with a number and we wait until a screeching voice call our number. Sit finally at our table, at my left the conveyor belt with the sushi dishes, all rigorously 100yen, and I have to babysit Morana who asks for food from the other side, and we entertain ourselves eating. the good thing in a kurazushi is that everything is automated: there's the touch screen to order the sushi in case you don't like the one coming on the belt, then when the sushi you ordered is coming, your touch screen bips.
Then also the plates counts is automated: one by one the plates are put through a slit and a sensor counts the number of plates. Also, every 5 plates you put away you can win some prizes: our touch screen becomes a screen where one game is displayed (lucky wheel, or slot machines, or magic fishing..) and when the lucky ones win, a box spits out a sphere with a gadget inside...me and Morana, no need to say, got exactly the same crap: a clip house -shaped with shiny and blinking lights. Top happiness! Ah, on the thingy there's a face drawn and it's telling anger. Looks like it can attack us with sharp teeth.
 
On our way back, we decide for the shorter and more 'romantic' walk along the river... The street that coasts the riverside is narrow, the area is dark and too quiet, it frightens. We frighten, actually. A man is jogging, or so it seems, passing by us silent like a shadow. A salaryman is dragging himself home. sitting on the stairs to watch the water flow there's a couple, then a plunge: perhaps the couple committed suicide...oh, no no it's one of the super genetically modified fishes that populate the river, so pissed off of the water that every now and then try to escape on the land. We ask: are they real fishes or suicidal rats? Actually, seen the level of purity of the water, I won't be surprised to see along the river undiscovered species of animals close to death.
 
And from then on, our walk turns into a musical of the nightmarish, where "suicidal rat" becomes a title of a song -sang by Vid, of course, who else could!- , of a movie, of a band...a small girls stares at us from the window of her house, a house on the river, paralized at the sight of three strange beings, two of which are very tall and very big, who sing weird melodies and speak an unknown language. The evening slides down to horror when we cross the river again, this time through a tunnell, where the yellowish lights and the absence of other living beings, human or non human, but us makes everything thrilling. Don't want to talk about the bronze statues, triangle-shaped standing close to our place...to know more about it we should ask Morana....
 
The most terrific moments of fear aren't over yet, because waiting for us behind the door are the frightful and very big Japanese kamikaze cicadas, ready to face violent death (a spray of whitener kills them instantly) for the sake of being annoying with their metal wings and their strong shells. But I wonder, do they really think they can go through a close door simply by hitting on it? They'll realize it when they'll find theirselves legs up after the final knock.
 
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Tuesday, August 26, 2008

Sushi Restaurant tradizionale

Finalmente abbiamo trovato, io e Morana, il nostro sushi restaurant.
Tutto inizia con la voglia di vedere i fuochi d'artificio lungo l fiume vicino casa. Poichè il cielo era nuvoloso e piovigginava, di fuochi ne abbiamo visti ben pochi, quindi povere anime in pena e stomachi in rivolta, andiamo alla ricerca di cibo. Ci ricordiamo che vicino casa c'è un ristorante di sushi, per cui decidiamo di provarlo. Entriamo e ci troviamo di fronte un piccolissimo locale con un bancone dove un abile giapponese prepara il sushi rigorosamente a mani nude e davanti ai nostri occhi. Opposti al bancone due tavoli soltanto, in stile giaponese, ovvero quelli dove ci si siede a terra. Nessuna traccia di immagini o menu in inglese, ovviamente. Di non giapponese in quel posto c'eravamo solo io e Morana. A mangiare assieme a noi un gruppo di arzilli vecchietti, stupiti e ammutoliti dalla nostra presenza. Siamo convinte che siamo le prime e uniche straniere che oltrepassano la soglia del ristorante. Ma tutto sommato il tono allegro delle chiacchiere e i modi gentili dei gestori ci fanno capire di trovarci in un ambiente definirei familiare. Subito ci viene fatto posto al bancone, ci invitano a sederci e incomincia la nostra avventura per comunicare. Un bravo avventore azzarda un cenno di inglese, ma noi vogliamo parlare in giapponese (io non tanto, ma Morana va forte per cui non mi pongo il problema). E non possono certo mancare le domande di rito: di dove siete, che fate, dove vivete in Giappone, da quanto tempo siete qui, ah, siamo stati in Italia/Croazia in quell'anno e abbiamo visitato questa e quella città, ecc, ecc. Ci fanno anche i complimenti per il nostro giapponese e tra una domanda e una risposta mangiamo del sushi buonissimo. Tutti sono gentili con noi, ci trattano come le star della serata. Il servizio è ottimo. Ridiamo, scherziamo, facciamo alcune foto. Io e il proprietario ci scambiamo i biglietti da visita. Nel suo c'è una sua caricatura, la stessa che si trova nella bustina di carta che avvolge la coppia di bacchettine di legno monouso : si vede un omino esageratamente rassomigliante al vero che tiene in mano un coltello affilato. Finiamo il nostro sushi, salutiamo, facciamo i complimenti per il buon cibo e l'atmosfera accogliente e torniamo a casa con la soddisfazione di aver finalmente trovato il "nostro" sushi restaurant, cosi come abbiamo già fatto per il ramen e per la tempura.

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Finally we, Morana and me, found our sushi restaurant.

All begins with the wish toee the fireworks along the river close to our home. Because it was cloudy and rainy, we saw very very little of fireworks, so poor souls and striking stomachs, we go hunting food. We remember that there's a sushi place near home, so we decide to give it a try. We enter and find a small room with a counter where a capable Japanese guy prepares the sushi bare hands rigorously and in front of us. only two tables opposite to the counter, Japanese style, that is the ones where you sit on the tatami floor. No traces of English menu or photos of the dishes, of course. Me and Morana were the only non Japanese. Eating together with us a bunch of active old guys, astonished to see us. We are sure we are the first and only ones who entered that place. But all in all, the happy chitchat and the kindness make us realize we are in a kinda familiar atmosphere. Immediately they move around to make room for us, they invite us to sit and our comunicative adventure starts. A brave guest hazzards some English words but we want to speak Japanese (not me really, but Morana is great, so I don't bother). And we can't miss the usual questions: where are you from, what do you do, where do you live, how long are you in Japan, ah, we were in Italy/Croatia that year and we visited this and that city, and such and such. They also congratulate for our Japanese, and between a question and a answer we eat very delicious sushi. Everybosy is very kind with us, we are treated like the stars of the day. The service is great. we laugh, we have fun, we take some photos. Me and the owner exchange our business cards. On his there's his own cartoon, the same that is on the chopsticks paper: there's a man exaggerately resembling the real man who holds a sharp knife. We finish our sushi, we say bye, we congratulate for the good food and the cozy atmosphere and go back home satisfied and happy we found "our" sushi restaurant, as we already did for ramen and tempura.
 
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Saturday, August 23, 2008

Sulle tracce dell'OKAPI

Earlier this month Morana and I decide to go to the Yokohama zoo to see the animal symbol of this park: the okapi. With us, Max and his one and a half year old son.

The okapi is so interesting because it is rare and very bizarre. It is describe as having the head of a giraffe, the upper body of a horse and the back of a zebra. This animal is a real star, its cage placed at the very end of the zoo. There are two of them, one that was outside to get photographs (I suspect it liked it) and another one, shier, inside their hut. Along the walls of the observation room one can read the history and the anatomy of this animal.

The park is divided into geographical areas and mostly Asian ones. I even saw a tiger from Borneo, that's one and a half time bigger than a human and can weigh even 100kg. There were then the other usual creatures one can imagine being in a zoo, then the less usual ones, like, okapi, south east asian monkeys and such.

Another interesting thing is the presence of two kids playgrounds. They even boast real size reproduction of a dinosaur's skeleton. There are rest areas around the park, so that people can sit and chill under the shade (for example, when we went it was at least 35 degrees) or can cool down at the many water vaporizers.

In case kids are not satisfied with the park, they can even take a ride on a pony.

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All'inizio del mese, con Morana si decide di andare allo zoo in Yokohama per andare e ammirare l'animale simbolo di questo parco: OKAPI. Assieme a noi il neo collega Max con suo figlio di un anno e mezzo.

L'okapi suscita tanto interesse per il fatto che e' raro e che e' strano, infatti viene descritto comunemente come avente la testa simile a quella di una giraffa, il corpo marrone tipico di un cavallo e il di dietro a strisce come una zebra. E questo divertente animale è una vera e propria star: collocato alla fine del percorso obligato dentro lo zoo, ne esistono due esemplari, uno dei quali sta fuori a farsi fotografare (e secondo me si mette pure in posa) mentre l'altro, piu timido, si fa vedere da dietro un vetro. Inoltre lungo le pareti della sala osservazione si racconta la biologia, l'anatomia, la storia e l'evoluzione dell'animale.

Il parco è suddiviso in aree geografiche e solo asiatiche. Ho visto la tigre della Malesia, no, non Sandokan, ma la tigre vera e propria, una bestiolina grande una volta e mezzo un essere umano, un gattone che pesa più di 100kg. E poi i soliti animali che si vedono in generale negli zoo, come in quello di Ueno (ma lì c'è il panda), e alcuni più strani come appunto l'okapi o il tapiro o alcune scimmie tipiche dell'area del sudest asiatico.

Altra cosa interessante, dentro lo zoo ci sono due enormi parchi per i bambini, con tanto di riproduzione in scala naturale degli scheletri di due dinosauri. E' anche possibile riposarsi all'ombra degli ombrelloni nelle aree ristoro o rigenerarsi dalla calura opprimente (quel giorno ci saranno stati 35 gradi) rilassandosi sotto una coltre di acqua fresca che viene vaporizzata da appositi impianti di "irrigazione".

Poi, se proprio i figlioli si scocciano a vedere gli animali, è possibile anche portarli a fare un giro a cavallo di un pony.

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Thursday, August 21, 2008

Marina e l'apprendimento

Quando arrivai in Giappone la prima volta cercai di dare un senso e di trovare uno scopo all'esperienza che stavo per incominciare. L'obiettivo era ovviamente quello di iniziare un nuovo lavoro, anzi iniziare IL lavoro, e fare tesoro di quanto appreso nel tempo. Eppure non era solo quello. Avevo bisogno di trovare un obiettivo ancora piu alto, ancora più trainante, ancora più convincente. E lo trovai: vivere la cultura del Giappone e dei sui abitanti, vivere ogni giorno immersa nella società nipponica, apprendere usi e costumi, assimilare, integrarmi. So adesso abbastanza di questo popolo e delle sue mode e delle sue noie: basta già il fatto stesso di vivere ogni giorno in Giappone, e, durante i miei alti e bassi dovuti a quel famoso culture-shock che dicono visita tutti gli stranieri in oriente, mi dedico a conoscerli sempre più. E mi piace stare li a studiare i comportamenti, ad analizzare le persone e dedurre le loro personalità e i retroscena delle loro tradizioni, del loro essere in un modo piuttosto che in un altro. Altro discorso per il tema dell'integrazione. Integrarsi implica soprattutto e prima di ogni cosa imparare la lingua, altrimenti (lo noto col tempo) non si arriva da nessuna parte. A un anno di distanza dal mio arrivo mi venne chiesto se mi piace la cultura giapponese. Risposi francamente dicendo che la cultura mi affascina, sebbene a volte capirne i costumi e le tradizioni mi risulta difficile, cosi che di conseguenza l'ambientarsi non è la cosa più facile da ottenere. Tuttavia, questo paese mi sta dando un lavoro e mi sta accogliendo, per cui mio dovere è capire le motivazioni che stanno dietro al quotidiano vivere e accettarle per quanto è possibile.


Nonostante i miei sforzi però, l'integrazione non è totale, e non può esserlo per il semplice fatto che la mia cultura sudeuropea è così diversa da quella orientale che la fusione perfetta non potrà mai esserci. L'ultima cosa che mi resta da provare, giusto per poter dire "Io ce l'ho messa tutta", è quella di imparare il giapponese. Per chi non lo sapesse, questa conoscenza in più sembra fondamentale, perchè i giapponesi si aprono di più nei confronti dello straniero se riescono a comunicare nella loro lingua e quindi i rapporti umani risultano facilitati. Inoltre, imparare come si deve il giapponese significa DAVVERO entrare e immergersi nella loro cultura. Tramite la conoscenza della lingua si conosce l'essere umano, le sue debolezze, i suoi punti di forza, le sue credenze, i suoi comportamenti. All'inizio, dunque, mi misi di buonissima volontà e i progressi furono immediati. Poi, quando il lavoro ha avuto la meglio, quando si ha poco tempo libero per se stessi, allora invece dei progressi si vedono le retrocessioni. E questo, a mio parere, è successo a causa della subitanea assenza di motivazioni. Se prima volevo vivere il Giappone a 360°, adesso anche 30° mi basterebbero. forse sono stanca, forse lo scontro tra culture è troppo forte e quindi ho gettato la spugna, forse il semplice fatto di essere qui mi ha saturata, fatto sta che la semplice motivazione che mi tiene qui è il voler a tutti i costi continuare ad apprendere per crescere professionalmente. Perchè so che qui è possibile. Perchè so che qui c'è ancora tanto da imparare. Perchè sento che non è il momento giusto per scrivere un altro capitolo della mia storia. Pensai allora che una bella dose di motivazione poteva provenire dall'idea di partecipare al test per la conoscenza del giapponese, cosi che almeno, se passato, avrei avuto prima di tutto una prova che ho investito in qualcosa di concreto e usabile, avrei poi dato un senso al mio tempo avendolo sfruttato per apprendere una nuova lingua e poi per soddisfazione personale. Non che le cose siano cambiate in effetti, visto che la motivazone non sembra essere abbastanza motivante, però a dicembre mi presenterò (sperando di ricordarmi a spedire la cartolina di partecipazione) per il test e speriamo bene, nonostante al vedere la pila di libri e fascicoli e eserciziari e tabelle dei verbi e montagne di kanji che sta li ad aspettarmi, volutamente mai spostati per essere sempre bene in vista, mi venga la repulsione. Nel frattempo mi dedico a prendermela con me stessa per non volermi sedere alla scrivania e studiare tutti i giorni.

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When I arrived in Japan the first time, I tried to give the experience I was going to start a meaning and an objective. The goal was obviously to start a new job, THE job actually, and treasure what lernt meantime. And yet, it wasn't all. I needed to find a higher goal, more pushing, more convincing. And I found it: to live Japan's culture, to live everyday deep into the Japan society, to learn customs, to assimilate, to integrate. I now know enough about the people and about their fashions and boredoms: living in Japan it's itself enough, and, during my highs and lows due to what they call culture-shock and say comes and visits all teh foreigners in the far East, I dedicate myself to know them even more. I like studying their behaviors, analysing the people and deduct their personalities and the traditional background and their being that way rather than another way. Different discussion about integration. Integration means first of all and especially learning the language, otherwise (I notice by the time) it goes nowhere. One year after my arrival I was asked if I like the Japanese culture. I answered frankly saying that the culture is fascinating, sometimes understanding costumes and traditions is difficult, though, and as a consequence of that integration is not the easiest thing to obtain. But, this country is giving me ospitality and a job, so my part is to understand the motivations that are behind the everyday living and to accept as much as possible.

In spite of all my efforts, integration is not total, and it can't be like that simply because my southern Europe culture is so much different than the far east culture that the perfect fusion can't be there. The last thing I can try, just to be able to say "I tried my best", it's to learn Japanese. for those who don't know, such knowledge looks like fundamental, essential, because the Japanese open themselves to the foreigners more likely if they can talk in their own native language, so that the human relationships become easier. Learning Japanese properly means also a REAL immersion into the culture. through knowing the language I know the human, the weakness, the power, the beliefs, the behaviors. So, at the beginning I was willingly studyingand the progresses were immediate. Then, when work overtook my free time, when I started having less time for myself, I started seeing the regression. And this, my opinion, happened because of lack of motivations on my side. If once I wanted to live Japan at 360°, now 30° is enough. Maybe I am tired, or maybe the culture clash is too hard and I gave up, maybe the mere fact to be here saturated me, but in facts the motivation that keeps me holding is to keep on learning and growing profetionally by all means. Because I know that here it's possible. Because I know that here there's a lot to learn. Because I feel that the right moment to leave and write down another chapter of my story is not arrived yet. At one point I decided a good dose of motivation could come out if I registered for the japanese language proficiency test, and in case I'd pass it at least I could have a proof that I invested my time and efforts into something useful and usable, and also I could give a meaning to the time dedicated in learning a new language and finally for my own sake. Actually, things haven't changed so far, seen that the motivation doesn't seem to be motivating enough, but in December (hopefully I'll remember to send the participation slip) I'll try the test, althoug I feel sick at the sight of the pile of books and pamphlets, and exercise books, and verbs tables and kanji waiting for me, but I don't move them from teh table to be visible. And in the meantime I blame myself for not learning everyday.

Wednesday, August 20, 2008

I colori del sole

Oggi e domani

Stanno per avvicinarsi i 27 anni. Mi sento però ancora insoddisfatta, non completa. Vedo che altre persone alla mia età hanno raggiunto dei traguardi che io ancora vedo piccolo piccoli in lontananza. Nello stesso tempo vedo che ho sprecato tanto ma tanto di quel tempo in passato che ho paura di non averne abbastanza per il futuro. Comincio a rendermi conto adesso di iniziare ad avvertire quella che si chiama sindrome da vecchiaia, la paura dell'età che avanza, ed è strano no? Così piccola ancora, con così tanto tempo davanti a me da trascorrere, eppure così spaventata. Il fatto è che sto vivendo i migliori anni della mia vita, e poichè non tutto quello che vorrei realizzare a quest'età è realizzabile, inizio a preoccuparmi del fatto che forse non potrò proprio. Restare eternamente giovane, avere forza e vigore, sentirsi invincibili, piacersi, avere l'energia per vivere al massimo, questo è ciò che va sotto il nome di elisir di lunga vita, è la giovinezza il santo graal che tutti smaniano di trovare.

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My 27th birthday is coming. I still feel I am not satisfied, not complete. I can see other people who at my same age have reached some of the objectives I see so tiny, far away. In the same time I realize I have wasted my time in the past, a lot, and now I have fear I won't have enough left for the future. I start feeling that what's called aging syndrome, having fear of the years passing. Weird. So little, with so much time in front of me, and yet so scared. The thing is that I am living the best years of my life now, and seen that not all the things I want to do now can be dome, I start worring that I won't do. Be eternally young, have strength and power, feel unbeatable, like ourselves, have the energy to live at high speed, this is what is called ling live elixir. Youth is the sacred graal everybody makes get mad to find.

Monday, August 4, 2008

Lifestyle: legends, myths,tales

I was reading an interesting article on the Metropolis, the N1 English Magazine in Japan, and I found this story about superstitions. I am citing here the superstitions the Japanese believe in. In almost every area of the coutry you'll find intriguing phenomena that defy easy rational explanations. Myths?Superstitions?Legends?Scientific anomalies?Challenge to rationalists?
Let's list up all the beliefs.

ISSIE,KAGOSHIMA KEN.Japan's version of the Loch Ness monster is the large, black creature, about 5m long, that was seen gilding through the waters set in Ikeda lake in 1978.

KAPPA,SAGA KEN. A kind of water imp with a fondness for cocumbers, sumo and abducting occasionally people and animals. Tangible evidence of its existence is some mummified remains.

HEIKE CRAB,YAMAGUCHI KEN. the back of a crab in the Japan Inland Sea looks like a face of a samurai. A legend suggests that the crabs are reincarnation of the Heike clan warriors who committed suicide by jumping into the water after their defeat in a naval battle.

HIBAGON,HIROSHIMA KEN. Smaller version of Bigfoot. According to reports, it is a smelly, snub-nosed mountain-dweller with glaring eyes. Sight goes back to 1972.

TSUCHINOKO,OKAYAMA KEN. Reptilian looking like a fat-bodied snake with a thin neck and a wide face. It has a prise on its head of the amount of 20 million yen .

PANAWAVE CULT,GIFU KEN. Cult founded in 1977. The members prepare for the apocalypse and typically dress in white, use mirrors and white vans to deflect dangerous elctromagnetic radiations. Sociologists and psycologists believe that the cult expresses deep social anxieties like technophobia and pollution. (Oh, really? Such a smart conclusion!!)

LOST TRIBE oF ISRAEL, NAGANO KEN. The origins of the japanese people are still a mystery. One explanation is the link with the Biblic people of Israeli, with the ritual of the 'mikoshi' carried around during festivals and the signs worn used in some ceremnies resembling the Jewish phylactery.

SUICIDE FOREST,YAMANASHI KEN. Perhaps is the natural beauty of mount Fuji,or a mysterious empaty with the spirits of the dead who already lived the place,or some copycat effect, but that forest is recommended as the perfect place to committ suicide.

POKEMON PANIC, TOKYO. In 1997 in an episode of the famous manga, a rapid series of blue and red flashing backgrounds provoked nausea and seizures to 618 children. In the following days other 12000 cases of disorienting illness were reported. One possible expanation, again, is social anxieties.

UFO, MIYAGI KEN. during the war, the Japanese, desperate to strike back at America,devised an airborne bomb called fugu (guess why the name?). Suspended from ballons, the bombs once released followed the wind, and appeared in the US airspace and their unexplained appearance, combined with the secrecy of the investigations might have contributed to generate the rumors around ufos.

JINMENGYO,YAMAGATA KEN. In 1990 a carp with a human-like face was discovered in a pond in the grounds of Zempo Temple. Genetic mutation due to intensive carp breeding or semi-reincarnation?

JESUS IN JAPAN, AOMORI KEN. According tho the people of this town, Shingo, say it wasn't Jesus the one who was crucified but his brother, while Jesus escaped to Japan, married there, had several children and died at the age of 106.

LIVING DOLL, HOKKAIDO KEN. After a 3year-old daughter died, her family forgot to bury her favourite doll with her. Instead they placed the doll in a temple. Since then, the hair of the doll has been growing and since World War II her mouth started to open slightly.

YONAGUNI SEA RUINS, OKINAWA. Near Taiwan there are underwater structures that suggest the existence of a civilized and technologically advanced culture of 10.000 years ago, later disappeared in a sort of cataclism.

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Leggevo un aritcolo interessante su Metropolis, il magazine in inglese N1 in Giappone, e ho trovato questa storia riguardo alle superstizioni. Cito qui le credenze dei giapponesi. In quasi ogni zona del Giappone si trovano fenomeni intriganti che non hanno spiegazioni razionali semplici. Miti? Superstizioni?Leggende?Anomalie scientifiche? Sfida per i razionalisti?
Ma elenchiamo tutte le credenze.

ISSIE,KAGOSHIMA KEN. versione giapponese del mostro di Loch Ness è la grande, scura creatura di circa 5m vista nelle acque del lago Ikeda nel 1978.

KAPPA,SAGA KEN. una sorta di diavoletto acquatica con una passione per i cocomeri, il sumo e per rapire persone e animali. Evidenza della sua esistenza sono alcuni resti mummificati.

HEIKE CRAB,YAMAGUCHI KEN. La schiena dei granchi nel mar del Giappone assomiglia a una faccia di un samurai. Una leggenda narra che i granchi sono una reincarnazione del clan dei guerrieri Heike che si suicidarono buttandosi a mare dopo la sconfitta in una battaglia navale.

HIBAGON,HIROSHIMA KEN. Versione in piccolo di Bigfoot. In base a testimonianze è un abitante delle montagne cl naso all'insu maleodorante con occhi sfolgoranti. Un avvistamento risale al 1972.

TSUCHINOKO,OKAYAMA KEN. Rettile che ha un corpo grassoccio, un collo sottilissimo e una faccia larga. c'è un premio di 20 milioni di yen per hi ne cattura un esemplare.

PANAWAVE CULT,GIFU KEN. Culto fondato nel 1977. I membri della setta si preparano all'apocalisse e solitamente vestono di bianco, usano specchi e machcine bianche per riflettere radiazioni elettromagnetiche nocive. Sociologi e psicologi credono che il culto esprima profonde ansie sociali come tecnofobia e inquinamento. (Ma davvero? che conclusione intelligente!!!)

LOST TRIBE OF ISRAEL, NAGANO KEN. le origini del popolo giapponese sono ancora oscure. Una spiegazione li collegherebbe con la popolazione di Israele, per via del rituale delle processioni dei 'mikoshi' per le feste e per i segni usati in alcune cerimonie che assomigliano a i simboli giudei.

SUICIDE FOREST,YAMANASHI KEN. Forse è la bellezza naturale del monte Fuji, o forse una misteriosa empatia con gli spiriti dei morti che hanno abitato il posto, forse per alcuni effetti di massa, fatto sta che la foresta è raccomandata come il posto perfetto per commettere suicidi.

POKEMON PANIC, TOKYO. Nel 1997 in un episodio del famoso cartone, una rapida serie di effetti lampeggianti blu e rossi causò nausea a a 618 bambini. Nei giorni seguenti vennero riportati altri 12000 casi di malori disorientanti. Nuovamente, una spiegazione possibile è l'ansia sociale.

UFO, MIYAGI KEN. I giapponesi,durante la guerra, disperati nel tentativo di sconfiggere l'America, progettarono un aeromobile chiamato fugu (indovina perchè quel nome?). Sospese da palloni, le bombe una volta rilasciate seguivano i venti e apparvero improvvisamente nello spazio aereo statunitense. e la loro inspiegabile apparizione, assieme alla segretezza delle indagini potrebbero aver contribuito a generare voci sigli ufo.

JINMENGYO,YAMAGATA KEN. Nel 1990 venne scoperta in un lago ai piedi del tempio Zempo una carpa con faccia umana. Mutazioni genetiche dovute all'intensivo allevamento di carpe o semi-reincarnazione?

JESUS IN JAPAN, AOMORI KEN. Secondo quanto dicono gli abitanti di questo paese, Shingo, no fu Gesu a essere crocifisso ma suo fratello, mentre egli fuggi in Giappone dove si sposò, ebbe molti figli e morì all'età di 106 anni.

LIVING DOLL, HOKKAIDO KEN. Dopo che una bambina di tre anni morì, la sua famiglia dimenticò di seppellire assieme a lei la sua bambola preferita. Invece misero la bambola in un tempio e da allora i capelli della bambola continuano a crescere. Inoltre dall seconda guerra mondiale in poi la bocca si apre leggermente.

YONAGUNI SEA RUINS, OKINAWA. Vicino Taiwan sono state scoperte strutture sommerse che sugeriscono l'esistena di una cultura civilizzata e tecnologicamente avanzata vechcia di circa 10000 anni, scomparsa poi per via di un cataclisma.

Saturday, August 2, 2008

The Chronicles of Asakusa -- Sumidagawa Hanabi

Ho l'impressione che Hanabi (花火) e ikebana (生け花) vano mano manella qui in Giappone. E se e' vero che ikebana significa arrangiamento estetico dei fiori e hanabi significa fiori di fuoco, beh, la combinazione hanabi-ikebana risulta avere una unica soluzione. E difatti, dopo aver assistito allo spettacolo di fuochi d'artificio lungo il Sumidagawa, ad Asakusa, posso dire di essere arrivata immediatamente alla conclusione che i giappi, in fatto di fuochi d'artificio la sanno lunga.

Premessa prima della cronaca della giornata.

I fuochi lungo il Sumidagawa sono tra i piu famosi in Giappone, attirano ogni anno centinaia di migliaia di persone data la loro durata, spettacolarità, collocazione. I fuochi quest'anno sono stati 22.000. Lungo il fiume, a poche centinaia di metri l'una dall'altra, si trovavano le due piattaforme dalle quali venivano sparati i fuochi, a cominciare dalle 18:15, giusto per riscaldare i già accaldati animi sotto il sole di fine luglio, ma in effetti il vero e proprio spettacolo inizia alle 19:10, e dure fino alle 20:30. Immaginate la stanchezza a fine giornata. Inoltre, data la nomina dei fuochi suddetti,la gente accorre a frotte per acchiapparsi il posto con la vista migliore sin da due giorni prima dell'evento. Altra cosa che Ë giusto dire, occasioni come questa per i giappi sono uno spunto per trascorrere una giornata dal titolo "picnic e birra a litri".

Cronaca della giornata.

Io, Morana e Jessica decidiamo di andare verso l'ora di pranzo, nella speranza di beccare un buon posto. Si uniscono a noi Mladen, conterraneo di Morana in visita,e Ryoko e Kanako, le quali arrivano intorno alle 18 portando rifornimenti di birra e snack vari. Ottimo tempismo.

Dentro i nostri fantastici yukata partiamo alla conquista del fiume, inseguite dai 'sugoi' (terribile, fantastico) dei giappi che commentavano al nostro passaggio e accompagnate dagli sguardi dei turisti stranieri. Momenti da VIP, insomma. Intorno all'ora di pranzo arriviamo ad Asakusa, e ci dirigiamo prima al tempio per una rapida occhiata. Nell'attesa che Mladen, da bravo turista, facesse le sue foto, io e Morana ci dedichiamo ai poveri Ojiisan (nonnetti) che, vuoi di nascosto senza farsi notare (loro credevano), vuoi dietro espressa richiesta, iniziano a fare foto alle due strane gaijin in yukata, cosi iniziamo a posare, sorridere, elargire le nostre migliori espressioni. Sempre mentre si era ad Asakusa, veniamo addirittura intervistati da una bambina giapponese desiderosa di praticare l'inglese che ora conserva una foto assieme a ognuno di noi per ricordo.

Dunque, lasciamo il tempio e andiamo a caccia di cibo, dopo di che siamo pronti e carichi per le lunghe ore di attesa. Fortunatamente la giornata non era di quelle con il sole splendente, altrimenti ce la saremmo vista brutta a stare sotto il sole cocente durante le ore centrali. Cominciamo a camminare lungo il fiume, seguendo il percorso obbligato, e noto che molti giappi mettono un pÚ di nastro adesivo a terra, disegnando un bel rettangolo e scrivendo il proprio nome e cosi facendo si sono garantiti il "posto". Altri stavano li seduti a terra veramente dalla mattina. Dopo aver trovato faticosamente un bordo di una aiuola, iniziamo con l'appostamento e ci intratteniamo durante l'attesa facendo foto della folla che cresceva di minuto in minuto, con tanto di intervento super organizzato di polizia, servizio civile, che dirigevano l'orda di gente in yukata gridando sempre la stessa frase all'infinito coi loro megafoni. Mezz'ora prima dell'inizio dei fuochi, la strada principale viene chiusa al traffico e al fischio di uno dei poliziotti, la gente in attesa dietro le transenne inizia una corsa contro il tempo e contro tutti per andarsi a prendere il posto più vicino consentito sulla strada...eh, si, anche la strada,via urbana, arteria cittadina, viene messa a disposizione degli spettatori.

I fuochi sono stati a dir poco impressionanti, come lo sono stati anche i giapponesi, i quali ad ogni nuovo effetto di luce gridavano e applaudivano come posseduti. Belle combinazioni di colori, forme e effetti, da quelli classici a che esplodono e lanciano le varie parti tutt'intorno a formare una sfera perfetta, a quelli piu elaborati, forme di margherite, salici piangenti, fiori luccicanti, smiley :) e fuochi dalla coda immersa in un brillio continuo. I miei preferiti, quelli che una volta esplosi in una miriade di lucine, iniziano a muoversi in tutte le direzioni come governati da un movimento proprio intrinseco, dando l'impressione che una nube di lucciole sia stata improvvisamente liberata nel cielo. Un simpatico nonnetto ha anche deciso di approfittare dell'assenza di una coppia per distendersi sul loro telo e fare un sonnellino prima di dedicarsi alla visione dei fuochi 'da un'altra prospettiva'...
sulla via del ritorno, strade solitamente invase da macchine diventano invase da persone. Ci dirigiamo verso la stazione della metro, ma tutte le uscite sono state bloccate per far convergere la folla verso un'unica misera entrata. Soluzione, passeggiata di mezz'ora per raggiungere la piu' grande e meno affollata stazione di Ueno e da li ritornare a casa.

E in tutto questo parlare di affollamento e stupore, mi e' sfuggito il dettaglio piu interessante della giornata. Molti giapponesi sono davvero comodisti, e ne e' prova il fatto che anche in un posto tanto intasato come un appostamento per i fuochi d'artificio non si privano certo dello sfizio di mangiare una bella pizza, portata 'a domicilio' esattamente nel posto dove i cari avventurosi spettatori si erano piazzati due giorni prima....come farà mai il povero ragazzo che porta le pizze a trovare la giusta via e raggiungere la meta? Ce la farà, ce la farà...

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I have the impression that hanabi and ikebana go hand in hand in Japan. And if ikebana means pretty flower arrangement and hanabi means fire flower, well, the combination hanabi-ikebana sounds perfect to me. In fact, after seeing the fireworks on the Sumidagawa, in Asakusa, I can say my conclusion is that the Japanese know their fireworks art.

Prelude.

The Sumidagawa fireworks are among the most famous in Japan, they attracts hundreds of thousands of people for their duration, location and spectacularity. this year boom factor was 22.000. On the river, at some hundred meters one from the other, were the platforms where the fires were shot from, starting from 6:15PM, right to warm up the already warm souls under the the end of July sun, but actually the real show started at 7:10PM until 8:30PM. Imagine how tired at the end of the day one can be. Also, given the popularity of the event, people come in numerous to get the spot with the best view since two days before the fireworks day. Another thing is worth it saying, such occasions are for the Japanese an excuse to spend one day under the title 'picnic and liters of beer'.

Chronicle of the day.

Me, Morana and Jessica decide to go around lunchtime, hoping to find a good place. Together with us Mladen, Morana's compatriot, and Ryoko and Kanako, who arrive around 6 bringing beer and snacks. Timing optimal.

Inside our fantastic yukata's we go to quest the river, followed by the 'sugoi' (terrific)of the Japanese who commented passing by us and escorted by the tourists' looks. VIP moments, so to say. Around lunchtime we get to Asakusa, and we head to the temple first for a quick look. While waiting for Mladen to take some photos like a good tourist, me and Morana turn to the many Ojiisan (granpas) who, either hiding (they thought) or asking deliberately took photos of us, weird gaijin in yukata, so we start posing, smiling, showing our nicest face expressions. Yet, another girl wishing to practice some English starts interviewing us and after that she kept a photo with each one of us.

So, we leave the temple and go hunting for food, after that we are well charged and ready for the long wait. Thanks heaven the day was cloudy. We start walking along the river, following the forced route and I notice that the Japanese simply put some sticky tape on the ground, drawing a square, putting their name and leaving, sure that they have 'the spot' kept. Some others were there since morning. After we found a strip where to sit on, we start waiting taking photos of the crowd that grows every minute, so much that also the police and the civil army were there to get rid of the people shouting from the loudspeaker the same repetitive instructions all the time. Half an hour before the start, the main road is closed to the traffic and at the sign from the police, the people waiting behind the separations rushed to get the best spot on the street....yeah, also the street, city road, urban traffic way is put available to the citizens.

The fireworks were impressive,and so the Japanese, shouting and clapping hands at each new effect. Nice combinations of colors, shapes and effects, from the classic spherical ones, to the more elaborated ones, or the ones with smiley shape, or the ones with sparkling tail. My favorite were those that after the explosion in many light points, start moving in all directions like driven by a self engine that spread them, giving the idea of a cloud of bugs freed in the open sky. A funny grandpa decided to profit the absence of a couple to use their cover to stretch and take a nap before watching the fireworks under another 'perspective'...

On the way back, the streets usually packed with cars were invaded by people walking to the closest station, but all the ways to the entrance are narrowed into one only. Solution, 30min walk to get Ueno station, bigger and less crowded and from there go back home.

And in all this talking about wonder and folks, I missed the most interesting detail of the day. Many Japanese are very lazy, proof is the fact that also in a place so packed like a standing venue for the fireworks they can't avoid to enjoy a pizza, delivered exactly to the place where the adventurous attenders were sitting since two days before..how can the poor pizza guy do to find the right way and reach the objective? He will, he will...