Saturday, December 20, 2008

Quelli che....il Bonenkai

Dicembre, tempo di feste natalizie anche in un paese come il Giappone. Dopo lunghe trattative italo-giapponesi, decidiamo che la nostra festa in uffico è da fissare per il 5. Mi incaricano di addobbare la sala per la festa. Amen. Per fortuna c'è già l'alberello super kitch che ho preparato per Morana, con tanto di lucine a batteria, neve finta, pallette e fiocchi rossi. Uno spettacolo per gli occhi! Anche il nostro boss porta un albero..indovina chi lo deve sistemare? va bene, ci penso io, nessun problema. E il pomeriggio, un ventoso pomeriggio, mi viene la bellissima idea di innevare anche quest'alberello. Il vento si porta via ogni cosa e dopo aver consumato una intera lattina di neve spray, sull'albero rimane ben poco. Comunque sia, iniziamo il party tra festoni d'oro e argento (e rosa), fiocchi rossi e lucine colorate. Tutti hanno portato qualcosa: io una bella torta al cioccolato, Morana un mix di dolcini e praline da leccarsi le dita (perchè se non ti lecchi le dita godi solo a metà, come recitava una nota pubblicità per snack salati), Kimura si è occupato di insalata, sangria e non ricordo cos'altro, poi abbiamo avuto il pane, finalmente pane serio, duro, croccante, non quello spugnoso da sandwich che ci propinano nei supermercati!!!E poi ancora torte salate, torte di mais, spumante..hhehe, il caro Jay ha portato, pensa te, uno spumante italiano....e che lo dico a fare!!E abbiamo anche preparato il gluhvein...con correzione! A fare da contorno agli addobbi ci sta anche l'idea di portare dei cappelli da babbo natale, che io e Joost subito indossiamo senza timore. Subito i giappi si distinguono per la loro grande capacità a reggere l'alcol: dopo un paio di birre sono già a gironzolare per la stanza e fare brindisi a destra e a manca con tutti. Evviva lo spirito bacchico! Il povero Takeda poi, si impegna con molto entusiasmo nello spingere a bere rakjia, un tipico beveraggio croato sull'ordine del 38-40%, e pare ci trovi pure gusto. Alla fine della serata poi le decorazioni natalizie fanno da accessori moda e tutti si ritrovano a sfoggiare un fantastico fiocco o una collana di campane, ecc.....capite bene a questo punto della serata come ci si sia già devastati....


Altro fine settimana, altra festa di addio al vecchio anno: stavolta si festeggia con i compagni di allenamento, tali pallavolisti della Phoenix. Il sabato successivo alla devastante festa in azienda, ci si ritrova tutti assieme in un locale a Yokohama, seguendo la formula del "mangia e bevi a piu non posso". Dalle 18 alle 20 è un via vai di portate, un fantastico nabe (carne e verdure bollite in un brodo piccante e gustoso), birre a litri e umeshu (liquore di prugna, poco alcolico). Un giapponese mai visto durante gli allenamenti, ribattezzato 'lottatore di sumo mongolo', viste le dimensioni della testa e le proporzioni della panza, si preoccupa di impressionarmi. Al che io, col mio super elevato giapponese nella sua più aulica forma espressiva, l'ho mandato più volte a quel paese...poveretto, tanto ubriaco da non rendersi conto che lo stavo trattando coi piedi!!!

Ma i compagni di ventura incitavano lui a essere più insistente e me a essere più irritabile. E così fu. Nonostante gli sforzi di Morana a farmi conversare in giapponese con le ragazze, io mi rivolgo all'unico tizio che parla un pò di inglese e lui si accolla l'onere di fare da traduttore quando serve...spero solo non abbia tradotto male!!!

Dopo sole due ore di sbevazzamento, in mezzo alle quali chissà come chissà perchè ci entra pure la rakjia di Morana, beh, i giappi sono KO mentre io e MOrana, lallalla, fresche come delle rose. Dovendo lasciare il posto allo scadere delle due ore, ci dirigiamo verso un secondo posto per sbevazzare un pò di più, e lì davvero alcuni non ce l'hanno fatta e sono crollati nell'oblio dell'ubriachezza più totale e irreversibile.
Tutto sommato abbiamo riso tanto, abbiamo mangiato bene, abbiamo suscitato meraviglia (io con le mie conversazioni al cellulare in italiano con Valentina e Morana con i suoi capelli a turno tastati da tutte le ragazze), e abbiamo salutato tutti prima di mezzanotte.
Al rientro a casa, Joost e Eivind mi includono nel loro duo alcolistico e si continua a bere e chiacchierare fino a mattina. E dopo questo secondo bonenkai (saluto al nuovo anno) mi pare che ne abbiamo avuto abbastanza. In questi giorni tutti i non giappi stanno rientrando a casa per trascorrere le feste in famiglia e gli istinti festaioli li lasciamo per il nuovo anno.
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December, time for xmas parties even in a country like Japan. After endless italian-japanese discussions, we decide that the party at the company is to be on 5th. I am in charge of decorating the room for the party. Amen. Fortunately there's already the super kitch little xmas tree i set up for Morana, with lights, fake snow, shiny balls and red ribbons. A show for the eyes! Also our boss brings a tree..guess who has to decorate it? ok, I'll do that, no problem. And in the afternoon, a windy afternoon, I have the fantastic idea of snowing also this tree. The wind blows away everything and after using all the snow in the spray can, snow on the tree is very very few bits. Anyways, we start the party into a blast of golden and silver (and pink) decorations, red ribbons and colorful blinking lights. Everybody brought some food: me a chocolate cake, Morana a mix of cookies so good that you had to leak your fingers after eating, kimura took care of the salad and the sangria, then maeda cut the bread, finally serious real bread, not the gummy one, sandwich-like, from the supermarkets I have to eat every day!!!And also, salty cakes, corn cakes, sparkling wine....italian sparkling wine from Jay. And we also cooked gluhvein with correction!! When I thought about the decorations i also thought about buyin a couple of santas hats, which me and Joost wear with no fear.

Immediately the Japanese stand out thanks to theyr well known ability of hanling alcohol: after a pair of beers are already hanging around the room drinking with everybody with cheers and laughs. The poor Takeda also took seriusly the drinking thingy and went to each one asking for a shot of rakjia, typical croatian drink with 38-40% of alcohol...at the end of the party the decorations for the room became beauty accessories for ourselves, so you can guess at this point how far they went with the drinking...

Another weekend, another party: this time we celebrate with the training people, the volley guys of Phoenix. The Saturday after the smashing party at the office, we gather in Yokohama and go to a place with all-you-can-drink/all-you-can-eat formula. from 6 to 8 pm is a come and go of dishes, a fantastic nabe (meat and vegetables boiled in a spicy yummy soup), beers in litres and umeshu (plum liqueur). A Japanese dude I never see during practise, renamed 'mongolian sumo wrestler' because of the huge head and the huge belly, he's busy with rying to impress me. So I, using my high level Japanese in its higest polite expressive forms, I sand him to f*** off....he was so pissed drunk that he didn't take it seriusly and didn't understand!!

But the fella pushed both him to be more annoying and me to be more annoyed. And so it was. Morana pushed me to conversate in japanese with the girls, but I prefer to express my self in English with the only guy who could understand and takes the duty to translate for me when needed....I only hope he translated correctly!!!
After only two hours of drinking, with some rakjia suddenly appeared from somewhere somehow, the Japanese are KO, while me and Morana are still as fresh as a rose. The deadline pushed us to leave this forst place and head to another drinking place to get drunk a bit more and there some of us really didn't make it and fell into the total and irreversible oblivion.
All in all we had fun, we ate and we raised wonders (me with my conversation in Italian over the phone with Valentina and Morana with her hair being touched by all teh girls) and we left before midnight.
Back home, Joost and Eivind attract me in their alcoholic duo and drag me into some more drinking, so we keep drinking and chitchatting till morning. And after this second bonenkai (greetings to the new year) I guess we have had enough. In these last days all the non Japanese are going back home to spend the holidays with the family, so we save our party instincts for the next year.

Friday, December 19, 2008

Terrible JLPT, Japanese Language Proficiency Test

domenica 7 dicembre è stato il giorno del temibile JLPT test di lingua giapponese per stranieri. Sono previsti 4 livelli di difficolta con cui ci si puo misurare, seppure pensano di aggiungerne un quinto. L'esame si fa una volta l'anno, la prima domenica di dicembre, alla stessa ora -fuso orario da considerare-in tutto il mondo. Si inizia 4 mesi prima ad agosto con l'invio del modulo di partecipazione, con tanto di quota di partecipazione da pagare e poi a fine novembre arriva il volantino con su scritte tutte le informazioni su come raggiungere la sede dell'esame, cosa portare cosa e non portare, come comportarsi eccetera.
la mattina dell'esame si parte da casa abbastanza presto, visto che la sede è ad un'ora di treno e l'esame inizia alle 9:45. Il divertimento inizia all'arrivo alla stazione più vicina alla sede: una linea umana si diparte dall'uscita della stazione e si allunga seguendo le pressoche inutili indicazioni fornite da dei giappi che, ad ogni angolo del percorso, pazientemente reggevano un cartello rosa con su una bella freccia. L'immenso ammontare di non giapponesi una volta arrivati al sito è stato un duro colpo:mai visti tanti stranieri in una sola giornata tutti assieme. Calca per controllare il umero dell'aula in cui recarsi per fare l'esame -eh si, ognuno è identificato da un codice a 9 cifre e è assegnato a un'aula ben precisa-, poi via alla lunga giornata. Io e Joost, avventurieri nati, andammo a sfidare la sorte e ci siamo tuffati nella mischia, separati da due rampe di scale, ma uniti dallo stesso semtimento: "tutto ciò è pazzesco!".
L'esame è suddiviso in tre parti, e in mezzo hanno ben pensato di mettere 40 minuti di pausa visto che durante l'esame non è permesso bere, mangiare, masticare gomme, in pratica bisogna solo concentrarsi e badare bene che la matita non faccia troppo rumore altrimenti potrebbe disturbare gli altri esaminandi!!!E in più, come se già il rigore giappico non fosse abbastanza, ci si mettono pure ammonizioni e espulsioni..si si esatto, cartellini gialli e rossi fioccano per i più indisciplinati o furbacchioni...

Fatto sta che ad ogni inizio di sessione l'intero libro massimo delle regole viene recitato nuovamente, come se una volta non fosse già abbastanza!!!Eppure eppure, questi giappici fanno bene a ripetere il tutto, anche i latini dicevano che 'repetita iuvant' (le ripetizioni servono), difatti ci sono coloro che nonostante gli sia stato ripetuto, addirittura gli si stia ripetendo in quel preciso momento che non è possibile sbirciare le domande fino a che l'apposito segnale di inizio venga dato...beh, che fanno? Esatto! Sbriciano!!! Ergo o sono sordi o non hanno capito un bel niente!!! Oh, si si dimenticavo di dire che ovviamente tutte le istruzioni vengono date in giapponese...

Tra varie vicessitudini e peripezie, tra cartellini gialli, recitazione delle regole, distribuzione dei questionari, si arriva alla fine della giornata, ore 14:35, e alla fine di un test che solo qui poteva durare 5 ore invece che 2. Un test che solo qui poteva essere corredato da tanto restrittive e secretive misure. Per non parlare poi del fatto che si è perso un sacco di tempo per ogni parte dell'esame a causa della lentezza degli 'agenti', dame in giacca e camicia con la predisposizione alla ritualità. In pratica, all'inizio della sessone, o meglio dopo l'elenco dei comportamenti e attegiamenti da evitare, previa esibizione dei cartellini, le suddette agenti distribuiscono prima i moduli prestampati su cui scrivere le risposte, poi i questionari con le domande a scelta multipla. Allo scadere del tempo il rituale della raccolta, prima delle risposte e poi delle domande...

Alla fine del test, poichè bisogna sempre seguire le istruzioni del 'capoclasse', cioè a dire la responsabile dell'aula, in silenzio, per favore, ecco cosa accade all'improvviso: l'istruttrice recita in giapponese la seguente filastrocca "l'esame è finito, poggiate le matite sul tavolo e chiudete il questionario. Guardate sotto i banchi prima di andare, potreste rischiare di dimenticare qualcosa...". Ora, in giapponese la frase suona molto piu imperativa della letterale traduzione in italiano, per cui a tali parole, un'aula di 60 persone si muove all'unisono e all'istante per cercare qualcosa che sta sotto al banco, come se tutti si aspettassero di trovare una sorpesa gradita...

L'esito dell'esame è previsto per la fine di febbraio, per cui incrocio le dita, seppur di studio non se ne è parlato sin da agosto, e aspetto.
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Sunday December 7 is the day for the terrible JLPT test for Japanese language proficiency. Four different levels of difficulty to challenge ourselves, even though they are talking about adding another fifth. The exam is once a year, the first Sunday of December, the same time -according to time shifts- all over the world. It starts with submitting the request of participation in August, paying the fee, and then at the end of November a voucher with all the information on how to get the site, what to bring, what not to bring, what to do and such is delivered to our address.

The day of the exam starst early in the morning, we leave home early since the site is one hours or so by train and the test starts at 9:45. Fun begins at the station of arrival: a long human line goes from the station exit and follows the almost useless directions given by Japanese human stands holding a paper with a nice arrow drawn on it at every turn. the huge amount of foreigners at the site is impressive, something I haven't seen before: too many non Japanese all there together. Rush to find the designated room - yep, each of us is identified by a 9 digits code and assigned to a precise room- and then the long day starts. Me and Joost, adventure seeker-born, we go and brave the fate and we crush in, divided by one storey but united by the same feeling : "holy crap, that's insane!".

the test is divided into three parts, and in between of each there's a 40 minutes break, needed because during the test is strictly and severely forbidden to drink, eat, chew, and so on... that is: just concentrate and watch out that your pencil isn't noisy or it can disturb the other examinees. Also, as if the rigor wasn't already enough itself, there are yellow and red cards flying all over the place for the most untreatable or cheaters...

at the begin of every session, the whole holy rule book is played, as if one time wouldn't be enough!And yet is good that those Japanese repeat themselves, also the latins said 'repetita iuvant' (repeat is useful), indeed we found some who nonetheless we were just being discouraged not to open the test question booklets before we are allowed to start, what do they do? Yeah, they open it! Ergo, they're either deef or don't understand a word!! oh, yes, the istructions are given is Japanese, of course...

Among various troubles, yellow and red cards, rule readings, question booklets distribution, the longest exam ever finishes at 14:35PM, Japan being the only country where such a test could last 5 hrs intead of reasonable 2. A test that only here could have so restrictive and secretive measures. don't want to talk about the fact that we lost an impressive amount of time for each part of the test because the 'agents', women in shirt and jacket with the propensity to rituality, were slow. So, at the beginning of the session, better say after the long list of the to-be-avoided behavioral situations, together with cards exhibition, the already cited ladies distribute at first the papers with pre printed list of possible answers, and after that the multiple choice questions booklets. At the timeout, the ritual of collecting first the papers with the answers and then the booklets with the questions...

At the end, since we have to folow the instructions of the proctor, please in silence, it happens: the proctor says "the test is over, put your pencil on the table and close the questions book. Look under the desks before leqaving to make sure you don't forget anything". Now, in Japanese it sounds more imperative than in English, litterally translated, and at the words "look under the desk" 60 people move at the same time to look for something under their desks, as if they might find a nice surprise...

the results of the test in late February, so I keep my fingers crossed, even though I abandoned learning back in August, and wait.

Sunday, November 30, 2008

Climbing experience

La pallavolo da sola non basta per rilasciare ore e ore di stress accumulate. Per cui, a detta di Fukuda che elogia le virtù anti stress di tale sport, mi improvviso climber e provo anche io l'arrampicata. Abbigliamento comodo, scarpe a noleggio, sacca di gesso in polvere per facilitare l'attrito e una parete inclinata da cui sporgono diverse 'pietre' per forma,dimensione e grado di sporgenza sono le uniche cose di cui si ha bisogno. Poi buona presa e un pizzico di mobilità. Esistono diversi gradi di difficoltà nee percorso di scalata, e le sporgenze a cui ci si deve aggrappare per completare il percorso ascensionale sono contrassegnate da diversi colori. L'unica cosa da fare è partire dal livello di difficoltà più basso, riuscire e ricominciare aumentando gradualmente la difficoltà. Sembrava più difficile prima di iniziare. Andate e scalate.


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Volley itself is not enough to release hours and hours of stress. Therefore, as Fukuda says chanting the stress releasing properties of such a sport, i improvise and become climber and try. Comfortable clothes, rented shoes, chalk to ease the hand grab and a wall where different 'handles' come out from, of varius shapes, size and degree of grabness, are the only things one needs. Then also a good handgrab and a bit of mobility. Different degrees of difficulty are marked by using different colors. The only one thing to do is to start from the easiest level, reach the goal and start again increasing the degree of difficulty. It seemed harder before starting. Go and climb.

Friday, November 21, 2008

Malattie e usanze nipponiche

Quando si e' malati qui in Giappone e' difficile stare a casa in malattia, a meno che si voglia rinunciare a qualche giorno di ferie, per cui pur di non contaglare gli altri (o per non essere contagiati da altri!!!) si usa indossare una bellissima mascherina bianca. Bene, Morana si e' presa un brutto raffreddore e si e' presentata in ufficio con una voce cavernosa e, ebbene si, senza mascherina! Al che il caro e premuroso Eivind, in uno scatto di gentilezza le propina una bella confezione di mascherine bianche e pulite da indossare!!Ma Morana, recalcitrante al riguardo, non ci pensa nemmeno! E mette la maschera a l suo orsetto da scrivania!
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When people get sick here in Japan can't just stay at home and take sick leave, because they don't have. Unless they want to use their paid holidays for that. Therefore, not to expose (and not to be exposed) they use to wear a pretty white mask. Well, Morana cought a bad cold, and she showed up in the office with a very low voice and, yes yes, without the mask! Then our dear and caretaking Eivind, in a excess of gentleness buys her a fantastic mask to wear!!But Morana, refusing, put the mask on her gloomy bear on her desk.
 
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Sweet November

Novembre, inizia pian piano a far freddo, il cielo si fa blu blu, senza nuvole, l'aria si raffina e il monte fuji si vede benissimo persino dal balcone di casa mia. Ma questo e' possibile solo perche' ultimamente esco da casa poco dopo il sorgere del sole...col passare delle ore infatti, l'aumento delle temperature e i fumi prodotti dalle fabbriche offuscano la vista, e allora il vecchio bianco Fuji si mostra di nuovo al tramonto per poi sparire di nuovo nel buio. Sotto una foto presa stamattina alle 8.






November, it starts getting colder slowly, the sky is blue blue, no clouds, the air is finer and mount Fuji is visible even from the balcony at home. This is possible for me only because lately I am leaving home a bit after the sun rises...by the hours, though, the temperature rising and the smog produced bu the many companies chimneys, get the view blurry and the ol' Fuji shows up at sunset, to disappear again in the dark. Above a pic taken this morning at 8.

Monday, November 17, 2008

Magnifica Nikko -- Magnificent Nikko -- 二光

Perchè non approfittare di un giorno di ferie sostitutivo e andare a Nikko per due giorni? Lontano dai fumi della città, lontano dalla civilizzazione, lontano dal lavoro per un weekend lungo. E così fu. Questo fine settimana io e Morana abbiamo deciso che una capatina a Nikko era più che doverosa e quindi armate di tutto punto con biglietti, pass, macchine fotografiche, ci tuffiamo nel pieno del Kooyoo (ovvero: fenomeno delle foglie rosse autunnali) per dare una svolta alla vita monotona urbana. E ci mettiamo a caccia di templi. Il bilancio finale della due giorni nella prefettura di Tochigi è in positivo per tutto. Templi favolosi, natura spettacolare, cibo eccellente, pernottamento ottimo.
La mattina del venerdi ci siamo alzate prima dell'alba per poter prendere il primo treno verso Nikko, che dista 2 ore e mezzo di treno da casa, e battere sul tempo l'afflusso di turisti che durante il fine settimana invadono le strade della città. Obiettivo della prima giornata è visitare i tre templi principali e le varie attrazioni scultoree annesse, quali il gatto che dorme, le tre scimmie "non-vedo-non-sento-non-parlo", ecc, ecc. In più, la vista di tanti pini e tanti aceri dalle foglie rosseggianti e una giornata dal cielo limpido, hanno contribuito a rendere la vista più piacevole e idillica.


Rinno-ji
Il primo tempio racchiude al suo interno tre statue enormi completamente in oro di tre divinità chiamate kannon, traboccanti di dettagli e lavorazioni. Come ricordo compriamo un piccolo portafortuna, io trovo la rana e morana la tartaruga, entrambi animali simbolo di buona sorte.


Toshogu-jinja
Proseguiamo per il secondo tempio, famoso per la grossolaneria e l'estro -riconoscibile nella scelta dei colori, dettagli, eccessiva ricchezza delle lavorazioni- del tizio che lo ha voluto. Guardiani di pietra, minacciosi e preoccupanti, guardano immobili nei secoli l'ingresso a ogni singola porta. Una delle attrazioni più famose è sicuramente il bassorilievo che raffigura tre scimmie ognuna della quali copre con le zampe uno dei sensi tra vista, udito e un'altra si copre la bocca. Il bassorilievo passa quasi inosservato a meno che si sappia già che si trova proprio lì. Ah, va detto che bisogna pagare l'ingresso ai templi e a tutte le varie statue e statuine annesse, considerate come extra anche per chi si premunisce dei pass ideati apposta per fare risparmiare qualche pugno di yen ai turisti. Perciò, dopo aver usato il pass per entrare nel tempio, dobbiamo anche pagare per andare ad ammirare un altro bassorilievo, il famoso gatto dormiente. Ovvero una placca scolpita su una trave di un ingresso, tanto piccolo e anonimo che io non lo avevo neanche notato.

Abbiamo dovuto fare attenzione alla folla accalcata ad un ingresso e guardare nella direzione in cui tutti erano intenti a guardare per capire che ci trovavamo di fronte alla famosissima opera!! Beh, almeno abbiamo poi proseguito con una camminata in mezzo ai boschi, o meglio una scarpinata su per decine di gradini, per ammirare la tomba di chi-si-ricorda-più quale famoso personaggio che ha voluto costruito il tempio. Dopo esserci stupite non poco alla vista di giganti crisantemi dalle forme alquanto strane (vedremo anche più avanti la versione bonsai degli stessi...) ci dirigiamo verso il terzo tempio attraversando un viale alberato.


Futarasan-jinja
E alla fine ci ritroviamo in un tempio dell'amore, proprio come quello che io avevo già visto a Enoshima, dove le placchette di legno per le preghiere hanno un cuore rosa stampato sopra, dove tutti i vari amuleti e ciondoli protettori sono a favore di coppie, nascite, amore, eccetera.
Dopo foto varie in cui ci ritroviamo a saltare davanti alle pagode o ai torii sacri, andiamo stanche e felici verso l'hotel-minshuku (uno di quei posti a conduzione familiare) che avevamo prenotato e ci prepariamo per una cena, come si rivela poi essere, da guinness: la signora prepara per noi dagli antipasti al dolce, tutto fatto da lei, in quantità tale da non poterci alzare a fine pasto! Tenpura, zuppa di miso e funghi, sashimi, carne arrostita su una foglia secca, trota arrosto, tofu (a Nikko c'è una versione che si chiama 'yuba'), frutta, budino di tofu e funghi. Sublime. E il posto è curato in ogni dettaglio, semplice e pulito, davvero da raccomandare. Crolliamo per la stanchezza dopo un bagno caldo alle 10 e l'indomani mattina ci svegliamo cariche per la seconda parte del viaggio: le cascate e il lago a 1400 metri di quota.


Chuzenji-ko e Kegon falls (e un alro Futarasan-jinja)
Andando su per i tornanti che attraversano una pineta sconfinata,saliamo verso i monti. E' possibile anche avvistare dei cervi. Beh, non c'è bisogno di dire che le cascate sono bellissime, il lago Chuzenji è immenso e circondato da un arcobaleno di colori che va dal verde al rosso passando per il giallo e l'arancione delle foglie degli alberi ormai quasi spogli. Già che siamo in zona, ci avventuriamo alla scoperta di un altro tempio minore, poco distante dal lago, all'interno del quale avvistiamo due scimmiette sospettose (si possono vedere dal vivo andare in giro ovunque in questa parte del Giappone e non solo, ma , per carità, non dategli da mangiare! E' severamente proibito!!).


みんな hungry, だから long time だめ!
Finito il nostro giro prima dell'ora di pranzo ritorniamo in centro e ci fermiamo in un ristorante sulla via principale raccomandato da Isha-sama e riconoscibile da''esterno perchè porta iscrizioni in molte lingue in modo da attirare i turisti. Il posto ha pareti e tetto interamente rivestiti di bigliettini scritti a mano dai turisti che si sono fermati li prima di noi a mangiare, con complimenti, note, ringraziamenti e altro. C'è chi lascia di tutto Oltre a semplici messaggi, come carte di credito, sono propensa a pensare siano scadute, ricevute di biglietti d'aereo, del treno o dell'autobus, eccetera. Noto con piacere che molti recenti sono di italiani. E in effetti, mangiamo davvero bene.
Tanto che anche noi lasciamo il nostro messaggino e quindi vi invito ad andare lì se vi capita di passare per Nikko. E vi sfido a trovare il mio commento!Poichè il posto è davvero piccolo, consistente in soli 3 tavoli da 4 posti ognuno, proprio poco prima di chiedere il conto e liberare il tavolo, un gruppo di di 4 persone entra e noi, avendo già finito, veniamo praticamente invitate dalla gentile signora a lasciare il posto con una fantastica espressione in giappinglese : みんな hungry, だから long time だめ! (minna hungry, dakara long time dame --la gente ha fame,per cui stare a lungo non è buono) ... ma questa pseudo-maleducazione nel trattare i clienti è comprensibile quando si deve mandare avanti un ristorante. E con ciò finisce praticamente la nostra breve vacanza a Nikko, abbiamo giusto il tempo di dare un'occhiata veloce a un tempietto lungo la strada del ritorno e comprare dolci tipici da offrire ai colleghi al rientro.


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Why don't we use a substitute day off and go to Nikko for 2 days? Far from the smog in the city,far from civilization, far from work for a long weekend. And so it was. The weekend just passed me and Morana decide that we owe a trip to Nikko, hence armed and well equipped with tickets, passes and cameras, we throw ourselves in the full Kooyoo (autumn foliage) to leave behind the urban life. And we go temples hunting. The final summary of the two days in Tochigi prefecture is all in positive. Fabulous temples, spectacular nature, excellent food and great accommodation.
On Friday morning we wake up before sunrise to catch the first train to Nikko, which is 2 hours and a half by train from home, and beat the crowds of turists who invade the streets during wekends. The goal of the first day is to visit the three main temples plus the included attractions like the sleeping cat and the three monkeys "dont-see-dont-speak-dont-hear" and so on. In addition, the view of the pine trees, of the maples with their red leaves and a clear sky contributed to give us a more pleasant stay.


Rinno-ji
The first temple enclosures the three giant statues, golden and full of miniatures and details, of the kannon gods. As a memory we buy a fortune charm, I found a frog and Morana found a tortoise, both animals symbol of good luck.


Toshogu-jinja
We proceed to the second temple, famous for the extravagances and kitch likings -recognizable in the choice of colors, details, excess in decorations- of the guy who wanted it built. Stone guardians, scary and menacing, guard during the centuries the entrance to every door. One of the most famous sculptures is the one of the three monkeys covering, one the ears, one the mouth and one the eyes. They go unnoticed, unless one knows they are right there. Ah, I have to say that we must pay the entrance to all the temples and the various attractions, which are considered an extra also for the ones who arrived equipped with passes created with the all incluseive formula for the tourists. So, after using the pass to enter the temple, we go pay to see the famous sleepy cat. It's a small painting on top of one door, so small that I didn't notice. We had to notice the people gathering at the entrance of a door and we had to look at where they were looking at, to understand that we already were in front of the artwork!! After that, we proceeded into the woods, climbing up tens of stairsteps, to wander in front of the who-remembers-who famous guy's tomb. After the surprise of seeing giant strange chrisantems (we will also see the bonsai version of those...), we head to the third temple walking trhough a large road surrounded by tall trees.

Futarasan-jinja
And at the end we found ourselves in a temple of love, like the one I visited in Enoshima, where the wooden plates for the prayers have a pink heart stamped on, where all the charms are for couples, births, love, bla bla bla.
After a bunch of photos that see us jumping in front of pagodas and sacred torii, we tired and happy go to the hotel-minshuku (one of those places run by a family living there with the guests) we reserved and prepare ourselves for a guinness prize dinner:the old lady prepares for us so much stuff from starters to dessert that we can't stand up after eating!Tenpura, miso soup with mushrooms, sashimi, meat grilled on a dry leaf, grilled trout, tofu (Nikko version is called 'yuba'), fruit, tofu pudding. Over the top. And the place is curated in every detail, simple and clean. We recommend it. We fall down after a hot bath at 10 already and we wake up the morning after well charged for the second part of the trip: waterfalls and lake at 1400 meters above the sea.

Chuzenji-ko and Kegon falls (and another Futarasan-jinja)
Driving up the turns leading through a infinite wood, we go up the mountains. Also deers can be spotted. Well, no need to say that the waterfalls are very pretty, Chuzenji lake is surrounded by a spectrum of colors ranging from green to red, going through yellow and orange. As we're already there, we brave the discovery of another minor temple not far from the lake, where we spot two suspicious monkeys (they can be seen going around almost everywhere in this part of japan, as well as in other mountainous areas, but, please, don't feed them! It's strictly forbidden!!)


みんな hungry, だから long time だめ!
Finished the ride before lunchtime, we go back to the town and we stop by a restaurant on the main road recommended by isha-sama that is recognizable from outside bacause is dotted with multilangiage writings to appeal the tourists. The place's walls and the ceiling are totally covered with pieces of paper, hand written by the people who dropped by and left a message. They comment the food, thank the hosts, write down all sorts of things, leave the traces of their precence there. many are, I notice with pleasure, Italians. Someone leaves credit cards (which I want to believe are explired), student cards, plane or train used tickets and so on. in facts, we ate well.

We also leave our message so I invite you to go there if you happen to go to Nikko. And I challenge you to find my message! since the palce is really small, 3 tables of 4 seats each, just before we ask for the bill and free the table, a group of four pops in and we, baing done, we are very gently kicekd out with a awesome japanglish expression: みんな hungry, だから long time だめ! (minna hungry, dakara long time dame -- people are hungry hence stay long is not good)...but this pseudo-grossness in treating customers is understandable when a restaurant is to be taken care. And with this our vacation in Nikko basically ends, we have just the time to have a quick look at a temple on the way back and buy sweets to offer to the collegues.

Sunday, October 26, 2008

Lifestyle in plastic is fantastic

Dunque dunque, entriamo nel vivo della vita giapponese per parlare delle abilità nipponiche in fatto di rispetto ambientale. Per soddisfare le curiosità di tutti, andiamo avanti con la puntata sul lifestyle giapponese. Vi siete mai chiesti quanta plastica si consuma in Giappone? Se non lo avete ancora fatto forse è perchè non ne avete la più pallida idea.

La quantità di palastica di uso quotidiano è immonda. E lo spreco, con tanto di danni per l'ambiente è direttamente proporzionale all'uso. si comincia con le semplici buste della spesa,quando si va al supermercato,le quali solo da una piccola percentuale della popolazione vengono usate poi per i rifiuti...infatti comprano i più appropriati e in plastica anch'essi sacchi per la spazzatura. Ma questo accade pressappoco ovunque. Devo stupire i miei lettori, per cui azzardo altri esempi meno comuni.

Una cosa buona, ogni qual volta piove e ci si ritrova a fare acquisti, le buste di carta vengono ricoperte da una pellicola di plastica per proteggere il contenuto. Poi ancora, frutta e verdura nei supermercati vengono avvolte da plastica (sarà per proteggerle dall'inuquinamento?), spesso ogni singola mela o arancia o fetta di melone, qualsiasi cosa viene avvolta singolarmente in plastica. Le triple confezioni poi di snack e altro? Ne vogliamo parlare?Andate a comprare un pacco di noccioline...ogni busta contiene a sua volta 6 buste monodose di arachidi...e cosi per tutto. In ogni confezione c'è un'altra confezione, come in un gioco di scatole cinesi (e che lo dico a fare!) a volte senza fine. Ogni acquisto fatto al negozio viene chiuso in un sacchetto di plastica e viene sigillato da nastro adesivo. La cura che hanno i giapponesi nel conservare integro ogni singolo oggetto esistente raggiunge poi il massimo quando vado a comprare dei francobolli, non alla posta: il francobollo viene messo in una piccola bustina in plastica o carta e sigillato con nastro adesivo, poi messo in un'altra busta e nuovamente sigillato con nastro adesivo...e pensare che dalle nostre parti basta metterli nel portafoglio, anzi ci viene chiesto se possiamo evitare di farceli incartare!!!
Che poi tutta questa plastica dove va a finire? Di certo non al riciclo...Ok, è necessario un breve excursus sul riciclo. in giappone brevemente si usa che: la carta, giornali, scatoli, quotidiani, fumetti vanno al macero e vengono riciclati; plastica, se è bottiglie viene riciclata, se è sporca perchè conteneva cibi untuosi o sugosi o con creme all'interno, va semplicemente buttata assieme alla roba organica che va bruciata; bottiglie in vetro e lattine pare vengano riciclati. Ma in generale tutto si suddivide in due categorie principali, quella del bruciabile e quella del non bruciabile, ovvero plastica PULITA e plastica SPORCA. E quindi adesso capite bene di quanta plastica finisce al riciclo, ovvero una percentuale davvero davvero minima.

Ancora, cerco di stupirvi: ogni alimento in bottiglia, lattina o barattolo è, per garanzia di integrità, avvolto da un film di..indovina cosa? esatto, plastica. Ogni crema, cosmetico vario? Anche. E sapete i dolci dentro le confezioni regalo? Incartati uno per uno. Le scatole per le bustine da the? Ogni busina è sigillata singolarmente dentro una busta di alluminio per conservarne integro l'aroma e non far entrare l'umidità.

E poi si dicono un popolo di amanti dell'ambiente! Vanno a comprare la roba di carta riciclata (per fortuna almeno quello), vanno ad acquistare i vestiti cuciti con tessuti naturali, cercano di comprare cibo biologico, ma poi buttano mobili come se fossero normale spazzatura, consumano tanta energia perchè non sanno ottimizzare l'uso di climatizzatori in estate e riscaldamenti in inverno, e via discorrendo.

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Let's enter the Japanese life to talk about the Japanese abilities in terms of environment. Let's move on with today's episode on Japanese lifestyle. Have you ever questioned about the amount of plastic used in Japan? If not yet, it's perhaps because you have no damn idea.

The daily amount of plastic is huge. And the destruction of the environment is proportional to the abuse. It starts with the normal shopping bags from the sueprmarkets, used as bags for trash only by a small percentage of the population, who actually prefer buying the proper -plastic- trash bags. But that's the usual everywhere. I need to impress my readers, so i try less common examples.

A good thing, any time it rains and people do shopping, the paper bags where the bought items are put are covered by another plastic bag to protect the inside from the rain. Then, fruits and veggies are wrapped in plastic (is it to protect them from the pollution?), very often every single apple, orange, sliced watermelon, are wrapped one by one. And what about the triple bags for snacks and others? let's talk about it. Go and buy a bag of nuts..any bag contains 6 other bags with nuts..it's the same for everything. In every package there's another plastic bag, like in Chinese boxes, one inside the other infinitely. Every shopped item is wrapped in plastic and sealed with tape. The top care is when I went to buy stamps, not at the post office but at a shop: the stamp is put into a small plastic bag finished with tape, then put into a bigger practical plastic bag (with handles) and again, sealed with sticky tape....if I think that back home I am asked to put the stamp inside the wallet so they don't have to wrap them!!!

And all this plastic where does it go? Not to recycle for sure. Oh, well, a few sentences about the recycling habits here. Briefly, it goes like this: paper like magazines, books, comics and so on are recycled; plastic bottles and cans and glass bottles they seem to be recycled (not sure because they're trashed all in the same place!); clean plastic is recycled probably, dirt plastic (it falls 90%into this category) not. So basically there are only two big categories of burnable and non-burnable where all the trash falls into. Hence, the amount of plastic that goes to recycle is very low.

In addition, impressive, every bottled stuff, cream, cosmetics, jars are, to be guaranteed, protected by guess what?Plastic, right. And cookies in gift boxes?Wrapped in plastic each by each. And the tea bags?Each one enclosed into a aluminium bag to keep the flavor.

And they call themselves nature lovers. They go buy recycled paper (at least that!), they go buy clothes made with natural materials, they buy biological food, but then they go trash furniture like it was normal garbage, they waste energy because can't optimize the usage of the air conditioners in summer or the heaters in winter, and so on and so forth.
 

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Monday, October 20, 2008

The O.S.C. Retreat

La cronaca.

Non ancora completamente ripresa dalle fatiche di BioJapan, mi tocca anche una due-giorni in trasferta col mio gruppo. Quest'anno infatti è stata inaugurata una nuova formula di meeting studiata, a dire degli organizzatori, con l'obiettivo di far parlare di più di scienza e ricerca in un posto lontano dall'ambiente di lavoro dove è possibile focalizzarsi meglio sugli obiettivi e sulle strategie. Aprendo una piccola parentesi, è giusto dire che il meeting qui in Giappone è un must di tutte le aziende e andare per qualche giorno via, lontano dalle scrivanie grigie e tristi, pare sia il modo migliore che hanno per rendere gli incontri più proficui. Chiudendo questa breve parentesi, a me il tutto mi sa di evasione e di spreco. Mi sa di evasione perchè tali meeting possono benissimo essere gestiti in azienda (per che cavolo ci sono a fare le sale riunioni allora?) e poi perchè i luoghi destinati ai meeting sono sempre posti abbastanza accattivanti, sulla spiaggia, o con le terme, o lussuosi, insomma posti dove pensi solo a rilassarti. Mi sa di spreco visto che, cito me stessa, "tali meeting possono benissimo essere gestiti in azienda (per che cavolo ci sono a fare le sale riunioni allora?)" in quanto prevedono spese di pernottamenti, pasti, spostamenti.

Lasciando perdere la mia opinione al riguardo, il meeting c'è stato comunque ed è stato un successo vista l'abbondanza di idee che pare siano venute fuori dalle discussioni. Il calendario ha previsto la partenza dall'azienda in tarda mattinata, arrivo dopo 3 ore di autobus in hotel, un hotel immerso nel verde non lontano dall'aeroporto di Tokyo, sul mare e con un numero di campi da tennis che neanche Wimbledon si può permettere. Dopo un magro pranzo ci siamo riposati un'oretta circa facendo gli stupidi in spiaggia e bagnandoci i vestiti fino al ginocchio,approfittando della bellissima giornata di sole. Poi presentazioni e poi poster session, ovvero due ore e mezzo chiusi in una sala a spegare a turno ai colleghi il perchè e il come e il fine delle nostre ricerche descritte piu o meno bene sui poster. E oltre a far finta di essere interessati alle attività dei colleghi, avevamo il duplice obiettivo di considerare il contenuto del poster, il livello di interesse suscitato, il grado di apprezzamento personale e il valore scientifico perchè era prevista anche l'elezione del poster migliore. Il quale poster è stato una vittoria annunciata. La sera, dopo una cena durata interminabili ore a causa del rapporto da parte di tutti i vari gruppi, task force e capi sulle discussioni fatte, a causa dei complimenti per il lavoro svolto, eccetera, è tempo di bere. Ci impossessiamo dell'alcool (PER CUI ABBIAMO ANCHE DOVUTO PAGARE) e ci dividiamo tra le varie stanze destinate al party...in pochissimo tempo molti dei colleghi risultano essere super ubriachi e iniziano delle sconvenienti sceneggiate. Durante la sessione delle bevute durata fino alle 3 della mattina, c'è stato chi ha approfittato per fare un bagno nelle vasche con l'acqua termale, chi ha giocato a Mahjong, chi è andato di stanza in stanza, chi ha bevuto, chi ha provato ad andare a ninna presto. Alcuni di noi giovani abbiamo fatto una passeggiata notturna verso la spiaggia, due coraggiosi hanno addirittura fatto il bagno, poi siamo rientrati per continuare le chiacchiere e le bevute. Alla fine si prova ad andare a dormire, almeno un paio d'ore visto che la sveglia per l'indomani era alle 7. Ma quando in camera c'è il rumore di fondo del frigo, di chi russa, di chi sogna e parla nel sonno e poi se mettiamo in conto che già alle 5 e mezzo inizia a fare giorno...insomma, per me le ore di sonno si sono drasticamente ridotte quasi a zero!!!

L'indomani, mentre tutti si aggiravano come zombie nella hall dell'hotel io bella e fresca come una rosa faccio la mia passeggiata mattutuna in spiaggia.
Colazione leggermente rinvigorente, check out e pronti per una nuova sessione di meeting di gruppo e confronti su cosa e come andrebbe migliorato nell'azienda al fine di aumentare la produttività generale. Tutte cose che qui in Giappone non possono essere tralasciate. Ma il meglio deve ancora arrivare.

Dopo le discussioni di gruppo viene il resoconto di tali riunioni e quindi a turno i raprpesentanti di ogni gruppo si prestano e illuminano i presenti ancora non ripresi dalla nottata di bagordi. Sessione che, non potendo piu resistere, ho deciso di saltare in toto andando fuori a prendere alcune boccate d'aria fresca. Poi momenti di ilarità finalmente per la premiazione dei 3 migliori poster soddisfacenti le condizioni di cui sopra. E dopo di ciò tutti coloro che hanno presentato un poster sono stati chiamati per un minuto di discorso...considerate 55 poster e la limitatezza di molti giapponesi nel mettere assieme due paroline in inglese e vi ritroverete proiettati anche voi in quella sala a desiderare il suicidio assieme a me. E ancora i ringraziamenti: ogni persona che ha contribuito alla realizzazione del progetto viene chiamata, e l'elenco è lungo.
Eh si, tante cose potrebbero essere migliorate se qui imparassero a utilizzare la risorsa tempo in maniera più intelligente. Ma questa è un'altra storia.

Tiriamo un sospiro di sollievo quando ci fermiamo finalmente pranzo, ma gli entusiasmi si calmano subito: ci sono ulteriori resoconti, conclusioni e commenti da parte dei membri di tutte le task force coinvolte, ben 14 tra cui quelle per la parità dei sessi, gli spostamenti, l'accoglenza stranieri....poi il discoro finale del boss, le raccomandazioni, le direzioni future. Finalmente lasciamo l'hotel con in pugno qualche foto di gruppo e una stanchezza addosso senza precedenti.

Il poster vincitore del primo premio.
Questo fatto merita una discussione a parte vista la eccezionalità dello stesso. Pochi di noi rimangono a cenare alla mensa dell'azienda (si salvi chi può: per me è già abbastanza doverci andare a pranzo) e quei pochi sono gli autori del poster pseudo scientifico che vince. Dico pseudo scientifico perchè Morana, Joost, Eivind, Hasegawa-san, Charles e Nicolas in un battito di ciglia si improvvisano studiosi dell'alimentazione e con approccio scientifico concludono che:
-premesso che le calorie segnate nello scontrino di ogni pasto sono 'ritoccate' in eccesso
-premesso che il discontento causato dall'assunzione insufficiente di cibo influenza il lavoro
si dovrebbe migliorare la qualità e la quantità del cibo così che i ricercatori mangiano di più, mangiano meglio, sono contenti e producono.
Il tutto accompagnato da una collezione di dati reali (4 mesi di scontrini col calcolo delle calorie per pasto), scientificamente analizzati e poi rappresentati sotto forma di grafici di correlazione e di distribuzione.
Il poster è stato preso tanto seriamente da meritare anche un elogio da parte del boss.

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The facts.
Not yet fully recovered from BioJapan, I also have to go on a retreat with my group. This year a new meeting formula was tested, planned by the organizers, their words, with the aim of talking more about science and research in a place far from work, where focusing on the goals and strategies is easier. No waste of words to say, here in Japan the meeting is a must for all companies and going away for some days, far from the sad grey desks, seems the best way to get the meetings more productive. to me it's only escape and waste. Escape because such meetings can be held inside the company (what do we have the meeting rooms for?) and then because the sites elected for the meetings are always catchy places on teh beach or with baths or luxurious..well places where you only thing to chill out. Waste because, I cite my self "such meetings can be held inside the company (what do we have the meeting rooms for?)",as they include overnight stays, food, moving expenses.

Leaving my opinion aside, the meeting was held and it was a success seen the abundance of ideas that,it seems, came out from the discussions. The schedule included leaving the company late in the morning, arrive after 3 hrs bus at the hotel, a hotel in the woods not far from Tokyo airport, on the sea and with a amount of tennis courts that not even Wimbledon has. After a tiny lunchwe chilled out a bit being silly at the beach and getting our clothes wet up to the knee, profiting of a nice sunny day. Then presentations and poster session, that is 2hr and a half closed in a hall to explain in turn to the collegues the whys and the hows and the goals of our research described in the poster. And in addition to pretending to be interested in the others' activities, we had the double objective to consider the content of the poster, the level of interest, the degree of apreciation and the scientific value, because we planned also the election of the best poster. which poster was a announced victory. At night, after a everlasting dinner cause reports from all the various groups and leaders about the discussions that went on and congratulations for the great work, it's drinking time. We take the drinks (WHICH WE HAD TO PAY FOR) and we spread filling the rooms dedicated to the parties...in a very short time, many of the collegues are visibly drunk and begin to preform inconvenient shows.

During the drinking session that went on till 3AM, there was who went to the baths soakin in thermal water, who played mahjong, who went from room to room, who kept on drinking, who tried to go to bed early. Some of us young went for a walk to the beach, two brave ones had a swim, then we went back to continue chattering and drinking. Eventually we go to bed, only a few hours because the wake up time was at 7. But when in the room there's the noise from the fridge, someone snoring, someone who had dreams and spoke in the sleep and if finally we consider that at 5 it starts being day again...my sleeping hours were narrowed down to zero!!

The morning after, while everybody was dragging around themselves like zombies, I cute and fresh go having a early morning walk on the beach. Breakfast slightly reinforcing, check out and ready for another meeting session and group meetings and discussions on what and how should be improved in the company to increase the general productivity. All things that here in Japan can't be skipped. But the best part is still to come. After the group discussions there's the summary of such meetings, so in turn the chairmans of each group enlight the crowd not yet completely healed from the crazy night. Session that I decided to skip entirely going out to breath some fresh air. Ah, finally hilarity moments at the awards for the 3 best posters fulfilling the conditions above. And after all this, all the presenters of a poster are called for a one minute speech...consider 55 poster and the limited capacity of many of the Japanese presenters to put together a few words in English, and you'll find yourself into that hall asking like me for suicide. And moreover the acknowledgements: every single person who contributed to the organization is called, and the list is long.
Yeah, many things can be improvesd if they learnt to use the resource time in a smarter way. But that's another story.

We breathe again when we have lunch, but the enthusiasm is soon turned down: there are still reports, conclusions, comments from all the members of the many task forces involved, 14 among which are the one for gender equality, for movings, for foreigners integration....then the final speech from the boss, the recommendations, the future directions. finally we leave the hotel with some group photos in hand and dead tired.

The winning poster.
this event is suitable for a story itself, seen the exceptionality it has. A few of us always have dinner at the canteen in our company (please!once a day for lunch is more than enough for me) and those few are the authors of the fake pseudo scientifc winning poster. I say pseudo scientifc because Morana, Eivind, Joost, hasegawa-san, charles and Nicolas in a blink set up a study on food and with a scientific approach they conclude that
-seen that the calories registered in each of the receipts for the meals are 'touched' being rounded up
-seen that the unhappiness due to the insufficient food intake influences the job
then the quality and the quantity of the food should be increased, so that the researchers eat more, eat better, are happy and produce.
All was enriched and validated by a collection of real data (4moths receipts with the calories per meal) scientifically analysed and also displayed into correlation and distribution plots.
The poster was taken so seriously that also the boss was enchanted and prized the job.

Wednesday, October 15, 2008

BioJapan 2008

Mi è finalmente concesso partecipare a un evento di massa quale una expo con focus sulle grosse potenzialità del business in campo scientifico,ma solo perchè devo sopperire alla carenza di persone disposte a stare in piedi tutto il giorno davanti a un poster, sorridere e salutare i visitatori. Oggi sono andata alla BioJapan2008, tenutasi all'interno di una sala per esibizioni di un fantastico hotel a Yokohama, ai piedi della ruota panoramica. E domani ci torno. Niente di speciale, solo una grandissima, immensa sala, piena di gente desiderosa di convincere potenziali acquirenti ad acquistare il loro prodotto. Aziende, farmaceutiche, chimiche, istituti di ricerca, università e simili. L'animosità generale non è delle più esilaranti, pochi visitatori in generale e ancor meno quelli interessati al nostro prodotto e al nostro istituto come azienza fornitrice di servizi. E dire che abbiamo anche alcuni esemplari vivi di topolini presi in prestito da uno dei nostri tanti centri di ricerca!!!
Quindi eccomi lì, irradiante italianità nel mio fantastico completo da occasione, accogliendo curiosi e cercando di farli interessare con le mie chiacchiere. Sono solo riuscita ad attirare le simpatie di un vegliardo manager che dopo una lunga conversazione mi saluta con un fare ammiccante....al che quasi quasi stavo per vomitare. Nel corso della expo anche diversi seminari e workshops in altri padiglioni. Forse anche per questo l'affluenza dalle nostre parti è stata minima. Probabilmente nel pomeriggio ci sarà stata maggiore presenza. Domani vado nuovamente a presenziare e difendere la mia postazione, sperando che ci siano più persone interessate a sapere cosa facciamo piuttosto che gentaccia interessata a come appariamo!

Nel complesso l'esperienza serve a far capire quanto importante per una azienda sia la pubblicità, e tutto fa brodo: bei sorrisi, leggiadre fanciulle ad all'accoglenza clienti, gadgets di tutti i tipi, filmati, animazioni, rappresentazioni dal vivo, come è successo di vedere un duo arpa e violino suonare durante la pausa pranzo, topi di laboratorio in mezzo ai curiosi...
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I am finally allowed to join an event like an expo focused on business potentialities in science, only because I had su suffice the lack of people available for standing all day in front of a poster, smile and greet the visitors. Today I went to BioJapan2008, held in the exhibiton hall of a fantastic hotel in Yokohama, close to the panoramic wheel. And I'll go there tomorrow again. Nothing special, just a big, huge hall full of people trying to convince potential customers to buy their own products. Farmaceutical companies, reserach institutes, universities and such. The general animosity wasn't the best, few visitors in general and even fewer the ones interested in our product and in our company as a service seller company. And we also brought live mice!!!

So, there I am, pulling out Italianity out of my fantastic business suit for the occasion, welcoming curious peple and trying to make them interested with my bullshitting. I was only able to catch one old manager guy's simpaties who after a long conversation waves at me with catchy eyes...and at that point I was going to puke.various workshops and seminars were held during the expo. That's why perhaps our hall wasn't that crowded. Probably in the afternoon they had more people in. Tomorrow I go again to defend my role, hoping that people will be interested in what we do rather than in how we look like!!!

seen as a whole, the experience is worth to understand how important advertising a company is, and everything goes in th witch's pot: wide open smiles, beautiful ladies at the reception and help desks, all sorts of gadgets, movies, animation movies, live performances like a arp and violin duo playing at lunchbreak, lab mice among the curious people....
 


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Tuesday, October 14, 2008

Again in Kamakura -- 鎌倉

Tutte le volte che sono stata a Kamakura mi sono limitata a gironzolare nell'area della famosa gigantesca statua bronzea di Buddha e nell'area della spiaggia. Questa volta ho fatto la vera e propria turista e sono andata a caccia di tradizioni e religioni. Assieme a Morana, e i neo arrivati Eivind e Joost, ho esplorato la zona degli antichi templi zen. E' stato un pò come andare per monti.

Infatti la zona su cui sorge e si sviluppa Kamakura è collinare e boschiva, e quindi per ogni tempio ci è toccato andare su e giu milioni di gradini e rampe al fine di poter ammirare ogni singolo padiglione, ogni tesoro nazionale, ogni possibile vista del mare e degli immancabili stacanovisti del windsurf.

In tutto questo saliscendi abbiamo faticato abbastanza, e abbiamo visitato tre grossi templi - Hachimangujinja, Engakuji e Kenchoji- per due dei quali abbiamo pagato l'ingresso e per cui ci sono volute ore prima di poter dire soddisfatti di voler andare via, e altri templi piu piccoli, quali Ennoji.

Abbiamo assistito ad una celebrazione nuziale, abbiamo camminato tanto, abbiamo fotografato tanto, abbiamo scherzato. Kenchoji è il più vecchio tempio zen tra i cinque famosi in questa parte del Giappone e comprendeva sette templi maggiori e 49 minori. Di questi ultimi, causa incendi vari, ne sono rimasti solo 10. Incluso nell'area del tempio c'è un piccolo giardino zen con tanto di laghetto.

Engakuji conserva, oltre al padiglione dedicato al sacro dente di Buddha, la campana simbolo dell'era imperiale di Kamakura e tesoro nazionale.

Non contenti, alla fine del tour a caccia di templi, ci dirigiamo verso Sakuragichoo per farci un caffè e ci trastulliamo un pò ascoltando musica jazz, essendoci in corso il festival del Jazz. Vogliamo però bere, per cui prendiamo nuovamente il trenino in questa giornata senza fine e ci fermiamo a Yokohama per un goccetto...beh, due o tre a dire il vero! E gia che ci siamo ci fermiamo a cena. Le discussioni sono piacevoli, gli argomenti toccati sono vari, il gruppo si amalgama.

Soddisfatti della giornata torniamo a casa. Lungo la strada verso casa io e Morana, come da routine ormai, ci scambiamo le opinioni riguardo alla giornata trascorsa, ci diamo la buonanotte sotto casa e ci ripromettiamo di sentirci l'indomani. Questa si che è vita.

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All the times I've been in Kamakura I hung around the Big Buddha statue area and around the beach area. This time I was meant to be a real tourist and I went religions and traditions hunting. Together with Morana, and the newly joined Eivind and Joost, I went exploring the area of the old Zen temples. It was like going hiking.

The area where kamakura was founded and developed is indeed mountainous and green, so we had to climb up and down the millions of stair steps for each temple in order to wonder about the view of the sea, the windsurf passionates and all the small temples in the area. We were exhausted but we managed to see three main temples -Hachimangujinja, Engakuji and kenchoji - two of which we had to pay an entrance fee for, and it took us several hours to consider ourselves satisfied and go, and other smaller temples, like Ennoji.

We attended a wedding ceremony, we walked a lot, we took a lot of photos, we had fun. Kenchoji is the oldest Zen temple among the 5 famous in this part of Japan and it included 7 major temples and 49 smaller ones. Of those, because of various fires, only 10 remain now. In the temple area there's a small zen garden with a pond.

Engakuji has, besides the shrine dedicated to the buddha's sacred tooth, the bell symbol of the Kamakura imperial era and national treasure.

Unhappy with the mere tour to hunt temples, we head to Sakuragichoo for a coffee and we enjoyed the jazz music thanks to a festival held there at the same time.

We wanted to drink, though, so we catch another train towards Yokohama for a drink..well, two or three actually. And as we're there, we stopped for dinner. Satisfied for the day, we head back. On the way home me and Morana, as usual, exchange our opinions about the day, we wish a good night each other and we promise to catch up the day after. That's life.




Saturday, October 11, 2008

Rientro e feste

Rieccomi in Giappone.
La sera del mio rientro, essendo pure il mio compleanno, Morana ha ben pensato di organizzare una cena con tanto di torta e regali a casa sua. Ho ricevuto tanti regali, quel giorno e i giorni seguenti, ma in particolare sono contenta per aver ricevuto un bell'esemplare di ficus beniamino, alberello bellissimo che troneggia nel mio salotto, adesso.

Il giorno dopo e' stato il giorno di Disneyland, dove sono stata dotata di un pass adesivo da mettere addosso su cui mi si facevano gli auguri, per cui ogni persona che lo vedeva mi cantava la canzoncina. L'incontro della giornata e' stato con un 'impiegato' del parco travestito da pirata dei Caraibi Jack Sparrow, il quale mi ha regalato un bracciale - che mi aveva sottratto pochi minuti prima!!!!

Poi ancora si va finalmente ad una seria partita di pallavolo dove io e Morana siamo state seriamente imbarazzate visto il nostro livello super-principiante in confronto agli altri. Ma ritorneremo e vinceremo. Adesso stiamo cercando di creare il nostro gruppo (M&M's 12) per poterci allenare e divertire regolarmente. Per adesso e' tutto.

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Here I am again in Japan.

The night of my arrival, being my birthday, Morana thought well to arrange a dinner with cake and presents at her place. I received many presents, on that day and the following days, but I am especially happy 'cause I got a nice exemplar of Ficus Benjamin, very pretty tree that sits in my living room now.

The day after was Disneyland, where I was given a sticker with the happy birthday wishes written on it that I wore all day, so anyone who saw it started wishing and singing the birthday song. The happening of the day was bumping into one of the park's 'employed' dressed like the pirate of the Caribbean Jack Sparrow, who gave me a bracelet as a present - which he had stolen from my arm 2 minutes before!!!

Then, a volleyball evening finally, where me and Morana were seriously embarassed seen our super-beginner level compared to the other guys. But we'll go back and we'll win. Now we're trying to make up our team (M&M's 12) to be able to train and have fun regularly.

That's all folks.

Monday, October 6, 2008

Compleanni e salute

Qui in Giappone, specialmente nl posto dove io lavoro, sono molto attenti alla salute (mentale) dei propri dipendenti. Ora, il giorno dopo il mio compleanno trovo ad aspettarmi sulla scrivania una busta sospetta, col mio nome scritto sopra. Penso al da farsi. La apro.Con cautela. Dentro ci trovo un'altra busta e un manuale, su come vivere la vita al top delle condizioni di salute...dento la busta trovo scritto quanto segue:
"BUON COMPLEANNO.
ti sei abituato alla vita in Giappone?hai avuto problemi di salute quest'anno? Speriamo tu possa vivere una vita in salute. L'opuscolo che trovi parla di salute. Purtroppo è scitto in giapponese.
L'isitituto di Yokohama è visitato frequentemente da specialisti in medicina industriale, salute mentale e medicina interna. se vuoi consultare uno di questi specialisti, telefonaci o mandaci una mail.
Quando ti rendi conto di non riuscire a dormire, non avere appetito, essere molto stanco, ti preghiamo di consultare il nostro centro. "
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Here in Japan, especially where I work, they take very care of employees' (mental) health.
So, the day after my birthday I found a suspicious envelop waiting for me on my desk, with my name written on it. I think for a while, then I open it. Carefully. Inside, another envelop and a guide on how to maintain your life as much healthy as possible....from the photo you can read the content.

Friday, October 3, 2008

Che incontri!

La storia di Giordana, italiana residente a Barcellona in veste di architetto, è semplicemente affascinante e ha dell'eccezionale: decide di iniziare un viaggio intorno al mondo, ma non è solo semplice vacanza, è anche investimento di risorse, mezzi, per la professione e per la carriera. Durante le sue innumerevoli tappe tra Asia e Sudamerica, infatti, si impegna ad intervistare famosi architetti, e da tutto ciò pensa di tirare fuori un libro.....così raccontata in breve la storia sembra una storia qualsiasi, ma vi assicuro ch non lo è affatto!


L'ultimo fine settimana del mese di Settembre finalmente ci incontriamo e trascorro 3 giorni grandiosi in sua compagnia, ascoltando la storia di questa sua avventura, e altre storie...

Che ore splendide passate con lei!

Innanzitutto l'incontro alla stazone della mita-line: riconosciuta in mezzo a un milione, soprattutto per il suo guardarsi intorno alla ricerca dell'uscita A1 dove le avevo dato appuntamento,l'emozione, poi un abbraccio, come fossimo vecchie amiche,l'attesa per Nicola, altro amico rapito dalla magia della storia che Giordana porta con se, e via alle chiacchiere e al giro perla città.

Prima tappa Odaiba, la sua baia, la statua della libertà, il ponte sospeso.....ma non tanto emozionante come ci si aspettava, poichè la giornata grigia e piovosa coi suoi colori insignificanti toglie al posto tutta la sua magia.

Dopo è la volta del mercatino di Ameyoko, Ueno, dove impazziamo alla ricerca di niente in particolare e inseguiamo il profumo di patate dolci appena cotte.....e ci perdiamo tra le mura di un tempio nascosto in mezzo al verde del parco di Ueno, sorvegliato da eterne volpi in pietra e consumate dal tempo, raggiungibile solo dopo una passeggiata sotto una fila di torii - le porte del tempio - che si allunga sul selciato....

In serata ci avviamo verso l'ostello dove la nostra donnaventura ha fissato la sua temporanea dimora, e veniamo in contatto col mondo degli easy-travellers, ragazzi e ragazze alla scoperta del mondo armati di guida, macchina fotografica e zaino, mentre cerchiamo di far funzionare un registratore a batterie in vista della prima importante intervista del viaggio.

E in tutto questo ci si conosce sempre di più, ci si confronta, ci si rende conto di quanto sia pieno il mondo di persone eccezionali, persone non comuni, persone speciali, che se non le hai conosciute non potrai mai assaporare il gusto del sentirsi orgogliosi di fa parte delle loro vite, anche solo per un pò, e soprattutto di aver trattenuto con te parte delle loro esperienze.

Altro giorno, altra tappa: Yurakucho, Hibiya e Tokyo, giusto il tempo di riunirci nuovamente e trovare un bel posto tipico giapponese come vuole la bella Giordana, cercando di comunicare con gli osti in un mix di lingue tra spagnolo - che faccia tosta quella Giordana, ragazzi!- italiano, inglese e il mio tentativo di giapponese zoppicato, ma alla fine otteniamo anche l'ultimo boccale di birra anche dopo che la chiamata all'ultima ordinazione era passata da un pezzo....

Ridiamo e scherziamo, si fa tardi, finisce un'altra serata, e pensando alle ultime 48 ore mi ritrovo quasi quasi a piangere dalla gioia, ringraziando cielo, terra, acqua e fuoco per aver messo lungo il mio difficile cammino queste oasi dove poter riposare e rimettersi in forze.

E poi, come non ricordare la serata di Tamachi, quando sotto la pioggia troviamo una fantastica izakaya, dove magiamo una fantastica tempura, del fantastico sashimi e come se non bastasse riusciamo a ottenere anche un regalo, per la gioia di Giordana che finalmente inizia a ingrandire la sua personale collezione di souvenirs dal mondo.

Ma, c'è un MA. Prima o poi sarebbero arrivati. E sarebbero stati dolorosi. Esatto, arriva il momento dei saluti. Noi ci salutiamo a Tamachi,io e lei due salici piangenti, resisti, mi dico, ma poi in treno non ce la faccio, e una goccia tiepida e muta scivola via....con Nicola fanno un pezzetto di strada assieme, inghiottiti nel tunnel della mita line che se li porta via, lontano lontano, e raccoglie le loro ultime confidenze e raccomandazoni prima del sayonara, anche in quel caso velato un pò di tristezza...

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The story of Giordana,an Italian living in Barcelona working as an architect, is simply fascinatin and it has of the exceptional: she decides to start a trip around the world, and it's not only holiday, but also investment of resources, means, both for her own career and for her own job. Besides her numberless stops between Asia and South America, she indeed goes interviewing famous architects, and from all of this she will dig out a book......in short this story seems to be a very common one, but I ensure you it isn't at all!

We finally meet on the last weekend in September and I spend 3 great days with her, listening to the story of this adventure and other sories...

What a wonderful time I spent with her!

First, it was the meeting at the mita line station: recognized among one million others, especially because of her looking around for searching the A1 exit, our meeting point,then the emotion, a warm hug, as for being close friends, the waiting for Nicola, another friend entrapped by the magic of the story carried by Giordana, then the chattering started and we were ready to bubble around the city.

First place Odaiba, its bay, its statue of liberty, the rainbow bridge...not very exciting, though, because the grey and rainy day,and the meaningless colours take away all teh magic of the place.

Then Ameyoko, Ueno, where we get crazy in searching nothing special and we follow the smell of sweet american potatoes just boiled....and we get lost inside the walls of a temple hidden into the green of the park, guarded by eternal foxes eroded by the time passing by,and reachable only walking through a successon of torii along the path.....

At sunset we head to the hostel where our womanadventure set her temporary accomodation, and we get in touch with the world of the easy-travellers, guys and girls on the discovery of the world,armed by a travel guide, a camera and a backpack,and in the meanwhile we try to warm up a voice recorder for the first interview of the travel.

In the middle of all this we know one another more and more, we exchange opinons, we realize of how many exceptional, non common, special people are in the world, the ones who if you haven't met them, you'd never enjoy the taste of being proud to be part of their lives, even only for a while,and of being able to keep a piece of their experiences with you.

Another day, another place: Yurakucho,hibiya, Tokyo, just the time to meet again all of us, and find a very nice typical japanese place as our beauty Giordana requested, trying to comunicate with the owners in a mixed language of Spanish, Italian, English and my attempted Japanese. At the end we manage to have the last glas of beer even though the last order call was already over....

We laugh, we joke, it's late, another evening goes to an end, and when I thought to my last 48 hours I am almost there to start crying, thanking heaven,the earth, the fire and the water to have put along my difficult way such oasis.

And least, how to forget the evening in Tamachi, when under the rain we found a terrific izakaya, where we ate a wonderful tempura, a wonderful sashimi and also we manage to havesome presents from the owners, for Giordana's sake. She's starting increasing her souvenirs from the world collection.

but, there's a but. Sooner or later they would have arrived. and they would have been tough. Exactly, the greeting times arrived. We greet in Tamachi, she and I very very sad, almost crying, and I say to myself to rsist, but then on the train back home a warm teardrop slowly comes down along my cheek....with Nicola, instead, she will share a bunch of stops, into the subway that take them away and holds their last confessons and regards before the sad sayonara...

Friday, September 12, 2008

Lifestyle: miniatures

Altra puntata, altra storia per la serie Lifestyle. Per chi ha familiarità con l'estremo oriente e le sue tradizioni lo sa già. Il Giappone è il paese del miniaturismo per eccellenza. Le miniature più famose e da molti riconosciute sono sicuramente i bonsai (盆栽). Queste piante tanto piccole e tanto belle sono anche tanto fragili e delicate, tanto che se non le si cura nella maniera giusta potrebbero morire nel giro di pochi giorni. Piccole e fedeli riproduzioni delle reali piante come pini, aceri, querce eccetera, nascondono nella loro piccolezza millenni di tradizioni importate (come molte altre del resto) dalla vicina Cina.

Ma i bonsai non sono la sola miniatura esistente. Infatti tutto qui è presente in due taglie, standard e mini. Già loro, i giappi, sono piccoli geneticamente e naturalmente, e di conseguenza tutto si adatta. Le case sono piccole, le porte basse, e la mia testa lo sa bene, i corridoi dei supermercati sono ridicolosamente e pericolosamente stretti, i carrelli della spesa sono piccoli anche, frutta e verdura sono miniaturizzati. Le angurie sono grandi quanto una zucca, le zucche sono grandi quanto una mela. Come se non bastasse, sapete quale razza di cani è amata dai giappi? Ovviamente la razza del cane-topo.

Ancora, i cosmetici, dalle creme agli shampoo, dai docciaschiuma ai dentifrici, esistono anche in formato da viaggio, il che tutto sommato non è una cattiva idea.
Poi abbiamo le mini confezioni di dolci, dove in pratica c'è posto per uno e un solo cioccolatino, ben incartato e impacchettato.

Infine, ma non certo ultima nell'elenco delle miniature, ci sta qualcosa che fa paura: i mini gelati sono davvero davvero mini. Che per avere la sensazione di appagamento che ti da un vero gelato te ne devi mangiare almeno 20.

Ora la questione di fondo qui è perchè ci si accanisce sul piccolo, perchè ci deve necessariamente essere una dicotomia micro-macro? Fondamentalmente perchè il piccolo è "kawaii" (carino). Siamo quindi arrivati alla conclusione che 'piccolo è bello' e che in Giappolandia l'effetto farfalla dell'infantilismo colpisce ancora. Difatti, quando ci si ritrova di fronte a qualcosa che è carino, i giapponesi spesso dicono anche "oshiare", che significa 'alla moda', ma ha un duplice utilizzo: alla moda è tutto ciò che è carino, caramelloso, zucherofilatoso, bamboloso, glitterato e....ROSA! ma 'alla moda' può anche essere una persona eccentrica o di stile. La voglia delle ragazze di vestirsi come delle bambole, l'amore per il rosa, l'amore per tutto ciò che ispira fanciullezza solitamente è piccolo e 'kawaii', per cui bello e di tendenza.

E mi viene da pensare che forse i discendenti dei samurai e dei ninja hanno trovato una soluzione ad un possibile complesso di inferiorità.

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Another story, another chapter of the series Lifestyle. Who has familiarity with East Asia and its tradition knows already. Japan is the country of miniatures. The most famous ones and worldwide appreciated are bonsai (盆栽). Those plants so little and so cute are so fragile and delicate, so much that if not treated in a proper way, can die in a few days. Small and trustable reproductions of real plants such as pine tree, maple, and so on, in their smallness they hide thousands of years of traditions imported (like many other things) from the neighbouring China.

But bonsai are not the only miniature. Here, indeed, everything is available in two sizes, standard and mini. The Japanese are already small by genes and nature, and as a consequence, all is adapted to this smallness. houses are small, doors are low, and my head knows it well, the supermarkets aisles are ridiculously narrow and dangerous, the shopping baskets are small too, fruits and vegetables are miniatures as well. Watermelons can be as big as a mango, and pumpkins can be as big as a apple. In addition, as it wasn't enough already, guess what dogs the Japanese like? obviously the dog-mouse type.

Creams and make up accessories, shower soaps and tooth paste are also available as travel size, which is not a bad idea at all.
Then we have the mini boxes for sweets and cakes, where there's enough space for only one candy and it's cozy and well wrapped.

Last but not least in the miniatures list,something scary: mini icecreams are very mini. Those that to be satisfied you have to eat 20 of those to make one real icecream.

Now, the core question is why the persistence on the little,why a micro-macro dichotomy should exist? Fundamentally because little is "kawaii" (cute). We can then conclude that 'small is beautiful' and that in Japaland the butterfly effect of boyishness is sensed. In facts, when they are in front of something cute, the Japanese say 'oshiare', that means 'trendy' but that has a double use: trendy is all that is cute, candyish, sugary, dollyish, glittering and...PINK!but trendy can be also stylish. The girls dressing up like dolls, the love for pink, the love for all inspires youth is usually small and 'kawaii', that means cute and trendy.

And I think that perhaps the descendants of samurai and ninja found a solution to a possible inferiority complex.
 



Thursday, September 4, 2008

Lifestyle: Seaweirds

Vogliamo investigare sulle abitudini bagenrecce del popolo di musi gialli?In estate ovunque è tempo di mode, tormentoni e roba stravagante. Qui in Giappone però pare che le cose non cambino da anni. Prima cosa, i costumi da donna: se ne trovi uno NORMALE, classico bikini dalla forma semplice e minimale, allora vuol dire che non lo hai comprato qui. Perchè qui va di moda il costume pieno, carico, strabordante di sovrastrutture: il gonnellino, i volant, i fiori, ornamenti vari da lampadari del '500 eccetera. Seconda cosa, molte delle ragazze usano addirittura i bermuda. Quelli lunghi fino al ginocchio! Poi, poichè i giappi non hanno un buon rapporto col sole (difatti in piena estate le donne, per mantenere il loro colorito cereo, usano cappelli, ombrelli, guanti fino alle ascelle, ecc, ecc), allora non è raro vedere gente che va in spiaggia in pantaloncini e maglietta e cosi rimane. Fanno il bagno coperti. L'industria della moda mare allora ha inventato il costume per lei che sembra piu una tuta da sub che un vero costume: mutanda, top, pantaloncini fino al ginocchio dello stesso tessuto strech del bikini, e maglia con tanto di zip. Pronti per le immersioni insomma.


Ancora, vogliamo parlare delle abilità anfibie dei giapponesi? Beh, sono abilissimi nuotatori, ma solo se dentro una ciambella salvagente di dimensioni spropositate. Anzichè nuotare, loro preferiscono stare in ammollo e galleggiare. E parlo indistintamente di uonimi e donne. I giochi tipici da spiaggia sono i soliti: frisbee, palla, racchette, e poi ci sono gli sport meno soliti tipo farsi trasportare tra le onde a cavallo di una banana gigante trascinata da una moto d'acqua, guadare le ragazze gridare e correre via dall'acqua spaventate da un'alga o da un'onda alta fino all'ombelico.

Ah, una cosa che pare vada molto è fare le sabbiature: i ragazzi si fanno letteralmente seppellire vivi, solo la testa fuori, e i compagni si divertono a scolpire strane forme e protuberanze sugli inermi amici sotto la sabbia...

Il resto è roba arcinota, ovvero i ragazzi corrono e fanno gli idioti sul bagnasciuga, si addormentano sui loro fantastici ciambelloni salvagente, gettano sabbia sulle persone, tutti si portano il pranzo a sacco e quindi la spiaggia alla sera è una discarica a cielo aperto. I guardaspiaggia sono bruciacchiati dal sole, piccoli e mingherlini ma vanno avanti e indietro tutto il giorno a controllare che i bagnanti siano al sicuro.

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Do we want to investigate on the japanese people's bathing habits? Summer, time of fashion, extravagances and trends. Here in Japan it's like things haven't changed for years. First of all, woman's swimwear: if you find a NORMAL , classic simple and minimal bikini, then you didn't buy it here. Because here the trend is full, charged, overloaded bikinis full of super-structures: the skirtlet, the volants, flowers and other ornaments 6th century-like. Second, many girls use short pants, long up to the knee. Then, because the Japanese don't have a good relationship with the sun (in facts the women in the middle of summer use to wear hats, parasol, all-arm-gloves to keep their skin candle-white), it's not rare to see people who go to the beach fully dressed and have a swim in their clothes. The swimwear industry then invented a trend that looks more udeful for diving than swimming: bikini and then a nice an not-pretty-at-all shirt and short pants.

Want we also talk about the Japanese amphibian abilities? well, they're great in swimming, but only if inside a huge inflatable ring. Instead of swimming, they prefer to soak in the sea and take a nap. And I am mentioning men and women, with no distinction. Typical beach games are the common ones: frisbee, ball, racketing, and then there are the sports less common like riding the waves on a giant banana drag by a waterbike, watch girls screaming and running away from the water when scaredby a seaweed or a wave up to their bellybutton.

Ah, something that seems to be very trendy is to be buried under the sand, only the head out, and friends who make fun of the friends buried under with creating strange shapes and protrusions...

The remaining part is well known: guys run around and behave silly on the shore, they fall asleep on their fantastic inflatable rings, they thtrow sand on people, and everybody brings food, so at the end of the dat the beach looks like a open trash. Baywatches are well burnt, small and thin, but march the beach up and down to make sure that people are safe.
 
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Saturday, August 30, 2008

Enoshima 江ノ島

Questo fine settimana di fine agosto è segnato da una giornata a base di sole e mare. Il posto che ho scelto di visitare stavolta è non molto lontano da tokyo, solo 50 min di treno, ed è interessante per la sua geografia, per la sua ricchezza di storia e tradizioni, ma in particolare è interessante perchè mi ricorda tanto casa: sono andata ad Enoshima.

Prima di raggiungere la stazione di Enoshima, si percorre un tratto di costa dalle spiagge piatte e larghe, ma non bianche, noto col nome di Shonan, tratto famoso per surf e windsurf. Da qui è possibile vedere l'isola di Enoshima e sullo sfondo, l'imponente monte Fuji. Quest'isola ricorda tanto una famosa isola in Sicilia, l'isolabella di Taormina, infatti si trova poco lontano dalla terraferma, collegata ad essa da un ponte di sabbia che scompare con l'alta marea. Però, poichè qui siamo in Giappone, non poteva certo mancare l'opera architettonica, e quindi l'isolotto è collegato alla terra da un bel ponte asfaltato di 600 metri. In effetti l'isola è abbastanza grande, abitata, vivace e turistica. Tutte le stradine sono pavimentate, le case sono in stile rustico, ci sono hotels e ristoranti, e c'è un porto dove è possibile ammirare moltissime barche a vela e altre imbarcazioni. Altra cosa che ricorda la Sicilia è proprio l'urbanistica del paesino, che sembra Castelmola, il piccolo centro abitato che torreggia su Taormina.

A guardare dall'alto la spiaggia e l'isola ci stanno bellissimi esemplari di aquila, che dimorano sui fianchi delle rocce dell'isola. Non solo ad Enoshima, ma in tutta l'area marina, vi sono cartelli che mettono in guardia la gente di non alzare al cielo nessun tipo di pietanza (ad esempio gli spiedini) perchè le aquile non aspettano altro e potrebbero buttarsi in picchiata per rubarvi il lauto spuntino. E le aquile sono davvero grandi e a volte calano minacciosamente in basso, quasi ad altezza d'uomo.

L'isola non è solo ovviamente ristoranti e casettine che sembrano disegnate all'acquerello. Enoshima è anche piena di templi e simboli. Fondamentalmente, la fama dell'isola è di essere un posto per gli innamorati. Infatti il tempio più grande ospita le targhette in legno tipiche delle preghiere buddiste, ma sono colorate di rosa e hanno come sfondo un cuore. E' su queste tavolette che gli innamorati scrivono le loro preghiere e i loro desideri. Sull'isola c'è anche un faro, da cui è possibile godere di una meravigliosa vista sulla costa e l'entroterra, c'è una sala per la meditazione, guardata notte e giorno da due minacciosi guardiani in pietra dipinta, ove è possibile acquistare fogliettini in cui vi sono scritte delle profezie, è possibile bruciare stecche di incenso ed è possibile pregare e provare l'esperienza della meditazione zen, osservando il più assoluto e rispettoso silenzio.

Tornando a parlare di aquile, ma in un diverso contesto, sull'isola esiste un altro simbolo per gli innamorati che è chiamato "campana del drago". Qui gli innamorati vengono a incatenare un lucchetto con le loro iniziali incise o con una data o una scrttura, simbolo del loro amore, vicino alla campana, suonano poi la campana stessa che risuona per tutto l circondario. E proprio qui ho avuto tanta paura visto che le aquile, forse attirate dai rintocchi di campana, forse attirate dal viavai di gente, o non so, venivano giù vicinissime. Fortuna che c'erano tanti alberi sotto cui trovare riparo. Qualcuno avrà già trovato la similitudine con un altro simbolo d'amore lanciato da un film di qualche tempo fa avente come soggetto i lucchetti...chissà che magari Muccino si sia ispirato a questa campana...

Poi ancora, panorami stupendi, vedute di pescatori sugli scogli con il mare agitato, anfratti rocciosi, vele bianche spiegate al vento in lontananza, tavole da surf serpeggianti sull'acqua.
Accompagnata nelle mie escursioni da Mladen, si aggiunge a noi un tizio americano-cinese-tailandese in trasferta in Giappone che prima ci ferma e ci chiede "sapete dov'è l'acquario?" e poi, sentendo tra una chiacchiera e l'altra che stiamo andando alla scoperta dei segreti dell'isola, decide di lasciar perdere la gita all'acquario e si unisce alla spedizione. Un pò noioso e scontato, ma dopo tutto non pericoloso, seppure si sia auto invitato.

La spiaggia in se, sulla terraferma, invece non ha molto di che vantarsi (soprattutto se paragonata a certi scenari del mio Mediterraneo): una lunga distesa di terriccio fine e scuro, che si appiccica all'istante. Non certo come la bianchissima spiaggia di Shirahama giù a Izu, eppure non male godersi qualche ora di relax a crogiolarsi al sole. Sole che tra le altre cose è stato, finalmente, presente per tutta la giornata. parlando poi dei comportamenti dei giapponesi in spiaggia ci sarebbe tanto da dire, magari di questo e altro se ne parlerà in una nuova puntata della serie Lifestyle.

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This late-august weekend is marked with a day with sun and sea. The place I chose to go to is not far from Tokyo, only 50min by train, and it's interesting geography-wise, history-wise, tradition-wise, but it's more interesting to me because it reminds of home. I went to Enoshima. 

Before getting to Enoshima station we passed by a stretch of coast with flat and large beaches named Shonan and famous for surf and windsurf. From here you can see Enoshima island and Mount Fuji on the background.  this island reminds of a famous island in Sicily, "Isolabella" in Taormina, as this one too is not too far from the mainland, connected to it through a narrow sandy bridge that disappears with the high water. But here we're in Japan, so we can't miss the architectural works and indeed there's a concrete 600meters long bridge. In facts, the island is quite big, people living there, it's lively and touristic. all the streets are paved, the houses are very typical, rough but cute, there are hotels and restaurants, there's a port where it's possible admiring many sailing boats and other ships. Another thing that reminds of Sicily is the urban setting of the town, resembling "Castelmola", one small town built on the rocky rocks above Taormina. 

Watching the island and the beach from the sky are beautiful eagles, that live on the sides of the rocks in the island. Not only in Enoshima, but around a huge marine area, are cartoons that suggests to watch out the eagles because in case people wave or rise hands with some food, the eagles come down to pick it. And the eagles are very big and sometimes they fly very low. 

The island is not only restaurants and cute painting-like houses. Enoshima is full of temples and symbols. Basically, the island is known to be a place for lovers. The main temple, indeed, hosts the typical wooden plates for the wishes, but they are pink and a heart is drawn on them. On those plates the lovers write down their wishes and prayers. On the island there's also a lighthouse from which you can enjoy a nice view on the mainland, then there's a meditation hall, watched by two scary guardians, where you can buy prophecies, burn incense sticks and experience the zen meditation in the total absolute respectful silence. 

Talking about eagles again, but in another context, on the island there's another symbol of love, called "dragon bell". Here lovers come and put locks with their initials or dates or whatever, as a symbol of their love, and then they gong the bell together. Here is where I was really scared by the eagles that, perhaps attracted by the sound of the bell, or by the crowd of people, came very very close to us. In Italy we had a novel writer who wrote a story with a similar subject, a movie was made out the novel and now, in the reality, we have in Rome a light pole where lovers, following the protagonists of the novel, lock their locks as a promise of eternal love. ...who knows, maybe Muccino, the writer, was inspired by the dragon bell....

Also, beautiful panoramas, wonderful views of fishermen on the cliffs with the big sea, rocky holes, white sails open in the wind, surf boards riding the shallow waves.

The beach on the mainland has nothing to be proud of (especially if compared to some sceneries of the Mediterranean sea): a long stretch of dark fine soil, instantly sticking. Not like the beautiful beach of Shirahama down in Izu, and yet enjoying a few hours of relax under the sun wasn't that bad.  A lot can be said about the Japanese fashions on the beach, but this is material for another chapter of my Lifestyle series.