Tuesday, December 4, 2007

L'insostenibile leggerezza del malessere

Esiste a Tokyo questa manifestazione biennale chiamata Design Festa, dove chiunque si creda dotato di una particolare predisposizione a una forma d'arte qualsiasi partecipa esibendo i propri capolavori, e vendendoli anche.
Allora si decide di andare, un pò per curiosità, un pò perchè l'arte affascina.
Ma qui non si vuole parlare di arte, bensì di quello da cui essa nasce, ovvero l'ISPIRAZIONE. Forse sarà una cosa proprio tipica dei giapponesi, o forse si crede che tale arte sia "di moda", o non so, eppure colpisce ciò che si vede essere scaturito dalla mente di un "artista".

Quello che ho sintetizzato alla fine del mio tour tra i vari blocchi è che essenzialmente ci sono due categorie d'espressione. Da una parte il trionfo della fanciullezza e dall'altra l'esaltazione di tutto ciò che è onirico, tetro, lugubre, allucinatorio. E allora si vedono gioielli che sembrano essere usciti dal mondo rosa confetto di Barbie, e altri che invece hanno come tema dominante teschi, pugnali, spade e armi di ogni sorta; abiti che ricordano le principesse delle favole o i personaggi dei cartoni e t-shirts con stampe ambigue o a tema sessuofilo; arredamento da alice nel paese delle meraviglie, ma anche pezzi d'arredo in cui l'ideatore si diverte ad integrare parti anatomiche del tipo gambe o piedi o braccia; gadgets vari super colorati e dalle strane forme che ricordano i programmi per bambini 0-3 anni, e raffinatissime riproduzioni di ferite, fratture, abrasioni, sanguinamenti da parte dei maestri del trucco; sculture rappresentanti il tema della morte in tutte le sue sfumature, dalla ragazza dalle labbra violacee dentro una bara ai morti di morte violenta; fotografie riproducenti volti tristissimi e persi nel vuoto dei loro pensieri, ma anche fotografie di luoghi paradisiaci, prati in fiore, campi di girasoli, e via discorrendo.
La parte più interessante della mostre è stata, sicuramente, la sezione disegno, pittura, rappresentazione di immagini in generale. In quel caso i temi dominanti di morte, fantasie sessuali, proiezioni mentali da film di Dario Argento o da Signore degli anelli hanno fatto da filo conduttore.

Tutto ciò mi ha portato a riflettere a lungo sul malessere che sta nascosto dietro tali ispirazioni. Non capisco, non riesco davvero a comprendere come si possa essere tanto contraddittori come lo è questo popolo. Il fatto che da tale esibizione sia venuta fuori una così netta dicotomia, mi porta a pensare che i giapponesi sono, in fondo, tristi....lo si capisce guardando i loro volti sul treno, osservando il loro monadico incedere, lo si legge dai loro sguardi immersi nel nulla, dalle loro facce senza espressione.....
E quindi, in quanto tali, cercano di fuggire la tristezza creandosi un mondo fantastico fatto di bambole, zucchero filato e casette di marzapane, vestendo in modo appariscente o accattivante così da attirare l'attenzione e distogliere la mente dai pensieri, semmai ce ne fossero, della vita quotidiana, oppure manifestano il loro stato d'animo riproducendo su tela o carta tutto il malessere che sono capaci di pensare.

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There is this exhibition in Tokyo, twice a year, called Design Festa and joined by everyone who feels has a talent for some type of art showing and selling their masterpieces.
A bit out of curiosity, a bit because of the fascination of art, we go.
But here I don't want to talk about art, but rather about what the art comes from, INSPIRATION. Maybe it is something typical Japanese or maybe they believe such art is "the trend", but I am anyway impressed by what comes out from the head of an "artist".


What I have summarized at the end of my tour among the booths is that essentially there are two categories of expression. On one side the triumph of teens age, innocence,  and on the other side the enhancement of anything creepy, scary, doomed, haunted. So you can see jewels coming from Barbie's pink world, and others featuring skulls, knives, swords and all sots of weapons; clothes recalling the fairy tales princesses or the cartoon characters with dubious prints or with a sex oriented theme; furniture like Alice in wonderland theme, but also things where the designer enjoys adding anatomical parts like legs or arms to the furniture; various gadget with colors and strange shapes reminding the cartoons for babies, and very refined reproductions of scars, fractures, bruises, bleeding by the make up artists; sculptures representing death in all its variants, from the girl with purple lips in a coffin to the ones dead of a violent death; photos of sad faces and lost in thoughts, but also of paradise like places, flowery meadows, sunflower fields, and so on.
The most interesting part of the exhibition was, for sure, the drawing, painting section. In that case the dominant themes of death, sexual fantasies, mental projections of horror movies were the leading trail. 

All of this made me think a lot about the sickness hidden behind such inspirations. I don't understand, I can't really comprehend how one can be so contradictory like these people. The fact that from here one can see a perfect duality makes me think that the Japanese are, in the end, sad...I can see by looking at their faces in the train, at their walking, at their eyes watching nowhere, at their expressionless faces...
So, as such, they try to escape sadness creating a fantastic world made of dolls, sugar and marzipan, dressing up so to catch the attention and distract the mind from the thoughts, in case there are some, of daily life, or maybe they manifest their inner feelings by drawing all the evil they are capable of thinking.



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